I cuscini magici

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa

Re Arraffone I ha emanato tantissime leggi che stabiliscono che i suoi sudditi debbano amarlo a più non posso, eppure non si sente amato da loro. Ce ne sono numerose che, a scapito della libertà dei suoi cittadini, lo portano ad essere elegantissimo, piacente; ciononostante, non si sente amato a sufficienza, anzi, deriso, detestato.

«A dire la verità… Sebbene siano tenuti a farlo, i vostri sudditi non vi amano, Vostra Eccellenza» disse facendo volteggiare nelle lunghe mani ossute un komboloi, il rosario greco fatto di perline. «E vi spiegherò il perché…»
«Parla!»
«Non vi amano perché la notte sognano…»

In queste poche righe sta tutto quanto rende I cuscini magici un libro che non può mancare nella libreria dei giovani lettori che approcciano le lettura autonoma e ricercano in essa una pienezza semplice, avvincente, diretta.

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa
I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs – 2019 Camelozampa

Si innesta sul principio classico del re tiranno, che pretende adulazione, che impone deferenza, e sulla verità delle cose che nonostante tutto si fa largo, trova la sua via di fuga. C’è quindi la prepotenza cui sfuggire, e c’è la magia del sogno, che è la strada principale verso una presa di coscienza che invece si radica nella realtà e che quindi, quando ne individua un’altra ben possibile, induce alla rivalsa eroica.

Il re impone leggi durissime: niente feste, niente sorrisi, niente domeniche, che diventano ‘prelunedì’. Ma questo non basta a levare la gioia dal panorama, per cui il malefico scienziato di corte avvierà la produzione di cuscini diabolici, che non permettono di sognare, che, imbottiti con manciate di rimorso, respiri di spie, sussurri di traditori e cinghie di frusta, altro non generano se non incubi.

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa
I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs – 2019 Camelozampa

Con illustrazioni a inserti o piena pagina (di Noemi Vola), un carattere ad alta leggibilità, la penna di Evghenios Trivizàs, autore greco dall’ironia vivace, I cuscini magici rivela di quanto potere siano intrisi i sogni e di quanto sia pericoloso quando si trasformano in incubi: assieme alla gioia dell’evasione scompare presto anche la forza per ribellarsi. E proprio come in un sogno, esattamente come in un incubo, il ritmo si fa serrato, la lettura avvincente, fino alla “terribile notte della riscossa” in cui si scioglie in una conclusione che afferma il potere dei sogni e della libertà.

I-cuscini-magici-cover-webTitolo: I Cuscini magici
Autore: Evghenios Trivizàs (ill. Noemi Vola)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 80 pp.

Papà. Cuore, memoria, distanza

Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili. In assenze imperdonabili, nella fragilità che si fa coraggio inarrestabile, nelle disillusioni amare e in dolcissime conferme.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum, 2018 Il Barbagianni
Il nostro albero, di Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard, 2019 Uovonero
Giorno di neve, di Komako Sakaï, 2007 Babalibri

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Come in un film, di Maite Carranza, 2019 Il Castoro
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen, 2019 Iperborea
Rompi il porcellino, di Etgar Keret, David Polonsky, 2017 Feltrinelli

E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa

Anthony Browne racconta storie che sempre si dipanano sul sentiero dell’irrequietezza, giocando coi toni, col timbro delle voci, con la luce e la sua assenza. Tra queste pagine i passi di mamma e bambino sembrano risuonare nel buio già pesto della sera, si percepisce lo scricchiolio delle suole sul marciapiedi di questa che si intuisce una periferia cittadina. Si cerca l’indirizzo giusto, quello che aprirebbe le porte a una festa ma si incappa in spaccati di vita, si sbircia in momenti privati, velocemente, solo per rendersi conto se si è nel posto giusto o meno, ma in tempo per veder concretizzare oltre ogni finestra una delle decine di ipotesi catastrofiche che sgomitano nella mente del bambino: E se…?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Joe è preoccupato, labbra serrate, capo un po’ chino, rigido, come se risentisse della pressione che le mani stanno operando sul pacchetto regalo, strette. Il piede destro pronto a partire ma non del tutto staccato da terra, esita. Joe vorrebbe andare alla festa cui è stato invitato, ma è preoccupato, e la sua preoccupazione si fa ombra talmente ingombrante da superare il margine dell’illustrazione, strisciare su tutta la pagina, fino al suo limite.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

È il crepuscolo, ma l’albo si apre con molto colore. L’immagine di Joe ne è piena. Poi si passa all’ombra con tutti i dubbi che porta con sé: E se…?

