Museum

Il libro (Da un soggetto di un maestro dell’albo illustrato, Javier Sáez-Castán, illustrato da Manuel Marsol, da poco insignito del Premio Internazionale di Illustrazione alla Fiera del Libro di Bologna.) si apre senza proferire alcuna parola, in realtà strada facendo, e si incomincia proprio nell’abitacolo di una macchina con una lunga strada davanti da percorrere, sotto la guida preponderante dello sguardo, una voce piuttosto ferma si alza dalle targhette, che in questo caso, essendo parte integrante delle opere d’arte esposte, definirei cartellini.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Mi colpisce in copertina uno sguardo che già sembra volgersi al passato, alla strada percorsa (o a me che leggo?) nel riflesso nello specchietto retrovisore; si procede con le targhette che si fanno rilevanti all’interno del testo narrativo, incominciando proprio dal titolo in copertina che è esso stesso il principio della narrazione, il titolo dell’opera e un’indicazione della linea, o perlomeno una di esse, di lettura.MUSEUM cover.jpg

Non è ben chiaro se fosse nelle intenzioni dell’uomo alla guida dell’auto rossa, del furgoncino rosso, andare a visitare il museo o meno. La struttura che lo ospita sembra essere proprio la sua meta, ma in realtà è il furgoncino che si rompe a imporre la fermata proprio davanti al suo vialetto d’ingresso, sebbene la strada fino alla porta sembri essere praticata molto di rado, sia fitta di erba e a malapena se ne scorga il profilo. Ciononostante è l’unica traccia di urbanità nel raggio di molti chilometri, per cui, dandosi un’aggiustatina al cappello, L’uomo si incammina. S’avvia a far parte.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Giunto davanti al portone il punto d’osservazione si fa chiaro. Dalla finestra, in un gioco prospettico che richiama gli studi sulle profondità e sulla prospettiva lineare quattrocenteschi, dal riquadro della pagina si entra nella cornice della finestra, dalla quale si scorge un quadro, che dietro alle cortine di una tenda svela una signora vestita di rosso, che appoggia le sue mani su una gabbia che contiene un pappagallo. Si tratta di Chaty con pappagallo. Chaty sorride, il pappagallo meno.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Fortunatamente il museo è aperto. La porta ha uno spioncino che pare disegnato, oppure tradisce la presenza di qualcuno all’interno, un qualcuno dagli occhi cerulei. Sull’architrave campeggia una linea orizzontale di occhi, e ancora c’è un occhio che è come se stesse spiando dall’interno verso l’esterno dal buco della serratura. Una volta entrati si comprende quanto non fosse una semplice casualità, si comprende che gli occhi intravisti dagli spiragli, dagli spioncini riflettevano il cielo azzurro, riflettevano, rappresentandolo, ciò che guardavano.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Lo avevamo intuito, dal tratto che richiamava fortemente Magritte, che saremmo entrati in un luogo surreale e che avremmo letto di surrealtà. Infatti, i quadri alle pareti immergono l’uomo in un contesto fatto di presente, passato eventi di vita vissuta, che si fanno via via esperienza e quindi ancora rappresentazione e poi presente, vissuto.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Dal quadro esce il pappagallo, che entra in collisione con la realtà presente dell’uomo che lo guardava rappresentato, mentre nei quadri entra il camioncino rosso. Riconoscendolo, l’uomo ne è sconvolto; comprende in un solo frangente quello che noi sospettavamo: la sua esistenza si sta mescolando all’astrazione di quella appesa ai muri, i cartellini lo sottolineano ed esplicitano: la sua esistenza sta diventando rappresentazione e il processo è valido anche nel senso inverso, per cui, le rappresentazioni stanno diventando realtà. Gli occhi sbarrati raccontano la presa di coscienza, fatta da sguardi che rilevano che non ci sono solo essere innocui ritratti nei quadri appesi alle pareti ma anche occhi sbarrati dal terrore, bestie spolpate delle quali rimangono solo dei teschi adornati di fiori e una tigre feroce, che perlomeno è stata rappresentata così. Una tigre guardiana.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

L’uomo cerca una via di fuga, ma senza alcuna spiegazione o prevedibilmente, il museo ora è chiuso. L’unica sua via d’uscita, l’unica sua salvezza, è di riuscire a interagire scientemente con il presente che gli si rappresenta davanti ed essere quindi artefice lui stesso dei dipinti futuri.

