La bambina di ghiaccio e altre fiabe

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa

Senza sentirsi accolti è difficile porsi con serenità e comunione d’intenzioni all’ascolto. I primi passi all’interno di un libro, sono sempre speciali, perché determinano giocoforza il ritmo di quelli successivi. Ed ecco allora che mi accoglie una papera dallo sguardo diretto e fermo, come solo certi uccelli sanno mostrare, Sulla testa ha un uovo, con l’ala regge una gabbia nella quale sta una casetta a tre piani. Le zampe sono immote, non sembra voler muoversi ma suggerisce ugualmente l’intenzione di non voler star ferma, di fatto è libera, nulla la trattiene. Attorno al collo indossa un medaglione a forma di cuore che è un lucchetto. Brilla, prezioso. Davanti a sé un nano di Zucchero Filato (perché nell’ordine delle cose rilevanti, la surrealtà che diviene realtà si pone tra e prime), braccia incrociate dietro la schiena, ci da le spalle, per non spostare nemmeno un istante lo sguardo dalla sua papera e per mostrare a noi un copricapo che è corona e una chiave a mappa, grande quanto lui, che esplicita tutto quello che vorrebbe dirci e non ha tempo di fare, perché troppo impegnato a non perdere d’occhio quella papera che è sua.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La papera porta sul capo un trespolo, lo dicevo, sopra vi è poggiato un uovo che immagino protegga in nuce la consapevolezza di sé che manca al nano, la capacità di schiudersi agli altri nel momento in cui lo si è fatto con se stessi. E mentre le parole di Mila Pavićević raccontano di un nano che controlla la propria papera come un bene più che prezioso, l’ossessione, che è incertezza, si traduce nelle illustrazioni di Daniela Iride Murgia, che ci mostrano come l’oggetto del desiderio tenuto prigioniero sia divenuto carceriere egli stesso e detenga in sé gli strumenti utili al controllo.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La fiaba si chiude nello stile delle più classiche, giungendo a una risoluzione che lascia aperte tutte le possibilità, anche quella di ritornare allo stato iniziale delle cose che tutto ha messo in moto.

Ecco, è solo l’inizio. La fiaba d’apertura anticipata da un gatto nero e punteggiato di stelle la cui coda si fa serpente dalla lunga lingua sinuosa; Auror, sta nel frontespizio, il gatto di un Clown senza nome che vagava alla ricerca di qualcuno da far ridere con vere risate e il cui naso, per un casuale accidente, salì tra le stelle.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

Sono amare, intense, surreali e ricche. Sono dolcissime queste fiabe che usano la surrealtà per ricondurre i desideri alla concretezza del reale, a governi che siano femministi o mulini che ritrovino il proprio vento. Sono fiabe che si radicano in quel tempo in cui ‘si diceva che…’ e germogliano poi sul terreno della concretezza, e infine tornare a muoversi nei sogni. O infrangerli in decine di pezzi, come se non fossero mai esistiti.

[…] la gente, passando, chiedeva: «Chi vive in quella casetta di neve in cima alla collina?»
Finché un giorno giunse un’eco: «Nessuno! È stato troppo tempo fa!»

Mila Pavićević usa con maestria il linguaggio delle fiabe, che Elisa Copetti traduce dalla sponda balcanica a quella italiana senza sbavature. Daniela Iride Murgia le illustra con accorgimenti raffinatissimi. Il tutto sulla strada morbida della meraviglia.

copertina bambina di neveTitolo: La bambina di ghiaccio e altre fiabe
Autore: Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia (Traduzione di Elisa Copetti)
Editore: Camelozampa
Dati: 2009, pp. 72, 12,90 €

La crudeltà meravigliosa delle fiabe calabresi

Re Pepe e il vento magico,
Re Pepe e il vento magico, “La tacchina” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

È dal realismo magico che prendono mossa le fiabe. In un contesto assolutamente schietto, in cui i bisogni primari si sostituiscono facilmente ai legami sentimentali come a quelli di sangue, in un contesto ferino, direi meglio, si muovono personaggi ambigui nella loro limpidezza. Personaggi da cui non ci si può aspettare reazioni guidate dal filo della logica. Personaggi sanguigni. Personaggi che lottano per la propria sopravvivenza, che seguono il proprio istinto, che non sono fedeli, oppure lo sono in maniera inconcepibile e ottusa. Che sfogano nella propria e disarmante semplicità una complessità di reazioni e relazioni senza implicazioni, senza che fiducia, fratellanza, coerenza siano mai risparmiate. Eroici di un eroismo che bada alla terra, agli averi, ai confini e quindi non è più tale, perde e sminuisce la propria definizione.

