Il lupo che non amava il Natale

23 dicembre 2016. #AkAdvent

Che poi un lupo con quella folta pelliccia un evento che arriva carico di neve, alberi che profumano di bosco e grandi abbuffate dovrebbe attenderlo con il massimo dell’entusiasmo.

E invece questo Lupo il Natale non lo digerisce proprio per niente, e sin dalla copertina si comprende quanto gli stia scomodo, visto che la sua bella sciarpa pare addobbata con degli spilli e la pallina di Natale, che porta appesa al naso, ricorda una testa d’aglio.82827f15-6c20-4241-9a72-b94c534d1230-198-000000208a1f514a_tmpInsomma pare strano, ma in realtà questo lupo, che è il piuttosto noto essendo l’amico lupo così caro ai bimbi e alle bimbe, una ragione piuttosto tenera e intima per non amare il Natale ce l’ha. La si scopre come se fossimo uno dei suoi tanti amici, e per mezzo di essi, e poi si può finalmente festeggiare assieme.

Una storia per i più piccoli, colorata e natalizia.

eeb99efc-d83b-4a74-9e98-b6ae0a427058-198-0000001c7dd14c22_tmpTitolo: il lupo che non amava il Natale
Autore: Orianne Lallemand, Éléonore Thuillier, (D . Gamba trad.)
Editore: Gribaudo
Dati: 2016, 32 pp., 9,90

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I ricordi di Mamette – La buona stella

22 dicembre 2016. #AkAdvent

Non sono un’esperta di fumetti. Questo devo premetterlo per onestà e per anticipare che ci sarà molta empatia in questa recensione, più che tecnicismi. Il che potrebbe anche essere un bene. Perché oggi è una giornata piena e complessa che segue tante giornate altrettanto piene e complesse e incontrare un libro così intenso e delicato e rude e intimo e divertente, non può che essere balsamico. Per questo consiglio I ricordi di Mamette – La buona stella, perché vi farà piangere e ridere, ne sono certa, di risate e lacrime vere e balsamiche, appunto.

 I ricordi di Mamette - La buona stella, di Nob - Tunuè, 2016
I ricordi di Mamette – La buona stella, di Nob –
Tunuè, 2016

I fumetti mi trovano sempre piuttosto cauta nell’approccio. Quell’inseguirsi di immagini, che sembra indurre a una lettura veloce e invece ne richiede e riceve una lenta, mi smarrisce sempre, sulle prime. Poi comincio a trovare il filo e mi aggrappo anche alle parole (che in questo caso non sono molte) e procedo con una pienezza che, anch’essa, mi sorprende e gratifica. Mamette, che è Marinette, è una vecchia signora che è stata una bambina. E di quella bambina ci racconta. Ci racconta visivamente, per mezzo delle immagini della propria memoria, e questa storia realista e a tratti verista, trova nel fumetto, la sua naturale espressione. Una forte coincidenza di intenti tra autore, protagonista narrante e medium. Sorprendente.

Mamette, che è Marinette, dicevo, è una bambina che vive in campagna, intorno agli anni Trenta, nella casa del nonno e della nonna materni; amorevolmente accudita da una zia scontrosa e dolcissima; la madre non c’è, il padre ci sarà, e lei è volitiva, testarda, simpatica. Ha due amici, che un po’ la corteggiano alla maniera dei bambini, azzuffandosi per lei, cercando di proteggerla da tutto, di vegliare sui suoi passi. Ciascun personaggio ha uno sguardo proprio, che è palese e arricchisce ogni striscia di un’intensità che è quella che solo l’onestà sa rendere. Non ci sono tentativi di edulcorare anche la vita agreste più crudele; quella che prevede l’uccisione degli animali per nutrirsene, quella che è frugale, di poche parole, quella che è sdentata, quella che abbraccia e nutre e abbracciando e nutrendo cura anche la solitudine e il senso dell’abbandono.

 I ricordi di Mamette - La buona stella, di Nob - Tunuè, 2016
I ricordi di Mamette – La buona stella, di Nob –
Tunuè, 2016

È Natale, ma per arrivare al giorno della vigilia, Mamette vive tante avventure, semplici, che trasudano energia. Al giorno di Natale Mamette arriva con un carico di emozioni non indifferente e scrive una lettera alla mamma lontana. Ed è struggente. Il registro si modula magistralmente e tocca corde intime: la semplicità e l’amore che si leggono nella lettera di Mamette sono tangibili. La semplicità dell’amore, ecco, forse questa è la chiave di lettura da tener presente leggendo Mamette e i suoi ricordi. Forse da tener presente sempre.

