The Skeleton Tree

Una barca affonda lungo le coste dell’Alaska. A bordo si trovano il dodicenne Chris con suo zio Jack e un ragazzo di nome Frank, che lo zio gli ha presentato due giorni prima.the skeleton tree.jpg

Una barca affonda e si concretizza un naufragio in cui solo l’unico adulto che si manifesta in questo libro non sopravvive, anzi, muore in una circostanza che aggiunge dramma al dramma già in atto. La base di partenza è floridissima di pathos e avventura. Il luogo in cui i ragazzi vengono rilasciati dalle onde è ostile, non vi è anima viva, sono soli. Ed è questa solitudine, dinanzi alla grandezza e alla maestosa ostilità della natura selvaggia, che è il punto di partenza migliore per un romanzo che rientri perfettamente in ciò che cerco in una castaway story. Perché non l’ho detto, ma sono un’appassionata di storie di naufragi con pochi sopravvissuti che riescano a ricostituire se stessi e un mondo a loro misura anche negli ambienti meno accoglienti della Terra o assieme a compagni di sventura con i quali hanno ben poco da spartire e talvolta molto da temere. Ho incominciato con Robinson Crusoe, passando per Vita di Pi, Il signore delle Mosche…

In tutte le storie custodite nella mia memoria c’è un pattern nel quale si muove la struttura e il ritmo delle storie di naufragio. In Skeleton Tree anche, ma con qualche passo a vuoto che mi ha smarrita, lasciandomi senza scialuppa di salvataggioSi tratta, però, di opinione mia, falsata forse proprio dalle tante letture. The Skeleton tree rimane un bellissimo romanzo nel cui evolversi, però, i ragazzi non si evolvono.

Frank si mostra subito astioso, freddo, nei confronti di Chris, nonostante quest’ultimo faccia di tutto per esserne benvoluto, prima, perlomeno non maltrattato, dopo. Chris sembra avere la peggio ma di fatto sono vittime di un luogo che con è inospitale con entrambi in egual misura. Scoprono quasi subito una capanna abbandonata nella foresta e in essa trovano un rifugio che, per quanto piccolo e rudimentale, si mostra ricco di segreti e tracce fondamentali. Pescano salmoni su salmoni in previsione di un inverno che non tarda ad arrivare, senza però porsi con serietà domande su come conservarli, il che cozza con la consapevolezza di dover fare provviste. Sono queste alcune delle piccole incongruenze che hanno sospeso il mio giudizio del tutto positivo. Si tratta di un romanzo che rientra nella tradizione dei più intensi romanzi d’avventura da dispersi ma non ne contempla la stessa crescita, la stessa maturazione dei personaggi. Senza la loro crescita, che in qualche condizione c’è ma solo emotiva, tutto viene affidato alla fortuna, a un fato che li prende sotto la propria ala benevola di corvo e li protegge, cura e salva. Da soli, il loro destino sarebbe stato segnato.

C’è molta magia sulle coste selvagge dell’Alaska, c’è anche tantissima ferinità. Ferinità che esplode in maniera potente nella scena dell’orso che attacca e perseguita Chris (dopo aver già perseguitato altri con infauste conclusioni) e, ancora, c’è molto misticismo. Un albero imponente cui sono appese delle bare, piene di persone di cui si è persa memoria. Una statua di legno feticcio, portata a riva come un segno dallo Tsunami del Giappone (sì, c’è anche lo Tsunami) e la fede rinvigorente in ciò che gli adulti suggeriscono loro nei sogni.

E mentre i due ragazzi continuano a convivere sopportandosi, Chris stringe amicizia con il vero protagonista eroico della storia: il corvo. Sul quale ancora mi interrogo: a chi parlava ricordando? Di chi parlava con odio cieco seminando il terrore? Perché Chris non si sente inquieto, non ha paura di una voce, quella di un uccello, così inquietante e chiara? Quando gracchia con parole umane, esse sono le stesse che il corvo diceva al precedente abitante della capanna, il quale era forse crudele con lui? Si tratta di voci dall’oltretomba? Si tratta forse della stessa voce di Chris, che per mezzo suo esprime l’odio che da solo non riuscirebbe a esplicitare?

Il freddo si fa strada anche nelle speranze dei due ragazzi; il più grande si rivela tale svelando al minore il segreto dolorosissimo di una radice comune, e i salmoni marciscono a causa delle mosche. I due ragazzi si ritrovano nel sembrare perduti.

