Strenne natalizie

Dei libri da non regalare a Natale ho già parlato, mi pare giusto dedicare un po’ di spazio anche a quelli da regalare: ne trovate moltissimi sotto l’etichetta “Non può mancare nella mia libreria“, ma oggi vorrei soffermarmi sulle strenne, quelle belle edizioni grandi, grandissime o piccole, piccolissime; quelle edizioni che non ci si stanca mai di sfogliare, piene di sorprese, arricchite da alette, pagine nascoste, pieghe, inserti, pop-up, intagli.

Io li chiamo “i libri della condivisione”, quelli che “mamma, vieni a vedere quant’è grande l’occhio del calamaro gigante!” oppure che “nonna, lo cuciamo assieme questo vestito?”, o anche “papà, scommettiamo che tu non lo trovi, Wally?”.

Tra le strenne di Editoriale scienza c’è un albo di grande formato, cartonato, col quale i vostri bambini di 4 ai 100 anni potranno trascorrere ore piacevolissime alla scoperta di tutti i record del mondo animale: curiosità scientifiche con l’aggiunta di fotografie ed esempi impressionanti che, grazie all’ausilio di resistenti piegature e pop-up, si possono toccare con mano (personalmente sono rimasta impressionata dall’imponente canino inferiore dell’ippopotamo, il quale può superare i 50 cm di lunghezza). A parte tutte le curiosità che meravigliano e impressionano (l’occhio enorme del calamaro gigante o la scimmietta che è più piccola di una mano) ci sono delle chicche piacevolissime: in una tasca sono custoditi diversi esemplari di denti, sempre a dimensione reale; in un’altra dormono placide le schede accoccolate e tonde su tutti gli animali che vanno in letargo; sotto una serie di alette si scopre come veda una lumaca (ahiloro in grigio!) o un camaleonte e lo si confronta con lo spettro visivo umano, sempre sorprendendosi. Poi le ridanciane pagine sulle cacche (che danno luogo a un gioco, il gioco della cacca d’oca), e quelle più classiche con tutte le curiosità sugli animali più veloci, le armi segrete, i pesi massimi, le taglie mini… Animali da record è senza dubbio una strenna perfetta.animali da record

Per bambine e bambini con vena artistica e gusto per la moda propongo invece Il mio taccuino dello stile di Jacky Bahbout. Un elegante albo di grande formato e in stile taccuino, appunto, con tanto di pagine finali in cui raccogliere le idee e le creazioni dei piccoli artisti/stilisti. Decine di spunti per tagliuzzare e ideare originali albi alla moda di se stessi, rifacendosi ad esempi storici, famosi stilisti, abiti antichi. Attività che impegneranno piacevolmente, con l’ausilio di carta e forbici, i pomeriggi di festa e i sonnacchiosi dopo pranzo.taccuino stile

81DXx19BtnL._SL1500_Titolo: Animali da record. Un libro animato con alette e pop-up
Autore: Pascale Hédelin, Laurence Bar
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2013, 32 pp., 22,90 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

img1375-gTitolo: Il mio taccuino dello stile
Autore: Jacky Bahbout, Cynthia Merhej
Editore: Gallucci
Dati: 2013, 48 pp., 16,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Miss Charity

Beatrix Potter (1866–1943) "My rabbit Peter is so lazy." Autograph letter signed to Noël Moore, 4 February 1895
Beatrix Potter (1866–1943) “My rabbit Peter is so lazy.” Autograph letter signed to Noël Moore, 4 February 1895

Un bel volume corposo, di quelli che leggendo scorri le pagine per appurare che sì, meno male, ne rimane ancora parecchio da leggere; di quelli con una struttura forte, non rapida, indugiante piuttosto; di quelle dai personaggi che non deludono, che nonostante tutte le loro umane contraddizioni o debolezze, rimangono fedeli a sé stessi concedendosi e concedendo al lettore, però, tensione, colpi di scena, ardite imprese e capovolgimenti d’intenti.

Miss Charity è una bambina, poi donna, e la storia è sua non solo perché ne racconta le quotidiane avventure ma anche perché è proprio pervasa dal carattere gioioso, cocciuto, dolce, controtendenza e ironico (autoironico) della fanciulla. Ma non è questo il fulcro originale del romanzo; non sta qui il suo fascino… di ragazzine ribelli che si ritrovano fuori posto in una famiglia e in una società che vorrebbe domarle e le desidera diverse, la letteratura è zeppa. Il fulcro originale del romanzo è che è zeppo di letteratura e di riferimenti più o meno velati a romanzi, protagonisti, autori. I due esempi più manifesti sono chiaramente quello a Beatrix Potter (di cui la stessa autrice, la francese Marie-Aude Murail, dichiara di aver voluto fare un fake, una non-biografia) e quello a Shakespeare, le cui parole sono filo conduttore di ogni passo della protagonista, che ne impara, e recita, intere opere a memoria.