81mus3elgtlTitolo: I ricordi di Mamette – La buona stella
Autore: Nob (Stefano Cresi trad.)
Editore: Tunuè, tipitondi
Dati: 2016, 96 pp., 14,90 €

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Olly va a sciare

14 dicembre 2016. #AkAdvent

C’è una cosa che in questi ultimi mesi mi è mancata, nel panorama della letteratura per l’infanzia destinata a bambine e bambine tra i 7 e i 9 anni, ed è una cosa decisamente pregnante: le storie. Anzi, probabilmente si tratta di anni e non di mesi.

Per questo quando ne trovo di belle e che rispondano alla mia sete come farebbe un bel bicchiere d’acqua fresca (e non una bibita zuccherosa e piena di coloranti) mi affretto a scriverne. Quella di oggi lo è, una storia, una storia dissetante, intendo.

<em>Olly va a sciare</em>, Elsa Beskow, LO editions
Olly va a sciare, Elsa Beskow, LO editions

Si tratta di una fiaba di Elsa Beskow che il prossimo anno compirà 100 anni, ed è buffo che una fiaba centenaria sia oggi molto più fresca di altre tanto piùgiovani di lei: Olly va a sciare, si chiama.

Prima di raccontarvi di Olly e della sua avventura è necessario, però, che io vi dica che Elsa Beskow (1874-1953) è la più celebre autrice svedese di libri per bambini, è la Rodari di Svezia, la sua Beatrix Potter. Generazioni di bambini si sono nutrite con la sua penna e la sua matita, sempre attente alla natura, alla bellezza, all’armonia. E infatti questo albo è intriso di un realismo magico che vive della fantasia pura, quella dei bambini, e in essa si cura e rinnova.

Olly è un bimbo che in inverno desidera andare sugli sci, un bel paio di sci ricevuti in regalo e non ancora provati, perché l’inverno tarda ad arrivare.

Alla fine l’inverno arrivò. Un paio di settimane prima di Natale la neve iniziò a cadere a grandi fiocchi e nevicò per due giorni e due notti di fila così che tutto venne avvolto da una pesante coltre bianca.

E, c’è bisogno di dirlo?, Olly indossa i propri sci e va, va verso il bosco. Cappello di lana rosso e giacchetta blu, spessi calzettoni e guanti caldi, Olly si addentra nel bosco e mano a mano che cammina, che scia, il bosco diventa più bello; un luogo reale in mezzo al quale sciare diventa per Olly talmente splendido da sembrare una fiaba, da dargli l’impressione di aver varcato la soglia del giardino del Re dell’Inverno. La fantasia si nutre di bellezza, lo dicevamo, e in quel bosco innevato, che è il giardino del Re d’Inverno, Mastro Gelo Olly lo incontra davvero.

E così s’incamminarono attraverso il bosco, Mastro Gelo davanti e Olly dietro.

Alla volta del castello del Re. Sulla strada, però, Olly comincia a starnutire, la neve si fa acquosa, dai rami cadono goccioline. Si aggira da quelle parti una vecchina che Mastro Gelo s’affretta a scacciar via, in malo modo; è la Signora Sgelo, piuttosto in anticipo sui tempi.

Mentre Olly continua a sciare, lo immagino, sovrapensiero, con lo sguardo rivolto a tutto e nulla; immagina bambine attorno al focolare intente a ricamare guanti, anziani lapponi che cuciono stivali di cuoio e poi immagina loro e lui, il bimbo Olly, giocare assieme nella neve. Infine, al momento di tornare a casa, Mastro Gelo riaccompagna Olly al margine del bosco, e lì rimane a salutarlo da lontano, senza varcare la soglia del sogno e affidandolo ai nostri occhi di lettori grati.