Io, da parte mia, avrei preferito meno ingredienti in questo romanzo che resta gustoso e che consiglio a ragazze e ragazze dagli 11 anni in su.

Titolo: The Skeleton Tree
Autore: Iain Lawrence (traduzione Christina Mortara)
Editore: Edizioni San Paolo
Dati: 2019, 288 pp., 18,00 €

L’ultimo regalo di Natale

Il Monte Rotolo è lassù, molto, molto lontano. Eppure Babbo Natale indossa la giacca sul pigiama, infila gli scarponi e parte. Deve raggiungerlo perché ha scordato sul fondo del sacco il regalo per Beniamino Stamberbugio, che vive lì in una casupola coi suoi genitori che sono molto poveri e non possono comprargliene. E deve farlo senza l’aiuto delle renne, perché sono ormai stremate dopo aver girato attorno al mondo, senza contare che una di loro ha anche il mal di pancia.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Nella notte fredda dell’inverno che si colora del rosso che anticipa l’alba, Babbo Natale parte. Sulla sua strada incontra un pilota che si offre di accompagnarlo. Purtroppo una tempesta di neve li costringe ad atterrare ma, in una catena di eventi che alternano i bei momenti del caso a quelli meno belli, addirittura pericolosi, tra jeep, aereoplani, motociclette e corde da scalata, Babbo Natale riesce ad arrivare in tempo ai piedi del letto di Beniamino.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

La strada del ritorno è altrettanto lunga ma il sorriso di Beniamino, che conclude la storia, vale tutte le disavventure che un viaggio così lungo può comportare. In ogni tavola, specie in quelle a doppia pagina, Babbo Natale appare come un uomo semplice, caparbio e coraggioso, ma privo di quei poteri che gli permettono di consegnare milioni di regali a bambini di ciascun angolo del mondo. I paesaggi appaiono immensi, minacciosi e allo stesso tempo immergono in una realtà magica, appunto, che si nutre della volontà di questo anziano signore determinato a non deludere un bambino.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Una storia classica di un grande autore della letteratura per l’infanzia, John Burningham, che consiglio ai bambini che nutrono il proprio quotidiano di magia. A tutti i bambini, quindi.

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Autore: John Burningham (traduzione di Giuditta Capella)
Editore: Mondadori
dati: 2019, 48 pp., 17,00 €

Desperado

Un western, di Ole Könnecke, hiyaa!

Il cowboy protagonista di quest’albo entra nella storia cavalcando nel tramonto. Nell’aria rossastra tinta dal sole si stagliano le sagome dei cactus, mentre il cowboy e il suo destriero avanzano senza tentennamenti sulla linea glabra del deserto.

Desperado, Ole Könnecke - 2019, Beisler
Desperado, Ole Könnecke – 2019, Beisler

A Roy e Desperado basta poco per essere felici: amici con cui giocare, biscotti e succo di frutta con cui fare merenda e qualche carota nel trogolo, se si è un cavallo. Tutto questo assieme, più una maestra molto simpatica e dolce che si chiama Heidi, fa un asilo, va da sé che a Roy piace andare a scuola.

Desperado, Ole Könnecke - 2019, Beisler
Desperado, Ole Könnecke – 2019, Beisler

Una mattina però, Roy si attarda a letto e quando arriva all’asilo, in ritardo, trova tutto in disordine, sottosopra. Soprattutto Heidi è sparita. La spiegazione è semplice, Barbanera, capo dei banditi dal ghigno nero e dal laccetto bianco attorno al collo, vuol sposare Heidi che però non vuol sposare lui, la soluzione, essendo un bandito, è altrettanto semplice, basta rapire la maestra!

I bambini sono attoniti, ma Roy e Desperado non si perdono d’animo e si lanciano all’inseguimento sulle tracce dei banditi. La strada è pericolosa come solo in un deserto roccioso può essere, ma le risorse di cowboy e destriero sono molte e inaspettate. Scopro che se lo desidera un cavallo riesce a scavare con gli zoccoli nemmeno avesse delle unghie da talpa e che i cappelli da dama del West sono carini anche su una testa equina.