Charity Tiddler è quindi Beatrix Potter ma potrebbe ben essere Mary Lennox, così come Elizabeth Bennet: ciascuna con un giusto sprezzo delle norme e delle regole dell’amore, un po’ più di talento per gli acquerelli, un po’ più passione per gli animali. “Si potrebbe pensare che io vivessi da sola nella nursery, in mezzo a rane e topi. E l’idea non è nemmeno troppo lontana dalla realtà. Venivo chiamata solo di rado in sala. Mamma era una di quelle persone per cui un bambino poteva al massimo essere visto, ma mai sentito”.

Charity vive nell’800 ed è circondata da co-protagonisti che sempre si incrociano senza mai contaminarsi, senza mai cedere al proprio passo: c’è il passo sfrontato del ragazzetto, poi uomo (Kenneth Ashley), che pare sempre sul punto di smarrirsi ma mai si perde; c’è la madre, pervasa da uno spirito conservatore impermeabile anche all’evidenza; c’è la tata folle, forse perduta, sempre presente; c’è la tutrice, lieve, fragile, portatrice di un’amicizia che è forte, vera. Protagonista di una storia d’amore intensa e vivificante di riscatto; c’è l’editore che fa un passo molto lungo, per nulla lungimirante, che si rivela straordinario; ci sono le cugine che si muovono solo nelle sale dell’alta società e i cui passi sono solo di danza (preferibilmente nuziale); e infine ci sono gli animali di Charity attorno ai quali tutto ruota, anche il talento della ragazza per il disegno, per le storie, per la libertà.

Si tratta di un romanzo delizioso, scritto con levità e denso di un tanto che non è mai troppo. Lo consiglio vivamente e lo raccomanderei come lettura nelle scuole secondarie.

51e4NeW6-dL._Titolo: Miss Charity
Autore: Marie-aude Murail
Editore: Giunti
Dati: 2013, 480 pp., 12,90 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Doglands. Storia di un cane che corre nel vento

«Per la prima volta nella vita, Furgul corse sul serio. Ebbe l’impressione di poter correre per sempre. E da qualche parte, in quella folata di vento, come se un fantasma avesse bisbigliato alle orecchie della sua anima, sentì il richiamo delle Doglands. Tu sei il cane che corre nell’oscurità, disse il vento».Doglands

Furgul è un incrocio tra una campionessa e un fuorilegge, è un greyhound solo per poche pagine, si scopre invece un cane destinato a sfidare una sorte che crudelmente ha voluto nascesse in uno di peggiori posti che a un cane possa capitare: Dedbone’s Hole, un capo d’addestramento/prigionia per cani da corsa. La madre di Furgul, cosciente della sorte che attende i suoi cuccioli, gli spiega come fuggire prima che sia troppo tardi; ai cani privi di tutti i requisiti della razza, infatti, il padrone riserva una crudelissima morte. Qualcosa però va storto e Furgul si ritrova ad affrontare gli abissi di una caverna assieme alle sue sorelline. Incomincia con questi concitati fatti la storia di Furgul; una storia complessa, articolata e appassionante che è molto difficile riassumere; non le si renderebbe il giusto merito.

Improbabile anche procedere per sensazioni, perché questa è una di quelle storie in cui è molto difficile trovare due lettori che reagiscano allo stesso modo.  Mi muoverò quindi nel rassicurante campo della critica, forte del fatto che ogni opinione resta tale, anche se circostanziata.

Il volume è diviso in tre parti. Le prime due ruotano attorno a una storia che è perlopiù personale. Nella terza parte il racconto diviene corale per voci, struttura ed evoluzione. Nella prima parte ogni capitolo ha un titolo che è un luogo; a leggerne di seguito i titoli è come intuire il percorso che segue la storia: Il campo è il luogo della sofferenza e della prigionia; lo scatolone quello della paura e della claustrofobica certezza del pericolo; La caverna è un luogo di terrore ma anche mistico; dentro di essa si svolgono morte e salvezza, coraggio e rivelazione; Il fiume è la turbolenta strada che trascina verso un futuro altro e sconosciuto, forse libero.