Questa la realtà, o meglio, questo il realismo.

Re Pepe e il vento magico,
Re Pepe e il vento magico, “La ricotta bianca” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

Dietro le quinte opera la magia che interviene come se fosse scontato che lo facesse. Quindi è piuttosto consueto un figlio serpente. Come è piuttosto consueto guarire da arti mozzati, da violenze inaudite; così come lo è interloquire con i draghi e le draghe, far loro visita, stringere accordi da disattendere e subirne l’ira.

È una magia dai risvolti bislacchi. Ci sono i draghi, lo dicevo, c’è l’ambigua mamma sirena e poi c’è la Madonna, c’è San Giuseppe. Svestiti dai loro panni sacri, contaminati da quella magia piccante e molle che nulla ha a che spartire con gli interventi divini.

Re Pepe e il vento magico,
Re Pepe e il vento magico, “La figlia del re di Portogallo” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

Ci sono protagonisti dai ruoli e nomi ricorrenti, archetipi: Marcavallo su tutti. Essere magico e ributtante, crudele e amatissimo. Per la sua storia, fa da cornice quella all’origine della più celebre e più costumata Biancaneve: La ragazzina che, cedendo alle lusinghe di una donna adulta e senza scrupoli, uccide la propria madre per concertare così il matrimonio del padre con l’astuta madrina.

C’è Prezzemolina, prigioniera in una torre, bellissima fanciulla al pari della sua parente stretta Raperonzolo.

Ci sono poi gli aranceti, gli uliveti. E quelli li ritroviamo sottobraccio l’uno all’altro nel verde intenso e in quello argenteo che tanta parte delle tavole a corredo di Negrin occupano. C’è l’aria che spira dal mare, c’è il peperoncino, c’è il profumo dolce delle zagare, quello più umido delle castagne. Le fontane fresche, colorate di zampilli magici. È una Calabria che trovo familiare, che riconosco, sebbene racconti di 100 anni fa. L’autore è Letterio di Francia, della sua raccolta di fiabe e novelle diceva Calvino “una raccolta piena di curiosi tipi e varianti, d’un’immaginazione carica, colorata, in cui si tramanda la sfaccettatura delle meraviglie”.

Sono fiabe crudeli, io le ho amate. Ne consiglio, vivamente, la lettura a ragazzi dai 12 anni.

copertina re pepeTitolo: Re Pepe e il vento magico, Fiabe e novelle calabresi
Autori: Letterio di Francia, Fabian Negrin
Editore: Donzelli
Dati: 2015, pp. XXII-412, 34,00 €

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Fiabe d’inverno. 13 storie di neve e di Natale

Fiabe d'inverno, Fiaba del re delle nevi, Tadeusz Kubiak, Zbigniev Rychlichi - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Fiaba del re delle nevi, Tadeusz Kubiak, Zbigniev Rychlichi – Logos, Taschen, 2014

Fiabe da raccontare ad alta voce, d’inverno. Fiabe classiche trasportate dal vento morbido della tradizione orale per riscaldare gli animi, per narrare con voci dal timbro e dall’intensità diverse del Natale di tutto il mondo. Gli immaginari cambiano, il trasporto di grandi e piccini no, si mantiene inalterato sia che ci si trovi tra renne e ghiacci, sia che si miri a colpire una pignatta piena di dolci con sulle spalle solo uno scialle leggero.

Fiabe d'inverno, Il cavallino rosso, Elsa Moeschlin - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Il cavallino rosso, Elsa Moeschlin – Logos, Taschen, 2014

Storie antiche, come la poesia “La notte prima di Natale” di Clement C. Moore (1912, ‘T was the Night Before Christmas), e storie più recenti, “Il Cowboy di Natale” di Joan Walsh Anglund (1972), per esempio. Tutte ruotano attorno all’inverno, al Natale, a quei giorni centrali di una stagione densissima a livello simbolico che si barcamena tra il calore intenso delle feste e le insidie del gelo, del freddo.

