Il segreto di Ella

Cath Howe mi ha rapita. Notte tarda, sonno che bussa insistente alle porte dei miei occhi, eppure dalla prima pagina la narrazione fresca, accudente, mai retorica, mi ha avvinta a lungo. Non mi succede spesso, anche perché mi pongo nei confronti dei romanzi contemporanei degli ultimi anni con una certa diffidenza per ragioni che non considero qui proprio perché devo giustizia a questa storia che si discosta dalle altre per tono, per timbro, per cura.

Ella avrebbe tutti i motivi per essere vittima delle contingenze e di se stessa: si è appena trasferita con la madre e il fratellino in una nuova città, il padre è in prigione per truffa e ci resterà a lungo, la scuola è nuova, le amiche anche e un brutto eczema le tormenta le notti, i giorni, le mani.

Ciononostante della vittima non ha nessuna caratteristica retorica. Compie tanti brutti sbagli; per insicurezza si lascia manipolare dalla ragazzina più popolare della scuola, mente, infrange le promesse eppure nel leggerla la si trova integra, affidabile, dolcissima.

La narrazione è costruita con capitoli che si aprono atipicamente sulla sinistra, con delle lettere in corsivo indirizzate al padre. Lettere che vanno in un’unica direzione e che sembrano destinate a non aver mai risposta. Lettere piene di domande che affermano, punti interrogativi che indagano nel proprio quotidiano raccontandolo, e piene di fotografie.

Perché Ella è una bravissima fotografa, brava con lo sguardo, brava nel gusto della composizione delle immagini, così come della realtà. Ella, con il suo sguardo talentuoso, riesce a ricomporre la realtà come se dovesse sistemarla per realizzare finalmente una fotografia che la ritragga vera, bella.WhatsApp Image 2019-11-21 at 10.26.06.jpeg

Ogni personaggio ha il suo spazio, il proprio tempo. Soprattutto la propria onestà nell’essere sincero, nell’essere impietoso ed egoista, nell’essere fragile, nel cambiare idea, nel restare fermo in quella che sente proteggerlo. Sono umani, veri, fotografati nell’istante perfetto della loro imperfezione.

Una volta io e Jack abbiamo guardato su internet il video di un cocomero che veniva fatto esplodere. Era così al rallentatore che si poteva vedere il momento in cui la buccia si spaccava e il frutto si apriva e andava in pezzi, prima che la polpa e il succo saltassero per aria in una pioggia di poltiglia rosa. Quella ero io. Lidia mi aveva fatto esplodere e tutti i frammenti cercavano di assumere la forma di Ella, ma non c’era più nessuna forma, solo schegge volanti.

Il titolo originale è Ella on the outside e l’essere ai margini, o meglio il sentirsi tale, di Ella ricorre spesso nel corso del romanzo, così come la sua capacità di frastagliarli, adattarli mano mano a se stessa e infine oltrepassarli, con la propria determinazione, il sostegno di una famiglia amorevole, finalmente libera.

500x_Il-segreto-di-Ella.pngTitolo: Il segreto di Ella
Autore: Cath Howe (Traduzione di Gioia Sartori)
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2019, 249 pp., 10,00 €

Ci si vede all’Obse

A Stoccolma nell’estate del 1981 Annika trascorre le vacanze estive più drammatiche della sua esistenza. La famiglia di Annika era sul punto di partire per la campagna quando il fratellino atteso per l’autunno nasce prematuramente. Dalla giornata in cui la madre e il fratellino arrivano in ospedale, Annika affronta da sola, a suo modo, la tragedia in cui si ritrova tutta la famiglia. Il padre e la madre la affidano alle cure di un nonno premuroso e buffo, buona forchetta e con una passione per le api e i ritornelli cantabili, ma lei preferisce la solitudine in cui inconsapevolmente anche i familiari, proteggendola dalla verità, la confinano.Ci si vede all'obse

Annika ha una caratteristica di cui va fiera: sa raccontate le bugie. Se ne inventa sempre di nuove e intricatissime e lo fa perché le bugie sono senza dubbio più intriganti e fantasiose della realtà. Anche per questa ragione non fatica a fare amicizia con un gruppo di ragazzi conosciuti per caso al parco dell’Osservatorio astronomico.  Un gruppetto di bambini e ragazzi varipinto: c’è il leader, una ragazza quattordicenne dal piglio brusco e dagli occhi verdi “da mostro”; c’è Foglia, un bambino di 9 anni, malnutrito e sudicio, c’è il ragazzo dai capelli vaporosi che ama il cucito e marina il campo scuola, c’è la ragazzina saggia e il figlio di metodisti che reagisce all’educazione ricevuta infilando un paio di bestemmie e qualche parolaccia in ogni frase che pronuncia.