La consistente parte centrale apre lo sguardo su numerosi protagonisti, animali e non, per, infine, concludersi in una fase che è concitata molto più di quanto ci si aspetti per una finale.

Ogni personaggio ha una propria personalità sebbene alcuni di essi risentano dell’eccessiva caratterizzazione che, da una parte iniziale in cui sono certamente interessanti, passano a un’esasperata dovizia di accadimenti da ridurli a macchiette non originali (penso soprattutto a Skyver, cagnetto spelacchiato, pulcioso, vile ma fedele ai propri amici al contempo, che mal cela la propria paura dietro escamotage e battute). Molto più riuscito e combattuto il quadro che Willocks fa di Dervla, pastore tedesco femmina che accorda alla forza e al coraggio della propria razza l’insicurezza e l’instabilità causata dalla crudeltà degli uomini. E qui tocchiamo il punto assai dolente di questo bel romanzo d’avventura, di questa epopea canina che tanto, e positivamente, ricorda La collina dei conigli o La fattoria degli animali. Non mi sono mai piaciute, infatti, le qualità ottenute per contrapposizione: non credo fosse necessario attribuire a tutti i protagonisti umani (tranne la Jodi, troppo perfetta per essere vera, e infatti capace di comunicare con i cani, quindi con un animo canino più che umano) vizi, affinché quelli animali godano delle virtù. Mi sembra troppo semplice e ritengo che sia una soluzione che svilisce una complessità strutturale invece molto solida ed entusiasmante. Ho avuto solo un tentennamento durante la lettura che ho superato però agevolmente: alcuni luoghi comuni (che i centri commerciali siano covi in cui si rintanano i mali della società, per esempio) stonano sulle labbra, o musi che dir si voglia, di questi cani che sminuiscono il loro fascino ferino per perdersi in banali considerazioni tutte umane.

Molto coinvolgenti, e anche solo per queste ragioni non rinuncerei alla lettura di questo romanzo, sono invece le pagine in cui il racconto del mito insinua interrogativi e infonde speranza e tutti i momenti (e sono numerosi) in cui Furgul si trova suo malgrado a essere lacerato da domande, paure, incertezze; esse giustificano la costruzione di un carattere e di una storia sfaccettata, mai scontata, con lati bui che illuminano la chiarezza della generosità, dell’amicizia, dell’amore.

doglandsTitolo: Doglands. Storia di un cane che corre nel vento
Autore: Tim Willocks
Editore: Sonda
Dati: 2012, 224 pp., 14,00 €

 

Oh, com’è bella Panama!

Oh, com’è bella Panama di Janosch, Kalandraka, 2013

Oh, com'è bella Panama!, Janosch - 2013, Kalandraka
Oh, com’è bella Panama!, Janosch – 2013, Kalandraka

Due grandi amici, piccolo orso e piccola tigre, dividono una pittoresca casetta in riva al fiume conducendo una vita serena e tranquilla fatta di pesca e passeggiate, di cene a base di pesce e funghi. Fino a quando una cassetta per la frutta vuota non arriva galleggiando proprio nel loro fiume. Profuma di banane. È delizioso quel profumo dolce ed esotico: Panama deve essere certamente un luogo splendido. E non fatica a divenire per piccolo orso e piccola tigre una meta da raggiungere presto, anche se non si conosce nemmeno la direzione da prendere; ma pur di raggiungere la meta dei propri sogni a questo si rimedia in fretta costruendosi da soli un bel cartello; basta una freccia a sinistra e via! Ma andando sempre a sinistra si rischia di girare in tondo, meglio chiedere a qualcuno dove sia Panama, quale la strada migliore da imboccare.

Oh, com'è bella Panama!, Janosch - 2013, Kalandraka
Oh, com’è bella Panama!, Janosch – 2013, Kalandraka

Lungo il percorso costellato da tenere ingenuità e profonda tenacia, mentre i due amici diventati viaggiatori intraprendenti ed entusiasti nutrono ogni passo di un’aspettativa che intenerisce, incontrano una lepre e un riccio (e un topo, una mucca, una cornacchia). Anche loro sono amici e anche loro dividono una casetta. Invitati a cena dai due, scoprono che c’è qualcosa di dolce anche oltre Panama: cosa può esserlo più di un soffice, morbide e accogliente divano? Piccolo orso e piccola tigre dormono sul divano e ne sognano uno per la loro nuova casa, quella che avranno a Panama. Il sogno del luogo utopico (fulcro della lettura contestuale all’epoca della pubblicazione di questo albo illustrato, il 1978) si mescola dunque al desiderio di concludere un viaggio, raggiungere un luogo che è rappresentazione di una propria maturità. Deve essere Panama, ma potrebbe essere ovunque. Potrebbe rivelarsi anche la vecchia casa abbandonata tempo prima, quando una pentola rossa, una canna da pesca e una paperetta tigrata giocattolo erano tutto l’occorrente per partire. E chissà se riusciranno a riassaporare la comodità di un divano, chissà se riusciranno a farlo a Panama.

