Strisce e macchie

Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo
Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo

Fin quando ci saranno tra gli scaffali delle librerie libri di Dahlov Ipcar, io non smetterò mai di consigliarne l’acquisto e la lettura. Sono libri che danzano, che portano con sé un bagaglio di originalità e pregnanza non comune; creati con una cura editoriale altrettanto rara e originale e pregnante.

Sono libri che i bambini scelgono tra tanti, dalle illustrazioni potenti con colori ricercati ce sono come un marchio: blu, turchini che sono solo suoi; immagini che si muovono e rincorrono su sfondi pieni, parole che seguono il ritmo.

Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo
Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo

È un portatore, Dahlov Ipcar, di meraviglia, ed essa non si fa remore di attraversare la storia del cucciolo di tigre e quella del cucciolo di leopardo che in maniera autonoma intraprendono la stessa strada; una strada che è fatta di esplorazione, avventura, amicizia, indipendenza e scoperte (talvolta dal sapore non proprio piacevole, talvolta straordinarie), e di ritorni, cura, famiglia. Una strada fatta soprattutto di macchie e di strisce.

Per bambine e bambini capaci di inanellare di seguito (come ho sentito con le mie orecchie durante una lettura ad alta voce di Carla Ghisalberti) almeno tre animali a macchie e tre a strisce. Per tutti i bambini, dunque!

Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo
Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo

61-M0USj+5L._SX377_BO1,204,203,200_Titolo: Strisce e macchie
Autore: Dahlov Ipcar (trad. D. Abeni)
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2016, 44 pp., 14,90 €

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La balenottera azzurra

La balenottera azzurra, Jenni Desmond - 2016, Lapis
La balenottera azzurra, Jenni Desmond – 2016, Lapis

Questo libro mi ha sorpresa. Mi aspettavo una storia e invece ho trovato una storia e un accurato saggio scientifico. L’ho letto e l’ho riletto godendomi il piacere della scoperta, toccata nelle corde più intime della mastodontica grandezza di questo mammifero grigio che il mare rende azzurro. Al mondo non c’è e non c’è mai stato essere più grande della balenottera azzurra. Ciononostante se malauguratamente toccasse terra il suo stesso peso la schiaccerebbe. Il mare la protegge, la culla, la sostiene. Il mare la nasconde nonostante la sua mole, le da un intimo rifugio.

Il cuore di una balenottera azzurra è il più grande del mondo.
È grande come un’automobile e pesa circa 600 chili.

Quante emozioni può contenere il cuore di una balenottera è un segreto che rimarrà sempre racchiuso nel suo canto, percepibile solo con l’uso di sofisticati strumenti ma al contempo potentissimo. Però, se avessero il coraggio di farlo, nella sua bocca potrebbero entrare 50 persone e starvi paradossalmente tranquille, giacché esse si nutrono di solo krill.

È l’animale degli opposti: è enorme ma leggiadro, possiede una voce assordante ma non percepibile a orecchio umano, vive nel mare ma non può starvi immersa a lungo, necessita di tornare a galla per respirare ogni 30 minuti. E, altra cosa piuttosto sorprendente, ha degli occhi minuscoli (se confrontati al resto del corpo) che l’autrice, Jenni Desmond, ci propone in una riproduzione fedele. Dopo aver appreso quanto conti il sale nella vita di una balena, e non solo nella sua, possiamo voltar pagina e incontrarne lo sguardo profondo e fragile, un onice nero e ovale di appena 15 centimetri incastonato tra le pieghe della sua pelle sensibilissima.

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La balenottera azzurra, Jenni Desmond – 2016, Lapis

Si tratta di un albo da non perdere, che incontrerà certamente la fantasia dei vostri bambini e delle vostre bambine, accompagnandoli molto lievemente in un mondo enorme e affascinante, fortissimo e fragile, con un realismo che, sebbene non esattamente in contesto, mi piace definire magico perlomeno nell’efficacia comunicativa.