E infine c’è Annika, ben lieta di tenere fede al patto che tiene unito il gruppo: non raccontarsi mai nulla della propria vita. Ciondolano nel parco e per le strade di Stoccolma giocando a obbligo o verità, ma mai nessuno propende per la verità, che tutti rifuggono anche a costo di compiere gesti pericolosi, rischiosissimi.

L’estate trascorre e Annika non riesce a ragranellare il coraggio per andare a far visita alla mamma e al fratellino. Si interroga e si mette alla prova ma non riesce a compiere il passo che la condurrebbe dritta alla realtà.

Quando l’estate è quasi finita lo è anche il romanzo e gli eventi sembrano essere sull’orlo di un precipizio. In ospedale le cose si complicano in maniera preoccupante, mentre un “obbligo” molto rischioso mette a repentaglio vita e amicizia. Con un lessico asciutto e diretto, uno stile senza fronzoli e una protagonista bugiarda, Cilla Jackert ci racconta una storia squisitamente vera che si può leggere o ascoltare, io l’ho ascoltata dalla voce di Eleonora Calamita (audiolibro disponibile in collaborazione con Il Narratore Audiolibri).

Ci si vede all'obseTitolo: Ci si vede all’ObseCi si vede all’Obse
Autore: Cilla Jackert (traduttrice Samanta K. Milton Knowles)
Editore: Camelozampa
Dati: 2018, 200 pp., 11,90 €

Una miniera chiamata Speranza

Mio padre il grande pirata è uno dei pochi libri editi da Orecchio acerbo che non ho recensito. Si tratta anche del rapporto che tra i libri e i lettori si crea. A volte diventa troppo partecipe, a volte va a suonare corde scordate e la melodia che ne nasce è confusa, inciampa e inciampando cade; fino a quando non trova un appiglio cui aggrapparsi con uno scatto di braccia, un colpo di reni. E quell’appiglio per me, oggi, è la festa del papà; ché come tutte le feste calendarizzate un po’ mi sta stretta e un po’ non le resisto. In effetti la celebrazione corale è una scusa. L’appiglio vero è la sostanza, è il padre.

Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì - 2013 Orecchio acerbo
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo

Del mio per esempio conservo un album della memoria complesso e fitto, minuziosamente annotato; un album fatto di immagini e ricordi. Una delle immagini più nitide lo ritrae sdraiato sul divano con un braccio penzoloni e l’altro ripiegato sotto la testa, gli occhi chiusi e sugli occhi delle fette di patate. Perché mio padre piangeva polvere di ferro. E mio padre ha paura delle medicine, ma non dei tuberi. Mio padre non si lamentava. Poi il bruciore passava. Quell’immagine adesso è memoria, allora era fonte di avventure memorabili raccontate ad occhi chiusi, sdraiati sul divano col braccio penzoloni. Scale saldate gradino per gradino sulle cupole delle chiese, sotto alla pioggia, in balia del vento; scalino per scalino da terra fino al cielo per suonare le campane, per esempio.

Mio padre quando io ero bambina e lui era giovane faceva il fabbro ferraio, ma io lo immaginavo eroico e lui non faceva nulla per farmi credere il contrario. Per questo mio padre eroe, questo albo (premiato pochi giorni fa con l’Orbil delle librerie indipendenti per ragazzi) era rimasto lettura intima e commossa. Fino ad ora, naturalmente.

Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì - 2013 Orecchio acerbo
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo

Davide Calì e Maurizio A.C. Quarello insieme per 48 pagine tra le quali nessuna inciampa sull’accidentato terreno del patetismo. C’è un bimbo che è un uomo che racconta del padre che era un pirata, dritto come un fuso su una spiaggia, le guance inondate di luce; sulle spalle un mantello di sole. Stivali alti, cappello e bandana. Manca un pappagallo, in compenso c’è una pala per scavare alla ricerca di tesori. C’è un uomo che racconta in un mise en abyme, che scivola via leggero, del Tatuato, del Barbuto, di Centesimo (eccolo il pappagallo!) che parlava al posto del suo padrone che invece non parlava mai. C’è una nave, una nave chiamata Speranza che di speranza è una miniera; speranza di tornare a casa.

L’uomo che era un bambino viveva di racconti straordinari e collezionava i tesori che il padre, che era un pirata, gli riportava ogni volta dalle sue avventure, che duravano un anno intero. Un paguro, una pipa, un dente di squalo, una conchiglia. E infine una bandiera, una originale bandiera pirata. Fino a quando per un incidente il pirata morì e al suo posto restò il padre minatore. Nel momento crudele in cui si infrangono i sogni, in quel momento crudele, non c’è spazio per la comprensione e poco respiro per il perdono. “Avevo trovato un altro papà. Un papà coraggioso che scavava sotto terra, al buio e senza aria, ma che raccontava bugie. E non sapevo se gli avrei voluto bene”.

Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì - 2013 Orecchio acerbo
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo

Questa è una storia socialista. È una Storia in cui la tenerezza si insinua tra le pieghe della memoria ma non ha esitazioni a parlar chiaro nel presente. Che fa luce e dissipa tra storia e realtà e soffre, e soffrendo cresce e infine scopre che la bandiera della pirateria può sventolare sulle aste di poppa delle navi più ardite e che quelle navi possono farsi miniera, officina, fucina e campo.

Le tavole di Quarello restituiscono fotogrammi dinamici che si alternano a momenti narrativi statici, quasi didascalici che, di nuovo, lasciano il passo a ritratti che sono come figurine nelle mani di un bambino: il Tatuato, eccolo, ce l’ho, Salsiccia, no… è questo? Mi manca. Una galleria di racconti personali e intensi, minuziosi e profondi con cambi di prospettiva repentini che danzano col testo come in balia delle onde e mai inciampano, e se inciampano s’aggrappano con una virata decisa alla Speranza.

Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì - 2013 Orecchio acerbo
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo

151_Padre_pirataTitolo: Mio padre il grande pirata
Autori: Davide Calì, Maurizio A.C. Quarello
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 48 pp., 16,00 €

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Questo cappello mi calza a pennello!

Questo non è il mio cappello, Jon Klassen

Questo non è il mio cappello - Jon Klassen - Zoolibri 2013
Questo non è il mio cappello – Jon Klassen – Zoolibri 2013

È un vero e proprio thriller questo secondo appuntamento con la trilogia dei cappelli di Jon Klassen. Un pesciolino reo confesso ruba il cappello (un piccolo cappello) a un grande pesce addormentato. Lui lo sa che non si dovrebbe fare, rubare un cappello, rubare in genere, però è un fatto che il cappello rubato gli calza a pennello mentre al pesce legittimo proprietario stava evidentemente piccolo.

Questo non è il mio cappello - Jon Klassen - Zoolibri 2013
Questo non è il mio cappello – Jon Klassen – Zoolibri 2013

Il pesciolino nuota velocemente in cerca di un riparo, di un luogo sicuro in cui scampare sostanzialmente alla propria coscienza, giacché il ladruncolo è convinto di aver compiuto il furto perfetto, che il pescione sia tonto quanto grosso e non si accorgerà di nulla, che il pescione non lo troverà mai e che il granchietto che l’ha visto fuggir via con il cappello in testa gli farà da palo. Però… ebbene il ‘però’ non posso svelarlo altrimenti che thriller sarebbe? Quello che posso certamente aggiungere è che questo albo è elegante e arguto tanto quanto lo era “Voglio il mio cappello!”, che le illustrazioni attuano un gioco di sguardi esilarante ed esso stesso narrativo, che questo albo non può assolutamente mancare nella libreria dei vostri bimbi.

La casa editrice che lo pubblica, Zoolibri, lo consiglia dai 5 anni, io credo sia adatto anche a partire dai 3.

Per giocare con il pesciolino e il cappello che non è suo la Walker Books ha realizzato due semplici schede che trovate qui

questo-non-e-il-mio-cappelloTitolo: Questo non è il mio cappello
Autore: Jon Klassen
Editore: Zoolibri
Dati: 2013, 40 pp., 15,00 €

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Segreti, bugie e una visione generale (da una prospettiva personale)

È necessario guardare al quadro generale, magari ispirandosi ai quadri di Georges Seurat (da qui il nome, con la ‘s‘ finale del protagonista) capace di rendere viola, visto da lontano, in modo da avere una visione complessiva, quelli che da vicino, a guardar bene, sono invece puntini rossi e blu.

Un dimanche après-midi à l'Île de la Grande Jatte - Georges Seurat
Un dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte – Georges Seurat

Georges si è appena trasferito in un condominio a causa del licenziamento subito dal padre architetto con la passione del vintage. La madre, infermiera, è sommersa dal lavoro. Di lei si parla, ma non si vede mai; a lei il ragazzino ogni sera lascia dei messaggi messi assieme con le tessere dello scarabeo cui la madre (o qualcun altro al posto suo?) puntualmente risponde a rasserenare e abbracciare un figlio fragile, spaesato, vittima a scuola di bullismo, preda di una solitudine scomoda.

