E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa

Anthony Browne racconta storie che sempre si dipanano sul sentiero dell’irrequietezza, giocando coi toni, col timbro delle voci, con la luce e la sua assenza. Tra queste pagine i passi di mamma e bambino sembrano risuonare nel buio già pesto della sera, si percepisce lo scricchiolio delle suole sul marciapiedi di questa che si intuisce una periferia cittadina. Si cerca l’indirizzo giusto, quello che aprirebbe le porte a una festa ma si incappa in spaccati di vita, si sbircia in momenti privati, velocemente, solo per rendersi conto se si è nel posto giusto o meno, ma in tempo per veder concretizzare oltre ogni finestra una delle decine di ipotesi catastrofiche che sgomitano nella mente del bambino: E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Joe è preoccupato, labbra serrate, capo un po’ chino, rigido, come se risentisse della pressione che le mani stanno operando sul pacchetto regalo, strette. Il piede destro pronto a partire ma non del tutto staccato da terra, esita. Joe vorrebbe andare alla festa cui è stato invitato, ma è preoccupato, e la sua preoccupazione si fa ombra talmente ingombrante da superare il margine dell’illustrazione, strisciare su tutta la pagina, fino al suo limite.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

È il crepuscolo, ma l’albo si apre con molto colore. L’immagine di Joe ne è piena. Poi si passa all’ombra con tutti i dubbi che porta con sé: E se…?

E se alla festa ci fosse qualcuno di sconosciuto?, si chiede Joe; sarebbe il momento giusto per fare nuove amicizie, gli risponde, rassicurante, la madre. E Joe prontamente ribatte: “Non se sono TREMENDE!” E qui, in questo esatto momento, incomincia il gioco dell’alternanza campo lungo/campo corto nell’altra serie di ipotesi che accompagna quelle esplicite di Joe: sarà quella la casa di Tom?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Come fosse una macchina da presa lo sguardo, di Joe e di sua madre, si acuisce per passare dall’ipotesi del campo lungo, all’evidenza del campo corto. E sì, sono tremende le persone che lo sguardo inquadra: orecchie a punta, piccole antenne carnose e basi delle lampade munite di denti affilati; brutti cipigli e un’evidente tendenza a trascurare il proprio animale da compagnia dagli occhi tristissimi.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Alla preoccupazione di Joe sulla presenza di tante persone risponde un’elefantiaca e grigia solitudine. Mentre nella tavola successiva Anthony Browne, in un surrealismo parossistico, cita Lewis Carroll, come aveva esplicitamente già fatto in Willy The Dreamer, mettendo un sorridente Humpty Dumpty nel portauovo di una tavola male imbandita.

Si percepisce l’inquietudine del bambino nel momento in cui il suo sguardo incontra e raffigura un contesto da festa dell’orrore à la Bruegel. La prospettiva cambia invece quando la via d’accesso alla casa degli altri piuttosto che la finestra è la porta. Una porta che si apre, sorrisi che accolgono. L’ansia di Joe si dissipa e trasfonde nell’animo della madre che ritorna sui suoi passi in preda ai dubbi. Non sappiamo come abbia trascorso quelle ore di festa la mamma di Joe, quel che vediamo è un luminosissimo Joe, stavolta senza ombre a segnare il passo e l’allegria, sorridente, al suo ritorno.

copertinaTitolo: E SE…?
Autore: Anthony Browne (traduzione di Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2020, 36 pp., 16,00 €

Bella e il Gorilla

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa

Dai primi di aprile la fiaba de La bella e la bestia può annoverare tra le sue fila un’altra, bellissima, variante. Le radici del cespuglio di rose i cui petali restano tra gli elementi più fermi nella memoria di ciascuno la ascolti, affondano nella storia di Amore e Psiche, cui si ispirò  Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, che nel 1740 la pubblicò per la prima volta in La jeune américaine, et les contes marins.

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

Naturalmente nel momento in cui ho letto Bella e il Gorilla la prima cosa che ho notato è stato il gorilla. Il suo bel muso grigio, il nasone espressivo quasi quanto gli occhi ambrati o proprio grazie ad essi. Anthony Browne ci ha abituati alla sua umana presenza, seppure questa volta il Gorilla sia propriamente tale. Non indossa giacconi, tacchi, non si protegge con un ombrello. La storia è ambientata in uno zoo ed è vera.

