Io & Charlie

Un giorno senza sorriso è un giorno perso. Charlie Chaplin

Io & Charlie  è un libro dinamico, in fuga. Non c’è una sola pagina in cui non si legga di un piede pronto a prendere il via, di una zampa impegnata a balzare, grandi spinte, grandi, rocambolesche, frenate.

Io & Charlie, di Luca Tortolini, Giacomo Garelli - 2019 Orecchio acerbo
Io & Charlie, di Luca Tortolini, Giacomo Garelli – 2019 Orecchio acerbo

Procede come un film, come Il Monello, di Charlot, con una tensione che corre sul filo dell’imprevisto, dei cambi di rotta, degli incidenti buffi, delle pause di ampio respiro volte a prendersi cura della funzionalità del pathos.

Le illustrazioni di Giacomo Garelli sono scattanti, si muovono su sfondi dai colori ambrati, virato seppia, che ammiccano alle vecchie pellicole in bianco e nero ingiallite dal tempo. Eleganti, mai spigolose, dalle linee tonde, i margini netti e definiti.

Io & Charlie, di Luca Tortolini, Giacomo Garelli - 2019 Orecchio acerbo
Charlie e io, di Luca Tortolini, Giacomo Garelli – 2019 Orecchio acerbo

La narrazione sfrutta l’espediente, non nuovo, del sogno, per far diventare realtà un’avventura che dura il tempo di proiezione di un film e che vede come protagonista un bambino, che da spettatore diviene quindi attore, e Charlie Chaplin, che da attore resta tale, spostando soltanto il  palcoscenico della sua d’azione.

Charlie e io, di Luca Tortolini, Giacomo Garelli - 2019 Orecchio acerbo
Charlie e io, di Luca Tortolini, Giacomo Garelli – 2019 Orecchio acerbo

Il testo fa accomodare il lettore in una vecchia sala della New York degli anni Venti, di quell’epoca e di quel contesto ripropone i toni e il lessico, con un risultato vivave e colorito, enfatizzato dalla colonna sonora, che lo accompagna anche graficamente, riportandone lo spartito, e che è possibile scaricare usando i link in coda al libro.

Dopo solo tre ore, sette minuti e sedici lunghissimi secondi di fila, finalmente io, mamma e papà ci sediamo sulle comode sedie del cinema Roxy, a Times Square dove viene proiettato il film del grande Charlot! Ma, dopo le prime risate, improvvisamente nella sala si fanno strada fuoco fiamme e fumo. Sogno o son desto? Tutti si mettono a correre e incolpano… Charlot. E anche me che cerco di difenderlo. Inizia così la nostra rocambolesca fuga per le strade della città!

io e charlie.pngTitolo: Io & Charlie
Autore: Luca Tortolini, Giacomo Garelli
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019, pp. 48, € 16,00

musica di Cesare Andrea Bixio, Luigi Avitabile, suonata al piano da Simona Marino

Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet

Mi sono chiesta, incominciando a leggere questo libro, se fosse stato ideato per esser letto dal principio alla fine, con una traccia narrativa, oppure se in modo che il lettore potesse procedere secondo suoi interessi specifici. Se si trattasse, insomma di una storia delle immagini (il sottotitolo, dalle caverne a internet, me lo faceva immaginare) oppure di un manuale, con elementi di scientificità, semiotica, estetica, comunicazione.

Dopo averlo letto con l’uno e con l’altro metodo, posso dire che sono entrambi validi. David Hockney e Martin Gayford, con un piglio che definirei tipico delle bottega degli umanisti (dai quali prendono in prestito il modo di intendere l’imitazione) si scambiano, in un dialogo diretto con tanto di nome e due punti, che è ancor più evidenziato da segni grafici e tipografici, informazioni, racconti, pareri. È un dialogo a due sostenuto e rafforzato da una terza voce, che è quella dell’illustratrice, Rose Blake, che può facilmente diventare a quattro, coinvolgendo il lettore, anche il più giovane e inesperto, per la naturalezza con la quale questo modo di narrare induce a mettere in campo anche le proprie conoscenze, i propri ricordi.