Oh, com'è bella Panama!, Janosch - 2013, Kalandraka
Oh, com’è bella Panama!, Janosch – 2013, Kalandraka

Le illustrazioni sono classiche e lo stile realistico; i protagonisti animali umanizzati nei modi e nell’aspetto. Unica nota stonata sono gli intermezzi di testo nei quali ci si rivolge al piccolo lettore per suggerire interpretazioni, per sottendere a una conclusione riflessiva finale, per suggerire di notare particolari che potrebbero sfuggire (cui si dedica un colore diverso, grigio piuttosto che nero, come il restante testo). Come in ogni albo, come in ogni storia per bambini, essi non daranno una sola interpretazione, e anche se fosse unica sarebbe comunque diversa da bambino a bambino; dare per scontato che quella dell’autore sia la migliore e suggerirla è come imporla, anche se può rivelarsi, ed essere, splendida. In ogni caso alcune frasi interlocutorie interrompono la narrazione proprio quando essa è più fluida e intensa e questo inficia la dolce armonia tra lettore e ascoltatore che questo albo illustrato è capace di creare.

Titolo: Oh, com’è bella Panama!
Autore: Janosch
Editore: Kalandraka
Dati: 2013, 52 pp., 15,00 €

 

Chi vive qui?

Se c’è una cosa che accomuna tutti i bambini e che sempre si manifesta è la passione per gli animali. Alcuni di loro si concentrano sugli insetti, altri si improvvisano paleontologi, altri ancora birdwatcher. Tutti e sempre prima o poi ci sorprenderanno con osservazioni tecnico scientifiche assolutamente pertinenti. Per questa ragione ritengo che albi illustrati come quelli realizzati da Nicola Davies e Marc Boutavant siano gli strumenti ideali per nutrire il naturale interesse dei bambini.

Chi vive qui?, Nicola Davies, Marc Boutavant - 2013, Editoriale scienza
Chi vive qui?, Nicola Davies, Marc Boutavant – 2013, Editoriale scienza

I bambini assorbono informazioni da fonti diversissime sebbene spesso confezionate in modo assolutamente superficiale e inadatto alla loro età. Nicola Davies fornisce invece informazioni chiare, semplici, complete e consequenziali costruendo un metodo fatto di ritmo che il bambino associa a ciascuna famiglia animale con naturalezza.

Questo aspetto l’avevo già considerato per Chi è come me e Cosa diventerò, degli stessi autori; per questo ho deciso, dopo aver letto Chi vive qui, l’ultimo nato della collana Piccole scoperte, di riproporlo. Perché ho ritrovato in questo nuovo albo illustrato lo stesso divertimento e la stessa tenerezza che fanno paio perfetto con la competenza e il tono scientifico, che, infine, rendono tutto il terzetto imperdibile.

Chi vive qui?, Nicola Davies, Marc Boutavant - 2013, Editoriale scienza
Chi vive qui?, Nicola Davies, Marc Boutavant – 2013, Editoriale scienza

Vediamo, dunque,  se in Chi vive qui?, c’è tutto quel che occorre per trascorrere qualche momento di sano divertimento con i nostri bambini:

  • le finestrelle, ci sono
  • le illustrazioni colorate, ci sono
  • gli indovinelli, ci sono
  • gli animali e la natura, ci sono in abbondanza

Perfetto! Così come era stato per Chi è come me? e Cosa diventerò? il divertimento si prospetta assicurato, sebbene in questo caso il fatto che la risposta giusta sia sempre dietro la quarta finestrella induca i bambini un po’ svogliati a saltare subito alla soluzione, perdendosi i  simpatici dinieghi degli altri animali.

Chi vive nello stagno? La scimmia urlatrice o lo squalo? Nessuno dei due? Allora chi? E soprattutto, perché? Perché lo squalo preferisce nuotare nell’acqua salata o perché è allergico alle ninfee? Appurato che la frequentatrice legittima dello stagno sia la libellula, si volta pagina e si scoprono le sue abitudini: cosa cacci, dove deponga le uova e il suo amore per la freschezza e la calma del luogo in cui vive.