Desperado, Ole Könnecke - 2019, Beisler
Desperado, Ole Könnecke – 2019, Beisler

Furbizia, coraggio, amicizia e lealtà sono gli ingredienti perfetti per una storia da Old Wild West. La carta color panna, dalla consistenza porosa, piacevole al tatto, i toni del rosso e dell’arancio e qualche ballata popolare rendono il quadro perfetto, divertente e rocambolesco.

Il cowboy salva la fanciulla e la riporta a casa, lasciando di stucco i banditi, giusto in tempo per cavalcare solitario verso il tramonto (oltre il quale lo aspettano mamma e papà per la cena).

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Autore: Ole Könnecke (trad. di Chiara Belliti)
Editore: Beisler
Dati: 2019, 36 pp., 15,00 €

Beatrice e Vanessa

Per cominciare, Beatrice e Vanessa sono due nomi meravigliosi, talmente tanto da addirsi anche a una pecora e una capra, per continuare, le suddette, venute benissimo nei cammei d’apertura che le incorniciano agresti e bucoliche, godono di personalità complementari che ne fanno un duo armonico ed equilibrato.

Beatrice e Vanessa, di John Yeoman, Quentin Blake - 2019, Edizioni Clichy
Beatrice e Vanessa, di John Yeoman, Quentin Blake – 2019, Edizioni Clichy

Beatrice, la pecora, esita, tentenna, è timorosa, Vanessa, la capra, agisce, afferma, è intraprendente. Entrambe, amiche da sempre, vivono in una fattoria e non sono mai andate oltre lo steccato che la circonda. Chiacchierano, giorno dopo giorno, ma alla lunga, gli argomenti si esauriscono. La soluzione è andare in vacanza! Assaggiare erbe nuove, creare nuove memorie.

Solo non hanno un bagaglio; e Vanessa ne procura prontamente uno: una borsa capiente, una testa di lupo impagliata e un bel mazzo di palloncini. L’essenziale, insomma, per un viaggio, specie se per arrivare alla meta si rivela necessario attraversare una foresta.

Beatrice e Vanessa, di John Yeoman, Quentin Blake - 2019, Edizioni Clichy
Beatrice e Vanessa, di John Yeoman, Quentin Blake – 2019, Edizioni Clichy

Se gli autori (John Yeoman, Quentin Blake) di questa storia semplice e divertente mostrano tra le prime pagine del libro una testa impagliata e dei palloncini è chiaro che questi si riveleranno decisivi nel corso degli eventi, al netto della loro essenziale valenza pratica, assimilabile a quella di uno spazzolino da denti.

Beatrice e Vanessa, di John Yeoman, Quentin Blake - 2019, Edizioni Clichy
Beatrice e Vanessa, di John Yeoman, Quentin Blake – 2019, Edizioni Clichy

E così accade, con Vanessa che trova soluzioni e scampo e Beatrice che, ammirata, si lancia giocoforza all’avventura in una serie di accidenti avventurosi e buffi, durante i quali ci si emoziona e ride, fino alla conclusione rasserenante e poetica.

YEOMANBLAKEBEATRICEVANESSATitolo: Beatrice e Vanessa
Autore: John Yeoman, Quentin Blake (traduzione di Maria Pia Secciani)
Editore: Edizioni Clichy
Dati: 2019, 36 pp., 17,00 €

La rete

Ci sarebbero numerosi punti di partenza per dar luogo a delle considerazioni su La rete. Il più fruttuoso, anche nell’ordine della considerazione che diviene riflessione, è il nesso con la radice fiabesca che si esplicita nel topos del genitore che abbandona il proprio figlio nel bosco, lasciandolo solo a gestire la propria vita quotidiana e, conseguentemente, il proprio destino. La rete comincia a intrecciarsi in maniera drammatica quando ci si ritrova in macchina assieme a un padre e a un figlio insultante, sboccato, irrequieto. Il padre lo sta portando in un posto non ben definito, lo lascia in un bosco, da solo, senza alcuno strumento, senza nessuna spiegazione. E si allontana, va via. Le premesse sono certamente opposte, i genitori di Daniel, Maddalena ed Eliah compiono questa scelta per il bene dei propri figli, ma ciò che ne consegue è molto simile all’abbandono fiabesco e al valore simbolico che gli si attribuisce. I ragazzi, ciascuno deve affrontare una proprio momento buio, si ritrovano nel folto di un bosco, da soli, senza alcuna idea sul perché siano in quelle contingenze e in quel luogo. Dal momento dell’abbandono in poi non possono far altro che ricorrere alle proprie risorse per sopravvivere. Non hanno con sé il supporto della tecnologia o il sostegno degli adulti, così come dei coetanei. Nel momento in cui si addormentano o allentano l’attenzione, qualcuno interviene nel loro “nuovo” mondo, lasciando delle istruzioni perentorie su biglietti anonimi. Si mangia solo se si lavora, per esempio, ma anche istruzioni sul lavoro da compiere e dei tempi per farlo.

