Intervista a Colas Gutman e Marc Boutavant, gli autori di “Cane Puzzone”!

A di Più Libri Più Liberi 2019, la fiera della piccola e media editoria di Roma,  ho avuto l’occasione di intervistare Colas Gutman e Marc Boutavant, gli autori di Cane Puzzone, Una serie di libri per lettori dai sette anni in su, avvincente, illustrata, ricca di avventura, amicizia, coraggio e realtà. In Francia Cane Puzzone e il suo amico Spiaccigatto sono molto celebri, in Italia le loro rocambolesche avventure, edite da Terre di Mezzo, sono ricercate e molto gradite dai bambini e dalle bambine ormai a proprio agio con la lettura autonoma.

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Da qualche settimana è in libreria l’ultima avventura a tema natalizio: Buon Natale Cane Puzzone! ( di Colas Gutman e Marc Boutavant , Terre di mezzo Editore).

È la vigilia di Natale: Cane Puzzone e il suo fedele amico Spiaccigatto cercano una casa che li ospiti almeno per quella sera, anche solo per poter trascorrere in un luogo diverso dal solito bidone la sera della vigilia, e le cose sembrano andare proprio per il verso giusto. Una ragazzina, infatti, li sceglie come  regalo per il fratello. Lui, però,si rivela antipatico e cattivello, trovandoli disgustosi, li mette in vendita su bancarella di un mercatino delle pulci. Qui conoscono la piccola Cuordilana che ha perso la sua bambola, va da sé che se c’è una bambina in difficoltà Cane Puzzone non si tira mai indietro…Buon Natale Cane Puzzone_04_low

Queste le domande che ho posto a Colas Gutman, autore di Cane Puzzone

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Cosa ti piaceva leggere da bambino?

Come romanzi, leggevo essenzialmente le storie del Piccolo Nicolas, e poi tantissimi fumetti che trovavo divertenti: Asterix, Iznogoud*, Oumpah-Pah. Ero un grande fan di Goscinny e lo sono ancora. E anche di Franquin, con il suo Gaston Lagaffe e il Marsupilami. Questi libri erano le mie “bolle protettive” di tenerezza e divertimento.

Il fatto che Cane puzzone non ottenga mai un riscatto completo ma solo piccole gratifiche dal destino non è un po’ crudele? Oppure contribuisce a rafforzarne la personalità naif e intrepida?

Quando scrivo le avventure di Cane Puzzone penso spesso a François Truffaut che, nel suo “I 400 colpi”, porta il personaggio di Antoine Doisnel a vedere il mare. È un sollievo sia per lui sia per lo spettatore. In ogni storia di Cane Puzzone, dopo la scoperta della durezza del mondo, ritrova sempre il confort del suo bidone della spazzatura. È un modo per ricondurlo al suo bozzolo e dar sollievo sia a lui sia ai miei lettori. Cane Puzzone non ha bisogno di redenzione: non è lui a dover cambiare, ma è la società a doverlo accettare così com’è. A volte capita che i personaggi che compaiono nelle sue storie imparino da lui e cambino i loro comportamenti, però anche in questi casi non parlerei di redenzione ma piuttosto di educazione: al rispetto degli altri, alla difesa dei diritti degli animali e delle persone più fragili, ma sempre umoristicamente, in modo da non risultare mai troppo pesanti.

Hai un lettore ideale o invece procedi senza schemi predefiniti?

La mia prima editor a L’école des loisirs, Geneviève Brisac, mi diceva sempre che avrei dovuto scrivere il libro che mi sarebbe piaciuto leggere da bambino. Questo è un altro esercizio interessante, non per cercare il libro perfetto ma il lettore ideale. Questo lettore ideale lo immagino sempre sufficientemente aperto per poter leggere la realtà con umorismo, e saper ridere alle battute che sfuggono agli adulti. A volte ho l’impressione di essere seduto agli ultimi banchi e di scrivere come un ragazzaccio e questo mi aiuta a non avere troppe inibizioni e non dare lezioni ai miei lettori.

Cane Puzzone e il suo amico Spiaccigatto, e con loro le disavventure grottesche di cui si fanno protagonisti, fanno ridere di pancia i bambini e sorridere sornioni gli adulti che nelle tue storie trovano molta ironia. È pensando a loro, agli adulti, intendo che ne hai seminata così tanta tra le pagine?

