Babbo Natale, di Raymond Briggs

Lo so, da qualche parte in questo blog ho affermato che bisogna rifuggire i libri che brillano, quelli coi lustrini. L’ho detto, sì, però… Però questo albo a fumetti del 1973, ristampato da Rizzoli nel 2013, brilla di luce propria, e i lustrini sono solo una bella cornice.

Brilla di ironia, di tenerezza, di anticonformismo, di sincerità.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’ironia è magistrale: in questo Babbo Natale dal naso paonazzo per il freddo, che preferirebbe di gran lunga starsene a dormire piuttosto che andarsene in giro a consegnare regali nel freddo e nel gelo della notte invernale. Mentre, striscia dopo striscia, si prende cura dei suoi polli e delle sue renne, è tutto un borbottare, un rabbrividire, un grrrrrrare.

La tenerezza è nei gesti  goffi, nella corpulenza impacciata, nelle carezze sul capo del cane e del gatto, nel partire, nonostante sogni l’estate tra i brividi, e nel mettersi al lavoro.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’anticonformismo e la sincerità vanno di pari passo. Questo Babbo Natale dalla divisa rossa come tutti gli altri, dalla barba folta e bianca, dal berretto rosso, esattamente come tutti gli altri, è piuttosto umano. Si lamenta se non riesce a passare dal camino, se deve consegnare i regali in mezzo al mare, ai bimbi del faro, e ha da ridire su tutto. Però gioisce genuinamente se qualche bimbo attento gli ha lasciato un bel bicchiere di vino, e lo tracanna.

Ho dimenticato di dire che questo albo di Raymond Briggs è brillante di poesia. Consiglio allora questo libro a tutte le bambine e i bambini, e anche ai loro grandi, desiderosi di un Natale che brilli di poesia.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

(Vi segnalo che Raymond Briggs è anche l’autore del celebre “The Snowman”, il cui corto animato potete vedere qui)

babbo natale cop.pngTitolo: Babbo Natale
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

IL BAMBINO CHE PARTÌ PER IL NORD ALLA RICERCA DI BABBO NATALE

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea

Lo scrittore danese Kim Leine è a Più libri più liberi (la fiera della piccola e media editoria indipendente di Roma), ho colto l’occasione per rivolgergli alcune domande su Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, il suo primo libro per bambini dopo diversi romanzi per adulti tradotti in tutto il mondo.

Speravo in una storia che fosse così, esattamente così come l’ho incontrata, in cui la neve, il bianco, il silenzio di una casa solitaria nell’inverno del Nord, aprissero la mia percezione al Natale. Si tratta di una storia di Natale, infatti, ma anche di una fiaba senza tempo in cui l’ambientazione (la lunga notte polare in un villaggio groenlandese) conta tanto quanto il timbro, limpido e diretto, quanto il tono, realista e sfrontato, quieto.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

Un bambino si confronta con il papà. Ama il Natale, tutti lo amano, ma il papà no, e questo suona stridente con quello che sente, in cui, fortemente, crede, e con tutto quello che sta loro attorno, che non fa altro che sottolinearlo. Crede soprattutto in Babbo Natale. Allora convince il papà a partire per un viaggio assieme, verso il Nord (ancora più a Nord!), per incontrarlo giacché è lì che, come noto, vive. Andreas ci crede e questo è quello che conta e che lo sostiene e incita tra la neve e il buio fitto di una notte lunghissima, attraverso una terra in cui non crescono alberi. La natura delle latitudini subpolari è semplice ed estrema, affascinante, bellissima. Apre allo stupore, alla meraviglia, anche dei papà più ostinati.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

La carta di tutto questo libro è porosa, calda; accoglie le illustrazioni di Peter Bay Alexandersen dai bellissimi blu, dai bianchi intensi e morbidi.

D: Il titolo è molto lungo, di per sé molto narrativo e anticipa il tema centrale della storia. Come mai questa scelta?
R: Ho scelto un titolo molto lungo perché volevo restituire quell’atmosfera da fiaba che è tipica dei racconti popolari della tradizione norvegese raccolti e pubblicati da Asbjørnsen e Moe. Sono cresciuto in Norvegia e queste favole sono state le favole della mia infanzia.