Le illustrazioni di Manuel Marsol sono dipinte su legno, il che conferisce loro una consistenza densa e porosa, che assorbe e restituisce i colori proprio come assorbono e restituiscono i quadri che esse raccontano.

Il finale è sorprendente. Due volte sorprendente. Anzi, se si aggiunge la quarta di copertina, il finale è 3 volte sorprendente.

MUSEUM coverTitolo: Museum
Autore: Javier Sáez-Castán, Manuel Marsol
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019, 52 pp., 14,00 €

Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet

Mi sono chiesta, incominciando a leggere questo libro, se fosse stato ideato per esser letto dal principio alla fine, con una traccia narrativa, oppure se in modo che il lettore potesse procedere secondo suoi interessi specifici. Se si trattasse, insomma di una storia delle immagini (il sottotitolo, dalle caverne a internet, me lo faceva immaginare) oppure di un manuale, con elementi di scientificità, semiotica, estetica, comunicazione.

Dopo averlo letto con l’uno e con l’altro metodo, posso dire che sono entrambi validi. David Hockney e Martin Gayford, con un piglio che definirei tipico delle bottega degli umanisti (dai quali prendono in prestito il modo di intendere l’imitazione) si scambiano, in un dialogo diretto con tanto di nome e due punti, che è ancor più evidenziato da segni grafici e tipografici, informazioni, racconti, pareri. È un dialogo a due sostenuto e rafforzato da una terza voce, che è quella dell’illustratrice, Rose Blake, che può facilmente diventare a quattro, coinvolgendo il lettore, anche il più giovane e inesperto, per la naturalezza con la quale questo modo di narrare induce a mettere in campo anche le proprie conoscenze, i propri ricordi.

È una storia dal finale aperto, molto lontana dal concludersi, nella quale le luci, le ombre, i segni sono significanti profondissimi che si nutrono di tecnica e nel farlo comunicano, raccontano.

Dai profili delle mani nella grotta argentina (13000-9000 a.C.), ai vasi greci, a Caravaggio, alla fotografia, il cinema a Minecraft (che è interessante non solo per il supporto digitale, quanto per essere un luogo d’immagini in cui si creano immagini) si racconta un viaggio che segue una timeline ben delineata, proposta peraltro anche in coda al libro assieme a un glossario.

Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet, di Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford - 2018 Babalibri
Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet, di Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford – 2018 Babalibri

Grazie a David Hockney scopro una ispirazione giapponese nel Pinocchio di Walt Disney che è un punto di incontro che ha del magico:

Quando Pinocchio e Geppetto vengono scaraventati sulla spiaggia, l’immagine delle onde che, schiumando, li gettano a riva per poi scomparire nella sabbia è davvero fantastica.

E lo scopro in maniera più immediata ed evidente mettendo a confronto le due immagini scelte per raccontare questa magia. Perché questo libro è davvero un viaggio nelle immagini per mezzo delle immagini.

Alla scoperta delle immagini 150Titolo: Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet
Autore: Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford (Traduzione Angela Dal Gobbo)
Editore: Babalibri
Dati: 2019, pp. 130, 24,50 €

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Collage per una storia, quella del Giardino di Matisse

Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo - 2015, MoMa Fatatrac
Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo - 2015, MoMa Fatatrac
Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo – 2015, MoMa Fatatrac

Potrà sembrare fuori contesto e non so quanto effettivamente ci sia di ispirazione o di biografico nelle pagine che narrano il momento dell’idea, il momento della creazione, delle opere di Matisse. Però quello che ho pensato leggendo, e letteralmente guardando le mani di Matisse sforbiciare, è stato che quello che serve a un talento, e quello che manca ai futuri Matisse dei nostri giorni, è il tempo per sedersi in un angolo comodo della casa, distrarsi e sovrappensiero ritagliare, tratteggiare, scarabocchiare. L’essere senza pensieri impellenti ne genera di straordinari e profondi, di geniali. Ecco, quello che, tra le altre cose,  mi ha sussurrato “il giardino di Matisse” e che voglio riportavi è che abbiamo necessità di tempo da trascorrere liberando la mente e fantasticando.

Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo - 2015, MoMa Fatatrac
Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo – 2015, MoMa Fatatrac

Mentre le sue forbici correvano sul foglio, fantasticò su come deve sentirsi un uccello quando vola. E mentre ritagliava, Matisse si sentì come se anche lui stesse volando.

Ritagli che prendono forma, forma d’uccello, e si librano in cieli azzurri, liberi. Ritagli prima bianchi, poi d’ogni colore, che diventano piante, poi alberi e s’infittiscono fino a divenire foresta profumata e leggera, giardino in cui passeggiare. Un giardino di ritagli che Matisse ci regala in cui fantasticare, passeggiando.

Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo - 2015, MoMa Fatatrac
Il giardino di Matisse, Samantha Friedman, Cristina Amodeo – 2015, MoMa Fatatrac

Il giardino di Matisse è un albo nato dalla collaborazione tra Fatatrac e il MoMA, che prevede la pubblicazione di una serie di albi illustrati a doppio marchio.

di Samantha Friedman, curatrice del MoMA e illustrato da Cristina Amodeo, è il primo della serie ed è stato ideato in occasione di una mostra dedicata all’artista francese: “The cut outs”, non a caso l’albo è arricchito da otto riproduzioni di altrettanti originali dell’autore, selezionati tra quelli esposti.

IL-GIARDINO-DI-MATISSE-02Titolo: Il giardino di Matisse
Autore: Samantha Friedman, Cristina Amodeo
Editore: MoMa Fatatrac
Dati: 2016, 48 pp., 19,90 €

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Bambini nel quadro! I piccoli enigmi dei capolavori

Alain Korkos mi incoraggia per la seconda volta a sottolineare quanto siano rilevanti le tavole illustrate (alcuni diranno: come se ce ne fosse bisogno! Ce n’è, ce n’è…). L’avevo già fatto in occasione della recensione al suo primo libro, Entrate nel quadro!, lo rifaccio oggi grazie a Bambini nel quadro! novità del catalogo de L’ippocampo junior.

Jean Siméon Chardin, La Governante, 1739 - da Bambini nel quadro! di Alain Korkos - 2013, L'Ippocampo
Jean Siméon Chardin, La Governante, 1739 – da Bambini nel quadro! di Alain Korkos – 2013, L’Ippocampo

La struttura del libro è molto simile a quella del precedente, riuscendo a preservare un’originalità di lettura delle immagini a sé stante. Verrebbe da pensare, almeno io l’ho pensato, che trattandosi di bambini avrei trovato tra queste pagine, tra questi 50 quadri, una vasta gamma di Bambini Gesù o angeli (al limite Cupidi). Sono stata piacevolmente smentita, giacché invece di bambini santi e pagani pochi ce ne sono, essendo in quei casi protagonisti collaterali, presenze non centrali ma al margine della rappresentazione. In questi 50 quadri selezionati e raccontati da Alain Korkos, i bambini, quelli veri, sono gli effettivi protagonisti. Largo quindi a principessine e principi, neonati nella culla, bimbetti scalzi e mendicanti, scolari e lucignoli; c’è un bimbo enorme che tiene tutto il mondo in mano; ci sono i furfantelli, ci sono i bimbi bucolici e quelli pretenziosi.

