Un bambino, il dono di una dolce empatia e un cane

Tra poco è Natale. La maggior parte dei bambini, inclusa la mia, in questo periodo chiede un cane, un cucciolo. Ho riflettuto a lungo su questo desiderio comune e, sebbene condanni la corsa al cucciolo natalizio e nonostante la mia bimba non avrà un cucciolo in regalo per Natale, sono necessariamente dovuta scendere a patti con l’evidenza del legame che persino con l’idea di un cane si crea tra padroncino e animale.

Solo con un cane di Beatrice Masini (già autrice dello splendido Bambini nel bosco e ben nota traduttrice della saga di Harry Potter), in libreria da qualche settimana, mi ha attratta, dunque, poi conquistata e commossa, poi realmente convinta che in certa letteratura per l’infanzia stia la chiave per aprire la strada all’interesse per la lettura e il nutrimento per la passione per le storie.

Mirò, un bambino di dieci anni, e Tito, il suo cane di tre, vivono in una città, un regno, in cui un bizzarro e crudele re si diverte nel promulgare leggi assurde. Quella con cui bandisce il gelsomino, fiore simbolo del regno, tenero, bello e profumatissimo, per esempio. I sudditi scalpitano, segretamente si ribellano ma non possono disobbedire, nemmeno quando il re decide che tutti i cani devono scomparire.

L’idea è inconcepibile. L’attuazione impensabile; o meglio si può pensare come simulare l’ubbidienza e poi contravvenire con coraggio ai soprusi. Naturalmente per farlo è necessario un consistente bagaglio d’affetto, una nutrita dose di capacità di rinuncia e di generosità. Tutte qualità che al bambino protagonista, e ai bambini in generale, non mancano. Tutte qualità che i cani conoscono profondamente.

Con l’appoggio dei genitori, bambino e cane fuggono alla ricerca di un luogo tranquillo in cui poter continuare la propria vita di cane e bambino in pace e libertà. Il viaggio è lungo e difficile, ma le pagine che l’autrice dedica alla crescita (del bambino, del cane, del bambino e del cane) sono di una struggente e originale profondità. Il ritratto dei sentimenti che si fanno carne, prendono vita e presenza, poi, un esercizio di narrativa che non rimane, come spesso accade, tale; che coinvolge e appassiona.

È un racconto delizioso, Solo con un cane; regalerei questa tenera lettura, questa storia, a Natale, ma, attenzione! Il rischio che il desiderio di avere un cane dei vostri bambini si intensifichi è molto, molto alto.

518skmpwaklTitolo: Solo con un cane
Autore: Beatrice Masini
Editore: Fanucci
Dati: 2011, 138 pp., 9,90 €

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Curiosità chiama, Mario Tozzi risponde!

Una buona notizia per AtlantideKids: Mario Tozzi, esperto geologo, a furia di leccare i sassi e di indagare con il martelletto a portata di mano tra fossili e rocce, forse riuscirà a ritrovare l’isola perduta di Atlantide. Sarebbe davvero straordinario per la nostra rivista avere una sede all’asciutto!immagine2

Comunque, distratta dalla questione di Atlantide, non ho ben approfondito quella del leccare i sassi; cosa che incuriosisce anche Federico Taddia, intervistatore di teste toste e ideatore dell’omonima collana. Il perché Mario Tozzi lecchi i sassi è solo una delle decine di domande cui il geologo risponde: lo fa perché così la superficie bagnata delle rocce racconta più cose alla lente e al microscopio e comunque pare che non ci sia cosa più pulita dell’interno di una roccia con milioni di anni sulle spalle.

È curioso questo libro, bello come gli altri di questa collana, giacché alle domande risponde con altrettante domande a fossili, pietre, rocce, pietre preziose,che, pur non essendo animate, hanno sempre delle risposte concrete e coerenti. Per questo il libro scivola via in un batter d’occhio, si legge tutto d’un fiato, oppure saltellando da una domanda all’altra, approfondendo gli argomenti che più incuriosiscono. Perché nulla rimane in sospeso, anche le questioni più dibattute e domanda dopo domanda, ci si rende conto di come tutto sulla Terra sia in equilibrio e anche gli tsunami, i terremoti, i vulcani rientrano in questo equilibrio: è l’uomo, coi suoi interventi sconsiderati, che mina questo equilibrio e combina pasticci molto pericolosi.immagine

Ma, sono curiosa: quanta terra c’è sulla Terra? Perché alcune pietre sono preziose? Cosa succede se i ghiacciai si sciolgono? Perché l’acqua del mare non finisce mai? Insomma, dal più profondo degli oceani, a milioni di anni fa, alla più alta montagna,  fino al bollente centro della nostra Terra, Mario Tozzi è instancabile, risponde alle domande impertinenti di Federico Taddia con un tono che tradisce un amore intenso e dolce per la nostra rocciosa Gaia.