E se alla festa ci fosse qualcuno di sconosciuto?, si chiede Joe; sarebbe il momento giusto per fare nuove amicizie, gli risponde, rassicurante, la madre. E Joe prontamente ribatte: “Non se sono TREMENDE!” E qui, in questo esatto momento, incomincia il gioco dell’alternanza campo lungo/campo corto nell’altra serie di ipotesi che accompagna quelle esplicite di Joe: sarà quella la casa di Tom?

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Come fosse una macchina da presa lo sguardo, di Joe e di sua madre, si acuisce per passare dall’ipotesi del campo lungo, all’evidenza del campo corto. E sì, sono tremende le persone che lo sguardo inquadra: orecchie a punta, piccole antenne carnose e basi delle lampade munite di denti affilati; brutti cipigli e un’evidente tendenza a trascurare il proprio animale da compagnia dagli occhi tristissimi.

E SE...?, di Anthony Browne - 2020 Camelozampa
E SE…?, di Anthony Browne – 2020 Camelozampa

Alla preoccupazione di Joe sulla presenza di tante persone risponde un’elefantiaca e grigia solitudine. Mentre nella tavola successiva Anthony Browne, in un surrealismo parossistico, cita Lewis Carroll, come aveva esplicitamente già fatto in Willy The Dreamer, mettendo un sorridente Humpty Dumpty nel portauovo di una tavola male imbandita.

Si percepisce l’inquietudine del bambino nel momento in cui il suo sguardo incontra e raffigura un contesto da festa dell’orrore à la Bruegel. La prospettiva cambia invece quando la via d’accesso alla casa degli altri piuttosto che la finestra è la porta. Una porta che si apre, sorrisi che accolgono. L’ansia di Joe si dissipa e trasfonde nell’animo della madre che ritorna sui suoi passi in preda ai dubbi. Non sappiamo come abbia trascorso quelle ore di festa la mamma di Joe, quel che vediamo è un luminosissimo Joe, stavolta senza ombre a segnare il passo e l’allegria, sorridente, al suo ritorno.

copertinaTitolo: E SE…?
Autore: Anthony Browne (traduzione di Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2020, 36 pp., 16,00 €

La voce del Branco. Gli eredi

Mi chiedo se nell’immaginario di un ragazzo ci possa essere qualcosa di più attrattivo del trasformarsi in un lupo mannaro, del poter dare libero sfogo alla parte ferina di sé, allentando il controllo, lasciandosi dietro alle zampe formalismi e consuetudini.

Scrivere un altro libro con protagonisti i mannari, però, è impresa ardua. L’immaginario è colmo, rimane attrattivo, ma è colmo.

E invece La voce del branco si alza sonora grazie a Gaia Guasti che intreccia di felci, paura e libertà una trama originale che alla propria base ha la naturalezza del prendere gli eventi, anche quelli più complicati da metabolizzare, perché travalicano la sfera della realtà consueta, anche quelli che si complicano di mistero e tempo, anni, decenni.

Mila, Ludo e Tristan ogni anno si danno appuntamento alla Sorgente dei Lupi per festeggiare assieme i loro compleanni. Vivono tra le montagne e sono diversissimi tra loro, per carattere, per contesto familiare; ma un legame d’amicizia li lega profondamente, talmente tanto nel profondo che non meraviglia il loro agire di concerto, anche nei momenti in cui sembra ci si allontani, ci si perda.

Uno dei 15 novembre di festa, l’ultimo, accade qualcosa di inatteso, feroce: tutti e tre i ragazzi vengono attaccati da altrettanti lupi.

Li avevamo conosciuti quei tre lupi, giusto il tempo breve in cui hanno continuato ad esserlo, e sappiamo della presenza di una quarta lupa, per la quale è complesso non provare empatia, sebbene si intuisca che sarà proprio lei il nodo che non lascerà scorrere dolcemente il pettine dei loro fantastici destini.