Quando scrivo non penso mai agli adulti, ma sempre ai bambini o al bambino che continuo ad essere. Tuttavia, quello che scrivo per i ragazzi deve far ridere anche me, come adulto. Non sono mai un osservatore esterno che si dice “mah, a me fa a malapena sorridere, ma sicuramente farà ridere i ragazzi”.
I bambini imparano molto presto l’ironia, è questo risulta evidente quando li senti parlare tra di loro. Sono molto incisivi, spietati e colgono sempre nel segno. E non si tratta di una particolarità francese. Spesso invece gli adulti sono troppo protettivi e per i libri d’infanzia scelgono un umorismo troppo cauto e lontano da quello quotidiano dei ragazzi, che invece adorano l’umorismo. Io mi ricordo ancora dei dialoghi dei Fratelli Marx di quando avevo 6 o 8 anni. L’irriverenza di Groucho mi faceva già ridere più della mimica di Harpo. Non si tratta di ricerca di stile, ma di operare uno slittamento che permette di rendere la vita più divertente e sopportabile.

I personaggi adulti sono irrimediabilmente mediocri, quando non crudeli. I bambini anche, talvolta, ma più spesso complessi e sfaccettati, mai esplicitamente eroici, sempre intensamente tragici. Giochi molto con l’ambiguità rendendo complessa una narrazione che invece scorre via briosa e frizzante… insomma, questa non è una domanda, è più un complimento, ma per ottenere questo risultato così fresco scrivi di getto o sottoponi i tuoi testi a molte revisioni?

Scrivo e riscrivo moltissimo. Faccio almeno una decina di versioni per ogni libro di Cane Puzzone. Mi piace molto mettere i bambini e gli animali a confronto con la stupidità e con le norme di alcuni adulti, ma lavorare sull’idiozia umana richiede molto impegno!

Domande per Marc Boutavant, l’illustratore di Cane PuzzoneMarc_Boutavant_Pourri

Ho notato che quando vuoi mettere in risalto la puzzosità di Cane puzzone, e anche del suo amico Spiaccigatto che sebbene più lindo comunque condivide con lui un bidone della spazzatura, usi come sfondo dei bei colori lindi e pinti, soprattutto il rosa. Come gestisci l’uso del colore e cosa ti fa scegliere per l’uno o per l’altro in una illustrazione?

Cane Puzzone e Spiaccigatto navigano in acque torbide, o anche luride, ed è necessario che appaiano più “puliti” di quello che li circonda. Quindi scelgo spesso di disegnare i luoghi in cui si muovono e i personaggi con cui hanno a che fare in maniera un po’ cupa, utilizzando ad esempio dei colori scuri, per far risaltare la tenerezza dei due eroi rispetto a tutto ciò che li circonda.
In effetti questo dipende molto dalle espressioni e i colori che utilizzo… Ad esempio quando non utilizzo il rosa per la lingua di Cane Puzzone, lui sembra molto meno gioioso! Inoltre nella prima versione Cane Puzzone era molto più sporco e meno carino. L’ho fatto evolvere rapidamente perché trovavo troppo pesante che i bambini dovessero avere a che fare con un mondo così terribile (ma anche buffo e sarcastico) senza avere un personaggio accattivante a cui affezionarsi.

Quante prove hai fatto per realizzare il perfetto Cane Puzzone? L’ha sempre immaginato così?

Dal momento in cui gli esseri umani hanno iniziato ad interessarsi alla rappresentazione degli animali, ci sono stati moltissimi Cani inventati, disegnati, scolpiti o animati e durante la mia infanzia ho fatto il pieno di questi sacchi di pulci. Per Cane Puzzone ho cercato una forma che assomigliasse il più possibile a uno strofinaccio per i pavimenti. E quando l’ho trovata ero contento, avevo l’impressione di aver inventato qualcosa, di essermi rinnovato… e poi l’indomani mi sono reso conto che era lo stesso cane che disegno da quindici anni in un fumetto che si chiama Ariol, di diverso aveva solo gli occhi.

Ci sono un cane e un gatto reali cui ti sei ispirato?