Perché i vulcani si svegliano? è la terza intervista a una testa tosta le altre due sono a Margherita Hack e Telmo Pievani: Perché le stelle non ci cadono in testa? e Perché siamo parenti delle galline?

51axisnwdl-1Titolo: Perché i vulcani si svegliano?
Autore: Federico Taddia, Mario Tozzi
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 96 pp., 11,90 €

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Ridde selvagge, solitudine e amicizia: protagonista lo strano animale del Signor Racine

Nato e poi cresciuto in Germania  sotto il regime nazista, Tomi Ungerer si spostò in America, a New York, dove raggiunse un eccezionale successo come autore di libri per bambini nel decennio tra gli anni Sessanta e i Settanta per poi trasferirsi in Nuova Scozia nel 1971 e infine tornare in Europa nel 1979.

Il 1971 fu l’anno in cui vide la stampa The Beast of Monsieur Racine (Farrar, Straus and Giroux) edito in Italia da Nord-Sud Edizioni  nella traduzione di Luigina Battistutta nel 2009 (Lo strano animale del Signor Racine).

Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer - Nord-Sud
Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-Sud

Dunque, tralasciando il contesto e i riferimenti didascalici, quello che ci si ritrova tra le mani sfogliando questo albo è una storia molto tenera, a tratti disarmante, spesso grottesca e assolutamente nonsense. Il Signor Racine, impiegato dell’ufficio delle imposte in pensione, possiede un giardino in cui cresce un pero che dà frutti deliziosi e profumati di cui il Signor Racine è particolarmente fiero. Un mattino però, scopre che tutte le pere sono sparite dall’albero. Indignato decide di venire a capo del furto e cogliere il ladruncolo sul fatto. Quando Il Signor Racine sorprende il ladro la storia prende quella svolta verso tenerezza di cui sopra. Si tratta di uno strano animale, chiaramente goloso di pere dolci, decisamente informe, difficilmente catalogabile un po’ elefante ma molto più piccolo, un po’ formichiere, ma più grosso, gli occhi nascosti dalla criniera arruffata, lunghe orecchie penzolanti.

Straordinario dunque, e a rendere ancor più straordinario lo strano animale non è tanto l’unicorno che si sporge curioso dallo steccato sullo sfondo quanto piuttosto l’ordinarietà degli altri elementi che compongono e ritraggono questo magnifico momento di scoperta: un merlo dal becco arancione che osserva la scena non tralasciando di mangiucchiare il lombrico appena catturato, un leprotto che salta nella tavola scostando un rospo preso alla sprovvista, una lumachina che approfitta delle gocce d’acqua sulla fontana e un gufo, che nel crepuscolo, è pressoché perplesso della scena che si trova dinanzi al suo risveglio.

Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer - Nord-Sud
Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-SudLo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-Sud

Dimentico dei propositi di vendetta il signor Racine è preda anch’egli della meraviglia. Piuttosto che sgridare e scacciare la bestia, le offre un pasticcino. Offerta molto gradita allo strano animale. Decisone repentina: con qualche leccornia l’animale potrebbe essere addomesticato. Il Signor Racine preferisce senza dubbio una piacevole compagnia alle sue pere. Ma ha mai la curiosità tolto spazio all’affetto? Certamente no, per cui il Signor Racine si adopererà moltissimo per scoprire la specie di appartenenza dello strano animale. Fino a quando la ricerca si concluderà in una sessione d’esame tenuta da illustri scienziati nientemeno che a Parigi. Seduta nella quale si scoprirà che lo strano animale altri non è se non due bambini che, per raggiungere le pere, avevano optato per il travestimento.

Il senso dello humour del Signor Racine è soddisfatto, la curiosità pure, resta, con uno strascico di parapiglia e scandalo per aver scomodato il mondo accademico, l’amicizia coi due bambini.

