Voglio la Luna

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza

Cinquanta anni dal primo allunaggio, quasi (Apollo 11, 20 luglio 1969), e, per la gioia dei bambini e dei ragazzi appassionati di astronomia, in libreria è un fiorire di libri che ne celebrano il ricordo.  Tra i tanti quello che trovo più completo e più affascinante è Voglio la Luna, scritto a quattro mani dall’astronauta Umberto Guidoni e dal premio Andersen Andrea Valente.

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza
Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella – 2019, Editoriale scienza

Completo perché in maniera molto naturale attraversa il mito, la storia, l’arte, la scienza; affascinante per le stessa ragione più una: le illustrazioni. Ecco trovo il corredo iconografico splendido. E non si tratta di materia semplice, perché in questa Luna, così come è narrata per immagini, c’è la scienza e c’è l’ineffabile. Difficile era rendere il mito, la leggenda, così come lo era produrre varianti di narrazioni cinematografiche, pittoriche, musicali. Ritengo che Susy Zanella sia riuscita in un’impresa molto ardua, e l’abbia fatto senza inciampi e senza retorica.

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza
Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella – 2019, Editoriale scienza

La luna, quasi una fantasia*, eppure così presente, così cangiante, luminosa, vera, una fantasia, quasi.

Umberto Guidoni, primo astronauta europeo a bordo della Stazione spaziale internazionale, e Andrea Valente la narrano con un tocco che è sognante e molto ben radicato al suolo, mi vien da dire esattamente come immagino fosse, a vederlo, il primo passo sulla Luna: si tocca il suolo, si lasciano impronte tangibili e poi si sale su, verso l’alto, in altri respiri, altre dimensioni, per poi tornare a toccare la realtà, color panna, polverosa, concreta.

Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella - 2019, Editoriale scienza
Voglio la Luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella – 2019, Editoriale scienza

Il primo capitolo si occupa di considerare come la Luna abbia ispirirato l’uomo fin dall’antichità. Così brillante in cielo ma soprattutto affabile nel lasciarsi osservare senza ferire la vista, non solo è sempre stata oggetto di studio, ma anche indiscussa protagonista di miti, leggende, fiabe popolari, e poi romanzi, film, fumetti, dipinti e brani musicali. L’ha ritratta Van Gogh, al cinema è stata con Méliès, Kubrick, Verne l’ha raccontata per iscritto e poi celebrata da Leopardi, Beethoven…

Nel secondo capitolo il passo torna alla scienza e qui trovano risposta molte domande: Come si è formata? Davvero influisce sul mare? Cos’è un’eclissi? Sulla Luna c’è la gravità?

Quindi la storia di tutte le missioni spaziali che hanno portato l’uomo sulla Luna e, per concludere, le ipotesi e le fantasticherie in merito a tutto quanto potrebbe accadere in futuro.

In tutti e quattro i capitoli degli intramezzi narrativi ben differenziati dai diversi stili delle illustrazioni, così come da una diversa composizione sulla pagina.

*Opera per pianoforte n° 14 in do diesis minore, Luswig van Beethoven

VOGLIO-LA-LUNA_susyzanella_editoriale_scienzacopTitolo: Voglio la LunaVoglio la Luna
Autore: Umberto Guidoni e Andrea Valente, ill. di Susy Zanella
Editore:  Editoriale scienza
Dati:  2019, 160 pp., 18,90 €

 

 

 


Questa è una recensione per celebrare il #MaggioDeiLibri in seno alla traccia: Guarda che luna! A cinquanta anni dall’allunaggio

Universi. Dai mondi greci ai multiversi

La prima grande domanda, seconda forse solo a “come sono nato?”, è “com’è fatto il mondo? Cosa c’è in cielo?”. In parole più adulte sarebbe: com’è fatto l’universo?

Che poi tra il mistero della vita e quello dell’universo il legame è fortissimo, sono due facce della stessa curiosità: cosa c’era prima di me, cosa ci sarà dopo di me? Cosa c’era prima della Terra? Cosa ci sarà dopo?

E tutto quello che sta nel mezzo è l’unico metodo oggettivo e analizzabile per trovare (ipotizzare) qualche risposta. Ci provano, con l’universo, gli uomini, fin dal momento in cui vi è traccia scritta della propria curiosità, quindi si suppone da ben prima. I filosofi lo descrivono e ne dissertano adattandolo alla propria visione teorica, parlano spesso di un universo che non risponde a leggi fisiche ma si ‘concretizza’ in un ideale. Affascinante, ma molto complesso.

