Un ricordo di Natale di Truman Capote

È la narrazione che avviene al presente che per tutto il tempo della lettura mi ha indotta a pensare di poter uscire di casa e ritrovarmi per stretti sentieri in compagnia di Buddy e Sook alla ricerca di un bell’albero di Natale. Ed è sempre il presente che si rivela magico nel sussurrare che alcuni eventi, certe persone, non passano, non cambiano, non vanno mai via: restano, si rinnovano, si ripetono in un dondolio dolce d’altalena e idealmente abbracciano e proteggono.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Buddy, sette anni, è l’alter ego di Truman Capote, Sook è sua cugina, ha settanta anni. Sono amici per la pelle e, esattamente come gli amici per la pelle condividono momenti speciali, riti che, come i tratti semplici che compongono gli arabeschi estremamente raffinati, spiccano nell’immenso panorama dei ricordi e della memoria. Ricordo di Natale è uno dei tre racconti pubblicati nel 1958 nel volume dal titolo Colazione da Tiffany – un romanzo breve e tre storie – che consacrò Capote come indiscusso talento della letteratura contemporanea.

Questo pezzo di storia personale rivive dunque nella memoria di Buddy e i piccoli accadimenti dei giorni semplici di un bambino e della sua migliore amica si svolgono dapprima dolcemente “Immaginate una mattina di fine novembre. Una di quelle mattine che preannunciano l’inverno, più di venti anni or sono”; si sente l’odore delle foglie secche crepitanti nel camino, si sente il profumo del tempo, dell’aria secca e fredda dell’inverno e si concorda con Sook che appannando con il fiato i vetri della finestra esclama: “è proprio tempo da panfrutto!”. Poi man mano, mentre i due si procurano gli ingredienti per preparare i dolci da spedire agli amici più cari (Presidente Roosevelt compreso) i ricordi si inseguono e il ritmo diviene più serrato, le frasi più brevi, quasi come se si volesse rifuggire il finale già noto al protagonista. Come se riservare ai ricordi dolorosi meno parole, meno spazio, curasse la memoria e ne addolcisse il sapore. “Questo è l’ultimo Natale che trascorriamo insieme. La vita ci separa”. Trovo queste due frasi, nella loro semplicità, intense e struggenti. La vita li separa, così come la morte che ha allontanato dal terzetto il cagnolino Queenie, vivace terrier mirabilmente ritratto nella sua vitalità da Beth Peck, sopravvissuto a due morsi di serpente a sonagli e al cimurro, che sempre li accompagnava nelle loro scorribande con la vecchia carrozzina adattata a carriola.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Le tradizioni che divengono riti sono buffe, talmente semplici da intenerire: la caparbia convinzione di Sook di non doversi alzare dal letto il tredici di ogni mese, il confezionare da sé i regali (aquiloni colorati di anno in anno sempre più belli), il preparare i dolci. Azioni cicliche, rassicuranti che contribuiscono a creare l’atmosfera, anch’essa tradizionale, del Natale. Le gote di Buddy sono sempre rosse, le gote di Sook pure: del tipico rossore dell’infanzia per un bimbo e per una donna anziana rimasta bambina. Alle loro gote rosse s’accosta lo scodinzolio del cagnolino col muso teso all’insù; tutti e tre entusiasti di un invidiabile entusiasmo.

Gli acquerelli di Beth Peck curano ogni dettaglio: dall’ombra del calzino mal arrotolato all’intreccio dell’impagliatura della carrozzina,alle rose di velluto sbiadito sul cappello di Sook.

Questa è una storia di memoria destinata a entrare nella personale tradizione dei bambini cui si avrà il gusto e la dolcezza di raccontarla.

41va1sqlo7l-_bo1204203200_Titolo: Ricordo di Natale
Autore: Truman Capote illustrazioni di Beth Peck
Traduttore: M. Bartocci
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 62 pp., 14,00 €

Questo è un libro che è difficile da reperire. Si trova certamente però in biblioteca, vale la pena andare a cercarlo.

Adattamento televisivo con Geraldine Page (1967)

Il piccolo Nicolas e Babbo Natale

Sempre candido, spontaneo, pestifero, Nicholas, anche a Natale. Il monello nato dalle parole e dalla matita di Goscinny & Sempé (Traduzione di Maria Vidale).

