Ecco dei frutti, dei fiori, foglie e rami

Primavera, estate, autunno, inverno, Pittau&Gervais – Topipittori
Primavera, estate, autunno, inverno, Pittau&Gervais – Topipittori
Primavera, estate, autunno, inverno, Pittau&Gervais – Topipittori

Immagino un dolce tintinnio di triangolo, lo immagino lieve sotto il tocco, all’uso medioevale, di un angelo. Tin, vibra e si scuote; tin, risuona nell’aria; e ogni tin diffonde un suono. Diffonde un odore, un colore. Un tintinnio ogni aletta che si alza, un tintinnio dolce ogni volta che un animale fa la sua comparsa, ogni volta che un frutto svela il proprio morbido cuore.

Un fiore rosa sbocciato e fresco ci invita a voltar pagina e scoprire la Primavera: un uovo dal quale a spostare l’aletta nasce un pulcino; un fiore di ciliegio bianco che a sollevare l’aletta diviene frutto rosso; un tarassaco giallo e arancione che grazie alla brezza del nostro voltar l’aletta diffonde attorno a noi i suoi pappi trasparenti e morbidi.

Il fiore rosa da poco sbocciato diviene frutto: arriva l’Estate e la coccinella che dispiega le ali svela il cuore succoso della pesca con il suo ruvido nocciolo e, mentre un pomodoro si rivela fedele alla sua buccia vermiglia, il fico viola scuro disvela la propria polpa rosata.

Le foglie s’ingialliscono, le tracce delle scorpacciate estive dei bruchi rimangono a testimoniare la stagione appena trascorsa e invitano a scoprire l’Autunno coi suoi marroni morbidi, gli arancioni e i gialli pieni. Le lepri drizzano le orecchie e ci guardano fisso: cos’è stato quel fruscio? Si chiede mamma lepre. Niente paura, siamo solo noi che voltiamo un’aletta perché intuiamo che dietro alla foglia verde si nasconda il colore che prediligiamo: il rosso bruno.

Primavera, estate, autunno, inverno, Pittau&Gervais - Topipittori
Primavera, estate, autunno, inverno, Pittau&Gervais – Topipittori

Il ramo è ormai spoglio, la corteccia si è irruvidita ed è pronta a indicarci la via dell’inverno. Un pettirosso freme nell’attesa che la pigna liberi i suoi pinoli mentre l’ermellino s’allunga sinuoso a mostrarci, fiero, il suo mantello bianco.

È un gioiello prezioso questo Primavera, estate, autunno e inverno della coppia Pittau & Gervais. Un gioiello prezioso adatto anche ai bambini piccolissimi vista l’edizione studiata e pratica (con spirale) di Topipittori; io lo proporrei senza dubbio anche ai bimbi di 2 anni i quali manifestano un’atavica curiosità per le forme e i colori di cui questo albo abbonda. I bimbi più grandicelli, 3 anni, solleveranno le alette stupiti e rapiti e vorranno condividere le scoperte magnifiche che si celano dietro alla semplicità. I bimbi in età scolare avranno un approccio più scientifico avallato dalla cura e dalla precisione che fanno delle illustrazioni un ritratto fedele di quanto offra la natura.

L’idea esplicitata sin dal titolo è quella del rappresentare il ciclo delle stagioni sebbene pagina dopo pagina, aletta dopo aletta, tintinnio di stupore e curiosità dopo tintinnio si avrà un’idea ben precisa di come la natura si trasformi e modifichi. Le illustrazioni sono sobrie e intelligenti, l’edizione splendida: il grande formato invita a sfogliare le belle pagine patinate a sfondo bianco, i flap robusti ben s’adattano all’apri e chiudi dei bimbi così come resistono all’uso anche le mezze pagine che si prestano alla funzione doppia cui sono destinate. Un pop up sui generis, mai chiassoso, piuttosto elegante.