Pablo Picasso, Paulo vestito da Arlecchino, 1924 - da Bambini nel quadro!2013, L'Ippocampo
Pablo Picasso, Paulo vestito da Arlecchino, 1924 – da Bambini nel quadro! 2013, L’Ippocampo

Riuscire a raccontare quello che c’è nello sguardo sfuggente di un bimbo ingabbiato in vestiti sfarzosi o guidare un lettore bambino alla scoperta delle linee e dei colori che svelano una figura nascosta è imprese esaltante e complessa che, anche quando si tratta di raccontare una bambina che cavalca un cavallo nero brandendo un’arma, di raccontare La guerra (Henry Rousseau); soprattutto quando si tratta di raccontare di un piccolo mercante di violette, di Un piccolo martire (Fernand Pelez), non perda mai di vista che ciò che tutti i bambini accomuna e su ogni piano è l’innocenza.

José de Ribera, Lo storpio, 1642 - da Bambini nel quadro! 2013, L'Ippocampo
José de Ribera, Lo storpio, 1642 – da Bambini nel quadro! 2013, L’Ippocampo

Ogni quadro ha una sua storia che si apre con una domanda che a volte suggerisce giochi da aguzzare la vista, altre induce a riflettere su dettagli, altre ancora a isolare qualcosa dal contesto oppure a immaginare la storia dietro a uno sguardo, a un abito, un oggetto. Inoltre in piccoli riquadri il titolo dell’opera, l’autore, la data di realizzazione e l’ubicazione dell’originale, giacché di una passeggiata al museo alla ricerca di volti di bimbi noti, ormai nostri amici, dopo la lettura del libro non si potrà più fare a meno.

bambini-nel-quadro-i-piccoli-enigmi-dei-capolavoricopTitolo: Bambini nel quadro!
Autore: Alain Korkos
Editore: L’ippocampo
Dati: 2013, 160 pp., 18,00 €

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Impara l’arte e non metterla da parte!

È fresca di rete la polemica sulla marginalizzazione (se non proprio esclusione) della storia dell’arte dagli insegnamenti delle scuole superiori italiane, ad opera del famigerato decreto Gelmini del 2009 che, nel recente decreto dell’attuale ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, non ha conosciuto alcun tipo di miglioria. Ovvio che chi scrive ritenga che questa rientri tra le azioni più scellerate dei governi di quest’ultimo decennio; ciò che sostengo e su cui voglio indugiare in questo contesto è che piuttosto sarebbe utile che la storia dell’arte fosse coltivata con cura dalle scuole medie e seminata con altrettanta attenzione sin dalle scuole elementari. Nulla di più semplice ci sarebbe e si potrebbe farlo per mezzo dello strumento più naturale e appropriato: l’albo illustrato.

Affinché i bambini possano con una giusta guida comprendere che anche le immagini, così come i testi, possono raccontare, e possano acquisire gli strumenti necessari per imparare a leggere le illustrazioni e a godere delle storie in esse racchiuse. Affinché si possa fornire ai bambini (peraltro dotati di una sensibilità che definirei ferina nei confronti dell’arte, capaci di interpretare e raccontare opere complesse e di far propri principi essenziali della comunicazione visiva) una possibilità: quella di costruire per sé e da sé un proprio gusto che si discosti da quello dell’omologazione e dall’appiattimento sguaiato e banale da cui oggi (e a quanto pare fino all’esame di maturità) sono circondati.

È chiaro che se i bambini sono bombardati da immagini chiassose che il marketing studia e conforma secondo elementi comuni (colori accesi quando non fluorescenti, fattezze dei protagonisti esasperate con occhi enormi, labbra carnose e truccate, muscoli scolpiti, quadri ripetitivi e fondali statici) essi le preferiranno ad altro e si assuefaranno ad esse.rackham-winx