È una storia dal finale aperto, molto lontana dal concludersi, nella quale le luci, le ombre, i segni sono significanti profondissimi che si nutrono di tecnica e nel farlo comunicano, raccontano.

Dai profili delle mani nella grotta argentina (13000-9000 a.C.), ai vasi greci, a Caravaggio, alla fotografia, il cinema a Minecraft (che è interessante non solo per il supporto digitale, quanto per essere un luogo d’immagini in cui si creano immagini) si racconta un viaggio che segue una timeline ben delineata, proposta peraltro anche in coda al libro assieme a un glossario.

Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet, di Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford - 2018 Babalibri
Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet, di Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford – 2018 Babalibri

Grazie a David Hockney scopro una ispirazione giapponese nel Pinocchio di Walt Disney che è un punto di incontro che ha del magico:

Quando Pinocchio e Geppetto vengono scaraventati sulla spiaggia, l’immagine delle onde che, schiumando, li gettano a riva per poi scomparire nella sabbia è davvero fantastica.

E lo scopro in maniera più immediata ed evidente mettendo a confronto le due immagini scelte per raccontare questa magia. Perché questo libro è davvero un viaggio nelle immagini per mezzo delle immagini.

Alla scoperta delle immagini 150Titolo: Alla scoperta delle immagini. Dalle caverne a internet
Autore: Rose Blake, David Hockney, Martin Gayford (Traduzione Angela Dal Gobbo)
Editore: Babalibri
Dati: 2019, pp. 130, 24,50 €

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6 cartoni (classici) di Halloween da vedere entro stanotte! – Ep. 2

headlesshorsemanDalle nostre parti la festa di Halloween è spesso considerata una novità, pergiunta piuttosto indigesta a molti campanilisti, un’americanata di cui non abbiamo bisogno. In realtà non è una festa americana ma celtica e pare che abbia radici molto antiche anche in Italia. E poi c’è poco da fare: ai bambini piace e piace anche a noi perché oltre ad essere un’altra occasione per dare il via libera a creatività e immaginazione, ci da la possibilità di affrontare ed esorcizzare la paura.

E ci da anche l’occasione di scoprire e riscoprire un po’ di tesori sommersi. Ieri vi abbiamo segnalato un po’ di libri, adesso, come da nostra giovane tradizione, vi lasciamo con 6 capolavori dell’animazione da vedere stasera accanto ai vostri bambini. Ma attenzione, fanno paura!


Questa è Halloween! (da Nightmare Before Christmas, 1993)


Topolino – La casa stregata (1929)


Betty Boop Halloween Party (1933)


Scrappy’s Ghost Story (1935)


Paperino – La notte di Halloween (1952)

10, 100, 1000 Pinocchio!