51vfptgcfdl-_sx383_bo1204203200_Titolo: Olly va a sciare
Autore: Elsa Beskow (Caroline Kocjancic Trad.)
Editore: LO editions
Dati: 2016, 26 pp., 14,00 €

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La strega Sibilla e il gatto Serafino. Un Natale speciale

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La strega Sibilla e il gatto Serafino. Un Natale speciale, di Valerie Thomas, Korky Paul – IdeAli 2016
12 dicembre 2016. #AkAdvent

Una strega dai capelli arruffati e il suo gatto nero in una casa in disordine. Niente di più normale. Non fosse che… beh, non fosse che la strega è alle prese con non una ma due lettere indirizzate a Babbo Natale, una a suo nome e una per conto del gatto Serafino. Sibilla, questo il nome della strega, desidera solo una bella sorpresa (grande e stupenda), il gatto Serafino invece una lunga lista di cose, tra cui una coperta soffice e parecchie scatole di sardine.

La strega Sibilla e il gatto Serafino. Un Natale speciale, di Valerie Thomas, Korky Paul - IdeAli 2016
La strega Sibilla e il gatto Serafino. Un Natale speciale, di Valerie Thomas, Korky Paul – IdeAli 2016

Tutta la casa è addobbata a festa, Sibilla e Serafino sono pronti e vorrebbero restare svegli ad aspettare Babbo Natale, per poterlo conoscere di persona, ma si addormentano per essere svegliati di soprassalto proprio da Babbo Natale, o meglio dal fatto che è rimasto incastrato nel loro camino!

Da qui in poi il terzetto si avventura in slitta per il mondo a consegnare regali per poi tornare a casa in tempo per aprire i propri…

Un libro coloratissimo e divertente nel quale talvolta si cambia verso e con un bel pop up finale.

81bowgqv40lTitolo: La strega Sibilla e il gatto Serafino. Un Natale speciale
Autore: Valerie Thomas (Autore), Korky Paul
Editore: IdeAli
Dati: 2016, 32 pp., 16,50 €

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Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?

8 dicembre 2016. #AkAdvent

A scavare nella neve con le mani c’è che bisogna togliersi i guanti. Con le moffole è difficile: la neve si appiccica alla lana e si passa più tempo a sbatacchiarle per toglierla che a scavare. A scavare nella neve con le mani per vedere cosa ci sia sotto, c’è che bisogna farlo a mani nude. Quando si giunge al tesoro i polpastrelli sono ghiacciati e le mani rosse e bagnate, ma… ma non ci sono molte cose che profumano come gli aghi di pino un po’ secchi un po’ umidi, misti alle foglie, alla terra soffice, all’erba rada, non più verde, bruna. Quindi vale. Vale la pena.

Emma. Dove vanno i fiori durante l'inverno?, di Spider - 2016, Orecchio acerbo
Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?, di Spider – 2016, Orecchio acerbo

Da bambina scavavo nella neve, per sentire quel profumo e perché speravo, sempre, di trovare qualche fiore sul punto di sbocciare. Non ne ho mai trovati quindi non so dire cosa avrei fatto: coglierlo e mostrarlo, lasciarlo lì godendomi da sola tutta la meraviglia? Conoscendo la me stessa di allora probabilmente avrei passato molto tempo a decidermi. E, conoscendomi, non so cosa avrei fatto.

Emma. Dove vanno i fiori durante l'inverno?, di Spider - 2016, Orecchio acerbo
Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?, di Spider – 2016, Orecchio acerbo

Emma è sfuggita alle mie ricerche bambine, ma so per certo che se avessi avuto la possibilità di leggere un albo così, questo albo, all’epoca in cui non mi curavo della pelle screpolata e, anzi, mi sembrava un dazio insignificante da rendere, non me ne sarei mai separata.

Di Emma conservo gelosamente la prima edizione, quella in cui Orecchio acerbo inseriva il bugiardino; Spider nel 2008 ne disegnò tavole e testo. L’armonia è vibrante, tutte le pagine percorse da brividi, cristalli di neve, brillantezza di ghiaccio. Sono immagini in movimento, che danzano sul lago ghiacciato e si rincorrono come in una Silly Symphony, un cortometraggio animato che in inverno conserva il profumo dell’estate.