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La balenottera azzurra, Jenni Desmond – 2016, Lapis

Le illustrazioni, realizzate in tecnica mista, raccontano anch’esse di una realtà che può trasformarsi in sogno. È ben chiaro sin dalla copertina: il mare è imponente, il suo azzurro la occupa quasi tutta, lascia solo una striscia sottile al grigio della terra e a una piccola barca verde, dalla quale si sporge a osservare attentamente il nostro lettore protagonista. Sembra che la balenottera azzurra, col suo respiro, sostenga la barchetta, la culli e la mantenga in equilibrio in uno scambio di attenzione tra uomo e animale profondo e intenso. Equilibrio perfetto che si specchia nella riuscita combinazione di arte, meraviglia e divulgazione scientifica. La realtà si riflette sulla superficie del mare ma non resta lì, non galleggia. Placida affonda, approfondisce, cura, si fa immaginazione.

cop balenotteraTitolo: La balenottera azzurra
Autore: Jenni Desmond
Traduttore: Sara Marconi
Editore: Lapis
Dati: 2016, 40 pp., 14,50 €

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Mentre tutti dormono

Dicono che nella lingua Inuit ci siano numerosi modi per definire la neve. Astrid Lindgren, nella sua di lingua così diretta e semplice, ne ha trovati non altrettanti ma almeno una decina, per descriverne aspetto e consistenza durante il lungo inverno del tomte in una fattoria in mezzo al bosco. “Il tomte”, che è un altro modo, in un’altra lingua, per dire “ lo gnomo”, trascorre la stagione bianca a prendersi cura di tutti gli esseri della fattoria in cui abita, sussurrando loro nel sonno parole col suono dell’estate e, mentre lo gnomo nella sua lingua musicale e gentile sussurra, la neve scompare dalla pagina e lascia il campo al tepore della paglia, alla morbidezza delle coperte.

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Mentre tutti dormono, Astrid Lindgren, Kitty Crowther – 2015, Il Gioco di leggere

Le illustrazioni di Kitty Crowther ben rispettano questa alternanza tra realtà e sogno. Quando gli animali sognano, mentre il tomte sussurra, c’è sempre una soffusa luce gialla o aranciata a farsi spazio tra gli scuri della notte. Nella stalla delle pecore, non so se fa parte del sogno o se sia realtà, ci sono addirittura delle foglie fresche e verdi di pioppo da brucare, che il tomte annusa, vagheggiando l’estate.

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Mentre tutti dormono, Astrid Lindgren, Kitty Crowther – 2015, Il Gioco di leggere

La lingua del tomte, così come accade talvolta coi sogni, non è comprensibile a tutti. Ne colgono tutto il senso gli animali e i bambini, ma sfugge agli adulti. Di certo c’è che

l’inverno arriva e l’estate se ne va, gli anni passano, ma, fino a quando ci sarà qualcuno ad abitare la vecchia fattoria nel bosco, ci sarà sempre un piccolo gnomo guardiano che se ne andrà in giro ogni notte a visitare la fattoria, camminando a piccoli passi silenziosi.

TOMTE_cover_1Titolo: Mentre tutti dormono
Autore: Astrid Lindgren, Kitty Crowther
Editore: Il gioco di leggere
Traduttore: Roberta Colonna Dahlman
Dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

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Il picnic acquatico dell’orso

Il picnic acquatico dell’orso è un albo delizioso e questo è il momento dell’anno ideale per leggerlo, nonostante parli la lingua della primavera.

Un maiale, una gallina, uno scoiattolo e un riccio trotterellano in fila indiana con dei bei sorrisi dipinti sui musi. La vegetazione intorno è rigogliosa, la luce dorata e leggera. Sulla riva di un laghetto ad attenderli c’è un amico, un orso. Si intende un orso di quelli compiti e previdenti, con una buona coscienza in fatto di cautele e colpi di sole. Ha portato due cappelli di paglia, uno lo presta generosamente al maiale, e un bel cestino da picnic. I cinque amici animali si salutano e orso, che guida la storia, mostra loro la sorpresa che ha costruito con le sue zampe: una robusta zattera per fare un picnic in mezzo al lago.

