Seb e la conchiglia

“Un amico immaginario, un fratello volato via, un amico partito per un posto lontano: tutto questo è, o potrebbe essere, Seb”. Così si apre la scheda che l’editore, Verbavolant, ha ideato per Seb e la conchiglia, e io concordo, ma credo anche che Seb sia un bambino (una bambina) che incontra se stesso, che dialoga con se stesso. Un sé altro da sé che è frutto di un bisogno, di un distacco, di una mancanza, di una ricerca. Che incontra con slancio, allegria, lasciando la propria ombra a tenergli il letto al calduccio ed esplorando invece luoghi meravigliosi, con posti sicuri, al riparo dagli sguardi altrui, un poco magici. Posti nei quali andare, saper andare riconoscendo la strada per arrivare esattamente lì e poi quella per ritornare, con un sorriso in più, nuove parole silenziose apprese.

Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto - 2018, Verbavolant
Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto – 2018, Verbavolant

Porta con sé un oggetto altrettanto magico, la bambina, una conchiglia, e quella conchiglia le parla di mare, di vento, di libertà che pure raschia un poco la pelle e anche il cuore. Così come il ricordo di Seb fatto di sabbia e odore di mare che al mattino resta con lei sotto al cuscino, quando il posto al riparo sotto ai noccioli rimane deputato alla lucentezza della notte.

Mi resta la sabbia tra le dita.
Seb l’annusa,
la sfrega contro una guancia.
Poi mi afferra per un polso,
mi guarda profondo.
E mi dice non ci perdiamo.
Io gli dico non ci perdiamo.

Il tono lirico e il lessico accogliente del testo di Claudia Mencaroni ben si coniugano con le illustrazioni di Luisa Montalto, realizzate con la tecnica della pittura cinese tradizionale a pennello di bambù, arte antica che induce la piena consapevolezza di sé attraverso lo strumento raffinato della delicatezza, della bellezza.

Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto - 2018, Verbavolant
Seb e la conchiglia, di Claudia Mencaroni, Luisa Montalto – 2018, Verbavolant

Il formato è quello classico della collana libri da parati che in questa occasione si presta alla narrazione alla perfezione. Ogni apertura un nuovo respiro, una pausa, un momento per sfogliare, utile a riprendere il filo o a trovarne uno nuovo da seguire, con leggerezza.

71Hp91fCtDLTitolo: Seb e la conchiglia
Autore: Claudia Mencaroni, Luisa Montalto
Editore: Verbavolant
Dati: 2018, pagina unica (libro da parati), 12 €

 

 

Giorno di neve

È un giorno di neve che intralcia, che mette in attesa, che manca del brio che di norma accompagna  lo scendere dei fiocchi.

Questa neve ha bloccato un papà lontano da casa ed è bianca, sì, ma pare grigia. Ricopre caseggiati anonimi, come disabitati e li tinge di un’ombra che inquieta. Sembra un mondo altro, questo ricoperto di neve e, nonostante gli altri ci siano giacché li sentiamo per telefono, li intuiamo bloccati anch’essi a casa, o dietro alle casse di un supermercato, sembra un mondo con solo due abitanti: un piccolo e la sua mamma.

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Giorno di neve, Komako Sakaï – 2007, Babalibri

La mamma è uscita sul balcone.
Allora sono uscito anch’io.
Faceva molto freddo,
tutto era calmo.
Non c’erano automobili.
Non c’era nessuno.
Si sentiva solo il silenzio
della neve che cadeva.

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Giorno di neve, Komako Sakaï – 2007, Babalibri

Anche la narrazione per testo ha un suo ritmo sospeso, sussurrato in parte, come se arrivasse da molto, molto, lontano e raggiungesse i nostri occhi e le nostre orecchie nel momento in cui si sta espandendo, disperdendosi, sta diminuendo d’intensità.

È un albo splendido di pazienza, di amore. Ma è anche un albo di solitudine che la solitudine rende palpabile come in poche altre occasioni mi è capitato di leggere. Forse altri potrebbero intenderla come “attesa”, potrebbero pensare a un procedere narrativo che si svolge nel dietro le quinte per lasciare il palcoscenico al ritorno, al pensiero del domani. Ma a me resta la sensazione di nostalgia del presente inatteso.

imageTitolo: Giorno di neve
Autore: Komako Sakaï
Editore: Babalibri
Dati: 2007, 32 pp., 12,50 €

Nel bosco dei classici della letteratura per l’infanzia

Nel Bosco, ancora una volta mano nella mano con Anthony Browne. E stavolta questa è l’eccezione che conferma la mia personale regola: non c’è nulla, ma proprio nulla, che in questo albo non mi sia piaciuto. Anzi, senza timore di esagerare, mi sento di anticiparvi che questo è uno di quegli albi che non può assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini. E per svariate ragioni. La prima è certamente che è un prodotto autoriale, completo, sfaccettato, profondo come certi sottoboschi, e, come certi sottoboschi, profumato, fresco, ombreggiato e al contempo freddo, buio, umido. La sua completezza ristà proprio in questa duplice lettura che diviene duplice voce e duplice visione.