Quello che turba è che se si proponessero due immagini al gusto degli adulti una, poniamo, che ritragga le Winx, una di Rackham, una larghissima fetta di coloro cui chiederemmo preferirà le Winx alla principessa delle fate di Rackham: ai  particolari minuti delle opere di Rackham, alle fattezze umane delle fate dei boschi, ai colori tenui dell’acquerello, gli adulti preferiscono senza indugio i dettagli quasi inesistenti delle fate contemporanee frutto di lavoro di marketing e non autoriali, le fattezze mostruose (laddove con mostruoso si intenda non umano), i colori sguaiati. Perché utili a una fruizione rapida, perché libere da intra, inter e sovra testi, e infine perché soggetti cresciuti senza che nessuno fornisse loro gli strumenti necessari a leggerne la complessità. Strumenti che non si possono acquisire solo autonomamente, che non possono essere competenza di una sparuta minoranza, che devono essere forniti dalla scuola e sin dal momento in cui si è più ricettivi, per mettere un argine all’irruenza e all’arroganza di un gusto superficiale e vuoto, semplicemente orientabile e manipolabile. Processo che peraltro è speculare in ogni contesto, da quelli più alti, quali le sale cinematografiche o i teatri o le librerie, a quelli meno, quali gli studi televisivi o i negozi di abbigliamento.

Mentre aspettiamo che chi ci governa rinsavisca vi propongo una galleria di titoli che, sono certa, i vostri bambini ameranno. Di ciascuno potete leggere la recensione completa ai rispettivi link.

Niente è solo ciò che sembra

Che io abbia una predilezione per il surrealismo credo sia cosa palese tra i lettori affezionati di AtlantideKids. Che il mio dipinto favorito, quello che vorrei troneggiasse sulla testiera del mio letto, sia Le Blanc-Seing (La Firma in bianco) di Magritte, è notizia meno nota, sebbene ugualmente non clamorosa. La premessa egocentrica è funzionale al portare il discorso dritto al punto: quando tra le mani mi capita un albo illustrato per bambini il cui titolo non lascia spazio ai fraintendimenti non posso che considerarlo, e considerarlo a fondo. Si tratta di Magritte, questo non è un libro di Margherita e Rosetta Loy.

René Magritte Le Blanc-Seing (1965) - Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy - Gallucci 2013
René Magritte Le Blanc-Seing (1965) – Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy – Gallucci 2013
Le cose visibili possono essere invisibili. Se qualcuno va a cavallo in un bosco, prima lo si vede, poi no, ma si sa che c'è. Nella Firma in bianco, la cavallerizza nasconde gli alberi e gli alberi la nascondono a loro volta. Tuttavia il nostro pensiero comprende tutti e due,il visibile e l'invisibile. E io utilizzo la pittura per rendere visibile il pensiero.

Rendere visibile il pensiero è certamente cosa ardua, anche perché nessun pensiero sarà uguale a se stesso o alla sua rappresentazione. Rendere un’idea di pensiero è altrettanto difficile ma è impresa quantomeno intrigante. Niente è ciò che sembra, perlomeno niente è solo ciò che sembra e la cavallerizza che si mescola al bosco potrebbe facilmente diventare o essere il bosco che si mescola alla cavallerizza, così come la mela dipinta non è una mela: benché ne abbia le fattezze, essa rimane un dipinto, una rappresentazione di una mela.

René Magritte La chambre d'écoute (1958) - Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy - Gallucci 2013
René Magritte La chambre d’écoute (1958) – Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy – Gallucci 2013

Complesso il lavoro delle due autrici che costruiscono attorno a una selezione di dipinti di Magritte, dopo un’intensa introduzione perfettamente sospesa tra il tono della favola e la toccante intensità della realtà, una narrazione lineare e coerente, una fiaba surreale dal timbro concreto e cristallino. La presenza di un’enorme mela verde nella stanza, il suo troneggiare occupando tutto lo spazio e il respiro delle pagine, è naturale così come la via di fuga attraverso la finestra che si apre sul mare: Magritte vi guarda attraverso, curioso, così come è dato al piccolo lettore di fare, per trovarsi di fronte a un’altra magia, un’altra meraviglia: un castello sospeso, adagiato su una roccia che levita sul mare.