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Una premessa: non sono affatto un estimatore del cinema di Enzo D’Alò. Se da un lato dei suoi film ho spesso apprezzato la scelta del soggetto e la qualità delle illustrazioni, dall’altro ho sempre giudicato mediocri o non di mio gusto (per non dire disastrose) tutte le altre componenti dei suoi film. Sceneggiature e adattamenti, dialoghi, animazione, regia, musiche, doppiaggio: da La freccia azzurra Momo passando anche per La gabbianella e il gatto, i film di D’Alò per me sono sempre stati deludenti o addirittura fastidiosi e non sono neanche riusciti a catturare l’interesse di mia figlia (quattro anni). Non è stato così per questo Pinocchio che invece ha completamente convinto e conquistato entrambi, entrando di diritto tra i migliori adattamenti del capolavoro di Collodi che io abbia potuto vedere.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Se prima di entrare in sala non mi sarei mai sognato di poter mettere a confronto un film di D’Alò con uno dei più grandi classici di Walt Disney  (forse il mio preferito) adesso sono io il primo a meravigliarmi ad affermare che questo Pinocchio non impallidisce troppo di fronte al mostro sacro disneiano. Naturalmente si tratta di due adattamenti molto diversi, per certi versi imparagonabili: D’Alò infatti fa una riduzione molto più fedele dell’originale di Collodi rispetto al classico Disney che lo riscriveva totalmente. Subito dopo la visione è scattato con mia figlia il gioco delle differenze: se in una delle versioni che conosce è la fata turchina a dare la vita al burattino, in un’altra il ceppo di legno era già vivo dall’inizio, se in una  Mangiafuoco è cattivo, in un’altra regala a Pinocchio le monete d’oro, se in una versione recentemente vista a teatro non c’era la balena in quella vista al cinema il Grillo Parlante fa solo una fugace comparsa. Un ottimo spunto per poterle spiegare cosa sia una storia e cosa significhi raccontarla.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Torniamo al film. Per D’Alò questo Pinocchio è un progetto che viene da molto lontano, sogno del cassetto da oltre 10 anni durante i quali evidentemente ha avuto modo di trovare spunti e idee davvero originali e convincenti il cui comune denominatore è la leggerezza, cifra stilistica dell’autore napoletano. In una sceneggiatura davvero molto ben costruita (di D’Alò e Umberto Marino) svetta a parer mio lo sviluppo dei personaggi, da un lato rispettoso dall’altro innovativo: penso in particolare a Geppetto, papà anziano con lo sguardo ancora bambino, e alla Fata turchina al contempo dolce e inquietante, forse la migliore trasposizione dell’originale collodiano che abbia avuto modo di vedere. L’altro punto di forza del film è rappresentato da illustrazioni e animazione, questa volta davvero di livello assoluto grazie a un lavoro eccelso di Lorenzo Mattotti, il quale più volte in passato si era confrontato con il burattino/bambino che interpreta pienamente (e sullo schermo è evidente) la qualità del cambiamento e della metamorfosi sempre presente nelle tavole dell’illustratore. Indimenticabile l’euforia caotica e pittorica del Paese dei Balocchi, traboccante di colori e ipnotica: andrei a rivedere il film anche solo per godere di quei minuti.
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Anche le musiche, curate dal compianto Lucio Dalla, sono questa volta un bel valore aggiunto per il film (non ci erano assolutamente piaciute quelle dei precedenti film di D’Alò). Davvero un bel film, chapeau Enzo D’Alò!
PS: del regista napoletano vi segnaliamo anche la serie animata Pipì pupù e Rosmarina (o “Alla ricerca del Mapà”, sceneggiata da Vincenzo Cerami) che di tanto in tanto va in onda sul canale Rai YoYo. [Massimo Basile]
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locandinaPinocchio, un film di Enzo D’Alò.
Animazione, durata 84 min. – Italia 2013

Considerazioni sparse su Lo Hobbit

Ieri sera sono stato al cinema a vedere Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato in 3D; per vari motivi di questi tempi non mi capita spesso di riuscire ad andare al cinema e appena si è presentata l’occasione di fare un’incursione nella Terra di Mezzo non ho potuto lasciarmela sfuggire. Ma adesso scrivere una vera e propria recensione è un’impresa titanica che, come Bilbo quando Gandalf lo chiama all’avventura, non sono pronto a compiere. Troppi e troppo complessi i temi da trattare: il rapporto con il testo di Tolkien e le orribili letture che ne fanno dalle parti di Casa Pound (per un’analisi su questo tema cliccate su queste magiche parole blu), il rapporto con la trilogia de Il signore degli anelli, le vicissitudini nella realizzazione del film tra Peter Jackson e Guillermo del Toro ecc. ecc. Probabilmente ne uscirei, insoddisfatto, tra un mese e l’articolo non vedrebbe mai la luce.