Nel bosco c’è un bambino che no, non si è perso, ma ha smarrito la propria serenità a causa del fatto che il suo papà non è più a casa. Una notte ha fatto un incubo, un incubo dal senso vago ma spaventoso, e l’indomani a colazione il papà non c’era e la mamma, triste, non era capace di spiegazioni. Il bimbo allora mette su carta la propria ansia: “papà, torna a casa”, scrive su decine di bigliettini che appende un po’ ovunque in casa, manifestando la propria apprensione. Fino a quando la mamma non gli chiede di portare una torta alla nonna malata; “Non andare nel bosco”, si raccomanda la mamma, invitandolo piuttosto a prendere la strada lunga. Ma per una volta il bambino disobbedisce, e nel bosco si infila e anche di fretta, deve far presto a tornare a casa, non si sa mai, il papà potrebbe tornare.

E mentre attraversa il bosco, il bambino immagina e dà un luogo concreto alla propria immaginazione, trasponendo sul sentiero che sta percorrendo fiabe e personaggi fantastici, con i quali dialoga, di fretta; ai quali sfugge; con i quali non si intrattiene a lungo, preda com’è della propria paura: il papà potrebbe tornare e non lo troverebbe a casa. Si tratta di Jack, e tra i tronchi degli alberi come armati di spine intravediamo una pianta di fagiolo, una mazza chiodata da gigante; si tratta di Riccioli d’oro, bambina egoista e affamata, e tra gli alberi del bosco passano una dietro l’altra le ombre dei tre orsi che lasciano incustodita la loro casetta; si tratta di Hansel e Gretel, con un’ascia da boscaiolo ancora piantata in un tronco e in lontananza, tra il fitto dei rami, una casetta di pan di zucchero e una gabbia. Ma il momento più profondo, quello in cui il bimbo deve fare i conti con se stesso e le proprie preoccupazioni e decidere se restare in questo mondo fiabesco e metaforico o affrontare la realtà (un po’ come avviene per Max Nel Paese dei mostri selvaggi di Sendak, del quale peraltro tracce e ispirazioni questo albo è disseminato come ghiande nel bosco): appeso a un albero trova un cappottino rosso che spicca nel grigio spettrale del bosco; alla sua vista il bimbo ha come un’illuminazione: comincia a passare al setaccio tutti i ricordi, tutte le tracce lasciate dalle fiabe nella propria memoria, alla ricerca di quella giusta che potrebbe salvarlo dalla presenza angosciante che sente alle sue calcagna. Si tratta del lupo di Cappuccetto Rosso, e per noi che leggiamo è evidente. Ma il terrore e l’ansia, la premura, appannano la mente del bambino e la affollano di altri elementi che complicano i passi: scarpette perdute e abbandonate, fusi, torri altissime, gatti con gli stivali e, in lontananza, un principe a cavallo. Si tratterà del principe azzurro destinato a svegliare col suo bacio qualche principessa o piuttosto è il suo papà che torna (torna dalla guerra? La tavola iniziale con il soldatino di piombo è un indizio di questa mia supposizione o introduce l’elemento fiabesco che permea la storia?) ad abbracciare lui, ad abbracciare la mamma?

Il bimbo si scuote e fugge, tremante arriva a casa della nonna e, in un’atmosfera surreale e carica di tensione, bussa. Dall’altra parte della porta potrebbe esserci la nonna, o il lupo, oppure un lieto fine che non si spiega, non avrebbe ragione di esserci e invece c’è; sta lì, tra le ultime pagine, è fatto dei colori pieni e brillanti cui Anthony Browne ci ha abituati, di quelle poltrone rivestite di stoffa fiorita, di sorrisi larghi e braccia tese; sta lì a dissetare l’animo bambino, e il cuore del protagonista e di chi legge.

nel-bosco-It_01Titolo: Nel bosco
Autore: Anthony Browne
Editore: Kalandraka
Dati: 2014, 26 pp., 16,00 €

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