La bambina di ghiaccio e altre fiabe

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa

Senza sentirsi accolti è difficile porsi con serenità e comunione d’intenzioni all’ascolto. I primi passi all’interno di un libro, sono sempre speciali, perché determinano giocoforza il ritmo di quelli successivi. Ed ecco allora che mi accoglie una papera dallo sguardo diretto e fermo, come solo certi uccelli sanno mostrare, Sulla testa ha un uovo, con l’ala regge una gabbia nella quale sta una casetta a tre piani. Le zampe sono immote, non sembra voler muoversi ma suggerisce ugualmente l’intenzione di non voler star ferma, di fatto è libera, nulla la trattiene. Attorno al collo indossa un medaglione a forma di cuore che è un lucchetto. Brilla, prezioso. Davanti a sé un nano di Zucchero Filato (perché nell’ordine delle cose rilevanti, la surrealtà che diviene realtà si pone tra e prime), braccia incrociate dietro la schiena, ci da le spalle, per non spostare nemmeno un istante lo sguardo dalla sua papera e per mostrare a noi un copricapo che è corona e una chiave a mappa, grande quanto lui, che esplicita tutto quello che vorrebbe dirci e non ha tempo di fare, perché troppo impegnato a non perdere d’occhio quella papera che è sua.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La papera porta sul capo un trespolo, lo dicevo, sopra vi è poggiato un uovo che immagino protegga in nuce la consapevolezza di sé che manca al nano, la capacità di schiudersi agli altri nel momento in cui lo si è fatto con se stessi. E mentre le parole di Mila Pavićević raccontano di un nano che controlla la propria papera come un bene più che prezioso, l’ossessione, che è incertezza, si traduce nelle illustrazioni di Daniela Iride Murgia, che ci mostrano come l’oggetto del desiderio tenuto prigioniero sia divenuto carceriere egli stesso e detenga in sé gli strumenti utili al controllo.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La fiaba si chiude nello stile delle più classiche, giungendo a una risoluzione che lascia aperte tutte le possibilità, anche quella di ritornare allo stato iniziale delle cose che tutto ha messo in moto.

Ecco, è solo l’inizio. La fiaba d’apertura anticipata da un gatto nero e punteggiato di stelle la cui coda si fa serpente dalla lunga lingua sinuosa; Auror, sta nel frontespizio, il gatto di un Clown senza nome che vagava alla ricerca di qualcuno da far ridere con vere risate e il cui naso, per un casuale accidente, salì tra le stelle.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

Sono amare, intense, surreali e ricche. Sono dolcissime queste fiabe che usano la surrealtà per ricondurre i desideri alla concretezza del reale, a governi che siano femministi o mulini che ritrovino il proprio vento. Sono fiabe che si radicano in quel tempo in cui ‘si diceva che…’ e germogliano poi sul terreno della concretezza, e infine tornare a muoversi nei sogni. O infrangerli in decine di pezzi, come se non fossero mai esistiti.

[…] la gente, passando, chiedeva: «Chi vive in quella casetta di neve in cima alla collina?»
Finché un giorno giunse un’eco: «Nessuno! È stato troppo tempo fa!»

Mila Pavićević usa con maestria il linguaggio delle fiabe, che Elisa Copetti traduce dalla sponda balcanica a quella italiana senza sbavature. Daniela Iride Murgia le illustra con accorgimenti raffinatissimi. Il tutto sulla strada morbida della meraviglia.

copertina bambina di neveTitolo: La bambina di ghiaccio e altre fiabe
Autore: Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia (Traduzione di Elisa Copetti)
Editore: Camelozampa
Dati: 2009, pp. 72, 12,90 €

I figli del mastro vetraio

Il proprio destino nessuno sappia prima; sua è la mente più sgombera d’affanni. (Havamal)

Ciononostante, la mente di Sofia, donna semplice ma consapevole delle proprie gioie così come dei propri affanni, nonostante cioè Svolazza Bel Tempo le abbia negato la lettura del futuro intrecciato nel tappeto a lei destinato, non è sgombra, è carica di brutti presagi, sensazioni angoscianti.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Sofia vive una vita dal quotidiano ripetitivo e sereno, fatto di cibi frugali, assenze, fatiche, parole misurate e abitini consunti. Un quotidiano che è tipico delle fiabe, povero ma felice e completo. Grazie soprattutto all’amorevole presenza di un marito mastro vetraio e dei due bimbi, fratellino e sorellina, generosi e allegri.