Ma se imbarcarmi in una recensione strutturata ed esaustiva de Lo Hobbit mi spaventa più di quanto unirsi a un manipolo di nani verso la tana del drago Smaug non spaventasse Bilbo Baggings, voglio comunque condividere su queste pagine un po’ di mie considerazioni scaturite dalla visione del film e chissà che lungo la strada non riesca inaspettatamente ad imbattermi in qualche tesoro. Allora parto immantinente e per evitare di perdermi lungo il sentiero, per esporre chiaramente e linearmente le mie considerazioni, mi avvarrò di un semplice quanto rassicurante elenco, ché nelle mie divagazioni mi smarrisco con gran facilità. lo_hobbit_-_un_viaggio_inaspettato

  • Inizio dicendo che ho visto il film in un cinema multisala e se è vero che da un lato i cinema multisala possono offrire un ampio ventaglio di orari di inizio spettacolo (un film con questo minutaggio nei cinema tradizionali ha uno spettacolo alle 18.30 e uno alle 22.00: proibitivo), poltrone comodissime, schermo e visuale fantastici, dall’altro lato il prezzo del biglietto di € 12,50 e tre quarti d’ora di pubblicità (spettacolo delle 21.00, inizio film ore 21.45) ti fanno andare tutto di traverso.
  • Restando al paratesto, due parole sul 3D (perché a parer mio di paratesto si tratta): non sono un particolare estimatore del cinema in 3D ma andando di rado in sala e trattandosi di un film certamente spettacolare mi sono fatto ingolosire e ho pensato che valesse la pena indossare gli occhiali e immergersi più a fondo nella Terra di Mezzo. Non ne valeva la pena, ve lo sconsiglio: non solo la visione del film non guadagnerà nulla (se non qualche mezzo salto sulla poltrona come quando, ad esempio, vi sembrerà  che un pipistrello vi stia volando dritto in faccia), ma in più gli occhiali sono scomodi, i movimenti degli oggetti in primo piano perdono fluidità, il contrasto fra il livello a fuoco e quelli fuori fuoco è fastidioso, gli effetti tipo fiocchi di neve che sembrano uscire dallo schermo sono solo una leziosa distrazione e come se non bastasse alla fine del film, dopo 2 ore e 40, vi scoppieranno gli occhi. Lasciate perdere.
  • Con il livello di fandom che c’è in giro io non posso certo definirmi un esperto di JRR Tolkien ma ho letto due volte Lo Hobbit (la prima volta a 16 anni nella storica edizione Adelphi e la seconda in lingua originale pochi anni fa dopo aver letto Il signore degli anelli e il Il Silmarillion) e probabilmente tra le opere di Tolkien è la mia preferita (a parte alcuni capitoli strepitosi de Il Silmarillion). Sembra che dei suoi libri gli aspetti che riscuotano maggiore successo siano armi e battaglie ma io di Tolkien amo quelli più squisitamente favolistici e mitologici: il mio personaggio preferito è Tom Bombadil, grande assente della prima trilogia di Pater Jackson, e per questo la triologia de Lo Hobbit mi incuriosisce anche più di quella de Il Signore degli Anelli.lo-hobbit-un-viaggio-inaspettato
  • Non mi dilungherò sulla trama tanto sapete di cosa stiamo parlando: il sedentario e abitudinario hobbit Bilbo Baggings, zio e tutore di quel Frodo Baggings destinato a salvare i destini del mondo, viene trascinato dallo stregone Gandalf nell’avventura di un gruppo di nani decisi a riconquistare il proprio regno (all’interno di una montagna) stappandolo al drago Smaug che decenni prima aveva spodestato e messo in fuga il loro popolo. Durante il viaggio si scontreranno con orchi e troll e compieranno un gran numero di imprese. Lungo il percorso, incidentalmente e senza averne coscienza alcuna, Bilbo si impadronirà di un anello, perso da Gollum che voi ben conoscete, che casualmente è l’oggetto più potente e pericoloso dell’universo.