D: Sono numerosi i tratti realistici, tutto radica alla realtà, e per tanto tempo sembra che ogni elemento supporti la teoria del padre, eppure allo stesso tempo la percezione è che sia tutto magico, così come vorrebbe il bambino. Tu da che parte stai?
R: Bé, essendo una storia pensata per i più piccoli, ovviamente sto dalla parte del bambino. La testarda razionalità del padre finisce per sembrare stupidità e ci rendiamo conto che deve avere a che fare con la sua paura del Natale, forse col timore di dover affrontare il dolore di non aver mai celebrato il Natale quand’era bambino. Perciò l’orso polare rappresenta una sorta di catarsi che gli permette di schierarsi dalla stessa parte del figlio e di credere in Babbo Natale e accettare il Natale stesso: solo allora riceve le pantofole dell’orso, come ricompensa per la sua conversione.

D: Pensi che una storia come questa sortisca più fascino in noi lettori del Mediterraneo? Basterebbero anche solo le cene natalizie a base di carne di foca per renderla straordinaria ai nostri occhi. La fascinazione secondo te è in egual misura per lettori abituati all’atmosfera e ai luoghi che racconti? Quanto conta l’ambientazione nella buona riuscita di una storia per bambini?
R: Quando devo scrivere un libro per bambini, oltre alle favole della tradizione norvegese ci sono altre due importantissime fonti di ispirazione, cioè i libri di Astrid Lindgren e di Laura Ingalls Wilder. Queste due scrittrici usano sempre il mondo fisico con tutti i suoi rimedi come parte fondamentale delle proprie storie. Quando scrivo racconti ambientati in un villaggio della Groenlandia cerco di sfruttare la collocazione spaziale in maniera naturalistica, per poi mescolarla con il realismo magico dell’azione. In ogni caso i danesi non hanno grande familiarità con la vita di tutti i giorni della Groenlandia come si potrebbe pensare. Alle loro orecchie suona strana ed esotica quanto a quelle di un lettore italiano.

D: Sia il lessico che il timbro da te usati sono diretti e senza fronzoli. Un poco appuntiti, come il ghiaccio ma non altrettanto freddi. Come trovi un equilibrio così efficace tra narrazione accudente e narrazione franca, esplicita?
R: Penso sia molto importante essere leali e solidali col punto di vista del bambino quando si scrive un libro per bambini, ed è fondamentale essere totalmente onesti. L’ironia non appartiene alla letteratura per l’infanzia, se mai ce n’è stata, perché è un maniera fredda e falsa di comunicare, motivo per cui appartiene al solo mondo degli adulti! Credo che sia questa solidarietà col bambino a dare l’impressione di calore nella scrittura.

D: Hai scritto libri destinati a un pubblico adulto. Cosa ti ha portato alla letteratura per l’infanzia?
R: L’illustratore, Peter Bay Alexandersen, mi contattò e mi chiese se fossi interessato a scrivere narrativa per l’infanzia. Io per primo ho quattro figli, due già grandi e due bimbi di sette e dieci anni, e ho sempre letto per loro una storia della buonanotte tutti i giorni sin da quando erano piccoli. Perciò è stato naturale, per me, accettare la proposta. Ad oggi abbiamo pubblicato tre libri insieme, due storie brevi, come «The boy» e una lunga. Il prossimo anno dovrebbero vedere la luce altri due nostri libri, uno sempre nella serie delle storie brevi e uno di più ampio respiro. Uno dei motivi per cui amo scrivere racconti per bambini è che mi ritrovo costretto a trovare una storia pura e bella, e mi è concesso di usare del vero pathos e intensità e grandi emozioni. La letteratura per l’infanzia è, in qualche modo, più pulita di quella per adulti, e mi piace questo concetto di purezza e onestà.

A1UulrtlIdL.jpgTitolo: Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale
Autore: Kim Leine, Peter Bay Alexandersen (traduzione I. Basso)
Editore: Iperborea
Dati: 2019, 60 pp., 13,00 €

 

Come San Nicola è diventato Babbo Natale

Eccolo San Nicola, in un poemetto del 1823 di Clement Clarke Moore “Twas the Night before Christmas“, alla guida di una slitta carica di doni, scendere giù per il camino.