 

Il piccolo Nicolas e Babbo Natale Goscinny & Sempé - Donzelli 2015
Il piccolo Nicolas e Babbo Natale Goscinny & Sempé – Donzelli 2016

Per Nicolas, che ha sempre scritto lunghe letterine a Babbo Natale chiedendo per sé ogni sorta di regali, quest’anno è diverso: avendo avuto Babbo Natale un incidente con la slitta (molto, molto verosimile, nella dinamica molto simile a quello avuto in macchina da suo padre) che gli è costato parecchi soldini in riparazioni, non potrà portargli granché. Su suggerimento dei genitori, Nicolas scriverà una letterina chiedendo nulla per sé e tutto per gli altri.

"<em

Una macchinina a pedali, per rinfrancar lo spirito dei suoi genitori dei soldini per comprare ogni giorno per sé e per il suo amico Alceste le brioche al cioccolato, per il bene della maestra le soluzioni giuste ai compiti di matematica.

Come vedi, caro Babbo Natale, ti ho chiesto delle cose per tutte le persone alle quali voglio bene. Per me, te l’ho già detto, non voglio niente. Ma se per caso ti restasse ancora qualche soldo e se per caso avessi voglia di farmi una sorpresa, ci sarebbe l’aeroplano che ho visto nella vetrina del negozio di giocattoli. Però fa attenzione quando passi per i camini, perché quell’aeroplano è rosso, e basta poco che si sporca. In ogni caso, ti prometto che cercherò il più possibile di fare il bravo e ti dico anche: Buon Natale!

Intanto, mentre Babbo Natale prende nota dell’altruismo incondizionato di Nicolas, arriva il momento della cena della Vigilia. La mamma prepara una cena “deliziosa” il papà rimane imbottigliato su un autobus assieme ad altri papà, ciascuno con un abete di natale sotto al braccio. L’impianto elettrico fa le bizze con le lucine e il vicino di casa invece di dare una mano se la ride con gusto. Insomma, tutto perfetto, l’unica e mettersi presto sotto le coperte e aspettare i regali.

683acc38baceed68514577273667a08b_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Il piccolo Nicolas e Babbo Natale
Autore: Goscinny & Sempé
Editore: Donzelli
Dati: 2016. 144 pp., 14,00 €

I libri del 2016 che hanno reso più bello AtlantideKids

  • Il nido, di Kenneth Oppel, Jon Klassen, Rizzoli

    È un’angoscia incalzante quella che accompagna la lettura de Il Nido; angoscia che va ad agire sulle paure, che smuove le insicurezze, che insinua dubbi pericolosi e stranianti. []

  • Facciamo che, di  André Marois, Gérard Dubois – Orecchio acerbo

    “Facciamo che siamo negli anni Sessanta e nelle illustrazioni leggiamo di monellerie quotidiane messe in opera da bimbetti coi calzoncini corti, la riga a lato e le gote rosse?” []

  • Povero Winston! Pamela Duncan Edwards, Benji Davies – Edt Giralangolo
    Pamela Duncan Edwards, Benji Davies 2016, Edt Giralangolo
    Povero Winston! Pamela Duncan Edwards, Benji Davies 2016, Edt Giralangolo

    Winston è un cane, vive nei piani alti di una bella città, quelli bassi sono popolosissimi di un’operosa comunità di topi,  e ha tutti, ma tutti, i motivi per essere disperato. Su tutti ha una spina nella zampa, e averne una nella zampa, specie se piuttosto grossa, è una rogna consistente, che include: bruciore, zoppichio e visita dal veterinario. []

  • Giuseppe Pitrè, Fabian Negrin, Bianca Lazzaro Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli

    Una volta c’era in Sicilia un uomo così capace di nuotare e di stare in apnea sott’acqua a lungo che divenne fiaba e si fece leggenda. Delle sue imprese scrive un cantastorie trai più prestigiosi, Giuseppe Pitrè, delle leggende in merito tramandano le tracce vecchine, marinai, pescatori. []

  • La balenottera azzurra, Jenni Desmond – Lapis

Questo libro mi ha sorpresa. Mi aspettavo una storia e invece ho trovato una storia e un accurato saggio scientifico. L’ho letto e l’ho riletto godendomi il piacere della scoperta, toccata nelle corde più intime della mastodontica grandezza di questo mammifero grigio che il mare rende azzurro. []

  • L’estate delle cicale, Janna Carioli, Sonia Maria Luce Possentini –  Bacchilega Junior

C’è un ciliegio. Frutti profumati e rossi. Ci sono due bambini e il canto, assai dolce, delle cicale. Ci sono colori vividi senza esser netti. Prospettive che si sovrappongono; ci sono dettagli in primo piano che rubano la scena agli accidenti centrali. Ci sono gli occhi dei bambini che raccontano, quasi più delle parole, di avventure, di amicizia, del tempo. C’è una storia che finisce così: []

