“A” di Animato – l’ABC del libro

Alphabet Rabier, Benjamin Librairie Garnier Frères, 1900

Il libro animato nasce nel 1500 (il primo a presentare una complessa struttura a dischi in alcune illustrazioni è il Cosmographicus liber, di Petrus Apianus, 1524) per supplire a un’esigenza tridimensionale che era d’uopo nei libri di astronomia e medicina. Nella seconda metà del Settecento questa tecnica sarà largamente applicata anche ai libri destinati all’infanzia, spostando la lente su una sempre più attenta ricerca della meraviglia, dell’intrattenimento ludico.

Cosmographicus liber Petri Apiani mathematici studiose collectus
Cosmographicus liber Petri Apiani mathematici studiose collectus

L’animazione del libro è possibile mediante l’applicazione di tecniche di scomposizione tipografica; per mezzo di meccanismi cartotecnici il lettore ha la possibilità di interagire con il libro che assume, appunto, forma tridimensionale e quindi maneggiabile, osservabile, da diverse prospettive, interattiva.

Risale al 1765 la prima Harlequinade di Robert Sayer, tipografo londinese: si trattava di un foglio che si svolgeva orizzontalmente, ripiegato in quattro parti dalla cui linea centrale si alzavano verso l’alto e verso il basso delle alette che scoprivano un ulteriore disegno sottostante.

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Harlequinade, Robert Sayer ca. 1765

Il secolo del libro animato e dei libri per bambini in generale è stato il Diciannovesimo. La produzione era floridissima e incontrava il gusto dei lettori, esattamente come avviene oggi. I libri animati (nei dettagli e nelle varie tecniche avremo modo di andare nei prossimi appuntamenti) godono di una salute e un mercato floridissimo, guai a non averne sugli scaffali, sebbene ci sia una profonda linea di demarcazione che porta i libri animati per la primissima infanzia a trionfare in fatto di gradimento e vendite e i libri animati per bambini più grandi o per adolescenti relegati al contesto poco accessibile delle “opere d’arte”. Sostanzialmente libri che affascinano ma che incutono qualche reverenziale timore, per la loro raffinatissima qualità e per il consequenziale impatto sul prezzo di copertina.

Gli autori contemporanei più celebri, la cui produzione è disponibile anche in Italia, sono Robert Sabuda, Ron Van der Meer, Chuck Murphy, David Carter, che lavorano soprattutto con i pop-up.


L’ABC del libro è un’iniziativa per celebrare il #MaggioDeiLibri. Lettera per lettera, piccoli commenti a margine del libro: com’è fatto e quanto di interessante vi sia intorno ad esso.

10, 100, 1000 Pinocchio!

