Kilobo l’elefante sporco

Ci sono storie che nascono così, per la strada, quando meno te lo aspetti: una piccola cosa attira il tuo sguardo mentre cammini fieramente diretto dove vuoi andare, la incontri con lo sguardo,  la raccogli toccandola, e appena l’hai tra le mani un contatto particolare è stabilito. Quelle prime sensazioni tattili ne disegnano alcune più sottili che trovano il loro cuore laddove fluiscono i pensieri e le parole nate per accompagnarli. Così per Kilobo, elefantino di pezza, sporco di fango e dei tanti giorni lontano da casa, consumato da un amore tenero durato a lungo, di bambino ora profugo, perduto in un campo sull’Isola di Lesbo dopo un viaggio infinito e difficile. Gli scherzi della vita.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Chi lo trova abbandonato al suo destino di perduto è Daphne Bloumidis, autrice dell’albo a lui dedicato, che in quel campo dona la sua assistenza a grandi e piccini stanchi, frustrati e spaventati, anche loro in qualche modo perduti. Attivista e fondatrice di associazioni internazionali che si prefiggono di organizzare e migliorare programmi educativi per immigrati e giovani, con particolare attenzione ai minori non accompagnati. È  lei che, raccolto, gli dedica la sua attenzione, le sue riflessioni e poi un racconto. A Kilobo un gioco di pezza, un elefante, un minore non accompagnato.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

La voce narrante è quella di una nonna che incontrato un elefante, uno straniero, decide di portarlo a casa e di offrirgli ciò che reputa necessario: un buon bagno per pulirsi e rilassarsi, un’igienica strofinata ai denti per una buona accoglienza nel microcosmo di casa, una bella e sostanziosa cena e poi un letto, morbido, accogliente e pulito dove poter addormentarsi sicuro. Una casa.

Ma non tutte le case sono uguali nel mondo e soprattutto non tutti gli usi e gli oggetti quotidiani sono gli stessi.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Kilobo sonnecchia sotto a un albero, almeno così pare. Attorno a lui grandi e piccini impegnati nel gioco vociano in una lingua a lui sconosciuta. Quel che è chiaro, sin dal primo sguardo, è che Kilobo non è di quelle parti. Non vi appartiene né per caratteristiche, né per colore, né per la sporcizia di cui è macchiato. Come sia arrivato sull’isola e soprattutto da dove venga, Asia? Africa?, nessuno lo sa. Ma di certo non è nato lì. Se è arrivato sfruttando un passaggio, allungando una pensierosa passeggiata, in auto no, sicuramente, forse in un grande camion, nessuno lo sa e forse lo saprà mai. Ma è così stanco e fangoso, così sporco – forse pioveva durante il tragitto e il terreno era diventato poltiglia – che viene  fatto di pensare che durante il suo viaggio abbia trovato altri come lui coi quali giocare e rotolarsi nel fango e nella terra. Ma ora è lì, nel campo, sporco e bagnato, impossibile non notarlo, non desiderare di avvicinarlo, di invitarlo a casa, offrirgli un bagno caldo, in mezzo a tutta quella gente che per casa ora ha solo sé stessa. In fin dei conti ci sono pochissime cose di cui una creatura ha bisogno: sentirsi accettato, sicuro e amato. Sentirsi a casa. Essere a casa anche se casa non è.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Ma si sa tra grandi e piccini la storia è sempre quella del fare il contrario di ciò che viene chiesto o proposto. I grandi pensano cose che ai bambini sembrano strane, si tratta sempre di pretese impossibili e i grandi, dal canto loro,  pensano che i bambini siano assolutamente irragionevoli e testardi. 

Così se l’invito a seguirla a casa, nato dal cuore dal desiderio di accudire e offrire qualcosa di meglio di un rifugio, poteva non essere una cattiva idea sicuramente lo era fare il bagno, proprio inaccettabile, impossibile! Ci era voluto, come si dice, del bello e del buono ma poi tra mille bolle, in quell’acqua calda, confortevole, il bagno era stato anche divertente e piacevole. Ma non lo spazzolarsi i denti troppo grandi e lunghi per riuscire a usare un oggetto così piccino, difficile da impugnare. Solo offrendo parole dolci l’elefantino si lascerà aiutare. Il phon lo terrorizza, la salvietta non basta a coprirlo. A cena risulterà impossibile evitargli di afferrare la scatola dei biscotti e di riempirsi la bocca con avidità, ma un bambino può comportarsi bene innanzi a tutto quel croccante e fragrante? Solo un adulto può pensarlo. Un bambino si allunga verso il pigiamino più comodo da prendere senza pensare se può o meno indossarlo.

Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou
Kilobo l’elefante sporco, di Daphne Bloumidis e Anna Georgiadou

Solo un adulto può pensare è di questo o è di quello.  Forse all’inizio potrebbe non sembrare facile, ma sarà sorprendente incontrarsi nella curiosità reciproca, conoscersi, crescere assieme. Così come quel bimbo che appena nato non si conosce e poi, in una scoperta quotidiana e reciproca, diventa di casa.

unnamedTitolo: Kilobo l’elefante sporco
Autore: Daphne Bloumidis
Illustratore: Anna Georgiadou
Editore: Metaixmio, Atene, Grecia
Dati: 2017, 40 pp., lingua greco, €8,80

Piccolo elefante va in Cina, zài jiàn!

Bianco nero e color sabbia (o anche bianco nero e laccato in oro come certi dragoni da parata), testi che dicono con fare familiare, una traduzione attenta  e un tocco esotico di cinese bastano a raccontare lievemente e con una certa accuratezza il mondo dell’infanzia.

I testi sono di Sesyle Joslin, le illustrazioni di Leonard Weisgard, la traduzione di Carla Ghisalberti.

Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard - 2016 Orecchio Acerbo
Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard – 2016 Orecchio Acerbo

I due protagonisti, anzi i quattro protagonisti, sono invece piccolo elefante, mamma elefante, una buca sulla spiaggia che porta in Cina, e, lo dicevo prima, l’infanzia.

Quella che sogna, quella che pone mille domande e a ciascuna pretende una risposta che sia reale, certo, ma che abbia un sapore fantastico, esotico. Che possa essere di supporto quanto più possibile all’immagine che si figura dentro di sé, che le dia un contorno tangibile, un profumo, un sapore. Che non tenga conto del tempo e che di esso non risenta, che abbia il tocco fresco dell’avventura e quello morbido dei ritorni. Che come il mare sul bagnasciuga arriva, rinfresca e torna indietro lasciando terreno morbido per le impronte, cancellando le precedenti e preparando lo spazio per le nuove.

Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard - 2016 Orecchio Acerbo
Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard – 2016 Orecchio Acerbo

Piccolo elefante è in spiaggia, pantaloncino nero e maglietta a righe; un po’ fa il bagno, un po’ passeggia (a sentir lui in realtà sono anni che passeggia), un po’ si annoia. Chiede che la mamma risolva la questione e ottiene in cambio un’idea meravigliosa: scavare una buca che porti fino in Cina. Dov’è la Cina? Beh, dall’altra parte del mondo, ma scavando bene e a lungo ce la si fa ad arrivarci, a visitarla e anche ad assaggiare qualche prelibatezza.

Ovviamente in Cina tutto e tutti sono a testa in giù, ciò non toglie che si possa mangiare cibi buonissimi, noleggiare un risciò, navigare su una giunca e incominciare a masticare qualche ideogramma, in modo da poter essere cortesi, far merenda e, all’occorrenza,  chiacchierare di draghi.

E poi tornare, in spiaggia, laddove c’è un mondo che sta a testa in su e una mamma che lo aspetta sorridente e disponibile a viaggiare ancora assieme.

zài jiàn -> arrivederci

51MyJLGgbcL._SX424_BO1,204,203,200_Titolo: Piccolo elefante va in Cina
Autore: Sesyle Joslin, Leonard Weisgard
Traduttore: Carla Ghisalberti
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2016, 48 pp., 13,00 €

Trovate questi libri tra gli scaffali del Giardino Incartato, libreria per ragazzi in via del Pigneto 303/c, Roma. Oppure, se non siete a Roma potete trovarci su Bookdealer o chiederci di spedire a casa vostra, lo faremo con molto piacere ricorrendo a Libri da asporto.