Quindi la prima cosa è stato il gorilla. Ma Bella e la Bestia erano sempre tra le pieghe della lettura di questa che invece, dicevo, è una storia vera. Quasi del tutto vera. È il racconto di un’amicizia nata tra un gorilla in grado di parlare la lingua dei segni e una gattina. Grazie alla sua capacità di parlare con gli uomini e di farsi comprendere, il Gorilla poteva avere tutto, qualsiasi cosa desiderasse. Una cosa gli mancava: un amico. Allora, così come nella storia vera di Koko, la gorilla che amava i gatti, lo chiede ai suoi custodi e loro gli portano Bella.

“Non mangiartela!”

Ma il Gorilla non aveva nessuna intenzione di mangiarla, le voleva bene.icarus

Anthony Browne ci ha abituati a citazioni, rimandi. In questa occasione ne dedica uno esplicito a Landscape with the Fall of Icarus, attribuito a Pieter Bruegel il vecchio (ca. 1555), il quadro racconta della caduta di Icaro, che troppo aveva osato avvicinarsi al sole. William Carlos Williams lo descrive così

Non lontano
dalla costa
c’era
un tuffo del tutto ignorato
era
Icaro che annegava.
(da “Immagini da Bruegel e altre poesie”, 1962)

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

Anthony Brown lo appende alla carta da parati del soggiorno mentre il Gorilla, con Bella sulle spalle, sta volando appeso a un lampadario. Pensando a Icaro, temo una  hýbris che però non colgo nella specifica scena: penso piuttosto a un richiamo alle abitudini selvagge del gorilla, a una memoria mai sopita del suo istinto e delle sue capacità animali. Volteggiando tra quelle selve intricate e fiorite di carta da parati temo che il contatto con Icaro stia nella caduta, nell’aver corso un rischio troppo grande, di aver sopravvalutato le proprie capacità. Ho paura, quindi, che cadano, che Bella possa farsi male.

Ma no, non accade. Anzi,

furono felici per moltissimo tempo.

Anthony Browne, Bella e il Gorilla - 2019, Camelozampa
in merito a questa immagine Anthony Brown ha detto: In Little Beauty, I was so pleased with the expressiveness I had achieved in the dummy drawing of the gorilla carrying Beauty that I was reluctant to recreate it in a more thorough, less spontaneous, less joyous form. I have drawn hundreds of gorillas in my lifetime, and, although it was produced without any visual reference or attention to detail, this was one of the most gorilla-like gorillas I had ever drawn. I had simply concentrated on what it was I was trying to communicate; not whether the drawing was any good or not. Concerns about the quality of a picture can detract from the clarity of its communicative attributes, and in the absence of these concerns I had produced an image that said everything I needed to say. Moreover, the flowing quality of the drawing effectively illustrated the first real instance of movement in the book. Even the emotion of the characters seemed to be enhanced .Photograph: Walker Books https://www.theguardian.com/ Anthony Browne, Bella e il Gorilla – 2019, Camelozampa

Poi una sera come tante, e qui si ritorna alla fiaba, il Gorilla guarda la scena di un film alla tv e ciò che vede lo scuote, lo agita. Non riesce a sopportare l’idea che un gorilla, come ciò che lui stesso è, possa mettere in pericolo un essere amatissimo, nonostante l’unica cosa che desideri su tutto sia di proteggerlo. E allora cede all’istinto “da bestia” e rompe la tv. E Bella, che gli vuole altrettanto bene e non desidera altro che proteggerlo, lo fa con grazia e mostrando i muscoli che non ha.

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

La storia si apre con una rosa bianca, e poi con una rosa rosa. A ciascuna di loro una pagina distinta, entrambe appena sotto i loro nomi, Bella e il Gorilla. E poi si chiude con due rose, quella del gorilla e quella di Bella, finalmente, per sempre, assieme.