Ma resta senza dubbio dell’altro. Perché questa è la storia buffa e tenera che consiglio di leggere ai vostri bambini indugiando sulla bontà dell’idea di non lasciarsi smarrire dall’aspetto altrui, e sulle placide scorpacciate dello strano animale. Soprassiederei, invece, sui dettagli che fanno di Ungerer un genio à la Sendak (amico peraltro di Ungerer, cui questo libro è, non a caso, dedicato). Irriverenti, ironici, cruenti: ecco, l’ironia di certi dettagli la lascerei al gusto degli adulti, anche se non escludo che molti ragazzi possano trovare divertenti i particolari cruenti. Tavole dense di elementi eccessivi che minano l’equilibrio così come ugualmente accade quando si osserva nei dettagli un dipinto di Hieronymus Bosch. Un uomo con la testa squarciata che rompe una sedia su quella di una donna, un orologio da taschino che nel parapiglia della sessione d’esame si conficca nella pelata di un irriverente occhialuto rassomigliante moltissimo a Maurice Sendak, un inquietante barbone dagli occhi rossi che si porta appresso un sanguinolento fagotto da cui spunta un alluce e tanti bicchieri colmi di vino nei più disparati e inopportuni contesti: il capotreno brinda, l’autista della piccola gru che sposta la gabbia dello strano animale, che non a caso si rompe e casca addosso a due facchini, beve e tiene la sua bottiglia a portata di mano, i dottoroni si schiariscono la voce non con l’acqua ma col vino. Allusioni licenziose, strade brulicanti di elementi grotteschi. E una rabbia come infetta che si spande e invade ogni angolo delle tavole conclusive del libro e gli occhi di tutti i protagonisti, per lasciare spazio, invece, a una serena armonia in quella conclusiva su cui troneggia soddisfatto il sorriso del Signor Racine e dei due monelli suoi amici.

 

[La mostra Tomi Ungerer and the Masters. Inspiration and Dialogue apre il 18 novembre e chiude a febbraio 2012]

ungerer_lo-strano-animale-del-signor-racine1Titolo: Lo strano animale del Signor Racine
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Nord-Sud
Dati: 2009, 32 pp., 13,00 €

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Marie Curie e i segreti atomici svelati

“Nella vita non c’è nulla da temere. C’è solo da capire”. Marie Sklodowska Curie

Ci sono stati due elementi che mi hanno colpita profondamente in questo piccolo volume (parte della collana Lampi di genio di Editoriale Scienza) dedicato a Marie Curie. Il primo è la sua dolce determinazione, mai competitiva o affannata, fatta di curiosità e amore per la conoscenza. Il secondo è la spiazzante ingenuità (che può sembrare forzata in questo campo) che la renderà vittima della propria, sensazionale, scoperta.

In Marie Curie e i segreti atomici svelati Luca Novelli lascia la parola a Marie che diviene quindi protagonista e voce narrante sensibile e simpatica. Doveva essere una persona piacevole oltre che un genio! Una ragazza strepitosa insomma quella che si racconta: dai primi anni in Polonia, sua terra natia, a quelli a Parigi, densi di studi e d’amore, è proprio qui che incontrerà Pierre, l’amore della sua vita. Insieme a Pierre fa una scoperta scientifica di importanza straordinaria, incommensurabile, alla quale sarà legato, nel bene e nel male, il destino dell’umanità intera: la radioattività, e grazie alla quale vincerà due premi Nobel, diventando la scienziata più famosa della storia.immagine

La scienza deve essere al servizio di tutti, questo il motto di Marie Curie, che fece suo anche quello del suo amico Albert Einstein per cui tutto è relativo. Persino la pericolosità di quella che Marie sentiva come una propria creatura: la “sua” radioattività, giacché “come tutte le grandi scoperte ha in sé un lato buono e uno cattivo. Sta a noi farne buon uso”.

Come gli altri volumi di questa collana, Marie Curie e i segreti atomici svelati, presenta un dizionarietto “atomico”  con tutte le parole radioattive dalla “A” di alchimia alla “U” di uranio arricchito.

51t-jp6uphl-_sx329_bo1204203200_Titolo: Marie Curie e i segreti atomici svelati
Autore: Luca Novelli
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 128 pp., 8,90 €

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C’è posto per tutti! Un classico surreal pop

Sogno un’arca, se mai ce n’è stata una, che sia salvifica, che metta al sicuro e all’asciutto gli uomini, gli animali, la terra stessa. Un’arca in cui ci sia posto per tutti, anche se giocoforza ciascuno dovrebbe farsi incastro, adattarsi allo spazio esiguo, stringersi vicino all’altro passeggero, divenire tessera adattabile di un mosaico di razze e anime.