Posso anche inserire Cane Puzzone in una genealogia, con il cane di Lucky Luke come genitore e il cane della Maison de Toutou e Leonard, il cane dell’île aux enfants* come parenti…

Cosa preferisci illustrare, i momenti dolci e teneri in cui il nostro manifesta appieno la sua generosità o quello grotteschi?

Mi capita spesso, e da molto tempo, di disegnare scene alquanto tenere e tranquille. Cane Puzzone mi ha dato la possibilità di lavorare anche su una certa cattiveria rozza e grottesca e su ambientazioni un po’ tristi o squallide. Non amo crogiolarmi in questo genere di temi, a meno che non siano controbilanciati da personaggi come Cane Puzzone e Spiaccigatto, che spero siano più luminosi rispetto all’oscuro mondo in cui si muovono.


*Iznogoud in Italia pubblicato da Panini con lo stesso titolo, e da cui è stata tratta la serie di cartoni “Chi la fa l’aspetti!”, andata su Canale 5 e poi su Italia 1, nella metà degli anni 90;  Oumpah-Pah, serie a fumetti umoristica che venne pubblicata anche sul Corriere dei Piccoli alla fine degli anni ’60. I tre fumetti citati sono tutti di René Goscinny
*due trasmissioni francesi per bambini, andate in onda dal 1967 al 1982, che avevano come protagonisti dei pupazzi animati

 

Hachiko. Il cane che aspettava

Quando torno stasera andiamo a fare un bel giro. Te lo prometto solennemente, Hachiko. Mi senti? Solennemente. Tu e io da soli, d’accordo? Aspettami qui come sempre. A più tardi!

Rosa è una rosa è una rosa è una rosa, diceva Gertrude Stein. (Sacred Emily, 1913). È una diafora che ripete e ripete e ripetendo amplia e apre a decine di significati e significanti. Così, per Hachiko, cucciolo di razza akita, le parole del professor Eisaburo Ueno Promessa è una promessa è una promessa è una promessa.

<em> Hachiko. Il cane che aspettava</em>,  Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej - Albe edizioni 2017
Hachiko. Il cane che aspettava, Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej – Albe edizioni 2017

Il professore gli ha promesso solennemente che al ritorno dal lavoro, incontrandosi alla fermata del treno, sarebbero andati assieme a fare un bel giro e lui ascolta, aspetta. Perché è una Promessa.

Da quando il cucciolo è entrato nella sua vita il professore vive la propria esistenza con più leggerezza, lasciandosi contagiare dall’energia e dall’entusiasmo del cane, in uno scambio d’affetto che è quotidiano. Eisaburo Ueno insegna all’università a Tokyo, ogni mattina prende il treno e poi ritorna alle 17. Hachiko lo accompagna e poi al pomeriggio, come se avesse un orologio interiore puntato al momento di rivedere il suo amico, parte come una freccia, interrompendo qualsiasi attività, per mettersi in attesa appena fuori alla stazione, con l’orecchio teso al rumore del bastone del professore sulla strada, gli occhi alla porta scorrevole, preludio del suo professore.

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Hachiko. Il cane che aspettava, Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej – Albe edizioni 2017

Sembra un arco di tempo brevissimo, un anno e mezzo, specie se paragonato ai dieci successivi che Hachiko passerà da solo in attesa, ma a volte basta anche solo un istante per legare per sempre due creature. Con la sua fedele ostinazione, con la sua speranza e  perseveranza, Hachiko diventa un simbolo per Tokyo, per il Giappone, ma ancora prima per la stazione. Alla stazione è circondato da attenzioni, un boccone di cibo, una carezza; tutti, dal giornalaio alla pescivendola, alla venditrice di dolcetti, alla geisha, al bigliettaio si prendono cura di lui. Lo spazio della stazione sembra ampliarsi e diventare vastissimo; il piccolo angolo di strada in cui Hachiko si ferma ogni giorno ad aspettare, acquisisce la forza enorme di un ambiente fiabesco senza confini. Assieme al fatto che questa storia così magica sia ispirata a una vera. Raccontata da Lluís Prats Martínez e illustrata dall’artista polacca Zuzanna Celej delle fiabe conserva anche il tono delicata, lieve e assieme crudele, intenso, che è anche specchio degli anni in cui è ambientata (Gli anni Trenta del secolo scorso).

