Il ragazzo fantasma

Edito per la prima volta nel 2000 (e poi tradotto da Chiara Gandolfi e pubblicato in Italia da bohem press nel 2011 con le illustrazioni di Federico Appel), “Il ragazzo fantasma” è un romanzo complesso che comprende in sé la tensione sottile dell’horror, la delicatezza della meditazione sul senso di sé e della vita (e quindi della morte), la difficile acquisizione della consapevolezza della rilevanza delle proprie azioni.

David è un ragazzo di 12 anni, basso per esserlo e per questo bullizzato a scuola. I genitori di David sono separati e la madre vive proprio in un altro Paese, ma il padre, Harry, riservato e mite, è premuroso e accogliente. Nonostante ciò o a causa di tutto ciò David col padre parla poco, per niente. Preferisce covare in sé le proprie insicurezze e lasciarle fluire in idee e azioni del tutto controproducenti nell’ottica del trovare sfogo o serenità, ma piuttosto rilevanti, sebbene drastiche, in quanto ad autonomia e crescita.

Il ragazzo fantasma, di Melvinn Burgess, ill. di Federico Appel - 2011, Bohem Press
Il ragazzo fantasma, di Melvinn Burgess, ill. di Federico Appel – 2011, Bohem Press

David aveva paura, una paura folle! Ma su David la paura aveva l’unico effetto di dargli uno stimolo in più

Uno stimolo in più, una ragione assieme alle altre per cedere a quella voce irresistibile che spinge David a intrufolarsi nel condotto di aerazione. Spiare gli altri e perpetrare piccole vendette ai danni di persone innocenti sembra essere per David una buona risposta ai soprusi che subisce quotidianamente. Ma tutto si complica e assume contorni inquietanti quando trova un compagno di scorribande piuttosto arrabbiato ed evanescente: lo spettro di un ragazzo carico di rabbia e insoddisfazione.

Chi è questo fantasma, o meglio, chi era? Perché è così ostinatamente crudele col mite vecchietto ultranovantenne dell’appartamento del quinto piano?

David si lascia trascinare in un crescendo di violenza e vandalismo che molto incidono sulla salute, già molto precaria del signor Alveston, fino a ficcarlo in un guaio che non vale assolutamente l’amicizia, apparentemente incredibile, con un fantasma.

David e il ragazzo fantasma distruggono l’appartamento del vecchio; per il fantasma, ovviamente, nessuna conseguenza, per David un po’ per costrizione (il padre gli impone di fare amicizia con lui), un po’ per scontare la pena inflittagli dal giudice, comincia un periodo di crescita inatteso: si sorprende a stringere con il signor Alveston un’amicizia profonda e sincera che condurrà entrambi verso una maturazione; verso loro stessi, con consapevolezza.

Lo spazio dietro al muro, però, continua a chiamare. Chiama David, chiama il signor Alveston.

Non ci andrò, – promise  se stesso.Poi lo disse ad alta voce: – Non ci andrò! – Gli rispose solo il silenzio, ma un silenzio con dentro qualcuno.

Non posso andare oltre senza svelare il nodo e la chiave di questo che è un romanzo in cui la tensione e il mistero sono prevalenti, ma posso dirvi senza dubbio che Burgess è magistrale nel rendere entrambi profondi, costellando la narrazione di elementi introspettivi veramente eccellenti. Quello di Burgess è, come sempre, uno sguardo attento e premuroso sull’adolescenza, e le sue dolorose contingenze sociali e interiori. Qui l’adolescenza si mescola con la vecchiaia, tingendo il tutto di un’atmosfera incalzante, per lo scorrere del tempo presente, e soffusa, per il ricordo di quello passato. Un romanzo la cui lettura consiglio dai 9 anni in su.

Il ragazzo fantasma h230Titolo: Il ragazzo fantasma
Autore: Melvin Burgess (ill. in bianco e nero di Federico Appel), trad. Chiara Gandolfi
Editore: Bohem Press
Dati: 2011, 184 pp., 16,50

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La cicala bussò alla porta, e la porta si aprì…

La Cicala e la piccola Formica - Dusan KallayAl mondo ci sono da sempre le cicale e le formiche. Da quando Esopo ha stigmatizzato i loro ruoli e le loro predisposizioni la cicala è personificazione (animalizzazione) della superficialità e la formica della serietà; l’una passa l’estate a cantare, l’altra a lavorare mettendo da parte le risorse necessarie per l’inverno.

Ricordo che da bambina i miei sentimenti erano ambivalenti: da una parte la cicala mi faceva molta simpatia e trovavo che le formiche tutte (peraltro rispondere con crudeltà alla richiesta d’aiuto di un singolo è vile oltreché davvero semplice) fossero spietate nel negare l’aiuto richiesto; d’altra parte anche la cicala avrebbe potuto rivelarsi un po’ più previdente non rinunciando a essere la canterina se stessa che allieta le giornate estive di tutti (formiche incluse).

Cicala3La cicala e la piccola formica, ispirata proprio alla favola di Esopo è l’albo illustrato che avrebbe annullato i miei dubbi e le mie perplessità di bambina. Sotto il peso del suo violino, infatti, una cicala, come tutte le sue antenate cicale prima di lei, si ritrova colta alla sprovvista dall’inverno e dalla neve. La leggerezza del suo canto non penetra l’aria fitta di freddo, non si libera dolcemente come nell’aria tersa e brillante dell’estate. Il violino è inutile nell’oggi invernale. È stanca, ha freddo. Le occorre un rifugio per la notte se vuole sopravvivere, ma non ne ha uno proprio. La sua unica speranza è nella generosità delle formiche che abitano oltre la porta cui decide di bussare per chiedere ospitalità.

“Posso passare la notte da voi? Fuori fa così freddo!” chiede la cicala. “Freddo? Naturale che fa freddo!” Risponde la formica. “Ma io so chi sei! Tu sei la suonatrice del prato. Mentre io quest’estate lavoravo e raccoglievo le scorte per l’inverno, tu suonavi! E adesso puoi anche ballare!”.

La Cicala e la piccola Formica - Dusan Kallay

Nell’agghiacciante egoismo, così terminava  la favola moraleggiante di Esopo. Per fortuna in queste pagine si reinterpreta giacché è pilastro della comune realizzazione che ciascun essere vivente abbia un proprio posto e perlomeno una propria ragione. E allora una piccola formica, generosa come tutti i piccoli, non sbatte la porta, bensì la apre alla cicala e al suo violino, all’Altro e al suo canto, per scoprire che è bello, piacevole e che a cambiare il finale delle storie nelle quali non ci si ritrova ci si diverte di più.

Le illustrazioni di Dušan Kallay, maestro dell’illustrazione europea, sono splendide: in ogni tavola ogni colore ha il suo posto e si sovrappone all’altro rimanendo se stesso, “a questo mondo ci sarà sempre posto per ogni creatura” e per ogni colore. Raffinate ed eleganti, dunque rendono giustizia a un protagonista troppo spesso bistrattato.

Titolo: La cicala e la piccola formica
Autore: Bozidar Stanisic, Dusan Kallay
Editore: Bohem Press
Dati: 2011, 32 pp., 17,50 €