René Magritte, Le Château des Pyrénées (1959) - Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy - Gallucci 2013
René Magritte, Le Château des Pyrénées (1959) – Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy – Gallucci 2013

Questo non è un libro è un albo che consiglio giacché possiede la qualità rara di contagiare i lettori di un fascino che potrebbe evolversi facilmente in passione e approfondimento. I bambini, affascinati da quelle che per loro sono illustrazioni bizzarre e magiche ne chiederanno altre e, perfettamente in linea con la deliziosa abitudine di Magritte di dare uno spazio al vuoto, ne cercheranno altri da riempire, da considerare, da narrare a continuazione di una fiaba che non è una fiaba ma ne lascia in bocca il sapore.

img1436-gTitolo: Magritte, Questo non è un libro
Autore: Margherita e Rosetta Loy
Editore: Gallucci
Dati: 2013, 35 pp., 18,00 €

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PIPPO: PIccola Pinacoteca POrtatile.

Gli acronimi sono tra i rompicapi quelli che preferisco. In realtà l’acronimo non è un rompicapo, quanto piuttosto una nobile tecnica compositiva, la quale, però, per le sue caratteristiche creative e i per i suoi risultati misteriosi quanto divertenti, può diventare un gioco d’ingegno. Peraltro in essa ristanno numerosi elementi che ritengo stiano tra le radici della composizione letteraria e più precisamente narrativa: creare significati e significanti altri per mezzo di elementi già esistenti.

Francesca Zoboli, Marta Sironi - Dame e cavalieri. Topipittori 2012
Francesca Zoboli, Marta Sironi – Dame e cavalieri. Topipittori 2012

Mi dilungo, come sempre, e vi faccio partecipi dei miei pensieri e gusti. Però c’è una ragione e questa ragione è che PIPPO, l’acronimo creato e scelto dai Topipittori per la loro piccola pinacoteca portatile è portatore di tutti quegli elementi che mi divertono in un acronimo: intanto, appunto, è divertente; poi creativo, molto; pesca laddove l’imitazione è chiave: la pittura; incoraggia alla costruzione e decostruzione e quindi alla creazione di nuove immagini, nuovi capolavori.

Francesca Zoboli, Marta Sironi - Dame e cavalieri. Topipittori 2012
Francesca Zoboli, Marta Sironi – Dame e cavalieri. Topipittori 2012

Laddove mi imbatto in pagine fustellate il mio senso critico s’abbatte, perché la pagina fustellata in un libro è segno di un lavoro editoriale complesso, di una progettazione che implica il rispetto per il lettore e il gusto dell’idea di vedere cosa può nascere da ogni pagina, dove troverà alloggio, in che posa, in che circostanza. Le pagine fustellate implicano il processo creativo perché gli elementi diventano mobili, hanno la possibilità di diventare parte di un’altra storia, di raccontarne una propria, in completa indipendenza o solitudine, di restare quello che sono, nel posto che si ritiene giusto o divenire un’altra cosa. Ma a prescindere da ciò, la qualità della resa, della realizzazione e dell’intenzione in questo caso (in questi due casi) resta altissima.

Francesca Zoboli, Marta Sironi - Dame e cavalieri. Topipittori 2012
Francesca Zoboli, Marta Sironi – Dame e cavalieri. Topipittori 2012

Attorno al 1400, per esempio, farsi fare un ritratto da Pisanello era un privilegio – raccontano nella piccola nuvola di testo che apre dame e cavalieri di Francesca Zoboli e Marta Sironi -; un privilegio del quale non si privò Leonello d’Este. Leonello era dotato di un profilo importante e volle fissarlo su tela diverse volte. Si affidò a Pisanello, dunque, ma anche a Giovanni da Oriolo. Ne vennero fuori degli splendidi ritratti. Quello di Pisanello lussureggiante, ricco. Il ritratto, il profilo nella fattispecie, si presta all’individuazione delle linee e dei tratteggi principali: Francesca Zoboli lo sa e quindi dalle riproduzioni dei dipinti originali toglie e toglie fino a lasciare sulla pagina la traccia necessaria e sufficiente affinché i bambini possano ricreare a loro piacimento. Essi possono intervenire sui dipinti (tutti ritratti, volti o figure intere, di donne e uomini realizzati tra Medioevo e Rinascimento) in modi diversi: intervenendo sulle tavole colorate a rileggere volti ed espressioni; creando volti nuovi sulla traccia nera; riproducendo l’originale; usando le pagine colorate in fregi, fiori, losanghe, merletti per adornare; ritagliando e incollando vestire, mascherare le figure. L’ispirazione per queste pagine colorate sono i tessuti, le tappezzerie i broccati, e il risultato è che l’istinto è quello di toccarle, sfiorarle con le mani per sentirne quel che si vede, una morbidezza che sembra naturale.