Si apre con la citazione che ho scelto di riproporre incominciando a scriverne, questo che è il quinto libro della collana I Miniborei di Iperborea; e già racconta in quelle poche parole tutto quanto una fiaba possa contenere: ci sarà un destino che complicherà la vita dei protagonisti rendendola triste, affannosa. Un destino talmente brutto che sarebbe meglio evitarlo. Quindi ci sarà un accidenti che si affronterà con avventatezza, e almeno una circostanza in cui un aiutante, magico o no che sia, offrirà il proprio aiuto per dissipare il buio dell’orizzonte.

“Tu porti al dito un anello. Sofia”, disse Svolazza Beltempo. “Se un giorno la sventura ti cogliesse, mandami quell’anello e io ti aiuterò, dovunque sarai. Non dimenticare le mie parole! Mandami l’anello!”

Dunque, nell’antico paese di Penuria i fratellini Pietro (perché fa rima con ‘vetro’) e Chiara (perché fa pensare alla trasparenza del vetro) vivono insieme alla mamma Sofia e al papà Alberto, mastro artigiano del vetro che realizza vasi e bicchieri. Ne vende pochi di vasi, Alberto, ma li crea con passione e la sua passione li rende i più belli, anche in mezzo a tutte le mercanzie della grande fiera di primavera, e non sfuggono all’occhio allenato a realizzare tutti i più raffinati desideri del Sovrano della Città dei Desideri. Che, dopo quella fiera, stampa a fuoco l’immagine di Pietro e Sofia nella propria memoria: potrebbero essere la personificazione di uno dei pochi, se non l’unico desiderio, che non è riuscito a realizzare per la moglie.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

E dunque li rapisce. Senza pensare nemmeno per un momento alla sofferenza che imporrà loro, senza curarsi del solco di dolore profondo che segnerà nella vita dei due genitori, porta i due bambini nel suo palazzo incantato, circondato da un fiume che annega i ricordi, zeppo di preziose meraviglie, incantato e privo di ogni incanto, soffocante per qualsiasi anima libera, soprattutto per i bambini che smarriscono i ricordi, perdono se stessi.  Fino a quando la magica raccomandazione che ci aveva messo in allerta al principio si espleta per mano di Svolazza Beltempo e de suo corvo da un occhi solo, Savio…

È una lunga fiaba complessa e ricca, ricca di dettagli, di magia, di meraviglia. Un racconto fiabesco che segue le tracce dei miti nordici (ho riconosciuto quello di Odino, per citare il più esplicito) e si tiene in equilibrio nella lotta esacerbata e necessaria all’avventura tra bene e male.

Vincitore del premio Andersen nel 1974, I figli del mastro vetraio è un classico moderno di una delle più grandi autrici di libri per bambini e per ragazzi dei nostri tempi, Maria Gripe.

20180312172600_figli.jpgTitolo: I figli del mastro vetraio
Autore: Maria Gripe, ill. di Harald Gripe
traduttore: Laura Cangemi
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 256 pp., 13,50 €

I fiori della piccola Ida

I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia - Edizioni Corsare 2018

“tagliare è il primo
Inizio della poesia”
– Hans Christian Andersen in una lettera a Dorothea Melchior il 21 luglio 1867

I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia - Edizioni Corsare 2018
I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia – Edizioni Corsare 2018

C’era una volta un artista dal non eguagliato talento che oltre a scrivere e raccontare fiabe era bravissimo con le forbici. Ne aveva un paio d’acciaio con cui ritagliava motivi complessi ed elegantissimi. Si chiamava Hans Christian Andersen e a questa sua arte è dedicato oggi persino un museo. Perché vi sto raccontando questo aneddoto biografico?

Perché un paio di giorni fa ho letto un libro: I fiori della Piccola Ida che è illustrato alla maniera poetica di cui scriveva Andersen a Dorothea Melchior: ritagliando.

“Poveri fiori miei, sembrate così stanchi!” Dice la piccola Ida. “Eravate tanto belli ieri e adesso avete tutte le foglie appassite!”

“Perché fanno così?” Domanda allo studente che siede sul sofà. Vuole un gran bene allo studente che è solito ritagliare per lei figure divertenti e bizzarre […]

Nelle tavole illustrate di Daniela Iride Murgia tutto è alla maniera del ritaglio: strisce e righe danno movimento anche al più statico dei divani mentre le pieghe del vestitino della protagonista tagliano l’aria della pagina dandole spazio e movimento.