Bella-e-il-gorilla-cover-web-1-600x701.jpgTitolo: Bella e il Gorilla
Autore: Anthony Browne (traduzione Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 36 pp., 13,00 €

Voci nel parco

Picture books are being marginalised. I get the feeling children are being pushed away from picture books earlier and earlier and being told to look at proper books, which means books without pictures. [Anthony Brone]

Non era previsto che io riuscissi a partecipare alla presentazione di Voci nel parco  durante l’ultima Bologna Children’s Book Fair. Questioni di tempi strettissimi, che, invece e per fortuna, si sono dilatati; perché mi sono ritrovata in un contesto piacevolissimo e partecipato, molto spontaneo e ricco. E ho scoperto come sia stata lunga e difficile l’acquisizione dei diritti di questo albo da parte di Camelozampa, come sia stata ostinata e perseverante.

Scrivere di questo albo è necessario. Anzitutto per consigliarne l’acquisto, è sicuramente un libro che non può mancare nella vostra libreria, ma, con la stessa urgenza, per ragionare quanto più a lungo possibile su pagine belle, intense, ricche e profonde di ritmo, rimandi colti, ironia e umanità.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino.

Io, come tutti, immagino, ho trovato la mia preferita, sia a livello empatico che a livello di narrazione: la seconda, quella del padre. Sotto forma di gorilla, il padre di Smudge che non ha nome, però è un papà bello e fatto, ci si presenta seduto in una poltrona: occhi mesti, guancia appoggiata al gomito, labbra serrate in una posa di rassegnazione, abiti umili, da lavoro, scarponi pesanti. Alle sue spalle l’ombra, che segna e allarga i contorni e asseconda lo sguardo nell’indugiare sul muso di un cane che da dietro alla poltrona fa capolino. Il muso di quel cane, che si chiama Albert, sembra puntare altrove e si percepisce, pur non vedendola, la frenesia delle zampe, pronte al primo cenno, a scattare in piedi e andare. Andare al parco.

Il papà e Smudge, e Albert, vanno dunque al parco. Il papà testa china e gravata da quel che si intuisce siano pensieri grevi, Smudge sorridente, il cane allerta. Tutto attorno sembra continuare l’opera di esortazione incominciata dal cane: gli alberi spogli si chinano a destra a indicare la strada; così fa il lampione, così le decorazioni in marrone sul muro in mattonelle. I quadri in basso a sinistra, che il terzetto si lascia alle spalle, piangono lacrime dolorosissime, nelle quali si riflettono, accompagnando il nostro sguardo su una povertà fatta di topi e spazzatura. L’accattone incrocia lo sguardo del papà ma, nonostante sia ironico, e molto, non riesce a mutarne l’umore.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Giunti al parco l’entusiamo del cane è evidente, quasi palpabile nello scodinzolio gioioso, e, mentre alle spalle del papà chino fa capolino Mary Poppins, entrano timidamente nella scena i piedini di Smudge, mentre esuberante sulla destra esce il muso di Albert. Libero tra gli alberi di impronta magrittiana Albert corre, velocissimo, in compagnia, sfrecciando tra tronchi sospesi, lampioni fuori contesto, zampe e proboscidi di elefanti.

Ed ecco che entra nella storia la speranza, che è di casa tra le pagine di Browne, per quanto possa sembrare schiacciata dagli accidenti della vita. Il papà legge il giornale in cerca di annunci di lavoro e mentre l’urlo di Munch ha fatto sua la prima pagina del quotidiano, dalla testa messa in moto dalle idee del papà si allungano degli alberi, dei rami, che tendono talmente in alto da non rientrare nella cornice. Quando arriva il momento di andare a casa tutto si scioglie, come un cane felice senza guinzaglio, in una danza colorata e pulita. Un limpido trionfo di cuori e luci in cui ogni cosa piroetta. E mentre Albert si chiede chi abbia sdradicato il lampione per sostituirlo con una campanula luminosa, noi seguiamo la stella sulla felpa di Smudge in una linea obliqua, ritrovandola sulla schiena del palazzo e poi alle spalle di King Kong (ecco chi ha divelto il lampione!) cadente, pronta a raccogliere un desiderio.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Tra tutte le voci, quella che ho scelto di raccontare è forse la più mesta ma è anche quella che più di tutte si nutre di speranza, che è ciò che cerco in un albo per bambini assieme alla verità. E qui le ho trovate entrambe.