As dry leaves that before the wild hurricane fly,
When they meet with an obstacle, mount to the sky,
So up to the house-top the coursers they flew,
With the sleigh full of toys, and St. Nicholas too.
And then, in a twinkling, I heard on the roof
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my hand, and was turning around,
Down the chimney St. Nicholas came with a bound.

I suoi vestiti sono ancora molto diversi da quelli cui siamo soliti rappresentarlo, ma è proprio a lui che dobbiamo Babbo Natale così come lo immaginiamo.

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La storia di questo Santo che protegge molte città ma soprattutto Bari, che lo festeggia in primavera, è controversa e sfaccettata. Di certo c’è che San Nicola è personaggio austero, severo e al contempo munifico: si aggira di notte per lasciare i confetti ai bambini che si sono comportati bene, rallegrando le giornate fredde e buie di dicembre, per esempio. Sempre aiutato da uno strano accompagnatore (da cui gli elfi aiutanti di Babbo Natale), il Krampus, un demonio sconfitto dal Santo e perciò costretto a servirlo.

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Antica cartolina raffigurante un Krampus

Il Krampus è costretto a seguire i dettami di San Nicola ma conserva tutto il suo carico di malvagità incutendo timore ai bambini che non si comportano bene e minacciandoli di punizioni severe. Spesso aiuta San Nicola a portare i doni, specialmente le mele, uno dei simboli più noti del Santo, che ne donò a tre bambini affamati i quali le videro trasformarsi in pomi d’oro durante la notte, sfuggendo grazie a Nicola alle grinfie della povertà.

Addobbiamo forse inconsapevolmente l’albero di Natale coi due oggetti più cari al Santo: Le palle (i pomi) e i bastoncini di zucchero (dal suo bastone pastorale).

Ma è nella leggenda, in una Ur-Hansel e Gretel, una proto-Hansel e Gretel, ecco,  che la magia di questo Santo si compie: una sera d’inverno San Nicola bussa alla porta di una locanda, chiedendo per cena un piatto di carne. L’oste rifiuta di portargliene; in dispensa conserva in salamoia i corpi di tre bambini che avevano chiesto rifugio e aveva barbaramente ucciso, con l’intenzione di mangiarli. San Nicola lo scopre e resuscita i tre bambini. Ho trovato un’edizione della leggenda/fiaba in francese, La légende de saint Nicolas di Robert Giraud e Julia Wauters, che effettivamente, fatta eccezione per le premesse (i genitori di questi tre bambini sono amorevoli e soffrono moltissimo la loro assenza) e l’intervento risolutore del Santo, si svolge esattamente come la celebre fiaba, con i bambini che si perdono nel bosco, trovano una casa accogliente cui chiedere rifugio, vengono attirati all’interno con l’inganno e muoiono a causa della malvagia essenza del loro ospite. San Nicola in questa occasione si mostra pienamente devoto alla salvezza e alla gioia dei bambini, questo assieme alla sua generosità ne fa un “Babbo Natale” perfetto.

Nel 1863, una quarantina d’anni dopo il poemetto di Clement Clarke Moore, Thomas Nast disegnò un Santa Klaus molto meno austero, più rotondo, meno severo e ieratico. Nel 1931 Haddon Sunblom lo vestì di rosso. La trasformazione in Babbo Natale così come ci è familiare è completa.

Ho avuto l’occasione di visitare a Bari, nel Castello Svevo, una mostra su San Nicola dedicata ai bambini e alle bambine (Munbam). Se aveste l’occasione, ve la consiglio.

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Munbam, Bari, CAstello Svevo

 

 

 

L’ultimo regalo di Natale

Il Monte Rotolo è lassù, molto, molto lontano. Eppure Babbo Natale indossa la giacca sul pigiama, infila gli scarponi e parte. Deve raggiungerlo perché ha scordato sul fondo del sacco il regalo per Beniamino Stamberbugio, che vive lì in una casupola coi suoi genitori che sono molto poveri e non possono comprargliene. E deve farlo senza l’aiuto delle renne, perché sono ormai stremate dopo aver girato attorno al mondo, senza contare che una di loro ha anche il mal di pancia.