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Una premessa: non sono affatto un estimatore del cinema di Enzo D’Alò. Se da un lato dei suoi film ho spesso apprezzato la scelta del soggetto e la qualità delle illustrazioni, dall’altro ho sempre giudicato mediocri o non di mio gusto (per non dire disastrose) tutte le altre componenti dei suoi film. Sceneggiature e adattamenti, dialoghi, animazione, regia, musiche, doppiaggio: da La freccia azzurra Momo passando anche per La gabbianella e il gatto, i film di D’Alò per me sono sempre stati deludenti o addirittura fastidiosi e non sono neanche riusciti a catturare l’interesse di mia figlia (quattro anni). Non è stato così per questo Pinocchio che invece ha completamente convinto e conquistato entrambi, entrando di diritto tra i migliori adattamenti del capolavoro di Collodi che io abbia potuto vedere.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Se prima di entrare in sala non mi sarei mai sognato di poter mettere a confronto un film di D’Alò con uno dei più grandi classici di Walt Disney  (forse il mio preferito) adesso sono io il primo a meravigliarmi ad affermare che questo Pinocchio non impallidisce troppo di fronte al mostro sacro disneiano. Naturalmente si tratta di due adattamenti molto diversi, per certi versi imparagonabili: D’Alò infatti fa una riduzione molto più fedele dell’originale di Collodi rispetto al classico Disney che lo riscriveva totalmente. Subito dopo la visione è scattato con mia figlia il gioco delle differenze: se in una delle versioni che conosce è la fata turchina a dare la vita al burattino, in un’altra il ceppo di legno era già vivo dall’inizio, se in una  Mangiafuoco è cattivo, in un’altra regala a Pinocchio le monete d’oro, se in una versione recentemente vista a teatro non c’era la balena in quella vista al cinema il Grillo Parlante fa solo una fugace comparsa. Un ottimo spunto per poterle spiegare cosa sia una storia e cosa significhi raccontarla.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Torniamo al film. Per D’Alò questo Pinocchio è un progetto che viene da molto lontano, sogno del cassetto da oltre 10 anni durante i quali evidentemente ha avuto modo di trovare spunti e idee davvero originali e convincenti il cui comune denominatore è la leggerezza, cifra stilistica dell’autore napoletano. In una sceneggiatura davvero molto ben costruita (di D’Alò e Umberto Marino) svetta a parer mio lo sviluppo dei personaggi, da un lato rispettoso dall’altro innovativo: penso in particolare a Geppetto, papà anziano con lo sguardo ancora bambino, e alla Fata turchina al contempo dolce e inquietante, forse la migliore trasposizione dell’originale collodiano che abbia avuto modo di vedere. L’altro punto di forza del film è rappresentato da illustrazioni e animazione, questa volta davvero di livello assoluto grazie a un lavoro eccelso di Lorenzo Mattotti, il quale più volte in passato si era confrontato con il burattino/bambino che interpreta pienamente (e sullo schermo è evidente) la qualità del cambiamento e della metamorfosi sempre presente nelle tavole dell’illustratore. Indimenticabile l’euforia caotica e pittorica del Paese dei Balocchi, traboccante di colori e ipnotica: andrei a rivedere il film anche solo per godere di quei minuti.
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Anche le musiche, curate dal compianto Lucio Dalla, sono questa volta un bel valore aggiunto per il film (non ci erano assolutamente piaciute quelle dei precedenti film di D’Alò). Davvero un bel film, chapeau Enzo D’Alò!
PS: del regista napoletano vi segnaliamo anche la serie animata Pipì pupù e Rosmarina (o “Alla ricerca del Mapà”, sceneggiata da Vincenzo Cerami) che di tanto in tanto va in onda sul canale Rai YoYo. [Massimo Basile]
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locandinaPinocchio, un film di Enzo D’Alò.
Animazione, durata 84 min. – Italia 2013

La principessa scarmigliata

Due brevissime premesse.
Uno: sono una grande fan della Pixar. Ho setacciato avidamente il web in cerca di trailer e immagini di questo film mesi prima che arrivasse nelle sale. L’impazienza sempre più viva e le aspettative sempre più alte. Il che non è MAI una buona cosa.
Due: ho sempre voluto avere i capelli rossi. Proprio quel rosso lì.

Dopo aver esplicitato due fattori che possono aver compromesso nel bene o nel male il mio giudizio, posso iniziare a parlare del film.
Innanzitutto non è la storia che mi aspettavo. E non solo perché, come forse avrete già letto da qualche altra parte, in questo film non ci sono storie d’amore, ma perché, effettivamente, la trama prende delle pieghe un po’ imprevedibili.taglioalta_0011133

Ma torniamo alla questione della storia d’amore.
La principessa Merida è arrivata ad un’età in cui dovrebbe sposarsi, ma non ne ha nessuna intenzione. Fin qui nulla di particolarmente originale. Letteratura e cinema ci hanno già raccontato di eroine un po’ ribelli che non vogliono piegarsi ai dettami della società. Il fatto è che, ad essere sinceri sinceri, persino le protagoniste dei romanzi alla Jane Austen in finale raggiungono la felicità solo quando si sposano. Magari scelgono un matrimonio meno convenzionale, ma l’appagamento è sempre nel trovare l’anima gemella. Invece questa volta no, Merida non si innamora di nessuno. Lo farà, probabilmente, in futuro. O forse no. Al momento non ci interessa. Quello che ci interessa è che in questa storia la giovane protagonista non ha bisogno di un uomo per essere felice.

Brave prova anche ad affrontare il rapporto delicato e complicato che quasi sempre si instaura tra genitori e figli dello stesso sesso; quel mix  inestricabile di odio e amore, rifiuto e desiderio di emulazione, indipendenza e identificazione.