[Le parole che danno titolo a questa recensione sono un verso di Paul Verlaine, Green, che compare anche in apertura del libro]

stagioni-copTitolo: Primavera, estate, autunno, inverno
Autore: Pittau & Gervais
Editore: Topipittori
Dati: 2011, 120 pp., 25,00 €

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Il coniglietto di Natale

È la notte di Natale e a causa di un’abbondante nevicata Babbo Natale non è riuscito a trovare la casa dei conigli. La delusione dei coniglietti nel non trovare i doni né nelle calze, né sotto l’albero è grande, ma Coniglietto, troppo piccolo per fare molte cose, decide di farne una senza chiedere il permesso: andrà a cercare Babbo Natale. La neve è candida e spessa, le tavole all’aperto sono letteralmente investite da una luce giallo-dorata che illumina il mantello bruno del coniglietto sottolineando come si tratti di uno scricciolo intraprendente e generoso. Durante il cammino alla ricerca di Babbo Natale, infatti, Coniglietto incontra e salva un topolino e un pettirosso, intirizziti e quasi sepolti dalla neve, che si uniscono a lui nell’avventura.

Il coniglietto di Natale, Olga Lecaye, Nadja - Babalibri
Il coniglietto di Natale, Olga Lecaye, Nadja – Babalibri

Sebbene così coraggioso e indipendente, però, Coniglietto rimane pur sempre un piccino e quindi non riesce a valutare il pericolo conseguente all’entusiasmo: quando vede finalmente la casa di Babbo Natale oltre un lago ghiacciato, infatti, si mette a correre sul ghiaccio per arrivare più in fretta…

Ma per fortuna gli amici si rivelano tali e preziosi, e, sempre per fortuna, in molte storie i desideri riescono a divenire realtà.

Il coniglietto di Natale, Olga Lecaye, Nadja - Babalibri
Il coniglietto di Natale, Olga Lecaye, Nadja – Babalibri

Un albo molto colorato in cui ai colori caldi degli interni si contrappongono quelli freddi degli esterni in un gioco di tinte volto a comunicare proprio il calore (del camino, della cucina) e il freddo (della neve, del ghiaccio). Olga Lecaye ha illustrato anche altre storie di cui è autrice anche dei testi, mentre il testo de Il coniglietto di Natale è di Nadja.

il-coniglietto-di-natale1-960x704Titolo: Il coniglietto di Natale
Autori: Olga Lecaye, Nadja
Editore: Babalibri
Dati: 2000, 40 pp., 14,00 €

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Natale nella stalla

Il gioco di Leggere sceglie di dare alle stampe una storia natalizia di Astrid Lindgred à la Lindgren, con una bella edizione con costola in stoffa: Natale nella stalla che consente anche a genitori atei di raccontare il Natale, la natività, in tutta semplicità.

Natale nella stalla, Astrid Lindgren, Lars Klinting - Il gioco di leggere
Natale nella stalla, Astrid Lindgren, Lars Klinting – Il gioco di leggere

La semplicità della notte di Natale scevra di genuflessioni e di preghiere e altrettanto intensa e profonda. Raccontata con un tono talmente dolce da rapire durante la lettura e l’ascolto, e testimoni di questo dono autoriale non comune saranno gli occhi sgranati dei bambini cui vorrete raccontare ciò che avvenne “una notte di Natale di tanti anni fa. La prima notte di Natale”.

Natale nella stalla, Astrid Lindgren, Lars Klinting - Il gioco di leggere
Natale nella stalla, Astrid Lindgren, Lars Klinting – Il gioco di leggere

Le illustrazioni sono di Lars Klinting: acquerelli raffinati e tenui.

978-88-6103-044-21Titolo: Natale nella stalla
Autori: Astrid Lindgren, Lars Klinting
Editore: Il Gioco di Leggere
Dati: 2011, 28 pp., 15,00 €

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Piccolo grande cinema

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Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010 di Hiromasa Yonebayashi

