Rosso, imponente e premuroso come un gigante

I giganti e le formiche, Cho Won hee - 2014, Orecchio acerbo
I giganti e le formiche, Cho Won hee – 2014, Orecchio acerbo
I giganti e le formiche, Cho Won hee - 2014, Orecchio acerbo
I giganti e le formiche, Cho Won hee – 2014, Orecchio acerbo

Un uomo forzuto e una donna gigante. Una coppia ben assortita che vive nel bosco e incute un certo, considerevole, timore. Infatti, all’uomo forzuto piace moltissimo che gli uccelli lo usino come trespolo e, nel caso fossero feriti, si dedica amorevolmente a curarli. La donna gigante… beh… lei invece ha un dolce rispetto anche per le creature più piccole, anche per le formiche, al punto da barcollare per paura di schiacciarne qualcuna.

Gli uccelli, per parte loro, svolazzano per la foresta tingendola con il loro canto. Le formiche, nel loro piccolo (e mantenendo fede al proverbio che s’adatta loro come un guanto, un minuscolo guanto, de l’unione fa la forza), riconoscenti ed operose raccolgono ciascuna una foglia per farne una coperta affinché la donna gigante addormentata non sia sorpresa dal gelo della notte.

I giganti e le formiche, Cho Won hee - 2014, Orecchio acerbo
I giganti e le formiche, Cho Won hee – 2014, Orecchio acerbo

Dietro a ciascuna pagina ristà un significante che pare avvertire, insinuare, sulle prime, per poi mutare registro e diventare manifesto di un’armonia che prescinde dalle dimensioni, esula dal confine dell’ovvio e del noto per addentrarsi a piccoli passi piuttosto decisi, per nulla barcollanti, nella poetica del rispetto, nella meraviglia, che, semplice, persevera, e ottiene riconoscenza, premure.

I giganti e le formiche, Cho Won hee - 2014, Orecchio acerbo
I giganti e le formiche, Cho Won hee – 2014, Orecchio acerbo

L’uomo forzuto e la donna gigante sono rossi, dai capelli neri, sono enormi ma non occupano tutto lo spazio che potrebbe concedere loro la pagina; solo nelle prime sovrastano lo spazio, incombono, laddove, lo dicevo, si cerca di sviare l’attenzione verso soluzioni scontate. Poi i due enormi se ne stanno lievi tra le pagine e, quasi volutamente, sembrano mostrarsi in proporzione con la natura che li circonda. La surrealtà intanto permea ogni cosa a parte il verde degli alberi, delle foglie; a parte il nero delle formiche e degli uccelli. Il tocco è talmente lieve da conferire esso stesso surrealtà alla tecnica usata da Cho Won hee, artista coreana, che tradisce la realtà che la direbbe acquerello per essere invece digitale.

I giganti e le formiche è una fiaba d’amore in equilibrio con la meraviglia e lo stupore. Certi adulti potrebbero farle resistenza, opponendo osservazioni che farebbero storcere il naso a qualunque bimbo lettore, perché i piccoli, a dispetto delle loro dimensioni, sanno che “le fiabe non si sono mai completamente arrese alla verità della vita. Al contrario, non appena è possibile cercano di smentirla, contrapponendole le proprie e assai migliori soluzioni”. [Letture facoltative, Wislawa Szymborska, p. 47, Adelphi]

Muscle Uncle & Fat Aunt from JIYEON JUNG on Vimeo.

diretto da Jiyeon Jung, Minryung Son, Soo-yul Bea

copertinaTitolo: I giganti e le formiche
Autore: Cho Won hee
Traduttore: Andrea de Benedittis
Dati: 2014, 40 pp., 16,50 €

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Non l’ho letto, ma mi piace #1 – Tutt’altro che tipico

Jason Blake ha dodici anni. È autistico e vive in un mondo di persone neurotipiche. Sa che ogni giorno qualcosa per lui andrà storto, ed è solo questione di tempo. Jason riesce a essere se stesso scrivendo racconti, che posta sul sito Storyboard. È qui che conosce una ragazza, PhoenixBird, che diventa la sua prima vera amica. Ma, insieme al desiderio di incontrarla, Jason è terrorizzato all’idea che se veramente si incontrassero lei vedrebbe soltanto il suo autismo e non il vero Jason.71sD3HdUDyL._SL1372_

