Lupinella, la vita di una lupa nei boschi delle Alpi

La lupinella è una pianta molto resistente, che si adatta anche a terreni aridi, bella di una bellezza selvaggia, con fiori a spiga rosa, lucenti.

Indugio sul ricordo che ho di questo fiore perché l’ho sempre avuto in mente mentre leggevo Lupinella di Giuseppe Festa, trovando tra la pianta e la lupa che ne porta il nome tanti incroci e scambi. Primo tra tutti il nodo primordiale e selvaggio di un animale fiero e coraggioso, resistente e bellissimo.

<em> Lupinella</em>, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio - 2018 Editoriale scienza
Lupinella, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio – 2018 Editoriale scienza

Lupinella è una lupa che racconta di se stessa e della sua vita nei boschi delle Alpi, dal momento in cui viene al mondo a quando compie due anni. Dal tepore della tana, che condivide coi fratellini, alla vita di branco, con le sue regole ferree, dure, fino al confine con l’età adulta, la maturità, che attraversa esitante ma al contempo decisa, guidata dall’istinto che la conduce verso una nuova famiglia, una nuova avventura.

<em> Lupinella</em>, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio - 2018 Editoriale scienza
Lupinella, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio – 2018 Editoriale scienza

La narrazione è avvincente; arricchita dalle illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio e da riquadri informativi con gli approfondimenti di una lupologa esperta del Progetto Life Wolf Alps, Francesca Marucco, che racconta con molta semplicità e immediatezza la vita dei lupi ma anche il territorio in cui abitano, i pericoli che corrono.

In coda al libro alcuni giochi e attività per conoscere la natura esplorandola; schede di approfondimento sul ritorno del lupo sulle Alpi e sul progetto europeo Life Wolfalps e un bel poster con alcune illustrazioni del libro.

lupinella-cop---310-310Titolo: Lupinella
Autore: Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2018, pp. 64, 11,90 €

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C’erano tutti nella grande aia

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo

C’erano tutti nella grande aia, me compresa. Sotto forma di una piuma svolazzante, un fiore di geranio, un petalo d’oleandro. Insieme al maiale che è talmente consapevole di sé da non sembrarlo affatto, insieme a oche, anatre, galline. E io, c’ero anch’io, lo dicevo, grazie alla poesia di terra e fango, di ortica e sole di Nino de Vita che pare d’averla vissuta davvero, che sia un ricordo, un ricordo d’accidenti quotidiani, così semplici da conservare in sé la meraviglia stupefacente di un amore che nasce e di una vita che si spegne, in maniera drammatica, grottesca.

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo
C’erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder – 2018 Orecchio Acerbo

Ntonu è un maiale, Il maiale protagonista di questo componimento in tre canti; il suo tempo scorre tra la noia di giornate sempre uguali a loro stesse, e lui lo trascorre, ignaro di quanto quello a lui destinato sia breve, annusando i fiori, guardando le faccende altrui, osservando tutto quanto accade nella grande aia. Si tiene in disparte Ntonu, un po’ come fa il siciliano sulla sinistra di ogni doppia pagina, perché se irrompesse nell’italiano sarebbe incontenibile, così Ntonu con la sua irruenza creerebbe scompiglio tra gli altri pacifici animali.

L’uomo c’è, senza dimenticare chi ne scrive e chi ne legge, ed è un ragazzo, così come lo era ne La casa sull’altura, che gioca con lui, lo accarezza, se ne prende cura.

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo
C’erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder – 2018 Orecchio Acerbo

Fino a quando Ntonu, per amore, non irrompe nel palcoscenico della vita agreste che è l’aia e ne diventa protagonista (così come il siciliano resiste fedele a se stesso e irrompe nei versi in certe parole che sembrano altro e invece non sono: animalaccio, non è una belva feroce quanto piuttosto descrittivo di un tripudio ridondante di bellezza). Un pavone entra in scena: bellissimo, mai visto prima. Irresistibile per Ntonu. La prima e l’ultima sortita sulla vita di ogni giorno, che è sempre, sempre, meravigliosa.