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L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Nella notte fredda dell’inverno che si colora del rosso che anticipa l’alba, Babbo Natale parte. Sulla sua strada incontra un pilota che si offre di accompagnarlo. Purtroppo una tempesta di neve li costringe ad atterrare ma, in una catena di eventi che alternano i bei momenti del caso a quelli meno belli, addirittura pericolosi, tra jeep, aereoplani, motociclette e corde da scalata, Babbo Natale riesce ad arrivare in tempo ai piedi del letto di Beniamino.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

La strada del ritorno è altrettanto lunga ma il sorriso di Beniamino, che conclude la storia, vale tutte le disavventure che un viaggio così lungo può comportare. In ogni tavola, specie in quelle a doppia pagina, Babbo Natale appare come un uomo semplice, caparbio e coraggioso, ma privo di quei poteri che gli permettono di consegnare milioni di regali a bambini di ciascun angolo del mondo. I paesaggi appaiono immensi, minacciosi e allo stesso tempo immergono in una realtà magica, appunto, che si nutre della volontà di questo anziano signore determinato a non deludere un bambino.

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L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Una storia classica di un grande autore della letteratura per l’infanzia, John Burningham, che consiglio ai bambini che nutrono il proprio quotidiano di magia. A tutti i bambini, quindi.

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Autore: John Burningham (traduzione di Giuditta Capella)
Editore: Mondadori
dati: 2019, 48 pp., 17,00 €

L’Abominable Monsieur Schteuple

In una pagina profondamente nera, come illuminato da un cono di luce intrufolatosi da chissà quale buco, si socchiude un occhio: la palpebra è pesante, la pelle attorno cascante a formare innumerevoli rimborsi. È L’Abominevole Monsieur Schteuple. Così abominevole che gli autori lo dichiarano subito, nel titolo. Molto più abominevole di uno Yark! Abominevole al punto da essere solo, ma così solo, da non avere neppure l’acqua di un pesce rosso da cambiare. È un essere reietto dalla figura repellente, è il padre di tutti i mali, la storia gli ha dato mille volti che nessuno ora potrebbe dire quale gli appartenga. Dove viva.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

Eppure, si aggira costantemente tra le persone. È sempre tra di loro a cambiar le carte in tavola, versare fiele nei calici e se, camminando una sera all’improvviso, si venisse accarezzati da un refolo freddo sul collo sarebbe necessario alzare il bavero della giacca, il cappuccio della felpa e allungare il passo. La sua ombra è alta e impenetrabilmente nera, potrebbe sembrare un grande animale crestato, quando la notte si aggira per la città, coperto dal buio, come un serpente malefico che striscia per strade e stradine, tastando porte e finestre, controllando gli ingressi dei camini, cercando crepe dove insinuarsi per entrare nelle case e lì, complice la penombra, nelle camere dei bambini.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

Li scruta veloce ma attentamente come per catalogare qualcosa e poi con quell’unghia che pare un artiglio, comincia a grattare un pochino ma ancora con delicatezza e attendere che succeda che… che la crosta sul ginocchio, quella che il bambino o la bambina si sono procurati al parco, in bicicletta o sui pattini si sgretoli e poi raccogliere quelle succulenti scaglie e gustarle. Abominevole. E dopo, soddisfatto, andarsene ma non prima di aver staccato un occhio al pupazzo preferito. Sadicamente.

Non può continuare! Questo personaggio è troppo malvagio

Una vocina che immaginiamo sottile e un po’ stridula, squarcia il nero della pagina cambiando passo all’albo.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

Se finora tutto si era svolto al buio in un clima di cupezza fisico e morale sebbene condito dall’ironia della voce narrante e di alcune illustrazioni, sono le molteplici figure piccole, alate, magiche, del mondo immaginario che intervengono su tanta abominevolezza. Un comportamento del genere pare essere assolutamente inammissibile nel regno delle fate terrorizzate per le sorti dei bambini. Occorrerà sbarazzarsi dell’incomodo ma ahimè oltre che abominevole Schteuple è immortale. Si renderà necessario catturarlo e processarlo decidere una pena per lui e che possa essere per il resto dei suoi giorni. Così al cospetto di sua maestà delle fate, presenti tutte le fate, elfi, gnomi e folletti. Fantasmi, vampiri e lupi mannari con anche le streghe il consiglio era al gran completo e all’unanimità votò una pena, severa. La più severa per l’Abominable.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

