Museum

Il libro (Da un soggetto di un maestro dell’albo illustrato, Javier Sáez-Castán, illustrato da Manuel Marsol, da poco insignito del Premio Internazionale di Illustrazione alla Fiera del Libro di Bologna.) si apre senza proferire alcuna parola, in realtà strada facendo, e si incomincia proprio nell’abitacolo di una macchina con una lunga strada davanti da percorrere, sotto la guida preponderante dello sguardo, una voce piuttosto ferma si alza dalle targhette, che in questo caso, essendo parte integrante delle opere d’arte esposte, definirei cartellini.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Mi colpisce in copertina uno sguardo che già sembra volgersi al passato, alla strada percorsa (o a me che leggo?) nel riflesso nello specchietto retrovisore; si procede con le targhette che si fanno rilevanti all’interno del testo narrativo, incominciando proprio dal titolo in copertina che è esso stesso il principio della narrazione, il titolo dell’opera e un’indicazione della linea, o perlomeno una di esse, di lettura.MUSEUM cover.jpg

Non è ben chiaro se fosse nelle intenzioni dell’uomo alla guida dell’auto rossa, del furgoncino rosso, andare a visitare il museo o meno. La struttura che lo ospita sembra essere proprio la sua meta, ma in realtà è il furgoncino che si rompe a imporre la fermata proprio davanti al suo vialetto d’ingresso, sebbene la strada fino alla porta sembri essere praticata molto di rado, sia fitta di erba e a malapena se ne scorga il profilo. Ciononostante è l’unica traccia di urbanità nel raggio di molti chilometri, per cui, dandosi un’aggiustatina al cappello, L’uomo si incammina. S’avvia a far parte.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Giunto davanti al portone il punto d’osservazione si fa chiaro. Dalla finestra, in un gioco prospettico che richiama gli studi sulle profondità e sulla prospettiva lineare quattrocenteschi, dal riquadro della pagina si entra nella cornice della finestra, dalla quale si scorge un quadro, che dietro alle cortine di una tenda svela una signora vestita di rosso, che appoggia le sue mani su una gabbia che contiene un pappagallo. Si tratta di Chaty con pappagallo. Chaty sorride, il pappagallo meno.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Fortunatamente il museo è aperto. La porta ha uno spioncino che pare disegnato, oppure tradisce la presenza di qualcuno all’interno, un qualcuno dagli occhi cerulei. Sull’architrave campeggia una linea orizzontale di occhi, e ancora c’è un occhio che è come se stesse spiando dall’interno verso l’esterno dal buco della serratura. Una volta entrati si comprende quanto non fosse una semplice casualità, si comprende che gli occhi intravisti dagli spiragli, dagli spioncini riflettevano il cielo azzurro, riflettevano, rappresentandolo, ciò che guardavano.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Lo avevamo intuito, dal tratto che richiamava fortemente Magritte, che saremmo entrati in un luogo surreale e che avremmo letto di surrealtà. Infatti, i quadri alle pareti immergono l’uomo in un contesto fatto di presente, passato eventi di vita vissuta, che si fanno via via esperienza e quindi ancora rappresentazione e poi presente, vissuto.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Dal quadro esce il pappagallo, che entra in collisione con la realtà presente dell’uomo che lo guardava rappresentato, mentre nei quadri entra il camioncino rosso. Riconoscendolo, l’uomo ne è sconvolto; comprende in un solo frangente quello che noi sospettavamo: la sua esistenza si sta mescolando all’astrazione di quella appesa ai muri, i cartellini lo sottolineano ed esplicitano: la sua esistenza sta diventando rappresentazione e il processo è valido anche nel senso inverso, per cui, le rappresentazioni stanno diventando realtà. Gli occhi sbarrati raccontano la presa di coscienza, fatta da sguardi che rilevano che non ci sono solo essere innocui ritratti nei quadri appesi alle pareti ma anche occhi sbarrati dal terrore, bestie spolpate delle quali rimangono solo dei teschi adornati di fiori e una tigre feroce, che perlomeno è stata rappresentata così. Una tigre guardiana.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

L’uomo cerca una via di fuga, ma senza alcuna spiegazione o prevedibilmente, il museo ora è chiuso. L’unica sua via d’uscita, l’unica sua salvezza, è di riuscire a interagire scientemente con il presente che gli si rappresenta davanti ed essere quindi artefice lui stesso dei dipinti futuri.