Parallelamente al turbinio di sensazioni ed eventi che investe i tre protagonisti, nel bosco accadono delitti efferati che sembrano condurre in un’unica, plausibile, direzione. Eppure, i lupi ci insegnano che è bene sempre avere sotto naso più piste. Per non ritrovarsi senza vie di fuga.

Gaia Guasti fa proprio un lessico, quello del fantastico, thriller, horror, che non le è consueto ma le si addice. Ne consegue una lettura molto piacevole e serrata, immersa nel sottobosco, che del sottobosco restituisce tutti gli odori e mette in febbrile attesa della prossima avventura.

voce del branco.jpgTitolo: La voce del branco
Autore: Gaia Guasti (traduzione di Gaia Guasti e Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 232 pp., 15,90 €

i 10 libri che hanno reso più bello AtlantideKids nel 2019 (+ 1)

La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

LIAO

Quando interviene la nostalgia, anche le pietre più grandi, quelle più granitiche, quelle blu, possono sgretolarsi. È infida, la nostalgia, talvolta dolce, sembra che non ci sia, che dopo un momento di intensità profonda, sia passata, si sia mescolata ad altro, magari alla rassegnazione, e invece ristà, quieta. Sedimenta e si radica. Basta un soffio di vento che sfiora il viso, basta una parola catturata per caso in mezzo al vociare, basta uno sguardo; la nostalgia riaffiora, si fa largo tra le fenditure dell’anima, tra le venature della pietra e si manifesta, prorompente, autonoma, incontrollabile. […continua a leggere]

Il segreto di Ella, di Cath Howe – 2019, Terre di Mezzo

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Cath Howe mi ha rapita. Notte tarda, sonno che bussa insistente alle porte dei miei occhi, eppure dalla prima pagina la narrazione fresca, accudente, mai retorica, mi ha avvinta a lungo. Non mi succede spesso, anche perché mi pongo nei confronti dei romanzi contemporanei degli ultimi anni con una certa diffidenza per ragioni che non considero qui proprio perché devo giustizia a questa storia che si discosta dalle altre per tono, per timbro, per cura. Ella avrebbe tutti i motivi per essere vittima delle contingenze e di se stessa: si è appena trasferita con la madre e il fratellino in una nuova città, il padre è in prigione per truffa e ci resterà a lungo, la scuola è nuova, le amiche anche e un brutto eczema le tormenta le notti, i giorni, le mani. […continua a leggere]

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Belli questi Tantibambini, per citare Munari; sono tanti e diversi, sono vitali, imperfetti, unici, si muovono sulla pagina nel pieno delle loro peculiari identità, di una pienezza che è sfumata al contempo, che arriva e poi sfugge, che gioca in armonia con la pagina e con il lettore, che non fatica a riconoscersi in un bimbo o in quell’altro ma anche in questo qui. Proprio questo qui. […continua a leggere]

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Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond – 2019, Editoriale scienza

Migrazioni gode dell’innegabile fascino dei libri a carattere naturalistico che intrecciano a informazioni scientificamente attendibili  una narrazione che trova proprio nell’aderenza alla realtà la sua poesia. In copertina si staglia un uccello, simbolo degli animali migranti per eccellenza. Ad ali spiegate e ferme plana tra la pioggia, sotto di lui il mare. Ma all’interno, doppia pagina dopo doppia pagina, le migrazioni sono di tutte le specie: terrestri, marine, volanti. Rettili, insetti, mammiferi, pesci.

Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond - 2019, Editoriale scienza
Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond – 2019, Editoriale scienza
Cosa c’è nella tua valigia?, di Chris Naylor-Ballesteros – 2019, Terre di Mezzo

Uno strano animale, dallo sguardo stanco, la schiena ricurva di peso e pensieri, trascina una grossa valigia. Arriva scalando una montagna che sembra essere l’ultimo ostacolo da superare dopo un lungo viaggio.  Passando, attira lo sguardo degli animali del luogo: una gallina, una volpe, un coniglio. La loro curiosità prende la strada lunga e indaga sullo strano animale, ma in maniera indiretta. Si chiede, la gallina, che cosa ci sia dentro la valigia. La risposta dello straniero la lascia di stucco. Nella valigia c’è una tazza. Ma non solo una tazza, anche un tavolino e una seggiola, e una piccola capanna che è la sua casa. La valigia contiene tutta la sua casa. [… continua a leggere]