Tutt’altro che tipico non l’ho letto ma mi piace per diverse ragioni. La prima è che il titolo apre una prospettiva di lettura assolutamente interessante e ben si coniuga con una quarta di copertina che, naturalmente sottolineando il valore del testo che si raccomanda segnalando il fatto che è vincitore dello Schneider Family Book Award, è onesta col lettore giacché non apre a descrizioni mirabolanti ma concentra nella semplicità di una citazione l’efficacia che stuzzica la lettura. La seconda è che di storie che tocchino argomenti complessi ce n’è sempre bisogno, giacché di superficialità siamo circondati abbastanza; e l’autismo è tema più che complesso, svolto da Uovonero (la casa editrice che pubblica questo romanzo di Nora Raleigh Baskin) con assoluta competenza e onestà, con brio ma senza leggerezza, con attenzione ma senza pedanteria, con empatia ma senza patetismi. La terza, appunto, è che questa casa editrice merita fiducia a prescindere, per tutti i motivi di cui sopra e per l’altissimo valore della sua linea editoriale. Non l’ho letto, ma mi piace, dunque, e lo consiglio senza dubbio con la promessa che non appena letto, e non vedo l’ora. tornerò su questa pagina a darvi conferma di tutte le aspettative.

Tutt’altro che tipico di Nora Raleigh Baskin, Uovonero – Acquistalo su Amazon.it

La rotonda perfezione della felicità sta nel ricercarla

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

Spesso si tende a considerare la doppia pagina di un albo illustrato un unico sfondo su cui si muovono i protagonisti di una stessa illustrazione, legati a doppio filo da quello della cucitura del libro. In realtà ciascuna pagina vive una propria indipendenza sebbene (anche a causa di una certa tradizione editoriale) faccia parte di un tutt’uno. Questa semplice “regola” trova la sua espressione più completa nell’albo di Shel SilverStein edito da pochi giorni da Orecchio acerbo.

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

L’albo si svolge in orizzontale e ogni immagine investe la doppia pagina; ciò che accade a destra, però, continua, si rivela, a sinistra e al contempo rimane compiuto restando a sé stante; così come leggibili singolarmente sono i tratti lineari che si muovono alla base delle pagine a sinistra. Il che è possibile grazie alla struttura della storia così come a un profondo lavoro autoriale di ideazione e costruzione (di sottrazione anelante alla leggerezza à la Calvino direi).

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

In generale trovo la perfezione noiosa, specie se applicata agli individui (specie se professata dagli individui). Trovo la perfezione immobile e l’immobilità stanca, spesso irrita, e mal si coniuga con la scoperta.

Molto più interessante è la ricerca della perfezione: alla maniera umanistica, essa è difficile, entusiasmante, faticosa, intelligente e uno di quegli atti destinati a rimanere, in molti e fortunati casi, non compiuto. Laddove si compia, dal dinamismo si passa alla staticità e il cerchio si chiude in un’irritante noia.

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

Protagonista di questa storia di ricerca della perfezione è quello che una volta, prima di perdere un pezzo, era un cerchio perfetto. Nonostante uno spicchio di sé rimanga vuoto lasciando spazio a un sorriso pieno, il tondo non è affatto contento della sua condizione e parte, quindi, alla ricerca del pezzo perduto. Cerca col caldo e con la neve, cerca tra l’erba alta, cerca in montagna e in pianura, cerca vagando per gli oceani e mentre cerca, rotola e vaga, canta. Canta la ricerca del suo pezzo perduto. E sembra felice; anche perché ha l’occasione di incontrare e superare un bacherozzo, così come di esserne sorpassato una volta diventato farfalla. Rotola di avventura in avventura e talvolta nel pezzo che potrebbe essere quello mancante si imbatte. Solo alla fine, però, trova davvero quello giusto. Sarà questa la conclusione della sua ricerca? La felicità risiede nella perfezione, che lo rende veloce, inespressivo e completo o altrove, nell’accettazione di quel sé cantante e felice?

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

Prima di incontrare il nostro tondo protagonista si percorrono numerose pagine, inclusi risguardi e colophon, che guidano per mezzo di un unico tratto lineare, che è una strada, e suggeriscono una ricerca, così come una lettura consapevole; suggeriscono la ricerca di un inizio che è già pieno della storia; fino alla comparsa, sulla pagina di destra, dell’imperfetto tondo, triste, senza un pezzo di sé.