  • Nove braccia spalancate, Benny Lindelauf – San Paolo

Le sorelle Fing, Muulke e Jes si sono trasferite da poco in una casa piuttosto malmessa, che sorge di fianco a un cimitero e in disuso da anni. Non è il primo trasferimento che le ragazzine affrontano. Le case e i quartieri che hanno cambiato a causa di una gestione paterna superficiale degli affari sono molti, ma questa forse è la più bizzarra. []

  • Sulle tracce degli antenati. L’avventurosa storia dell’umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc –  Editoriale Scienza

C’è un bambino, Luca, che si muove con tanto di taccuino attraverso la storia dell’evoluzione e lo fa ponendo delle domande; alcune di esse molto puntuali, altre che tradiscono qualche pregiudizio o l’imprinting di una storia dell’evoluzione umana che si nutre di piccoli errori che cambiano di molto la prospettiva. Luca le proprie domande le rivolge ai diretti protagonisti: all’uomo di Neandertal, ad Ardi (l’antenato della celebre Lucy), a Lucy stessa (wow!) e a tanti altri lontani cugini. []

 

Lo schiaccianoci, una storia di Natale

7 dicembre 2016. #AkAdvent

In un gioco di rimandi, piroette e viaggi tra il mondo del fantastico e quello del reale, la storia dello Schiaccianoci e del re dei topi dal 1816 è giunta ai nostri giorni fresca, appassionante, da fiato sospeso. Inquietante e oscura, sempre in bilico, oltre che tra realtà e fantastico anche tra incubo e sogno.

Lo schiaccianoci, E.T.A. OHoffmann, Liesbeth Zewrger - NOrd-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger – Nord-Sud 2008

Durante gli anni è stata data alle stampe nella sua versione originale, quella appunto del 1816 di E.T.A. Hoffmann, e poi in quella di Dumas padre, variante più fresca nella prosa; infine messa in scena in forma di balletto su musiche di Ciajkovskij (ispirata, quest’ultima alla riscrittura di Dumas).

Maria e Fritz ricevono in dono uno schiaccianoci; è la vigilia di Natale e l’atmosfera è carica di magia, la statuetta meccanica reca con sè una sorta di trepidazione che si concretizza nel sogno di Maria che è un incubo: un topo a sette teste la minaccia durante la notte e solo grazie all’intervento salvifico dello schiaccianoci e di intrepidi soldatini di piombo, Marie riesce a trovare il coraggio di allontanare l’orrendo roditore con una ciabattata. Da questo incubo orrendo la bambina si sveglia provata e febbricitante e porta i segni di una ferita sul braccio che sanguina proprio come se fosse reale e non riportata durante un sogno. A farle visita il padrino Drosselmeir, artigiano e orologiaio dall’aspetto piratesco, che per sollevarla dall’indisposizione, le racconta una storia con protagonisti dei topi molto simili a quelli conosciuti, suo malgrado, da Marie, e un ragazzo intrepido, con un talento speciale: denti duri come le leve di uno schiaccianoci.

Un gioco di mise en abîme, di storie all’interno di altre storie che ne raccontano altre, diverse ma imparentate, proprio come antichi stemmi familiari.

Lo schiaccianoci vanta decine di illustrazioni; da quelle celebri di Sendak (realizzate per le scene del balletto e dal timbro brioso, come quest’ultimo) a quelle angoscianti di Innocenti, passando per decine di varianti più o meno zuccherine.

Nella mia libreria ne ho trovate diverse versioni, tra cui quella (per una volta ampliata e non ridotta) della Scala d’oro UTET, le cui illustrazioni da bambina trovavo inquietanti e in cui lo Schiaccianoci è brutto, ma brutto davvero.

Donzelli ha pubblicato nel 2011 un bel volume con entrambe le versioni (di Hoffmann e Dumas) e illustrato da Aurelia Fronty.

L’edizione che vi consiglio di mettere sotto l’albero di Natale è quella illustrata da Lisbeth Zwerger.

Lo schiaccianoci, E.T.A. OHoffmann, Liesbeth Zewrger - NOrd-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger – Nord-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. OHoffmann, Liesbeth Zewrger - NOrd-Sud 2008
Lo schiaccianoci, E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger – Nord-Sud 2008

Nelle tavole cui il tratto realistico s’accompagna alla surrealtà e l’atmosfera è morbida e rarefatta, come al momento del risveglio, quando ancora non ci si rende conto se si sogna o si è desti.