Emma. Dove vanno i fiori durante l'inverno?, di Spider - 2016, Orecchio acerbo
Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?, di Spider – 2016, Orecchio acerbo

Emma è un fiore e regola la sua esistenza con l’aiuto di una sveglia. Affida a un congegno meccanico il proprio ritmo biologico. Va tutto bene, fino a quando la precisione meccanica fa cilecca ed Emma si risveglia in pieno inverno. Giusto in tempo per incontrare i suoi amici Lampo, Grugno e un ragno orologiaio. E per raccontare a noi che leggiamo una storia splendida, da regalare, assolutamente, a Natale.

218-emma-n-eTitolo: Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?
Autore: Spider
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2016, 36 pp., 11,50 €

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Lo schiaccianoci, una storia di Natale

7 dicembre 2016. #AkAdvent

In un gioco di rimandi, piroette e viaggi tra il mondo del fantastico e quello del reale, la storia dello Schiaccianoci e del re dei topi dal 1816 è giunta ai nostri giorni fresca, appassionante, da fiato sospeso. Inquietante e oscura, sempre in bilico, oltre che tra realtà e fantastico anche tra incubo e sogno.

Lo schiaccianoci, E.T.A. OHoffmann, Liesbeth Zewrger - NOrd-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger – Nord-Sud 2008

Durante gli anni è stata data alle stampe nella sua versione originale, quella appunto del 1816 di E.T.A. Hoffmann, e poi in quella di Dumas padre, variante più fresca nella prosa; infine messa in scena in forma di balletto su musiche di Ciajkovskij (ispirata, quest’ultima alla riscrittura di Dumas).

Maria e Fritz ricevono in dono uno schiaccianoci; è la vigilia di Natale e l’atmosfera è carica di magia, la statuetta meccanica reca con sè una sorta di trepidazione che si concretizza nel sogno di Maria che è un incubo: un topo a sette teste la minaccia durante la notte e solo grazie all’intervento salvifico dello schiaccianoci e di intrepidi soldatini di piombo, Marie riesce a trovare il coraggio di allontanare l’orrendo roditore con una ciabattata. Da questo incubo orrendo la bambina si sveglia provata e febbricitante e porta i segni di una ferita sul braccio che sanguina proprio come se fosse reale e non riportata durante un sogno. A farle visita il padrino Drosselmeir, artigiano e orologiaio dall’aspetto piratesco, che per sollevarla dall’indisposizione, le racconta una storia con protagonisti dei topi molto simili a quelli conosciuti, suo malgrado, da Marie, e un ragazzo intrepido, con un talento speciale: denti duri come le leve di uno schiaccianoci.

Un gioco di mise en abîme, di storie all’interno di altre storie che ne raccontano altre, diverse ma imparentate, proprio come antichi stemmi familiari.

Lo schiaccianoci vanta decine di illustrazioni; da quelle celebri di Sendak (realizzate per le scene del balletto e dal timbro brioso, come quest’ultimo) a quelle angoscianti di Innocenti, passando per decine di varianti più o meno zuccherine.

Nella mia libreria ne ho trovate diverse versioni, tra cui quella (per una volta ampliata e non ridotta) della Scala d’oro UTET, le cui illustrazioni da bambina trovavo inquietanti e in cui lo Schiaccianoci è brutto, ma brutto davvero.

Donzelli ha pubblicato nel 2011 un bel volume con entrambe le versioni (di Hoffmann e Dumas) e illustrato da Aurelia Fronty.

L’edizione che vi consiglio di mettere sotto l’albero di Natale è quella illustrata da Lisbeth Zwerger.

Lo schiaccianoci, E.T.A. OHoffmann, Liesbeth Zewrger - NOrd-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger – Nord-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. OHoffmann, Liesbeth Zewrger - NOrd-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger – Nord-Sud 2008

Nelle tavole cui il tratto realistico s’accompagna alla surrealtà e l’atmosfera è morbida e rarefatta, come al momento del risveglio, quando ancora non ci si rende conto se si sogna o si è desti.

519bh7w7el-_sx359_bo1204203200_Titolo: Lo schiaccianoci
Autire: E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger
Editore: Nord-Sud
Dati: 2008, 12,00 €

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Sole luna stella

6 dicembre 2016. #AkAdvent

In un’intervista del 2008 al MetropolisMag.com, Ivan Chermayeff ha dichiarato che nel realizzare i suoi celebri loghi cerca di sapere dai committenti qualcosa sul loro passato e moltissimo sul futuro che si aspettano, per crearne di perfetti, che si adattino a rappresentare più prospettive, più visioni.