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Nell’illustrare coi ritagli la difficoltà è quella di riuscire a gestire con lo stesso equilibrio il vuoto e il pieno. Un vuoto e un pieno che non è fatto solo di presenza o assenza ma anche di sovrapposizione, di posizionare piani diversi per dare alla narrazione visiva pienezza di comunicazione.

Lo studente racconta a Ida, a seguito della sua tragica domanda, del castello regale coi giardini fioriti e l’illustrazione li pone in primo piano, da protagonisti quali sono, a colorare coi loro pieni anche ciò che sta loro dietro e lasciando ai vuoti il compito di illustrare il contesto. L’effetto di sovrapposizione è straordinario.

Gli adulti si muniscono di chiavi – tante e tintinnanti quelle del custode – per aprire meccanicamente o chiudere la meraviglia di ciò che non potrebbero comprendere. Mentre ai bambini basta guardare fuori dalla finestra per scorgere una coppia di narcisi innamorati che attraversano la pagina, ancora, lo spazio, la finestra, lo specchio.

“Quante sciocchezze!” Interviene seccato il Cancelliere […] “Tutte stupide fantasie da far credere a una bambina!”

Mentre sdegnato considera la strega sulla scopa con un naso talmente enorme da tenerci su in equilibrio un bambino, un gatto e la luna. Ritaglio che il giovane Andersen… ehm… il giovane studente ha realizzato proprio come avrebbe fatto Andersen.

I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia - Edizioni Corsare 2018
I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia – Edizioni Corsare 2018

Ritengo che in questo libro, oltre alla bellezza della storia, la scelta dell’autrice di ritrarre i ritagli sia una voce in più all’interno della narrazione; non ci sono solo il testo e le immagini a raccontare, ma anche i vuoti che si fanno pieni, le luci e le ombre, il bianco e nero, il colore e la sua assenza: coprendo disvelano, suggeriscono, traggono in inganno,  diventano altro, inducono al sogno. Sogni che si mescolano alla realismo magico, pagina dopo pagina, che permettono alla piccola Ida di non tagliare il filo narrante e vero della meraviglia.

La leggerezza delle immagini sta nel fatto che esse, lievi, non piegano nemmeno la più sottile foglia di narciso, possono essere tenute con un filo, possono nascere da esse.

Da lettrice appassionata di fiabe, sento di poter consigliare questa che, pur mantenendosi libera nella traduzione, è specchio di quanto più genuino possa esserci nel rinarrare fedele. Nella tradizione di bocca in bocca.

i-fiori-ida.jpgTitolo: I fiori della piccola Ida
Autore: H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia
Editore: Edizioni Corsare
Dati: 2018, 56 pp., 20,00 €

La zuppa dell’orco

La zuppa dell'orco, di Vincent Cuvellier e Andrea Antinori - 2016 Biancoenero

immagine1Sulla quarta di copertina di questo libro c’è scritto: Una divertente favola noir di Vincent Cuvellier, ma, credetemi, questa è più che noir, è ideale per mettere i brividi di paura a qualsiasi lettore dai 10 anni in su. Però è una fiaba, e non la farei mancare sul comodino per la notte di Halloween, perché come ogni fiaba che si rispetti ha degli orchi tra i più spietati, dei destini altrettanto crudeli, una condizione di miseria che sembrerebbe senza via d’uscita e infine un colpo di genio che scuote e smuove fino a un finale surreale, che lascia smarriti, felici ma anche inquieti.

La lettura si apre in un contesto buio dove il sole sorge cinque minuti prima di mezzogiorno e tramonta cinque minuti dopo all’interno del quale Josef e i suoi sei fratelli si muovono tristi, e grigi, prigionieri di una routine crudele cui li sottopongono madre e padre, avidi, senza scrupoli, orrendi.

Ogni mattina Josef e i suoi fratelli escono per andare a mendicare ma i genitori non sono mai soddisfatti dei loro guadagni per cui meditano una soluzione, tagliare loro qualche arto, accecarne gli occhi:

«Ti prego, moglie mia, non tagliare i piedi di Kira, lo sai che è la mia preferita…»
«E va bene, gliene taglieremo solo uno. Dopotutto basta per zoppicare.»

Mutilare i figli per renderli ancor più miserabili e smuovere quindi più facilmente cuori e portafogli.

