A ritrovarsi nel punto più alto del London Eye la prospettiva cambia

Sembra tutto semplice e tutto lineare all’inizio. Una famiglia, padre, madre e due figli, una Londra fatta di risvegli, colazioni, saluti e lavoro, l’arrivo di una zia un po’ tornado un po’ tempesta, e di un cugino, in visita ai parenti. Se non fosse per il contare e ricontare gli anellini di cereali rimasti ammollo nel latte o quelli mangiati e se non fosse per una gita al London Eye.

I tre ragazzi, Ted, Kate e Salim, sono in fila mentre le due madri prendono un caffè. Poi l’imprevisto, inatteso e fortunoso: un ragazzo sconosciuto risale la fila e regala ai tre ragazzi un biglietto per la ruota panoramica. Salim sta per lasciare l’Inghilterra per andare a New York; Kate e Ted sul London Eye sono già stati (sebbene Ted abbia voglia di ritornarci) per cui sembra scontato, e un po’ lo è: il biglietto tocca a Salim.

I due ragazzi seguono la cabina di Salim con gli occhi, credono di salutarlo quando raggiunge il punto più alto e poi lo attendono. Ma dalla cabina Salim non esce, né da quella che Ted e Kate hanno seguito con gli occhi, né dalle successive. Sembra impossibile, eppure Salim è scomparso. Incomincia qui un poliziesco sui generis il cui protagonista per eccellenza è un ragazzo, Ted, assai intelligente sul cui cervello “gira un sistema operativo diverso ” (“Ecco come il fatto di avere uno strano cervello, su cui gira un sistema operativo diverso da quello delle altre persone, mi ha aiutato a capire che cosa è successo”).

Ted tutto ripercorre, tutto ipotizza e tutto ricorda. Ama le previsioni del tempo e su di esse, e su complessi calcoli, gioca e incastra eventi che sui classici binari sarebbe difficile far avanzare. È l’investigatore perfetto, sebbene abbia qualche difficoltà nel rapportarsi con le sensazioni e con le reazioni altrui. In questo è eccellente, invece, la sorella. Assieme costituiscono un gruppo investigativo fondato sulla comune intraprendenza e tenuto assieme da una forza narrativa sorprendente che avvince sin dai primi moti del romanzo.

Le passioni, la disperazione, la frustrazione, l’angoscia s’accompagnano a un tono morbido quasi esse fosserp necessarie e indipendenti dal destino: quasi esse fossero alla pari di una tempesta, di un temporale, di una folata di vento. Un ciclo che è inutile cercare di frenare e su cui è impossibile intervenire. Ted lo sa, vale così anche per il tempo (quello metereologico). Nel momento in cui il vento avrà esaurito la sua spinta si calmerà e la soluzione, acquattata in un cantuccio, giungerà epifanica.

La sindrome di Asperger c’è ma Ted ne è pratico e consapevole portatore; c’è ma non viene mai nominata. Il mistero anch’esso c’è ed è sorretto da una semplicità per nulla lineare, per quanto possa invece darne l’impressione. La resa narrativa delle due cose assieme rende il romanzo piacevole e intenso, mai scontato, mai letto altrove. Come a non riconoscersi nella logica comune. Come a trovarsi nel punto più alto del London Eye: anche ad esserci stati diverse volte, l’emozione cambia.

Titolo: Il mistero del London Eye
Autore: Siobhan Dowd
Editore: Uovonero, i geodi
Dati: 2012, 256 pp., 14,00 €

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La ragazza Chissachì che sa come affrontare la verità

“Chi sono?” ricordo di avere chiesto a Bernardette un giorno che eravamo in cucina.
“Tu sei il mio Zuccherino dolce. La mia dolcissima bambina”, cinguettò in risposta.
“Sul serio, Bernie: chi sono io veramente?”
“Tu sei Heidi. Heidi Chi.”
“Tutto qui?”
“Questo sei ora. Non ti basta?”
“Una persona non dovrebbe avere una storia?” Chiesi.

Ciò che resta tra le dita, finito di leggere queste intense pagine, è il ricordo di un maglione di lana rosso consunto e di una caparbietà fuori dal comune. Quella lana e quel colore denso rivestono e ammorbidiscono una mente all’apparenza decisa e priva di paure, rendendola quello che realmente è: la mente di una bambina.

C’è qualcosa in questo libro di indecifrabile come certi sorrisi; indecifrabile come quella sensazione a metà strada tra la tristezza e la gioia. Le ultime pagine, e non solo quelle, di questa tenera storia sortiscono lo stesso effetto nell’animo di chi legge dello sguardo docile di un animale in gabbia: una indicibile tenerezza.

La ragazza Chissachì narra la storia di più bambine: Heidi, sua madre e Bernie. Heidi bambina per l’età, la madre per malattia e Bernie per paura.

Quando Heidi aveva solo pochi giorni, una signora di nome Bernadette, schiava di una grave agorafobia, la trova tra le braccia di sua madre, sul proprio pianerottolo. Da quel momento Heidi e la giovane madre, che da sola non riesce nemmeno ad allacciarsi le scarpe, vivranno con lei, con Bernie, fino a quando, dopo tredici anni, Heidi ritrova in un cassetto un vecchio rullino fotografico e lo fa sviluppare.
Tra le foto diversi volti, un luogo e una parola “suff” che la madre ripete spesso e alla quale né Heidi, né Bernie sono mai riuscite ad attribuire un significato.

Da questo momento in poi la narrazione sembra voler correre a perdifiato verso una soluzione, verso qualcosa o qualcuno capace di dissipare i dubbi e fornire qualche certezza a una ragazzina che di sé e della propria madre non conosce nemmeno il nome.
Chi Sa Chi, questo il nome della madre e Heidi, Heidi Chi.

Anche solo questo nome e questo cognome sarebbero sufficienti a smarrire e commuovere, ma non si tratta solo di questo.
Heidi scrive tante liste, è un’abitudine, e la maggior parte di esse sono domande, punti interrogativi.
Heidi possiede una dote naturale e straordinaria: vince sempre nei giochi d’azzardo.
Heidi non ha amici, fatta eccezione per un ragazzino vicino di casa, e non si è mai spinta al di là del proprio quartiere. Nonostante ciò parte, da sola, protetta solo da un maglione rosso, e viaggia per giorni, per arrivare laddove l’istinto e gli indizi la conducono: verso il proprio passato, verso la propria identità.

Sarah Weeks è una musicista, una cantautrice e una scrittrice di libri per ragazzi. Non a caso una sorta di musica si percepisce tra le righe.
Non capita di frequente di leggere un libro così raffinato e allo stesso tempo così semplice. La ragazza Chissachì è soprattutto un libro per ragazzi, ma anche per adulti. A qualsiasi età lo si incontrasse sarebbe, comunque, difficile separarsene.

41naxpxsmilTitolo: La ragazza Chissachì
Autore: Sarah Weeks
Editore: Beisler Editore
Dati: 2005, 197 pp., 10,90 €