Fiabe d'inverno, Gli animali amichevoli, Laura Nelson Baker, Nicolas Sidjakov - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Gli animali amichevoli, Laura Nelson Baker, Nicolas Sidjakov – Logos, Taschen, 2014

Le storie sono splendidamente illustrate da artisti di varia provenienza: americani, ungheresi, messicani, norvegesi, polacchi e russi. Stili diversissimi ma ugualmente portatori di una lingua comune, che segue la traccia universale dell’empatia mettendo in relazione testo e immagini alla maniera classica ma conferendo a questo rapporto una concezione e un gusto moderni. La raccolta, curata da Noel Daniel (e quale nome sarebbe stato meglio?), è concepita e allestita con una grazia e un gusto toccanti: prima ancora di leggerlo il volume è d’impatto, rapisce, invita a sfogliare pagina dopo pagina a farsi condurre nei luoghi più remoti della Terra o in città sognanti, in piccoli villaggi o tra le mura di una stalla, di una casa.

Fiabe d'inverno, I bambini amichevoli, Sibylle Olfers - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, I bambini amichevoli, Sibylle Olfers – Logos, Taschen, 2014

Difficile designare una prediletta tra le tredici senza avere ripensamenti. Per me la più intensa è stata Il cavallino rosso per essere in perfetto equilibrio tra testo e parola, per avere quella giusta lunghezza e quella giusta cadenza narrante che richiede una fiaba invernale da leggere sotto il piumone o davanti al camino. Di un’unica autrice, Elsa Moeschlin, perfetta.

Ma, ed ecco i ripensamenti, Gli animali amichevoli di Laura Nelson Baker e Nicolas Sidjakov, parlano una lingua di carezze e affetto, musicale e classica mentre i loro ritratti ne suggeriscono una calda e contemporanea, da reiterare ancora e ancora.

Fiabe d'inverno, Il cowboy di Natale, JoanWalsh Anglund - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Il cowboy di Natale, JoanWalsh Anglund – Logos, Taschen, 2014

Fiabe d’inverno è entrato a far parte a pieno titolo della libreria della mia bambina, e suggerisco, se potessi con un canto celestiale, di regalarlo anche ai vostri.

9783836548878web-800x800Titolo: Fiabe d’inverno; 13 storie di neve e di Natale
Autore: Noel Daniel
Editore: Taschen
Dati: 2014, 320 pp., 29,99 €

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Vieni qui, siediti di nuovo accanto a me, ti porto in Oriente

Il contrasto tra quello che raccontano le tavole illustrate e quello che narrano le parole, in questa raccolta di fiabe orientali misconosciuta quale le “Mille e una notte”, è piuttosto forte ed è la chiave di lettura originale di fiabe così spaventosamente classiche (sì, il ‘misconosciuto’ di poco sopra era sciocco e ironico). Proprio il contrasto tra le forme morbide e i colori così pieni delle illustrazioni di Christopher Corr e il lessico altrettanto pieno e senza fronzoli di Nadia Terranova rende la narrazione collettiva, ritmica tra parole e tratto, equilibrata e intensa.

Le mille e una notte, Nadia Terranova, Christopher Corr - 2013, La Nuova Frontiera
Le mille e una notte, Nadia Terranova, Christopher Corr – 2013, La Nuova Frontiera

Nadia Terranova mostra l’intelligenza autoriale di non edulcorare, rifugge alla tentazione, nella quale molti cadono quando si tratta di raccontare ai bambini, di semplificare, di evitare argomenti scomodi, parole difficili. E racconta ai bambini le delizie dei datteri, il sangue che imbratta mani assassine, amori travolgenti, dubbi laceranti. I protagonisti de Le mille e una notte sono sempre in bilico tra la crudeltà e la compassione, tra la gioia e il dolore, tra la saggezza e la stoltezza e questa provvisorietà le nutre di tensione, colpi di scena, meraviglia e passione.

Nulla si perde di tutto questo, piuttosto le fiabe conquistano, le illustrazioni, in cui il bianco diviene colore e tutto permea di profondità e sostanza, arricchiscono. Il risultato è una raccolta che non può mancare nella libreria dei vostri bambini.

Le mille e una notte, Nadia Terranova, Christopher Corr - 2013, La Nuova Frontiera
Le mille e una notte, Nadia Terranova, Christopher Corr – 2013, La Nuova Frontiera

Si comincia dalla cornice, si incontra la narratrice e il suo potente aguzzino e ci si immedesima nella sua sorte, si risponde a domande scomode; poi si passa alle fiabe. Ci sono quelle celebri (Alì Babà e i quaranta ladroni) e ci sono quelle meno conosciute (Metà di una bugia); in tutto sono otto, in tutto le leggerete ottanta (come minimo!).

mille_e_una_notteTitolo: Le mille e una notte
Autore: Nadia Terranova
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Dati: 2013, 120 pp., 15,00 €

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C’erano una volta delle fiabe crudeli. Ed erano bellissime.

