L’estate delle cicale

C’è un ciliegio. Frutti profumati e rossi. Ci sono due bambini e il canto, assai dolce, delle cicale. Ci sono colori vividi senza esser netti. Prospettive che si sovrappongono; ci sono dettagli in primo piano che rubano la scena agli accidenti centrali. Ci sono gli occhi dei bambini che raccontano, quasi più delle parole, di avventure, di amicizia, del tempo. C’è una storia che finisce così:

Quell’estate, Marta e Tito giocarono e giocarono.
Ai pirati,
ai naufraghi,
ai marinai.
Una sera, seduti vicini, con le gambe a penzoloni
sulla loro casa di legno, si fecero una promessa:
“Saremo amici per sempre”.

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L’estate delle cicale, Janna Carioli, Sonia Maria Luce Possentini – 2016, Bacchilega Junior

I due bambini hanno costruito una casa sull’albero che immaginano però in movimento. La quiete e la stasi di una casa sull’albero si fa nave in balia di onde, nave che domina o soccombe alla tempesta. Che poi è lo stesso meccanismo del sogno: un desiderio che prende forma, quello dei bambini di costruire un rifugio sull’albero, è il cuscino su cui i due amici chiudono gli occhi (o li tengono ben aperti) per immaginare grandi avventure, seduti, gambe penzoloni.

Quando si passa all’azione i bimbi giocano e giocano, e giocando litigano, e litigando si allontanano, dimenticandone il motivo, lievemente, come accade coi sogni.

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L’estate delle cicale, Janna Carioli, Sonia Maria Luce Possentini – 2016, Bacchilega Junior

Come tutto ciò che resta abbandonato da chi per primo l’ha usato, altri potrebbero trovarlo utile, sfruttandone qualità nascoste o scoprendovi esattamente ciò che gli è necessario. Così come accade con l’amore. E così come accade alla casa sull’albero. Con le stagioni si susseguono nuovi abitanti: i gabbiani d’autunno, gli scoiattoli d’inverno, il merlo in primavera. Diversi gabbiani, scoiattoli, merli per diversi autunni, inverni, primavere. Fino a un’estate in cui le ciliege dell’albero maturano particolarmente profumate e rosse. Nessun occhio avrebbe potuto resister loro, nessun naso al loro profumo. Tantomeno gli occhi e il naso di una bambina, che, frugando tra le fronde fitte e ricche, trova il frutto e lo scrigno di un sogno: una casa, “solida e magnifica”.

L’estate delle cicale, Janna Carioli, Sonia Maria Luce Possentini - 2016, Bacchilega Junior
L’estate delle cicale, Janna Carioli, Sonia Maria Luce Possentini – 2016, Bacchilega Junior

Un po’ scoiattolo Marta, questo il nome della bambina, arreda la sua casa, e un po’ merlo, un altro bambino, Tito, a sua insaputa la riempie di frutti. Insieme, amici, si libreranno come gabbiani sul lago dalla casa sull’albero.

51l4uidf-ql-_sx373_bo1204203200_Titolo: L’estate delle cicale
Autore: Janna Carioli, Sonia MariaLuce Possentini
Editore: Bacchilega Junior
Dati: 2016, 40 pp., 16,00 €

Chissà dove sta la libertà?

La prima cosa che ho pensato, leggendo Chissadove, è che fosse la storia di un genitore (nella fattispecie di un padre) e di un figlio. La storia di un papà che vede andar via verso chissà dove i suoi bambini. Tutti, tranne uno. Più fragile, forse, meno coraggioso, forse, più pigro, anche… forse. E verso quel bambino si sente nella posizione, ben radicata, di dover proteggere, di dover indirizzare, di dover guidare.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

Il padre in questione sarebbe stato, ovviamente, l’albero, il figlio un seme. Ebbene, continuerò a parlare di padri e di figli, di alberi e di semi, sebbene ritenga che la tenera, e un po’ prevaricante, dinamica instaurata tra i due si ramifichi e sbocci in tanti e diversi contesti: quello dell’amicizia, per esempio, quello della scuola.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

C’è dunque un albero, dalla chioma folta e dal tronco ben piantato chissà dove. In un posto che per quello specifico albero frondoso si chiama “casa”. Tra i suoi rami crescevano tanti semi impazienti soprattutto di crescere per poter parlare di parole bislacche e cortesi. Un giorno in cui il vento è un po’ più frizzante del solito i semi si staccano dall’albero e partono, alla ricerca di un posto in cui mettere radici. Chi con la sciarpa, chi col cappello, chi come madre natura l’ha fatto. Tutti sorridenti. Tutti, incluso uno che resta ben saldo sul suo ramo, guardando gli altri allontanarsi verso chissadove, perdendo il vento. Forse stava semplicemente pisolando in quel preciso momento del distacco, forse era un seme meditabondo,  forse era distratto, o forse non amava seguire il vento percorso da tutti gli altri. Il fatto è che il suo tergiversare induce l’albero a porsi tante domande e a darsi delle risposte non richieste, in una parola a intromettersi. Un po’ amando il fatto di non essere solo, un po’ egoisticamente, l’albero

che aveva il cuore di tenero ciliegio, e poca memoria, pensò che sarebbe stato bello avere compagnia, su quella collina deserta e gli disse: solo un giorno!