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Cosa c’è nella tua valigia?, di Chris Naylor-Ballesteros – 2019, Terre di Mezzo
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Surreale che non sia data a sé stessi la possibilità della luce, dell’aria. Surreale la sensazione che avvolge nel momento in cui si svela la presa di coscienza dell’indifferenza, del non saper guardare oltre, del non cercare l’altro e l’altrove. Smarriscono gli ultimi versi della poesia di Atanas Dalchev, Il balcone (1928), e lo fanno con disinvolta mestizia, instillano con naturalezza una nostalgia dura a dissolversi. […continua a leggere]

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Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè
Emil il polpo gentile, Tomi Ungerer – 2019 Lupoguido

Questa storia incomincia con un palombaro, che ha un titolo e un nome, capitano Samofar, che danza lieve sul fondo del mare. Un mare che è verde e del suo verde tinge anche le alghe, i pesci, lo squalo che stava passando oltre ma poi torna sulle sue nuotate e realizza che stava per farsi sfuggire un bel bocconcino. Non ha fatto i conti con Emil, il polpo gentile, però, che interviene in suo aiuto salvandogli la vita. […continua a leggere]

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Emil, il polpo gentile, Tomi Ungerer – 2019 Lupoguido
Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni

In Topor tutto è estremo. È estremo il surrealismo, è estrema, ed estremamente complessa, la semplicità, è estrema, come in questo caso, la solitudine. Ma questo è anche il caso della dolcezza; della dolcezza tipica di certe fiabe, in cui basta un nulla, basta una piuma, per sfiorare la situazione più drammatica e cospargerla di un velo di morbidezza, attenuandola, dissolvendola.

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Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni
Dove sono tutti?, di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Quando ho parlato di Remy Charlip su queste mie pagine ho sempre sottolineato come fosse meravigliosa e sorprendente la capacità di piroettare in egual misura e con egual talento tra il tratto della matita e le volute nell’aria. Parlavo di ritmo ma anche di approccio al foglio, parlavo di gestione dello spazio e di repentini cambi d’azione resi con la stessa maestria, la stessa consapevole, autorialità. […continua a leggere]

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Dove sono tutti?, di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

I libri di Oliver Jeffers sono sempre belli. Il cuore e la bottiglia oltre ad essere bello è anche struggente, malinconico. Per raccontarlo parto, come molto spesso ho fatto negli ultimi mesi, dalle risguardie. Quelle d’apertura, di un bell’azzurro su fondo panna, raccontano del legame tra nipoti e nonni, tra i bambini e certi adulti capaci di porgere un orecchio attento (e giocoforza ancora un poco acerbo) alle domande dei piccoli: quelle esclamate per la meraviglia, quelle sussurrate, quelle del quotidiano, quelle del surreale.

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Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri
Ein Apfelbaum in Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

Succede di dirlo ai bambini, con tono fermo ma intenzioni scherzose. Lo dici tu che sei grande e loro, piccini, ci credono. Resta in una parte della loro testolina e, a volte, quando diventano grandi, lo ripetono anche loro ai propri bambini, con tono fermo e intenzioni scherzose. Si dice con leggerezza “tieni la mela, ma fai attenzione a non ingoiare i semi o ti crescerà un albero nella pancia!”; oppure si dice “ecco la tua mela, mi raccomando non sprecare nulla, ché della mela si mangia tutto, tranne il picciolo, ricorda”. E, sebbene sommesse, le tue parole resteranno a imperitura memoria, perché nessuno vorrebbe mai vedersi crescere un albero nella pancia e tantomeno sperimentare di ingoiare un picciolo! [… continua a leggere]

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Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La pietra blu

Quando interviene la nostalgia, anche le pietre più grandi, quelle più granitiche, quelle blu, possono sgretolarsi. È infida, la nostalgia, talvolta dolce, sembra che non ci sia, che dopo un momento di intensità profonda, sia passata, si sia mescolata ad altro, magari alla rassegnazione, e invece ristà, quieta. Sedimenta e si radica. Basta un soffio di vento che sfiora il viso, basta una parola catturata per caso in mezzo al vociare, basta uno sguardo; la nostalgia riaffiora, si fa largo tra le fenditure dell’anima, tra le venature della pietra e si manifesta, prorompente, autonoma, incontrollabile.

