Non sono tua madre!

Ciò che è subito evidenza, sin dalle prime pagine del libro, è che Otto, lo scoiattolo, sia un essere piccolo. Piccolo di per sé e piccolo rispetto a quanto lo circonda. L’albero in cui vive, per esempio, è enorme, il più grande della foresta: rami possenti e lunghi, fogliame fitto fitto…

Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc - 2017 Orecchio acerbo
Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc – 2017 Orecchio acerbo

Otto è piccolo, non è affatto curioso, in compenso è molto cauto. Quindi una mattina, quando uscendo di casa si ritrova sul vialetto d’ingresso una palla verde e spinosa, se ne cura il giusto per scavalcarla e proseguire dritto.

Però di palle spinose verdi, che non siano ricci di ippocastani (e il grande albero in cui vive Otto non è un ippocastano e più un albero rifugio, protettivo, immortale), uno scoiattolo non ne trova molte, o di frequente, sul proprio tragitto; quindi, suo malgrado e nonostante non sia curioso, come dicevamo, un orecchio a ciò che accade fuori dalla sua porta Otto lo tende. E lo tende talmente bene da sentire il rumore del suo schiudersi.

<em>Non sono tua madre!</em>, di Marianne Dubuc - 2017 Orecchio acerbo
Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc – 2017 Orecchio acerbo

“MAMMA” fa un essere minuscolo, tutto tondo e peloso con un piccolo naso buffo.
“Ah no! No, no! NON SONO tua madre!” risponde lo scoiattolo.

Siamo piuttosto increduli da questa parte delle pagine! Non vorrà lasciare lì quella deliziosa pallottola di pelo bianco?!?
Ma Otto non è curioso, è prudente e, nonostante la nostra perplessità, il peloso rimane fuori dalla porta.

Però, la notte è troppo buia anche per uno scoiattolo molto prudente.

Nel giro di poche ore, Otto cambia idea. “Va bene, ma solo per stanotte. Domani bisognerà ritrovare tua madre”.

“Ritrovare”, dice Otto, non “trovare”. Qui sta il nodo da sciogliere: il piccolo peloso una madre ce l’ha e l’ha persa o una madre la cerca e vorrebbe trovarla?

<em>Non sono tua madre!</em>, di Marianne Dubuc - 2017 Orecchio acerbo
Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc – 2017 Orecchio acerbo

Otto non è entusiasta del nuovo inquilino, che come tutti i piccoli quando dorme cresce e cresce (“non svegliate i piccoli”, dice mia nonna,  “disturbate la loro crescita!”. Devo prestarle questo libro). Di giorno in giorno, mentre Otto si affanna nella ricerca della madre del peloso, il cucciolo cresce e si mostra pieno di iniziativa e qualità. E di coraggio. E di affetto.

A nulla valgono i volantini pazientemente realizzati a mano da Otto, a nulla le sue lunghe passeggiate a setacciare il bosco. A nulla il tentativo in picchiata dell’aquila. La mamma del peloso non si trova, ma va bene così. Nemmeno gli artigli dell’aquila riusciranno a separarli. Otto, il piccolo scoiattolo, e Piu, il grande e tenero peloso.

L’equilibrio pensato da Marianne Dubuc tra testo e illustrazioni è perfetto. Essenziale il testo, essenziali le immagini. Efficace il testo, efficaci le immagini. Tutto contribuisce a una fruizione intensa e partecipe di questo albo la cui lettura consiglio a bambine e bambini dai tre anni in su.

non-sono-tua-madreTitolo: Non sono tua madre!
Autore: Marianne Dubuc (traduzione di Paolo Cesari)
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2017, 72 pp., 18,00 €

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Il tempo comincia da quando siamo felici, il resto si chiama passato

Verbena è una ragazzina sveglia, caparbia, sicura di sé e allo stesso tempo estremamente fragile. Sembra aver tutto (due genitori che la amano profondamente, un’amica fraterna, animali domestici compagni di gioco) e tutto sembra mancarle. Momenti lieti s’adombrano, ore serene si imbizzarriscono e scalpitano per poi tornare a guardarsi attorno e rasserenarsi ancora. Undici anni sono pochi per scoprire che se la tua altezza non aumenta quanto dovrebbe in relazione agli altri bambini, che se per vedere bene devi indossare degli occhiali molto spessi, che se per imparare a leggere hai dovuto fare dieci volte lo sforzo che gli altri bambini fanno è perché la tua madre naturale era alcolista, e lo era tanto da non smettere di esserlo nemmeno in gravidanza.

Undici anni sono pochi per scoprire che la madre che ti ama non è la tua madre biologica e che quello che hai sempre considerato uno zio un po’ sui generis è in realtà tuo padre, peraltro un assassino in galera. Tutta la frustrazione, tutta la ribellione assolutamente naturale dei suoi undici anni assume per Verbena una sorta di deficit congenito. Così com’è nata con la sindrome alcolico fetale, forse si porta appresso una rabbia che è ereditaria giacché non è nata, come pensava, da genitori miti ma da un’alcolista e da un criminale. L’insofferenza verso le premure materne diviene fonte di sensi di colpa che smarriscono la bambina e la inducono a imboccare un circolo vizioso fatto di emozioni e reticenze. Undici anni sono difficili da rivalutare alla luce delle nuove, terribili scoperte.

E invece rimangono pochi anche quando decide di scendere a patti con l’evidenza. Ma questo per fortuna, perché se ne avesse avuti di più forse non avrebbe trovato nell’amicizia e nell’avventura la propria via di fuga.

Verbena abita vicino al lago in una cittadina non distante da New York. D’estate dalla Grande mela (o Mela Marcia, come la definiscono i suoi concittadini) arrivano molti turisti. Tra di essi un bambino, Pulce. Con lui Verbena darà vita a una profonda amicizia condita da misteri, pericoli e fantasmi; un’avventura alla fine della quale, in un susseguirsi di eventi tra il semplice e lo straordinario, Verbena finirà per accettare se stessa e per scoprire quanto possa rivelarsi semplice essere felice.

Come ho amato La ragazza Chissachì non avrei potuto mai amare altro libro nato dalla stessa penna, altra protagonista; devo ad Heidi Chi una certa fedeltà, sebbene la potenza e la delicatezza con cui la Weeks racconta del rapporto madre figlia in queste pagine fresche di stampa abbiano fatto in diverse occasioni vacillare la mia fermezza. Davvero intensa la sua resa, davvero naturale e autentica. Meno efficace invece la struttura della trama che subisce qualche scossone e qualche accelerata che scombussolano un po’ l’orientamento del lettore, il quale talvolta si ritrova a non avere il tempo per assimilare gli eventi.

Da oggi sono felice è un romanzo da leggere, da leggere assolutamente, perché in esso i ragazzi che lo leggeranno troveranno un esempio e una guida per dare la giusta direzione a un conflitto che sempre ingaggiano contro se stessi per motivi più o meno importanti; una storia dolorosa ma esemplare al contempo per essere sempre assolutamente e pienamente coscienti del diritto e della facoltà di ciascuno di decidere che sì, da oggi si può essere sé stessi, da oggi si può essere felici.

Titolo: Da oggi sono felice
Autore: Sarah Weeks
Editore: Beisler Editore
Dati: 2012, 168 pp., 11,80 €