519bh7w7el-_sx359_bo1204203200_Titolo: Lo schiaccianoci
Autire: E.T.A. Hoffmann, Liesbeth Zwerger
Editore: Nord-Sud
Dati: 2008, 12,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Il mio primo Charles Dickens. Capitan Cuordicoraggio – La lisca magica

È il 1868 quando Charles Dickens inventa due storie, una tutta azzurra e una tutta rosa. Una per maschietti di nove anni, più o meno, l’altra per femminucce di sei, sette.

State strabuzzando gli occhi pensando che sia io e sia, peggio, Charles Dickens, si sia perso il senno? Allora aggiungo al pacchetto conformista anche una bella cornice azzurra per ogni pagina della storia di pirati e una altrettanto bella cornice rosa per la storia di principesse. E la frittata dello stereotipo di genere è fatta.

Il mio primo Dickens. Capitan Cuordicoraggio - La lisca magica. Illustrate da Hilary Knight - 2016, Donzelli
Il mio primo Dickens. Capitan Cuordicoraggio – La lisca magica. Illustrate da Hilary Knight – 2016, Donzelli

Per fortuna si tratta della sana ironia (che mai è sarcasmo) di Dickens, qui esasperata e tradotta anche in segno grafico atto proprio a fuorviare (o attrarre per poi portare su un’altra strada?) la consuetudine, i preconcetti e il perbenismo. Perché le cornici sono sì azzurra e rosa, ma contengono due storie che non sono portatrici di alcuna tinta pastello. Però sono due storie scritte apposta per i bambini, che dei bambini manifestano la freschezza, e che Dickens ha affidato proprio alle loro penne, cimentandosi in un esercizio narrativo difficile quanto ben riuscito, talvolta assurdo per occhi adulti ma di una disarmante efficacia da risate pancia all’aria e nasi arricciati per quelli dei giovani lettori.

La prima storia è dissacrante, spassosa e divertente. È composta di avventure strampalate, coraggio, sogni, audacia, sbruffonerie bambine e momenti di sadica e succulenta vendetta, specchio e sfogo di pensieri bambini anch’essi. Illustrata con toni freddi e truculenti (o pirateschi che dir si voglia) dettagli. La seconda smonta ogni luogo comune in un rincorrersi di situazioni paradossali e surreali. I toni delle illustrazioni sono caldi, primeggiano il rosso e il giallo.

Il capitan Cuordicoraggio, per dirne una approda su di un’isola i cui verdognoli abitanti erano grandi timorati di Dio, giacché il loro inno era:

Spancia, spanciati, span!
Gnamme, gnammete, gnam!
Spancia, spanciati , span!
Gamme, gnammete, gnam!

Che, altro non è che la loro versione del “Dacci oggi il nostro pane quotidiano…”. L’unica piccola differenza è che si tratta di un popolo dalle abitudini alimentari cannibaliche, che peraltro sta per cuocere in pentola il professore di latino del capitano, con il quale non scorre buon sangue e che, sebbene non in questo momento, comunque farà una brutta fine. Ma questa è un’altra storia.

capitan-cuordicoraggio3
Il mio primo Dickens. Capitan Cuordicoraggio – La lisca magica. Illustrate da Hilay Knight – 2016, Donzelli

La lisca magica si conclude con la morte, ben accolta, di un carlino. Odioso vieppiù, tanto tanto insopportabile da morir strozzato eppur con naturalezza.

Non sono storie dalla semplice lettura. Specie se gli adulti volessero fare da filtro. Bisogna lasciarle leggere a coloro cui sono destinate così, come acqua che sgorga dal fianco della montagna: è fresca e disseta e talvolta ci si trovano dei sassolini dentro, basta non farci caso.

Le illustrazioni sono di Hilary Knight cui va il merito di aver concepito graficamente il llibro e di aver associato queste due storie in un unico volume nel 1964.

7c57603da4a87a8f9e736d5c6a2a631e_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Il mio primo Dickens. Capitan Cuordicoraggio – La lisca magica
Autore: Hilary Knight
Traduzione: Bianca Lazzaro
Editore: Donzelli
Dati: 2016, 48 pp., 22,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Caterina Certezza

Mi auguro che molti bimbi e bimbe sceglieranno questa storia così intima e bella come compagna di qualche giorno estivo. Compagnia intima e bella anch’essa.

Caterina Certezza, di Patrick Modiano e Jean-Jacques Sempé - 2014 Donzelli
Caterina Certezza, di Patrick Modiano e Jean-Jacques Sempé – 2014 Donzelli

Caterina Certezza è stato l’esordio di Patrick Modiano nella letteratura per l’infanzia, e Sempé è uno degli illustratori più famosi del mondo.

