Coccodrilli a colazione

Coccodirilli a colazione, sì, avete letto bene. E pare che siano anche squisiti, che la loro coda abbia il sapore dei gamberi. Anche Eugenia era piuttosto scettica in merito, sebbene Chariza le spiegasse quanto comune e ghiotta fosse questa preistorica pietanza.

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Coccodrilli a colazione, Emanuela Nava, ill. Luciani – Giunti Junior

Chi è Eugenia? Chi è Chariza? Sono due ragazzini, una italiana, uno dello Zimbabwe, che si scambiano bellissime lettere nelle quali si raccontano l’un l’altra cose quotidiane, leggende bellissime, fiabe classiche, i nomi e le abitudini degli animali, ricette (il coccodrillo come la pasta asciutta) con un lessico brioso che rende la lettura molto scorrevole e piacevole, leggera come un colibrì.

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Titolo: Coccodrilli a colazione
Autore: Emanuela Nava, R. Luciani
Editore: Giunti
Dati: 2009, 96 pp., 7,90 €

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Precious e le scimmie. Il primo caso di Mma Ramotswe

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Precious e le scimmie, Alexander McCall Smith, Iain McIntosh  – 2015, Guanda editore

L’ho preso in mano tra gli altri perché ho trovato che la copertina fosse molto bella. L’arancione caldo, la silhouette  bordeaux della ragazzina che muove un passo deciso tra l’erba (che è nera ma pare rigogliosa) e rami popolati di scimmie, mi ha attratta. Spesso accade questo con i libri dalle belle copertine: hanno la meglio sui libri dalle brutte copertine. Spesso accade questo con i libri dalle belle copertine: a leggerli si rimane delusi, molto.

Talvolta, invece, accade il contrario, e posso dirvi con assoluta onestà che, anche senza mettermi nei panni di una bimba o di un bimbo di sette/otto anni (magari ne fossi capace quanta più meraviglia sarei capace di assorbire!), io questo libro dalla bella copertina cartonata l’ho letto, divertendomi, tutto d’un fiato.

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Precious e le scimmie, Alexander McCall Smith, Iain McIntosh – 2015, Guanda editore

È la storia del primo caso di Mma Ramotswe, all’epoca ancora solo aspirante detective, conosciuta ai più come Precious. Un caso piuttosto complesso, in cui le controparti senza talento per l’investigazione, e con una tendenza piuttosto spiccata a puntare il dito, giocano un ruolo marginale e tuttavia necessario a sottolineare la brillante intelligenza di Precious (e la sua abilità di cuoca, anche), che, in puro stile da detective navigato applica alla perfezione le regole dell’investigazione con naturalezza: osserva, ascolta, raccoglie elementi, riflette e fa le sue deduzioni che poi applica in modo che si concretizzino in prove che allo stesso tempo siano sufficienti a scagionare e incolpare senza possibilità di dubbio.

Senza contare che la storia ha luogo in Africa, nel Botswana, e che i profumi e i colori che si percepiscono tra le righe sono gli stessi che mi hanno indotta a scegliere questo libro tra gli altri, a sedermi in poltrona e a passare il sabato mattina in compagnia di Precious.

78b80ea34e6cbd5a728987edd23be71ec927b0.pdfTitolo: Precious e le scimmie
Autore: Alexander McCall Smith (traduzione di Serena Bertetto)
Editore: Guanda editore
Dati: 2015, 96 pp., 10,00 €

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C’era una volta, nella savana, un leone molto egoista. Si chiamava Kandinga

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia

“C’era una volta, molti anni fa…” così incomincia la storia de Il leone Kandinga raccontata in questo albo illustrato edito da Kalandraka, e non è un incipit così scontato come sembrerebbe, giacché la storia narrata è un mito più che una fiaba, e come nella natura dei miti, in esso viene evocato un evento remoto, distante nel tempo come all’inizio del presente.