Leggevo qualche settimana fa un articolo di Nadia Terranova (Con le fate e con i maghi) in cui, grazie al punto di vista di Natalia Ginzburg, si poneva l’accento sulla necessità di non edulcorare le parole rivolte ai bambini e, a maggior ragione, di non zuccherare le fiabe, che per i bambini esistono e ai bambini parlano. Scriveva la Ginzburg nel 1972  […]  I bambini sono fragili e perciò li nutriremo con vivande lavate e disinfettate. Li educheremo alla concretezza, avendo isolato nella concretezza ciò che non manda né bagliori né lampi. Li nutriremo con sabbia, accuratamente filtrata e senza batteri (da senza fate e senza maghi).

Ovvio che con quell’articolo sono pienamente d’accordo e altrettanto ovvio come io ritenga che sia necessario nutrire i bambini, esattamente come auspicava la Ginzburg, con pietanze ricche, saporite, speziate, profumate e, perché no?, al sangue. E più ricche, senza raffinazione, integrali nel vero e proprio senso della parola, delle fiabe dei fratelli Grimm è raro trovarne.

Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Biancaneve) - 2014, Donzelli
Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Biancaneve) – 2014, Donzelli

Già nel 2012 Donzelli editore aveva pubblicato una raccolta di fiabe dei Grimm in occasione dei 200 anni dalla pubblicazione delle loro fiabe: Principessa Pel di Topo (e altre 41 fiabe da scoprire)  è un volume imperdibile, prezioso: raccoglie 42 fiabe sorprendenti e quantomai autentiche. Fiabe che oggi presentano dagli ingredienti rarissimi in via d’estinzione, la morte per esempio, la fame, le madri crudeli, la rivalità tra fratelli, la malvagità nella sua forma più estrema. Tra queste splendide fiabe, di cui ho parlato qui, c’erano delle tavole illustrate di Fabian Negrin, e rapivano. Ora con Il Principe Cigno – e altre undici fiabe segrete dei fratelli Grimm possiamo godere appieno delle illustrazioni grazie al grande formato e regalare ai nostri bimbi 12 fiabe straordinarie, crudeli, bellissime.

Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Urliburlebù) - 2014, Donzelli
Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Urliburlebù) – 2014, Donzelli

Sono fiabe senza scorciatoie, che lasciano senza fiato, talvolta senza parole, perplessi; ma sono fiabe potenti, vere come solo le fiabe possono essere. C’è Biancaneve che ha una madre (non una matrigna) terribile, talmente presa da sé da arrivare ad odiare la propria figlia; ci sono i nani (sette); c’è una bara di cristallo ingombrante, pesantissima che i servitori del principe devono spostare da un punto all’altro del castello affinché egli possa sempre vedere la povera morta. E il finale è sì romantico, fa giustizia, ma è grottesco.

Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Giovanni lo sciocco) - 2014, Donzelli
Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Giovanni lo sciocco) – 2014, Donzelli

C’è La mano col coltello talmente crudele e spiazzante che a rileggerla e rileggerla non si crede a quanto sanguigni possano essere gli eventi e precari i rapporti umani. C’è Urliburlebù in cui ancora una volta ci si chiede come sia possibile che esseri vanesi e privi di qualsiasi spessore abbiano sempre una buona sorte. Sono queste le fiabe più stranianti, quelle che premiano gli inetti. Disturbano e fanno storcere il naso perché in esse ritroviamo la realtà, che replica, sempre, le parole fiabesche. Questo fanno le fiabe, anche; oltre a tutto il resto.

Fabian Negrin, Il Principe Cigno (La mano col coltello) - 2014, Donzelli
Fabian Negrin, Il Principe Cigno (La mano col coltello) – 2014, Donzelli