C'è posto per tutti - Massimo Caccia - Topipittori
C’è posto per tutti – Massimo Caccia – Topipittori

Massimo Caccia è un artista, un pittore, le tavole realizzate per C’è posto per tutti (Topipittori) non hanno bisogno di parole. Tutto ciò che c’è da intendere lo si fa guardando negli occhi questi animali che, lentamente, come chiunque vada incontro a un destino sconosciuto fuggendo da una condizione di pericolo, si muovono di pagina in pagina, a volte lasciando tracce di sé sui margini o anticipando la propria presenza con indizi grafici. Il colore di ogni animale è privo di sfumature, così come gli sfondi sono uniformi e pieni. La rana è verde. Il pipistrello è grigio. I contorni sono netti, neri, eppure l’atmosfera è intrisa di un movimento che è costante, seppur lento, e denso di ansia, preoccupazione. C’è posto per tutti, ci si continua a ripetere sfogliando. Sarebbe giusto affrettarsi perché il diluvio incombe, ma nessuno resterà a terra. Nonostante la rassicurazione però, di tavola in tavola ci si augura che aumenti il ritmo dei passi, che lo struzzo eviti di attardarsi per strada preso da chissà quale paura a scavare una buca per infilarci la testa. Non è il momento di tergiversare e fa bene il facocero a superare scavalcando il coccodrillo trovando comunque il tempo di rivolgergli uno sguardo di condivisione.

Quando le prime gocce di pioggia arrivano a toccare terra gli animali sono tutti a bordo in un perfetto incastro di colori. Un mosaico surreal-pop che fin troppo direttamente induce l’adulto a creare connessioni con i barconi affollati di esseri umani alla disperata ricerca di un approdo sicuro. Il bambino, invece, si preoccupa, per fortuna, del fatto che il becco del pellicano possa pungere l’elefante (la tartaruga no, quella ha il guscio resistente) e in effetti, siamo sicuri che non lo faccia?

caccia1Titolo: C’è posto per tutti
Autore: Massimo Caccia
Editore: Topipittori
Dati: 2011, 32 pp., 16,00 €

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Effetto starnuto

Jim Flora - Il giorno in cui la mucca starnutì - Orecchio acerbo

jim-flora-il-giorno-in-cui-la-mucca-starnutc3ac1Quando ti ritrovi tra le mani un libro che hai cercato e desiderato a lungo a soli 16,00 euro e tradotto nella tua lingua realizzi quanto possano essere competenti e raffinate le scelte di una casa editrice per ragazzi quando in mente si ha un’idea chiara di quello che è, e può essere, un albo illustrato. E questi editori hanno l’occhio lungo oltre che l’orecchio acerbo, giacché James Flora, di cui il capolavoro in oggetto Il giorno in cui la mucca starnutì risale al 1957, è uno dei più grandi artisti, oltreché illustratori, che il secolo scorso abbia conosciuto. Mi ripeto, che sia disponibile in libreria è un’emozione. Per questo ho pensato di proporvi di seguito alcune delle sue copertine realizzate per dischi jazz, tributo a Jim Flora ma anche una ghiotta occasione per creare una connessione con un evento che senza guida (chissà quale battito di ali di farfalla l’ha creato!) si è imposto parallelamente alla mia lettura di questo libro nel mio personale immaginario: il Mardi Gras di New Orleans, sebbene ci vorrà febbraio perché arrivi.jim-flora-il-giorno-in-cui-la-mucca-starnut3

Il giorno in cui la mucca starnutì è un esempio di cosa possa succedere nel momento in cui si disattende a un proprio compito, o dovere (una morale, la si definirebbe, se non fosse proposta con così abbondanti sorrisi). Un pastorello di nome Fletcher dimentica la mucca Floss con i piedi ammollo nel ruscello per correre dietro a un coniglio col risultato che la povera mucca si prende un bel raffreddore. E non c’è nemmeno il tempo di dirle “salute!” dopo lo starnuto diretta conseguenza di quella infreddatura, giacché, allo stesso modo della famosa ed esplicativa locuzione secondo cui il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo, una catena di eventi prende il suo rocambolesco via! E il topo investito dallo starnuto viene scorto dal gatto che, mancandolo, artiglia la schiena di un capretto, che spaventato scappa in cortile investendo uomini e animali e atterrando sulla motocicletta del postino prende la via del villaggio… Ecco, teoria a parte, il caos che consegue allo starnuto di Moss è tanto e le conseguenze pure. Le seguiamo passo passo. Grazie alle illustrazioni.