I racconti che narrano storie di animali sono fra i più antichi e, soprattutto nella terra madre di questa precisa avventura, l’Africa, sono espressione di una umanità primitiva, molto vera, a tratti feroce; sono espressione che prende vita di un pensiero magico sfogo di necessità pratiche e insistenti, semplici: la fame, la sopravvivenza, la solitudine, la forza.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La Natura spadroneggia, gestisce e condiziona il presente e il futuro e ci sono poche possibilità di contrastarne gli elementi e le peculiarità: bisogna ingegnarsi, farsi furbi (nel senso nobile della furbizia, quella che si radica nell’intelligenza, non nell’ignoranza).

E furba si fa la lepre che incontra il leone, bestia enorme e possente abituata alla vita di branco. La lepre incontra un leone rimasto solo e ridotto alla fame perché talmente feroce e malvagio da divorare chiunque per sfamarsi, anche i propri amici: il leone Kandinga. La lepre stringe un patto con Kandinga: gli porterà molte prede con le quali potrà sfamarsi; che cosa la induca a stringere un patto del genere non è immediatamente palese. Lo diventa con lo svilupparsi della storia, giacché la lepre è portatrice di qualità preziose: la furbizia, appunto, la coerenza, la fedeltà ai patti. Il leone, d’altra parte si fa portatore di ingratitudine, egoismo, avarizia e dal loro bizzarro incontro si sviluppa la morale “se hai tanto, è giusto condividere con chi non ha niente: altrimenti, rischi di fare la fine del leone Kandinga”.

Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé - Kalandraka Italia
Il leone Kandinga, Boniface Ofogo, Elisa Arguilé – Kalandraka Italia

La lepre, debole fisicamente, riesce a battere il leone vittima peraltro non tanto dell’intelligenza del piccolo animale quanto piuttosto del proprio compiacimento.

Le illustrazioni, come distese su un motivo batik color panna, raccontano con un linguaggio universale, comprensibile a tutti, gli animali della savana e la terra d’Africa e sono di Elisa Arguilé. I colori richiamano la terra e la natura: predominante il rosso dell’argilla, poi il verde, il marrone e l’ocra. La storia di Kandinga, qui rinarrata da Boniface Ofogo Nkama, camerunense, fa parte della inesauribile tradizione orale dei bantù, che vivono nella savana e nelle foreste africane che si estendono dal centro del Camerun al Sudafrica.

 

il-leone-kandinga-it3501Titolo: Il leone Kandinga
Autore: Boniface Ofogo Elisa Arguilé
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2010, 40 pp., 15 €

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Le illustrazioni di Luca De Luise: luoghi reali e immaginari

D: Sfogliando un albo illustrato è difficile non immaginare le mani dell’artista al lavoro: pervase da una frenesia creativa, danzanti sul foglio bianco, lievi, o attente e caute nel perfezionare i dettagli. Ma cosa c’è dietro a questa naturale danza, come nasce un’illustrazione? Quanto conta l’ispirazione e quanto il talento?

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

Lo chiediamo a Luca De Luise, illustratore e grafico.
R: L’ispirazione per me è quel meccanismo magico e istintivo che trasforma il testo in immagini, che si aggrappa ad una o più parole per dargli forma e colore. Subito dopo interviene la capacità di ricostruire sulla carta quell’immagine che si è formata nella mente. In questa fase entra in gioco il talento, ovvero le doti e l’esperienza che ogni illustratore ha accumulato. Capita di lavorare con estremo slancio e naturalezza, così come possono presentarsi ostacoli inaspettati e limiti da valicare. Per arrivare all’immagine che si ha in mente può capitare quindi di dover ricorrere a soluzioni sorprendenti e fino ad allora mai prese in considerazione: nuovi barlumi di ispirazione che alimentano il talento in un costante circolo virtuoso. Ma esistono anche aspetti più tecnici e meno “romantici” nel lavoro dell’illustratore: la documentazione iconografica, lo studio e la coerenza dei personaggi, l’equilibrio tra immagine e testo nella pagina, l’attenzione al ritmo della narrazione che deve essere presente anche nella sequenza delle illustrazioni… Potrei continuare a lungo…