<em>Universi - Dai mondi greci ai multiversi</em>, di Guillaume Duprat - 2018 L'ippocampo Ragazzi
Universi – Dai mondi greci ai multiversi, di Guillaume Duprat – 2018 L’ippocampo Ragazzi

Non che quando entrano in campo la scienza matematica, l’astrofisica, l’astronomia, la geofisica, la meccanica quantistica, e la relatività di Einstein le cose si semplifichino…

Come parlare dell’universo, dunque, ai bambini? Di tutti gli universi che dall’aba dei tempi fino ad oggi sono stati immaginati, osservati, ipotizzati e quindi teorizzati?

Per mezzo di immagini e meraviglia, che possono diventare, e spesso lo sono, i due strumenti primi alla base delle scoperte scientifiche.

Guillame Duprat tesse dunque, attraverso immagini dall’attendibile validità scientifica, un viaggio attraverso la meraviglia e le meraviglie dell’universo di oggi, di ieri e persino di domani, con prospettive di nulla cosmico un poco spaventose, ma arrivo necessario e inevitabile, conseguenza naturale della domanda di partenza.

<em>Universi - Dai mondi greci ai multiversi</em>, di Guillaume Duprat - 2018 L'ippocampo Ragazzi
Universi – Dai mondi greci ai multiversi, di Guillaume Duprat – 2018 L’ippocampo Ragazzi

L’età consigliata dall’editore è 6-7 anni. Credo che la lettura di questo libro a sei anni sia prematura ma credo altresì che sia un libro che una bambina o un bambino di sei anni possano ricevere in dono e, pur non cogliendone tutta la complessità, essere attratti dalle finestre, dalle illustrazioni e fruirne poi fino a quando non divengano giovani adulti. Credo, quindi che non possa mancare nella libreria di casa, perché di bambini col naso all’insù, verso il cielo, a porre e porsi domande, non ne mancheranno mai.

UniversiTitolo: Universi – Dai mondi greci ai multiversi
Autore: Guillaume Duprat
Editore: L’ippocampo Ragazzi
Dati: 2018, 48 pp., 19,90 €

A caccia di alieni partendo dalla Terra

a caccia di alieni 1A caccia di alieni: il tema di questo libro è tra i più classici, si parla appunto di alieni, ma l’impostazione è assolutamente originale.

Intanto originale è l’accostamento tra l’elemento irrazionale e fantastico e quello razionale e scientifico; poi, su tutto, l’approccio: l’universo è immenso e, data la sua immensità, non è del tutto da escludersi che in qualche angolo nello spazio ci siano forme di vita, altre forme di vita, magari anche intelligenti. Trovarle è cosa ardua, provare a farlo può invece rivelarsi abbastanza semplice se si sposta l’attenzione dallo spazio alla Terra.a caccia di alieni 2

Perché sì, il nostro pianeta è certamente popolato da esseri senzienti (sebbene con una gran dose di simpatia Margherita Hack disse un giorno a un bimbo che le chiedeva se esistessero altre forme di vita intelligenti che certamente ce ne sono ma si fa tanta fatica a trovare forme di vita intelligenti sulla terra, perché sprecare le nostre energie a cercarle altrove?) per cui forse sarebbe più semplice concentrarsi a capire e studiare quali siano state le cause e le condizioni che hanno reso possibile la presenza della vita sul nostro pianeta. Perché esso sia perfetto per ospitare la vita, quali siano stati gli ingredienti che si sono resi necessari affinché si sviluppasse, in quale punto dell’universo potrebbero essercene di simili.

Il manuale (dal formato pratico per essere portato in giro e studiato in qualsiasi momento a mo’ di guida) scritto da Mark Brake non a caso porta un sottotitolo: A caccia di alieni – guida galattica per futuri astrobiologi. Perché la biologia conta moltissimo. Grazie ad essa si potrà osservare come sulla nostra Terra ci siano zone calde, aride, inospitali e altre fredde, gelide altrettanto inospitali tanto simili ad alcuni pianeti del nostro sistema solare. Dal confronto si potrà fare il punto sui luoghi in cui è assolutamente vano cercare forme di vita, così come, al contrario, si potrà cominciare a ragionare sugli elementi necessari affinché la vita ci sia.a caccia di alieni 3

Passo dopo passo (ad ogni argomento è dedicato lo spazio di due pagine), dopo una certa dose di studio e curiosità si potrà arrivare a domande molto complesse e splendide: è possibile comunicare con gli extraterrestri? Non saranno già stati loro sul nostro pianeta senza che noi ce ne fossimo accorti? Veniamo noi stessi dallo spazio?