La pietra blu giaceva serena nel profondo della foresta.

Richiama la tranquillità delle lapidi di un cimitero, questo incipit, e in questo libro la morte ricorre spesso, talvolta naturale, talvolta tragica, sin dalla dedica, parole che Jimmy Liao riserva agli amatissimi genitori. Ciò che ne segue pare sia destinato alla serenità. Fino a quando non si insinua nelle pieghe del destino l’intervento dei vivi, della natura che compie il suo ciclo certo e al contempo imprevedibile: nella foresta la pietra pensa di rimanere per sempre, ad ascoltare il canto degli uccelli a gioire del profumo dell’erba. Fino a quando un incendio non distrugge tutto attorno a lei.

La pietra blu, di Jimmy Liao - 2019 Camelozampa
La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

La pietra si ritrova sola, in un luogo desolato e arido. Poi la pioggia e il tempo fanno il proprio mestiere e tutt’attorno riaffiorano i colori e la pietra blu si convince con gioia che tutto tornerà come prima e per sempre; e invece no. La pietra viene divisa in due parti e una portata via, catturata in una enorme rete, destinata ad altro e altrove.

Da questo momento si instilla nella metà trascinata via la nostalgia e, prima dolore, poi fastidio, poi rassegnazione, ristà, quieta. Fino a quando una bambina, nella grande sala in cui è esposta scolpita a forma d’elefante, le si mette dinanzi e le chiede dove sia la sua casa. La bambina è vestita di blu, tiene in mano un palloncino blu.

A mezzanotte, un palloncino blu le vola davanti e la pietra comincia a pensare all’altra metà rimasta nella foresta. Sopraffatta da un’intensa nostalgia, in un instante va in frantumi.

La pietra blu, di Jimmy Liao - 2019 Camelozampa
La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

Da questo momento in avanti, la pietra si frantumerà sempre e sempre, ogni volta sarà scolpita in forme diverse e ogni volta, all’insorgere della nostalgia, si frantumerà, in una struggente andatura ritmica che passa attraverso le stagioni, gli anni, i decenni, le sofferenze degli uomini e la propria, imperitura.

La pietra blu, di Jimmy Liao - 2019 Camelozampa
La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

Un albo illustrato che lascia moltissimo spazio alle immagini che come sempre, sono accompagnate da brevissimi testi, altrettanto incisivi e intensi.

Sara Saorin, editrice di Camelozampa cui dobbiamo l’edizione italiana di questo libro nella traduzione di Silvia Torchio, ha detto, durante un incontro nella mia libreria, che la pietra blu esisteva già nelle intenzioni di Jimmy e ha svelato che altre volte era stata disegnata, piccola o grande, ad anticipare sotto altra forma, la sua storia. L’ho cercata, la pietra blu; la cercavo piccola, tonda, la immaginavo tra i ciottoli di un viale, o su di una spiaggia. L’ho trovata enorme, sulla doppia pagina di un albo che è anch’esso una storia d’amore “Incontri disincontri”, continuerò a cercarla anche altrove.

51C-NTmcCtL._SX411_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: La pietra blu
Autore: Jimmy Liao, traduzione di Silvia Torchio
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 148 pp., 22,00 €

