Ortone e i piccoli Chi!

Ortone e i piccoli Chi!, del Dr. Seuss, edito da Giunti Junior
Ortone e i piccoli Chi!, del Dr. Seuss, edito da Giunti Junior

Ortone è un elefante. È grosso e ingombrante ma ha un animo molto sensibile e vista e udito fini grazie ai quali riesce a percepire la richiesta d’aiuto di una creaturina minuscola, un granello di polvere, quasi. Lei è rosa, piccina davvero; fa parte di un popolo di minuscoli che si chiama “Chi” e che vive nel Paese “Chissà”: corrono un grande pericolo e quindi chiedono aiuto a Ortone, che, in barba a quanti cinicamente lo vorrebbero indifferente, si adopera subito per il bene delle creaturine.

Ortone e i piccoli Chi!, del Dr. Seuss, edito da Giunti Junior
Ortone e i piccoli Chi!, del Dr. Seuss, edito da Giunti Junior

Si affanna, corre avanti e indietro, non conosce stanchezza. Intanto la sua gentilezza, come spesso accade, è scambiata dagli altri come dabbenaggine. Nessuno vede i piccoli Chi, Ortone quindi è semplicemente impazzito. Ma chi fa del bene, per fortuna, lo fa ostinatamente, talmente tanto da riuscire a provare anche gli scettici. [Illustrato a colori nel celebre stile del Dr. Seuss, il testo in stampatello minuscolo è in rima].51pw4rIYUIL

Titolo: Ortone e i piccoli Chi!
Autore: Dr. Seuss
Editore: Giunti Junior
Dati: 2008, 64 pp., 6,90€

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Una Renna Bianca, un albero magico, una bambina libera

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

Hanna è appena salita su un magnifico treno; ha dei magnifici capelli chiari e si lascia alle spalle una stazione anch’essa magnifica, erbosa, contornata da alberi. Nel corridoio del treno Hanna non si sente del tutto tranquilla e ci indirizza uno sguardo profondo che manifesta assieme consapevolezza e smarrimento. Alle pareti del vagone, ricche cornici racchiudono dipinti che raccontano di surrealtà e irrazionalità, che pongono manufatti artificiosi in ambienti bucolici, che ritraggono animali selvaggi in posture umane e così facendo ne violano gli sguardi ora privi di baleni. La madre di Hanna cammina impettita, naso all’insù, sorrisetto beffardo, braccia incrociate a chiudersi nel caldo rassicurante della sua ingombrante pelliccia. Hanna, in una giacchetta leggera, tiene tra le braccia un bonsai che sembra fiorito. E in realtà fiorito non è. È invece un vecchio amico, è speciale, immaginifico, magico: si chiama Alberopescevivo, ed è un regalo del papà amante delle foreste che Hanna sta raggiungendo. Si mantiene albero, pesce e vivo grazie al cuore caldo della bambina. Vive in simbiosi con lei e del suo cuore fa la propria linfa, la propria acqua, il proprio respiro.

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

Nel momento in cui il treno si muove e parte, divenendo mondo a sé stante, isola, con i suoi ritmi, i suoi spazi, le sue regole, entra nello scompartimento Renna Bianca. Ha un corno spezzato, un portamento elegante, una lunga barba bianca e un’infinita fila di rane al seguito. La mamma impellicciata è scandalizzata dalle rane e dal fatto che Renna Bianca le abbia portate con sé. Egli per scusarsi offre quindi dei cioccolatini, dolcetti prodigiosi neri o rossi capaci di realizzare i sogni e i desideri degli umani, quelli neri, e di rendere realtà le fantasia delle creature non umane, sovrumane direi, quelli rossi. Mangiando un cioccolatino rosso, dalle corna di Renna Bianca cadono decine di diamanti. La madre ne è rapita. Hanna accetta un cioccolatino nero e nella sua mente e davanti ai suoi occhi si dispiegano le ali della Primavera, si stende un campo erboso, si innalza un intenso profumo di fiori. Ma la madre sfugge alle regole della surrealtà e si perde in quelle della cupidigia. Mangia un cioccolatino rosso e diviene rana tra le rane. Tutto è un’ovidiana metamorfosi, ogni cosa diventa altro da sé e con quell’altro convive, volentieri o suo malgrado.