Ho una figlia piccola, vedo un sacco di film per bambini e sono un fan di Hayao Miyazaki (nb: ha un nuovo film in cantiere!) e dello Studio Ghibli. Come dicevo la bimba è piccola, forse troppo piccola per andare al cinema, ma con in sala un nuovo film Ghibli scritto da Miyazaki e diretto dal suo delfino Hiromasa Yonebayashi, non abbiamo saputo resistere e siamo andati alla proiezione pomeridiana. Eravamo già preparati al’eventualità che la pupa avrebbe potuto dimostrarsi recalcitrante a stare immobile due ore e che quindi avremmo potuto essere costretti ad abbandonare la visione a metà. Ve lo dico perché così non è stato e il merito è tutto dello studio Ghibli che ancora una volta è riuscito nel miracolo di tenere ferma per due ore, rapita, una marmocchia scatenata di due anni e mezzo

Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento - JAP, 2010 di Hiromasa Yonebayashi
Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010
di Hiromasa Yonebayashi

Il film in questione è Arrietty, vecchio progetto di Miyazaki e Takahata che avevano iniziato ad adattare il romanzo The Borrowers di Mary Norton già una cosa come 40 anni orsono rimandandone di volta in volta la realizzazione per seguire altri progetti. E Arrietty è anche il nome della piccola protagonista della storia, una ragazzina alta poco più di un pollice appartenente a una specie di gnomi che vive sotto i pavimenti delle case degli uomini, i Prendinprestito, o almeno così amano chiamarsi. Con gli esseri umani i Prendinprestito vivono in simbiosi (il termine e scientificamente corretto sarebbe ” da parassiti” ma sapete com’è, cercavo di dare una connotazione positiva), prendono tutto quello che gli serve per la sussistenza, benché in quantità davvero minime: acqua, elettricità, gas, cibo, vestiti e tutto il resto. In effetti sono molto civilizzati.

Loro lo chiamano prestito, ma in realtà non restituiscono nulla anche se, come dicevo, le quantità sono talmente ridotte da essere davvero trascurabili. I piccoli coinquilini del piano di sotto sono usi fare delle piccole incursioni notturne nel mondo degli umani e prendere le cose che occorrono loro: una zolletta di zucchero, un fazzoletto di carta, uno spillo, un pizzico di caffè e cose del genere. Naturalmente il mondo degli uomini è per loro spropositato e per muoversi devono ingegnarsi con rampini, corde e marchingegni vari, senza mai lasciare traccia del loro passaggio. Spettacolari le soluzioni ideate dallo studio Ghibli, sia in termini di sceneggiatura che di animazione.

Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento - JAP, 2010 di Hiromasa Yonebayashi
Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010
di Hiromasa Yonebayashi

La storia del film ha inizio quando Arrietty ha raggiunto l’età per incominciare, assieme a suo padre, le spedizioni ai piani di sopra. La minuscola protagonista vive con i suoi genitori sotto il pavimento di una bella villa poco fuori città, dove la noiosa routine è rotta dall’arrivo, al piano degli umani, di un altro adolescente, Sho, costretto a passare un periodo nella quiete della campagna in attesa di un rischioso intervento al cuore. Il mite Sho, al suo arrivo, intravede la piccola Prendinprestito nel giardino della casa e la rivedrà ancora, mettendola nei guai. La regola numero uno per i piccoli gnomi è infatti non essere mai scoperti dagli umani, pena dover al più presto abbandonare la casa e andarsene. Le persecuzioni degli esseri umani hanno già, infatti, quasi fatto estinguere i Prendimprestito e anche la famiglia di Arrietty vive isolata e ha da tempo perso le tracce di qualsiasi altro membro della  propria specie. Senza spoilerare altro vi dirò solo che la piccola famiglia si troverà in pericolo, che c’è un personaggio un po’ cattivello, un gattone, qualche sorpresa e che, naturalmente, tra i due teenager si creerà un legame.

Arriety ancora una volta riporta sullo schermo i temi cari allo studio Ghibli e la sua cifra stilistica: rispetto per i più deboli, ambientalismo, ordinarietà e straordinarietà, realtà e fantasia, che si sovrappongono con la stessa naturalezza con la quale si confondono nell’immaginazione dei bambini. Ancora un grande film firmato Ghibli.

arrietty-poster-usa1Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010
di Hiromasa Yonebayashi
Studio Ghibli – 94 min.