Le altre voci sono di una madre ingerente, di una bambina dall’allegria contagiosa e di un bambino frenato nella sua fanciullezza ma ancora libero, capace di voltarsi indietro e porsi domande.

Non c’è mai un momento per smettere di leggere gli albi illustrati. Io da questo non credo potrei allontanarmi mai e così i bambini, che della surrealtà fanno lingua universale.

0159_VOCI_NEL_PARCO_COVERTitolo: Voci nel parco
Autore: Anthony Browne
Editore: Camelozampa
Dati: 2017, 36 pp., 16,00 €

Nel bosco dei classici della letteratura per l’infanzia

Nel Bosco, ancora una volta mano nella mano con Anthony Browne. E stavolta questa è l’eccezione che conferma la mia personale regola: non c’è nulla, ma proprio nulla, che in questo albo non mi sia piaciuto. Anzi, senza timore di esagerare, mi sento di anticiparvi che questo è uno di quegli albi che non può assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini. E per svariate ragioni. La prima è certamente che è un prodotto autoriale, completo, sfaccettato, profondo come certi sottoboschi, e, come certi sottoboschi, profumato, fresco, ombreggiato e al contempo freddo, buio, umido. La sua completezza ristà proprio in questa duplice lettura che diviene duplice voce e duplice visione.

Nel bosco c’è un bambino che no, non si è perso, ma ha smarrito la propria serenità a causa del fatto che il suo papà non è più a casa. Una notte ha fatto un incubo, un incubo dal senso vago ma spaventoso, e l’indomani a colazione il papà non c’era e la mamma, triste, non era capace di spiegazioni. Il bimbo allora mette su carta la propria ansia: “papà, torna a casa”, scrive su decine di bigliettini che appende un po’ ovunque in casa, manifestando la propria apprensione. Fino a quando la mamma non gli chiede di portare una torta alla nonna malata; “Non andare nel bosco”, si raccomanda la mamma, invitandolo piuttosto a prendere la strada lunga. Ma per una volta il bambino disobbedisce, e nel bosco si infila e anche di fretta, deve far presto a tornare a casa, non si sa mai, il papà potrebbe tornare.

E mentre attraversa il bosco, il bambino immagina e dà un luogo concreto alla propria immaginazione, trasponendo sul sentiero che sta percorrendo fiabe e personaggi fantastici, con i quali dialoga, di fretta; ai quali sfugge; con i quali non si intrattiene a lungo, preda com’è della propria paura: il papà potrebbe tornare e non lo troverebbe a casa. Si tratta di Jack, e tra i tronchi degli alberi come armati di spine intravediamo una pianta di fagiolo, una mazza chiodata da gigante; si tratta di Riccioli d’oro, bambina egoista e affamata, e tra gli alberi del bosco passano una dietro l’altra le ombre dei tre orsi che lasciano incustodita la loro casetta; si tratta di Hansel e Gretel, con un’ascia da boscaiolo ancora piantata in un tronco e in lontananza, tra il fitto dei rami, una casetta di pan di zucchero e una gabbia. Ma il momento più profondo, quello in cui il bimbo deve fare i conti con se stesso e le proprie preoccupazioni e decidere se restare in questo mondo fiabesco e metaforico o affrontare la realtà (un po’ come avviene per Max Nel Paese dei mostri selvaggi di Sendak, del quale peraltro tracce e ispirazioni questo albo è disseminato come ghiande nel bosco): appeso a un albero trova un cappottino rosso che spicca nel grigio spettrale del bosco; alla sua vista il bimbo ha come un’illuminazione: comincia a passare al setaccio tutti i ricordi, tutte le tracce lasciate dalle fiabe nella propria memoria, alla ricerca di quella giusta che potrebbe salvarlo dalla presenza angosciante che sente alle sue calcagna. Si tratta del lupo di Cappuccetto Rosso, e per noi che leggiamo è evidente. Ma il terrore e l’ansia, la premura, appannano la mente del bambino e la affollano di altri elementi che complicano i passi: scarpette perdute e abbandonate, fusi, torri altissime, gatti con gli stivali e, in lontananza, un principe a cavallo. Si tratterà del principe azzurro destinato a svegliare col suo bacio qualche principessa o piuttosto è il suo papà che torna (torna dalla guerra? La tavola iniziale con il soldatino di piombo è un indizio di questa mia supposizione o introduce l’elemento fiabesco che permea la storia?) ad abbracciare lui, ad abbracciare la mamma?