Si snoda con garbo, come a voler ricostruire pezzetto dopo pezzetto la profondità del legame tra cane e uomo, per poi avanzare con più ritmo dalla morte del professore in poi. Fino a tornare a una calma preludio della morte, che non è una fine, ma un nuovo gratificante inizio.

COPERTINA-HACHIKOTitolo: Hachiko
Autore: Lluís Prats Martínez, Zuzanna Celej (Trad. A. Cristofori)
Editore: Albe edizioni
Dati: 2017, 160 pp., 14,90 €

Muschio

Se mai dovessi avere un cane, lo chiamerò Muschio.

Perché il protagonista di questo romanzo mi ha toccata, ha smosso in me una lettura partecipe e commossa e lo ha fatto con una semplicità che non trovavo da tempo tra le pagine di un romanzo per bambini.

Muschio è un cane nero dal pelo riccio, ha molta empatia per ciò che succede agli esseri, umani o animali che siano, coi quali interagisce: coglie la paura, fiuta l’affetto, lecca con trasporto l’amore. Ma una cosa proprio non comprende: la guerra. E non la comprende mai, nemmeno quando gli strappa con una bomba la famiglia in cui viveva felice, compagno di giochi di due bambini; non la comprende quando si ritrova in un campo di concentramento a impedire, suo malgrado, che i prigionieri scappino; non la capisce coi morsi della fame; con la solitudine.

<em>Muschio</em>, di David Cirici, Federico Appel - 2016, Il Castoro
Muschio, di David Cirici, Federico Appel – 2016, Il Castoro

Muschio è un cane ostinato e caparbio. Una volta annusata la felicità non ne dimentica mai l’odore e la cerca e la cerca, deciso a ritrovarla. Questa sua ricerca, che si nutre d’affetto, lo porta a incontrare e farsi nuovi amici: un gruppo di cani bizzarri e fedeli. Assieme a loro percorre accidenti più o meno avventurosi, spaventosi, che li annientano lasciandoli meno numerosi ma sempre più compatti.

Muschio, assieme ai suoi amici, viene fatto prigioniero da una coppia di balordi, gestori di un “circo” che sfrutta la miseria e la paura della guerra mandando a morte animali innocenti, resi feroci dalle privazioni. In quel circo ci sono altri animali, ritratti con umanità magistrale. Nei boschi incappano in un cinghiale minaccioso, che trasuda pericolo e morte.

Muschio incontra anche un uomo, prigioniero, intelligente, sfinito dalla guerra ma ancora capace di reagirle. Con lui diventa artefice e protagonista di una fuga che lascia presagire la speranza. Grazie a lui e una fortunata casualità riuscirà laddove nessuno, tantomeno chi legge, pensava potesse riuscire allargando cuori e sorrisi.

Un ottimo romanzo illustrato per bambine e bambini dagli 8 anni, dalla composizione onesta e coinvolgente. Lo consiglio con trasporto.

Titolo: Muschio
Autore: David Cirici, Federico Appel, (trad. Francesco Ferrucci)
Editore: Il Castoro
Dati: 2016, 111 pp., 13,50 €

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ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #5

Un racconto illustrato di Dacia Maraini e Pia Valentinis, ambientato sul Lungotevere: Telemaco e Blob, una storia randagia. Oggi foto_recensione con una novità: un’illustrazione e una citazione, così da assaggiare meglio.

ElisaAttraversoLoSpecchio #5
ElisaAttraversoLoSpecchio #5
#ElisaAttraversoLoSpecchio #cani #amicizia #rizzoli #foto_recensione #recensioni #illustrati #DaciaMaraini #piavalentinis #racconto #lettureautonome
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*c’è dentro Roma
*è una bella storia di amicizia
*è la storia di cani liberi
ElisaAttraversoLoSpecchio #5
ElisaAttraversoLoSpecchio #5

Cani e gatti sotto la lente della scienza

Chi mi segue sa che rifuggo le edulcorazioni artificifiose che spesso rendono artificiale anche la più naturale manifestazione dell’animo umano (e animale). felicità mi coglie, quindi, quando leggo un libro con informazioni pratiche, suggerimenti e notizie scientifiche su come convivere e accudire cani e gatti.