Francesca Zoboli, Marta Sironi - Dame e cavalieri. Topipittori 2012
Francesca Zoboli, Marta Sironi – Dame e cavalieri. Topipittori 2012

Zoologia creativa, invece, per Guido Scarabottolo e Marta Sironi, che si cimentano con Quadri, quadretti e animali. Il migliore amico degli animali è stato San Francesco, non lo dimentica Marta Sironi che suggerisce anche di andare ad Assisi e guardare gli affreschi della basilica superiore che la storia di San Francesco raccontano tutta.

Guido Scarabottolo, Marta Sironi - Quadri, quadretti e animali. Topipittori 2012
Guido Scarabottolo, Marta Sironi – Quadri, quadretti e animali. Topipittori 2012

A guardarli bene, questi animali, si può sentirne il canto e una volta che i bambini li avranno colorati o riprodotti (e la carta quadrettata è ideale per riprodurre rispettando le proporzioni) avranno una loro propria e unica voce. Intervenendo sulle pagine fustellate i bambini potranno dar vita a una propria personale pinacoteca e potranno anche darle un luogo privilegiato: la propria stanza, per esempio, luogo ideale in cui mescolare fantasia, colore arte e sogni.

Guido Scarabottolo, Marta Sironi - Quadri, quadretti e animali. Topipittori 2012
Guido Scarabottolo, Marta Sironi – Quadri, quadretti e animali. Topipittori 2012

Titolo: quadri, quadretti e animali
Autore: Marta Sironi, Guido Scarabottolo
Editore: Topipittori
Dati: 2012, 32 pp., 12,00 €

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Titolo: Dame e cavalieri
Autore: Marta Sironi, Francesca Zoboli
Editore: Topipittori
Dati: 2012, 32 pp., 12,00 €

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Si gioca con caleidoscopici pezzetti a scomporre e ricomporre

Due sono le cose che non mi hanno convinta di questo albo e preferisco partire da esse, giacché desidero che alla fine della lettura il sapore sia dolce, ne vale la pena.

La prima è il titolo, Ti faccio a pezzetti: sebbene non riesca a immaginarne uno più adatto, davvero troppe volte ho sentito questa frase in alcuni cartoni animati e poi i bambini ripeterla in toni più o meno minacciosi e temo che vederla nobilitata e troneggiante a titolo di un libro ne incoraggi l’uso.

La seconda sono i testi: sebbene sia il testo che le illustrazioni siano opera di un’unica autrice (Chiara Armellini) non li ho trovati sempre ritmici, calzanti. In alcune occasioni, al contrario, un po’ forzati.

Dall’altra parte, sulla riva della meraviglia, ci sono invece le illustrazioni: la tecnica utilizzata, quella degli stampini, ha consentito il gioco creativo della scomposizione e della composizione (la storia della nascita di questo albo la trovate qui). Pezzetti di immagini si pongono scomposti e danzanti; i pezzetti colorati sembrano appena mescolati da una mano bambina, e questo succede sulla pagina di destra mentre sulla pagina a sinistra scorre un indovinello che con assonanze e rime suggerisce la soluzione al bambino/lettore che la scopre e riconosce come tale vedendo comparire dinanzi ai propri occhi, voltando pagina, un leone, un gallo, una zebra.

È un albo che si presta al gioco, a diversi giochi, e restituisce rivisitato il metodo di Munari: i bambini potranno anche cimentarsi nell’imitazione, ritagliare colori, comporli e ricomporli alla ricerca di nuove figure, nuove rime, nuovi animali.