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo
C’erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder – 2018 Orecchio Acerbo

Il ritmo, già cadenzato dalle parole, si muove armonico anche nelle illustrazioni di Armin Greder. Sulle doppie pagine con testo a fronte Ntonu, il maiale, su fondo bianco, si staglia tratteggiato a inchiostro, a queste segue sempre una doppia pagina a illustrazione piena che sposta l’attenzione dal protagonista solitario alla fattoria piena di vita, in netto contrasto con il destino che aleggia come spada sul capo del maiale e sulla sua esistenza, che, lo si percepisce dal primo verso (Risiedeva, castrato,/ in un buco di casa/ il giovane maiale) risente in maniera coatta dell’intervento dell’uomo. Fino al climax, quattro pagine che si spiegano e aprono su un pavone ammantato di colori, i suoi, brillanti, ricchissimi, per poi richiudersi e tornare a Ntonu e al suo destino e al suo straziante addio, che rimesta gli animi delle oche e delle galline nell’aia, stavolta sì,  e le induce al volo, o perlomeno a quell’istinto di volo che permane sotto lo strato superficiale e addomesticato delle loro piume.

copertinaTitolo: C’erano tutti nella grande aia
Autore: Nino De Vita, Armin Greder
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 32 pp., 15,00 €

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Il dito magico

Cosa farebbero i bambini se avessero una capacità magica? E, più nello specifico, cosa farebbero se questa capacità magica fosse la possibilità di puntare il dito e realizzare ciò che si desidera?

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Il dito magico, Roald Dahl e Quentin Blake – Nord Sud, 2007

Le risposte potrebbero essere centinaia. Quello che so per certo, e Dahl lo racconta con la sua classica e sana ironia, è che non bisogna mai far arrabbiare i bambini con un forte senso di giustizia giacché ci si potrebbe, ragionevolmente, ritrovare trasformati in pennuti.

Non sopporto la caccia, proprio non la sopporto. Non mi sembra giusto che gli uomini e i ragazzi uccidano gli animali solo per il divertimento che ne ricevono.

È ciò che avviene a una famiglia di cacciatori di anatre, che una bimbetta di otto anni trasforma in ciò che cacciano, anatre appunto. È un vero e proprio racconto, d’autore, composito e ricco, la cui lettura è però sollecitata dalla passione indomita dei primi lettori per “finire i capitoli” e fare a gara a chi ne legge di più.

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Il dito magico, Roald Dahl e Quentin Blake – Nord Sud, 2007

Su Libri Calzelunghe, Alessandra Starace racconta la storia editoriale di questo libro, scomodo per molti versi, che dovette sgomitare per essere pubblicato. Un motivo in più per gustarlo: i libri che a qualcuno non piacciono perché portatori di verità sono sempre i migliori!

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Titolo: Il dito magico
Autore: Roald Dahl, illustrazioni di Quentin Blake
Editore: Nord-Sud, (Gli scriccioli)
Dati: 2007

Sibilla nel cappello

Prendete una ragazzina alla ricerca di sé, un ragazzino idealista, un matto con la passione per i cappelli e un’etica più che senziente, e avrete un storia ecologista, avventurosa, coraggiosa.sibilla nel cappello2

Sibilla nel cappello, in cui il cappello è uno dei cappelli del matto, che poi si chiama Gigi, e Sibilla è un pesce gatto dalla punta della coda rossa, pesante oltre 5 chili, misterioso e sfuggente abitante del lago che in un malaugurato giorno cade prigioniero in una gabbia.

Un libro che racconta di una trappola e di un salvataggio e intanto parla di consapevolezza di sé. Avventura appassionante, scritta con una font speciale e approvata da una redazione di ragazzi.