La bambina di ghiaccio e altre fiabe

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa

Senza sentirsi accolti è difficile porsi con serenità e comunione d’intenzioni all’ascolto. I primi passi all’interno di un libro, sono sempre speciali, perché determinano giocoforza il ritmo di quelli successivi. Ed ecco allora che mi accoglie una papera dallo sguardo diretto e fermo, come solo certi uccelli sanno mostrare, Sulla testa ha un uovo, con l’ala regge una gabbia nella quale sta una casetta a tre piani. Le zampe sono immote, non sembra voler muoversi ma suggerisce ugualmente l’intenzione di non voler star ferma, di fatto è libera, nulla la trattiene. Attorno al collo indossa un medaglione a forma di cuore che è un lucchetto. Brilla, prezioso. Davanti a sé un nano di Zucchero Filato (perché nell’ordine delle cose rilevanti, la surrealtà che diviene realtà si pone tra e prime), braccia incrociate dietro la schiena, ci da le spalle, per non spostare nemmeno un istante lo sguardo dalla sua papera e per mostrare a noi un copricapo che è corona e una chiave a mappa, grande quanto lui, che esplicita tutto quello che vorrebbe dirci e non ha tempo di fare, perché troppo impegnato a non perdere d’occhio quella papera che è sua.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La papera porta sul capo un trespolo, lo dicevo, sopra vi è poggiato un uovo che immagino protegga in nuce la consapevolezza di sé che manca al nano, la capacità di schiudersi agli altri nel momento in cui lo si è fatto con se stessi. E mentre le parole di Mila Pavićević raccontano di un nano che controlla la propria papera come un bene più che prezioso, l’ossessione, che è incertezza, si traduce nelle illustrazioni di Daniela Iride Murgia, che ci mostrano come l’oggetto del desiderio tenuto prigioniero sia divenuto carceriere egli stesso e detenga in sé gli strumenti utili al controllo.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La fiaba si chiude nello stile delle più classiche, giungendo a una risoluzione che lascia aperte tutte le possibilità, anche quella di ritornare allo stato iniziale delle cose che tutto ha messo in moto.

Ecco, è solo l’inizio. La fiaba d’apertura anticipata da un gatto nero e punteggiato di stelle la cui coda si fa serpente dalla lunga lingua sinuosa; Auror, sta nel frontespizio, il gatto di un Clown senza nome che vagava alla ricerca di qualcuno da far ridere con vere risate e il cui naso, per un casuale accidente, salì tra le stelle.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

Sono amare, intense, surreali e ricche. Sono dolcissime queste fiabe che usano la surrealtà per ricondurre i desideri alla concretezza del reale, a governi che siano femministi o mulini che ritrovino il proprio vento. Sono fiabe che si radicano in quel tempo in cui ‘si diceva che…’ e germogliano poi sul terreno della concretezza, e infine tornare a muoversi nei sogni. O infrangerli in decine di pezzi, come se non fossero mai esistiti.

[…] la gente, passando, chiedeva: «Chi vive in quella casetta di neve in cima alla collina?»
Finché un giorno giunse un’eco: «Nessuno! È stato troppo tempo fa!»

Mila Pavićević usa con maestria il linguaggio delle fiabe, che Elisa Copetti traduce dalla sponda balcanica a quella italiana senza sbavature. Daniela Iride Murgia le illustra con accorgimenti raffinatissimi. Il tutto sulla strada morbida della meraviglia.

copertina bambina di neveTitolo: La bambina di ghiaccio e altre fiabe
Autore: Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia (Traduzione di Elisa Copetti)
Editore: Camelozampa
Dati: 2009, pp. 72, 12,90 €

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #17

Guus Kuijer
Madelief. Lanciare le bambole
Camelozampa, 2017

#ElisaAttraversoLoSpecchio #Camelozampa #Guus Kuijer #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #MartaBaroni


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* pieno di sorprese
* emozionante, specie  alla fine
* si tratta di un’unica storia ma suddivisa in tante avventure, quasi quotidiane, ma ugualmente molto appassionanti
* la protagonista è tanto simpatica

Bella e il Gorilla

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa

Dai primi di aprile la fiaba de La bella e la bestia può annoverare tra le sue fila un’altra, bellissima, variante. Le radici del cespuglio di rose i cui petali restano tra gli elementi più fermi nella memoria di ciascuno la ascolti, affondano nella storia di Amore e Psiche, cui si ispirò  Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, che nel 1740 la pubblicò per la prima volta in La jeune américaine, et les contes marins.

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

Naturalmente nel momento in cui ho letto Bella e il Gorilla la prima cosa che ho notato è stato il gorilla. Il suo bel muso grigio, il nasone espressivo quasi quanto gli occhi ambrati o proprio grazie ad essi. Anthony Browne ci ha abituati alla sua umana presenza, seppure questa volta il Gorilla sia propriamente tale. Non indossa giacconi, tacchi, non si protegge con un ombrello. La storia è ambientata in uno zoo ed è vera.

