Il viaggio della mamma

Capita piuttosto spesso che la mamma debba assentarsi qualche giorno per lavoro. La sua mancanza è forte e si percepisce anche con il naso (se poi si è degli elefanti a maggior ragione), si percepisce con le orecchie (e anche in questo con le orecchie belle grandi che si ritrovano, gli elefanti hanno una marcia in più), si percepisce con la vista. In casa non si sente più profumo di fiori, una volta che la mamma è partita; la voce del papà, mentre legge la storia della buonanotte, è più bassa rispetto a quella della mamma; la stanza sembra più grande, più vuota, fa un po’ paura.

il viaggio della mamma2
il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Al nostro rientro, la casa è silenziosa
e non profuma di fiori.
La sera, papà mi legge una storia prima di dormire.
La sua voce è più bassa di quella della mamma.

Però, quando la mamma non c’è, nasini e proboscidi sentono altri odori, magari non di fiori ma di piedi scalzi, di cioccolata; quando la mamma non c’è la stanza si riempie di oggetti e di un disordine che è pigro e allegro, il cibo è più piccante, la musica suona ad alto volume.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Non è semplice rendere con penna e colori il distacco e la mancanza. Non è semplice rendere quella mistura di nostalgia e spensieratezza di cui sono fatti i giorni in cui la mamma è lontana, ma poi torna. Forse è proprio il “ma poi torna” la parte più delicata e profonda. Io ritengo che Mariana Ruiz Johnson sia riuscita a farlo con molta leggerezza, con dolcezza. Il testo recita la parte della spensieratezza, la interpreta con un lessico brioso, con sospensioni che fanno sorridere

La casa non profuma di fiori ma di piedi scalzi,
di cioccolata calda e di molte altre cose.

Le illustrazioni, quella nostalgia nutrita di attesa, la interpretano con soggetti dalle espressioni distese, su quadri scenici dai colori tenui e densi al contempo.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

L’insieme fa la forza di questo albo delicato che illustra efficacemente il rapporto tra genitori e figli senza scivolare negli stereotipi, senza essere stucchevole, che consiglio per bimbe e bimbi dai 3 ai 5 anni.

il viaggio della mammaTitolo: Il viaggio della mamma
Autore: Mariana Ruiz Johnson
Traduttore: Elena Rolla
Editore: Kalandraka
Dati: 2016, 28 pp., 14,00 €

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Liberi tutti!

Nella schiera dei genitori iperprotettivi ci sono anch’io. Ma, per fortuna dei miei figli, vivo l’eterna lotta tra il “vai! La neve è meravigliosa! Rotoliamo! Mangiamola!” e il “uh! Non prenderanno freddo? E se scivolano?” in maniera piuttosto personale, volto la schiena alle mie incertezze: vincono gli sguardi divertiti, vince la loro, sanissima, tensione allo sperimentare, al vivere avventurosamente.

Liberi tutti!, Arianna Papini - 2015, Uovonero
Liberi tutti!, Arianna Papini – 2015, Uovonero

Ecco, leggendo “Liberi tutti!” di Arianna Papini, ho apprezzato quanto vi dirò, ma soprattutto è stato come ricevere un messaggio nella bottiglia, arrivato a me, proprio a me!, del tutto inconsapevolmente, e che io stessa mi sono ritrovata a stappare senza troppa consapevolezza. Non lo dico spesso ma questo albo per bambini è anche un albo per adulti.

Sarebbe probabilmente più logico partire dall’alternarsi di “no” e “sì” che guida tutta la lettura, ma io preferisco partire dagli sguardi, perché gli occhi di tutti i protagonisti contribuiscono a rafforzare la mia consapevolezza. La gallina, cresta ritta, petto all’infuori, sembra chiocciare sussurrando: Non vorrai per caso confermare i luoghi comuni sul mio conto?
Questo perlomeno l’ha sussurrato, in tono che non ammetteva replica, a me.

Ai bimbi questi occhi dicono, invece: “Lo facciamo? Eh?!”… Dice così lo sguardo dell’armadillo, quello del pettirosso. Quello del gatto no, perché i suoi occhi sono celati sotto alle falde di un cappello e dietro lenti scure, perché No. Il sole. Ma solo per il breve tempo di una pagina, poi si libera anche lui e raggiunge gli altri. Sono Liberi tutti!

