La bambina di vetro

Ho letto questa storia diversi giorni fa. Mi ha colpita, l’ho lasciata decantare. Oggi ne scrivo pienamente convinta che, paradossalmente, la sua forza stia nella fragilità della bambina protagonista, che non è solo della sostanza di cui è fatta, ma anche del suo porsi nei confronti di ciò che la circonda, incrina, ferisce.

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Eppure proprio la consapevolezza di non essere infrangibile, la rende fortissima, le dà piena coscienza di sé, le conferisce la libertà di essere in nessun altro modo. Di lei sappiamo tutto, specie i suoi più intimi pensieri, le sue sensazioni, piacevoli o sgradevoli, tutte.

L’incipit è meravigliosamente rodariano:

Un giorno, in un villaggio vicino a Bilbao e a Firenze, nacque un bambino di vetro. Anzi una bambina

In un tempo non ben definito in un luogo che potrebbe essere ovunque, nasce un bambino. Anzi, una bambina che è senza nome ma della quale impareremo a conoscere, a vedere, ogni dettaglio. L’indefinito si mescola con l’indefinibile e con il concreto in una palpabile sfuggevolezza che è segno distintivo di tutte le storie di Rodari e di quelle che, come in questo caso dichiaratamente, ad esse si ispirano (La bambina di vetro si ispira a Giacomo di Cristallo, storia edita da Edizioni El,  con le illustrazioni di Vitali Konstantinov).

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Quando non acquisisce le tinte delle cose cui si sovrappone, diventando finestra su ciò che la circonda oltre che su se stessa, la bambina è del colore dell’aria, dell’azzurro trasparente dell’acqua. A volte il suo corpo  è trapuntato, a volte si fa tappezzeria; sempre ben illustrati, in immagini o ritagli, i suoi pensieri. Sulle prime il fatto che fossero esposti non le dava fastidio, eccezion fatta per quei pensieri rabbiosi che le incrinavano il corpo, e facevano inorridire gli altri attorno. La difficoltà di stare in mezzo alla gente con il cuore scoperto, per la bambina si fa sempre più insostenibile, per cui decide di partire. Ma nessun posto la accoglie, da tutti si sente respinta, fino al momento in cui accoglie se stessa, si esplicita il suo nome, diventa Gisèle, trasparente, incrinata, perfetta.

La bambina di vetro, Beatrice Alemagna - 2020, Topipittori
La bambina di vetro, Beatrice Alemagna – 2020, Topipittori

Le pagine trasparenti che sono espediente narrativo, significanti, e che al contempo citano il Più e meno di Munari, con un soffio lieve di sovrapposizione o di sottrazione, raccontano, rendendo quasi palpabile la condizione di Gisèle, in una alternarsi di leggerezza dei materiali e profondità di senso.

Topipittori_La-bambina-di-vetro_CoverTitolo: La bambina di vetro
Autore: Beatrice Alemagna
Editore: Topipittori
Dati: 2020, 32 pp., 20,00 €

IL CALENDARIO DELL’AVVENTO DI ATLANTIDEKIDS – 2018

 

Un libro al giorno, ventiquattro libri da leggere e rileggere in attesa del Natale. Ho selezionato albi illustrati, narrativa, visioni laiche che prendono le mosse dal momento più atteso per chi invece crede. Ho scelto libri che invitassero alla lettura partecipata, così come altri da gustare da soli, avvolti in una coperta morbida, nel caldo molle e profumato delle festività natalizie. Vi invito a metterne qualcuno sotto l’albero o nella calza della Befana. Quali tra i tanti? Beh… questo decidetelo voi, io da parte mia ne considererò uno al giorno, quindi l’appuntamento è su questa pagina dal primo al 24 dicembre.

  1. Natale nel grande bosco, Ulf Stark e E. Eriksson, Il gioco di leggere
  2. Il piccolo abete, Delia Huddy e Emily Sutton, Emme edizioni
  3. Il mistero della magia del Natale, Segrè, Forza, Edizioni corsareo
  4. Peter e Petra, Astrid Lindgren, Iperborea
  5. La prima neve, Bomi Park, Lupoguido
  6. La piccola renna, Michael Foreman, Camelozampa
  7. Il gatto sulla collina, Michael Foreman, Il Castoro
  8. Natale bianco, Arianna Papini, Interlinea
  9. La volpe e il Tomte, Astrid Lindgren, Eva Eriksson, Il gioco di leggere
  10. Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson, Emme edizioni
  11. Buon Natale Mog, Judith Kerr, Mondadori
  12. Il Natale del topo che non c’era, Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea, Topipittori
  13. Il pacchetto rosso, Linda Wolfsgruber, Gino Alberti, Edizioni Arka
  14. La banda dei cinque, Enid Blyton, Mondadori
  15. Orme nella neve, Beatrice Masini, Einaudi
  16. Olivia e il Natale, Ian Falconer, Nord-Sud
  17. Canto di Natale e altri racconti, Sara Marconi, Pintor, Lapis edizioni
  18. Mamma Natale, Penny Ives, Edizioni el
  19. La preghiera di un passero, Gianni Rodari, Einaudi ragazzi
  20. Greta Grintosa, Astrid Lindgren, Iperborea
  21. Schiaccianoci e il re dei topi, Hoffmann, Lamarque, Rizzoli
  22. Racconti di natale, Louisa May Alcott, Garzanti
  23. Il Grinch, Dr. Seuss, Mondadori
  24. La cena di Natale, Clichy