Cani & Gatti, Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain - Editoriale scienza
Cani & Gatti, Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain – Editoriale scienza

Strutturato in due parti ben distinte, una dedicata al cane e l’altro al gatto; perché le poche cose che hanno in comune sono: l’essere stati scelti e “adattati” ad essere nostri animali da compagnia e che ciascuno di loro (ciascun cane e ciascun gatto) ha una propria, diversa, personalità. Per il resto sono esseri del tutto diversi tra loro; bene, dunque, che siano considerati in spazi a sé stanti.

Cani & Gatti, Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain - Editoriale scienza
Cani & Gatti, Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain – Editoriale scienza

Come in molte occasioni, tra gli umani ci sono due fronti opposti: il fronte di chi ama i cani e quello di chi adora i gatti; sembrano senza punti di contatto ma lo sono meno di quanto sembrino e leggendo è sempre più chiaro, di pagina in pagina.

Cani & Gatti, Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain - Editoriale scienza
Cani & Gatti, Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain – Editoriale scienza

Perché quello che si evince strada leggendo è che ciascun atteggiamento buffo, ogni saltello, ogni fusa ha alla base una spiegazione scientifica in cui ci si può orientare bene grazie a una pagina (a sinistra) fitta di testo con un bel titolo in azzurro carta da zucchero, blocchetti di testo ben circostanziati con grassetti a evidenziare le parole chiave, un paragrafo in un corpo di testo, e in rosso, più grande, a sottolineare il passaggio più rilevante e un altro, infine, sempre in rosso ma in un carattere più piccolo a sussurrarci qualche parola atta a sfatare miti, luoghi comuni, fornire qualche suggerimento pratico.

Cosa ho scoperto leggendo che già non sapessi, io che amo i cani e i gatti in egual misura e ho vissuto circondata da entrambi con gioia? Molte cose, alcune del tutto inattese. Perché il gatto, per esempio, è così bravo a usare la lettiera? Perché è essere intelligentissimo!, avrei risposto a colpo sicuro. E invece non è così; l’intelligenza resta, ma il gatto usa la lettiera perché quando ne ha bisogno si sente molto vulnerabile: cerca quindi un luogo riparato e tranquillo, che gli offra qualche protezione. E poi sotterra, sempre per proteggersi, per nascondere il proprio odore, specie se si tratta di una gatta che accudisce i cuccioli. In merito ai cani ho trovato una dolce conferma: il cane non è più un lupo, non considera il proprio padrone come capobranco, non siamo da lui considerati somministratori di cibo; è più vero il detto “il cane è il miglior amico dell’uomo”.

È un libro di grande formato (27×27) perfetto anche da regalare a Natale (ma perché aspettare Natale?), adatto a bambine e bambine amanti dei cani e dei gatti (a tutti i bambini, dunque) dai 9 anni in su.

cani-e-gatti-310-310Titolo: Cani & Gatti – sotto la lente della scienza
Autore: Antonio Fischetti, Sébastien Mourrain
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2016, 64 pp., 16,90

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Doglands. Storia di un cane che corre nel vento

«Per la prima volta nella vita, Furgul corse sul serio. Ebbe l’impressione di poter correre per sempre. E da qualche parte, in quella folata di vento, come se un fantasma avesse bisbigliato alle orecchie della sua anima, sentì il richiamo delle Doglands. Tu sei il cane che corre nell’oscurità, disse il vento».Doglands

Furgul è un incrocio tra una campionessa e un fuorilegge, è un greyhound solo per poche pagine, si scopre invece un cane destinato a sfidare una sorte che crudelmente ha voluto nascesse in uno di peggiori posti che a un cane possa capitare: Dedbone’s Hole, un capo d’addestramento/prigionia per cani da corsa. La madre di Furgul, cosciente della sorte che attende i suoi cuccioli, gli spiega come fuggire prima che sia troppo tardi; ai cani privi di tutti i requisiti della razza, infatti, il padrone riserva una crudelissima morte. Qualcosa però va storto e Furgul si ritrova ad affrontare gli abissi di una caverna assieme alle sue sorelline. Incomincia con questi concitati fatti la storia di Furgul; una storia complessa, articolata e appassionante che è molto difficile riassumere; non le si renderebbe il giusto merito.

