Cerfoglio

Il Cerfoglio dei prati è un’erbetta selvatica che nei miei ricordi profuma dolcemente di zucca. Lo riconosco sulle sguardie di questo albo edito da Lupoguido che affonda le sue belle radici di penna e di pennelli nel secolo scorso, e il mio sguardo, da sempre interessato ai fiori e alle erbe selvatiche, indugia su queste due pagine lisce, morbide, luminose. Sono sguardie e proteggono la storia che dopo di loro sempre viene, ma sono anche il suo indice.

La pagina cui rimanda il Non ti scordar di me è l’incipit.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

 

Sulla pagina di sinistra il Non ti scordar di me che fa da titolo, un blocchetto di testo che non lo è ma sembra poesia, in cui ciascuna riga ha per protagonista un elemento e già di per sé racconta.

Su quella di destra una tavola che, così come ha già fatto il testo, anticipa le sorti della storia e ugualmente racconta, muovendo il filo della narrazione su quattro diversi piani. In primo piano un pino maestoso, talmente immenso da poterne rappresentare solo una piccola parte, poi in secondo piano una rupe, rocciosa e brulla; quindi la valle, e dietro e sopra di essa, per ultimo, il cielo. Il sole, schiacciato e giallo, illumina d’oro il protagonista, abbarbicato alla rupe, che di quella luce risplende, poetico.

Quando spuntò, il vecchio pino, tese i suoi piccoli rami verso il cielo. Tutto intorno a lui, emozionate, le viole mammole paiono inchinarsi, le campanule trillare, le lepri, tremanti, s’abbracciano, i cervi tendono le orecchie mentre discosto, appollaiato su un ramo un gufo fa, per l’occasione, le ore piccole e una lumaca, quasi più grande di lui, tende le antenne e gli occhi.

Questa che ho appena considerato è stata scelta anche come illustrazione di copertina, perché è effettivamente ritratto del momento in cui tutto può succedere, tutto, o quasi, è ancora da scrivere. Ha una cornice, fatta di insettini rossi tutti l’uno diverso dall’altro. È la foto ricordo, quella che entra nell’album.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Ma non sempre tutto va nella direzione immaginata, questo è il caso in cui s’accinge ad andare, per quanto non sembri, esattamente in quella sperata: il pino prende coscienza dell’essere nato sul ciglio di un burrone. Non sarebbe stato affatto semplice crescere lì, avrebbe dovuto lottare. Ma l’importante è esserne coscienti, e caparbi. E allora, nel capitolo intitolato dalle violette mammole, in un trionfo di piani sovrapposti, il nostro sguardo si fa largo tra i tronchi degli alberi maestosi, le cui radici affondano nella terra nutriente e ferma, e lo si intravede, riverso, curvo, come accartocciato, proteso verso terra, per scelta, per intelligenza, per spirito di sopravvivenza, ben ammantato della luce rossa e intensa del tramonto che tinge con linee piene anche i contorni delle montagne e poi, infine, ancora, il cielo.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Intanto gli alberi attorno a lui vengono abbattuti, diventano altro, si allontanano dalla foresta. Lui resta, curvo, perfettamente curvo per accogliere Cerfoglio, un cervo che l’ha scelto come tana, rifugio sicuro per sé e i suoi piccoli. Insieme crescono, invecchiano. Il cervo mangia il dolce cerfoglio dal profumo di zucca che cresce attorno al vecchio pino e tutto sembra scorrere tranquillo, quando la linea retta di un fucile interviene a tagliare a metà l’illustrazione, a mettere un freno al tempo sereno. Al di sotto del fucile un indistinto grigiore di ombre e il volto di un cacciatore. Il bosco si percepisce ma la sua vitalità è spenta, pare ammuffita; al di sopra il vecchio pino, ormai spoglio, a proteggere il verde, il giallo dei denti di leone, dei ranuncoli, dell’erba zolfina e Cerfoglio.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

Non c’è pietà per il cacciatore che non ne ha, non ce n’è nemmeno un nonnulla. Di lui s’immagina il destino, ma tant’è. Magari no, magari è un altro.

Una splendida storia di Ludwig Bemelmans, di resilienza e amicizia, raccontata senza patetismi, senza edulcorazioni,  che aspettavamo dal 1953.

Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans - 2020, Lupoguido
Cerfoglio, di Ludwig Bemelmans – 2020, Lupoguido

cerfoglioTitolo: Cerfoglio
Autore: Ludwig Bemelmans (trad. Gabriella Tonoli)
Editore: Lupoguido
Dati: 2020, 44 pp., 17,00 €

L’isola schifosa

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli

Nell’affettuosa prefazione a questo albo, Quentin Blake sostiene che L’isola schifosa sia una sintesi dell’arte di William Steig.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

Pubblicato 50 anni fa, nel 1969, L’isola schifosa ha quella nota esplicita, sin dal titolo, di ironia e giocosità che è tratto distintivo delle opere di Steig. Lei, l’isola, è schifosa, ma i suoi abitanti non sono da meno, anzi, forse sono proprio loro, con le loro attitudini alla boria, alla prepotenza cieca, a renderla tale.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

Lucertoloni squamosi e zannuti, pelosi, con due, tre paia di occhi; creature disgustose, spinose, con artigli affilati; libellule giganti e feroci nemmeno fossero barracuda. Sono schifosi non tanto per il loro aspetto, che, come sempre, è piuttosto secondario, quanto per la loro attitudine all’iracondia, alla cattiveria. Sulle rive o tra le acque di un mare che ribolle, tra piante piene di spine, vulcani che eruttano (meglio, ruttano) fumo, si sfidano, combattono con ferocia, invidiosi l’uno dell’altro, vanitosi, senza ragione; nelle loro vene non scorre nemmeno l’ombra della felicità così come sull’Isola schifosa non nasce nemmeno un fiore.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

Fino a quando un giorno, non si sa come, ne spunta uno. Bello, davvero molto bello. Dritto, carnoso, bella corolla, bei colori. E la storia si ferma negli istanti attoniti dello stupore, e poi riparte, come nella più classica delle fiabe, con una rabbia incontrollata e priva di senso, per poi volgersi in altra direzione, a dipanare matasse mostruosamente belle.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

E tutto si rigenera nella bellezza, nel fine lieto. Solo una cosa resta uguale, non cambia, ed è la luminosità dei colori, che siano di un lucertolone orribilmente schifoso o di un fiore deliziosamente bello, riempie gli occhi di gioia e meraviglia.

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Autore: William Steig; traduzione di Daniela Magnoni (la prefazione di Quentin Blake da Mara Pace)
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 48 pp., 16,00 €

È tempo di andare

Tra i rami di una quercia, che si intuisce secolare, sono sistemate delle cornici coi ritratti di una bambina e una civetta. Sembrano nidi. Con un mise en abyme perfetto, in una  di esse appare ritratta una civetta, ancora pulcino, appollaiata su di una quercia bonsai, dritta e fiera come se il momento immortalato fosse solenne. In effetti, alle sue spalle, una bambina srotola un nastro, che, nella cornice successiva, è ben annodato attorno al collo dell’uccello.

<em>È tempo di andare </em> di Kim Sena - 2019, Orecchio acerbo
È tempo di andare di Kim Sena – 2019, Orecchio acerbo

È tempo di andare sussurra la civetta a Mia, la bambina ormai cresciuta. Lei solleva lo sguardo dal libro che stava leggendo e lo ferma appena sotto a quello della civetta che tendendo il collo, vorrebbe incontrarlo, per dare conforto. O più fermezza alle sue parole. Si ferma lo sguardo di Mia, mentre la bambina appoggia il capo al tronco della quercia. Bambina e civetta sono circondate da anemoni, fiori primaverili e fragili dal cuore viola, blu, quasi nero, su cui soffiano e indugiano Zefiro e Borea rendendoli effimeri, concedendo loro vita breve. Tiepido Zefiro, e morbido, come potrebbe essere la carezza di una piuma, freddo Borea, come potrebbe essere il piglio di una pantera, in attesa, paziente.

È tempo di andare di Kim Sena - 2019, Orecchio acerbo
È tempo di andare di Kim Sena – 2019, Orecchio acerbo

È tempo di andare sì, ma perché?  Mia è incredula, perplessa. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto salutare la sua amica ma non riesce a capacitarsi dell’ora, dell’adesso, del tornare all’improvviso da dove si è arrivati. Tornano allora sul luogo del loro primo incontro, ripercorrono i ricordi della loro vita assieme. Poi il cielo si tinge di rosa e uccelli lo solcano ad ali spiegate. Forse Lucy, la civetta, andrà nella stessa direzione. Il tramonto tinge tutto di un arancio morbido che inonda anche i petali delle peonie che regali e tuttavia lievi sostengono Mia, curano il suo dolore rendendo il ricordo immortale, mentre bambina e civetta si fondono l’una nel volto dell’altra, l’una nei pensieri dell’altra.

