L’innocenza di Sofie – Niente

Del libro di Janne Teller attorno al quale si dibatte molto in queste ultime settimane avevo scritto nel marzo 2005 tra le pagine de “Il Segnalibro”. All’epoca si chiamava L’innocenza di Sofie ed era edito da Fanucci; adesso è pubblicato da Feltrinelli e si chiama Niente. Ho deciso di ripubblicare quella mia breve recensione senza apporvi modifiche, peraltro non ho letto la nuova edizione per cui non saprei nulla aggiungere sulla traduzione o sull’edizione.Niente-particolare-del-disegno-in-copertina_h_partb

innocenza-sofieQuesto è un libro in cui la crudeltà del’animo umano trova spazio non solo negli angoli più remoti della ragione. È un libro agghiacciante: leggerlo è come uscire in una mattina di sole e tornare indietro zuppi di pioggia, freddi fino alle ossa. Janne Teller possiede la rara abilità di muovere gli animi senza patetismi. Il suo è uno stile asciutto e scarno di quelli che vanno dritti e inesorabilmente al dunque. L’innocenza è ciò a cui Sophie deve rinunciare, una di quelle cose che posseggono un sgnificato, che danno un senso alla vita. Perché lo scopo primo di alcuni ragazzini di Taering, piccola cittadina della Danimarca, è proprio riappropriarsi, con dolore e strazianti rinunce, del significato. E allora cedono al desiderio vitale di dimostrare al loro amico disilluso e innaturalmente adulto, Pierre Anthon, quanto egli sia in errore affermando che non vale la pena di far nulla perché nulla ha importanza. Frustrati dalla sua caparbia amarezza, i ragazzi reagiscono con decisione e incominciano ad accumulare, impilare, tutto ciò che per loro ha un significato, trascinando se stessi e il lettore in un vortice di spietata violenza. Violenza che assieme riempie e svuota ogni cosa della propria vera e genuina essenza. Sofie è il motore di questa ricerca, è decisa forte, estremamente testarda: niente riesce a smuoverla dal proprio intento. Sofie non vuole vivere una vita senza senso e non concepisce che qualcun altro possa farlo, non può permetterlo. Janne Teller ha scritto questo libro per i ragazzi, ma non è adatto solo a loro. Gli adulti, che nel romanzo sono solo ombre sfuggenti e prive di ogni palpabile spessore, troveranno in queste pagine molto di sé stessi.

downloadTitolo: Niente
Autor: Janne Teller
Editore: Feltrinelli
Dati: 2012, 119 pp., 12,00 €

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Un bambino, il dono di una dolce empatia e un cane

Tra poco è Natale. La maggior parte dei bambini, inclusa la mia, in questo periodo chiede un cane, un cucciolo. Ho riflettuto a lungo su questo desiderio comune e, sebbene condanni la corsa al cucciolo natalizio e nonostante la mia bimba non avrà un cucciolo in regalo per Natale, sono necessariamente dovuta scendere a patti con l’evidenza del legame che persino con l’idea di un cane si crea tra padroncino e animale.

Solo con un cane di Beatrice Masini (già autrice dello splendido Bambini nel bosco e ben nota traduttrice della saga di Harry Potter), in libreria da qualche settimana, mi ha attratta, dunque, poi conquistata e commossa, poi realmente convinta che in certa letteratura per l’infanzia stia la chiave per aprire la strada all’interesse per la lettura e il nutrimento per la passione per le storie.

Mirò, un bambino di dieci anni, e Tito, il suo cane di tre, vivono in una città, un regno, in cui un bizzarro e crudele re si diverte nel promulgare leggi assurde. Quella con cui bandisce il gelsomino, fiore simbolo del regno, tenero, bello e profumatissimo, per esempio. I sudditi scalpitano, segretamente si ribellano ma non possono disobbedire, nemmeno quando il re decide che tutti i cani devono scomparire.

L’idea è inconcepibile. L’attuazione impensabile; o meglio si può pensare come simulare l’ubbidienza e poi contravvenire con coraggio ai soprusi. Naturalmente per farlo è necessario un consistente bagaglio d’affetto, una nutrita dose di capacità di rinuncia e di generosità. Tutte qualità che al bambino protagonista, e ai bambini in generale, non mancano. Tutte qualità che i cani conoscono profondamente.