Patrick Modiano ha ricevuto nel 2014 il Premio Nobel per la letteratura con questa motivazione:

for the art of memory with which he has evoked the most ungraspable human destinies and uncovered the life-world of the occupation.

Ci si riferiva, certo, ai suoi gradi romanzi, all’occupazione nazista in Francia a lunghi momenti durissimi dell’umanità. Ma Quell’art of memory  io la leggo anche tra le pagine di questo breve romanzo per bambini e bambine. E la leggo intensa e profonda.

Caterina Certezza, di Patrick Modiano e Jean-Jacques Sempé - 2014 Donzelli
Caterina Certezza, di Patrick Modiano e Jean-Jacques Sempé – 2014 Donzelli

Questi due grandi autori, Modiano e Sempé, assieme danno vita al racconto di Caterina, ormai adulta, ballerina newyorkese, e alla sua infanzia trascorsa a Parigi, assieme al padre, con un tono di premura che sempre mi tocca, che sempre suona corde delicate del mio cuore e mi racconta di semplici accidenti quotidiani come di grandi cambiamenti, rimanendo sul piano della realtà con qualche incursione in quello della realtà bambina.

La lettura procede non per capitoli ma per quelli che amo definire “momenti”. Lo consiglio a bambini e bambine, caldamente, come già immaginavate.

41cizpgho8L._SX349_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: Caterina Certezza
Autore: Patrick Modiano, Jean-Jacques Sempé (trad. M. Vidale)
Editore: Donzelli
Dati: 2014, 91 pp., 14,00 €

Trovi Caterina Certezza tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Il mio primo Don chisciotte

Il mio primo Don chisciotte, di F. Lorioux, B. Lazzaro, Donzelli
Il mio primo Don chisciotte, di F. Lorioux, B. Lazzaro, Donzelli

Questo libro illustrato che vi consiglio anche per la sua storia e che definirei “un classico di un classico” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1930, e racconta di Don Chisciotte, che, come tutti i bambini ben sapranno, amava combattere contro i mulini a vento. E contro i prepotenti e contro ogni ingiustizia, con una perseveranza e un coraggio che solo la follia…

È un libro dal formato importante che riporta anche tutte le tavole originali di Félix Lorioux, uno dei più grandi illustratori per l’infanzia tra Otto e Novecento, tradotto da Bianca Lazzaro. I bambini avranno tra le mani un libro che riconosceranno come “importante”, vi si appassioneranno e ne avranno cura.

 

il mio primo don chisciotte
Titolo: Il mio primo Don chisciotte
Autore: Félix Lorioux , Bianca Lazzaro
Editore: Donzelli
Dati: 2014, 22,00 €, 74 pp.

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Nove libri + 1 da leggere in terza elementare

Il mio primo Don chisciotte, di F. Lorioux , B. Lazzaro, Donzelli

il mio primo don chisciotteQuesto libro illustrato che vi consiglio anche per la sua storia e che definirei “un classico di un classico” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1930, e racconta la storia di Don Chisciotte, che, come tutti i bambini ben sapranno, amava combattere contro i mulini a vento. E contro i prepotenti e contro ogni ingiustizia, con una perseveranza e un coraggio che solo la follia… È un libro dal formato importante che riporta anche tutte le tavole originali di Félix Lorioux, uno dei più grandi illustratori per l’infanzia tra Otto e Novecento, tradotto da Bianca Lazzaro. I bambini avranno tra le mani un libro che riconosceranno come “importante”, vi si appassioneranno e ne avranno cura.

 

Jenny e il club dei gatti, Esther Averill, Il Castoro

31l1q+xrJZLJenny è una splendida ed elegante gattina nera, pelo lucido, padrone affettuoso. E questa è una storia vera, che potrebbe essere vera se conoscessimo la lingua dei gatti così come la conosce Esther Averill. Jenny Linsky vive a New York, è piuttosto felice, piuttosto timida e piuttosto desiderosa di entrare a far parte di un club, il club dei gatti, che osserva ammirata da dietro alla finestra. Per entrare a farne parte, Jenny affronta una serie di avventure buffe e temerarie e riuscirà ne suo intento superando i propri limiti, scoprendo l’amicizia, scoprendo i propri talenti. Questo libro raccoglie cinque avventure splendidamente illustrato in rosso e nero, ed è stato edito nel 1944 per la prima volta da allora è sempre stato amatissimo, tanto da entrare a far parte dei TIME Magazineʼs 100 Best Childrenʼs Books of All Time.