Tutto fantastico. Se avessi un/a figlio/a, vorrei che vedesse questo film. Tutte le bambine e i bambini dovrebbero vederlo. Se è un buon film? Questo davvero non saprei dirlo. Dal punto di vista tecnico è  straordinario come solo un film della Pixar può essere. Splendidi paesaggi, atmosfere seducenti. L’animazione dell’orso che è, allo stesso tempo, un animale e un essere umano (non posso dire di più!) è un capolavoro di maestria. Ma manca qualcosa. Sarà colpa delle aspettative troppo alte?ribelle-2

Ricordo un’intervista a Pete Docter, regista di Monsters&co., qualche anno fa. Diceva che il segreto del successo della Pixar è che in ogni loro film “la storia è regina”. Ho l’impressione che questa volta sia stata un po’ spodestata. L’idea di una prospettiva diversa è decisamente interessante e apre nuove possibilità di sperimentazione narrativa. Ma non credo sia sufficiente a reggere un intero film.

I personaggi minori sono un po’ piatti e poco interessanti. La trama, che comunque ha i suoi momenti riusciti, nel complesso mi è sembrata un po’ forzata e permeata di un vago simbolismo che mi infastidisce sempre un po’. Ma non sarò certo io a sconsigliare un film della Pixar.

Un’ultimissima cosa. So che il marketing sta già vendendo Merida come una delle “Principesse Disney”. E si sa che, nei film della Disney, le canzoni sono uno dei pezzi forti. Sono sicura che a molti bambini piacciono. Sono persino sicura che ad alcuni adulti piacciano. A me, personalmente, fanno venire l’orticaria. [di Valeria Vitale]

thebrave_coverRibelle – The Brave – USA, 2012
di Mark Andrews
Con le voci nella versione originale di Reese Witherspoon,
Emma Thompson, Billy Connolly, Julie Walters.
Disney-Pixar – 93 min.

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Piccolo grande cinema

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Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010 di Hiromasa Yonebayashi

Ho una figlia piccola, vedo un sacco di film per bambini e sono un fan di Hayao Miyazaki (nb: ha un nuovo film in cantiere!) e dello Studio Ghibli. Come dicevo la bimba è piccola, forse troppo piccola per andare al cinema, ma con in sala un nuovo film Ghibli scritto da Miyazaki e diretto dal suo delfino Hiromasa Yonebayashi, non abbiamo saputo resistere e siamo andati alla proiezione pomeridiana. Eravamo già preparati al’eventualità che la pupa avrebbe potuto dimostrarsi recalcitrante a stare immobile due ore e che quindi avremmo potuto essere costretti ad abbandonare la visione a metà. Ve lo dico perché così non è stato e il merito è tutto dello studio Ghibli che ancora una volta è riuscito nel miracolo di tenere ferma per due ore, rapita, una marmocchia scatenata di due anni e mezzo

Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento - JAP, 2010 di Hiromasa Yonebayashi
Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010
di Hiromasa Yonebayashi

Il film in questione è Arrietty, vecchio progetto di Miyazaki e Takahata che avevano iniziato ad adattare il romanzo The Borrowers di Mary Norton già una cosa come 40 anni orsono rimandandone di volta in volta la realizzazione per seguire altri progetti. E Arrietty è anche il nome della piccola protagonista della storia, una ragazzina alta poco più di un pollice appartenente a una specie di gnomi che vive sotto i pavimenti delle case degli uomini, i Prendinprestito, o almeno così amano chiamarsi. Con gli esseri umani i Prendinprestito vivono in simbiosi (il termine e scientificamente corretto sarebbe ” da parassiti” ma sapete com’è, cercavo di dare una connotazione positiva), prendono tutto quello che gli serve per la sussistenza, benché in quantità davvero minime: acqua, elettricità, gas, cibo, vestiti e tutto il resto. In effetti sono molto civilizzati.

Loro lo chiamano prestito, ma in realtà non restituiscono nulla anche se, come dicevo, le quantità sono talmente ridotte da essere davvero trascurabili. I piccoli coinquilini del piano di sotto sono usi fare delle piccole incursioni notturne nel mondo degli umani e prendere le cose che occorrono loro: una zolletta di zucchero, un fazzoletto di carta, uno spillo, un pizzico di caffè e cose del genere. Naturalmente il mondo degli uomini è per loro spropositato e per muoversi devono ingegnarsi con rampini, corde e marchingegni vari, senza mai lasciare traccia del loro passaggio. Spettacolari le soluzioni ideate dallo studio Ghibli, sia in termini di sceneggiatura che di animazione.

Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento - JAP, 2010 di Hiromasa Yonebayashi
Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010
di Hiromasa Yonebayashi

La storia del film ha inizio quando Arrietty ha raggiunto l’età per incominciare, assieme a suo padre, le spedizioni ai piani di sopra. La minuscola protagonista vive con i suoi genitori sotto il pavimento di una bella villa poco fuori città, dove la noiosa routine è rotta dall’arrivo, al piano degli umani, di un altro adolescente, Sho, costretto a passare un periodo nella quiete della campagna in attesa di un rischioso intervento al cuore. Il mite Sho, al suo arrivo, intravede la piccola Prendinprestito nel giardino della casa e la rivedrà ancora, mettendola nei guai. La regola numero uno per i piccoli gnomi è infatti non essere mai scoperti dagli umani, pena dover al più presto abbandonare la casa e andarsene. Le persecuzioni degli esseri umani hanno già, infatti, quasi fatto estinguere i Prendimprestito e anche la famiglia di Arrietty vive isolata e ha da tempo perso le tracce di qualsiasi altro membro della  propria specie. Senza spoilerare altro vi dirò solo che la piccola famiglia si troverà in pericolo, che c’è un personaggio un po’ cattivello, un gattone, qualche sorpresa e che, naturalmente, tra i due teenager si creerà un legame.

Arriety ancora una volta riporta sullo schermo i temi cari allo studio Ghibli e la sua cifra stilistica: rispetto per i più deboli, ambientalismo, ordinarietà e straordinarietà, realtà e fantasia, che si sovrappongono con la stessa naturalezza con la quale si confondono nell’immaginazione dei bambini. Ancora un grande film firmato Ghibli.

arrietty-poster-usa1Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento – JAP, 2010
di Hiromasa Yonebayashi
Studio Ghibli – 94 min.

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#Top10: i migliori film d’animazione per bambini

top10-kidsmovies_home1La paternità/maternità è una cosa meravigliosa, lo sappiamo; ma sappiamo anche che i bambini impongono simpaticamente e prepotentemente la loro ingombrante presenza in ogni angolo e in ogni momento della vostra esistenza, nel bene e nel male. Quindi se da un lato sono lì a ricordarvi costantemente del miracolo della vita, allo stesso tempo non esitano a stravolgere la vostra, di vita. Il vostro mondo diventa inesorabilmente pupocentrico, fatevene una ragione. Se ad esempio siete irriducibili cinefili o semplicemente amate vedervi un buon film di tanto in tanto, il problema di cosa vedere, come, dove e quando vederlo si pone presto e drammaticamente: mettiamo che siate degli estimatori del genere thriller o, peggio ancora, horror potete solo sperare che il pupo si addormenti presto per poi vedere il vostro film sul tardi, di nascosto e a volume bassissimo. Se invece vi piacciono film un po’ più impegnativi tenete conto che le vostre energie fisiche e mentali saranno in ottima parte assorbite dal pargoletto e nei momenti di calma che vi rimarranno la vostra soglia di attenzione e le vostre capacità di elaborazione saranno paragonabili a quelle dei saraghi che si trovano al banco del pesce (morti). E non parliamo poi delle commedie brillanti in cui parolacce e battute a doppio senso possono mettervi in seria e imbarazzante difficoltà con la vostra prole.

In definitiva la soluzione è quella più ovvia: la resa. Arrendetevi e cedete senza condizioni al fatto che il marmocchio regna sovrano  e cercate di tirar fuori il meglio possibile dal cinema di intrattenimento per bambini. E il rovescio della medaglia è che non rimarrete affatto delusi perché posso affermare senza timori che tre o quattro dei migliori autori della storia della settima arte si siano dedicati all’animazione per bambini creando dei capolavori assoluti che sarete entusiasti di godervi insieme ai vostri piccoli, volta dopo volta dopo volta dopo volta… Sì, perché i bambini non si accontentano di vedere un film, vogliono vederlo ancora e ancora e ancora, tutti i giorni, più volte al giorno. Vogliono che gli ri-raccontiate la storia la sera prima di dormire, che ne canticchiate le canzoni, che compriate i pupazzetti e ci giochiate il pomeriggio. Insomma una vero e proprio contagio. E se dovete essere contagiati anche voi, fatevi contagiare da gente come Walt Disney, Hayao Miyazaki e John Lasseter, non da robaccia da quattro soldi tipo il film dei Puffi o la roba Disney degli ultimi 20/30 anni tipo l’ennesimo scadente film di Winnie the Pooh (NB: il primo film di Winnie the Pooh del 1977 è carino, anche io un tempo avevo dei pregiudizi mastodontici a riguardo, ma è davvero molto carino).