Titolo: Ti faccio a pezzetti
Autore: Chiara Armellini
Editore: Topipittori
Dati: 32 pp., 11,50 €

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Scrutiamo alla scoperta dei piccoli enigmi dei capolavori

Chi mi legge su queste pagine e su quelle di Libri Calzelunghe sa bene quanta rilevanza io attribuisca alle tavole illustrate. Sa che per me ciascuna illustrazione ha una propria voce, un proprio tono, è parte integrante della storia, è storia essa stessa, narrazione.

In coerenza con questa rilevanza mi ha sempre incuriosita un esperimento (che prima o poi conto di fare): è possibile leggere un’intera storia in un’unica immagine? È possibile trovare in un’unica tavola un indizio che apra la narrazione, elementi che ci raccontino il passato e il presente? Impresa molto complessa se ci si concentra sulle illustrazioni, che come dicevo sono parte integrante delle storie non corredo ma che, proprio per questa ragione, si muovono assieme alle parole, meno complessa, non per il processo di lettura o di creazione, se ci si accosta con questo proposito a un quadro.

Caravaggio -Entrate nel quadro - Alain Korkos
Caravaggio -Entrate nel quadro – Alain Korkos

Anche perché Alain Korkos l’ha già fatto!

Entrate nel quadro suggerisce il titolo, sfogliando poi questo corposo volume di grande formato si incontrano sessantadue quadri scelti nella storia della pittura (da cavalli pomellati della grotta di Pech Merle, ca. 23000 a. C. a The Candy Store di Richard Estes del 1969) che ci raccontano storie insospettabili, commoventi o buffe, tristi o allegre, ma sempre sorprendenti.

Lichtenstein - Entrate nel quadro - Alain Korkos
Lichtenstein – Entrate nel quadro – Alain Korkos

Ma quali sono i dettagli che le hanno rese tanto famose? Cosa ci fanno, per esempio, i puttini ne La Madonna Sistina di Raffaello? Quale moto dell’animo si nasconde dietro al misterioso sorriso di Monnalisa?

La luce intensa e violenta che dava tanto fastidio alla Chiesa da accecarne i gerarchi e renderli ottusi verso la bellezza delle opere di Caravaggio è, per esempio, la protagonista de La cena di Emmaus. Questa luce spogliava i protagonisti della loro immagine idealizzata e li mostrava simili alla gente comune, ai poveri, ai contadini. Gesù risorto si unisce in viaggio a due pellegrini che non lo riconoscono a causa del suo aspetto differente; giunta la sera i tre viandanti si fermano in una locanda a Emmaus, Gesù benedice il pane e questo gesto fa (letteralmente) luce sui viandanti: lo riconoscono…

Il mare di ghiaccio è, invece, il “paesaggio dell’anima” di Caspar David Friedrich. “È il mare ghiacciato dell’Artico, la distesa polare così come ce la immaginiamo, quella che stritola gli uomini. Un mare che non fa sconti a nessuno, come dimostra un relitto imprigionato tra i ghiacci. Dell’imbarcazione emerge soltanto la prua piegata di lato, e un albero scarno”.

Friedrich- Entrate nel quadro - Alain Korkos
Friedrich- Entrate nel quadro – Alain Korkos

Alain Korkos invita a sbirciare nel quadro dallo spiraglio che le opere d’arte aprono, per riflettere e sognare sui loro dettagli più segreti, ma per capirne l’originalità, bisogna anche affidarsi alla storia dell’arte, quella con la “S” maiuscola. Per queste due ragioni consiglio Entrate nel quadro! a bambini e ragazzi di una ben larga fascia d’età (dai 7 in poi) giacché coniuga la curiosità “aneddottica” che tanto coinvolge i piccoli a quella storica che coinvolge i più grandi

Titolo: Entrate nel quadro, i piccoli enigmi dei capolavori
Autore: Alain Korkos
Editore: L’ippocampo Junior
Dati: 2011, 160 pp., 18,00 €

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