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Le lettere di Babbo Natale

J. R. R. Tolkien incominciò a inviare ai propri figli lettere firmate da Babbo Natale il 25 dicembre 1920. Le lettere, inviate in buste candide come la neve, continuarono a essere recapitate in casa Tolkien per altri trent’anni, a volte consegnate dal postino, altre volte lasciate sul camino da misteriosi ambasciatori. Verrebbe subito in mente da dire che si tratta di un Tolkien affettuoso papà con vena pedagogica, considerata la cura, l’allegria dei disegni, della carta intestata, la perfezione minuziosa dei dettagli: i francobolli, i timbri, la calligrafia. In realtà è sempre il più classico Tolkien, quello filologo, che si nasconde in questa dolce saga familiare.

Le lettere di Babbo Natale,  di John R. R. Tolkien - Bompiani
Le lettere di Babbo Natale, di John R. R. Tolkien – Bompiani

Prova ne sono le lettere del 1932, quella del 1937 e la letterina dell’Orso Polare Karhu, fido aiutante di Babbo Natale. Nella lettera del 1932 Babbo Natale racconta ai piccoli Tolkien di come, per ritrovare Orso Polare che si era smarrito, fosse venuto a conoscenza dell’esistenza di alcune bellissime grotte abitate dai folletti, sulle cui pareti spiccavano disegni di animali straordinari, alcuni ormai estinti, draghi, mammuth, e delle strane figure nere, quasi scarabocchi alla maniera folletta. Scarabocchi che si rivelano, invece, un vero e proprio alfabeto così come organizzati da Orso Polare: un alfabeto Goblin.

Karhu spiega inoltre ai bambini come al Polo Nord si parli l’artico e per dar loro un’idea di questa lingua scrive una frase con relativa traduzione: Mára mesta an ni véla tye ento, ya rato nea, che in italiano diviene: Saluti fino al prossimo incontro, che spero sia presto. Così come nella letterina del 1937 c’è anche una misteriosa frase in elfico.

Le lettere di Babbo Natale,  di John R. R. Tolkien - Bompiani
Le lettere di Babbo Natale, di John R. R. Tolkien – Bompiani

Le lettere di Babbo Natale, a cura di Baillie Tolkien, sono una selezione delle letterine giunte a casa Tolkien per mezzo delle quali scopriamo che Babbo Natale è sì un simpatico barbuto, ma anche un uomo dotato di un sottile senso dell’ironia, di humour, del resto all’epoca aveva già millenovecentoventi anni, e direi che con tutti quegli anni alle spalle si ha completa facoltà di giudizio. Assieme a lui vivono il fido Orso Polare e i Cuccioli polari, suoi diretti nipoti, gli Uomini-neve e i loro bambini, gli Gnomi rossi e gli Elfi (uno dei quali, Ilbereth, diventerà suo segretario). Tra tutti Orso Polare, protagonista di numerose e buffe disavventure, è certamente il mio preferito, anche, o forse soprattutto, visto il suo lato dotto. Anche se i suoi Cuccioli polari, pasticcioni non sono da meno in quanto a simpatia.

Tolkien ritrae questo mondo complesso e immaginato con sorprendenti disegni, ricchissimi di dettagli, vere e proprie esplosioni di colori.

Un libro illustrato classico in molto più di un senso che racchiude in sé l’essenza del Natale, anche di quello laico, se davvero ne esiste uno. Non dovrebbe mancare nella biblioteca dei vostri bambini.

51bm0xt3z1l-_sx393_bo1204203200_Titolo: Le lettere di Babbo Natale
Autore: John R. R. Tolkien.
Editore: Bompiani
Dati: 2000, 56 pp., 14,00 €

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Un bambino, il dono di una dolce empatia e un cane

Tra poco è Natale. La maggior parte dei bambini, inclusa la mia, in questo periodo chiede un cane, un cucciolo. Ho riflettuto a lungo su questo desiderio comune e, sebbene condanni la corsa al cucciolo natalizio e nonostante la mia bimba non avrà un cucciolo in regalo per Natale, sono necessariamente dovuta scendere a patti con l’evidenza del legame che persino con l’idea di un cane si crea tra padroncino e animale.