E ora veniamo a noi. Premetto che mia figlia non ha ancora 3 anni, quindi è probabile che il mio punto di vista sia incentrato su quell’età, ma posso dire senza timore che questi 10 titoli che mi appresto ad elencare siano eccellenti per qualsiasi età a partire dai 18 mesi (prima i bambini si limitano a godere delle immagini e dei colori, non fatevi ingannare). E ovviamente potrei non aver ancora visto qualche gemma (nel qual caso vi prego, segnalatemela!). E andiamo a cominciare!


10. Kirikù e la strega Karabà (Michel Ocelot, 1998)

Allora, diciamoci la verità, forse questo film è un po’ alto in questa classifica ma non volevo che la stessa fosse eccessivamente monopolizzata da classici Disney, Pixar e studio Ghibli. Si tratta di un film molto ben costruito, esordio alla regia di Michel Ocelot, che mette insieme un po’ di leggende africane per costruire una storia universale e molto semplice e ben raccontata. A fare la differenza (quantomeno per noi grandi) sono le atmosfere e le suggestioni africane che traspaiono dalla storia, dai bellissimi disegni e dalla colonna sonora di Youssou N’Dour.KIRIKÙ E LA STREGA KARABÀ

Unico rischio è che vostro figlio si identifichi troppo con il piccolo e intraprendente protagonista, Kirikù, che appena nato vuole fare sempre e solo di testa sua, fa cose pericolosissime e vuole sfidare la strega cattiva tutto solo e a mani nude in barba agli adulti che sono degli incapaci. Non esattamente quello che noi poveri genitori cerchiamo quotidianamente di inculcare ai pargoletti, anzi, l’esatto contrario.

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9. Alla ricerca di Nemo (Andrew Stanton – Pixar, 2003)

Ed ecco entrare in scena la Pixar! Se parliamo di animazione digitale non ce n’è per nessuno (capito, Dreamworks?): la casa diretta da John Lasseter e portata in auge da Mr. Steve Jobs, non solo è da sempre un passo avanti a tutti dal punto di vista della qualità dell’animazione, ma soprattutto ha degli autori veri che volta dopo volta scrivono dei veri e propri classici.9-nemo1-960x720

Per la nona posizione di questa Top10 ho scelto Nemo perché ho assistito a mocciosi andare letteralmente in visibilio di fronte alle disavventure del piccolo pesce pagliaccio, il suo apprensivo padre e la pasticciona Dori, ma la scelta sarebbe potuta cadere su molti altri titoli come Ratatouille, Monsters & Co. (e devo dire che i miei preferiti sono Wall-E e suprattutto UP, capolavoro assoluto, che però si rivolgono a un pubblico con qualche anno in più). Semplice, divertente, commovente, educativo: a Nemo non manca nessuno degli ingredienti per la gloria imperitura e, detto tra noi, probabilmente meriterebbe un piazzamento più alto in questa lista.

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8. Alla ricerca della Valle Incantata (Don Bluth – Amblin, 1988)

Chi scrive non ama i film della Dreamworks e devo dire che anche i bambini non mi pare che stravedano (attendo amare  smentite e appassionate invettive nei commenti), di cui questo film prodotto da Spielberg e Lucas è il precursore. A dire la verità anche questo film non mi fa strappare le viscere dall’entusiasmo ma è una settimana che mia figlia non vuole vedere altro (anche due volte al giorno sebbene con pause varie).8-valleincantata1

E del resto non posso certo dire che non sia un film ben costruito: dinosauri (e solo il Signore sa perché i bambini li amino così incondizionatamente), qualche battuta divertente, animazioni oneste, una trama semplice ma sempre valida e dei ritmi scorrevoli senza diventare pericolosamente adrenalinici. Il rischio è uno: si tratta di una saga di dodici (12!) episodi e se come temo il migliore è il primo (che ho già visto una decina di volte), credo che imparerò a odiare tutti i dinosauri e in particolare Piedino, il brontosauro “collo lungo” protagonista.