Un giocattolo per Natale

A Roma un anziano signore entra in una bottega di giocattoli. Vuole comprarne alcuni da regalare che siano belli come quelli coi quali giocava quando era bambino, ma tra gli scaffali non ne scorge nemmeno uno… ci sono solo delle scatolette che non lo ispirano per nulla. Il giocattolaio, poi, gli propone come giocattolo straordinario un telecomando! Come se non fosse in tutte le case e come se fosse divertente!

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In realtà grazie a quel telecomando l’anziano signore si ritrova catapultato nel tempo e nei luoghi più desiderati: in Russia, a New York, persino nell’antica Roma, laddove cerca invano di avvisare Cesare della brutta sorte che l’attende alle Idi di marzo.

Un giocattolo per Natale, Gianni Rodari, ill. di Elisa Macellari - Einaudi ragazzi 2017
Un giocattolo per Natale, Gianni Rodari, ill. di Elisa Macellari – Einaudi ragazzi 2017

Insomma, questa che vi sto raccontando è tra le più classiche storie del Natale e probabilmente l’avrete già riconosciuta da queste mie poche parole, si tratta di Un giocattolo per Natale di Gianni Rodari, edita da Enaudi ragazzi e corredata dalle coloratissime e vivide illustrazioni di Elisa Macellari. Il realismo magico e la visione poetica di Rodari si intrecciano in questa storia fantastica e avventurosa da leggere o regalare a Natale.

Un giocattolo per Natale, Gianni Rodari, ill. di Elisa Macellari - Einaudi ragazzi 2017
Un giocattolo per Natale, Gianni Rodari, ill. di Elisa Macellari – Einaudi ragazzi 2017

Un-giocattolo-per-Natale-Rodari-Macellari-Varia-Einaudi-Ragazzi-9788866564263-412x600Titolo: Un giocattolo per Natale
Autore: Gianni Rodari, ill. di Elisa Macellari
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2017, 80 pp., 12,00 €

Il pianeta degli alberi di Natale

E se avessimo la possibilità di confrontarci con il nostro alter ego e, così facendo, affrontare la delusione e l’insoddisfazione e riconsiderare abitudini e consuetudini? E se questo confronto avvenisse su un pianeta del tutto diverso da quella Terra così familiare, così distante da quel quartiere (Testaccio) di Roma i cui abitanti (così si dice) a prima vista sembrano tutti antipatici ma poi a conoscerli meglio…?

Il pianeta degli alberi di Natale - Bruno Munari (G. Rodari)
Il pianeta degli alberi di Natale – Bruno Munari (G. Rodari)

Insomma, a Marco il nonno, in occasione del suo compleanno, regala un cavallo a dondolo; che delusione! Per quanto bello non è un gioco adatto alla sua età! A quel punto, con tutta la rabbia e la frustrazione, ritrovarsi per le strade del suo quartiere o su di un’astronave diretta chissà dove non fa differenza. Invece, della grossa differenza che intercorre tra le due situazioni, Marco s’accorge non appena messo piede su questo pianeta straniero: intanto l’aria sa di primavera, per il suo essere tiepida e deliziosamente profumata. Poi il tempo non è scandito da impegni incombenti, piuttosto placido e morbido, e la sua guida, Marcus, lo accompagna per strade e vie che sembrerebbero ordinarie se non fosse che in esse tutto è invece straordinario: intanto parole come “ammazzare” o “pagare” non hanno senso perché non hanno contesto, e poi ad ogni finestra, in ogni angolo, ovunque, tutto è addobbato con degli alberi di Natale. Il pianeta in effetti è proprio quello degli alberi di Natale e l’atmosfera è sempre quella natalizia, sebbene non altrettanto frenetica o consumistica come quella terrestre.

