Il bimboleone e altri bambini

Belli questi Tantibambini, per citare Munari; sono tanti e diversi, sono vitali, imperfetti, unici, si muovono sulla pagina nel pieno delle loro peculiari identità, di una pienezza che è sfumata al contempo, che arriva e poi sfugge, che gioca in armonia con la pagina e con il lettore, che non fatica a riconoscersi in un bimbo o in quell’altro ma anche in questo qui. Proprio questo qui.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Ci sono il bimboGATTO e a seguire un bimboPESCE. Non sono in relazione ma sembrano comunque connessi, così come il bimboTARTARUGA e il bimboLEPRE lo sono altrettanto per essere tra di loro esattamente opposti.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Le illustrazioni di Giacomo Agnello Modica ricordano quelle di Norman Rockwell, altrettanto plastici, altrettanto scanzonati, altrettanto coloriti i suoi bambini: gote tonde e rosse, occhi dalle ciglia da cerbiatto, capelli che rubano la scena con bionde, brune, rosse cotonature, ciuffi, trecce, sbuffi.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Distanti dagli adulti, che come in alcuni dei cartoni animati di Hanna e Barbera degli anni ’40, sono semplici comparse accessoriali, al massimo entrano in scena per mezzo di un paio di piedi, una figura fino all’ombelico, e compaiono nella loro interezza solo quando cambia radicalmente la prospettiva e si arriva alla domanda conclusiva, quella che tutti i bambini lettori si aspettano e alla quale tutti, tranne forse il bimboPESCE e il bimboRICCIO, non vedono l’ora di dare una risposta

E tu?
Tu, dimmi un po’…
Che bimbo sei?

Fino a questo momento la prospettiva è solo dei bambini, che ammiccano al loro se stesso animale, d’istinto, di vicinanza, di cura; attraverso il loro sguardo tutto il resto è reso genuinamente dalla matita e dagli acquerelli, e il punto di vista degli adulti non entra, oppure lo fa silenziosamente accogliendo i consigli di Gabriele Clima che sa che

Per far contento un bimbo leone devi…
lasciarlo ruggire, solo un pochino.
Poi sarà lui a farti le fusa.

60275487_2149017265389340_6105942867698515968_nTitolo: Il Bimboleone e altri bambini
Autore: Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica
Editore. Edizioni Corsare
Dati: 2019, 18,00 €, 32 pp.

L’uomo dei palloncini; quello giusto per ogni bambino

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Talvolta il presente si colora di persone che divengono personaggi, di uomini che sono talmente buffi da ricordarci Giufà, di donne schizzinose che diventano principesse sul pisello, di bambini pestiferi che apostrofiamo Gian Burrasca. Altre volte capita l’inverso, e il processo è ben più magico. Esula dalla deduzione per entrare nel campo minato dell’astrazione, laddove si può intraprendere e compiere il percorso creativo e dar luogo alla meraviglia oppure perdersi e ritrovarsi intricati nella resa banale di ciò che già è o è già stato.

L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli lo racconta, è un uomo che in una precisa fiera di paese, in un preciso momento e in un preciso luogo smette di essere quell’uomo per divenire il poetico ed eroico protagonista di una storia. Per dare il titolo alla storia che è la sua.

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Rappresenta e racconta tutti gli uomini dei palloncini? Direi di no. Molti, devo dire tutti quelli in cui mi sono imbattuta in una militanza di anni tra parchi, fiere, giardini, sono piuttosto antipatici, insistenti, invadenti; vendono a caro prezzo le solite immagini chiassose, non sono affatto capaci di acchiappare l’aria, di renderla forma, di renderla unica. Essi risplendono di luce riflessa e la luce (quella sì, ne sono stata investita anch’io) si genera dagli occhi pieni e baluginanti dei bimbi che, tutti, a prescindere dall’età, dai palloncini sono rapiti, inebriati. Ecco, l’uomo i cui palloncini popolano queste splendide pagine è magico, perché è capace di regalare ai bimbi una magia che essi stessi hanno inconsapevolmente creato, che si portano a spasso, che tiene loro compagnia.

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Nel leggere un albo quello che più mi interessa a una prima lettura è cogliere l’equilibrio tra testo e immagine; valutare il loro rapporto e soppesarne il ritmo. Ecco, qui è perfetto, l’equilibrio; lieve, il ritmo; elettivo, il rapporto.

Una frase tra tutte (tra le parole lette nei mesi, non solo tra quelle incontrate in questa narrazione) mi ha affascinata, per la sua cadenza perfetta e circolare, che narra compiendo evoluzioni e al contempo le conclude nel ritmo lineare del fatto narrato. È perfetta.

 L’uomo dei palloncini è un domatore d’aria. Gli basta un gesto per portare fino a te il suo gregge meraviglioso. Abbassarlo al punto da farti avvicinare. Avvicinarlo al punto di fartelo toccare, e forse da farti entrare e farti perdere e salire, salire, salire.

L’uomo dei palloncini domina l’aria più leggera dell’aria; la imbriglia e le dà forma; la forma più adatta a ciascun bambino. Per una bimba una stella, per due gemelli “in silenziosa pace” una fiera selvaggia e un fiore.