Improbabile anche procedere per sensazioni, perché questa è una di quelle storie in cui è molto difficile trovare due lettori che reagiscano allo stesso modo.  Mi muoverò quindi nel rassicurante campo della critica, forte del fatto che ogni opinione resta tale, anche se circostanziata.

Il volume è diviso in tre parti. Le prime due ruotano attorno a una storia che è perlopiù personale. Nella terza parte il racconto diviene corale per voci, struttura ed evoluzione. Nella prima parte ogni capitolo ha un titolo che è un luogo; a leggerne di seguito i titoli è come intuire il percorso che segue la storia: Il campo è il luogo della sofferenza e della prigionia; lo scatolone quello della paura e della claustrofobica certezza del pericolo; La caverna è un luogo di terrore ma anche mistico; dentro di essa si svolgono morte e salvezza, coraggio e rivelazione; Il fiume è la turbolenta strada che trascina verso un futuro altro e sconosciuto, forse libero.

La consistente parte centrale apre lo sguardo su numerosi protagonisti, animali e non, per, infine, concludersi in una fase che è concitata molto più di quanto ci si aspetti per una finale.

Ogni personaggio ha una propria personalità sebbene alcuni di essi risentano dell’eccessiva caratterizzazione che, da una parte iniziale in cui sono certamente interessanti, passano a un’esasperata dovizia di accadimenti da ridurli a macchiette non originali (penso soprattutto a Skyver, cagnetto spelacchiato, pulcioso, vile ma fedele ai propri amici al contempo, che mal cela la propria paura dietro escamotage e battute). Molto più riuscito e combattuto il quadro che Willocks fa di Dervla, pastore tedesco femmina che accorda alla forza e al coraggio della propria razza l’insicurezza e l’instabilità causata dalla crudeltà degli uomini. E qui tocchiamo il punto assai dolente di questo bel romanzo d’avventura, di questa epopea canina che tanto, e positivamente, ricorda La collina dei conigli o La fattoria degli animali. Non mi sono mai piaciute, infatti, le qualità ottenute per contrapposizione: non credo fosse necessario attribuire a tutti i protagonisti umani (tranne la Jodi, troppo perfetta per essere vera, e infatti capace di comunicare con i cani, quindi con un animo canino più che umano) vizi, affinché quelli animali godano delle virtù. Mi sembra troppo semplice e ritengo che sia una soluzione che svilisce una complessità strutturale invece molto solida ed entusiasmante. Ho avuto solo un tentennamento durante la lettura che ho superato però agevolmente: alcuni luoghi comuni (che i centri commerciali siano covi in cui si rintanano i mali della società, per esempio) stonano sulle labbra, o musi che dir si voglia, di questi cani che sminuiscono il loro fascino ferino per perdersi in banali considerazioni tutte umane.

Molto coinvolgenti, e anche solo per queste ragioni non rinuncerei alla lettura di questo romanzo, sono invece le pagine in cui il racconto del mito insinua interrogativi e infonde speranza e tutti i momenti (e sono numerosi) in cui Furgul si trova suo malgrado a essere lacerato da domande, paure, incertezze; esse giustificano la costruzione di un carattere e di una storia sfaccettata, mai scontata, con lati bui che illuminano la chiarezza della generosità, dell’amicizia, dell’amore.

doglandsTitolo: Doglands. Storia di un cane che corre nel vento
Autore: Tim Willocks
Editore: Sonda
Dati: 2012, 224 pp., 14,00 €

 

Verso casa

di Michael Morpurgo, autore di War Horse, l’avventura di un bambino e del suo amico a quattro zampeverso casa, michael morpurgo Piemme

Ombra è una cagnetta addestrata a scovare le bombe e ad aiutare gli uomini a evitarle. È un cane salvavita, eroico e coraggioso. Matt è un bambino inglese dalla sensibilità profonda e, anch’egli, dal coraggio privo di paradigmi. Aman è un ragazzo afgano, giunto in Inghilterra con la madre e radicato in Inghilterra da diversi anni. Per lui, come per Matt, come per Ombra, la caratteristica fondamentale è il coraggio, declinato nella capacità di resistere ad avversità e accidenti di dimensioni non commisurabili e di diverso genere: la guerra, l’emarginazione, la reclusione coatta, il viaggio, la povertà, la solitudine, che mano a mano, in un racconto che scorre come se piuttosto che a un personaggio (nella fattispecie il nonno di Matt) Aman stesse parlando proprio a noi lettori, trovano la loro nemesi nella ricerca coraggiosa, appunto, di pace, amicizia, accoglienza, libertà, arrivo, dignità, speranza.