Chi vive qui? accompagna il piccolo lettore alla scoperta degli habitat, dunque, ma anche delle caratteristiche dei loro abitanti.

Chi vive qui?, Nicola Davies, Marc Boutavant - 2013, Editoriale scienza
Chi vive qui?, Nicola Davies, Marc Boutavant – 2013, Editoriale scienza

Se una prima lettura sarà guidata, già la seconda potrà essere autonoma: probabilmente il piccolo vi chiederà di rileggere alcune parti, ma le illustrazioni e i ricordi lo aiuteranno a dedurre le informazioni a ricercarle da sé. Alcuni si concentreranno su determinate pagine, altri aggiungeranno informazioni e vi chiederanno di scrivere degli appunti a margine, per non dimenticare, per esempio, che la libellula vanta un’amicizia decennale con la ranocchia verde e la biscia gialla (sorvolando scientemente sul fatto che rispettivamente la rana ami la libellula come piatto delle grandi occasioni e la biscia adori a sua volta le coscette di rana).

La copertina cartonata, il lessico semplice, le alette resistenti contribuiscono a rendere questo albo uno strumento di lettura, gioco e apprendimento efficace. Il linguaggio con il quale Nicola Davies racconta la zoologia (è il suo campo peraltro essendo una zoologa) è un delicatissimo ed equilibrato insieme di dettagli e poesia, e le illustrazioni buffe e senza fronzoli sono portatrici dello stesso linguaggio. Ne consiglio la lettura a tutti i bambini dai tre anni in poi.

chi vive qui_copTitolo: Chi vive qui?
Autore: Nicola Davies, Marc Boutavant
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2013, 32 pp., 12,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

La città d’oro: Jumanji!

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos
Jumanji, Chris van Allsburg – 2013, Logos

Jumanji di Chris Van Allsburg è storia nota, chi non l’avesse letto probabilmente avrà visto il film e se ne sarà fatto un’idea. Avere tra le mani l’albo e godere di questa storia è però tutt’altra cosa: Peter e Judy, fratelli, rimasti a casa da soli devono trovare il modo per trascorrere il pomeriggio. Nel parco trovano abbandonato un gioco da tavolo e decidono di portarlo a casa e giocarci assieme. Al gioco è allegato un biglietto che reca una raccomandazione, un avviso: una volta iniziato il gioco deve essere concluso. Si tratta, in fondo, di una sorta di gioco dell’oca la cui ultima casella è Jumamji, la città d’oro. Sembra banale, e anche poco divertente ma l’alternativa non c’è per cui i due ragazzini cominciano a giocare. Qui incomincia l’avventura che, fino alla sua conclusione, sarà un susseguirsi di eventi improbabili ed entusiasmanti.

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos
Jumanji, Chris van Allsburg – 2013, Logos

Le illustrazioni si muovono nel difficile campo dei toni del grigio. Spazio e prospettiva sono usati per creare punti di fuga e punti di vista differenti; proprio questa tecnica è volta a drammatizzare l’azione che ne risente con una naturalezza molto elegante. Gli ambienti in grigio e minimali rispecchiano il rigore in cui sono abituati a vivere questi bambini, e, presumibilmente, il grigiore della noia che sembra affliggere persino i loro giochi, i quali, piuttosto che essere usati per divertirsi, alla prima occasione sono sparsi in giro in un atto di ribellione verso i genitori che però è fine a se stesso visto che genera altra noia e non è per nulla costruttivo.

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos
Jumanji, Chris van Allsburg – 2013, Logos

Ogni casella su cui si fermano Judy e Peter, a turno, richiama da un mondo fantastico e tropicale esseri straordinari. Il primo a fare irruzione in casa, apparendo direttamente spaparanzato sul pianoforte, è un grosso e minaccioso leone che sconvolge i bambini e si integra perfettamente nel contesto. Poi sarà la volta dei rinoceronti che sembrano scolpiti nel granito e ciononostante si materializzano in un movimento plastico, sottolineato da filo del telefono e della lampada che, nella furia turbolenta della carica, si trascinano appresso.

L’esplorazione sembra tacitamente concentrata nel sottile limes tra la realtà e l’immaginazione: i bambini fremono per l’avventura e si meravigliano dinanzi al susseguirsi di apparizioni che assumono rapidamente fattezze concrete alla semplice loro evocazione; contestualmente riportano la dimensione all’ambito casalingo così preoccupati come sono della reazione materna al disordine che scimmie e leoni hanno diffuso per casa.