Le illustrazioni di Fabian Negrin parlano e raccontano sostituendo ai tratti caratteristici dell’oralità quelli del racconto per immagini e operano quella magia del raccontare un’intera storia in un’unica immagine che sempre mi affascina e con la quale amo confrontarmi e far cimentare i bambini con cui leggo. Prendiamo per esempio la tavola per La mano col coltello. Una bambina è costretta a recarsi a scavar torba ogni giorno dalla madre e dai tre fratelli maschi che la vessano. Si innamora, ricambiata, di un elfo delle montagne che la aiuta porgendole attraverso la roccia un coltello molto affilato, grazie al quale la bambina riesce a svolgere il lavoro presto e senza fatica. I familiari però lo scoprono e non tollerandolo bussano alla roccia al posto della bambina e una volta afferrato il coltello tagliano la mano all’elfo che, ritenendo la fanciulla colpevole del fatto, non si fa più vedere. Negrin racconta la storia ponendo una fascia di grigio, la roccia, a separare il mondo fatato, generoso e fiducioso degli elfi da quello crudele, maschilista ed egoista degli uomini. L’elfo, scalzo, in contatto diretto con la natura, tende gli occhi e le orecchie alla fanciulla in un atteggiamento di propensione che ne lascia trasparire il candore. Si tende e porge uno strumento che è funzionale ad alleggerire le fatiche della fanciulla quando è nella sua mano e che porge con decisione, dalla punta affilata, senza paura di ferirsi. Dall’altra parte della roccia la fanciulla, sguardo basso, vestita e costretta in pettinature complicate, cinte, fasce e scarponcini, afferra con cautela il coltello, a bocca socchiusa e tesa, timorosa, sebbene lo prenda dal manico, quasi presagisse la funzione finale di quel coltello, la violenza che prenderà il posto dell’amicizia e dell’amore. Questo intendo quando parlo di immagini capaci di raccontare un’intera storia, e Negrin in questa operazione è maestro.

Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Il leone e la raganella) - 2014, Donzelli
Fabian Negrin, Il Principe Cigno (Il leone e la raganella) – 2014, Donzelli

Per il resto, oltre alle tinte piene e naturali, oltre alle prospettive che si avvicendano e cambiano offrendo visuali differenti, oltre ai richiami ad altri albi, oltre alla rappresentazione della natura fedele e fiabesca, c’è il tratto raffinato e consapevole che è solo dei grandi autori, e che aggiungono le qualità della modernità alle fiabe classiche.

copertinaTitolo: Il principe Cigno e altre 11 fiabe segrete
Autore: Fabian Negrin
Editore: Donzelli
Dati: 2014, 60 pp., 19,00 €

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I fratelli Grimm come non li avete mai letti

Sono passati duecento anni dalla pubblicazione delle loro fiabe, le fiabe dei fratelli Grimm, intendo, e a tutt’oggi sono decine, centinaia direi, le forme in cui esse sono state riproposte: dalle più nobili e fedeli, dalle varianti più o meno brillanti, fino alle orride riduzioni, che purtroppo vanno per la maggiore, perché più semplici (laddove questa splendida parola si svuota del suo altissimo valore), perché più veloci, perché banali.

Il signor Dettofatto, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.
Il signor Dettofatto, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.

Rare sono però le occasioni di poter leggere quelle fiabe dei Grimm che esulano dai confini del consueto, a meno che non si attinga all’opera completa originale, ma anche in questo caso, e facendo riferimento alla meglio nota tra tutte le edizioni delle fiabe dei fratelli Grimm, la settima del 1857 (Kinder- und Hausmärchen), solo alcune tra quelle selezionate da Jack Zipes sono riconoscibili o familiari: alcune sono state riselezionate dai Grimm durante la loro instancabile opera di scelta filologica, altre modificate perché si adattassero meglio alla tradizione tedesca e perdessero un po’ della loro origine straniera, altre ancora hanno cambiato titolo, altre, invece, sono state del tutto eliminate.

Raperonzolo, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.
Raperonzolo, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.

Per questa ragione Principessa Pel di Topo (e altre 41 fiabe da scoprire)  è un volume imperdibile, prezioso: raccoglie 42 fiabe dei fratelli Grimm sorprendenti e quantomai autentiche. Fiabe dai personaggi in via d’estinzione, la morte per esempio (processo che riguarda, ahimè, solo il personaggio), la fame, le madri crudeli, la rivalità tra fratelli, la malvagità nella sua forma più estrema.

Gli animali fedeli, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.
Gli animali fedeli, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.