  • L’attesa per questo film è stata spasmodica: una cosa come 5/6 anni di lavorazione, Guillermo del Toro (che inizialmente avrebbe dovuto esserne regista con Jackson nei panni di produttore esecutivo) che abbandona nel 2010, una marea di indiscrezioni, foto dal set, trailer, prodotti di ogni genre in edizione limitata e quant’altro. Personalmente ho cercato di non farmi coinvolgere dalla hype machine per non coltivare aspettative eccessive (che sfociano spesso in giudizi ingenerosi) ma anche perché in effetti di questo film già conoscevo troppo avendo letto il libro e visto svariate volte la precedente trilogia.
  • Il viaggio di Bilbo è inaspettato ma la visione delle sue peripezie è purtroppo piuttosto avara di sorprese, ma questa è una diretta conseguenza di quanto detto poco fa: difficile che chi va oggi a vedere questo film non abbia visto i tre capitoli de Il Signore degli Anelli e quindi ben conosce gli sviluppi futuri, l’aspetto e il carattere di mostri e personaggi, le meraviglie dell’ambientazione e tutto il resto. Non potendo quindi contare più di tanto sull’effetto sorpresa visiva, Peter Jackson si è gettato a capofitto nel gioco dei rimandi e delle citazioni con gli altri film (fortunatamente senza arrivare ai livelli insensati di Lucas con Star Wars).
  • I combattimenti sono tanti, lunghi e spettacolari; la mia sensazione è che a livello coreografico Jackson abbia fatto grossi passi in avanti rispetto agli altri film e l’impressione è che le inquadrature durante queste scene siano più larghe e più ferme, a dimostrazione che il movimento è al loro interno e non nella macchina da presa, cosa ottima. Ma la verità è che combattimenti e inseguimenti non mi entusiasmano più di tanto, anzi personalmente li trovo piuttosto noiosi e  ne avrei serenamente tagliati almeno venti minuti da Lo Hobbit, ma a quanto pare il pubblico stravede per queste scene d’azione e per parte mia vi dico che sono migliori di quelle de Il Signore degli Anelli per le quali già eravate andati in visibilio. Wow.
  • Il film inizia davvero solo quando entra in scena Gollum: il personaggio porta l’anello ma porta anche il film e il racconto su tutto un altro livello narrativo. My preciousss.
  • Personaggi femminili: in tutto il film c’è un unico vero personaggio femminile (la fantastica regina degli elfi Galadriel, sempre interpretata, naturalmente, dalla eterea Cate Blanchett) più forse un paio di comparse all’inizio. La Terra di Mezzo non è un paese per donne.
  • Il film è bello, scorre, non stanca per niente, ma 164 minuti sono davvero tanti. Eppure, nonostante il film si prenda tanto del nostro tempo, le scelte e i mutamenti d’animo dei personaggi, di Bilbo in particolare, arrivano completamente inaspettati e abbastanza ingiustificati. Con una durata del genere mi sarei aspettato un po’ più di spazio e di lavoro nel dare profondità ai personaggi attraverso dialoghi, momenti di introspezione o altre soluzioni narrative, ma effettivamente non credo si tratti di un cinema nelle corde di Peter Jackson.
  • Se anche gli altri 2 capitoli di questa nuova trilogia si aggireranno attorno tre ore, con nove di durata complessiva forse la soluzione migliore era farne una serie tv in 12 episodi da 40 minuti, non siete d’accordo?
  • Non vedo l’ora che esca il secondo episodio. [Massimo Basile]


51tdc9gqzwlLo Hobbit – Un viaggio inaspettato
– USA, Nuova Zelanda, 2012
di Peter Jackson
Con Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, James Nesbitt, Ken Stott.
Warner Bros – 164 min.