Jim Flora - Il giorno in cui la mucca starnutì - Orecchio acerbo
Jim Flora – Il giorno in cui la mucca starnutì – Orecchio acerbo

Vibranti, come se conservassero traccia di trombe e fagotti che fanno jazz. Ardite come certi arpeggi al violino. Rutilanti come i tamburi e i piatti e dense, dense di movimento, danza, ritmo. Incalzanti direi per il ritmo. Immagini fatte di solo nero, verde, rosa e arancio bruno letteralmente si inseguono e risentono fino alla fine del movimento d’aria cui ha dato luogo lo starnuto di Moss.

Jim Flora - Il giorno in cui la mucca starnutì - Orecchio acerbo
Jim Flora – Il giorno in cui la mucca starnutì – Orecchio acerbo

Una lineare confusione che si muove da sinistra verso destra. Tutti quanti i coinvolti, sebbene loro malgrado, reagiscono con stupore a quanto li vede protagonisti. Ma anche astanti celebri, quali il sole, sono stupefatti a veder turbato l’ordine ciclico e le forme usuali cui sono abituati, giacché a dir poco surreal-pop sono la piovra coi tentacoli arricciati, il leone spiegazzato e l’elefante spianato.

Un gioiello vintage che consigliamo a tutti.

Jim Flora - Il giorno in cui la mucca starnutì - Orecchio acerbo
Jim Flora – Il giorno in cui la mucca starnutì – Orecchio acerbo


“I found it very difficult at first to write a book because I had been trained to see an idea, not write about it. Facing a blank sheet of paper and writing a story was something I found I could not do. So I devised a new way to write my story. During the day I would think about the book. I would see it in pictures in my head. At night, as I lay waiting for sleep, I would run the story through my head like an animated cartoon one sees in theaters and on television. When finally the complete story was arranged in my head I drew a seres of pictures of what I saw there. In films they call this ‘making a storyboard.’ With this storyboard at hand all I had to do was describe what was taking place in the drawings. That’s how I wrote my first book and all of the sixteen others that followed.” [James Flora, 1988].

copertina-il-giorno-in-cui-la-mucca-starnutc3ac1Titolo: Il giorno in cui la mucca starnutì
Autore: James Flora
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 44 pp., 16,00 €

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C’era una volta un re senza corona, o c’erano piuttosto tante corone? O tanti cappelli?

C'era tante volte una foresta di Élisa Géhin - 2010, La Nuova Frontiera Junior

Che senso ha possedere una corona se il proprio regno è vuoto? Se non si ha nulla da governare? Si potrebbe provare a governare sé stessi, sebbene sia talvolta un’ardua impresa, oppure si potrebbe più facilmente rinunciare a questo intendimento saggio e abbandonare il proprio regno alla sua sorte e cercare altrove fortuna. A quel punto non serve nemmeno conservare la corona; si può lasciarsela alle spalle e imboccare nuove vie, avviarsi verso nuove mete.

C'era tante volte una foresta di Élisa Géhin - 2010, La Nuova Frontiera Junior
C’era tante volte una foresta di Élisa Géhin – 2010, La Nuova Frontiera Junior

Così scelse l’uccellino protagonista di C’era tante volte una foresta di Élisa Géhin e s’incamminò verso un bosco fitto di alberi che scoprì essere popolato da decine e decine di altri uccelli. Che sollievo! Ma tutti gli uccelli in quel bosco possedevano una corona e il nostro mancato re non ne aveva più con sé. Allora tutti gli altri uccelli lo guardarono di sbieco e lui ripartì verso il suo albero a cercare la corona abbandonata e con essa, come un lasciapassare, uguale tra gli uguali poteva passare inosservato e andare e venire come gli faceva più comodo. Ma esistono tante foreste, più di quante se ne possano narrare, e ciascuna ha i suoi abitanti pennuti ; alcuni di loro indossano cappelli e non tollerano gli incoronati, così come altri non sopportano di vedere qualcuno indossare un cappello. Che confusione e che assurdità star a dipendere dai copricapi!