Sono fiabe raccolte tra il 1815 e il 1817 non del tutto adatte ai bambini, molto più affini alla tradizione magico/popolare, la quale però rientra assolutamente nell’ambito del fiabesco e proprio da quel contesto attinge a piene mani per sdrammatizzare la realtà, per renderla, nel contrasto, evidente, per rasserenare. E le illustrazioni, esattamente come in tutte le fiabe che si rispettino, intervengono a sottolinearne proprio la radice comune: sono di Fabian Negrin e sono splendide. Ho individuato un filo rosso tra tutte le tavole e tra le tavole e le fiabe: l’urgenza di rendere tutto il senso di ogni storia con nettezza, velocemente, senza cornici, introduzioni o orpelli. Riflette quest’urgenza l’origine orale di queste fiabe, e risolve quest’urgenza la capacità quantomai straordinaria di Fabian Negrin di raccontare un’intera storia in una sola immagine.

pel di topo grimm_copertinaTitolo: Principessa Pel di Topo e altre 41 fiabe da scoprire
Autore: di Jacob e Wilhel Grimm, a cura di Jack Zipes con 15 tavole originali di Fabian Negrin
Editore: Donzelli
Dati: 2012, 200 pp., 23,90 €

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I colori di Chagall per le favole di La Fontaine

Era il 1923. Chagall era al culmine del suo successo: il suo stile era  ormai riconoscibile e unico, i suoi dipinti ricercati e apprezzati dalla critica; un editore lungimirante e dal finissimo gusto, Vollard, gli commissionava delle tavole per illustrare il testo a stampa dei racconti di Gogol.

Il lupo travestito da pastore, Marc Chagall
Il lupo travestito da pastore, Marc Chagall

Come sempre accadeva, Chagall si tuffò a capofitto nella realizzazione delle tavole dando vita a capolavori straordinari: non aveva ancora portato a termine il lavoro che già Vollard gliene commissionava uno nuovo, se possibile anche più esaltante: illustrare le favole di La Fontaine.
E il compito non era semplice, giacché le tavole avrebbero subito il confronto con le ben celebri illustrazioni di Dorè. Nonostante ciò, al bianco e nero delle splendide litografie di Dorè si avvicendarono le gouaches di Chagall. Tra il 1926 e il 1927 a Berlino, Bruxelles e Parigi, le tre mostre dedicate ai “favolosi” animali, alle ironiche favole di La Fontaine, ebbero un successo straordinario; tanto che solo grazie a un lavoro minuzioso e lungo, alcune istituzioni museali riuscirono a recuperare, soprattutto da collezioni private, poco più di quaranta gouaches originali per le quali erano state tirate le incisioni.

Vollard sapeva quanto fosse necessario “dare una interpretazione meno letterale dell’opera di La Fontaine: qualcosa che sia insieme più espressivo e più sintetico”.
Tra l’altro la sintesi tra le diverse fonti e ispirazioni classiche (Esopo, le storie indiane di Kalila e Dimna) di La Fontaine non poteva trovare espressione migliore che nella qualità onirica dei colori chagalliani che, sempre nell’opinione di Vollard, potevano più di altri evocare quell’Oriente cui si ispiravano.

La Donzelli, per la prima volta in Italia, si cimenta con la stessa avventurosa impresa dell’editore francese, dando alle stampe, in una nuova traduzione di Maria Vidale, una selezione (43 delle 100 acqueforti) delle favole di La Fontaine: Favole a colori.

“L’uomo sa trasformare in realtà tutte le sue chimere…”, afferma La Fontaine alla fine de Lo scultore e la statua di Giove “…Resta di ghiaccio davanti a verità e si infiamma per cose menzognere”.

L'asino carico di spugne e l'asino carico di sale, Marc Chagall
L’asino carico di spugne e l’asino carico di sale, Marc Chagall

Poche affermazioni sono più condivisibili di questa, ma per una volta possiamo smentirla e sottolineare come un editore si sia finalmente “infiammato” dinanzi alla essenziale necessità di riportare all’attenzione di un pubblico che cerca “verità”, e spesso s’imbatte in “cose menzognere”, delle opere realmente valide e “vere.

La volpe e l'uva, Marc Chagall
La volpe e l’uva, Marc Chagall

Raffinata e moderna la traduzione, elegante l’impaginazione che a ogni favola accosta due immagini: la prima è un dettaglio che lascia nell’attesa del quadro completo che viene disvelato, nella sua interezza, solo sulla pagina successiva.
I colori sono netti e intensi, i soggetti, specie quelli animali, riportano alle Stadt, ai villaggi, ai cieli della tradizione pittorica e personale del pittore bielorusso. Dominano i colori: la scena è del blu, del giallo, del verde, del rosso. Colori intensi e densi. Tutto è nuovo e, al contempo, fitto di tradizioni, rimandi, sogni.

thumbs1Titolo: Favole a colori
Autore: Marc Chagall, Jean De La Fontaine
Editore: Donzelli
Dati: 2009, pp. X-184, ill. € 21,00

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