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Titolo: Sibilla nel cappello
Autore: Luisa Mattia
Editore: Biancoenero
Dati: 2016, 64 pp., 8,00€

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Il tagliaboschi che semina speranza

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Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri – 2016, Il Leone Verde

Sulla quarta di copertina de “Il tagliaboschi”, silent book di Alain Cancilleri, è scritto:

Cosa accadrà quando anche l’ultimo albero sarà tagliato?

Perché io citi perlopiù la metà dell’intero testo scritto di questo libro silenzioso è presto detto.

Perché leggendo la quarta di copertina (azione che usualmente, e anche in questo caso, compio dopo la lettura del libro) la sensazione che ho avuto è che queste parole potessero suggerire altro, e un velo di angoscia ha appesantito una lettura che fino a pochi istanti prima era stata votata all’ottimismo. Ho effettuato in pochi momenti dei passi indietro, a riguardare tra le pagine, e mi sono chiesta, supportando questa mia domanda con il fatto che il taglio degli alberi mi sembrava gesto piuttosto meccanico e fine a se stesso, mi sono chiesta dunque: Ma anche il tagliaboschi e la sua compagna sono gli ultimi due esseri umani sulla terra? O sono i soli di quel bosco? Questo mondo, questo bosco, è destinato a diventare un’altra Isola di Pasqua, fino a quando non subentri la chiarezza di orizzonti, fino a quando degli esseri viventi, a differenza di muti simulacri, non riusciranno a comunicare l’urgenza di un cambiamento?

Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri - 2016, Il Leone Verde
Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri – 2016, Il Leone Verde

Potrebbe sembrare domanda superflua, ma non ritengo che lo sia.

Per questo ricomincio dal principio: c’è un bosco, fitto fitto di alberi; nel bosco ci sono diversi animali, piccoli e grandi, con le ali o a quattro zampe. Di solito li si nota in basso a sinistra, sul margine della pagina, come a voler assumere una posizione di riparo. Perché da destra, invece, giunge il tagliaboschi. Sembra venir da lontano, ma non da molto lontano, giacché arriva a piedi, senza un carro, solo, dalla vetta di una montagna innevata, percorre il bianco con un’ascia sulla spalla, capo chino, sguardo pure.

Arrivato al bosco taglia e taglia. Abbatte e poi accatasta i tronchi, che sembrano leggeri, che solleva senza sforzo alcuno, a occhi chiusi. I ceppi rimangono radicati al suolo, e sono piedistalli per gli animali attoniti e sperduti.

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Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri – 2016, Il Leone Verde

In un poi che potrebbe essere anche molto vicino, il tagliaboschi ritorna a terminare la propria opera. Ma interviene il rosso, forse del tramonto, a illuminare i rami dell’ultimo albero del bosco, e tra i rami tutti i suoi abitanti. L’ascia cade e con essa si pianta nel terreno una consapevolezza ben ferma, palpabile: e torna quella domanda. Quella iniziale, quella che chiude il libro e ce lo presenta.

Il fine è lieto, la storia narrata è ecologica. Gli animali danzanti e il tagliaboschi e la sua compagna pure. E anche il nostro spirito.

Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri - 2016, Il Leone VerdeTitolo: Il Tagliaboschi
Autore: Alain Cancilleri
Editore: Il Leone Verde piccoli
Dati: 2016, 36 pp., 12,00 €

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Il mondo segreto delle piante

Il mondo segreto delle piante, Jeanne Failevic, Véronique Pellissier, Cécile Gambini - 2014, Editoriale Scienza
Il mondo segreto delle piante, Jeanne Failevic, Véronique Pellissier, Cécile Gambini – 2014, Editoriale Scienza

È un’ammissione che faccio in prima persona: molto spesso le piante, gli alberi, sono presenze silenziose e discrete che passano inosservate. Non alla mia vista, beninteso, della loro bellezza, della loro imponenza a volte, infatti godo penso come tutti, ma do per scontato che esse siano lì, di rado mi soffermo per toccarle, per accarezzarne tronchi o sfiorarne petali e fusti. So che c’è molto altro dietro alla loro presenza immobile e bella, ma leggendo questo volume dal titolo intrigante, Il mondo segreto delle piante, ho scoperto con divertita e curiosa meraviglia che sono molte, moltissime, le cose che delle piante ignoravo.