Solo con un cane di Beatrice Masini (già autrice dello splendido Bambini nel bosco e ben nota traduttrice della saga di Harry Potter), in libreria da qualche settimana, mi ha attratta, dunque, poi conquistata e commossa, poi realmente convinta che in certa letteratura per l’infanzia stia la chiave per aprire la strada all’interesse per la lettura e il nutrimento per la passione per le storie.

Mirò, un bambino di dieci anni, e Tito, il suo cane di tre, vivono in una città, un regno, in cui un bizzarro e crudele re si diverte nel promulgare leggi assurde. Quella con cui bandisce il gelsomino, fiore simbolo del regno, tenero, bello e profumatissimo, per esempio. I sudditi scalpitano, segretamente si ribellano ma non possono disobbedire, nemmeno quando il re decide che tutti i cani devono scomparire.

L’idea è inconcepibile. L’attuazione impensabile; o meglio si può pensare come simulare l’ubbidienza e poi contravvenire con coraggio ai soprusi. Naturalmente per farlo è necessario un consistente bagaglio d’affetto, una nutrita dose di capacità di rinuncia e di generosità. Tutte qualità che al bambino protagonista, e ai bambini in generale, non mancano. Tutte qualità che i cani conoscono profondamente.

Con l’appoggio dei genitori, bambino e cane fuggono alla ricerca di un luogo tranquillo in cui poter continuare la propria vita di cane e bambino in pace e libertà. Il viaggio è lungo e difficile, ma le pagine che l’autrice dedica alla crescita (del bambino, del cane, del bambino e del cane) sono di una struggente e originale profondità. Il ritratto dei sentimenti che si fanno carne, prendono vita e presenza, poi, un esercizio di narrativa che non rimane, come spesso accade, tale; che coinvolge e appassiona.

È un racconto delizioso, Solo con un cane; regalerei questa tenera lettura, questa storia, a Natale, ma, attenzione! Il rischio che il desiderio di avere un cane dei vostri bambini si intensifichi è molto, molto alto.

518skmpwaklTitolo: Solo con un cane
Autore: Beatrice Masini
Editore: Fanucci
Dati: 2011, 138 pp., 9,90 €

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Curiosità chiama, Mario Tozzi risponde!

Una buona notizia per AtlantideKids: Mario Tozzi, esperto geologo, a furia di leccare i sassi e di indagare con il martelletto a portata di mano tra fossili e rocce, forse riuscirà a ritrovare l’isola perduta di Atlantide. Sarebbe davvero straordinario per la nostra rivista avere una sede all’asciutto!immagine2

Comunque, distratta dalla questione di Atlantide, non ho ben approfondito quella del leccare i sassi; cosa che incuriosisce anche Federico Taddia, intervistatore di teste toste e ideatore dell’omonima collana. Il perché Mario Tozzi lecchi i sassi è solo una delle decine di domande cui il geologo risponde: lo fa perché così la superficie bagnata delle rocce racconta più cose alla lente e al microscopio e comunque pare che non ci sia cosa più pulita dell’interno di una roccia con milioni di anni sulle spalle.

È curioso questo libro, bello come gli altri di questa collana, giacché alle domande risponde con altrettante domande a fossili, pietre, rocce, pietre preziose,che, pur non essendo animate, hanno sempre delle risposte concrete e coerenti. Per questo il libro scivola via in un batter d’occhio, si legge tutto d’un fiato, oppure saltellando da una domanda all’altra, approfondendo gli argomenti che più incuriosiscono. Perché nulla rimane in sospeso, anche le questioni più dibattute e domanda dopo domanda, ci si rende conto di come tutto sulla Terra sia in equilibrio e anche gli tsunami, i terremoti, i vulcani rientrano in questo equilibrio: è l’uomo, coi suoi interventi sconsiderati, che mina questo equilibrio e combina pasticci molto pericolosi.immagine

Ma, sono curiosa: quanta terra c’è sulla Terra? Perché alcune pietre sono preziose? Cosa succede se i ghiacciai si sciolgono? Perché l’acqua del mare non finisce mai? Insomma, dal più profondo degli oceani, a milioni di anni fa, alla più alta montagna,  fino al bollente centro della nostra Terra, Mario Tozzi è instancabile, risponde alle domande impertinenti di Federico Taddia con un tono che tradisce un amore intenso e dolce per la nostra rocciosa Gaia.