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Poi a sera va via, illuminando la strada con i fanali del suo furgone di zucchero con al fianco la ragazza tutta bianca, forse di torrone, forse di glassa, sua compagna e anima gemella; verso un’altra fiera, un’altra città.

Palloncini-copTitolo: L’uomo dei palloncini
Autore: Giovanna Zoboli, Simone Rea
Editore: Topipittori
Dati: 2014, 32 pp., 20,00 €

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Si narra di cinque cosi malfatti (ma siamo molti, molti di più)

Ne parlo quando in rete ne hanno già parlato tutti; quando tutti già sanno quanto splendido, meravigliosamente splendido, sia “I cinque malfatti” di Beatrice Alemagna. Ma io ho bisogno di aver vissuto un albo prima di esprimermi e tradurlo nelle mie considerazioni. E questo l’ho vissuto (Ah! Se l’ho vissuto!) quest’estate. Ha conosciuto spiagge pietrose, altre candide e rilucenti al sole; si è macchiato d’erba, nell’angolo in basso, un po’ sbucciato, si è tinto di rosso sugo; e oggi nella mia casa di tanto in tanto risuona una vocina che rimanda a memoria: erano cinque. Cinque cosi malfatti. Per poi leggerlo tutto, dalla prima pagina all’ultima, pur senza saper leggere nulla se non il proprio nome.

Nel momento in cui ho letto per la prima volta questa storia ho capito che tra le pagine (quelle sì) ben distese, dalla cura editoriale e tipografica impeccabile, tutta quell’imperfezione mi avrebbe presa in un vortice di ammirazione e affetto. Ammirazione per chi, autore, riesce a rendere così profondamente il senso dello star bene al mondo e con sé stessi, ammirazione per questi cinque cosi tanto malfatti che nel mondo si muovono capovolti, molli, ingenui, disinvolti, sereni; affetto per i momenti, le ore, che mi avrebbe donato nel tempo a venire. Io sono sempre riconoscente verso coloro che mi regalano tempo sereno e intenso.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

Beatrice Alemagna è un’autrice, nel senso pieno che questa abusata parola merita. Sue la narrazione per immagini, sua la narrazione per mezzo del testo. Impeccabile il secondo, ricco di colpi di scena, di momenti di stasi che paradossalmente divengono azione, di ironia, di dolcezza e candore; zeppo di attenzione e gioco, divertente e pieno. La prima, beh… tutto inizia con una doppia pagina di presentazione: i cinque malfatti dormono, ci accolgono nel più intimo dei loro momenti, così ci si presentano, inermi. E noi ne apprezziamo la semplicità, con riconoscenza lo sguardo si ingentilisce e pur nota il disordine, l’imperfezione sotto le coperte latente.

Il primo dei cinque era bucato, il secondo piegato, il terzo molle (e giù risate a pancia piena e nasi arricciati), il quarto capovolto e il quinto… lasciamo perdere! In cinque vivono in una casa sbilenca, cadente, anch’essa malfatta, ma non se ne preoccupano.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

Tra i cinque malfatti due sono divenuti il mio ideale giacché nell’ambire ad avere le loro imperfezioni potrebbe risiedere la chiave di una me migliore. Il bucato (chissà perché senza buchi in copertina) che grazie ai suoi buchi si lascia passare attraverso la rabbia ma anche la delusione, credo, le aspettative disattese, i rimpianti, la tristezza, per vederli in tutta la loro grigia e fumosa consistenza, osservarli dissolversi e non pensarci più. Il piegato, che conserva mille e mille ricordi tra le sue pieghe e ogni volta che lo desidera li dispiega, li svolge tutti assieme e ne gusta ogni momento. Come me così i bambini trovano ciascuno il suo malfatto preferito (in casa nostra è il molle), ne considerano i difetti, ci riflettono, a volte rimuginano, poi ci ridono su, capaci di fare ironia anche su sé stessi.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

I cinque piuttosto che rimediare, che raddrizzare, preferiscono ciondolare, sorridere di loro stessi e fare a gara su chi tra di loro possa essere quello più malfatto. Poi arriva l’eroico, il perfetto, la nota armonica e dissonante che tutto permea della propria immota perfezione. Tutto rischia di tradire e travisare. Si tratta di un essere bellissimo, liscio, con tutte le cose al posto giusto e una lunga, fulgente treccia rossa. Manco avesse un piano manageriale già pronto in tasca comincia a valutare competenze e attività dei cinque malfatti giungendo alla conclusione che no, non va affatto bene. Hanno bisogno di un progetto quei cinque, di un’idea soprattutto, che possa limare le loro macroscopiche imperfezioni.

I cinque però, e noi che così imperfetti li amiamo, lo sappiamo bene, si piacciono così. Non soffrono i propri difetti, con essi piuttosto convivono in piena consapevolezza e anzi, grazie ad essi vivono con più serenità e pienezza. E tanti saluti al perfetto, la cui fine è anche quella dell’albo e qui, chiaramente non vi svelo.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

Malfatti-copTitolo: I cinque malfatti
Autore: beatrice Alemagna
Editore: Topipittori
Dati: 2014, 40 pp., 20,00 €

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