A Monsieur Schteuple veniva inflitto di essere gentile per una notte, in un mese preciso dell’anno, in un giorno assegnato: il 24, per una sola volta l’anno e fino alla fine dei giorni. Gli elfi non l’avrebbero mai più lasciato solo e per tutta la sua vita avrebbe dovuto indossare il vestito rosso dei condannati. Non sapendo come si possa essere gentili neppure per una notte gli elfi consigliarono di fare dei regali, a tutti i bambini, passando dal camino così come era abituato. La pena che sembrava inizialmente possibile, un giorno che vuoi che sia!, divenne il suo calvario, la vita di Monsieur Schteuple era diventata orribile (meglio decisamente quella dei bambini).

Essere gentile e fare dei regali era troppo per lui, in breve tempo ebbe bisogno di uno psicanalista. Con il suo aiuto, lentamente man mano che passavano i giorni e i mesi fuggivano, notava dei miglioramenti, un vago sentore di benessere e Monsieur Schteuple poteva rilassarsi. In men che non si dica, però, a quel 24 arrivava e si ricominciava, unica sua consolazione qualche crosta che complice il buio riusciva ancora a grattare dalle tenere ginocchia dei bambini e delle bambine addormentati… scrontch… scrontch…

51ShIBxJBXL._SX331_BO1,204,203,200_Titolo: L’Abominable Monsieur Schteuple
Autore: Grégoire Kogjan
Illustratore: Hippolyte
Editore: L’atelier du poisson soluble, Francia
Dati: 2019, 48 pp, lingua originale francese

Il piccolo Babbo Natale diventa grande

Il grande formato di questo libro, contrapposto al piccolo protagonista mi aveva portato a riflessioni attente già quando ho incontrato per la prima volta il Piccolo Babbo Natale. All’epoca non aveva ancora trovato la propria identità, anche se era piuttosto chiara la sua aspirazione: portare i doni, come tradizione vuole. Ma appariva così: piccolo, minuscolo davvero, in confronto con tutti gli altri Babbi Natale, imponenti e ben piazzati; col suo sacco in mano, in attesa di una parola che gli dia il via libera per partire, fare, partecipare.

Lo ritrovo così: piccolo, minuscolo davvero, in confronto con tutti gli altri Babbi Natale, imponenti e ben piazzati; stavolta in compagnia di uno dei suoi amati animali (lo ricordate? Il Piccolo Babbo Natale si occupa di recapitare i doni agli animali del bosco), in attesa di una parola che gli dia il via libera per partire, fare, partecipare.

 

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È sempre operoso, disponibile, attento, questo Piccolo Babbo Natale e tutti lo stimano e lo amano. Basta un nonnulla però perché le sue antiche insicurezze tornino a galla, perché rimugini su segni e parole fraintese. La storia ne ha bisogno e ben nasconde agli orecchi acerbi il finale sorprendente, atteso e accolto con grandi entusiasmi da ascoltatori che non faticano ad immedesimarsi nel Piccolo Babbo Natale, così come non è difficile farlo per gli animali della foresta, suoi amici e indomiti sostenitori.

Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson – Emme Edizioni
Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson – Emme Edizioni

Il Piccolo Babbo Natale, infatti, è l’unico escluso da quella che sembra un’importantissima riunione tra Babbi. Non solo, quando bussa alla porta della casa consiliare, ne viene allontanato con quella che ha tutta l’aria di essere una scusa. Che delusione per il Piccolo Babbo Natale! Ne parla col più saggio dei suoi amici, il gufo, e persino lui è d’accordo (con l’orso e l’alce non c’è nemmeno bisogno di tante spiegazioni): bisogna chiedere a viva voce giustizia!

Ed ecco che si forma una carovana, piccoli piedi, zoccoli, zampette, ali; diretta al villaggio dei Babbi Natale. Ma potrebbe mai un Babbo Natale compiere un’ingiustizia? A maggior ragione, un consesso di Babbi Natale potrebbe?

Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson – Emme Edizioni
Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson – Emme Edizioni

Le illustrazioni di Henrike Wilson si svolgono su doppia pagina, quasi piena. Una striscia in basso è dedicata al testo di Anu Stohner, assieme raccontano con efficacia questa storia di crescita e amicizia.
È un grande trionfo di colori caldi, di aranci, di rossi che si alternano ai freddi, al bianco, all’azzurro, che specie nel bosco innevato comunicano un senso di protezione e calore.

Mentre tutt’intorno si propaga un odorino di biscotti bruciati…

anteprimaTitolo: Il Piccolo Babbo Natale diventa grande
Autore: Anu Stohner, Henrie Wilson
Traduttrice: Floriana Pagano
Editore: Emme edizioni
Dati: 2016, 32 pp, 14,90 €

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Un bambino chiamato Natale

Ormai è chiaro, ho una passione per il Natale e per le storie natalizie. Il che per un’atea incallita come me è quantomeno poco coerente, ma tant’è. Adoro questa atmosfera tintinnante o, più probabilmente, sono io stessa che pervado ogni cosa intorno di un senso magico e la percepisco anche laddove non c’è. Sta di fatto che rispondo ogni sera alle domande che i miei bambini gli pongono a nome di Albus il folletto di Babbo Natale e, alla mattina, quella sua grafia tutta piena di ghirigori mi intenerisce, come se fosse davvero, davvero, stato qui, avesse toccato con le sue manine fatate da elfo quel pastello.

Un bambino chiamato Natale, di Matt Haig e Chris Mould - Salani
Un bambino chiamato Natale, di Matt Haig e Chris Mould – Salani

È la magia del Natale che mi solleva dagli accidenti quotidiani; è la stessa magia che, se ci credi, non tradisce mai e offre vie di fuga dai luoghi e dai momenti più bui, dalle grinfie di un troll feroce, dalle frecce di uomini avidi e senza cuore.

Nikolas è un bambino povero, molto povero. Vive nella seconda casa più piccola di tutta la Finlandia, la sua mamma è morta scappando da un orso, il suo papà è un taglialegna con poche prospettive ma affettuoso e premuroso; ha per amico un topolino e come compagna di giochi una bambola intagliata da una rapa.

Un bambino chiamato Natale, di Matt Haig e Chris Mould - Salani
Un bambino chiamato Natale, di Matt Haig e Chris Mould – Salani

Nikolas è preda del turbinio degli eventi, del tempo, della meschinità delle persone ma crede, crede fermamente nella magia, non del Natale perché è esso stesso il Natale, o perlomeno lo sarà.

Abbandonato dal padre, partito con altri compagni di ventura alla ricerca del paese degli elfi, decide di salvarsi dalle angherie di una ziaccia e parte. Parte alla ricerca del padre, parte alla ricerca di un futuro che possa essere migliore, per sé, per il suo papà, per il suo topino. Lungo la strada incrocerà la fame, la morte, una renna amabilmente scontrosa, elfi che hanno smarrito la propria natura e neve, tanta neve.

Un bambino chiamato Natale, di Matt Haig e Chris Mould - Salani
Un bambino chiamato Natale, di Matt Haig e Chris Mould – Salani

Matt Haig colpisce per la sua scrittura diretta e che non trascura il buio dell’animo umano, affrontandolo con una schiettezza che è la forza di questo romanzo, amplificata dalle illustrazioni di Chris Mould che indugiano sui tratti spigolosi, che tradiscono stenti e fame, ben lungi dalla prospera gioia del Babbo Natale che sarà, su occhi enormi e tondi, aperti e accoglienti, magici.

9788869187919_un_bambino_chiamato_nataleTitolo: Un bambino chiamato Natale
Autori: Matt Haig e Chris Mould (trad. V. Daniele)
Editore: Salani
Dati: 2016, 278 pp., 14,90 €

Miracolo in una notte d’inverno

Ad aprire la prima finestra si viene investiti dall’aria dell’estate, due bambini giocano e ritrovano per caso una scatola intagliata, molto preziosa, il cui aspetto fa presagire un contenuto altrettanto prezioso. Non riuscendo ad aprirla la portano al nonno, che riconosce in essa i nomi di due persone a lui familiari per averne sentito raccontata la storia più volte: Ada e Nikolas.

unnamedIncomincia allora a raccontare ai due nipoti la storia di un miracolo in una notte d’inverno, storia che, lo precisa, dovrebbe essere letta a dicembre, un capitolo alla volta fino alla vigilia. Ventiquattro finestre su un mondo semplice, denso d’amore e d’affetto, povero, dal fato affilato come il vento freddo dell’inverno in Lapponia.