Di giorno in giorno, passa il tempo e il seme rimane, immobile, fermo. Fino a che uno sfortunato accidente pone fine agli indugi e, sciarpa o non sciarpa, calzini o scalzo (che poi i semi i piedi nemmeno li hanno), il piccolo seme parte da solo per crescere chissadove.

L’albero è fatto da linee e punti, e così i semi. Tratti leggeri che circoscrivono lo spazio bianco, lo contengono, dando luogo a immagini ariose e ricche di luce. Predominano il bianco e il nero, dunque, con venature rosse. Ma i nasi, no. Quelli, forse per lasciar intendere di futuri e intensi profumi, li conoscono tutti. Pronti ad annusarli ad uno ad uno, i colori di chissadove.

51zK9oxWlvL._SX406_BO1,204,203,200_Titolo: Chissadove
Autore: Cristiana Valentini, Philip Giordano
Editore: Zoolibri
dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

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Il lupo, l’albero e la bambina

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Il lupo, l’albero e la bambina, Vivian Lamarque, Antonio Ferrara – Interlinea, le rane 2015

Era una recensione.
Quella che avevo in mente giorni fa.
Era una recensione di quelle che raccontano della celebrità degli autori, di quelle che segnano tante date, riferimenti, rimandi.
Era una bella recensione, ma non sembrava nemmeno una mia recensione. E questo libro invece ne merita una che sia vera, per come il “vero” lo intendo io.

In questa mia recensione, dunque, si parla di un alberello, un cucciolo di lupo, e una bambina. Ma si parla anche delle loro rispettive mamme albero, lupa e donna.

L’alberello è piccino, appena nato, e se potesse girare su se stesso lo farebbe per guardare quell’angolo di sottobosco che lo circonda; l’alberello ha una mamma statuaria, imponente, che trasuda fermezza, come tanti alberi, ma, sono certa, ha passato tutto il tempo dell’attesa ad allungare e infoltire le fronde per proteggerlo. Il lupo non solo è un cucciolo neonato ma ha anche una mamma piuttosto malandata e magra magra, che ha subito le angherie del tempo e ora soffre quelle dell’inverno. La bambina è magrolina e la sua mamma un po’ vecchietta ma talmente allegra da organizzare un pic nic sulla neve nel bosco, in un giorno di festa.

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Il lupo, l’albero e la bambina, Vivian Lamarque, Antonio Ferrara – Interlinea, le rane 2015

Agli accidenti del tempo si aggiungono due cretinetti, alla ricerca di qualcuno di debole su cui sfogare la propria stupidità. Delle loro parole ricordo poco, i dispetti e le linguacce non mi colpiscono. Ricordo bene però tre parole con le quali ho soprannominato queste tre famigliole così mal assortite. La vegetale, non ho dubbi: cuore. L’animale, anche, senza incertezze: speranza. L’umana: coraggio.

L’autrice mi racconta in maniera molto diretta, a volte mi si rivolge anche, come a chiedere approvazione o a prevenire qualche mia incertezza. È una che parla molto chiaro Vivian Lamarque, senza giri di parole, senza orpelli. La narrazione è morbida e unica, come ciascuno dei fiocchi di neve di Antonio Ferrara che tra sagome carta di pane, contorni netti e sfondi lineari, racconta per immagini ciascun movimento, dialogando in armonia con il testo.

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Il lupo, l’albero e la bambina, Vivian Lamarque, Antonio Ferrara – Interlinea, le rane 2015

Una storia d’inverno, una storia di rivalsa e speranza, pungente e tenera al contempo che consiglio a bimbe e bimbi capaci di scrollarsi il freddo di dosso e riscaldare sé stessi e gli altri con la propria unicità.

il lupo, l'albero e la bambina copTitolo: Il lupo, l’albero e la bambina
Autore: Vivian Lamarque, Antonio Ferrara
Editore: Le rane Interlinea
Dati: 2015, 25,00 pp., 8,00 €

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Storia di un albero

storia di un albero - émilie vast

Per fare un albero ci vuole un fiore… o uno scoiattolo previdente che nasconde una bella pera sottoterra. L’albero spunta e poi cresce. È una storia che incomincia sulla prima pagina e finisce sulla seconda. Molto poetica. Ancor più poetica quella seguente. Se la prima era “cresce” ora si tratta di “incanta” e mentre un uccellino porta tra i rami dei fili d’erba per il suo nido, spuntano da un’ideale finestra, da un ritaglio tondo, due cerbiatte che, rapite, osservano con curiosa passione come le corna del cervo si facciano, grazie all’albero, rami di foglie, frutti e fiori. Questa storia potrebbe anch’essa finire qui, scopriamo, voltando pagina che invece c’è uno splendido antefatto fatto di corse e saltelli tra un albero e l’altro, tra un cespuglio e un arbusto. Adesso è la volta del cervo di affacciarsi dal ritaglio tondo in un inchino che è palese ora, volto alle cerbiatte stupefatte e curiose.