Sole luna stella, di Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff - 2016 Topipittori
Sole luna stella, di Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff – 2016 Topipittori

È un processo complesso, quello di pensare un futuro e renderlo immagine. Si tratta del rendere figura l’immaginazione. È esattamente il processo figurativo dell’immaginazione. O anche la meraviglia della prima visione, del vedere ciò che non si è mai visto e attribuirgli un’identità. Ha la stessa forza del primo respiro; del primo vagito.

Parto da questa premessa, perché di Sole luna stella sono nate prima le illustrazioni; solo in seguito Kurt Vonnegut ha pensato il testo cui si accompagnano. Parto da qui, perché leggendo le immagini ho ritrovato in esse i loghi e l’attitudine di Ivan Chermayeff nel realizzarli. Forme semplici e astratte che si appuntano su spazi colorati ed entrano nello sguardo aperto al mondo di un neonato, che pur essendo un Creatore, o proprio per esserlo, le scopre, permettendoci di attribuir loro un senso, di nominarle.

Sole luna stella, di Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff - 2016 Topipittori
Sole luna stella, di Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff – 2016 Topipittori

Un sole, una luna e una stella che sono visualizzazioni di un futuro capace di raccontare anche il passato. Un passato che è mistico, che è biblico, che è mitico. Un sole che è Maria, una luna che è Giuseppe, che è la levatrice, e una stella che no, non è Gesù e non è nemmeno il Creatore. Perché il Creatore guarda grazie alle sue piccole macchine da presa fibrose, altresì dette occhi; il Creatore vede, per la prima volta, sogna, una, due tre, quattro volte e la quarta sogna in verde. Il Creatore guarda e scorge: sole, luna, stella; sole e luna assieme, stella e stelle, luminose e danzanti. Il Creatore vede il presente per la prima volta e lo vede mentre si fa futuro.

È una natività filosofica, danzante e luminosa, che consiglio a giovani lettori che non si lascino scoraggiare da un registro linguistico piuttosto complesso e dai molti rimandi che, d’altra parte, contribuisce a rendere questo libro, tradotto da Monica Pareschi, un regalo prezioso.

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Autore: Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff,trad. Monica Pareschi
Editore: Topipittori
Dati: 2016, 64 pp., 24,00 €

L’abete di Andersen vestito a festa

4 dicembre 2016. #AkAdvent

Un’edizione elegante e raffinatissima, rilegata in tela verde con decorazioni a foglia d’oro, carta pregiata e illustrazioni straordinarie. Rileggendo questa storia struggente di Andersen che arriva a toccare corde molto intime e dolorose del sentire umano, e che è da sempre tra le mie preferite, il ritmo della narrazione rimane sempre altissima. È una lettura che procede con una tensione crescente in cui, coscienti della rovinosa fine cui il piccolo abete va incontro, si nutre sempre la segreta speranza che no, questa volta il nostro protagonista conserverà le proprie radici, ne adrà fiero, si abbarbicherà grazie ad esse al suolo, continuerà a vivere godendo dei raggi del sole.

L'abete, di Hans Christian Andersen ill. da Sanna Annukka - 2016 Ippocampo
L’abete, di Hans Christian Andersen ill. da Sanna Annukka – 2016 Ippocampo

Si narra di invidia, si narra dell’insoddisfazione nei confronti della propria condizione, del tendere sempre ad altro, sempre a ciò che è d’altri. Si narra del Natale, della festa, degli addobbi, della precarietà del tempo.

Un piccolo abete invidia gli altri alberi che, tagliati dall’uomo diventano navi per solcare i mari. Un abete dall’attitudine contemporanea. La sua semplice storia trasmette ai bambini la dolcezza della parola narrata e al contempo il valore del rispetto per gli esseri viventi; agli adulti la struggente consapevolezza  di quella sensazione senza luogo e epoca del sentirsi legati al passato e proiettati verso il futuro, incatenati dall’incapacità di vivere il presente. L’abete è un giovane albero, frondoso e profumato, vive la sua fanciullezza nella speranza di divenire imponente come gli alberi adulti, vive nella insoddisfazione di sé anche quando è all’apice della sua bellezza e della sua esistenza, troneggiante al centro di un salone addobbato a festa, rimpiange il passato quando non può più goderne e anela a ciò che non conosce, sfuggendo il contingente.