Le illustrazioni di Manuel Marsol sono dipinte su legno, il che conferisce loro una consistenza densa e porosa, che assorbe e restituisce i colori proprio come assorbono e restituiscono i quadri che esse raccontano.

Il finale è sorprendente. Due volte sorprendente. Anzi, se si aggiunge la quarta di copertina, il finale è 3 volte sorprendente.

MUSEUM coverTitolo: Museum
Autore: Javier Sáez-Castán, Manuel Marsol
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019, 52 pp., 14,00 €

Smon Smon

Quello che si incontra sulla copertina di Smon Smon è proprio lui, lo Smon Smon, nasino da gatto, gote da bimba delle Alpi in inverno, sorriso lieve di labbra ben definite e rosse, collo a fisarmonica, quattro dita alle mani e un delizioso gilet che tra una banda e l’altra, grazie al bottone rosso dei calzoni, disegna il volto di un panda.

Smon Smon, di Sonja Danowski - 2018, Orecchio acerbo
Smon Smon, di Sonja Danowski – 2018, Orecchio acerbo

Chiaro che lo Smon Smon non è un essere di questo mondo, ma di un altro che appare brullo e roccioso, intrecciato di liane ma ricco di frutti che sembrano arance, o di palle da giocoliere che sembrano arance.

Chiaro che Smon Smon è un albo che piacerà a pochi adulti e, esattamente per le stesse ragioni, i bambini adoreranno. Per fortuna e finalmente.

Smon Smon, di Sonja Danowski - 2018, Orecchio acerbo
Smon Smon, di Sonja Danowski – 2018, Orecchio acerbo

Si apre con delle risguardie che ricordano un labirinto, un labirinto pieno zeppo di Smon Smon, che srotolano un filo per non perdersi tra sentieri di esseri volanti, arance e funghi. E mentre srotola canta (o suona) col suo collo a fisarmonica. Già nelle prime pagine scopriamo di essere sul pianeta Gon Gon. Ah! Ecco! Non si tratta di arance! Quella è l’impressione dell’adulta che è in me, in realtà sono ton ton che crescono vicino ai lun lun e lo Smon Smon li sta raccogliendo riempiendo il suo ron ron. Fa scorte per la sua dispensa? Oppure deve portarne quanti più possibile a un tremendo capo? O sono ton ton deliziosi da regalare a un amico goloso?

Questo lo si scoprirà solo alla fine, come si confà a una bella storia; nel frattempo tra disavventure, incontri fortuiti, pericoli e salvataggi, notti morbide sotto un universo stellato, Smon Smon diverte e commuove di risate da nasi arricciati (o a fisarmonica) e occhi socchiusi, di sguardi preoccupati e musetti contriti.

Smon Smon, di Sonja Danowski - 2018, Orecchio acerbo
Smon Smon, di Sonja Danowski – 2018, Orecchio acerbo

Un susseguirsi di nonsense ricchissimi di significanti tiene il passo con illustrazioni in tecnica mista dai toni caldi, che si muovono in un contesto piuttosto cupo in cui tutti gli elementi sembrano rimandare a quel momento in cui qui sulla terra l’estate è piena e allo stesso tempo sta lasciando il passo all’autunno.

Coralli, gusci, sassi, piante spinose e grasse e assieme funghi lisci e morbidi, acque piatte e cieli immoti rendono questo pianeta assolutamente diverso da tutto quanto potrebbe essere riconoscibile e noto, per questo meraviglioso e unico.

Meravigliosa e unica la sua lettura ad alta voce.