La fiaba si dipana come le più classiche fiabe con qualche punta di ironia che la rende piuttosto contemporanea e il terrore aumenta di pagina in pagina, esasperato dalle illustrazioni colorate eppure buie, dal tratto lineare eppure straniante.

La zuppa dell'orco, di Vincent Cuvellier e Andrea Antinori - 2016 Biancoenero
La zuppa dell’orco, di Vincent Cuvellier e Andrea Antinori – 2016 Biancoenero

Su tutte una: nel centro una casetta dal comignolo fumante , la neve disciolta sul tetto, un bosco rado di abeti e pini argentei, alcuni alti, alcuni giovanissimi, e poi in basso la sezione di un tronco e lo sguardo fisso di un uccello dallo sguardo vuoto, che strizzano l’occhio ai progetti orrendi dei due orchi; che innocentemente lasciano una traccia di orrore anche nel contesto più mite. Per dilatare i tempi della tensione e ricordare che il pericolo è in agguato, che sempre, bisogna proteggersi.

cover_zuppa-dellorco_solo-fronteTitolo: La zuppa dell’orco
Autore: Vincent Cuvellier, Andrea Antinori
Editore: Biancoenero
Dati: 2016, 62 pp., 11,00 €

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Fiabe incrostate di salsedine. Profumano, pizzicano

Ricordo un giorno di una decina di anni fa, parlavo con mia nonna di fiabe (sì, perché avendone ascoltate tante dalla sua voce la considero piuttosto esperta in merito) e si ragionava su nani, folletti, esseri magici alla cui esistenza da bambina credevo piuttosto fedelmente. Io citavo fiabe celebri, lei stava silenziosa, poi, con i modi spicci che la contraddistinguono mi disse: “quando ero bambina mi raccontarono che c’erano nani e gnomi nei boschi di castagno e in quelli di abeti vicini al lago. Non ho difficoltà a crederci, visto che queste persone sfortunate si rifugiavano proprio nel fitto della foresta per allontanarsi dai giudizi e spesso dalla crudeltà altrui”. Diede quindi una spiegazione piuttosto razionale e confermò alle mie orecchie di ragazza la qualità realistica delle fiabe, il realismo magico che leggo sempre in esse.

Perché questa personalissima premessa? Perché una volta c’era in Sicilia un uomo così capace di nuotare e di stare in apnea sott’acqua a lungo che divenne fiaba e si fece leggenda. Delle sue imprese scrive un cantastorie trai più prestigiosi, Giuseppe Pitrè, delle leggende in merito tramandano le tracce vecchine, marinai, pescatori. E quest’uomo non era solo magico, aveva anche, a quanto riporta Bianca Lazzaro nella sua introduzione a questa edizione integrale che ce ne consegna ben 17 varianti, attestazioni e studi scientifici a supporto della sua natura marina: piedi palmati, pelle resistente all’acqua, polmoni con una resistenza superiore alla norma.

Ed ecco qui il realismo che si intreccia alla magia e che rende l’oralità di certe leggende popolari pratica narrativa, fiabe.

Cola Pesce sapeva nuotare meglio di un pesce e dei pesci aveva qualche caratteristica fisica. Nel mare trova il suo habitat naturale, in acqua praticamente vive, ma in totale solitudine, chiacchierato, direi celebre, ma abbracciato solo dai flutti. Questa solitudine, che definirei anche emarginazione coatta, lo porta a cercare il contatto con i suoi simili terrestri, a voler dimostrare il proprio valore. Si spinge oltre i suoi limiti sebbene cerchi in certe occasioni di opporre timidamente resistenza a richieste crudeli. Perché Cola Pesce accetta di fare ciò che sa di non poter riuscire a compiere senza farsi del male? Re, governatori, regine gli chiedono di riportare a galla tesori, di esplorare fondali, di appurare confini: mostrami che sei capace e io ti ricompenserò. Ma da queste imprese forzate per capriccio o per brama di potere Pesce Cola non torna mai, muore o scompare.

Pesce Cola è un uomo, ma è stato un bambino e poi un ragazzo. Fabian Negrin rappresenta le tre età dell’uomo/pesce in tre tavole trionfo di blu e turchese. Mi sono imposta una sola osservazione per ciascuna, ne occorrerebbero troppe per lo spazio di una recensione: laddove il mare incontra la terra l’acqua si fa familiare trasparenza, non minaccia, non spaventa, sul bagnasciuga riluce, come Cola Pesce, un po’ mare, un po’ terra.

Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin
Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin

Le bolle d’aria si inseguono numerose a guadagnare la superficie, trasmettono l’urgenza del respiro; assieme allo sguardo spalancato del bimbo Cola Pesce suggeriscono una tragedia imminente.

Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin
Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin

La voce di una madre esasperata si fa suo malgrado maledizione, prende forma di pesce e raggiunge un figlio che è già mezzo ragazzo e mezzo delfino.

Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin
Giuseppe Pitrè, Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli 2016. Edizione integrale curata da Bianca Lazzaro. Illustrazione di Fabian Negrin

Allora ti devi calare di nuovo, ché vogliamo sapere da dove arriva quell’acqua calda calda”. E il Pescecola le disse: “Mi volete morto? Io non torno più. Datemi una canna e se dopo un’ora torna a galla, io sono morto”. La canna tornò a galla e il Pescecola morì.

Di Pesce Cola in mare si perdono le tracce ma sulla terraferma, o meglio, sulla carta si può andare molto a ritroso nel tempo fino a trovare in ballate antiche salsedine e alghe. Pitrè nel Seicento attesta Pescecola in una segnalazione di Athanasius Kircher per poi ritrovarlo, diversi anni dopo, a vestire i panni del Tuffatore di Schiller (altri rimandi nell’introduzione a partire da p. XV).

Questa raccolta si nutre non solo dei frutti del mare, sono decine le fiabe narrate, spesso crudeli, altrettanto spesso bellissime, con tratti esuberanti, eccezionali, unici. C’è persino una fata maschio. Ritorna nella fiaba che qui si chiama “Donna Peppa e Donna Tura” (che Basile racconta come “La vecchia scorticata”): due sorelle vecchie e rattrappite si ritrovano al centro di un fraintendimento per un banale accidente quotidiano, per dell’acqua saponata. Si ritrovano a entrare nel mirino delle voglie di un re. Così com’erano avrebbero dovuto rinunciare, ma una di loro non si da per vinta, o meglio si dispera. E lo fa a gran voce, tanto da attirarsi la benevolenza di una fata barbuta, una fata maschio. Di come una delle due finirà scorticata lo lascio alla vostra immaginazione, o alla lettura di questo volume illustrato prezioso.

ad17141e470f0d2319b29b49b35daa0b_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane
Autore: Giuseppe Pitrè, Fabian Negrin (a cura di Bianca Lazzaro)
Editore: Donzelli
Dati: 2016, pp. XXIV-330, 30,00 €

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La crudeltà meravigliosa delle fiabe calabresi

Re Pepe e il vento magico,
Re Pepe e il vento magico, “La tacchina” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

È dal realismo magico che prendono mossa le fiabe. In un contesto assolutamente schietto, in cui i bisogni primari si sostituiscono facilmente ai legami sentimentali come a quelli di sangue, in un contesto ferino, direi meglio, si muovono personaggi ambigui nella loro limpidezza. Personaggi da cui non ci si può aspettare reazioni guidate dal filo della logica. Personaggi sanguigni. Personaggi che lottano per la propria sopravvivenza, che seguono il proprio istinto, che non sono fedeli, oppure lo sono in maniera inconcepibile e ottusa. Che sfogano nella propria e disarmante semplicità una complessità di reazioni e relazioni senza implicazioni, senza che fiducia, fratellanza, coerenza siano mai risparmiate. Eroici di un eroismo che bada alla terra, agli averi, ai confini e quindi non è più tale, perde e sminuisce la propria definizione.

Questa la realtà, o meglio, questo il realismo.

Re Pepe e il vento magico,
Re Pepe e il vento magico, “La ricotta bianca” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

Dietro le quinte opera la magia che interviene come se fosse scontato che lo facesse. Quindi è piuttosto consueto un figlio serpente. Come è piuttosto consueto guarire da arti mozzati, da violenze inaudite; così come lo è interloquire con i draghi e le draghe, far loro visita, stringere accordi da disattendere e subirne l’ira.

È una magia dai risvolti bislacchi. Ci sono i draghi, lo dicevo, c’è l’ambigua mamma sirena e poi c’è la Madonna, c’è San Giuseppe. Svestiti dai loro panni sacri, contaminati da quella magia piccante e molle che nulla ha a che spartire con gli interventi divini.