C'era tante volte una foresta di Élisa Géhin - 2010, La Nuova Frontiera Junior
C’era tante volte una foresta di Élisa Géhin – 2010, La Nuova Frontiera Junior

L’uccellino allora torna al primo saggio intendimento, governare e affermare se stesso, senza cappello e senza corona e guarda caso gli altri lo imitano dando luogo a una splendida foresta variopinta di uccelli, alberi, cappelli e corone.

Ogni quadro è ornato da alberi, cappelli, uccelli, foglie o corone tutte variopinte e brillanti, ciascuna densa di personalità. Un racconto filosofico e minimalista che in poche pagine e nella semplice storia di un uccello riesce a comunicare con efficacia la sciocca attitudine a giudicare per l’apparenza a non saper accettare le diversità. Una semplicità che rapisce i bambini che, nella splendida loro capacità di non leggere messaggi, si divertiranno a contare gli uccelletti verdi, gialli e rossi, a canticchiare in forma di filastrocca le avventure dell’uccellino, a considerare con curiosità i suoi buffi andirivieni senza logica, giacché nessuna logica giustifica l’intolleranza e il razzismo, mentre molta è alla base della libertà.

c-era-tante-volte-una-foresta-26871331Titolo: C’era tante volte una foresta
Autore: Élisa Géhin
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Dati: 2010, 36 pp., 14,00 €

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Thé Tjong-Khing e l’arte di raccontare per immagini

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Tortintavola, di Thé Tjong-Khing – Beisler

Per incominciare e per farsi un’idea di tutto quello che potremmo trovare e di tutti quelli che potremmo incontrare in questo albo illustrato di Thé Tjong-Khing (Beisler editore) consiglio di aprire il libro e stenderlo in modo che la quarta di copertina e la copertina stessa creino un primo quadro introduttivo. Il titolo: Tortintavola ci suggerisce che sia essa al cioccolato, sia essa alla frutta, sia essa ricoperta di panna o di fondant, la protagonista di questa storia è una torta (o un goloso di dolci? O più golosi? O un pasticciere?); il sottotitolo: Ma la torta dov’è? ci prepara a un’avventura, una ricerca, un mistero. Poi c’è una casetta in una radura del bosco che s’affaccia su un fiume, abitata da una coppia di cani, nel cortiletto un tavolino e due sedie e svettante sul tavolino la torta. Poi tra gli alberi c’è una coda bianca che spunta dai cespugli, una cicogna che vola, una volpe che riposa, una tartaruga con tanto di bastone per appoggiarsi, un’anatra con i suoi anatroccoli al seguito (ma attenzione! Uno non tiene il passo!). E ancora, in agguato dietro a due tronchi, dei ratti.

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Tortintavola, di Thé Tjong-Khing – Beisler

C’è altro in questa copertina e c’è molto altro in questo libro, altre code, altre zampe. Quello che non c’è sono altre parole. Perché Tortinatavola, Ma la torta dov’è? è un albo che racconta per sole illustrazioni. E ogni illustrazione racconta una storia diversa a seconda di ciò che il lettore scorge, di ciò che il suo sguardo preferisce. Tutte le altre piccole storie si svolgono parallele a quella principale: due ratti furfanti che rubano la torta della famiglia dei cani; e ognuna si svolge e conclude compiutamente in un insieme di piccole cose e piccoli elementi che assieme creano un complesso impianto narrativo e visivo.

Le illustrazioni di Thé, grazie alla penna a inchiostro e all’acquerello, coniugano la ricchezza dei dettagli alla dolcezza delle tinte alla maniera classica della grande tradizione dell’illustrazione per i libri per l’infanzia innovandole con una visuale contemporanea che le vivacizza e arricchisce. Sono immagini non statiche che si sviluppano nel corso della pagina e pagina dopo pagina in un movimento continuo e a catena che segue sentieri nel sottobosco, ripide stradine di montagna, il corso del fiume, il cielo e le fronde degli alberi.

Perché il coniglietto piange disperato? Di che cosa chiacchiera la famiglia dei porcellini assieme al gatto? Cosa ruberanno le scimmie e soprattutto, ma la torta, dov’è? Un albo illustrato da pochi giorni in libreria che consiglio a genitori che amino la lettura, per bambini che ne sono curiosi, o anche ad adulti che vogliano uno strumento davvero efficace per far sì che i propri bambini (specie quelli ancora non capaci di leggere) trovino spazio da concedere alla propria fantasia.

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Autore: Thé Tiong-Khing
Editore: Beisler
Dati: 2011, 26 pp., 14,50 €

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