Il bimbo si scuote e fugge, tremante arriva a casa della nonna e, in un’atmosfera surreale e carica di tensione, bussa. Dall’altra parte della porta potrebbe esserci la nonna, o il lupo, oppure un lieto fine che non si spiega, non avrebbe ragione di esserci e invece c’è; sta lì, tra le ultime pagine, è fatto dei colori pieni e brillanti cui Anthony Browne ci ha abituati, di quelle poltrone rivestite di stoffa fiorita, di sorrisi larghi e braccia tese; sta lì a dissetare l’animo bambino, e il cuore del protagonista e di chi legge.

nel-bosco-It_01Titolo: Nel bosco
Autore: Anthony Browne
Editore: Kalandraka
Dati: 2014, 26 pp., 16,00 €

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Sciocchi pensieri, Billy!

Sciocco Billy, Anthony Browne - 2014, Donzelli
Sciocco Billy, Anthony Browne – 2014, Donzelli

Anthony Browne ci ha abituati a un’attitudine: non ha timore alcuno a percorrere la strada accidentata delle sensazioni dei bambini; delle insicurezze dell’infanzia, delle loro paure; partendo dal nodo che ristà dietro ciascuna di esse, lasciandolo intuire senza indugiare, e tralasciando di scioglierlo, mostrandone piuttosto le manifestazioni più intime, quelle che assillano i bimbi e prendono le forme più svariate quando le luci si abbassano, quando la notte scende e a nulla valgono le parole rassicuranti della mamma o del papà.

Browne è maestro nel non violare le paure bambine cercando di quantificarle o di descriverle: ne rappresenta alcune che sono esemplari, di questo bimbetto, Billy, in particolare, ma di tutti gli altri più in generale, e nel farlo, con pochi accorgimenti testuali e grafici, restituisce una rappresentazione dell’ansia, dell’insicurezza, del terrore, che è rispettosa e lieve.

Sciocco Billy, Anthony Browne - 2014, Donzelli
Sciocco Billy, Anthony Browne – 2014, Donzelli

Ottima cosa è incominciare a considerare un libro dalla sua copertina. Per Sciocco Billy un lettering colorato, a strisce, che è un richiamo esplicito al nodo della storia (che coglieremo solo a lettura completata, suggerito da una “i” a forma di bambolina), che si staglia in contrasto su un fondo blu petrolio. Altro suggerimento abbastanza esplicito per lo svolgersi della storia, o meglio per il suo lieto fine, si ritrova nel frontespizio, laddove il titolo è riproposto in varie gradazioni di grigio e l’unica nota di colore è una scatolina di bambù scoperchiata e variopinta. La domanda è implicita: cosa conterrà la scatola?

L’albo e la storia proseguono fino ai brutti pensieri di Billy, bambino per definizione pensieroso, rappresentati in grigio e smunti. Alle sue paure irreali e surreali, si contrappongono e seguono le pagine colorate e i riquadri variopinti in cui la mamma e il papà cercano di consolarlo e rassicurarlo. Nonostante i tentativi amorevoli dei genitori, Billy però continua a fare brutti pensieri, fino a quando una sera non si ferma a dormire a casa della nonna. In un letto d’ottone in cui sembra ancora più piccolo e impaurito, sotto un enorme dipinto di Caspar David Friedrich (Il viandante sul mare di nebbia, altrettanto irrequieto e altrettanto pensieroso).