Il Picnic acquatico dell'orso, John Yeoman -Quentin Blake - 2013 CameloZampa
Il Picnic acquatico dell’orso, John Yeoman -Quentin Blake – 2013 CameloZampa

Raggiunto un punto tranquillo L’orso, che sa anche ricamare i tovaglioli, allestisce il pranzo: per ciascuno una delizia, compresi dei succulenti (o croccanti) scarafaggi morti per il riccio.  Sul più bello però, quando l’acqua sembrava più azzurra e le ninfee più verdi, ecco intervenire un gracidante accidente a rovinare tutto. Rumorosi, i craaa craaa delle rane in quel placido laghetto sono proprio fuori luogo (o perfettamente di casa) e lasciano i cinque molto infastiditi.

Il Picnic acquatico dell'orso, John Yeoman -Quentin Blake - 2013 CameloZampa
Il Picnic acquatico dell’orso, John Yeoman -Quentin Blake – 2013 CameloZampa

Era il 1969 quando John Yeoman e Quentin Blake, con penna lieve e tratti che diverrano celebri, crearono questo albo e La casa invernale di Orso. Assieme alle più famose illustrazioni per i libri di Dahl, è una delle poche occasioni che abbiamo, qui in Italia, per condividere coi nostri bambini (ritengo sia un albo adatto alla lettura condivisa, appunto, ma anche autonoma, per primi lettori amanti della gentilezza) delle tavole così semplici eppure così intense, delle tavole di Blake, per intenderci.

Il picnic si interrompe, il gracidare delle rane è davvero insopportabile. Ma la disavventura vera deve ancora arrivare: la zattera si incaglia e, a furia di far scarica barile, i cinque amici rischiano di restare a lungo bloccati in mezzo al lago. Non fosse che esistono, e fanno un gran baccano, anche degli esseri capaci di far del bene per gli altri senza aspettarsi nulla in cambio, far del bene insomma, come dovrebbe essere: usare una propria abilità perché gli altri ne traggano beneficio e salvezza, anche se questi ultimi non sono esattamente mostri d’operosità e coraggio.

Se dovessi associare a queste pagine una parola, Sceglierei “gentilezza”. È gentile e lieve, e gentilmente è, come dicevo, l’albo ideale per salutare l’estate, il cui congedarsi ho ritrovato nell’ultima tavola: il tramonto, la zampa di orso che mollemente saluta, il riverbero dorato del sole sul pelo dell’acqua, il tornare nella vegetazione fitta, stavolta coi toni prevalenti dell’azzurro. “Tornate presto per un altro picnic sull’acqua, craa, craa, craaa” esclamarono le rane. E tutti assicurarono che l’avrebbero fatto. Speriamo.

0096_Il_picnic_acquatico_dell'orsoTitolo: Il Picnic acquatico dell’orso
Autore: John Yeoman -Quentin Blake
Traduttore: Sara Saorin
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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Una Renna Bianca, un albero magico, una bambina libera

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

Hanna è appena salita su un magnifico treno; ha dei magnifici capelli chiari e si lascia alle spalle una stazione anch’essa magnifica, erbosa, contornata da alberi. Nel corridoio del treno Hanna non si sente del tutto tranquilla e ci indirizza uno sguardo profondo che manifesta assieme consapevolezza e smarrimento. Alle pareti del vagone, ricche cornici racchiudono dipinti che raccontano di surrealtà e irrazionalità, che pongono manufatti artificiosi in ambienti bucolici, che ritraggono animali selvaggi in posture umane e così facendo ne violano gli sguardi ora privi di baleni. La madre di Hanna cammina impettita, naso all’insù, sorrisetto beffardo, braccia incrociate a chiudersi nel caldo rassicurante della sua ingombrante pelliccia. Hanna, in una giacchetta leggera, tiene tra le braccia un bonsai che sembra fiorito. E in realtà fiorito non è. È invece un vecchio amico, è speciale, immaginifico, magico: si chiama Alberopescevivo, ed è un regalo del papà amante delle foreste che Hanna sta raggiungendo. Si mantiene albero, pesce e vivo grazie al cuore caldo della bambina. Vive in simbiosi con lei e del suo cuore fa la propria linfa, la propria acqua, il proprio respiro.