Frasi brevi dal lessico limpido introducono il lettore direttamente nel campo narrativo dell’azione, contribuendo a rendere il quadro descrittivo in equilibrio con le illustrazioni. Ogni cosa di cui si parla, ogni evento, ogni animale che i bambini evocano è descritto incisivamente; sul tabellone i bimbi incappano in un incidente: le scimmie rubano il cibo, salta un turno.  Contestualmente dalla cucina giunge uno sferragliare di pentole e un fracasso di utensili caduti. In una brevissima tappa sintattica, Allsburg traduce un’azione complessa che include il gioco, l’apparizione delle scimmie, la conseguente reazione da parte dei ragazzi e il progredire della storia. Le scimmie stanno effettivamente rubando il cibo in cucina e i ragazzini, a causa del turno da saltare, hanno il tempo di compiere l’azione di controllo e gestione del danno, e, anche, di preoccuparsi della reazione dei genitori.

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos
Jumanji, Chris van Allsburg – 2013, Logos

La punteggiatura, usata senza risparmio nei dialoghi, ha il compito di adoperarsi per rendere pause e timbri che portino la lettura sulla stessa linea temporale della narrazione; per rendere le azioni dei bambini degli eventi realmente precipitosi, da affrontare con determinazione e con la naturale, quando non dovuta, titubanza. “Io non credo” disse Peter tra un rantolo e l’altro ” di voler… giocare… ancora… a questo gioco”.

Un ruolo decisivo lo gioca, poi, il tempo. “Io e vostro padre torneremo dopo l’opera”. L’ordine sarà ristabilito giocoforza entro un determinato lasso di tempo. È chiaro sin da questa affermazione, che ha  il tono di una minaccia. I bambini ne hanno piena coscienza, da qui il tono lievemente angosciato che ombreggia alcune scene; a tenere il conto del tempo che scorre sveglie e pendoli fanno capolino in alcune tavole: il tempo scorre, quello reale, nonostante i serpenti e i rinoceronti, verso un ritorno alla normalità che coincide non solo con il liberatorio Jumanji! urlato all’arrivo, alla fine del gioco (avventura/disavventura), ma anche con il rincasare dei genitori e dei loro amici. Alla domanda “avete passato un pomeriggio entusiasmante?” (che sembra anche un po’ provocatoria rivolta a dei ragazzini lasciati da soli in casa cui è stato ingiunto di non mettere disordine) i bambini rispondono con la verità e raccontano di malattie del sonno, inondazioni, leoni e temporali, introducendo nel reale il surreale con naturalezza. Il tutto si risolve con una risata che è di supponente incredulità da parte degli adulti e di sorniona consapevolezza da parte di Judy e Peter che vedranno legittimati i loro fantastici accidenti da un finale aperto: i fratelli alla fine del gioco ripongono il gioco laddove l’avevano trovato, altri due ragazzi lo trovano e lo portano via. Cosa accadrà loro?

 

Se avete avuto l’occasione di leggere altri libri di Chris Van Allsburg, saprete che in ogni sua storia inserisce un terrier di nome Fritz. Qui in Jumanji io l’ho scovato nelle vesti di un cane a rotelle e visto che sono curiosa l’ho cercato anche altrove…

Questo slideshow richiede JavaScript.

copTitolo: Jumanji
Autore: Chris Van Allsburg
Editore: Logos
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Forte come un orso

Il rapporto tra testo e immagini è il cardine su cui si regge tutto l’impianto dell’albo illustrato, ne è la ragione stessa. Su questo punto mi sono spesso dilungata in precedenza ma mi sembra doveroso e coerente sottolinearlo ancora (e probabilmente altre volte lo ribadirò in futuro…): quando questo rapporto cardine non è equilibrato tutta la struttura, e la ragion d’essere, dell’albo ne risente, quando non, nei casi più disastrosi, ne paga con l’illeggibilità le spese. Essenziale è quindi la ricerca dell’armonia. Molti albi illustrati si nutrono e vivono attingendo a piene mani nel dolcissimo campo della retorica che diviene strumento di comunicazione e crescita intrecciando il potere immaginifico di parole e illustrazioni a una valenza semantica che supera il realismo, introducendo a un mondo che, per converso, è molto più comprensibile all’occhio e all’orecchio bambino.