Aman e sua madre intraprendono la fuga assieme da circostanze che non possono più fronteggiare: l’Afghanistan in cui vivono è brutale, corrotto, povero. Spogliati dai soldi che avrebbero dovuto condurli verso una nuova casa, l’Inghilterra, da uomini senza scrupoli e violenti, trovano in una cagnetta guida e salvezza. Aman se ne occupa, per come può, curandola e nutrendola, soprattutto amandola, e la cagnetta, Ombra, ricambia alla maniera esclusiva dei cani: con generosità e amicizia. Grazie a lei trovano la libertà in Inghilterra, prima, e poi dal centro di raccolta e detenzione per immigrati in cui Aman è recluso assieme alla madre in attesa di essere rimpatriato.

Morpurgo affronta con il consueto stile lieve e diretto, che trova spazio e respiro in un numero di pagine non eccessivo che invoglia alla lettura e non spaventa i giovani lettori cui è destinato (10-12 anni), temi delicati e dolorosi (si parla senza usare i toni accesi del patetismo e senza furberie anche della morte di un bambino) con diversi punti di vista: quello del nonno deputato all’ascolto e poi giocoforza indotto all’azione fattiva vista la disperazione cui si trova messo di fronte dal nipote, Matt; quello di Matt, appunto, che non vuole rinunciare all’amicizia sincera e vera che lo lega ad Aman; quello di Aman, che ha sofferto pene indicibili e di sua madre che ha vissuto anche la tortura e non riesce a trovare riparo dai ricordi che la imbrigliano e imprigionano in una cella che è anche psicologica. Tutto questo detto, sembra quasi una contraddizione affermare che il volume si legge con levità. Invece, come per fortuna sempre più spesso in gran parte della letteratura per ragazzi, profondità e serietà sono proprio le caratteristiche che con la levità di lettura procedono perfettamente in armonia.

E infine c’è il cane, Ombra, che apre una lettura altra, ulteriore e intima, che parla, sussurra, talvolta abbaia, di coraggio, forza e determinazione. Qualità essenziali a sopravvivere in contesti ostili e spietati, e a nutrire i rapporti umani di amicizia, rispetto e amore.

“Sarà anche un cane, ma per me è più di un’amica, una specie di ombra affettuosa che non vuole abbandonarci. Perché la propria ombra non si perde mai”.

verso casa, michael morpurgo PiemmeTitolo: Verso casa
Autore: Michael Morpurgo
Editore: Piemme
Dati: 2013, 187 pp., 16,00 €

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Storia di un cane speciale

Ogni cane è speciale di per sé, unico; però il cane coprotagonista di questo romanzo intenso e dolce è speciale in maniera speciale. Tessa Dean è una bambina che vive in una baita tra le montagne del Colorado, in completa solitudine. Di rado scende in paese col padre a fare qualche provvista e, quando la neve lo permette, frequenta la scuola. Vive nella semplicità più assoluta in cui una barretta di cioccolato acquisisce facilmente lo status di “regalo importante e prezioso”, in cui la legna da ardere va centellinata e usata con parsimonia, in cui le parole e gli impegni hanno un proprio, sano e vero valore.

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Storia di un cane speciale, K. A. Nuzum, Linda Cavallini – Piemme

Tessa Dean ha assistito alla morte per assideramento della madre che la amava sopra ogni cosa essendone riamata con la stessa intensità. Da quel giorno la bambina non riesce a trovare la forza per fare un passo oltre il portico. Trascorre le giornate nella baita a fare i compiti di matematica o di sillabazione che le prepara il padre mentre quest’ultimo esce per cacciare o pescare. Trascorre le giornate da sola a combattere contro il dolore e la paura di impazzire in preda agli “incubi di giorno” che ostinatamente la raggiungono tra le pareti che la proteggono.