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

Nel momento in cui il treno si muove e parte, divenendo mondo a sé stante, isola, con i suoi ritmi, i suoi spazi, le sue regole, entra nello scompartimento Renna Bianca. Ha un corno spezzato, un portamento elegante, una lunga barba bianca e un’infinita fila di rane al seguito. La mamma impellicciata è scandalizzata dalle rane e dal fatto che Renna Bianca le abbia portate con sé. Egli per scusarsi offre quindi dei cioccolatini, dolcetti prodigiosi neri o rossi capaci di realizzare i sogni e i desideri degli umani, quelli neri, e di rendere realtà le fantasia delle creature non umane, sovrumane direi, quelli rossi. Mangiando un cioccolatino rosso, dalle corna di Renna Bianca cadono decine di diamanti. La madre ne è rapita. Hanna accetta un cioccolatino nero e nella sua mente e davanti ai suoi occhi si dispiegano le ali della Primavera, si stende un campo erboso, si innalza un intenso profumo di fiori. Ma la madre sfugge alle regole della surrealtà e si perde in quelle della cupidigia. Mangia un cioccolatino rosso e diviene rana tra le rane. Tutto è un’ovidiana metamorfosi, ogni cosa diventa altro da sé e con quell’altro convive, volentieri o suo malgrado.

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

È in questo momento che l’albo assume il suo significato più pieno: la bambina è sì preoccupata per la sorte della madre ma al contempo la accetta come una persona matura e saggia accetterebbe le conseguenze di un proprio gesto avventato; si concentra piuttosto sul corno spezzato di Renna Bianca e guidata da una generosità che è pura e brillante gli dona il suo Alberopescevivo che immediatamente si ramifica e cresce in un innesto magico e dolce. Tutto il resto, la conclusione, l’addio, la consapevolezza vengono da sé, sono correlazioni di un gesto che è empatico e salvifico, che nutre e spera.

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

Ecco, io trovo che di questa profondità di contenuti, di questa eleganza della rappresentazione, di questo rifuggire l’ovvietà, dovremmo nutrire i giovani lettori. Dovremmo lasciarli liberi di restare impressionati dalla magia, dalla straordinarietà dei viaggi fantastici, dovremmo dar loro gli strumenti per diventare capaci di dare, senza tentennamenti, senza rimpianti, dovremmo formare i loro sguardi con illustrazioni complesse, raffinate, sorprendenti, in cui tutto è scelto, tutto è studiato, ogni cosa si correla all’altra creando una narrazione piena, lineare nella sua surrealtà, che si imprime negli sguardi, che resta a far compagnia e nutre.

Renna_BiancaTitolo: Renna Bianca
Autore: Kim Sena
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2014, 36 pp., 13,00 €

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Una storia moderna dal sapore antico

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Il lessico dal tono antico, che ben percepiamo sin dal titolo, che dà passione e forma al testo di questa storia, tradisce una attenzione alle parole che si colorano di toni, di dettagli, di magia. La voce è quella di Antonio Gramsci, e non avrebbe potuto essere diversa da com’è; le sue intenzioni e le sue radici, d’altra parte, sono ben radicate nella letteratura classica per l’infanzia, proprio in carcere Gramsci tradusse le fiabe dei fratelli Grimm; quella che si sveste di candori e luccichii per farsi diretta, per farsi narrante, appunto.