Forte come un orso, Katrin Stangl - 2013, Topipittori
Forte come un orso, Katrin Stangl – 2013, Topipittori

Alcune delle figure retoriche più sfruttate negli albi illustrati e che meglio si prestano a questo gioco di scambi e integrazioni fra parola e immagine sono quelle della metafora o della similitudine, e, ancora più nello specifico, quelle della metafora, o della similitudine, iperbolica. Il rischio, come con tutto ciò che è semplice, è che si scada nella banalità della resa riducendo le illustrazioni a mera didascalia del testo o, facendo il percorso inverso, che si estremizzi in un risultato criptico che allontana piuttosto che avvicinare al senso, mai unico, che si auspica raggiunga il gioco letterario.

Forte come un orso, Katrin Stangl - 2013, Topipittori
Forte come un orso, Katrin Stangl – 2013, Topipittori

Gli approcci possibili sono dunque molteplici e tutti portatori di un proprio rischio. Per fortuna sono molti gli autori capaci di svicolare e trovare soluzioni narrative originali e composite, per nulla banali, affatto ermetiche. Comincerei col considerare Forte come un orso di Katrin Stangl. L’autrice sfrutta l’antico e sempre efficace parallelo tra uomo e animale che si coniuga sempre al meglio con la necessità, proverbiale, di rendere esplicite le emozioni, le attitudini e le sensazioni, chiamando in causa caratteristiche ancestrali e naturali che tratte dal mondo animale e poste in quello degli umani semplificano, avvicinando e allontanando al contempo il portatore di quella similitudine, la resa di queste ultime. A maggior ragione questi parallelismi, nei bambini, smorzano la timidezza, giustificano certe abitudini, esaltano alcuni pregi e confortano da quelli che alle volte si percepiscono come propri difetti. Leggendo l’albo ho subito pensato, per l’impostazione di ogni pagina, agli animali guida, talvolta inquietanti, de La bussola d’oro, in cui ogni bambino è indissolubilmente legato a un animale che cresce con lui e con lui si manifesta, portatore di capacità e caratteristiche che si riflettono nel bambino. Un animale guida che manifesta, e in un certo senso esplicita, l’intimo sentire del bambino che ne è compagno con cambiamenti repentini che si adattano ad ogni circostanza per poi fossilizzarsi in una sterile immobilità, nell’età adulta.

Forte come un orso, Katrin Stangl - 2013, Topipittori
Forte come un orso, Katrin Stangl – 2013, Topipittori

Anche nelle tavole della Stangl gli animali accompagnano i bambini, sono sempre al loro fianco, fungendo da supporto e specchio: “dispettoso come un tasso”, laddove il bimbo solletica i piedi di un adulto addormentato con la complicità del suo animale guida che pare addirittura voler intervenire nel gioco sfruttando i propri baffi; “furioso come un toro”, quando esplode la rabbia bambina e la torre costruita non è affatto come la si pensava, laddove il toro è supporto e spalla, affatto furioso, piuttosto robusto e comprensivo supporto; “libero come un uccello” quando si varca la soglia delle sbarre del lettino per conquistare un’agognata libertà, spesso foriera di bernoccoli, mentre un merlo soddisfatto e canterino quasi applaude con le ali al gesto di conquista del bambino. Le tavole sono molto colorate e frutto di un lavoro grafico che è insieme autoriale, tecnico e tipografico.

Orso-copTitolo: Forte come un orso
Autore: Katrin Stangl
Editore: Topipittori
Dati: 2013, 40 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

Il bestiario immaginario di Roger McGough

Per quanto appaia (e sia) semplice da leggere e guardare, è altrettanto complesso da recensire questo libricino di versi, questo Bestiario immaginario di Roger McGough. Del resto i risultati semplici, molto spesso, sono il frutto di un lavoro e una composizione complessi. Ed è proprio questa complessità a mettere in gioco chi scrive, ma, molto in precedenza, ad aver messo in gioco chi ha tradotto, Franco Nasi in questo specifico caso, che mi sento di definire, per l’eccellente lavoro autoriale, co-autore, appunto.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

È necessario, quindi, procedere con ordine. Roger McGough, per cominciare, è uno dei più celebri poeti britannici, una personalità dalla produzione vivace, entusiasta e prolifica che ha sempre saputo accostarsi alla letteratura per l’infanzia con il rispetto e la premura che questo severo e delicato pubblico esige. Il Bestiario immaginario è il suo ultimo frutto destinato al consumo partecipato dei bambini; sono sue anche le illustrazioni (in bianco e nero, lineari e trasparenti).