Ritorniamo quindi al discorso iniziale, che prosegue fino alla quarta di copertina lasciando aperta la possibilità di nuovi sviluppi. La pagina di destra dialoga con quella di sinistra con una semplicità lineare, monocroma e narrativa, lasciando intendere altre e nuove storie: cosa pensa il pezzo mancante che si rivela sproporzionato, per esempio, mentre guarda allontanarsi il cerchio imperfetto? Gli augura forse di trovare presto quello giusto? È perplesso per essere stato un pezzo di passaggio, provato e poi scartato senza tanti giri di parole? Sta decidendo di unirsi a lui in una sua propria, personale, ricerca?

Una cosa è certa, questo libro sull’imperfezione è quasi perfetto.

Alla_ricerca_coverTitolo: Alla ricerca del pezzo perduto
Autore: Shel Silverstein
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 108 pp., 19,00 €

L’uomo d’acqua e la sua fontana

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Accadde un giorno che qualcuno dimenticò il rubinetto aperto non tornando più a casa e goccia dopo goccia, l’acqua, invece di trovare una via di fuga e gocciolare negli appartamenti altrui suscitando varie liti condominiali, a forza di rimbalzare e scivolare, prese forma di uomo. Anzi, divenne proprio un uomo in idrogeno e ossigeno, trasparente, cristallino e luminescente, che infila la porta ed esce, incontrando persone, più o meno ostili, scivolando nei tombini per poi ricomporsi goccia a goccia, dissetando gli assetati, annaffiando i fiori con delicatezza e gentilezza, fino a quando il richiamo della sua vera natura lo indurrà a tornare ad essa.

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Surreale, vero? Sì, surreale ma anche piuttosto poetica la storia, di Ivo Rosati, così come le illustrazioni di Gabriel Pacheco che tradiscono le origini da sceneggiatore dell’autore che traduce in quadri scenici ogni azione di questo uomo d’acqua blu e ben si prestano alla resa in video (in coda a questo articolo quello realizzato da Zoolibri), così come alla lettura narrata. Grigio, ocra, piuttosto scuro e in ombra è il mondo che circonda l’uomo d’acqua sempre in un azzurro brillante illuminato da tocchi di bianco. Plastici i protagonisti, in movimento, scorrono sempre tra le pagine lievemente anche quando brandiscono bastoni da passeggio, spazzoloni o ombrelli.

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Oltre che surreale Pachenco si muove liquidamente ed è naturalmente a proprio agio, sguazza direi, nello stile lirico, laddove alle leggi fisiche delle cose si intreccia qualche eccezione che da reali le rende sognanti, poetiche, appunto.

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Consiglio L’uomo d’acqua e la sua fontana (perché ognuno ha bisogno del proprio luogo, che sia una casa, che sia un cantuccio, che sia una fontana di pietra) per l’intensità e la leggerezza della storia, dissetante e impalpabile, fresca e sfuggente; e ne consiglio, vivamente, la lettura anche ai bimbi molto piccoli, che dell’uomo d’acqua apprezzeranno appieno i semplici accidenti.

copTitolo: L’uomo d’acqua e la sua fontana
Autore: Ivo Rosati, Gabriel Pacheco
Editore: Zoolibri
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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The Memory of Fountain (L’uomo d’acqua e la sua Fontana) from earth design works on Vimeo.

Arriva il gatto a salvarci dalla paura dell’altro e degli altri

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Arrivasse al mio orecchio di topo la voce trafelata e certamente sudaticcia, considerato il correre, di un pericolo imminente, da buon topo arriccerei il naso ,come per dire “l’avevo annusato anch’io”, farei vibrare i baffi e cercherei il rifugio più vicino e sicuro. Altrimenti verrei meno alla mia topesca e rinomata capacità di cavarmela in qualsiasi circostanza, di sopravvivere a qualsiasi sventura.

Però non sono un topo qualsiasi, giacché indosso pantaloni e gonnelle, guido i treni, cavalco le onde su  pesci variopinti, lavoro in banca, coltivo l’orto, vado al cinema e in bicicletta. In me si mescolano dunque caratteristiche del topo (pochi umani si spenderebbero così pienamente per avvisare tutti, ma proprio tutti, dell’arrivo del gatto, perché dimenticavo di dirlo, il pericolo è incarnato da un gran bel gatto),  qualità umane così come elementi fantastici e ciò che ne consegue è dunque un topo che non fugge ma aspetta in gruppo, tremante, che il gatto si manifesti (saggio o scriteriato?) e chi s’è visto, s’è visto.