Perché i vulcani si svegliano? è la terza intervista a una testa tosta le altre due sono a Margherita Hack e Telmo Pievani: Perché le stelle non ci cadono in testa? e Perché siamo parenti delle galline?

51axisnwdl-1Titolo: Perché i vulcani si svegliano?
Autore: Federico Taddia, Mario Tozzi
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 96 pp., 11,90 €

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Ridde selvagge, solitudine e amicizia: protagonista lo strano animale del Signor Racine

Nato e poi cresciuto in Germania  sotto il regime nazista, Tomi Ungerer si spostò in America, a New York, dove raggiunse un eccezionale successo come autore di libri per bambini nel decennio tra gli anni Sessanta e i Settanta per poi trasferirsi in Nuova Scozia nel 1971 e infine tornare in Europa nel 1979.

Il 1971 fu l’anno in cui vide la stampa The Beast of Monsieur Racine (Farrar, Straus and Giroux) edito in Italia da Nord-Sud Edizioni  nella traduzione di Luigina Battistutta nel 2009 (Lo strano animale del Signor Racine).

Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer - Nord-Sud
Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-Sud

Dunque, tralasciando il contesto e i riferimenti didascalici, quello che ci si ritrova tra le mani sfogliando questo albo è una storia molto tenera, a tratti disarmante, spesso grottesca e assolutamente nonsense. Il Signor Racine, impiegato dell’ufficio delle imposte in pensione, possiede un giardino in cui cresce un pero che dà frutti deliziosi e profumati di cui il Signor Racine è particolarmente fiero. Un mattino però, scopre che tutte le pere sono sparite dall’albero. Indignato decide di venire a capo del furto e cogliere il ladruncolo sul fatto. Quando Il Signor Racine sorprende il ladro la storia prende quella svolta verso tenerezza di cui sopra. Si tratta di uno strano animale, chiaramente goloso di pere dolci, decisamente informe, difficilmente catalogabile un po’ elefante ma molto più piccolo, un po’ formichiere, ma più grosso, gli occhi nascosti dalla criniera arruffata, lunghe orecchie penzolanti.

Straordinario dunque, e a rendere ancor più straordinario lo strano animale non è tanto l’unicorno che si sporge curioso dallo steccato sullo sfondo quanto piuttosto l’ordinarietà degli altri elementi che compongono e ritraggono questo magnifico momento di scoperta: un merlo dal becco arancione che osserva la scena non tralasciando di mangiucchiare il lombrico appena catturato, un leprotto che salta nella tavola scostando un rospo preso alla sprovvista, una lumachina che approfitta delle gocce d’acqua sulla fontana e un gufo, che nel crepuscolo, è pressoché perplesso della scena che si trova dinanzi al suo risveglio.

Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer - Nord-Sud
Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-SudLo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-Sud

Dimentico dei propositi di vendetta il signor Racine è preda anch’egli della meraviglia. Piuttosto che sgridare e scacciare la bestia, le offre un pasticcino. Offerta molto gradita allo strano animale. Decisone repentina: con qualche leccornia l’animale potrebbe essere addomesticato. Il Signor Racine preferisce senza dubbio una piacevole compagnia alle sue pere. Ma ha mai la curiosità tolto spazio all’affetto? Certamente no, per cui il Signor Racine si adopererà moltissimo per scoprire la specie di appartenenza dello strano animale. Fino a quando la ricerca si concluderà in una sessione d’esame tenuta da illustri scienziati nientemeno che a Parigi. Seduta nella quale si scoprirà che lo strano animale altri non è se non due bambini che, per raggiungere le pere, avevano optato per il travestimento.

Il senso dello humour del Signor Racine è soddisfatto, la curiosità pure, resta, con uno strascico di parapiglia e scandalo per aver scomodato il mondo accademico, l’amicizia coi due bambini.