Sono stata trasportata per mezzo di illustrazioni, testi e foto divertenti, in un mondo sfaccettato fatto di emozioni e contrasti che palesa quanto sia sfacciata la visione antropocentrica che l’uomo ha della Terra, quanto sia erronea.

Il mondo segreto delle piante, Jeanne Failevic, Véronique Pellissier, Cécile Gambini - 2014, Editoriale Scienza
Il mondo segreto delle piante, Jeanne Failevic, Véronique Pellissier, Cécile Gambini – 2014, Editoriale Scienza

Le piante sono forti e fragili, imponenti e minuscole, sono maschio e sono femmina, si riproducono, mangiano e comunicano tra di loro. Alcune fondano associazioni di beneficenza, altre non si fanno scrupolo di calpestare qualche simile (o a fagocitarlo all’occasione) se serve a crescere e vivere con più spazio o tranquillità. Certo è molto più semplice intenerirsi dinanzi agli occhioni sgranati di un gattino piuttosto che dinanzi all’inerme delicatezza di una gemma che sboccia, ma le piante hanno una loro sensibilità, una loro cocciutaggine, persino, grazie alla quale conquistano territori, si difendono, sopravvivono e vivono molto a lungo. “Se è l’esperienza del mondo a conferire saggezza e intelligenza, allora le creature più sagge dovrebbero essere le piante, che popolano la Terra da molto più tempo di noi umani…”

Il mondo segreto delle piante, Jeanne Failevic, Véronique Pellissier, Cécile Gambini - 2014, Editoriale Scienza
Il mondo segreto delle piante, Jeanne Failevic, Véronique Pellissier, Cécile Gambini – 2014, Editoriale Scienza

Ogni capitolo è introdotto da una fotografia dal tono umoristico a piena pagina che suggerisce la domanda del titolo che apre ogni capitolo. A ciascuna domanda (Le piante sono maschi o femmine? Le piante mangiano ? Le piante sono intelligenti?) segue un nutrito capitolo illustrato in cui dalla scienza si passa alle note curiose, dagli schemi, alle illustrazioni divertenti. Il tono è molto comunicativo, il lessico adatto ai bambini: tutte le informazioni arrivano e si fissano con naturalezza, invogliando al’approfondimento, alla ricerca, ogni volta sorprendendo.

Ritengo che sarebbe un regalo di qualità e profonda bellezza da mettere sotto l’albero a Natale.

il mondo segreto delle pianteTitolo: Il mondo segreto delle piante
Autore: Jeanne Failevic, Véronique Pellissier
Illustratore: Cécile Gambini
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2014, 96 pp., 18,90 €

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Hilda, bimba alle prese con giganti, troll e crescita

Hilda e il Troll, Luke Pearson - 2014, BaoPublishing
Hilda e il Troll, Luke Pearson – 2014, BaoPublishing

La premessa necessaria è che non sono un’intenditrice di fumetti. Li leggo con molto piacere ma il mio campo è un altro, quello degli albi illustrati. Certo un nesso tra le due arti c’è, ed è palese nel rapporto tra testo e immagini; rapporto del quale, sì, mi intendo, così come della qualità delle storie e delle qualità che esse debbano possedere affinché lo siano.

Hilda e il Troll è storia completa, raffinata, avventurosa, tenera; Hilda e il gigante di Mezzanotte è storia ecologista, ironica, profonda, immaginifica. Hilda, la bimba protagonista è dinamica, vispa, colta, tenera, intelligente. Ha i capelli color carta da zucchero, come le notti di questa solitaria montagna in cui vive con la mamma, come il pelo della sua amica volpe, come il manto del gigante e come il riverbero della luna sulla pelle coriacea, rocciosa, del troll.