L’estate delle cicale, Carioli, Possentini, Bacchilega Junior

91tn5M8GiWLC’è un ciliegio. Frutti profumati e rossi. Ci sono due bambini e il canto, assai dolce, delle cicale. Ci sono colori vividi senza esser netti. Prospettive che si sovrappongono; ci sono dettagli in primo piano che rubano la scena agli accidenti centrali. Ci sono gli occhi dei bambini che raccontano, quasi più delle parole, di avventure, di amicizia, del tempo.
I due bambini hanno costruito una casa sull’albero che immaginano però in movimento. La quiete e la stasi di una casa sull’albero si fa nave in balia di onde, nave che domina o soccombe alla tempesta. Che poi è lo stesso meccanismo del sogno: un desiderio che prende forma, quello dei bambini di costruire un rifugio sull’albero, è il cuscino su cui i due amici chiudono gli occhi (o li tengono ben aperti) per immaginare grandi avventure, seduti, gambe penzoloni. C’è anche un litigio, c’è il passare del tempo, ci sono altri amici e decine di altre cose imperdibili per le quali vi consiglio di leggere questo splendido albo illustrato, che ha tutte le qualità per diventare un “libro del cuore”.

Furbo Signor Volpe, Roald Dahl, Quentin Blake, Nord Sud

41L9w2AH+RLIn una vallata ci sono tre fattorie; Olio alleva polli, Lupino oche e anatre, Pertica tacchini e mele. Cattivi nella media degli allevatori, ricchi. Molto. Poco distante, su una collinetta stava un albero e sotto all’albero una famiglia di volpi, papà volpe, mamma volpe e i loro quattro volpacchiotti, avevano scavato la propria tana, perché le volpi, questo tenetelo a mente perché servirà dopo, sanno scavare benissimo. Quotidianamente il Signor Volpe, col suo bagaglio volpino di furbizia e intelligenza, fa un’incursione in una delle tre fattorie, a seconda di quello che il menù della Signora Volpe prevede. Ma la pacchia dura fino a quando i tre fattori non decidono di dargli la caccia, di sterminarlo. Intanto il Signor Volpe ci rimette la bellissima coda, poi… beh… l’avventura è rocambolesca, ironica e divertente. Fossi in voi non me la perderei. Illustrato in bianco e nero da Quentin Blake, da questo libro di Roald Dahl è stato tratto il film Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson.

Strisce e macchie, Dahlov Ipcar, Orecchio acerbo

81s1dpsHrjLFin quando ci saranno tra gli scaffali delle librerie libri di Dahlov Ipcar, io non smetterò mai di consigliarne l’acquisto e la lettura. Sono libri che danzano, che portano con sé un bagaglio di originalità e pregnanza non comune; creati con una cura editoriale altrettanto rara e originale e pregnante. Sono libri che i bambini scelgono tra tanti, dalle illustrazioni potenti con colori ricercati ce sono come un marchio: blu, turchini che sono solo suoi; immagini che si muovono e rincorrono su sfondi pieni, parole che seguono il ritmo. È un portatore di meraviglia ed essa non si fa remore di attraversare la storia del cucciolo di tigre e quella del cucciolo di leopardo che in maniera autonoma intraprendono la stessa strada; una strada che è fatta di esplorazione, avventura, amicizia, indipendenza e scoperte (talvolta dal sapore non proprio piacevole, talvolta straordinarie), e di ritorni, cura, famiglia. Una strada fatta soprattutto di macchie e di strisce. Per bambine e bambini capaci di inanellare di seguito (come ho sentito con le mie orecchie durante una lettura ad alta voce di Carla Ghisalberti) almeno tre animali a macchie e tre a strisce. Per tutti i bambini, dunque!

Il cavaliere Saponetta, Kristien In-‘t-Ven, Sinnos

71gtBRaZByLIl Cavalier Saponetta, si chiama così non perché sia sfuggente in battaglia come una saponetta nel lavabo, no, si chiama così perché ama lavarsi, profumare, star fresco. Nonostante questa sua originale attitudine, per essere un cavaliere che trascorre il suo tempo a cavallo, sotto al sole o nella tempesta, che dorme all’addiaccio, che combatte e combattendo suda, rimane un cavaliere in tutto e per tutto. Non a caso il re lo convoca a palazzo perché c’è da sconfiggere un drago. Il Cavalier Saponetta sarebbe in vacanza, ma alla vista della principessa Linda rinuncia alle ferie e parte all’avventura che, come tutte le avventure che si rispettino ha i suoi imprevisti, le sue bugie, i tradimenti, i colpi di scena. Illustrata a colori da Mattias de Leeuw questa storia è stata stampata con il font leggimi su carta ruvida e color panna per agevolare la lettura.