Quindi la prima cosa è stato il gorilla. Ma Bella e la Bestia erano sempre tra le pieghe della lettura di questa che invece, dicevo, è una storia vera. Quasi del tutto vera. È il racconto di un’amicizia nata tra un gorilla in grado di parlare la lingua dei segni e una gattina. Grazie alla sua capacità di parlare con gli uomini e di farsi comprendere, il Gorilla poteva avere tutto, qualsiasi cosa desiderasse. Una cosa gli mancava: un amico. Allora, così come nella storia vera di Koko, la gorilla che amava i gatti, lo chiede ai suoi custodi e loro gli portano Bella.

“Non mangiartela!”

Ma il Gorilla non aveva nessuna intenzione di mangiarla, le voleva bene.icarus

Anthony Browne ci ha abituati a citazioni, rimandi. In questa occasione ne dedica uno esplicito a Landscape with the Fall of Icarus, attribuito a Pieter Bruegel il vecchio (ca. 1555), il quadro racconta della caduta di Icaro, che troppo aveva osato avvicinarsi al sole. William Carlos Williams lo descrive così

Non lontano
dalla costa
c’era
un tuffo del tutto ignorato
era
Icaro che annegava.
(da “Immagini da Bruegel e altre poesie”, 1962)

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

Anthony Brown lo appende alla carta da parati del soggiorno mentre il Gorilla, con Bella sulle spalle, sta volando appeso a un lampadario. Pensando a Icaro, temo una  hýbris che però non colgo nella specifica scena: penso piuttosto a un richiamo alle abitudini selvagge del gorilla, a una memoria mai sopita del suo istinto e delle sue capacità animali. Volteggiando tra quelle selve intricate e fiorite di carta da parati temo che il contatto con Icaro stia nella caduta, nell’aver corso un rischio troppo grande, di aver sopravvalutato le proprie capacità. Ho paura, quindi, che cadano, che Bella possa farsi male.

Ma no, non accade. Anzi,

furono felici per moltissimo tempo.

Anthony Browne, Bella e il Gorilla - 2019, Camelozampa
in merito a questa immagine Anthony Brown ha detto: In Little Beauty, I was so pleased with the expressiveness I had achieved in the dummy drawing of the gorilla carrying Beauty that I was reluctant to recreate it in a more thorough, less spontaneous, less joyous form. I have drawn hundreds of gorillas in my lifetime, and, although it was produced without any visual reference or attention to detail, this was one of the most gorilla-like gorillas I had ever drawn. I had simply concentrated on what it was I was trying to communicate; not whether the drawing was any good or not. Concerns about the quality of a picture can detract from the clarity of its communicative attributes, and in the absence of these concerns I had produced an image that said everything I needed to say. Moreover, the flowing quality of the drawing effectively illustrated the first real instance of movement in the book. Even the emotion of the characters seemed to be enhanced .Photograph: Walker Books https://www.theguardian.com/ Anthony Browne, Bella e il Gorilla – 2019, Camelozampa

Poi una sera come tante, e qui si ritorna alla fiaba, il Gorilla guarda la scena di un film alla tv e ciò che vede lo scuote, lo agita. Non riesce a sopportare l’idea che un gorilla, come ciò che lui stesso è, possa mettere in pericolo un essere amatissimo, nonostante l’unica cosa che desideri su tutto sia di proteggerlo. E allora cede all’istinto “da bestia” e rompe la tv. E Bella, che gli vuole altrettanto bene e non desidera altro che proteggerlo, lo fa con grazia e mostrando i muscoli che non ha.

Bella e il Gorilla, Anthony Browne - 2019, Camelozampa
Bella e il Gorilla, Anthony Browne – 2019, Camelozampa

La storia si apre con una rosa bianca, e poi con una rosa rosa. A ciascuna di loro una pagina distinta, entrambe appena sotto i loro nomi, Bella e il Gorilla. E poi si chiude con due rose, quella del gorilla e quella di Bella, finalmente, per sempre, assieme.

Bella-e-il-gorilla-cover-web-1-600x701.jpgTitolo: Bella e il Gorilla
Autore: Anthony Browne (traduzione Sara Saorin)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 36 pp., 13,00 €