Re Pepe e il vento magico,
Re Pepe e il vento magico, “La figlia del re di Portogallo” – Letterio di Francia e Fabian Negrin – Donzelli 2015

Ci sono protagonisti dai ruoli e nomi ricorrenti, archetipi: Marcavallo su tutti. Essere magico e ributtante, crudele e amatissimo. Per la sua storia, fa da cornice quella all’origine della più celebre e più costumata Biancaneve: La ragazzina che, cedendo alle lusinghe di una donna adulta e senza scrupoli, uccide la propria madre per concertare così il matrimonio del padre con l’astuta madrina.

C’è Prezzemolina, prigioniera in una torre, bellissima fanciulla al pari della sua parente stretta Raperonzolo.

Ci sono poi gli aranceti, gli uliveti. E quelli li ritroviamo sottobraccio l’uno all’altro nel verde intenso e in quello argenteo che tanta parte delle tavole a corredo di Negrin occupano. C’è l’aria che spira dal mare, c’è il peperoncino, c’è il profumo dolce delle zagare, quello più umido delle castagne. Le fontane fresche, colorate di zampilli magici. È una Calabria che trovo familiare, che riconosco, sebbene racconti di 100 anni fa. L’autore è Letterio di Francia, della sua raccolta di fiabe e novelle diceva Calvino “una raccolta piena di curiosi tipi e varianti, d’un’immaginazione carica, colorata, in cui si tramanda la sfaccettatura delle meraviglie”.

Sono fiabe crudeli, io le ho amate. Ne consiglio, vivamente, la lettura a ragazzi dai 12 anni.

copertina re pepeTitolo: Re Pepe e il vento magico, Fiabe e novelle calabresi
Autori: Letterio di Francia, Fabian Negrin
Editore: Donzelli
Dati: 2015, pp. XXII-412, 34,00 €

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Fiabe d’inverno. 13 storie di neve e di Natale

Fiabe d'inverno, Fiaba del re delle nevi, Tadeusz Kubiak, Zbigniev Rychlichi - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Fiaba del re delle nevi, Tadeusz Kubiak, Zbigniev Rychlichi – Logos, Taschen, 2014

Fiabe da raccontare ad alta voce, d’inverno. Fiabe classiche trasportate dal vento morbido della tradizione orale per riscaldare gli animi, per narrare con voci dal timbro e dall’intensità diverse del Natale di tutto il mondo. Gli immaginari cambiano, il trasporto di grandi e piccini no, si mantiene inalterato sia che ci si trovi tra renne e ghiacci, sia che si miri a colpire una pignatta piena di dolci con sulle spalle solo uno scialle leggero.

Fiabe d'inverno, Il cavallino rosso, Elsa Moeschlin - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Il cavallino rosso, Elsa Moeschlin – Logos, Taschen, 2014

Storie antiche, come la poesia “La notte prima di Natale” di Clement C. Moore (1912, ‘T was the Night Before Christmas), e storie più recenti, “Il Cowboy di Natale” di Joan Walsh Anglund (1972), per esempio. Tutte ruotano attorno all’inverno, al Natale, a quei giorni centrali di una stagione densissima a livello simbolico che si barcamena tra il calore intenso delle feste e le insidie del gelo, del freddo.

Fiabe d'inverno, Gli animali amichevoli, Laura Nelson Baker, Nicolas Sidjakov - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Gli animali amichevoli, Laura Nelson Baker, Nicolas Sidjakov – Logos, Taschen, 2014

Le storie sono splendidamente illustrate da artisti di varia provenienza: americani, ungheresi, messicani, norvegesi, polacchi e russi. Stili diversissimi ma ugualmente portatori di una lingua comune, che segue la traccia universale dell’empatia mettendo in relazione testo e immagini alla maniera classica ma conferendo a questo rapporto una concezione e un gusto moderni. La raccolta, curata da Noel Daniel (e quale nome sarebbe stato meglio?), è concepita e allestita con una grazia e un gusto toccanti: prima ancora di leggerlo il volume è d’impatto, rapisce, invita a sfogliare pagina dopo pagina a farsi condurre nei luoghi più remoti della Terra o in città sognanti, in piccoli villaggi o tra le mura di una stalla, di una casa.

Fiabe d'inverno, I bambini amichevoli, Sibylle Olfers - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, I bambini amichevoli, Sibylle Olfers – Logos, Taschen, 2014

Difficile designare una prediletta tra le tredici senza avere ripensamenti. Per me la più intensa è stata Il cavallino rosso per essere in perfetto equilibrio tra testo e parola, per avere quella giusta lunghezza e quella giusta cadenza narrante che richiede una fiaba invernale da leggere sotto il piumone o davanti al camino. Di un’unica autrice, Elsa Moeschlin, perfetta.