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I fratelli Lumière e la straordinaria invenzione del cinema

“Spesso sono stato insignito del titolo di inventore. Forse di fatto lo sono, ma né più né meno di tutti coloro che pensano… e non restano inattivi”
Louis Lumière

Le voci di due bambini, due fratelli, ci svelano sogni entusiasti, aspettative brillanti, un brio e un’allegria che a stento nascondono un’originale inventiva. “Faremo grandi cose!” dicono senza troppa modestia, “faranno grandi cose!”, pensiamo mentre ne apprezziamo la verve. E grandi cose le faranno eccome, visto che i due fratellini in questione altri non sono che i fratelli Lumière e che ci stanno per raccontare la straordinaria invenzione del cinema.

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prima locandina Cinema Lumière

Il cinema che prima di diventare tale, di acquisire lo status di settima arte, le arti le attraversa tutte e da ciascuna trae insegnamento. Il papà di Auguste (voce narrante di questo libro illustrato) e Louis Jean, Antoine Lumière, nutre i due ragazzi di fantasia e intraprendenza. Un po’ sventato e poco accorto negli affari non si risparmia quando c’è da sperimentare. Sollecita i bambini a imparare e li fa familiarizzare con la fotografia, che era il suo mestiere. È questo il primo passo dei fratelli Lumière verso il cinema; sperimenteranno molto e saranno sempre alle prese con i più straordinari congegni del loro tempo (le lanterne magiche, per esempio) ma credo che qualcosa nel loro destino fosse già scritto, fosse già scritto nel loro nome, Lumière, che significa “luce”.

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Fratelli Lumière

Intanto, mentre seguiamo i progressi dei due geniali fratelli, Luca Novelli, autore di questa straordinaria storia, ci fornisce delle informazioni curiose e utili su ciò che accadeva nel campo della fotografia e  in generale di tutto ciò che avesse a che vedere con la riproduzione delle immagini: scopriamo quindi che, nonostante il suo iniziale successo, il tachiscopio di Ottomar Anschütz, messo addirittura in commercio dalla Siemens, non avrà molto successo; e scopriamo come fosse acre la rivalità tra i fratelli Lumière e Edison, una rivalità tra continenti, l’Europa e l’America, rappresentata dalla battaglia tra cinematografo e kinetoscopio.

Alla fine del 1800 l’idea era nell’aria. Già Reynaud con il suo teatro ottico e i suoi cartoni animati attirava centinaia (!) di spettatori; molti sono incuriositi dal kinetoscopio di Edison; I Lumière sono a un passo dal loro lampo di genio. Dopo mesi di esperimenti (e fallimenti) nell’estate del 1894, Louis comincia a girare la sua prima opera e lo fa riprendendo l’uscita delle operaie dal loro stabilimento, in cui producevano pellicola fotografica; è il primo documentario della storia. La macchina inventata da Louis sembra una macchina da cucire e funziona a manovella, ma è anche reversibile, funge da proiettore e… proietta!51kgeici9l

Così, un sabato pomeriggio e precisamente il 28 dicembre 1895, per la prima volta nella storia un pubblico pagante assisterà al crollo di un muretto, all’uscita delle operaie dalla fabbrica e alla disavventura di un giardiniere che si bagna da capo a piedi per lo scherzo tiratogli da un giovane collaboratore (L’Arroseur arrosé). È la data di nascita del cinema e questa storia si avvia alla sua conclusione; ma il libro continua con un dizionarietto e dei consigli per apprendisti cineasti.

Al libro è allegato anche un dvd (Rai Trade, Rai Edu) con la puntata di Lampi di genio dedicata ai fratelli Lumière, assaggi dei primi filmati e di ciò che è venuto prima del cinema: lanterne magiche, prassinoscopio, story board, chroma key…

lumiere-cop_g1Titolo: I fratelli Lumière. La straordinaria invenzione del cinema
Autore: Luca Novelli
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 128 pp., 19,90 € (con dvd, ed. speciale)

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