All’iniziale smarrimento dei ragazzi, ai loro tentativi di opporsi allo stato delle cose, di ribellarsi, di ignorare gli ordini, segue l’accettazione della loro nuova condizione. Si assiste al loro dolore, alla loro fatica, ai loro progressi quasi dimenticandosi del motivo per cui si ritrovano in quel faticoso isolamento e si entra in una profonda e dolorosa empatia che molto ricorda quella che si prova con sé stessi, da genitori, quando si spedisce il proprio figlio a rimuginare da solo in camera, in punizione, e lo si sente blaterare di quanto si sia crudeli e impietosi; e si vorrebbe cedere, offrire quello che pretende, tutto purché nemmeno un grammo di soddisfazione e gli sia negato. Eppure,  è doloroso e difficile ma poco a poco ci si abitua, si metabolizza. E loro con noi; o noi con loro…

La struttura dell’impianto narrativo è rispondente al gusto contemporaneo del cambio di voce e prospettiva. Lo stile è per ciascuna ugualmente lacerante ed empatico. Si intuisce che qualche nodo si scioglierà ma arriva come una lama la consapevolezza che qualcun altro rimarrà irrisolto. La disperazione si esaspera e acuisce e sta qui il merito maggiore di questo libro, nel non piallare il processo di crescita, nel raccontarlo anche nel momento in cui si inceppa, in cui rimane ruvido e sconnesso.

E si torna alla fiaba anche nel finale in cui qualcuno si trova, altri si perdono. Il passato si mescola al presente e lascia sperare nel futuro.

Un romanzo che avvince e la cui lettura consiglio dai 13 anni in su.

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Autore: Sara Allegrini
Editore: Mondadori
Dati: 2019, 255 pp., 17,00 €

La mia estate indaco

L’estate concede troppo tempo. Ai pensieri, alla noia, alla notte, al sonno. Ce ne sono alcune, poi, che si frastagliano e sfrangiano in decine di piccole estati, ciascuna con la sua gioia, il suo dolore, la mancanza, la nostalgia, la gioia mai così grande. L’estate concede momenti lunghissimi, dilatati, in cui indugiare. Capita a volte di fermarsi a cercare d’afferrare l’aria morbida e vaporosa, alcolica, che si muove, bollente, sull’asfalto. E, riuscendoci per metà, avere il tempo di riprovare a farlo, senza contare se sia utile o meno.

Per questa ragione, a metà, credo che per Viola sia un momento di passaggio, una soglia, attraversando la quale qualsiasi cosa cambia; per la possibilità, cioè, di indugiare sui dolori, gli affetti, le mancanze, senza riuscire ad afferrarne l’oggettiva portata, il vero senso, senza riuscire a ingoiarli, metabolizzarli, farne passato, vissuto. È il tempo, troppo, che concede l’estate. E poi sono i tredici anni. Che arrivano e danno i brividi e gli mettono fretta, anche a quello più lento.

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Entrambe le cose, il tempo lento, trattato con cura, e le emozioni piene dell’estate, si ritrovano nel tono di Marco Magnone, che consegna alla sua protagonista un timbro di concerto diretto e lieve.

Viola si è appena trasferita in una città nuova, di provincia, ha lasciato i suoi amici e per la prima volta non trascorre le sue vacanze in montagna, coi nonni, amatissimi, in roulotte. La nonna è morta e il nonno non sta per niente bene. Viola subisce gli eventi ma non li accetta e lo mostra apertamente. Meno apertamente ma molto intensamente, gestisce le proprie emozioni, incanalandole con molta energia verso l’amore, gli affetti pieni. Vive nel ricordare spesso a se stessa il giorno in cui ha toccato il fondo, così lo definisce, un momento di esposizione completa allo sguardo e al giudizio altrui che non solo l’ha segnata ma che continua a zavorrarla senza che sembri possibile tagliare la fune e riemergere, respirando a pieni polmoni.