Della tradizione dei bestiari immaginari, McGough conserva e applica la “mescolanza”, l’ibridazione, sfruttando con arguzia i nomi composti in quel processo creativo cui accennavo per cui un elemento complesso, composito appunto, diviene semplice e autonomo, assumendo un significato nuovo e bislacco, stravagante e surreale. Il primo animale immaginario è l’allivator (nato dal gioco che fonde un alligator/alligatore con un escalator/scala mobile) che, per mezzo di una poesia “concreta”, un calligramma, in cui le parole sono disposte sulla pagina a formare un disegno rappresentativo di ciò di cui si parla (di carrolliana memoria, penso a The Mouse’s Tale…), in italiano si trasforma e traduce in una divertente Squala Mobile, la cui illustrazione è stata creata su misura proprio da McGough che ha realizzato tutte le illustrazioni necessarie a completare il lavoro di traduzione quando essa non coincideva con l’originale.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

Con tecniche di composizione diverse, tutte le poesie sono in rima. A parte i calligrammi ci sono le bestie immaginarie nate da parole matrioska, parole quindi che hanno in sé altre parole, come nel caso del tasso (badger) che contiene la parola bad  e quindi per gioco diventa il tasso cattivo, che in rima si contrappone al goodger, il tasso buono. Insomma, se la lingua madre di McGough fosse l’italiano il biancospino potrebbe diventare un istrice albino; il calcestruzzo uno struzzo di calce (idea del traduttore), una bella statua animale.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

Il testo in inglese è a fronte e la sequenza è quella originale, in ordine alfabetico, scelta dall’autore.

Parole libere di zampettare e svolazzare in qualsiasi direzione le porti la fantasia (sottobraccio alla scienza compositiva) che indurranno certamente i vostri bambini a mettersi alla prova, a giocare sia con la penna che con la matita.

img1405-gTitolo: Bestiario Immaginario
Autore: Roger McGough
Traduttore: Franco Nasi
Editore: Gallucci
Dati: 2013, 160 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Machecosè? Machefaràn? Machicè?

Machecosè, di David McNeil e Tina Mercié

Machecosè questa musica? Machecosè questo ritmo delle rime che par melodia? Machiè che le ha scritte? Machiè che le ha illustrate?

Beh… la musica c’è, e si sente, perché David McNeil oltre che narratore è anche musicista (oltre ad essere il figlio di March Chaghall); la melodia è quella tipica delle frasi musicali e brevi che nello spazio ridotto di un paio di righe riescono a meravigliare, e Tina Mercié, l’illustratrice, infonde ad ogni tavola il tocco onirico della sorpresa surrealista.

Machecosè di David McNeil e Tina Mercié - Gallucci 2012
Machecosè di David McNeil e Tina Mercié – Gallucci 2012

A farla da padrone tra le pagine sembrerebbe il nero. Su ogni pagina di sinistra delle brevi parole composte da altre parole, novelle portmanteau, che invitano e inducono a fantasticare su ciò che oltre la tavola illustrata di sinistra si nasconde. Più che ‘oltre’, direi meglio ‘dentro’ ciò che è proprio di ciascuna illustrazione ma in essa stessa si cela. E infatti, dopo aver trascorso qualche tempo a fantasticare (cosa che ritengo sia il punto di forza centrale di questo albo), si può svolgere la piegatura e scoprire se la piccola storia in rima è proprio quella cui si pensava, o un’altra, altrettanto sorprendente.

Manonmidire
Che quel che sembra uno sguardo malinconico di una fiera in gabbia verso un mondo verde, giallo e aperto, in realtà disvela il Brasile di sabbia dorata e foreste lussureggianti abitato da un bellissimo pappagallo variopinto e libero.

Machicè
Dietro a quel raffinato ventaglio? Una dama accaldata con una parruccona coi boccoli o piuttosto un pavone?

Machecosè di David McNeil e Tina Mercié - Gallucci 2012
Machecosè di David McNeil e Tina Mercié – Gallucci 2012

Consiglio questo albo, che a prima vista potrebbe sembrare per la sua eleganza e complessità poco adatto a bimbi di 4 anni (così come consigliato da Gallucci, la casa editrice che lo pubblica), anche a partire dai 3. Ritengo infatti che il gusto dei bimbi molto piccoli in fatto di illustrazioni e libri sia molto più complesso e raffinato di quanto noi adulti si possa pensare, e soprattutto è un albo che apre al gioco, conferendo alla lettura uno dei suoi compiti più nobili: la capacità di dar luogo alla creatività; possibilità molto apprezzata dai piccoli lettori.

copertina machecosè

Titolo: Machecosè
Autore: David McNeil, Tina Mercié
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 20 pp., 18,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it