Ma, ed ecco i ripensamenti, Gli animali amichevoli di Laura Nelson Baker e Nicolas Sidjakov, parlano una lingua di carezze e affetto, musicale e classica mentre i loro ritratti ne suggeriscono una calda e contemporanea, da reiterare ancora e ancora.

Fiabe d'inverno, Il cowboy di Natale, JoanWalsh Anglund - Logos, Taschen, 2014
Fiabe d’inverno, Il cowboy di Natale, JoanWalsh Anglund – Logos, Taschen, 2014

Fiabe d’inverno è entrato a far parte a pieno titolo della libreria della mia bambina, e suggerisco, se potessi con un canto celestiale, di regalarlo anche ai vostri.

9783836548878web-800x800Titolo: Fiabe d’inverno; 13 storie di neve e di Natale
Autore: Noel Daniel
Editore: Taschen
Dati: 2014, 320 pp., 29,99 €

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Nel bosco dei classici della letteratura per l’infanzia

Nel Bosco, ancora una volta mano nella mano con Anthony Browne. E stavolta questa è l’eccezione che conferma la mia personale regola: non c’è nulla, ma proprio nulla, che in questo albo non mi sia piaciuto. Anzi, senza timore di esagerare, mi sento di anticiparvi che questo è uno di quegli albi che non può assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini. E per svariate ragioni. La prima è certamente che è un prodotto autoriale, completo, sfaccettato, profondo come certi sottoboschi, e, come certi sottoboschi, profumato, fresco, ombreggiato e al contempo freddo, buio, umido. La sua completezza ristà proprio in questa duplice lettura che diviene duplice voce e duplice visione.

Nel bosco c’è un bambino che no, non si è perso, ma ha smarrito la propria serenità a causa del fatto che il suo papà non è più a casa. Una notte ha fatto un incubo, un incubo dal senso vago ma spaventoso, e l’indomani a colazione il papà non c’era e la mamma, triste, non era capace di spiegazioni. Il bimbo allora mette su carta la propria ansia: “papà, torna a casa”, scrive su decine di bigliettini che appende un po’ ovunque in casa, manifestando la propria apprensione. Fino a quando la mamma non gli chiede di portare una torta alla nonna malata; “Non andare nel bosco”, si raccomanda la mamma, invitandolo piuttosto a prendere la strada lunga. Ma per una volta il bambino disobbedisce, e nel bosco si infila e anche di fretta, deve far presto a tornare a casa, non si sa mai, il papà potrebbe tornare.

E mentre attraversa il bosco, il bambino immagina e dà un luogo concreto alla propria immaginazione, trasponendo sul sentiero che sta percorrendo fiabe e personaggi fantastici, con i quali dialoga, di fretta; ai quali sfugge; con i quali non si intrattiene a lungo, preda com’è della propria paura: il papà potrebbe tornare e non lo troverebbe a casa. Si tratta di Jack, e tra i tronchi degli alberi come armati di spine intravediamo una pianta di fagiolo, una mazza chiodata da gigante; si tratta di Riccioli d’oro, bambina egoista e affamata, e tra gli alberi del bosco passano una dietro l’altra le ombre dei tre orsi che lasciano incustodita la loro casetta; si tratta di Hansel e Gretel, con un’ascia da boscaiolo ancora piantata in un tronco e in lontananza, tra il fitto dei rami, una casetta di pan di zucchero e una gabbia. Ma il momento più profondo, quello in cui il bimbo deve fare i conti con se stesso e le proprie preoccupazioni e decidere se restare in questo mondo fiabesco e metaforico o affrontare la realtà (un po’ come avviene per Max Nel Paese dei mostri selvaggi di Sendak, del quale peraltro tracce e ispirazioni questo albo è disseminato come ghiande nel bosco): appeso a un albero trova un cappottino rosso che spicca nel grigio spettrale del bosco; alla sua vista il bimbo ha come un’illuminazione: comincia a passare al setaccio tutti i ricordi, tutte le tracce lasciate dalle fiabe nella propria memoria, alla ricerca di quella giusta che potrebbe salvarlo dalla presenza angosciante che sente alle sue calcagna. Si tratta del lupo di Cappuccetto Rosso, e per noi che leggiamo è evidente. Ma il terrore e l’ansia, la premura, appannano la mente del bambino e la affollano di altri elementi che complicano i passi: scarpette perdute e abbandonate, fusi, torri altissime, gatti con gli stivali e, in lontananza, un principe a cavallo. Si tratterà del principe azzurro destinato a svegliare col suo bacio qualche principessa o piuttosto è il suo papà che torna (torna dalla guerra? La tavola iniziale con il soldatino di piombo è un indizio di questa mia supposizione o introduce l’elemento fiabesco che permea la storia?) ad abbracciare lui, ad abbracciare la mamma?