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

È in questo momento che l’albo assume il suo significato più pieno: la bambina è sì preoccupata per la sorte della madre ma al contempo la accetta come una persona matura e saggia accetterebbe le conseguenze di un proprio gesto avventato; si concentra piuttosto sul corno spezzato di Renna Bianca e guidata da una generosità che è pura e brillante gli dona il suo Alberopescevivo che immediatamente si ramifica e cresce in un innesto magico e dolce. Tutto il resto, la conclusione, l’addio, la consapevolezza vengono da sé, sono correlazioni di un gesto che è empatico e salvifico, che nutre e spera.

Renna Bianca, Kim Sena - 2014, Orecchio Acerbo
Renna Bianca, Kim Sena – 2014, Orecchio Acerbo

Ecco, io trovo che di questa profondità di contenuti, di questa eleganza della rappresentazione, di questo rifuggire l’ovvietà, dovremmo nutrire i giovani lettori. Dovremmo lasciarli liberi di restare impressionati dalla magia, dalla straordinarietà dei viaggi fantastici, dovremmo dar loro gli strumenti per diventare capaci di dare, senza tentennamenti, senza rimpianti, dovremmo formare i loro sguardi con illustrazioni complesse, raffinate, sorprendenti, in cui tutto è scelto, tutto è studiato, ogni cosa si correla all’altra creando una narrazione piena, lineare nella sua surrealtà, che si imprime negli sguardi, che resta a far compagnia e nutre.

Renna_BiancaTitolo: Renna Bianca
Autore: Kim Sena
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2014, 36 pp., 13,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Un costoso regalo da un dollaro e ottantasette centesimi

Questi paragrafi raccontano una storia, che è la storia di un uomo, giornalista e cronista che, per un incrocio di fato e sfortuna, si ritrova privo di realtà da raccontare, chiuso, da innocente, tra le mura di un carcere americano. è la storia di un giornalista che è vittima dell’ironia della sorte e, a causa di questa amara ironia si scopre e si esercita scrittore, scrittore di short stories; questi racconti brevi li nutre di ciò che ha a disposizione: trasla l’esperienza di giornalista nel redarre storie inventate, iperrealistiche; considera con ironia ogni storia, ogni protagonista da lui inventato; scopre nuove realtà mentre familiarizza con una sola, quella della solitudine e della reclusione.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

Si avvicina Natale e si porta come ogni anno appresso quella mistura dolce di gioia, ebrezza, generosità, luce, candore, rinnovamento e rinascita, attesa. Si avvicina il Natale e con esso quella mistura dolce giorno dopo giorno si fa carico di altri ingredienti che, in piccole dosi, non guastano, specie se tra di essi vi è l’osservare con distacco la frenesia dell’apparire.

Ecco, mi pare che O. Henry si conceda la libertà e la grazia di guardare ai suoi protagonisti di questa storia di Natale (Il dono dei magi) con uno sguardo che ha le stesse caratteristiche dell’attesa, dell’attesa dei giorni che precedono il Natale: ama Della e ama il suo Jim quasi più di quanto loro stessi non si amino fra loro; ne tratteggia i contorni con una delicatezza materna che li rende amabili, come fragili, cristallini, da non toccare, solo sfiorare. Dei personaggi così carichi di intensità da mettere soggezione, da infondere tensione ad ogni parola, ad ogni loro piccolo moto, ogni piccolo passo.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

Le parole, però, pesano, e nel descrivere rivelano quegli ingredienti in più che rendono unicamente gustosa la mistura di cui sopra: ironicamente tagliano laddove è eccessivo, considerano laddove è necessario. Dai gesti esagerati e emotivamente grotteschi di Della che urla e si dispera lasciandosi andare su un divano logoro che ne rivela la povertà, si passa a un resoconto distaccato e al contempo partecipe del contesto in cui la ragazza vive assieme al suo amore Jim, unica sua consolazione in una vita misera. Della ha un desiderio e il non poterlo realizzare la fa disperare; il desiderio è fare a Jim un regalo per Natale che sia degno di Jim. Non ha soldi, però, e non ha nulla di valore da vendere per procurarsene abbastanza. Nulla a parte degli splendidi e lunghissimi capelli. Non ci pensa su due volte e generosamente rinuncia alla sua cosa più bella (considerando però che forse Jim nella sua perfetta perfezione possa non apprezzarne più la bellezza senza di essa). Coi soldi che ne ricava compra a Jim una preziosa catena da orologio, giacché Jim ne possiede uno da taschino prezioso che però non può mai sfoggiare a causa del cordino di cuoio con cui lo lega e, appagata, torna a casa a farsi dei ricci con la poca chioma che le resta, sperando di piacergli ancora. La storia prosegue lineare, fino all’ingresso in scena di Jim che nota, chiaramente, i capelli corti di Della. Da qui in poi si apre la via a quello che i greci antichi chiamavano aprosdoketon per rendere l’inatteso frutto dell’attesa, per deludere un’aspettativa o per sovvertire quella che ci si aspetta, per cui no, Jim non lascia Della, piuttosto gli eventi di rivelano molto più ironici e divertenti non perdendo mai il retrogusto così artatamente confezionato di amore, dedizione e rinuncia.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