Ma resta senza dubbio dell’altro. Perché questa è la storia buffa e tenera che consiglio di leggere ai vostri bambini indugiando sulla bontà dell’idea di non lasciarsi smarrire dall’aspetto altrui, e sulle placide scorpacciate dello strano animale. Soprassiederei, invece, sui dettagli che fanno di Ungerer un genio à la Sendak (amico peraltro di Ungerer, cui questo libro è, non a caso, dedicato). Irriverenti, ironici, cruenti: ecco, l’ironia di certi dettagli la lascerei al gusto degli adulti, anche se non escludo che molti ragazzi possano trovare divertenti i particolari cruenti. Tavole dense di elementi eccessivi che minano l’equilibrio così come ugualmente accade quando si osserva nei dettagli un dipinto di Hieronymus Bosch. Un uomo con la testa squarciata che rompe una sedia su quella di una donna, un orologio da taschino che nel parapiglia della sessione d’esame si conficca nella pelata di un irriverente occhialuto rassomigliante moltissimo a Maurice Sendak, un inquietante barbone dagli occhi rossi che si porta appresso un sanguinolento fagotto da cui spunta un alluce e tanti bicchieri colmi di vino nei più disparati e inopportuni contesti: il capotreno brinda, l’autista della piccola gru che sposta la gabbia dello strano animale, che non a caso si rompe e casca addosso a due facchini, beve e tiene la sua bottiglia a portata di mano, i dottoroni si schiariscono la voce non con l’acqua ma col vino. Allusioni licenziose, strade brulicanti di elementi grotteschi. E una rabbia come infetta che si spande e invade ogni angolo delle tavole conclusive del libro e gli occhi di tutti i protagonisti, per lasciare spazio, invece, a una serena armonia in quella conclusiva su cui troneggia soddisfatto il sorriso del Signor Racine e dei due monelli suoi amici.

 

[La mostra Tomi Ungerer and the Masters. Inspiration and Dialogue apre il 18 novembre e chiude a febbraio 2012]

ungerer_lo-strano-animale-del-signor-racine1Titolo: Lo strano animale del Signor Racine
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Nord-Sud
Dati: 2009, 32 pp., 13,00 €

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Marie Curie e i segreti atomici svelati

“Nella vita non c’è nulla da temere. C’è solo da capire”. Marie Sklodowska Curie

Ci sono stati due elementi che mi hanno colpita profondamente in questo piccolo volume (parte della collana Lampi di genio di Editoriale Scienza) dedicato a Marie Curie. Il primo è la sua dolce determinazione, mai competitiva o affannata, fatta di curiosità e amore per la conoscenza. Il secondo è la spiazzante ingenuità (che può sembrare forzata in questo campo) che la renderà vittima della propria, sensazionale, scoperta.

In Marie Curie e i segreti atomici svelati Luca Novelli lascia la parola a Marie che diviene quindi protagonista e voce narrante sensibile e simpatica. Doveva essere una persona piacevole oltre che un genio! Una ragazza strepitosa insomma quella che si racconta: dai primi anni in Polonia, sua terra natia, a quelli a Parigi, densi di studi e d’amore, è proprio qui che incontrerà Pierre, l’amore della sua vita. Insieme a Pierre fa una scoperta scientifica di importanza straordinaria, incommensurabile, alla quale sarà legato, nel bene e nel male, il destino dell’umanità intera: la radioattività, e grazie alla quale vincerà due premi Nobel, diventando la scienziata più famosa della storia.immagine

La scienza deve essere al servizio di tutti, questo il motto di Marie Curie, che fece suo anche quello del suo amico Albert Einstein per cui tutto è relativo. Persino la pericolosità di quella che Marie sentiva come una propria creatura: la “sua” radioattività, giacché “come tutte le grandi scoperte ha in sé un lato buono e uno cattivo. Sta a noi farne buon uso”.

Come gli altri volumi di questa collana, Marie Curie e i segreti atomici svelati, presenta un dizionarietto “atomico”  con tutte le parole radioattive dalla “A” di alchimia alla “U” di uranio arricchito.

51t-jp6uphl-_sx329_bo1204203200_Titolo: Marie Curie e i segreti atomici svelati
Autore: Luca Novelli
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 128 pp., 8,90 €

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