Viola non entra più in acqua, fino a quando qualcuno dagli occhi magnetici e dall’attitudine misteriosa, non libera il suo entusiasmo, la sua scattante energia. Con lui, Viola affronta se stessa, gli altri, un viaggio. Si chiama Indaco e nasconde un segreto che non sembra affatto una bugia.

Ci sono anche le bugie, in questo romanzo realistico di adolescenza piena. E meno male, perché altrimenti non sarebbe stato affatto vero.

978880471545HIG-628x965Titolo: La mia estate indaco
Autore: Marco Magnone
Editore: Mondadori
Dati: 2019, 280 pp., 17,00 €

Il bambino dei baci

Ah, se fossi in grado di leggere a testa in giù, con il maglione che cade fino al petto lasciando scoperto l’ombelico e i piedi scalzi e scomposti a far da puntello!

Potrei leggere Il bambino dei baci per benino, col giusto approccio. A testa in giù, vagheggiando di baci al sapore di fragola o di pasta di uova di merluzzo, di corse sfrenate coi sacchi, di gambe penzoloni sul pontile.

Il bambino dei baci è Ulf; vorrebbe tanto baciare la bambina più bella, Katarina, ma mancando di pratica decide di esercitarsi prima, per non far brutta figura, e quindi chiede aiuto a Berit, meglio e splendidamente detta Armata Rossa per i suoi capelli rossi e per la tendenza a metter tutti al tappeto, che volentieri e di rimando sbaciucchia. Tra un bacio e l’altro, Ulf scopre che Berit è una bambina simpatica e intelligente, che è uno spasso stare assieme a lei e che una volta scoperto quanto sia straordinaria, Katarina perde di colpo tutto il suo fascino. Tzè.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

Che meraviglia la semplicità dei bambini che si incontrano tra queste pagine, che spiano i didietro delle signore nudiste in spiaggia, che masticano fili d’erba per mascherare l’imbarazzo, che nella stessa frase, nell astessa pagina, per ben due volte, sono capaci di essere sprezzanti e premurosi, mostrandosi esattamente per quello che sono.

“È che mi chiedevo una cosa. Com’è baciarsi?”
“Fa un pochino di solletico”, rispose lui dopo un po’. “Adesso però chiudi il becco.”
“Solo un’altra domanda”, dissi. “Di cosa sa?”
“Di gelato alla fragola”, rispose. “Ma ti avverto: ancora una parola e ti do un morso dell’asino che vedi!”

Uno stile immediato che va a braccetto col lessico e si muove con brio, danza di un ballo che immagino salterino, con ballerini dagli occhi ridenti che sono puntini, fessure, limpidi. Che schiacciano mosche e tafani prima di andare a nanna.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

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Oppure danzano sulle note di uno dei consigli musicali in coda al libro. Chissà se rispondono al gusto di Ulf Stark o del suo alterego Ulf. Io per un bacio alla fragola sceglierei “Love me tender”.

20180302112732_ULF_stark_ilbambinodeibaci2-2Titolo: Il bambino dei baci
Autore: Ulf Stark, Markus Majaluoma
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 64 pp., 9 €

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Il mistero della magia del Natale

Il mistero della magia del Natale è un elogio della gentilezza.

In un racconto lungo di Chiara Valantina Segré, corredato dalle vivaci illustrazioni di Morena Forza, si dipanano le avventure di un gruppo di bambini dallo sguardo limpido e dal piglio deciso, che, quando si accorgono che qualcosa incrina la magia del Natale, non esitano a prendere in mano la situazione e porvi rimedio.

Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza - 2016 Edizioni corsare
Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza – 2016 Edizioni corsare

Un elogio della gentilezza, dicevo, perché il fatto è che i protagonisti della magia del Natale (elfi, Babbi Natale, pupazzi di neve, renne…) soffrono di tutte le brutture del nostro contemporaneo. I bambini riescono con consapevolezza ad abbandonare il proposito di risolvere le sconcezze abnormi: la guerra, la miseria. Cose orrende, inavvicinabili per i bambini, fuori dalla loro portata. I gesti gentili del quotidiano invece sì, quelli sono realizzabili, concretamente, e anche piuttosto naturali. E lì agiscono.