Sciocco Billy, Anthony Browne - 2014, Donzelli
Sciocco Billy, Anthony Browne – 2014, Donzelli

Stavolta, però, la nonna, affronta in maniera propositiva la situazione delicata e, salendo al livello bambino, ammette di aver avuto quelle stesse paure, pensieri simili; poi gli regala delle bamboline, dei pupazzetti scaccia pensieri. “Basta che tu racconti un brutto pensiero a ciascuno di loro e poi te li infili sotto il cuscino. Mentre tu dormi saranno loro a fare brutti pensieri per te”. Ecco la soluzione! Semplice e immediata. Molto convincente, funziona, e per qualche notte Billy dorme come un sasso avvolto da cuscini azzurri come cieli sereni, brillanti e gialli come il sole di primavera. Ma all’improvviso un nuovo cruccio si fa largo tra i pensieri ormai lievi di Billy: chissà i poveri pupazzetti cui ha raccontato tutti i suoi pensieri quanti ne stanno facendo al suo posto… anche in questo caso la soluzione è mettersi all’opera: crea dei pupazzetti scacciapensieri per i suoi pupazzetti scacciapensieri e altri ne costruisce per i suoi amici col risultato che da quel momento in poi dormirono tutti bene.

All’immagine curva della prima pagina della storia, in cui Billy sembrava avere tutto il peso del mondo sulle spalle, si sostituisce quella di un bimbo raggiante e sereno che comunica gioia e affronta a passo deciso e scanzonato la realtà.

Sciocco Billy, Anthony Browne - 2014, Donzelli
Sciocco Billy, Anthony Browne – 2014, Donzelli

Come sempre mi accade con gli albi di Anthony Browne, anche questo l’ho trovato ben costruito, intelligente ed elegante. Come sempre però c’è qualcosa che non mi convince, seppure sia di importanza minima e non infici il giudizio positivo che ho di questo libro: il titolo. In inglese è Silly Billy, in italiano diventa letteralmente Sciocco Billy. Una volta tanto il titolo in italiano almeno ha un valore assonante e richiama il Cocco Bill di iacovittiana memoria; lo “sciocco/silly” però rimane e trovo che sminuisca il senso e il valore della storia a seguire.

Ottima invece la scelta di chiudere con la storia dei pupazzetti scacciapensieri. Sono bamboline della tradizione dell’artigianato guatemalteco. Sono fatte con pezzetti colorati di stoffa, fili e legnetti. I bambini del Guatemala le fabbricano da sempre e a loro affidano i loro brutti pensieri perché li scaccino via mentre dormono. Se volete regalarne ai vostri bambini affinché le ripongano sotto i loro cuscini e rassicurandone così il sonno, le trovate in vendita nei negozi del mercato equo e solidale o potete ordinarle qui, nella bottega online di LiberoMondo.

thumbsTitolo: Sciocco Billy
Autore: anthony Browne
Editore: Donzelli
Dati: 2014, 24 pp., 16,00 €

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Di porci, maiali e maialibri

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Poveri maiali! Vituperati mai come di questi tempi. Portati ad esempio di egoismo e cattivi comportamenti. Non nego che il pensiero che il “trionfale” ritorno tra le pagine degli albi illustrati del maiale sia dovuto all’impazzare di Peppa Pig sugli schermi e tra gli scaffali delle librerie mi abbia sfiorata. Piccola parentesi che nulla ha a che fare con l’albo che vado a recensire: Peppa Pig a mio parere è un prodotto di tutto rispetto con contenuti semplici, affini alla sensibilità dei bambini, privo di orpelli e affatto inneggiante a stereotipi consumistici. Che poi la RAI e, a ruota, le case editrici da libreria o edicola, la somministrino per ore ed ore e in tutte le salse (adesso anche in lingua originale) ai bambini è un altro problema che si affianca all’incapacità di taluni di arginarlo (non è obbligatorio che i bambini vedano due ore di Peppa o abbiano i suoi libricini). Detto questo torniamo ai maiali, quelli veri.