Sibilla nel cappello, Luisa Mattia, Biancoenero

sibillaPrendete una ragazzina alla ricerca di sé, un ragazzino idealista, un matto con la passione per i cappelli e un’etica più che senziente, e avrete un storia ecologista, avventurosa, coraggiosa. Sibilla nel cappello, in cui il cappello è uno dei cappelli del matto, che poi si chiama Gigi, e Sibilla è un pesce gatto dalla punta della coda rossa, pesante oltre 5 chili, misterioso e sfuggente abitante del lago che in un malaugurato giorno cade prigioniero in una gabbia. Un libro che racconta di una trappola e di un salvataggio e intanto parla di consapevolezza di sé. Avventura appassionante, scritta con una font speciale e approvata da una redazione di ragazzi.

Le lettere dello scoiattolo alla formica, Toon Tellegen, Axel Scheffler, Feltrinelli Kids

81Wf82jcBsLNo, non è un romanzo epistolare, sebbene sia pieno di lettere, messaggi, bigliettini che gli animali si scambiano l’un l’altro. Sono delle piccole scene di quotidiana vita boschiva, condotta semplicemente tra foglie umide, tane sotterranee, tronchi d’albero su cui si muovono queste corrispondenze naif tra gli animali. Grazie alle loro parole scopriamo quanto possa essere tenera uno scambio di parole affidate al vento tra farfalle e lucciole, quanto lo scrivere a se stessi possa essere un rimedio alla solitudine, quanto gli scoiattoli amino ribadire i concetti. Una corrispondenza ingenua e buffa corredata da bellissime illustrazioni.

Coccodrilli a colazione, Emanuela Nava, Giunti

51RC9w++MXLA colazione, sì, avete letto bene. E pare che siano anche squisiti,che la loro coda abbia il sapore dei gamberi. Anche Eugenia era piuttosto scettica in merito, sebbene Chariza le spiegasse quanto comune e ghiotta fosse questa preistorica pietanza. Chi è Eugenia? Chi è Chariza? Sono due ragazzini, una italiana uno dello Zimbabwe, che si scambiano bellissime lettere nelle quali si raccontano l’un l’altra cose quotidiane, leggende bellissime, fiabe classiche, i nomi e le abitudini degli animali, ricette (il coccodrillo come la pasta asciutta) con un lessico brioso che rende la lettura molto scorrevole e piacevole.

Caterina Certezza, Modiano, Sempé, Donzelli

71CeV++I4dLA Caterina dedico il mio +1. Mi auguro che qualche bimbo sceglierà questa storia così intima e bella come compagna di qualche giorno. Compagnia intima e bella anch’essa. Caterina Certezza è stato l’esordio di Patrick Modiano, e Sempé è uno degli illustratori più famosi del mondo. Questi due grandi autori assieme danno vita al racconto di Caterina, ormai adulta, ballerina newyorkese, e alla sua infanzia trascorsa a Parigi, assieme al padre con un tono di premura che sempre mi tocca, che sempre suona corde delicate del mio cuore e mi racconta di semplici accidenti quotidiani come di grandi cambiamenti, rimanendo sul piano della realtà con qualche incursione in quello della realtà bambina. La lettura procede non per capitoli ma per quelli che amo definire “momenti”. Lo consiglio a bambini e bambine, caldamente, come già immaginavate.

E se vi fosse venuta voglia di comprarli, potete farlo qui

Il mio primo Don Chisciotte
Sibilla nel cappello
L’estate delle cicale
Furbo, il signor Volpe
Caterina Certezza
Strisce e macchie
Il cavaliere saponetta
Jenny e il club dei gatti
Lettere dello scoiattolo alla formica
Coccodrilli a colazione

Fiabe incrostate di salsedine. Profumano, pizzicano

Ricordo un giorno di una decina di anni fa, parlavo con mia nonna di fiabe (sì, perché avendone ascoltate tante dalla sua voce la considero piuttosto esperta in merito) e si ragionava su nani, folletti, esseri magici alla cui esistenza da bambina credevo piuttosto fedelmente. Io citavo fiabe celebri, lei stava silenziosa, poi, con i modi spicci che la contraddistinguono mi disse: “quando ero bambina mi raccontarono che c’erano nani e gnomi nei boschi di castagno e in quelli di abeti vicini al lago. Non ho difficoltà a crederci, visto che queste persone sfortunate si rifugiavano proprio nel fitto della foresta per allontanarsi dai giudizi e spesso dalla crudeltà altrui”. Diede quindi una spiegazione piuttosto razionale e confermò alle mie orecchie di ragazza la qualità realistica delle fiabe, il realismo magico che leggo sempre in esse.