Hilda e il Troll, Luke Pearson - 2014, BaoPublishing
Hilda e il Troll, Luke Pearson – 2014, BaoPublishing

Hilda aspetta la pioggia per correre fuori dalla capanna e, libera da ansie materne, trascorrere la notte nella tenda. Gli eventi si susseguono dinamici: Hilda legge un libro sui troll di montagna, aspetta la pioggia, la pioggia fa capolino e nel breve spazio di questi semplici eventi i personaggi protagonisti hanno già trovato un loro posto nel nostro immaginario e nella storia. C’è anche un omino di legno che approfitta di ogni spiraglio per intrufolarsi in casa e sdraiarsi davanti al camino. Mi ha ricordato certi personaggi e certi momenti surreali delle storie di Hayao Miyazaki; il contesto è diverso ma la poesia è assolutamente la stessa. Guardo con attenzione alle reazioni dei bambini cui leggo; all’ingresso dell’omino di legno lo sguardo è perplesso ma naturalmente accogliente, e lo stesso sguardo si mostra divertito all’arrivo nella tenda di una volpina zuppa, color azzurro carta da zucchero, lo dicevamo, un po’ maculata, con dei rametti sulla fronte (daranno frutti?), che sono corna di daino… Hilda è nella tenda, piove e “un rifugio si apprezza ancora di più con un amico”.

Hilda e il Troll, Luke Pearson - 2014, BaoPublishing
Hilda e il Troll, Luke Pearson – 2014, BaoPublishing

L’indomani Hilda munita di matita e taccuino s’avvia alla ricerca di Troll, di rocce troll. Ne trova una che pare sia proprio di quella razza lì, la ritrae fedelmente ma non prima di aver appeso a uno spunzone della roccia un campanellino, sia mai che prendesse vita e li prendesse alla sprovvista. L’avventura evolve e continua in un susseguirsi di quadri suggestivi fino a un finale che è di consapevolezza, accoglienza, rispetto e affinità con la natura e l’ambiente, il che ci accompagna con più di un’aspettativa all’avventura successiva: Hilda e il gigante di mezzanotte. Hilda qui è ancor meglio resa, le sue azioni ci sono familiari, la sua indole si rafforza, diviene più piena, ancor più consapevole. Diventa incisiva e, letteralmente, le sue azioni, i suoi passi, lasciano il segno. L’avventura incomincia proprio a causa delle impronte di Hilda e di sua madre che non sanno, ma presto scopriranno, di vivere nel bel mezzo di un paese popolato da creaturine capaci di rendersi invisibili e palesarsi a loro piacimento, bellicose e puntigliose, decise a scacciare le due ingombranti presenze e riappropriarsi di tranquillità e spazio. Già per Hilda e il Troll avevo parlato di completezza, in questo caso alla completezza si aggiunge una complessità di significati e resa che ha il magico potere di semplificare il linguaggio, aumentando di conseguenza empatia e coinvolgimento, e semplificando alzare il tono dell’intreccio in un crescendo costante che si risolve in un finale sorprendente, epico.

Hilda e il Gigante di Mezzanotte, Luke Pearson - 2014, BaoPublishing
Hilda e il Gigante di Mezzanotte, Luke Pearson – 2014, BaoPublishing

Consiglio, e vivamente, la lettura di entrambe le avventure di Hilda ai bambini dai 6 anni in poi (sebbene i giovani lettori cui l’ho letta siano cinquenni e l’abbiano amata moltissimo), e più in particolare ai bimbi che rifuggono il conformismo, che amino la natura e non abbiano timore alcuno di lanciarsi all’avventura affermando sé stessi nel rispetto degli altri.