<em>È tempo di andare </em> di Kim Sena - 2019, Orecchio acerbo
È tempo di andare di Kim Sena – 2019, Orecchio acerbo

La luna è ormai alta in cielo, Mia e Lucy socchiudono gli occhi e immaginano. In primo piano delle splendide foglie di hosta dal verde venato di bianco. Sono piante che non temono le intemperie, per prima la lontananza, che perdono con naturalezza anche tutte le foglie ma conservano vivi e fertili i rizomi per poi rinvigorirsi, tornare, ancora.

Per Lucy è tempo di andare. Un abbraccio in silenzio, il nastro rosso sciolto, e tenui fiori d’ortensia a far da corolla al distacco.

Kim Sena, ancora una volta, con le sue illustrazioni a matita raggiunge il contesto impalpabile del sogno. La poesia surreale dell’amicizia, della forza, del ricordo.

On line, sul blog di Kim Sena, ho trovato una tavola, I see you.  Non so se sia parte di un nuovo libro, se sia invece un’opera a sé stante ma non posso non chiedermi: che non sia Mia la ragazza, ormai adulta, con in mano il nastro che, pur essendo sciolto lega assieme chi resta e chi va via? Sotto la luna, non più piena, che non sia Lucy, di ritorno, come sperato?

I see you di Kim Sena
I see you di Kim Sena

E tempo di andare_coverTitolo: È tempo di andare
Autore: Kim Sena
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019,44 pp., € 15,00

I fiori della piccola Ida

I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia - Edizioni Corsare 2018

“tagliare è il primo
Inizio della poesia”
– Hans Christian Andersen in una lettera a Dorothea Melchior il 21 luglio 1867

I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia - Edizioni Corsare 2018
I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia – Edizioni Corsare 2018

C’era una volta un artista dal non eguagliato talento che oltre a scrivere e raccontare fiabe era bravissimo con le forbici. Ne aveva un paio d’acciaio con cui ritagliava motivi complessi ed elegantissimi. Si chiamava Hans Christian Andersen e a questa sua arte è dedicato oggi persino un museo. Perché vi sto raccontando questo aneddoto biografico?

Perché un paio di giorni fa ho letto un libro: I fiori della Piccola Ida che è illustrato alla maniera poetica di cui scriveva Andersen a Dorothea Melchior: ritagliando.

“Poveri fiori miei, sembrate così stanchi!” Dice la piccola Ida. “Eravate tanto belli ieri e adesso avete tutte le foglie appassite!”

“Perché fanno così?” Domanda allo studente che siede sul sofà. Vuole un gran bene allo studente che è solito ritagliare per lei figure divertenti e bizzarre […]

Nelle tavole illustrate di Daniela Iride Murgia tutto è alla maniera del ritaglio: strisce e righe danno movimento anche al più statico dei divani mentre le pieghe del vestitino della protagonista tagliano l’aria della pagina dandole spazio e movimento.

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Nell’illustrare coi ritagli la difficoltà è quella di riuscire a gestire con lo stesso equilibrio il vuoto e il pieno. Un vuoto e un pieno che non è fatto solo di presenza o assenza ma anche di sovrapposizione, di posizionare piani diversi per dare alla narrazione visiva pienezza di comunicazione.

Lo studente racconta a Ida, a seguito della sua tragica domanda, del castello regale coi giardini fioriti e l’illustrazione li pone in primo piano, da protagonisti quali sono, a colorare coi loro pieni anche ciò che sta loro dietro e lasciando ai vuoti il compito di illustrare il contesto. L’effetto di sovrapposizione è straordinario.

Gli adulti si muniscono di chiavi – tante e tintinnanti quelle del custode – per aprire meccanicamente o chiudere la meraviglia di ciò che non potrebbero comprendere. Mentre ai bambini basta guardare fuori dalla finestra per scorgere una coppia di narcisi innamorati che attraversano la pagina, ancora, lo spazio, la finestra, lo specchio.

“Quante sciocchezze!” Interviene seccato il Cancelliere […] “Tutte stupide fantasie da far credere a una bambina!”