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Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza – 2016 Edizioni corsare

Armati di entusiasmo e anche di premura, compiendo gesti di generosità e gioia, i bambini restituiranno il sorriso ai protagonisti del Natale. Seminando gentilezza riusciranno in un compito difficilissimo, anche perché gli adulti, si rivelano incapaci persino di accorgersi di ciò che agli occhi dei bambini è palese, e stupefatti della generosità dei bambini, per la quale dovrebbero invece essere d’esempio.

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Il mistero della magia del Natale di Chiara V. Segrè, Morena Forza – 2016 Edizioni corsare

Il mistero comincia quando i personaggi del calendario dell’avvento iniziano a svanire, a intristirsi. Si risolve con l’intervento di un gruppo di ragazzini e due librai molto, molto speciali.

il-mistero-magia-nataleTitolo: Il mistero della magia del Natale
Autore: Chiara V. Segrè, Morena Forza
Editore: Edizioni corsare
Dati: 2016, 32 pp., 16,00 €

Piccola volpe nel bosco magico

Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo

Sulle risguardie di questo albo senza parole troneggia uno scaffale ricco di libri e di giocattoli. Pare che si possa sapere tutto di una persona leggendo i titoli dei libri che tiene sullo scaffale più accessibile della casa. Se così fosse, questo scaffale ci racconterebbe di una bambina o di un bambino con la passione per le fiabe, i boschi, le avventure e le leggende misteriose. Per gli unicorni magici ma anche per lo studio di fiori, piante e animali. Questo allo sguardo superficiale, tutto attraverso la lente del blu, di un estraneo curioso.

Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo
Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin – 2018, Terre di Mezzo

In realtà pagina dopo pagina, o meglio alla fine della storia, tornando indietro, ci si accorge che su quello scaffale sta tutta l’avventura, il principio, lo svolgersi della stessa. E poi sulle risguardie finale la sua conclusione.

E l’avventura è quella di una bambina e incomincia tra i banchi di scuola, quando la maestra invita a portare un oggetto prezioso e vecchio. La bambina non ha dubbi: la cosa più preziosa e vecchia che possiede è un pupazzo, una volpacchiotta di pezza, azzurra come tutta l’atmosfera che permea la realtà del suo quotidiano. All’uscita da scuola, però si attarda sull’altalena, al parco, e appoggia la volpacchiotta ai piedi della giostra. Una piccola volpe, stavolta vera, vede il pupazzo e non resiste, lo sgraffigna per poi addentrasi correndo nel bosco. La bambina senza indugio le corre dietro, lasciando il suo zaino, che un altro bambino raccoglie per poi rincorrerla anche lui.piccola volpe nel bosco magico 3

La volpe è di un arancione bruno e stringe quella di pezza azzurra tra le zampe. Man mano che si addentra nel bosco, nelle pagine alcuni dettagli prendono colore. Sono tracce di una realtà diversa, molto diversa da quella azzurra del mondo della bambina e del suo amico. Un cespuglio verde qua, un uccellino rosso di là. Ai piedi di un albero la tana di uno scoiattolo: – Hai visto questa volpe? – chiede la bambina mostrando una foto di lei e del suo pupazzo del cuore. – Di là – , fa segno lo scoiattolo. E l’inseguimento continua, fino all’arrivo in un mondo coloratissimo, soprattutto di verde.

Alla ricerca della piccola volpe, quella vera, che ha preso la piccola volpe, quella di pezza.

Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo
Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin – 2018, Terre di Mezzo

Come dicevo poco su le risguardie finali raccontano anche l’epilogo della storia, che svelo, perché trovo che sia poetica e bella l’idea di incontrarsi e comprendersi. Di mettere a confronto due mondi del tutto diversi e accomunarli l’uno di un elemento dell’altro. Un po’ di blu nel mondo a colori della volpe, un po’ di rosa in quello azzurro della bambina. Un parte rilevante dell’affetto e del passato di ciascuna in regalo all’altra. Uno scambio che lo scaffale ci racconta con grazia. E bellezza.

<em>Piccola Volpe nel bosco magico</em>, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo
Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin – 2018, Terre di Mezzo

CL146x168_11705Titolo: Piccola Volpe nel bosco magico
Autore: Stephanie Graegin
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2018, 36 pp., 12,90€

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Se invece sei di Roma, passa a trovarmi in libreria: Il Giardino incartato, via del Pigneto, 180