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Che differenza c’è tra il raccontare con parole e il raccontare per immagini? Spesso scrivendo si cerca di suggerire proprio delle immagini, si prova a fare in modo che il lettore “veda” ciò che si racconta. Illustrando avviene il processo inverso?
R: A mio parere l’illustratore ha una grandissima responsabilità, perché è come se avesse il compito di “vedere per gli altri”. Quello che sceglie di rappresentare si fisserà inevitabilmente nella mente del lettore come rimando visivo del testo. Delle belle illustrazioni sicuramente rendono più piacevole un testo, ma si rischia anche di rovinare un buon testo con delle brutte immagini. Quel che a me piace fare è utilizzare l’illustrazione come un trampolino per la fantasia del lettore, lasciando spazio alla creatività di ognuno per completare l’immagine che ha davanti agli occhi. Non cerco quindi di rappresentare il testo in maniera esaustiva e pedissequa ma piuttosto di selezionare alcuni elementi, stilizzare e suggerire un percorso aperto all’interno dell’illustrazione stessa.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Il mio Kenya racconta di un viaggio immaginario in un luogo splendido e complesso per natura, cultura e contraddizioni. Quanto conta per un artista il viaggio, l’incontro e lo scambio culturale?
R: L’incontro con ciò che è diverso da noi e lo scambio culturale contano moltissimo nella vita di ogni essere umano. Chi ha una capacità artistica ovviamente non può far a meno di trasformare e fissare tutta quella quantità incredibile di stimoli e novità che sono caratteristiche della dimensione del viaggio. Quando ho iniziato a lavorare a Il mio Kenya sono andato a riaprire il quaderno con gli schizzi che avevo fatto durante un viaggio in Africa per recuperare l’immediatezza e l’urgenza di raccontare per immagini che sentivo in quelle settimane. Inevitabilmente nelle illustrazioni del libro ci sono idee e soluzioni che non sarebbero nate se non avessi potuto attingere a quell’esperienza personale.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Tra le storie che hai illustrato ci sono dei classici della letteratura italiana (Fanta-Ghirò), classici dell’opera (Il Barbiere di Siviglia), storie tradizionali (La Bella formichella); C’è una tecnica che associ a dei temi? Ci sono degli artisti cui ti ispiri?
R: Come dicevo prima, ogni testo può suggerirti delle idee e metterti davanti a delle nuove sfide, tra cui quella della tecnica da utilizzare. Per i tre libri che hai citato ho utilizzato più o meno la stessa tecnica, un misto di acrilico, tempera e matita. È la tecnica che ho appreso da uno dei miei maestri, Svjetlan Junakovic. Con Il mio Kenya ho iniziato un percorso di sperimentazione su cui intendo proseguire. Si tratta di collage di disegni fatti con le matite colorate su carta colorata o riciclata. È una tecnica che sicuramente si avvicina a quella di alcuni artisti che mi piacciono moltissimo, come Chiara Carrer, Guido Scarabottolo e Wolf Erlbruch.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Fantasia, candore, ingenuità e stupore. Sono queste le parole che mi vengono in mente pensando ai bambini. Che ruolo ha la lettura, che ruolo hanno le fiabe, le storie, i colori nella crescita di un bambino e quanto possono contribuire (se possono) allo sviluppo di una coscienza propria?
R: Sicuramente le letture dell’infanzia hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita e sopravvivono in qualche modo negli adulti che diventiamo. Personalmente posso dirti che ancora oggi, quando disegno, attingo in maniera quasi inconscia alle immagini dei libri che ho sfogliato da bambino. Pur non avendoli fisicamente con me, sento di aver fatto intimamente miei quei libri. Le emozioni che provavo nel leggerli allora sono probabilmente quelle che tento di rivivere e restituire oggi con il mio lavoro di illustratore. In questo mi riconosco perfettamente in quello che poche settimane fa a Londra ho sentito dire al noto illustratore Oliver Jeffers: “Quando disegno un libro per bambini, il primo bambino che voglio sia entusiasta del mio lavoro sono io!”