I maiali veri, dicevo, quelli che, del tutto permeati dagli stereotipi di genere, lasciano che una donna si faccia carico di tutto il fardello che la gestione di una casa e di una famiglia possa comportare.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

La Signora Maialozzi in casa svolge qualsiasi compito: cucina, lava, stira, rassetta, per poi uscire per andare a lavorare e, al ritorno, cucinare, lavare, rassettare. Giorno dopo giorno. Il volto della donna, che è anche la mamma di due bambini, si sforma, diviene un anonimo ovale, perde i propri tratti e la propria personalità, va via via disfacendosi, rischia di annullarsi.

Il marito e i figli dal canto loro danno tutto per scontato e nemmeno si accorgono del proprio egoismo, del loro assomigliare a dei maiali. Fino a quando la Signora Maialozzi si stanca e va via lasciando un biglietto: “Siete dei maiali.” Senza patemi, senza punti esclamativi. È un dato di fatto, e punto.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

D’altra parte avvisaglie ce n’erano state sia della desolazione che avvolgeva la mamma, sia dell’attitudine porcina: sul pomello della porta spuntano narici e grugno. Il vaso da fiori ha un musone grigio/rosa stupito. Le maioliche ritraggono dei deliziosi maiali simmetrici. Persino le prese della corrente, le spille, li ricordano. E questo quando la mamma è ancora in casa a sfaccendare o appena andata via. Quando decide di non tornare la metamorfosi è completa e investe anche gli esseri animati (cane incluso). I tre porcelli, rimasti soli, si rivelano incapaci di badare a loro stessi e di avere cura della casa che diviene, giro pochi giorni, un porcile.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Non so se per fame, non so per arrendevolezza o per effettiva consapevolezza alla fine i tre si piegano alle condizioni materne: se vogliono che la mamma torni a casa devono collaborare. Tornata l’armonia anche la mamma può ritrovare la propria, riconquistando anche un volto ben definito e sorridente.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Le tavole illustrate dello stesso autore del testo, Anthony Browne, hanno un ritmo proprio che investe la narrazione testuale: giallo ocra quando la protagonista narrante è la madre, a sottolinearne solitudine e compostezza, colori brillanti e a tratti chiassosi, quando narrano del padre e dei figli. Sempre sorridenti le tre controparti mutano umore e tono quando la madre va via (allegorica anche la scomparsa della donna dal quadro con scena bucolica sul camino) per piombare in un buio triste e foriero di pessimi presagi (deliziosa l’ombra del lupo che si fa contorno netto sulla finestra). Quando la madre ritorna in scena agisce da luce, alba di un tempo nuovo, e da luce illumina tutto, inclusi i tre porcelli, restituendo loro un incarnato roseo affatto spento.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Un albo che consiglio vivamente del quale solo la tavola finale mi ha poco convinta: la mamma che finalmente può dedicarsi a faccende maschili (aggiustare la macchina) mi sembra un passo indietro, un vanificare il lavoro e i sacrifici fatti per annullare la distanza tra ruoli e generi sottolineando che ci sono cose prettamente maschili e prettamente femminili. Sebbene possa invece attestare esattamente il contrario e la mia possa essere un’impressione derivata dal felice effetto narrativo senza sbavature e inciampi cui tutto il resto del libro mi aveva abituata.

Portada.inddTitolo: Il maialibro
Autore: Anthony Browne
Editore: Kalandraka
Dati: 2013, 40 pp., 16,00 €

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La mia mamma / Il mio papà

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma - Donzelli, 2013
Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma – Donzelli, 2013