hilda cop 1Titolo: Hilda e il Troll
Autore: Luke Pearson
Editore: Bao publishing
Dati: 2014, 40 pp., 14,00 €

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hilda cop 2Titolo: Hilda e il Gigante di Mezzanotte
Autore: Luke Pearson
Editore: Bao publishing
Dati: 2014, 40 pp., 14,00 €

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Un mare salgariano che inghiotte e restituisce, un mare violato e stanco che genera un’isola di fuoco

Refrattaria ai riconoscimenti ufficiali, sin dalla prima guerra punica un’isola di fuoco emerge e s’inabissa al largo della costa tra Sciacca e Pantelleria. L’ultima volta il 5 luglio 1831, non per molto tempo, solo quello sufficiente ad assistere divertita alle dispute territoriali condotte in suo onore e di essere battezzata Isola Fernandea; giusto il tempo per nutrire di magia e mito la meraviglia degli sguardi che incontravano le sue lingue di fuoco, il suo respiro di vapore nel mare ribollente.

L'isola di fuoco, Emilio Salgari, Luca Caimmi - Orecchio acerbo
L’isola di fuoco, Emilio Salgari, Luca Caimmi –
Orecchio acerbo

Stessa meraviglia (e non riesco a immaginare la mole di lavoro) che necessariamente deve aver investito come un bagliore di fuoco, appunto, gli occhi e la visione immaginativa di Luca Caimmi che intride di sensazioni personali (smarrimento, paura, stupore, sgomento e attesa) le immagini, rendendole specchio oggettivo e non distorto di attitudini specificamente umane; le stesse che hanno toccato le corde della nostra emotività (e rabbia e disperazione) quando un’isola di fuoco, di ben altra natura rispetto all’ottocentesca insula in mari nata, ha irrimediabilmente preso vita dall’esplosione del Deepwater Horizon.

L'isola di fuoco, Emilio Salgari, Luca Caimmi - Orecchio acerbo
L’isola di fuoco, Emilio Salgari, Luca Caimmi –
Orecchio acerbo

Quel lontano evento, quell’Isola di fuoco ha ispirato questa di matrice salgariana ambientata in Nuova Zelanda che Orecchio Acerbo propone per ricordare sia l’anniversario dello scrittore italiano (morto il 25 aprile 1911) sia quello del disastro del Golfo del Messico.

Il colore misto all’acqua così come è steso, così come occupa lo spazio sembra in movimento, ricorda il movimento lento e morbido, ingannevole, che del petrolio sulla superficie del mare. L’immagine si stende sul foglio e lo investe di significanti che superano il limite della soggettività.

Raccontare in questo contesto come le parole di Salgari siano efficaci, taglienti, esse stesse lampi di voce frammista a immaginazione visionaria, incubo, sogno; come la narrazione proceda per quadri sempre più chiari e al contempo sempre più stringenti, come il lessico sia denso di naturalezza, di scientificità letteraria sarebbe quantomeno riduttivo considerata la mole di lavori critici ad esse destinata. Considerare piuttosto l’affinità col nostro tempo, il legame tra quelle righe sulfuree, tra quello sguardo stupefatto e le immagini del presente cui noi stessi (attoniti) abbiamo assistito e soffermarsi sull’efficacia dell’insieme; commuoversi nel crudele parallelo tra le mani dei pescatori che dopo la naturale apparizione dell’isola di fuoco raccolgono a piene mani i pesci da mangiare e quelle sporche di petrolio che cercano di dare sollievo alle creature imbrattate di grasso soffocante e nero. Questa è la chiave capace di annullare le distanze di tempo e spazio riducendole a una linea sottile cui guardare distrattamente mentre ci si immerge nell’inventiva, nella scrittura visionaria di uno degli autori più amati di sempre.

isoladifuococover21Titolo: L’isola di fuoco
Autore: Emilio Salgari, Luca Caimmi
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 48 pp., 18,00 €

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