Luca De Luise: è nato nel 1974 a Tricase, in Salento, ed è cresciuto a Massafra, in provincia di Taranto, in una casa di campagna, tra ulivi e pini. Ha iniziato a scarabocchiare e a colorare molto presto ma, nonostante questa passione spiccata e prematura, ha seguito un percorso piuttosto inconsueto prima di capire che il disegno sarebbe diventato il suo lavoro… [lucadeluise.com]

il libro: scritto da Carolina D’Angelo è inserito nella collana Intercultura della Sinnos editrice. La vendita del libro sostiene l’attività della onlus “Giacomogiacomo” nella costruzione di una scuola a Ongata Rongai in Kenya.

ilmiokenya_copertina1-960x960Titolo: Il mio Kenya
Autore: Carolina D’Angelo
Illustratore: Luca De Luise
Editore: Sinnos
Dati: 2009, 48 pp., ill., € 12,00

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Pik Badaluk e il leone: Cappuccetto rosso in Africa

Che cos’è “diverso” da noi? Cosa significa “diverso”? Forse è diverso da me un bambino africano, monello e disubbidiente, che sfugge alle fauci di un feroce leone rifugiandosi su un albero di mele? Ed in cosa sarebbe diverso?

In Africa non ci sono alberi di mele; eppure, ne La storia di Pik Badaluk che ci racconta Meuche Grete ce ne sono tanti che sembra di essere nel nostro Trentino, e questo bimbo della famiglia dei Badaluk, nero come un carboncino e col sorriso bianco color gessetto, potrebbe essere molto simile alla nostra Cappuccetto Rosso. Non fosse che nel Nord dell’Europa non esistono i leoni… ma si può incorrere facilmente nei lupi.

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La storia di Pik Badaluk, Meuche Grete – Emme edizioni 2010

Che cosa c’è di diverso tra la mamma di Pik Badaluk e le nostre mamme premurose? Tra il suo e il nostro papà?
Nulla direi. Assolutamente nulla.

Quello di Pik è un mondo che appare piccolo, in cui l’Africa, l’enorme Africa, non si coglie, perlomeno nelle pagine iniziali. Ed è un mondo che effettivamente sta stretto al bimbo Pik, curioso di esplorare, di andare oltre, sebbene nella sua casa, in quel rifugio dove la mamma lo esorta a restare, egli sia protetto, al sicuro.
Quando Pik apre il cancello, si volta pagina: i luminosi raggi di un sole che sembra caldissimo ci accompagnano nella selva di una foresta, dove un pericoloso leone già agogna l’arrivo di Pik.

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La storia di Pik Badaluk, Meuche Grete – Emme edizioni 2010

Ma se Pik non fosse sveglio e curioso che ci farebbe nella foresta? E infatti sfugge al leone arrampicandosi sull’albero di mele, che sembra un albero del Ténéré, solo con succosi frutti rossi al posto delle spine.

In questo albo dai colori decisi, illustrato con semplicità, tutto sembra pervaso da un senso di spontaneità che prende l’avvio con la naturale tendenza alla disobbedienza del bimbo Pik, che esce dal cancello non mantenendo fede alla promessa fatta alla mamma, e si evolve con il tenero e ingenuo tentativo di allontanare la belva a colpi di mela, concludendosi con la caccia e l’uccisione del leone.
Triste dazio affinché Pik Badaluk possa tornare all’abbraccio della sua mamma sano e salvo.
E forse più buono: “come il più buon cioccolato”.

71R8ESdrrRLTitolo: La storia di Pik Badaluk
Autore: Meuche Grete
Editore: Emme Edizioni
Dati: 2010, 30 pp., 14,90 €

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