Forte come un orso è la mamma che ci racconta Anthony Browne in un albo che è doppio, giacché capovolgendolo scopriamo che forte come un gorilla e capace di scacciare senza timore il lupo cattivo è anche il papà. Forte come un orso ma anche “tenera come un micio”, “tosta come un rinoceronte” è questa mamma, novella Venere botticelliana, che è la mamma di un bambino in particolare ma è portatrice di sentimenti e capacità universali tipiche di ciascuna mamma, sebbene alcune mamme non indosserebbero mai le pantofole rosa con pon-pon portate con tanta disinvoltura e in qualsiasi contesto da questa mamma nello specifico. Perché questa mamma ha scelto di fare la mamma sebbene potesse fare qualsiasi altra cosa: il capo in abito scuro ed elegante, molto mascolino, la diva, così come l’astronauta… questa mancata possibilità sottolineata con una sorta di noncuranza dall’autore, questa rinuncia, tra tutte le meravigliose illustrazioni che giocano col testo metaforico e cantilenante, stride con la ricezione adulta (perché invece i bambini si divertono moltissimo a leggerne e molto naturalmente ne sorridono) di un tono che rischia di essere percepito come maschilista. Ma la sensazione, ripeto, adulta, si supera facilmente quando ci si imbatte in un uso sapiente della relazione fondamentale  fra testo/immagine: la mamma di Anthony Browne fa benissimo la giocoliera con i colori e le parole associandole con una libertà ragionata che dà i suoi frutti in una lettura giocosa e piacevole.

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma - Donzelli, 2013
Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma – Donzelli, 2013

Lo stesso vale per il papà che, in un trionfo di tweed marrone, in babbucce felpate danza “felice come un ippopotamo”, coniugando l’aria, perlomeno apparentemente, paciosa degli acquatici mastodonti, con un sorriso talmente lieve da incantare e rendere spontanea la naturale conseguenza: “è in gamba il mio papà”. La lettura si conclude con una certezza che rasserena i bambini, sempre alla ricerca di conferme: il bene della mamma, o del papà, non finisce mai.

Bestie, Fabian Negrin – 2013 Gallucci

Sempre su questo semplice e prolifico rapporto tra testo e immagine ho scritto anche recensendo Bestie di Fabian Negrin; se siete arrivati fin quaggiù e ne aveste ancora voglia potete leggerne qui.

 

thumbsTitolo: La mia mamma / Il mio papà
Autore: Anthony Browne
Editore: Donzelli
Dati: 2013, 60 pp., 16,00 €

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Un gorilla, un libro per contare

 

Un gorilla - Anthony Browne
Un gorilla. Un libro per contare, Anthony Browne

Un gorilla è un libro per contare, come esplicita il sottotitolo, ma, come spesso accade quando una cosa è così manifesta, non è solo questo. Da uno a dieci Anthony Browne conta coi primati, presentandoli in maniera deliziosa in acquerelli dettagliati e realistici, poetici per il loro essere così naturali e intensi. Nessuna scimmia è uguale a un’altra. Se c’è un unico straordinario ed espressivo gorilla (per il numero uno) ci sono otto macachi, ciascuno con la propria espressione e personalità, ci sono sei gibboni dai colori sgargianti e dalle espressioni a mezza strada tra la tenerezza e la furbizia, ciascuno di essi tradisce un pensiero che non è uguale a nessun altro. Eppure, l’idea di fondo, evocativa e empatica è che apparteniamo tutti alla stessa famiglia, che si sia un babbuino furbetto, un dolcissimo orango o un timido bambino.

Un gorilla. Un libro per contare, Anthony Browne
Un gorilla. Un libro per contare, Anthony Browne

Un gorilla. Un libro per contare
Ci è piaciuto perché è raffinato e intelligente, perché induce a riflettere e a interiorizzare numerosi concetti complessi: l’evoluzione, l’appartenenza, la diversità e la comunanza; per le straordinarie illustrazioni. Oltre che, naturalmente, perché sottende a un proposito, il rispetto degli altri, assolutamente condivisibile.

Non ci è piaciuto (perché dobbiamo proprio cercare il pelo di primate nell’uovo) il fatto che sia consigliato a bambini di tre anni; non perché non lo si ritenga adatto a loro (è proprio l’età in cui cominciano a contare e a interessarsi ai numeri) ma perché è molto difficile spiegar loro il perché si sia un’unica famiglia. Credo che bimbi dai 5 anni in su ricevano con più soddisfazione e riescano meglio a interiorizzarne gli input.

raccomandato: a tutti i bambini con l’occhio attento ai dettagli
prezzo: coerente con la qualità dell’albo

Titolo: Un gorilla. Un libro per contare
Autore: Anthony Browne
Editore: Kalandraka
Dati: 2012, 32 pp., 16,00 €

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