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Fa parte della raccolta di lettere e storie L’albero del riccio; Gramsci le scriveva in carcere per i due figli, per poter contribuire alla loro crescita anche essendo così lontano da loro. Si intitola “La volpe e il polledrino” e narra le vicende, tra loro strettamente connesse, di una volpe e di un polledrino; la volpe, fiera, coraggiosa, cacciatrice e il polledrino, indifeso, dalle orecchie molli molli, che da quella selvaggia astuta ha bisogno di essere protetto. La cavallina sa che la volpe è sempre in agguato quando sta per nascere un puledro, allora sta all’erta e, appena nato, cavalca attorno a lui come disegnando un cerchio magico di protezione. Talvolta però la volpe riesce ad aprirsi un varco e strappa via le orecchie al povero puledro. Qui, dopo questo tragico accidente, entra in scena il piccolo Antonio, che aggiunge alla voce del folcklore la propria e si fa cantastorie della sua infanzia , una storia nella storia che si conclude in un faccia a faccia tra esseri indomiti: bambini e volpi.

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Il finale è fedele allo spirito di questa storia: non c’è una morale, nemmeno a volerla cercare, se si avesse questo sciocco bisogno; è sospeso, lascia intendere alla possibilità di nuove avventure, nuovi incontri. E anche questo rende questa storia contemporanea e adatta al tono della bravissima illustratrice, Viola Niccolai, che ha saputo cogliere il senso prezioso di questo innesto della modernità sulla tradizione, riuscendo a dialogare alla pari in una conversazione ideale tra Autori. Il tratto è deciso, evocativo il risultato, magico, come il sedile di montagne sarde sul quale si siede e lascia penzolare le gambe il piccolo Antonio, mentre si chiede il perché tanti polledrini non abbiamo orecchie e coda; sognante, come la scatola di latta che s’innalza a stemma, manifesto.

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Un albo profondo, commovente che consiglio di non far mancare nella libreria dei vostri bambini.

volpepolledrinocoverTitolo: La volpe e il polledrino
Autore: Antonio Gramsci, Viola Niccolai
Editore: Topipittori
Dati: 2014, 40 pp., 18,00 €

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La mia giungla

La mia Giungla, Antoine Guilloppé - L'ippocampo Edizioni, 2014
La mia Giungla, Antoine Guilloppé – L’ippocampo Edizioni, 2014

Ci sono due sguardi tra le pagine di questa meravigliosa opera autoriale, editoriale e tipografica: il nostro, dietro le fronde, e quello di un misterioso abitante della giungla, oltre. Lui ci osserva come se fossimo in piena luce, esposti alla sua ferina attenzione, noi ne ascoltiamo i sussurri e un po’ tremiamo, ma non di paura, piuttosto d’attesa, d’impazienza. Non c’è niente che gli sfugga, persino i serpenti si ritraggono e nascondono al suo passaggio, sempre che riescano a percepire il lieve fruscio del suo passo discreto. Tutto domina e conosce, nulla teme. Sfogliando e risfogliando crediamo di aver intravisto qualcosa di lui attraverso le trasparenze di queste pagine intagliate, talvolta nere, talvolta bianche, che paiono di pizzo, ma comunque ci sfugge e pian piano prendiamo coscienza del fatto che questo essere misterioso si rivelerà soltanto quando lo vorrà, quando sarà pronto a farlo.

La mia Giungla, Antoine Guilloppé - L'ippocampo Edizioni, 2014
La mia Giungla, Antoine Guilloppé – L’ippocampo Edizioni, 2014

Nel frattempo, allora, possiamo farci distrarre dai tocchi di colore che di tanto in tanto giocano a rendere ancor più nero il nero e ancor più bianco il bianco: un canto d’uccello e lucente e arancione ci appare il becco di un tucano; un lieve dondolio e sono centinaia le formiche rosse che percorrono una strada solo loro, una liana; un battito d’ali e il nostro sguardo abbraccerà stormi di pappagalli variopinti.

La mia Giungla, Antoine Guilloppé - L'ippocampo Edizioni, 2014
La mia Giungla, Antoine Guilloppé – L’ippocampo Edizioni, 2014

Un albo intagliato a laser, prezioso e al contempo dal prezzo contenuto che gioca sul mistero e la sorpresa, sull’attesa e la rivelazione, con levità ed eleganza. Non vi svelerò l’identità del misterioso essere, sappiate solo che gli abitanti della foresta sanno bene chi sia e la giungla è sua.

la-mia-giunglaTitolo: La mia giungla
Autore: Antoine Guilloppé
Editore: L’Ippocampo Junior
Dati: 2014, 40 pp., 18,00 €

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Di chi è quell’uovo meraviglioso?