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Vladimir Vagin e Frank Asch, russo il primo, americano il secondo, operano una mescolanza similmente eclettica che mostra il desiderio di palesarsi con evidenza ad ogni pagina. Insieme si lavora, in barba alla guerra fredda e ai gatti, insieme ci si organizza in risposta a una sola frase che popola le pagine di questo albo e sulla quale tutta la storia si innesta e svolge: “arriva il gatto!” (in italiano come nelle originali in russo e in inglese).

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Cosa comunica lo sguardo carico di premura, un po’ sgranato dalla frenesia, dei vari sorci che di muso in muso si passano la parola? Cosa si nasconde, oltre l’ovvio, in quell’annuncio così pressante? Si nasconde un finale saporito e fragrante, un finale collettivo, che proprio grazie allo svolgersi del racconto e al suo sembrare arrivare laddove tutti s’aspettano, ossia tra le fauci del felino, sorprende e rasserena: ricorda ai topi  (a tutti i topi del mondo) che non tutti i gatti sono uguali, così come non lo sono i topi (e forse nemmeno gli uomini).

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Qual è il finale? Beh… tra un paio di giorni potrete scoprirlo voi stessi in libreria (Arriva il gatto arriverà tra gli scaffali l’11 aprile) e sarà un piacere farlo, un piacere sorprendente dato da un’idea altrettanto singolare e da tavole illustrate dense di colore, cariche di dettagli, movimentate da scie luci e ombre vivificanti.

La sovracoperta diventa un poster, questo albo illustrato rientra quindi non solo nella categoria dei libri che non possono mancare nella libreria di ogni bambino, ma anche in quella dei poster che non possono mancare sulla parete della sua stanza.

arriva il gatto copTitolo: Arriva il gatto
Autori: Vladimir Vagin, Frank Asch
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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La bellezza della discrezione

Che strano uccellino! - Jennifer Yerkes - Gallucci editore
Che strano uccellino! – Jennifer Yerkes – Gallucci editore

Che strano uccellino!, questo non disegnato da Jennifer Yerkes… Compare e scompare tra le linee fluide e chiare di ciò che gli sta attorno. Prende forma grazie allo sfondo, la perde in sua assenza. È un uccellino diverso dagli altri e meraviglioso in quanto tale. Ma soffre di questa sua diversità, di questo suo passare inosservato; risente della propria bellissima trasparenza. E prova ad ovviare ad essa con qualche buffo espediente tutto volto a essere fiero di sé, finalmente visibile e addirittura ammirato. Però non sempre il passare inosservati è controproducente e soprattutto mai il cercare di scappare da sé stessi risulta fruttuoso. Via gli orpelli tanto inutili quanto belli, via soprattutto l’insicurezza data dal desiderio di apparire e soprattutto di apparire così come gli altri ci vorrebbero.

Che strano uccellino! - Jennifer Yerkes - Gallucci editore
Che strano uccellino! – Jennifer Yerkes – Gallucci editore

L’uccellino risolve in maniera molto intelligente la propria condizione; molto intelligentemente la accetta e la sfrutta a proprio vantaggio e a vantaggio dei suoi amici.

Non mi sorprende che questo albo sia stato definito al Bologna Ragazzi Award 2012 come trionfante “letteralmente, per l’innovata capacità di sorprendere – sempre – ogni tipo di fruitore”. E al servizio della sorpresa sono certamente le illustrazioni, delicate, sorprendenti appunto, decisamente al servizio della storia e del piccolo lettore, che, grazie alla loro capacità narrativa, può leggerle autonomamente anche facendo a meno del testo, sebbene anche quest’ultimo sia raffinato, lineare e snello.

copertinaTitolo: Che strano uccellino!
Autore: Jennifer Yerkes
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 44 pp., 12,00 €

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Gli Ughi e la maglia nuova di Oliver Jeffers

Gli Ughi - Oliver Jeffers - Zoolibri
Gli Ughi – Oliver Jeffers – Zoolibri

Oliver Jeffers sceglie il bianco e nero per i suoi Ughi. Non a caso. Gli Ughi infatti si distinguono nel non distinguersi: sono tutti uguali tra loro e non solo nell’aspetto esteriore ma anche in ciò che pensano, nei modi di fare, nelle passioni.