Perché questa personalissima premessa? Perché una volta c’era in Sicilia un uomo così capace di nuotare e di stare in apnea sott’acqua a lungo che divenne fiaba e si fece leggenda. Delle sue imprese scrive un cantastorie trai più prestigiosi, Giuseppe Pitrè, delle leggende in merito tramandano le tracce vecchine, marinai, pescatori. E quest’uomo non era solo magico, aveva anche, a quanto riporta Bianca Lazzaro nella sua introduzione a questa edizione integrale che ce ne consegna ben 17 varianti, attestazioni e studi scientifici a supporto della sua natura marina: piedi palmati, pelle resistente all’acqua, polmoni con una resistenza superiore alla norma.

Ed ecco qui il realismo che si intreccia alla magia e che rende l’oralità di certe leggende popolari pratica narrativa, fiabe.

Cola Pesce sapeva nuotare meglio di un pesce e dei pesci aveva qualche caratteristica fisica. Nel mare trova il suo habitat naturale, in acqua praticamente vive, ma in totale solitudine, chiacchierato, direi celebre, ma abbracciato solo dai flutti. Questa solitudine, che definirei anche emarginazione coatta, lo porta a cercare il contatto con i suoi simili terrestri, a voler dimostrare il proprio valore. Si spinge oltre i suoi limiti sebbene cerchi in certe occasioni di opporre timidamente resistenza a richieste crudeli. Perché Cola Pesce accetta di fare ciò che sa di non poter riuscire a compiere senza farsi del male? Re, governatori, regine gli chiedono di riportare a galla tesori, di esplorare fondali, di appurare confini: mostrami che sei capace e io ti ricompenserò. Ma da queste imprese forzate per capriccio o per brama di potere Pesce Cola non torna mai, muore o scompare.

Pesce Cola è un uomo, ma è stato un bambino e poi un ragazzo. Fabian Negrin rappresenta le tre età dell’uomo/pesce in tre tavole trionfo di blu e turchese. Mi sono imposta una sola osservazione per ciascuna, ne occorrerebbero troppe per lo spazio di una recensione: laddove il mare incontra la terra l’acqua si fa familiare trasparenza, non minaccia, non spaventa, sul bagnasciuga riluce, come Cola Pesce, un po’ mare, un po’ terra.

Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin
Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin

Le bolle d’aria si inseguono numerose a guadagnare la superficie, trasmettono l’urgenza del respiro; assieme allo sguardo spalancato del bimbo Cola Pesce suggeriscono una tragedia imminente.

Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin
Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin

La voce di una madre esasperata si fa suo malgrado maledizione, prende forma di pesce e raggiunge un figlio che è già mezzo ragazzo e mezzo delfino.

Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin
Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin

Allora ti devi calare di nuovo, ché vogliamo sapere da dove arriva quell’acqua calda calda”. E il Pescecola le disse: “Mi volete morto? Io non torno più. Datemi una canna e se dopo un’ora torna a galla, io sono morto”. La canna tornò a galla e il Pescecola morì.

Di Pesce Cola in mare si perdono le tracce ma sulla terraferma, o meglio, sulla carta si può andare molto a ritroso nel tempo fino a trovare in ballate antiche salsedine e alghe. Pitrè nel Seicento attesta Pescecola in una segnalazione di Athanasius Kircher per poi ritrovarlo, diversi anni dopo, a vestire i panni del Tuffatore di Schiller (altri rimandi nell’introduzione a partire da p. XV).

Questa raccolta si nutre non solo dei frutti del mare, sono decine le fiabe narrate, spesso crudeli, altrettanto spesso bellissime, con tratti esuberanti, eccezionali, unici. C’è persino una fata maschio. Ritorna nella fiaba che qui si chiama “Donna Peppa e Donna Tura” (che Basile racconta come “La vecchia scorticata”): due sorelle vecchie e rattrappite si ritrovano al centro di un fraintendimento per un banale accidente quotidiano, per dell’acqua saponata. Si ritrovano a entrare nel mirino delle voglie di un re. Così com’erano avrebbero dovuto rinunciare, ma una di loro non si da per vinta, o meglio si dispera. E lo fa a gran voce, tanto da attirarsi la benevolenza di una fata barbuta, una fata maschio. Di come una delle due finirà scorticata lo lascio alla vostra immaginazione, o alla lettura di questo volume illustrato prezioso.

ad17141e470f0d2319b29b49b35daa0b_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane
Autore: Giuseppe Pitrè, Fabian Negrin (a cura di Bianca Lazzaro)
Editore: Donzelli
Dati: 2016, pp. XXIV-330, 30,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it