L'uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar - 2014, Orecchio acerbo
L’uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar – 2014, Orecchio acerbo

Ricordate l’illustrazione di John Tenniel per Alice che dialoga con il Dodo? Ebbene, nel momento in cui ho letto il nuovo albo orecchio acerbo di Dahlov Ipcar, L’uovo meraviglioso, ho subito pensato a quante cose in comune avessero le illustrazioni di Ipcar con quella specifica tavola di Tenniel. L’uovo meraviglioso potrebbe essere un uovo di dinosauro: sta comodamente adagiato in un nido di muschio blu/verde nella giungla del mondo e attorno a lui si muovono dinosauri di ogni specie; per ogni specie una doppia pagina, informazioni circostanziate su habitat e caratteristiche, illustrazioni dettagliate e una domanda: di che uovo si tratta? Quale specie nascerà da quell’uovo?

L'uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar - 2014, Orecchio acerbo
L’uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar – 2014, Orecchio acerbo

Torniamo a Tenniel. Quando realizzò la celebre illustrazione cercò di restare fedele all’immagine che del dodo, animale estinto, aveva dato lo scienziato che ne aveva ritrovato e conservato i resti e si ispirò al dipinto del 1651 di Jan Savery che lo ritrae fedelmente nel museo dell’università di Oxford. Egli fece quindi col dodo quello che Ipcar fa coi dinosauri: ne illustra fedelmente i contorni per poi collocarli in un contesto fantastico/immaginativo. Il fatto che si tratti di esseri estinti conferisce, poi, loro la profondità della meraviglia che tutto investe quando si dà forma e contesto a ciò che mai si potrà osservare nella realtà. Senza contare che i dinosauri erano stupendamente, terribilmente e gigantescamente grandi e il confronto tra quel che noi esseri umani siamo e l’enorme possanza di creature reali ma al contempo ormai fantastiche è uno degli elementi che può mettere in moto la fantasia di un bambino con efficacia e stupore. Non a caso, in fondo all’albo ci sono delle pagine in cui si sottolinea, con tanto di misure, quanto i dinosauri fossero imponenti.

L'uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar - 2014, Orecchio acerbo
L’uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar – 2014, Orecchio acerbo

Torniamo all’uovo. A vederlo così potrebbe essere un uovo di brontosauro come di triceratopo o pteranodonte. Da quell’uovo potrebbe nascere un essere con zampe grosse quanto tronchi, o dai denti affilati. Potrebbe nascere un erbivoro pacifico dal becco d’anatra che ama sguazzare nell’acqua palustre o un corazzato, mastodontico stegosauro. Volta la pagina e un’ipotesi nuova s’affaccia quando già la precedente aveva convinto e testoline serie e rapite molleggiavano a dire: sì, sì! Si tratta di un uovo di Tracodonte! In realtà l’uovo potrebbe, ma non è, essere un uovo di dinosauro. Giacché invece è un uccello, o meglio, il pulcino di quello che diventerà un bellissimo uccello, il primo uccello del mondo, non un dodo goffo e dal becco ingombrante che pontifica e ironizza su fantomatiche gare, ma un uccello con ali sontuose e canto cristallino. E qui il rischio è solo uno: che qualche vocina razionale si scosti dalla rapita meraviglia quell’attimo bastante a porre una domanda: ma chi è nato allora prima? L’uovo, non la gallina!