Mentre sdegnato considera la strega sulla scopa con un naso talmente enorme da tenerci su in equilibrio un bambino, un gatto e la luna. Ritaglio che il giovane Andersen… ehm… il giovane studente ha realizzato proprio come avrebbe fatto Andersen.

I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia - Edizioni Corsare 2018
I fiori della piccola Ida, di H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia – Edizioni Corsare 2018

Ritengo che in questo libro, oltre alla bellezza della storia, la scelta dell’autrice di ritrarre i ritagli sia una voce in più all’interno della narrazione; non ci sono solo il testo e le immagini a raccontare, ma anche i vuoti che si fanno pieni, le luci e le ombre, il bianco e nero, il colore e la sua assenza: coprendo disvelano, suggeriscono, traggono in inganno,  diventano altro, inducono al sogno. Sogni che si mescolano alla realismo magico, pagina dopo pagina, che permettono alla piccola Ida di non tagliare il filo narrante e vero della meraviglia.

La leggerezza delle immagini sta nel fatto che esse, lievi, non piegano nemmeno la più sottile foglia di narciso, possono essere tenute con un filo, possono nascere da esse.

Da lettrice appassionata di fiabe, sento di poter consigliare questa che, pur mantenendosi libera nella traduzione, è specchio di quanto più genuino possa esserci nel rinarrare fedele. Nella tradizione di bocca in bocca.

i-fiori-ida.jpgTitolo: I fiori della piccola Ida
Autore: H.C. Andersen, Daniela Iride Murgia
Editore: Edizioni Corsare
Dati: 2018, 56 pp., 20,00 €

La storia del toro Ferdinando

È una storia d’altri tempi quella del Toro Ferdinando, che comincia dalle risguardie tutte illustrate in bianco e nero e prosegue, sempre col nero che si staglia sul bianco, proprio come un tempo, con il suo corredo di carretti a ruote trainate da cavalli, toreri con picche e alabarde e bimbi coi grembiali neri.

<em>La storia del Toro Ferdinando</em>, di Munro Leaf, Robert Lawson - Fabbri 2017
La storia del Toro Ferdinando, di Munro Leaf, Robert Lawson – Fabbri 2017

Comincia nel 1936, pochi mesi prima dell’inizio della guerra civile spagnola e continua fino ai nostri giorni, facendosi portatrice di un messaggio di pace esplicito e determinato.

La copertina rosso fuoco attrae come attrarrebbe un toro nella corrida, e la traduzione di Beatrice Masini segue il canto pacifista del Toro che ama il profumo dei fiori senza inciampi. Il toro Ferdinando è capace di una sensibilità che sfugge tra le maglie di animi umani troppo legati a interessi e prevaricazione; sfugge ma nel farlo sfiora e infatti urtò le corde di Franco, che ne proibì la diffusione finché fu in vita e urtò i nazisti, che lo misero al rogo nella Germania di Hitler. La storia del libro, prima che la storia nel libro, acquisì un grandissimo valore simbolico quando fu stampato e distribuito a tutti i bambini tedeschi come gesto di pace dalle forze alleate.

<em>La storia del Toro Ferdinando</em>, di Munro Leaf, Robert Lawson - Fabbri 2017
La storia del Toro Ferdinando, di Munro Leaf, Robert Lawson – Fabbri 2017

I due autori, Munro Leaf (1905-1976) e, per le illustrazioni, Robert Lawson (1892 – 1957), sono tra i più grandi della storia della letteratura e dell’illustrazione americana per l’infanzia; assieme, in questa storia senza tempo, celebrano con leggerezza la non violenza. E la leggerezza è deliziosa negli sguardi dei protagonisti: sbalorditi, stupefatti, distratti, all’erta. Il torello che quasi si ferma, distratto, nel momento in cui il suo sguardo incrocia una tartaruga; il bombo che par proprio dire “Ohibò” solo guardando rassegnato ciò che incombe. La leggerezza, e talvolta anche la perfezione, sta nei dettagli e questa storia ne è ricca.