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7. La carica dei 101 (Wolfgang Reitherman – Disney, 1961)

Enters Disney. Ci sono 2 stagioni di classici Disney: i classici classici, quelli degli anni ’30 e ’40 che volano alti nel firmamento della storia del Cinema, e quelli degli anni ’50 e ’60 che, pur senza raggiungere le vette degli esordi, hanno scritto una pagina indimenticabile della storia dell’intrattenimento per l’infanzia e sono entrati nei cuori di generazioni e genrazioni di bambini. Anche in questo caso ho scelto La carica dei 101 ma avrei potuto optare per uno tra Peter Pan, Gli Aristogatti, La spada nella roccia…7-carica1011

Non penso di dovervi raccontare io quanto sia squisito, divertente e coinvolgente questo film che come pochi altri ha contribuito alla cultura pop contemporanea grazie agli inconfondibili cani dalmata e ad uno dei villain più celebri della storia del cinema: Crudelia Demon.

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6. Ponyo sulla scogliera (Hayao Miyazaki – Ghibli, 2008)

Ed ecco il formidabile Studio Ghibli e il leggendario Hayao Miyazaki, il più grande autore che la terra del sol levante abbia mia regalato al cinema di animazione, nonché uno dei migliori autori di cinema tout court oggi in attività. Già lo so che molti di voi non riterranno Ponyo sulla scogliera degno di questa posizione in classifica e sarete pronti a elencare tanti film che ho dimenticato, ma non può importarmene di meno: my pages, my list, my rules.6-ponyo1

Credo che vi sia ormai chiaro poi che questa classifica è pesantemente influenzata dai gusti di mia figlia duenne e la verità è che abbiamo visto questo film infinite volte e la magia è che ogni singola volta riesce a emozionare sia me che la marmocchia su scene talmente semplici che mi vergognerei quasi a raccontarvele. Non che la trama sia banale, ricca di suggestioni e di magia, e non sono banali affatto sono neanche i personaggi, a partire dalla protagonista Ponyo, figlia del mare, e del suo piccolo amico umano Sosuke. Ad essere squisitamente quotidiane sono le situazioni che si continuamente si inseriscono fra eventi sempre più fantasmagorici. La più incredibile dote di questo film (come di tutto il cinema di Miyazaki, probabilmente) sta proprio in questa magica fusione di ordinario e straordinario, di quotidiano e di fantastico che riesce a rendere ogni parola, ogni gesto, ogni inquadratura, ogni dettaglio di un’intensità pazzesca.

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5. Toy Story 1/2/3 (John Lasseter, Lee Unkrich – Pixar, 1995/1999/2010)

Come ho già detto il mio film Pixar preferito è UP, a mani basse, ma la saga di Toy Story rimane un qualcosa di meraviglioso. Woody, Buzz Lightyear, Mr. Potato, Slinky il cane a molla: questi personaggi/giocattoli, frutto di puro genio, sono amabili come fossero i tuoi stessi vecchi giocattoli e riescono persino nel miracolo di farti digerire Fabrizio Frizzi.

5-toystory1Ma la cosa più entusiasmante sono le situazioni disperate in cui si ritrovano: gli episodi di Toy Story sono dei veri e propri film d’azione, l’equivalente di Mission: Impossible per l’infanzia, e per noi adulti come per i bambini sono come un fantastico giro sull’ottovolante senza però passare il limite dell’adrenalina (che con i bambini è male, molto male) con in più il fatto che, come sempre accada nei grandi film, la catarsi finale ti commuove e ti rimette in pace con l’universo. E poi sono tre! Thank you, mr. Lasseter!