L'uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar - 2014, Orecchio acerbo
L’uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar – 2014, Orecchio acerbo

Nelle illustrazioni trionfa il verde che immagino fosse quello di una delle felci preferite dagli erbivori bonaccioni e ingombranti; su di esso s’adagiano tratti neri che sono pennellate, contorni, ombre e profondità. Quello che ho più apprezzato, tra le tante cose che fanno di questo uno degli albi che non può mancare nella libreria dei vostri bambini, è il senso di continuità, la dolce sensazione che la vita possa rinnovarsi, adattarsi, modificarsi. La sensazione e la tranquillità che ci siano linguaggi chiari e nitidi che riescono a comunicare con efficacia ai bambini ciò che parrebbe complesso e astruso: di ciò che c’era e non c’è più rimangono chiare le tracce e queste tracce le lasciano esseri a tutt’oggi viventi. Se non è questa la meraviglia!

L'uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar - 2014, Orecchio acerbo
L’uovo meraviglioso, Dahlov Ipcar – 2014, Orecchio acerbo

L_uovo_meraviglioso_copTitolo: L’uovo meraviglioso
Autore: Dahlov Ipcar
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2014, 48 pp., 14,50 €

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Giochi di parole, humour, poesia vivono assieme ne L’isola di Bestierare

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Prima di qualsiasi altra osservazione in merito a L’isola di Bestierare devo necessariamente considerare la traduzione di Giusi Quarenghi, che, giustamente, viene definita “versione italiana”, giacché il lavoro fatto dalla traduttrice è effettivamente di riscrittura; una riscrittura che immagino faticosa e impegnativa il cui risultato, però, è raffinato e brillante.

Le poesie di Jack Prelutsky sono, infatti, complesse, per la realizzazione non per la fruizione, giacché nascono da giochi di parole, o meglio, dall’incrocio di due parole a crearne una nuova. Questa nuova parola, che nasce dall’incrocio di un animale con un vegetale, dà vita a una nuova specie vivente, a una bestia rara, per l’appunto, sulla quale si innesta di volta in volta una poesia che è una storia.

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Alla volta dell’isola di Bestierare salpano due bambini, ma sul loro skateboard c’è posto per un altro passeggero. E qui, esattamente in questo invito palese, che ristà la profonda bellezza di questo albo illustrato: quell’incoraggiare a fantasticare e creare che è, o dovrebbe essere, fulcro e motore di qualsiasi libro destinato all’infanzia.

Ci sono le Pescammelle, eleganti nel passo pur sulla sabbia bruciante; ci sono gli Ippofunghi, piuttosto ingombranti che preferiscono stare sempre nello stesso posto, beati e in tranquillità; c’è la Rinocerosa, affascinante, profumata, meravigliosa. Alla regola animale/ortaggio o frutto sfuggono solo il Ghepastruzzo, le Pappalontre e il Cardinaltonno, maniaco della velocità il primo, chiacchierone le seconde e con seri problemi con l’umidità l’ultimo.

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Le illustrazioni di Peter Sís sono ricche in dettagli: i cieli sono composti da centinaia di piccole linee e così i mari; la terra è un trionfo di punti; le piume e i manti delle bestierare un intreccio fitto di righe e quadretti in cui si direbbe che il nero la faccia da padrone. In realtà le tracce scure non fanno che sottolineare i colori tenui ma brillanti che rimangono tali anche quando le espressioni sono cupe o pensose. 

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

La quarta di copertina riassume per mezzo di icone tutte le bestierare dell’isola: un avocado più un dodo crea un avocadodo; un rinoceronte più una rosa crea una rinocerosa… e qui la parola passa ai piccoli lettori che potranno creare decine e decine di nuove bestierare (per non dire infinite) e con esse nuove storie, sempre diverse, stavolta non rare, bensì uniche. L’invito è chiaro ed è accolto con entusiasmo dai piccoli lettori ben felici di abbandonare la via prescritta dell’ordine razionale delle cose per perdersi in un’avventura (con tanto di mappa alla mano) che è fantastica ma paradossalmente arricchita da una logica profonda e scientifica che presume una conoscenza concreta degli esseri che si incrociano oltre a una capacità di astrazione profonda della quale i bambini sono abbondantemente provvisti.

Cover_BestierareTitolo: L’isola di bestierare
Autore: Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi
Editore: Edt Giralangolo
Dati: 2012, 32 pp., 13,50 €

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