L’albero “provvede”, “accoglie”, “unisce” in una ridda di storie incrociate, indipendenti, semplici, metaforiche, tutte intense, senza sbavature o eccessi. Le pause sono poetiche, i rimandi altrettanto, le parole (le pochissime parole) come sospese in un tempo che dura e resta e al contempo s’evolve.
Il tempo di un prendere il volo, di una migrazione, e le foglie divenute gialle cadono, i rami si coprono di neve. L’albero “attende” che il caso faccia il suo gioco.

storia di un albero - émilie vast

Émilie Vast fa tutto questo con l’ausilio di soli quattro colori: il nero, il grigio, il bianco e il giallo. L’impianto delle immagini è tale che le storie nascono da destra verso sinistra, da sinistra verso destra, si sviluppano verso l’alto seguendo il moto dei rami, il librarsi verso i margini degli uccelli,o verso il basso seguendo la caduta delle foglie, gli inchini e le danze degli animali.

L’invito dell’ultima pagina “e di nuovo…” non potrebbe essere più esplicito. Le storie più poetiche nascono proprio così: ricominciando da un’altra prospettiva, da un altro verso.

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Titolo: Storia di un albero
Autore: Émilie Vast
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 32 pp., 13,00 €

 

Con la testa tra le nuvole

È un albo illustrato colorato, ricco di informazioni e aneddoti, accurato e piacevole. Ma soprattutto Alberi e uccelli è un prezioso aiuto per tutti quei genitori, o nonni, che vogliano spiegare ai propri bambini (senza essere noiosi e borbottanti) quanto sia importante saper guardare, osservare, scoprire. Quanto sia entusiasmante e divertente guardare un albero e non saper dire, semplicemente: è un albero! Quanto piuttosto: è un sicomòro! Un acero, lo stesso che produce la dolcissima linfa con la quale si condiscono i pancakes! Oppure: si tratta di una quercia! Che produce uno dei frutti dall’aspetto più buffo che sia: la ghianda.immagine

Si riesce senza fatica a invogliare i bimbi a tendere l’orecchio e nel fruscio delle foglie mosse dal vento, distinguere il canto di una piccola cincia, il cinguettio dei pulcini del fringuello, il becchettare operoso della ghiandaia.alberi-e-uccelli-illustrazione1

Soprattutto, tra le pagine “belledasapere” sono poste delicatamente delle parole preziose, spesso non dette, talmente semplici da passare in secondo piano e invece portatrici di un concetto fondamentale: non è necessario acquistare, comprare oggetti colorati, belli, costosi, perché di oggetti colorati, profumati, belli ce ne sono a centinaia nei boschi, nei viali dei parchi e con essi, grazie alla fantasia, assieme, si possono creare altri tesori, ancora più preziosi, e soprattutto unici. “Piccoli tesori che non costano nulla… tre piccoli rametti, un piccolo legaccio, due piccole foglie, ed ecco un coniglio!”

La natura ci offre tutto il necessario per imparare, per solleticare la curiosità, per crescere, per essere creativi. E questo libro ci racconta tutto quanto è necessario per imparare a riconoscere gli alberi e gli uccelli.

copertina-alberi-e-uccelli1Titolo: Alberi e uccelli
Autore: Sonia Goldie, con le illustrazioni di Charlotte Bernard
Editore: Editoriale Scienza, collana “Bellodasapere”
Dati: 2004, 32 pp., ill., 9.90 €

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Al Salone internazionale del libro di Torino (il 14 e il 15 maggio) la scienza si colora di ironia e di un pizzico di irriverenza: in due appuntamenti per grandi e piccini debutterà, infatti, la collana per bambini “Teste toste”, della casa editrice Editoriale Scienza. I volumi raccolgono le domande spiritose e appassionate di Federico Taddia a importanti studiosi italiani: i giovani lettori scoprono così le materie che hanno visto affermarsi sul palcoscenico internazionale delle vere “teste toste” della scienza. A firmare i primi due libri della collana sono rispettivamente, assieme allo stesso Taddia, l’evoluzionista Telmo Pievani e l’astrofisica Margherita Hack. Gli autori incontreranno il pubblico in due appuntamenti organizzati dalla casa editrice e dal Salone del libro: venerdì 14 maggio, alle 13.30 nella sala Book, Pievani presenterà il suo Perché siamo parenti delle galline? E tante altre domande sull’evoluzione, svelando a genitori e figli dove affonda le radici il loro albero genealogico; sabato 15 maggio, alle 15.30 nell’Arena bookstock, sarà poi la volta di Hack e di Taddia con Perché le stelle non ci cadono in testa? E tante altre domande sull’astronomia: l’occasione giusta per scoprire i segreti degli astri.