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4. Biancaneve e i sette nani (Walt Disney, David Hand – Disney, 1937)

Subito sotto il podio, il film da cui tutto è cominciato, nel 1937. Non fatevi intimorire dai primi 5 minuti e dalla colonna sonora, diciamo così, un po’ datata, a parte quello il film non è semplicemente attuale: è all’avanguardia.4-snow_white1

Dubito di dovervi raccontare qualcosa o spiegare di cosa si tratti: favola di Perrault, l’orrida matrigna/strega cattiva (il più grande e pop villain di sempre), i nani (il pupo amerà Cucciolo, voi amerete Brontolo), la mela, le canzoncine immortali (Impara a fischiettar), gli animali che vogliono aiutare Biancaneve, le scene musicali, il tema della morte messo lì senza edulcorarlo più di tanto. Ok è vero, Walt Disney era filo-nazista e i suoi film sono smaccatamente maschilisti, ma non si può in onestà parlare male di film come questo. Incredibile, fantastico, immortale. Capolavoro. PS: onorable mentions, naturalmente, per Cenerentola che a questa posizione era la rivale più agguerrita ed è fuori classifica solo per ragioni politiche.

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3. Dumbo (Ben Sharpsteen – Disney, 1941)

Ed eccoci al podio: qui non si scherza, avete bisogno di un film con il quale il vostro pupo si sente in perfetta sintonia, a casa, protetto? Volete vederlo commuoversi e poi esaltarsi e poi addolcirsi e poi ancora emozionarsi e diventare tutto coccoloso e sereno.

3-dumbo1Questo film è il miracolo: nella mia esperienza ancora non c’è stato bambino che non senta immediatamente un prodigioso legame empatico con il piccolo Dumbo (e poi ogni elefante del mondo sarà Dumbo) e si sia visto tutto il film con gli oacchi sgranati e senza dire una parola, salvo commuoversi o agitarsi le prime volte sulle scene più toccanti. L’elefantino con le orecchie che sembreno due vele è un neonato che non parla, si muove goffamente e ha bisogno della sua mamma, proprio come il vostro mocciosetto: è facile che Dumbo sarà il suo primo amore cinematografico e voi lo vedrete con lui con estremo piacere. E poi, i rosafanti…

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2. Il mio vicino Totoro (Hayao Miyazaki – Ghibli, 1988)

Se non avete mai visto Il mio vicino Totoro vi invidio. Io lo avevo già visto in lingua originale prima della nascita della mia pargoletta e non potete capire la gioia quando ho saputo che era in uscita la versione doppiata in italiano, perché altrimenti mia figlia si sarebbe dovuta sorbire il film in giapponese e temo che per lei la visione ne avrebbe risentito. E invece in italiano è stato e, naturalmente, lo ha amato, lo ama e lo amerà per sempre. E come sarebbe possibile altrimenti?2-totoro1

Questo film, esordio dello Studio Ghibli nel 1988, è il capolavoro per l’infanzia di Miyazaki che come Ponyo mescola in modo incredibile ordinario e strordinario raggiungendo vette inusitate di intensità e coinvolgimento per spettatori di tutte le età. E come post scriptum vi dico che ho caricato questo film sullo smartphone e ha salvato molte molte serate della mia famiglia, semplicemente la bimba non ne avrà mai abbastanza di Totoro.

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1 . Pinocchio (Hamlton Luske, Ben Sharpsteen – Disney, 1940)

Ok, c’è bisogno che scriva qualcosa su Pinocchio? La riduzione Disney ovviamente non è il libro di Collodi, è semplicemente un’altra cosa, e anche il personaggio di Pinocchio è molto diverso così come lo sono il grillo, la fata, il Gatto, la Volpe e tutto il cucuzzaro.1-pinocchio1

Ma ragazzi, che capolavoro! Trovate geniali una dopo l’altra, suggestioni visive, musicali, emotive, molteplici livelli di lettura, divertimento, commozione, coinvolgimento: il tutto perfettamente dipinto su uno sfondo educativo che in quanto genitori vi farà comodo in più di una situazione. La prova del nove, come sempre, è la reazione dei marmocchi e non esagero se dico se dopo aver visto il film Pinocchio è diventato un’ossessione per mia figlia: libri, pupazzi, favole della buona notte, paesi dei balocchi ovunque e genuino timore che il naso cresca dopo aver detto una bugia (per un po’ potevamo dire quando ne diceva una perché si toccava il naso per controllarlo). Cosa sarebbe il mondo senza Pinocchio?

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[Questa lista è stata redatta da Massimo Basile, esperto in storia e critica del cinema]