E le illustrazioni così lussureggianti e al contempo così limpide rafforzano la tensione, la esasperano quasi, rendendo questa lettura ancora più intensa, drammatica.

Sono illustrazioni a incastro che affondano radici nelle tradizioni dei Sami della Lapponia, ricordano le sculture in legno e i tessuti che Sanna Annukka realizza con la medesima maestria.

È un regalo prezioso, una storia che si conquisterà velocemente un posto speciale nei cuori e negli scaffali delle librerie dei vostri bambini; perfetta per la lettura serale dei giorni di dicembre, nell’altrettanto elegante traduzione di Eva Kampmann.

Sanna Annukka – The Fir Tree from Big Active on Vimeo.

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Autore: Hans Christian Andersen, ill. da Sanna Annukka (trad. Eva Kampmann)
Editore: Ippocampo
Dati: 2016, 48 pp., 12,00 €

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Il piccolo B

2 dicembre, 2016. #AkAdvent

“Per tutti i fiocchi di neve!”, disse il più vecchio, “Chi sei?”.
Il piccolo B. si presentò agli elfi e raccontò loro della sua famiglia.

A casa degli elfi, nonostante una nevicata da record, in groppa a una renna e vestito allegramente di rosso arriva un bambino. DI chi si tratta? Ebbene, a chiedere aiuto a questa comunità dalle orecchie appuntite è nientemeno che Babbo Natale!

Voi direte, ok il vestito rossook la renna, ma Babbo Natale tutto è tranne che un bambino. Vero, verissimo, ma lo è stato, bambino, e questa è la storia della sua infanzia e di come, con caparbio entusiasmo, sia riuscito a diventare il più celebre dispensatore di ohohoh! e regali del mondo.

Il piccolo B, di Jon Agee- 2014 ElectaKids
Il piccolo B, di Jon Agee- 2014 ElectaKids

Il piccolo B è il settimo figlio della famiglia Natale. I nove vivono al Polo Nord, ma nessuno di loro è contento di questo. Nessuno eccetto il piccolo B, che invece trova piacevole il tagliar legna, preparare dolcetti di pan di zenzero, curarsi del camino, decorare abeti. Ma uno su nove è decisamente la minoranza; la famiglia Natale decide quindi di trasferirsi in Florida.

La sera prima della partenza, però, un’abbondantissima nevicata blocca l’intera famiglia a casa. Fino a quando il piccolo B non ha un’idea e quell’idea lo porterà a incontrare una renna, in giro per il Polo e fino alla casa degli elfi. E qui si ritorna laddove avevamo iniziato:

Il piccolo B si presentò agli elfi e raccontò loro della sua famiglia.
“Possiamo aiutarti noi”, disse l’elfo. “Costruiremo delle pale e tireremo fuori la tua famiglia dalla neve”.

Il piccolo B, di Jon Agee- 2014 ElectaKids
Il piccolo B, di Jon Agee- 2014 ElectaKids

Di come fosse Babbo Natale da piccolo ho già svelato abbastanza, c’è da dire una cosa tra le altre piuttosto rilevante su questo albo propriamente natalizio, e cioè che è un albo natalizio. È molto bianco, molto azzurro, molto rosso. Ha tutti gli ingredienti che una storia natalizia richieda: elfi, sorrisi, neve, renne, ancora sorrisi, feste. Ma è scevra di lucine artificiali – al loro posto il brillio della neve – degli addobbi ridondanti, dei dolciumi troppo zuccherosi. Le tavole a gouache di Jon Agee (autore di testo e illustrazioni) sono narrative ed empatiche, si percepisce il fastidio e l’insofferenza della famiglia Natale in contrasto con la gioia e l’entusiasmo del piccolo B; si legge l’evoluzione di questo piccolo Babbo Natale, e della sua caparbia passione.

Raccontano, le illustrazioni, di una storia che definisco un classico moderno e che ritengo possa diventare a buon titolo una delle storie da leggere sotto l’albero.

electaweb-images-nondisponibileTitolo: Il piccolo B
Autore: Jon Agee (Viviana Vai trad.)
Editore: Electa Kids
Dati: 2016, 40 pp., 14,90 €

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