<em>La storia del Toro Ferdinando</em>, di Munro Leaf, Robert Lawson - Fabbri 2017
La storia del Toro Ferdinando, di Munro Leaf, Robert Lawson – Fabbri 2017

Il toro Ferdinando nacque in Spagna assieme ad altri torelli che saltavano e giocavano tra loro prendendosi a testate. Ma lui no. Ferdinando amava piuttosto passare il proprio tempo sotto un albero ad annusare il profumo dei fiori. La sua natura di toro possente però non stenta a mostrarsi in muscoli e imponenza, nonostante Ferdinando non li eserciti come i suoi coetanei. Dall’alto della collinetta su cui sorge il suo albero preferito (un sughero sul quale germogliano grappoli di tappi da bottiglia) tutto guarda, placido e contento. Fino a quando non interviene il caso a sconvolgere la sua odorosa esistenza, e si mostra sotto forma di un bombo. Tra le ali di questo piccolo insetto e tra i petali dei fiori si nasconde il destino di Ferdinando e della sua storia che si conclude con una affermazione di sé profumata e libera.

toro ferdinando.jpgTitolo: Il Toro Ferdinando
Autore: Munro Leaf, Robert Lawson (Beatrice Masini trad.)
Editore: Fabbri editore
Dati: 2017, 80 pp., 16,00 €

Da questo libro è tratto il film Ferdinand di Carlos Saldanha, Cathy Malkasian, Jeff McGrath. 2017

Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?

8 dicembre 2016. #AkAdvent

A scavare nella neve con le mani c’è che bisogna togliersi i guanti. Con le moffole è difficile: la neve si appiccica alla lana e si passa più tempo a sbatacchiarle per toglierla che a scavare. A scavare nella neve con le mani per vedere cosa ci sia sotto, c’è che bisogna farlo a mani nude. Quando si giunge al tesoro i polpastrelli sono ghiacciati e le mani rosse e bagnate, ma… ma non ci sono molte cose che profumano come gli aghi di pino un po’ secchi un po’ umidi, misti alle foglie, alla terra soffice, all’erba rada, non più verde, bruna. Quindi vale. Vale la pena.

Emma. Dove vanno i fiori durante l'inverno?, di Spider - 2016, Orecchio acerbo
Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?, di Spider – 2016, Orecchio acerbo

Da bambina scavavo nella neve, per sentire quel profumo e perché speravo, sempre, di trovare qualche fiore sul punto di sbocciare. Non ne ho mai trovati quindi non so dire cosa avrei fatto: coglierlo e mostrarlo, lasciarlo lì godendomi da sola tutta la meraviglia? Conoscendo la me stessa di allora probabilmente avrei passato molto tempo a decidermi. E, conoscendomi, non so cosa avrei fatto.

Emma. Dove vanno i fiori durante l'inverno?, di Spider - 2016, Orecchio acerbo
Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?, di Spider – 2016, Orecchio acerbo

Emma è sfuggita alle mie ricerche bambine, ma so per certo che se avessi avuto la possibilità di leggere un albo così, questo albo, all’epoca in cui non mi curavo della pelle screpolata e, anzi, mi sembrava un dazio insignificante da rendere, non me ne sarei mai separata.

Di Emma conservo gelosamente la prima edizione, quella in cui Orecchio acerbo inseriva il bugiardino; Spider nel 2008 ne disegnò tavole e testo. L’armonia è vibrante, tutte le pagine percorse da brividi, cristalli di neve, brillantezza di ghiaccio. Sono immagini in movimento, che danzano sul lago ghiacciato e si rincorrono come in una Silly Symphony, un cortometraggio animato che in inverno conserva il profumo dell’estate.

Emma. Dove vanno i fiori durante l'inverno?, di Spider - 2016, Orecchio acerbo
Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?, di Spider – 2016, Orecchio acerbo

Emma è un fiore e regola la sua esistenza con l’aiuto di una sveglia. Affida a un congegno meccanico il proprio ritmo biologico. Va tutto bene, fino a quando la precisione meccanica fa cilecca ed Emma si risveglia in pieno inverno. Giusto in tempo per incontrare i suoi amici Lampo, Grugno e un ragno orologiaio. E per raccontare a noi che leggiamo una storia splendida, da regalare, assolutamente, a Natale.

218-emma-n-eTitolo: Emma. Dove vanno i fiori durante l’inverno?
Autore: Spider
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2016, 36 pp., 11,50 €

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Il giardino segreto in punta di pennino di Johanna Basford

il giardino segreto. Giochi in punta di pennino , Johanna Basford - 2013, Gallucci
il giardino segreto. Giochi in punta di pennino , Johanna Basford – 2013, Gallucci

Giochi in punta di pennino, recita il sottotitolo de Il giardino Segreto di Johanna Basford, ma questo albo nasconde tra le pagine molto di più dello spazio in cui giocare con il pennino, appunto, o colorare gli splendidi arazzi floreali e compositi di cui si compone.