Molto tranquillo, tiepido e bigio è dunque il mondo popolato dagli Ughi. Fino a quando a uno di loro non viene un’idea: realizzare e indossare un maglione colorato, e anche di un bella foggia sgargiante, un arancione con zig zag di rosso e bianco. E qui, assieme a Ruperto, si fa strada tra la folla di Ughi in bianco e nero il gossip, la facoltà di giudizio: gli Ughi sono quindi coscienti della loro neutra uniformità se tanto trovano fuori luogo Ruperto e il suo maglione arancione…

Gli Ughi - Oliver Jeffers - Zoolibri
Gli Ughi – Oliver Jeffers – Zoolibri
Gli Ughi - Oliver Jeffers - Zoolibri
Gli Ughi – Oliver Jeffers – Zoolibri

Viene da chiedersi quanta consapevolezza ci sia dietro a quello che sembra il piattume di una società, però, considerato che di domande questo albo ne ispira molte proseguiamo e spalleggiamo Ruperto, coraggioso “ugho” dai gusti personali e stravaganti. Unici.

Gli Ughi - Oliver Jeffers - Zoolibri
Gli Ughi – Oliver Jeffers – Zoolibri

Unici fino a quando Gilberto non decide che il maglione di Ruperto è molto bello e quindi vuole farsene uno anche per sé. Due Ughi con un maglione arancione non sono più così strani come quando Ruperto era da solo. Da questa considerazione al normalizzare la diversità della diversità il passo è breve, e si torna ad essere tutti uguali, sebbene, forse, più protetti dal raffredore rispetto a prima. Fino a quando A Ruperto non verrà qualche altra idea e a un altro Gilberto non verrà in mente di imitarlo e così via fino… fino a cosa? viene da chiedersi, e la risposta non c’è, perché alloggia nella nostra vita di tutti i giorni dove pochi sono immuni alla omologazione o alla diversità, o meglio, all’omologarsi o al sentirsi diversi per sfuggire all’omologazione e tornare in un certo senso ad esserlo, omologati, e così via fino… Argh! È un discorso tondo, anzi, ovale come gli Ughi. Un discorso con due puntini per occhi, un bel nasone e una bocca da aprire poco e poco spesso.

Quando disegno un libro per bambini, il primo bambino che voglio sia entusiasta del mio lavoro sono io!” ha detto Oliver Jeffers a Londra qualche tempo fa. Avrà fatto bene ad esserlo pienamente di questo, giacché in esso si sposano perfettamente ironia, divertimento e intelligenza.

  • Se volete sentirvi un po’ Ruperto potete farlo qui
  • Se volete leggere altro su Oliver Jeffers ne ho parlato qui

Titolo: Gli Ughi e la maglia nuova
Autore: Oliver Jeffers
Editore: Zoolibri
Dati: 2012, 32 pp., 15,00 €

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La guerra degli scoiattoli

In generale mi pongo nei confronti dei libri che affrontano temi quali i razzismo, l’intolleranza o la diversità con una certa diffidenza. Scivolare nella retorica è molto semplice, quasi naturale, e tenersene alla larga è piuttosto complicato. Carla Ciccioli ci prova con La guerra degli scoiattoli e lo fa rivolgendosi a un pubblico tra i più complessi ed esigenti: quello dei bimbi di otto, nove anni.
Leggo, quindi, questo libro curato in ogni dettaglio, dalla grafica calda e dalle illustrazioni accattivanti di Desideria Guicciardini, e come la storia si sviluppa ed evolve mi piace e mi piace molto.

Peccato però per la ciliegina sulla torta. Non a tutti piace e questo è un bene, spesso, però, è solo decorativa, altre volte, con la sua zuccherosa portata invade e macchia una farcitura che altrimenti sarebbe deliziosa.
Insomma, peccato per l’epilogo. Se non ci fosse stato l’epilogo La guerra degli scoiattoli sarebbe rientrato, per quanto mi riguarda, a pieno diritto tra i libri più belli dell’anno della sua categoria (e non mi stupisce affatto, infatti, che si sia aggiudicato il premio per il miglior autore “Il battello a vapore 2011”).

Ma andiamo per ordine. Nella bella e verdeggiante Inghilterra da anni si trascina una guerra senza senso: non una guerra di rivalsa, non una guerra di liberazione. Una guerra sciocca, di quelle quindi, tra le più terribili: una guerra tra scoiattoli grigi e scoiattoli rossi. Verso il limitare del 1800 ad Hyde Park (Londra) arrivarono due scoiattoli grigi, clandestini provenienti dall’America. Da quel momento nulla fu più lo stesso.