Smon Smon coverTitolo: Smon Smon
Autore: Sonja Danowski
Traduzione: Rosa Chefiuta & Co
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2018, 16,00 €, 48 pp.

Un mondo matto governato dall’adynaton in cui si tocca l’allegria

Mondo matto>/em> di Atak - Orecchio acerbo

Ho riso a pensare / Che al di là del mare / Nella giungla c’è un orsaccio / Freddo e bianco come il ghiaccio / Sotto il sole tropicale / Col pennello l’animale / Nel mio quadro rifinito / Ho infilato col ruggito. (Atak)

Mondo matto>/em> di Atak - Orecchio acerbo
Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quando mia figlia, una bimba di un anno e mezzo, di fronte all’immagine di un neonato che imbocca la mamma esclama “No! No!” segnando a dito i ruoli capovolti comprendo con molta naturalezza come questo mondo matto raccontato per immagini (e senza parole) da Atak capovolga esplicitamente e con efficacia i ruoli. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di sorpresi “oh!” e non riesco a capire se siano gli straordinari colori delle illustrazioni o le situazioni a rovescio a suscitarli.

Quando riesco a rientrare in possesso dell’albo mi incuriosisce il cammeo in apertura: ritrae una bimbetta paffuta e sorridente che capovolta diviene un uomo baffuto e sornione a chiara indicazione che nel mondo matto in cui il grande diviene piccolo e le fiere mansuete, stanno a proprio agio sia i grandi che i piccini.

Mondo matto>/em> di Atak - Orecchio acerbo
Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Quindi è la volta di un topino che insegue non uno, non due ma tre gatti! Un topino che in tutte le tavole a seguire mette su dei pantaloncini a strisce e ci guida, sorridente di un largo sorriso, nei quadri surreali. Si tratta di Atak? È il nostro fantasioso autore che si diverte a osservarci da ogni pagina trasalire di fronte alla meraviglia dell’assurdo? Beh, che il topino sia Atak o meno, la presenza dell’autore in ogni caso c’è ed è, comunque, scenica e forte.

Gli ambienti silvestri ricordano Henri Rousseau mentre i quadri appesi alle pareti teatro di eventi surreali citano Manet e Matisse. Ogni pennellata ci indica la strada verso quella che Todorov definiva la condizione necessaria a determinare delle circostanze fantastiche: il momento dell’esitazione. Quell’attimo in cui, dinanzi a una giraffa e un pappagallo assolutamente a proprio agio tra i ghiacci del Polo, il lettore trattiene il respiro e decide se ricondurre alla regola della realtà ciò che vede o se restare nell’ambito dell’immaginazione. Più lunga è questa esitazione, più il fantastico avrà modo di imperare incontrastato. E nel caso di questo mondo al rovescio dalle proprie esitazioni ci si lascia cullare a lungo.

Mondo matto>/em> di Atak - Orecchio acerbo
Mondo matto di Atak – Orecchio acerbo

Si scompigliano le regole e gli eventi del nostro mondo così come lo conosciamo o così come l’abbiamo costruito e, d’altra parte, si cerca di ristabilire una sorta di giustizia a ciò che nella realtà è di per sé assurdo (che regola è quella che vuole il leone in gabbia? Siamo già a una situazione capovolta che non giustifica la cattività di un animale selvaggio), giustizia necessaria peraltro a far disordine nel nostro animo, e in quello ancora più dolce dei bambini, con un sistema di scomposizione e organizzazione senza vincoli e tempo.

Disordine specchio di un desiderio di libertà (e anche un po’ di infrazione) che è universale sia dal punto di vista dei sentimenti che da quello letterario e antropologico.

Accostatevi a questo poetico e colto albo con l’animo dei classici o dei trovatori che già pensavano di mescolare il fuoco con l’acqua (Teognide) o immaginavano i cervi al pascolo in aria e nudi i pesci sulla terra (Virgilio) perché “larga la foglia, stretta la via, se non è vero è una bugia”.

mondomatto_cover1Titolo: Mondo matto
Autore: Atak
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2010, 32 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it