Riuscirà qualche futuro astrobiologo a darci delle risposte?

Titolo: A caccia di alieni
Autore: Mark Brake
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2013, 112 pp., 7,90 €

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Cosa ci raccontano le stelle? Intervista a Margherita Hack

Tra le tante domande poste a Margherita Hack da Federico Taddia forse quella che dà il titolo al libro è la più buffa e la più strampalata: “Perché le stelle non ci cadono in testa?”; è una domanda assurda, sì, la stessa Margherita Hack a Mantova (durante il Festival della Letteratura) l’ha riproposta come esempio di stramberia da parte del suo intervistatore (nonché ideatore di  “Teste toste”, la prima rassegna di lezioni universitarie per un pubblico di “under 12”) Federico Taddia; però, in effetti, ha ragione Federico: ma perché le stelle se ne stanno appuntate nel cielo e, nonostante siano così grandi, così potenti, così calde e così pesanti, non cadono giù? Da  bambina me lo sono chiesta anch’io in diverse occasioni (specie durante la notte di San Lorenzo…), e oggi la ragione saprei spiegarla ma solo per sommi capi, per questo sorridendo (e dissimulando dinanzi ai bambini che, libro alla mano, sapevano già la risposta e gongolavano) all’affermazione divertita della scienziata ho teso le orecchie in attesa della risposta, che è arrivata chiara e semplice, breve, diretta, simpatica e scientifica.stelle_hack11

Tutte queste qualità assieme si ritrovano nel libro e si alternano a domande buffe, irriverenti, svelando misteri all’apparenza incomprensibili, curiosità da sgranar gli occhi; suggerendo un’attitudine, quella alla curiosità, che tutto tiene assieme e tutto nutre.

Ci sono altre forme di vita intelligenti nell’universo? E, se sì, perché non andiamo a cercarle? Margherita Hack risponde che certamente ce ne sono ma si fa tanta fatica a trovare forme di vita intelligenti sulla terra, perché sprecare le nostre energie a cercarle altrove?

La simpatia della scienziata si mescola in maniera armonica con quella del giornalista e il risultato è un libro divertente e ironico da leggere tutto d’un fiato nell’ordine proposto o da spulciare alla ricerca delle domande che avremmo sempre voluto fare e alle quali pochi potevano dare delle risposte. Troviamo che la più poetica sia: “Che cosa raccontano di bello le stelle?”, lascio a voi il piacere di scoprirlo.

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Intanto ecco le domande che abbiamo rivolto noi a Margherita Hack:

D: Lei ha scritto un libro di scienza destinato a piccoli lettori. Ci racconta quali fossero le sue letture da bambina? Ha mai ascoltato qualche fiaba sulle stelle o “scientifica”?
R: Da bambina leggevo Pinocchio, che è il libro su cui ho imparato a leggere, poi parecchi libri di novelle  e  una serie di racconti su avventure di animali, che amavo (e amo) molto, e quando ero un po’ più grande ero appassionata di libri di avventure, dopo Tarzan, quelli di Salgari, Verne e molti altri generalmente ambientati  fra selvaggi antropofagi.
D: Professoressa Hack, Lei ha una bella età e trasmette molta felicità e molto brio; qual è il consiglio che si sentirebbe di dare a un bambino se Le chiedesse la ricetta per essere felici?
R: Non lo so, dipenderà dal  mio DNA; son di carattere ottimista, forse dipenderà dall’avere avuto un’infanzia felice e libera, un compagno con cui ci siamo sempre capiti bene (ormai da più di 67 anni) dal non desiderare quello che sai che è impossibile avere, dall’avere ideali di libertà e giustizia.
D: Nell’ultimo secolo la fisica ha scoperto e spiegato cose inimmaginabili. È possibile che un giorno si venga a conoscenza di un nesso che metta in contatto i due campi finora inconciliabili della scienza e della spiritualità?
R: Non credo che siano inconciliabili. Tutti gli esseri umani sono fatti di ragione e sentimenti.  La scienza si basa sugli esperimenti e sulle osservazioni da cui cerca di trarre le leggi generali che regolano il mondo; la spiritualità, per uno come me che non crede a Dio, all’anima, all’ al di là,  sta nella capacità  di amare e comprendere gli altri- uomini e animali- “di  non fare agli altri  quello che non vorresti  fosse fatto a te”.

hack_tt_cop_300dpi1Titolo: Perché le stelle non ci cadono in testa? E tante altre domande sull’astronomia
Autore: Margherita Hack, Federico Taddia
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 96 pp., 11.90 €