I rossi nativi non tolleravano l’invadenza dei grigi (e soprattutto il loro appetito). Non riuscirono a convivere e incominciarono a darsi battaglia. Il piccolo scoiattolo Lenny, scoiattolo rosso dalla coda grigia (coda che i genitori adottivi, per proteggerlo, per tanto tempo riusciranno a mascherare tingendola di rosso ogni notte) si ritroverà, eroe suo malgrado, a ristabilire l’armonia: non capisce perché i suoi genitori l’abbiano abbandonato a una coppia di piccioni, non capisce il senso della guerra tra scoiattoli e cerca di trovare risposte all’una e all’altra questione fino a quando non arriverà alla soluzione dell’una e dell’altra. La prima mostrando una decisa presa di coscienza e sicurezza di sé, la seconda comprendendo come proprio quella accettazione e coscienza possano fare la differenza e rivelarsi salvifici.

E torniamo all’epilogo: le storie sono tali perché raccontano e le orecchie dei bambini sono acerbe, e per il loro essere tali tutto da sole comprendono.

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?”.
Rispose gentilmente: “Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica – Viterbo.
(Un uomo maturo con un orecchio acerbo. Gianni Rodari)

Titolo: La guerra degli scoiattoli
Autore: Carla Ciccoli
Editore: Piemme
Dati: 2012, 134 pp., 11,00 €

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Tico e la semplicità di ali d’oro

Tico e le ali d'oro - Leo Lionni
Tico e le ali d’oro – Leo Lionni

Tutti i libri di Leo Lionni sono belli (nel senso alto che questa parola ha nonostante l’abuso della banalità che subisce); tutti i suoi libri sono belli di una bellezza unica e inimitabile; del resto non capita mai una bellezza che sia uguale a un’altra. La bellezza di “Tico e le ali d’oro” sta nell’intensità, nella ricchezza, nello splendore delle sue illustrazioni. Tavole dense da cui trasudano ore di lavoro e talento, ore di immaginazione, ore di colori e luci e ombre, ore di raffinatezza: ore di puro amore, il quale si percepisce intenso solo quando è realmente sincero: amore per un qualcosa che ravviso in ciascun lavoro di questo raffinato e colto autore, vale a dire il desiderio unico e alto di comunicare con tutti i linguaggi a nostra disposizione. Se doveste imbattervi in un libro di Leo Lionni (ma ideale sarebbe andare alla sua ricerca) non fatevelo sfuggire, giacché regalerete ai vostri bambini storie indimenticabili.

Tico e le ali d’oro – Leo Lionni
Tico e le ali d’oro – Leo Lionni

Ma torniamo a Tico e alle sue ali d’oro. Nessun bambino resterà indifferente alla sua storia, anzi, ciascun bambino non faticherà a immedesimarsi nelle speranze e nei sogni di Tico, uccellino nato senza le ali e per questo incapace di volare.

“Sognavo delle ali d’oro, tanto robuste da portarmi sopra le vette innevate delle montagne più lontane”; Tico ha degli amici che si prendono cura di lui, che gli portano le bacche dolci, che gli fanno compagnia. Si sente però malinconico, diverso. Allora sogna e sogna; fino a quando il suo sogno un bel giorno si avvera. Tico riceve in dono da un uccello magico un paio di ali d’oro. Con esse può librarsi in volo. Col passare del tempo, però, Tico si rende conto che delle ali sono delle ali, servono a volare, non occorre che siano d’oro; comincia quindi col donare a chi ne abbia bisogno le sue piume d’oro; al loro posto spuntano piume nere, semplici piume. Grazie alle piume d’oro Tico ha l’occasione di scoprire e mostrare la propria generosità, al contempo però i suoi amici gli rimproverano di essere diverso, di aver voluto essere diverso da loro.

Con le sue belle ali nere, però Tico può tornare in volo ai suoi amici a condurre la vita semplice che aveva sempre desiderato.

Tico e le ali d’oro – Leo Lionni

Semplici le ali nere, semplici gli avvenimenti in contrapposizione alla straodinarietà e alla ricchezza delle ali, della magia degli eventi. Il linguaggio però, così come il lessico, usato da Lionni è comune sia al nero che all’oro: è diretto, immediato, misurato, comunicativo senza orpelli. Ideale, e in questo si rivela molto brava Cristina Brambilla nel rispettare questa perfetta semplicità traducendo dall’inglese all’italiano questo delicato capolavoro.

Titolo: Tico e le ali d’oro
Autore: Leo Lionni
Traduttore: Cristina Brambilla
Editore: Babalibri
Dati: 2012, 36 pp., 12,00 €

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