Da un albo sul Natale ci si aspetterebbe molto bianco. E anche per illuminare ogni tavola ci si aspetterebbe l’uso del bianco. No, qui Ofra Amit per illuminare usa il rosso. è il rosso della passione, il rosso intenso della generosità, della rinuncia del sé per l’altro; è quello delle stelle di Natale che ritornano in quasi tutte le tavole, imperando in alcune, in un flusso vertiginoso di colore. Così come sono vorticosi e avvolgenti i capelli di Della, lunga appendice dei suoi pensieri.

Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit - Orecchio acerbo 2013
Il dono dei magi, O. Henry, Ofra Amit – Orecchio acerbo 2013

La prima tavole ritrae Della sul divano, gli occhi non visibili da un taglio che sposta la prospettiva sulle labbra rosse, serrate dalla tensione e dalla frustrazione che rimanda alle poche monete che, muovendosi da una mano all’altra, contano e sottolineano il disagio della donna. Nella penultima tavola, prima di lasciare spazio a un abbraccio rasserenante e pieno, è Jim ad essere seduto sullo stesso divano, anche lui privo di uno sguardo che è affidato al lettore che, anche stavolta, indugia sulle sue labbra, questa volta incurvate da un sorriso che cancella la stanchezza dalle guance adombrate dalla barba di una giornata molto faticosa e invita a voltar pagina e tornare indietro a cercare tracce (le catenine che si sostituiscono ai capelli di Della) della sorpresa finale, a cercare conferme di questo amore così profondo che  vive di stenti e vorremmo noi stessi nutrire e ci induce a farlo con letture e riletture.

il dono dei magiTitolo: Il dono dei magi
Autore: O. Henry, Ofra Amit
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 48 pp., 16,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Ci sarà sempre aria per costruire dei castelli

Guus Kuijer, Mio padre è un PPP

Sebbene meno coinvolgente rispetto al precedente Per sempre insieme, Amen, l’ultimo romanzo di Guus Kuijer edito da Feltrinelli Kids, Mio padre è un PPP, che ne è seguito ed evoluzione, rimane un libro assolutamente godibile, coinvolgente, arguto e poetico.

La protagonista, Polleke, è la stessa bambina intelligente, profonda, non convenzionale, che avevamo conosciuto in precedenza, che affronta giorno per giorno problemi e disagi profondi con una naturalezza e una levità che smarriscono e al contempo consolano, con un plus che complica le cose: Polleke ci racconta stavolta una parentesi della sua adolescenza; il primo amore, il primo bacio, le prime delusioni, la maggiore consapevolezza. Ambientato in Olanda, risente della disinvoltura culturale condita da atteggiamenti non convenzionali, e di una dolce consuetudine: rispetta il punto di vista dei bambini, investendolo della serietà che sempre merita e possiede.ritaglio mio padre è un ppp

Suo padre Spik è un PPP, è la stessa Polleke a darne questa definizione, un padre, cioè, particolarmente problematico, tossicodipendente, senzatetto. Polleke, però, lo adora, e non solo perché si tratta di suo padre, ma anche perché lo considera un poeta, sebbene non trovi il modo e la forza di mettere su foglio questo suo talento. Il tutto senza alcuna rarefazione o dolcificazione, sempre con un contatto, che è un tatto naturale, con la realtà, disarmante e vero. Polleke è vera, naturale, semplice e complessa.

Il maggiore pregio di questo libro, tra i tanti, è la limpidezza dello sguardo con il quale la narrazione si confronta con questioni pratiche e quotidiane che divengono esistenziali, per assurdo, proprio per il pragmatismo che l’autore sceglie di guidare i suoi protagonisti. Non ci sono drammi, sebbene le contingenze siano difficili, non ci sono estremizzazioni. Tutto è narrato e vissuto con una misura che è intensa, ricca di umorismo, intelligente e saggia e per questo diviene poetica.

Ne consiglio, vivamente, la lettura dai 10 anni in su.

9788807921971_quarta.jpg.438x683_q100_upscaleTitolo: Mio padre è un PPP
Autore: Guus Kuijer
Editore: Feltrinelli Kids
Dati: 2013, 105 pp., 10,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it