Sin dalle prime pagine la percezione che stia per accadere qualcosa di irreparabile è forte, tutto porta nella direzione del dramma: dall’atmosfera familiare idilliaca e dolce, dai discorsi sul futuro, dl lessico rassicurante entro cui fanno di tanto in tanto capolino parole che smarriscono, mettono in allarme.

Nikolas è a casa con la sua sorellina mentre il padre e la madre, sulla spiaggia, puliscono le reti. L’inverno è inoltrato e l’isola su cui vivono è deserta, spazzata dal vento. Ada scotta, è malata. Mentre Nikolas intaglia il legno per realizzarle un regalo di compleanno i suoi pensieri sono cupi, tesi. Sente il pericolo in agguato ma non può immaginare, bimbo di cinque anni, quanto possa essere dolorosa e impietosa la realtà: il padre e la madre devono portare Ada dal medico sulla terraferma. Nikolas rimane a casa, a tenerla calda per il loro ritorno, ma loro non torneranno mai.

Si chiude qui una finestra della vita di Nikolas, dolorosissima. Ma al villaggio tutti l’hanno a cuore, non sarà mai solo e, pur soffrendo, non si sentirà mai solo… a volte la differenza è sottile.

La narrazione prosegue con un’attenzione magistrale alla crescita del bambino, al disseminare indizi dell’uomo che diventerà. Una storia incantevole, che commuove, che meraviglia che induce a riflessioni molto profonde sul’amore, e su come solo amando e lasciandosi amare senza paura di perdersi si possa vivere pienamente.

Per leggere questo libro non è necessario essere amanti del Natale e nemmeno credere nella leggenda di Babbo Natale. Questo libro è per tutti coloro che credono, trecentosessantacinque giorni all’anno, all’esistenza dell’amore puro. (Marko Leino)

81MLeMURQgLTitolo: Miracolo in una notte d’inverno
Autore: Marko Leino (Rosario Fina trad.)
Editore: Feltrinelli Kids
Dati: 2012, 15,00 €, 268 pp.

Buongiorno Babbo Natale

Nel bel mezzo del suo giro per tetti e camini, Babbo Natale realizza d’un tratto che non ha più a disposizione regali da distribuire. Per fortuna si tratta di un Babbo Natale che non si perde d’animo, e al piglio volitivo associa la rinomata generosità babbesca e buone doti da creativo: risponde alle richieste dei bambini adattando i propri vestiti con forbici e fantasia.

<em>Buongiorno Babbo Natale</em>, Matthieu Maudet, Michaël Escoffier - 2017, Babalibri
Buongiorno Babbo Natale, Matthieu Maudet, Michaël Escoffier – 2017, Babalibri

A chi vorrebbe una casa delle bambole ne crea una con il proprio berretto. Un gattino  desidera un’altalena? Si rivelano ottimi i calzoni. Nella letterina della giraffa c’è, invece, un vestito da supereroe. E chi più eroico di Babbo Natale? Presto detto, e Babbo Natale si ritrova in mutande.

Per fortuna anche la giraffa non si perde d’animo e offre a Babbo Natale un delizioso vestito rosa tutto paillettes per tornare ad essere presentabile e finire il suo giro. Tra gli sguardi sbigottiti della famiglia dei conigli e le risate dei bambini lettori.

Buongiorno Babbo Natale, Matthieu Maudet, Michaël Escoffier - 2017, Babalibri
Buongiorno Babbo Natale, Matthieu Maudet, Michaël Escoffier – 2017, Babalibri

Deliziosa la mise così come l’approccio, sempre divertente e irriverente, dei due autori, che continuano a seguire la strada narrativa per testo e immagini efficacissima dal ritmo cadenzato che si chiude con un finale divertente e rocambolesco.

51IyFQBQwRL._SX482_BO1,204,203,200_Titolo: Buongiorno Babbo Natale
Autori: Matthieu Maudet, Michaël Escoffier (Tanguy Babled, trad.)
Editore: Babalibri
Dati: 2017, 30 pp., 11,50 €