A Georges nel nuovo condominio manca la casa che si sono lasciati alle spalle, nel nuovo condominio, però, trova (grazie sempre a un messaggio scritto appuntato sulla porta dello scantinato) un amico. Safer, si chiama, è un ragazzino dai genitori sui generis, per lo standard, che lasciano i propri figli liberi (persino di scegliersi il proprio nome); non va a scuola; è avventuroso; è una spia. Anche qui, con una leggerezza stilistica che non lo rende assolutamente palese ma che lo fa percepire come una melodia di sottofondo che c’è ma non salta all’orecchio, è discreta, la sensazione che le cose non stiano esattamente come raccontate, che altro ci sia dietro alla passione per le vite degli altri, per la vita di una famiglia di pappagallini che abita il sottotetto di fronte. Georges si lascia trascinare nell’avventura di spionaggio in cui si gioca con le indagini e le bugie in maniera piuttosto disinvolta, da parte di Safer, molto più esitante per quanto riguarda Georges.

“La vita è un milione di puntini diversi che insieme compongono un quadro gigantesco e può essere che il grande quadro sia carino oppure straordinario. Ma se stai con la faccia schiacciata contro un mucchio di puntini. È veramente difficile dirlo”.

Cosa c’è nella vita di Georges che non torna? Qual è il puntino che è distonico, che incrina la visione complessiva, il quadro generale che la madre tanto insiste non si perda mai d’occhio? Ce lo si chiede per tutta la lettura, peraltro semplice, delicata, breve.  Spesso si mente, spesso si mente a sé stessi. Spesso il mentire è salvifico, protegge da una realtà crudele e spaventosa. Nonostante però il tema fondante di questo romanzo sia complesso e delicato  la lettura è lieve. La consiglio a chi sia alla ricerca di una prospettiva diversa, di un quadro generale, di una lettura avvincente.

978-88-07-92199-5Titolo: Segreti e bugie
Autore: Rebecca Stead
Traduttore: A. Patrucco Becchi
Editore: Feltrinelli Kids
Dati: 2013, 189 pp., 13,00 €

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Le bugie hanno zampe corte o cappelli appuntiti

Jon Klassen - Voglio il mio cappello
Jon Klassen – Voglio il mio cappello – Zoolibri

Pungente questo albo illustrato e raccontato da Jon Klassen, pungente e molto, molto divertente. Divertente da risate larghe e mani sui pancini. Pungente per la sua spiazzante inclemenza.

Voglio il mio cappello!, l’orso non ci sta ad averlo smarrito, d’altra parte, per quanto vi è affezionato doveva essere proprio un bel cappello, e poi, anche se così non fosse si tratta comunque del suo cappello! L’orso chiede in giro, è determinato e gentile: chiede alla ranocchia, chiede alla volpe… nulla. Quando incontra un coniglio dalle risposte agitate (rosse) e iperinformative, si insinua nel lettore il sospetto e il fatto che il coniglio indossi un cappello (anch’esso rosso) non depone a suo favore e ne fa il principale indiziato; ma l’orso ingenuamente passa oltre e continua la paziente ricerca; fino a quando non incontra un cervo che gli pone una domanda interessante la quale gli fa tornare alla mente qualcosa…

Jon Klassen - Voglio il mio cappello - Zoolibri
Jon Klassen – Voglio il mio cappello – Zoolibri

L’orso fino a questo primo climax ha dimostrato pazienza, determinazione, capacità di chiedere aiuto e di trovare delle soluzioni. Cosa avverrà dopo l’illuminazione? Beh, quel che voglio dirvi è che ciò che avverrà è assolutamente divertente, elegantemente umoristico. Forse ho rovinato fin troppo una ben costruita suspense  ma vi divertirà, e molto, leggere questo albo ai vostri bambini o leggerlo con loro (Zoolibri, la casa editrice di Reggio Emilia che lo pubblica, ne consiglia la lettura dai 5 anni) perché è raffinato in tutto anche nella gestione dei tempi, delle scene, soprattutto nel lessico, assolutamente adatto a rendere viva e vivace la storia.

Jon Klassen - Voglio il mio cappello - Zoolibri
Jon Klassen – Voglio il mio cappello – Zoolibri

Sui toni del bruno, grigio e dell’ocra spicca il rosso che è solo del cappello. Le illustrazioni nella loro raffinata sobrietà colpiscono e divertono per l’espressività dei protagonisti, resa in maniera realistica e straordinaria.

Ho trovato il booktrailer in rete, è in inglese ma gli sguardi sono un linguaggio universale. Oltre al blog dell’autore, peraltro, potete fare una capatina qui: scoprirete che c’è qualcun altro alle prese con un cappello.

copertina voglio il mio cappelloTitolo: Voglio il mio cappello!
Autore: Jon Klassen
Editore:  Zoolibri
Dati: 2012, 40 pp., 15,00 €

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