Con l’appoggio dei genitori, bambino e cane fuggono alla ricerca di un luogo tranquillo in cui poter continuare la propria vita di cane e bambino in pace e libertà. Il viaggio è lungo e difficile, ma le pagine che l’autrice dedica alla crescita (del bambino, del cane, del bambino e del cane) sono di una struggente e originale profondità. Il ritratto dei sentimenti che si fanno carne, prendono vita e presenza, poi, un esercizio di narrativa che non rimane, come spesso accade, tale; che coinvolge e appassiona.

È un racconto delizioso, Solo con un cane; regalerei questa tenera lettura, questa storia, a Natale, ma, attenzione! Il rischio che il desiderio di avere un cane dei vostri bambini si intensifichi è molto, molto alto.

518skmpwaklTitolo: Solo con un cane
Autore: Beatrice Masini
Editore: Fanucci
Dati: 2011, 138 pp., 9,90 €

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Bambini nel bosco

In un luogo e in un tempo che lasciano pensare a un desolato futuro post-apocalittico, vivono bambini senza famiglia, senza identità, senza ricordi.

Vivono in una sorta di surreale campo scuola, la Base, che, per gli annunci fatti per mezzo di un megafono, per le sirene che richiamano alla propria camerata, ricorda un carcere.

La sensazione che inonda le pagine è di malinconia. Si scruta nelle vite piatte e violente di questi bambini senza ricordi né sogni, che si distinguono tra loro solo per essere Dischiusi oppure Avanzi. Tutti ugualmente affamati, ugualmente soli. C’è tra gli altri un gruppo, un “grumo”, che, capeggiato da Hana, una bambina decisa e dura, ci riguarda da vicino. Come gli altri grumi, anche questo si organizza e combatte per conquistare le rare scatolette di carne che vengono distribuite, o una manciata di baccelli per potersi sfamare. Ma di questo “grumo” fa parte un bambino, Tom, che si distingue dagli altri per il suo essere pensieroso e taciturno, solitario.

Tom ha una fortuna e la custodisce gelosamente: ogni tanto nella sua mente riaffiora quello che si dice “un coccio”, un ricordo, una parola, un’immagine. Questa flebile memoria, che per mezzo di cocci colorati l’aiuta lentamente a ricostruire un prezioso e luminoso mosaico, gli dà forza, lo nutre, lo induce ad allontanarsi dalla Base, a raggiungere e poi oltrepassare il limitare del bosco. E proprio lì, nel bosco, Tom trova un libro e lo riconosce come un oggetto prezioso e raro, importante, da proteggere.

In quel libro trova delle storie, storie antiche. Scopre di saper leggere e usa questa sua capacità, che agli altri appare magica, per raccontare a tutti i bambini del suo “grumo” fiabe che parlano di fratellini abbandonati, di re coraggiosi, di animali intraprendenti.

Grazie a quel libro, alle storie, alle singole parole che nutrono le menti affamate dei bambini, Tom li convincerà a lasciare la Base per cercare qualcosa che non conosce precisamente ma che, come la parola “zucchero”, ha un sapore dolce, ha un colore tra il rosa e il bianco, è tutta da succhiare: la libertà.

Dietro alle telecamere di sorveglianza l’occhio di un partecipe “Grande Fratello” segue i bimbi passo passo in questa avventura buia e tesa, pronta a colpirti in pieno volto, come un ramo scostato, all’apparenza morbido e flessibile, può frustare di ritorno ferendo e lasciando il segno.

Non è un caso che Bambini nel bosco fosse tra i finalisti del Premio Strega. Ha tutti gli ingredienti di un libro che meriterebbe di vincerlo; e uno in più che lo distingue dagli altri: è una storia raffinata per ragazzi in cui il dolore e la speranza si fondono con rara maestria.

517tqr9gqolTitolo: Bambini nel bosco
Autore: Beatrice Masini
Editore: Fanucci
Dati: 2010, 208 pp., € 14,00

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