Fino a quando sul portico non arriva un ospite inatteso, un cane color cannella che giorno dopo giorno tra dimostrazioni d’affetto estremo, e reciproco, riuscirà a farle compiere dei passi verso la guarigione, dei passi verso l’esterno, la vita.

Poetica la protagonista, poetico il cane (di cui non vi svelerò il nome perché anche la ricerca del nome giusto per lui fa parte integrante del romanzo), poetica la figura paterna che abbraccia la figlia con una rude tenerezza in passi di una intensità capace di commuovere.

Mancano pochi giorni a Natale quando il cane si spinge per la prima volta sotto il portico di Tessa Dean; fino al 25 dicembre vivranno una grande avventura in cui il lettore sarà coinvolto con una semplicità disarmante. Tutto sommato “semplicità” è la parola di questo romanzo, e la si può associare anche al lessico e alla prosa che non cade mai nella retorica per rendere circostanze difficili ed empatiche.

Che cosa mi è piaciuto: il lessico curato e semplice al contempo, sempre attento a non scivolare nella trappola della banalità.

Che cosa non mi è piaciuto: nulla. Di questo romanzo mi è piaciuto assolutamente tutto (anche le illustrazioni di Linda Cavallini in bianco e nero poste all’inizio di ogni capitolo)

raccomandato: a ragazzi dai 10 anni in su che amino i cani, a quelli che sanno quanto un cane può essere speciale e a coloro che ancora non lo sanno; ai lettori che sanno trattare con pazienza i protagonisti delle avventure che leggono e si gratificano dei loro successi.
prezzo: adeguato alla qualità del prodotto.

51QErf4MkJL._SL500_AA300_Titolo: Storia di un cane speciale
Autore: K. A. Nuzum
Editore: Il battello a vapore, Piemme
Dati: 2012, 253 pp., 16,00 €

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Il segreto di Tom Ossobuco

 

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L’albo illustrato che tutti i vegetariani stavano aspettando!… Ops! Ho svelato il segreto di Tom Ossobuco già nel primo rigo, e pensare che intendevo scrivere in modo da non svelarlo affatto… Però mamme e papà, lettori adulti in generale, non fate come me e mantenete fino alla fine il segreto giacché uno dei pregi di questo albo e di questa storia è proprio la suspense che crea attorno al signor e alla signora Ossobuco e alla loro splendida bottega “Il Paradiso della salsiccia”.

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In via dei Cipressi 17 nessuno è riuscito a mantenere in piedi la propria attività. Quel numero porta sfortuna si è accanito indifferentemente contro orologiai, sarti o pasticcieri. Con Tom Ossobuco però non sembra funzionare, non c’è iella che tenga: le sue salsicce, i suoi hamburger sono talmente buoni da rendere la sua bottega la più frequentata di tutta la strada.685d98cd402f19

L’invidia però non si ferma davanti a nulla e così la maldicenza: ci dovrà pur essere qualcosa di losco dietro al successo di Tom e della moglie; così nel giro di pochi giorni i sospetti si concretizzano in un’incursione in cui il segreto sarà svelato e Tom e la moglie potranno tornare tranquillamente a svolgere il proprio lavoro.

Il segreto di Tom Ossobuco ci è piaciuto per l’originalità della storia e per le belle illustrazioni di Roberto Lauciello.

mentre invece abbiamo trovato un po’ eccessiva la contrapposizione tra cibo vegetariano (sano e gustoso) e carne (malsana); non lo pensiamo sempre, anzi quasi mai, ma stavolta facciamo nostra la definizione apollinea del in media stat virtus.

raccomandato: ai bimbi amanti dei misteri, a chi è affetto da scaramanzia acuta o superstizione molesta, agli appassionati di fagioli e di belle storie illustrate.
prezzo: buono. Un bel regalo di Natale

Il-segreto-di-TomTitolo: Il segreto di Tom Ossobuco
Autore: Fulvia degl’Innocenti, Roberto Lauciello
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2012, 32 pp., 14,90 €

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