Il bimbo si scuote e fugge, tremante arriva a casa della nonna e, in un’atmosfera surreale e carica di tensione, bussa. Dall’altra parte della porta potrebbe esserci la nonna, o il lupo, oppure un lieto fine che non si spiega, non avrebbe ragione di esserci e invece c’è; sta lì, tra le ultime pagine, è fatto dei colori pieni e brillanti cui Anthony Browne ci ha abituati, di quelle poltrone rivestite di stoffa fiorita, di sorrisi larghi e braccia tese; sta lì a dissetare l’animo bambino, e il cuore del protagonista e di chi legge.

nel-bosco-It_01Titolo: Nel bosco
Autore: Anthony Browne
Editore: Kalandraka
Dati: 2014, 26 pp., 16,00 €

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I fratelli Grimm come non li avete mai letti

Sono passati duecento anni dalla pubblicazione delle loro fiabe, le fiabe dei fratelli Grimm, intendo, e a tutt’oggi sono decine, centinaia direi, le forme in cui esse sono state riproposte: dalle più nobili e fedeli, dalle varianti più o meno brillanti, fino alle orride riduzioni, che purtroppo vanno per la maggiore, perché più semplici (laddove questa splendida parola si svuota del suo altissimo valore), perché più veloci, perché banali.

Il signor Dettofatto, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.
Il signor Dettofatto, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.

Rare sono però le occasioni di poter leggere quelle fiabe dei Grimm che esulano dai confini del consueto, a meno che non si attinga all’opera completa originale, ma anche in questo caso, e facendo riferimento alla meglio nota tra tutte le edizioni delle fiabe dei fratelli Grimm, la settima del 1857 (Kinder- und Hausmärchen), solo alcune tra quelle selezionate da Jack Zipes sono riconoscibili o familiari: alcune sono state riselezionate dai Grimm durante la loro instancabile opera di scelta filologica, altre modificate perché si adattassero meglio alla tradizione tedesca e perdessero un po’ della loro origine straniera, altre ancora hanno cambiato titolo, altre, invece, sono state del tutto eliminate.

Raperonzolo, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.
Raperonzolo, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.

Per questa ragione Principessa Pel di Topo (e altre 41 fiabe da scoprire)  è un volume imperdibile, prezioso: raccoglie 42 fiabe dei fratelli Grimm sorprendenti e quantomai autentiche. Fiabe dai personaggi in via d’estinzione, la morte per esempio (processo che riguarda, ahimè, solo il personaggio), la fame, le madri crudeli, la rivalità tra fratelli, la malvagità nella sua forma più estrema.

Gli animali fedeli, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.
Gli animali fedeli, di Jacob e Wilhelm Grimm. Principessa Pel di Topo, con 15 tavole originali di Fabian Negrin. A cura di Jack Zipes. Donzelli.

Sono fiabe raccolte tra il 1815 e il 1817 non del tutto adatte ai bambini, molto più affini alla tradizione magico/popolare, la quale però rientra assolutamente nell’ambito del fiabesco e proprio da quel contesto attinge a piene mani per sdrammatizzare la realtà, per renderla, nel contrasto, evidente, per rasserenare. E le illustrazioni, esattamente come in tutte le fiabe che si rispettino, intervengono a sottolinearne proprio la radice comune: sono di Fabian Negrin e sono splendide. Ho individuato un filo rosso tra tutte le tavole e tra le tavole e le fiabe: l’urgenza di rendere tutto il senso di ogni storia con nettezza, velocemente, senza cornici, introduzioni o orpelli. Riflette quest’urgenza l’origine orale di queste fiabe, e risolve quest’urgenza la capacità quantomai straordinaria di Fabian Negrin di raccontare un’intera storia in una sola immagine.

pel di topo grimm_copertinaTitolo: Principessa Pel di Topo e altre 41 fiabe da scoprire
Autore: di Jacob e Wilhel Grimm, a cura di Jack Zipes con 15 tavole originali di Fabian Negrin
Editore: Donzelli
Dati: 2012, 200 pp., 23,90 €

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