Quel “di più” cui mi riferisco è l’elemento chiave che rende un albo interattivo (da colorare) diverso dalla miriade di prodotti di genere reperibili in libreria o addirittura in edicola destinati a un uso effimero e meccanico: la capacità di coinvolgere il lettore/artista in una dinamica creativa e stimolante che va ben oltre la scelta libera dei colori (o del bianco o del nero) da parte del bambino;  i suggerimenti che non sono istruzioni bensì consigli per afferrare l’ispirazione e applicarla, poi, liberamente;  l’eleganza del gusto e del tratto dell’autrice che ispira e stimola alla creazione di uno stile proprio che non s’adagia sull’imitazione in quanto tale ma, grazie allo spazio d’opera, diviene sfida con la propria capacità di realizzazione, il proprio gusto.

il giardino segreto. Giochi in punta di pennino , Johanna Basford - 2013, Gallucci
il giardino segreto. Giochi in punta di pennino , Johanna Basford – 2013, Gallucci

Disegnare col pennino e l’inchiostro, d’altra parte, non è per nulla semplice, giacché l’uso del pennino richiede una concentrazione e un moto riflessivo che ben si coniuga con le atmosfere floreali e naturali (tante le farfalle) che fitte fitte riempiono queste pagine:  il bambino si concentra, si rilassa in compagnia di cose belle e, successo anche più piacevole, richiede a viva voce scampagnate alla ricerca di cespugli da disegnare che divengano suoi, che possano rivelarsi i mondi segreti in cui nascondere i propri pensieri, in cui incastonare i propri sogni.

il giardino segreto. Giochi in punta di pennino , Johanna Basford - 2013, Gallucci
il giardino segreto. Giochi in punta di pennino , Johanna Basford – 2013, Gallucci

61-AeWGhQmL._SL500_Titolo: Il giardino segreto
Autore: Johanna Basford
Editore: Gallucci
Dati: 2013, 80 pp., 14,90 €

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Nei sogni costruisco un futuro per i fiori

Un futuro per i fiori, Florence Faval - Editions du Dromadaire
Un futuro per i fiori, Florence Faval – Editions du Dromadaire

Un futuro per i fiori fiorisce dispiegandosi poco alla volta svelando pagina dopo pagina l’immagine di una città in cui i fiori sormontano i palazzi, illuminano e colorano il cielo. Quattro blocchetti di versi rivelano la possibile dolcezza di un futuro fiorito: tre similitudini accompagnano verso un finale che è compiuto e di speranza.

Un futuro per i fiori - Editions du Dromadaire
Un futuro per i fiori, Florence Faval – Editions du Dromadaire

La struttura del libro permette diversi approcci: Se lo si dispiega in verticale, per esempio, si avrà la possibilità di indugiare sui versi, accompagnati solo da illustrazioni lineari in bianco e nero che non distraggono dalla concentrazione poetica. Sfogliando verso destra delle illustrazioni raccontano la poesia in immagini che sono l’una connessa all’altra grazie soprattutto al gioco di curve che rimanda ai versi e che connette le scene. E già si intravedono uno scorcio di città e dei fiori.

Un futuro per i fiori - Editions du Dromadaire
Un futuro per i fiori, Florence Faval – Editions du Dromadaire

Aprendolo del tutto il formato si rivelerà grande (67×48 cm). Nonostante il rosso del fiore centrale a dominare è l’azzurro del cielo e del mare che ci parlano di una Venezia fiorita e luminosa. Il libro è riprodotto da una xilografia originale. Alcune delle decorazioni presenti nell’incisione su legno conducono lievemente alla Basilica di San Marco di Venezia e ai magnifici mosaici dei suoi pavimenti.

Dal “Chi siamo” de Le Éditions du Dromadaire: create nel 2000 da Florence Faval e Pierre Hornain, autori delle immagini e dei testi, pubblicano libri per l’infanzia da progetti originali. Sono pubblicazioni a fisarmonica, successivamente arricchite di elementi tattili e visuali. Gli intenti degli autori sono di rivelare il mondo poetico che esprime il suo linguaggio di colori e parole nella dimensione artigianale del libro.

Un futuro per i fiori Florence Faval Editore Editions du DromadaireTitolo: Un futuro per i fiori
Autore: Florence Faval
Editore: Editions du Dromadaire
Dati: 2011, 18 pp., 15,00 €

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