Liberi tutti!, Arianna Papini - 2015, Uovonero
Liberi tutti!, Arianna Papini – 2015, Uovonero

Ritrovo in queste tavole di Arianna Papini lo spazio lasciato al vuoto, al bianco, che parla e si fa esso stesso libertà. Ritrovo textures e patterns raffinati che ammorbidiscono anche le gabbie, per fortuna aperte. Ritrovo una certa leggerezza da me perduta, ricordo caro e intenso della libertà della mia infanzia, vissuta senza patemi, senza controllo, per i prati, tra i rami, a scavalcare cancelli, a cadere negli stagni, per voler acchiappare le rane, e uscirne fradicia e felice. È intenso, il ricordo, perché così è libertà. E se l’abbiamo smarrita, è necessario ritrovarla. Sì. Liberi tutti!

liberi tutti copertinaTitolo: Liberi tutti!
Autore: Arianna Papini
Editore: Uovonero
Dati: 2015, 36 pp., 14,00 €

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Meno compiti più hula hoop!

A scrivere questo articolo pensavo da tempo. Col rientro a scuola e ascoltando conversazioni disperate di mamme e papà (vivere a Roma e passeggiare per strada offre numerosi spunti sociologici, grazie mamme e papà dalle voci altosonanti) ho pensato che fosse proprio il momento giusto. La questione è: quanto senso ha lagnarsi dei compiti dei propri figli? Perché i genitori ne parlano come se fossero i propri? Perché i bambini figli di genitori della nostra generazione (sono nata negli anni Settanta), proprio quella dell’autonomia, dello sbagliare liberamente, della gioia dell’apprendimento, sono quelli che se la mamma non è seduta di fianco e non ci aiuta con le materie umanistiche e il papà con quelle scientifiche (ché per un po’ di maschilismo lo spazio si trova sempre) i compiti “si rifiutano di farli”?

Per carattere e approccio non riesco a non essere polemica e mi dispiace se qualche genitore tra i lettori di queste pagine si sentirà punto sul vivo. Il carattere tende a non transigere su alcuni punti: i bambini devono svolgere i propri compiti da soli e i maestri hanno un’idea ben motivata e consapevole della quantità di lezioni da studiare. Il genitore deve essere di supporto agli uni e agli altri senza cedere a tentazioni da ipercontrollo e onnipotenza, giacché a meno di non essere a loro volta insegnanti o maestri, tenderei a preferire che non si intromettessero nel lavoro altrui, perché sì, care mamme e cari papà che tutto sapete di scuola e di educazione, ci sono alcuni genitori, me compresa, che vi ritengono molto arroganti quando pretendete di affiancare nei compiti anche gli insegnanti.

Alle domande di cui sopra in maniera molto superficiale io ho dato delle risposte ma sono risposte da chiacchiera tra amici che nessuna valenza oltre a quella dell’opinione hanno, vale a dire: la libertà avuta da bambini col tempo e l’esperienza si è trasformata in una sorta di senso d’abbandono per cui se non faccio i compiti ai miei figli sono proprio come mia madre che stava seduta a leggere in poltrona mentre io mi scervellavo su un problema per poi prendere un umiliante 7; Se non faccio compiti a mio figlio e lui non raggiunge l’eccellenza della mamma o del papà del suo amichetto cosa ne sarà di lui, della sua autostima e dei suoi risultati scolastici?; meno compiti significherebbe più tempo da dedicare ad attività bambine, il che cozza però con la cristallina e luccicante idea del nostro passato di bambini selvaggi e liberi nella natura (io, per dire, i compiti li ho sempre svolti da sola, proprio da sola nella mia stanza, con risultati a volte eccellenti a volte no e avevo tanto tempo per giocare con altri bambini all’aria aperta, leggere, guardare la tv o per superare il mio personale record con l’hula hoop).

74c233f55e9ba8518289412e240976b5-2La scuola è argomento serissimo di cui parlare fa sempre bene, anche quando lo si fa con una certa leggerezza su un blog, mi piacerebbe quindi che questo mio parlarne oggi desse luogo a un confronto capace, magari, di dar risposta alle annose domande, alle quali aggiungerei una postilla per i genitori miei coetanei: i nostri figli sono straordinari ma non è detto che il loro esserlo corrisponda a una resa eccellente a scuola. Non vi affannate dunque alla ricerca della loro perfezione che vorremmo fosse la nostra e non sostituitevi agli insegnanti nell’insegnare ché di insegnanti pessimi ce ne sono molti (e li abbiamo avuti anche noi) ma di eccellenti ce ne sono altrettanti.