Il pianeta degli alberi di Natale - Bruno Munari (G. Rodari)
Il pianeta degli alberi di Natale – Bruno Munari (G. Rodari)

Questo racconto lungo di Gianni Rodari si incastona perfettamente nell’atmosfera dell’attesa natalizia e soprattutto ricorda e ribadisce che le strade della fantasia sono infinite, portano ovunque, cambiano destinazione a viaggio iniziato, o conducono esattamente laddove avevamo immaginato, persino su un pianeta in cui è sempre Natale.

“Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, servono alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma all’uomo intero e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché in apparenza non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport (se non diventano un affare). Servono all’uomo completo

Servono dunque bambini, che dissacrino i luoghi comuni, che siano divertenti e portatori di un umorismo dell’assurdo che presuppone una coscienza alta e profonda della giustizia e della realtà, che conoscano e vivano con naturalezza l’amicizia e che rifuggano il conformismo; servono, dunque, bambini che siano bambini; specie a Natale. Non a caso

il libro, dalla prima pagina all’ultima (ma anche dall’ultima alla prima), è dedicato ai bambini di oggi, astronauti di domani”

Il pianeta degli alberi di Natale - Bruno Munari (G. Rodari)
Il pianeta degli alberi di Natale – Bruno Munari (G. Rodari)

L’edizione che ho scelto di consigliarvi è illustrata da Bruno Munari ed è divisa in due parti, la prima è costituita dal racconto, la seconda si chiama Cose di quel pianeta: filastrocche, avvisi e poesie. Ogni illustrazione si racconta con una efficace didascalia.

copertina - Il pianeta degli alberi di NataleTitolo: Il pianeta degli alberi di Natale
Autore: Gianni Rodari, ill. Bruno Munari
Editore: Einaudi ragazzi
Dati: 2011, 159 pp., 11,50 €

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Favole per bambini spiritosi dalla celebre Enciclopedia della favola a cura di Gianni Rodari

Favole per bambini spiritosi. Ricevo questo albo illustrato edito da Editori Internazionali Riuniti. È parte e incipit di quella che sarà una vasta enciclopedia della favola di una delle più celebri enciclopedie della favole, vale a dire quella a cura di Gianni Rodari.

Mariachiara Di Giorgio - Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari - Editori Riuniti
Mariachiara Di Giorgio – Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari – Editori Riuniti

Incomincio a leggere con una certa diffidenza, in dubbio se considerare questa raccolta una novità che, nella lunga tradizione di quest’opera letteraria di ricerca, adattamento e cura, restituisca un meritato protagonismo tra gli scaffali delle librerie a favole splendide, o se vederlo come un, comunque apprezzabile, tentativo di cimentarsi nella riedizione di un prodotto di certo fascino e successo. D’altra parte conservo nella mia libreria l’enciclopedia completa di queste fiabe, sempre edita dallo stesso editore che all’epoca, solo nel 2005, fu pubblicata in un formato diverso (quasi quadrato) e con diversi colori di sfondo per le copertine; colori che davano il nome alle varie “raccolte”: Il librino verdone delle favole (con le splendide illustrazioni di Lucia Scuderi), Il librino violetto delle favole (con le illustrazioni dal tocco classico di Francesca Ghermandi) e così via con quello rosso, quello oltremare…

Certamente in questa nuova edizione è stato svolto un lavoro editoriale accurato che raggruppa le fiabe con un criterio originale (oltre a quelle per bambini spiritosi, per esempio, c’è il volume per bambini nottambuli), in cui si attribuisce molta importanza e spazio anche alle illustrazioni. Quelle di queste Favole per bambini spiritosi sono di Mariachiara di Giorgio. Trovo molto interessanti le illustrazioni a piena pagina o su doppia pagina: c’è un uso sapiente di matita e acquerello otre a qualche traccia di acrilico, grazie al quale, specie nelle illustrazioni che giocano con la prospettiva (quella forzata de Il sindaco e il diavolo, per esempio) e con i dettagli, il risultato è eccellente. Anche i giochi di trasparenza e sovrapposizione rivelano il gusto per il tocco delicato che si nasconde dietro alla resa di dettagli evocativi. Meno incisive le immagini che si ritagliano uno spazio tra i vari blocchetti di testo o al margine. Le ho trovate un po’ troppo didascaliche, poco narrative nello sforzo di esserlo; pericolo naturale e difficilmente sormontabile quando ci si cimenta con testi fortemente e già autonomamente descrittivi e comunicativi.

Mariachiara Di Giorgio - Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari - Editori Riuniti
Mariachiara Di Giorgio – Favole per bambini spiritosi, a cura di Gianni Rodari – Editori Riuniti

Per quanto riguarda le favole beh, “troverete in essa [la raccolta] fiabe celebri e fiabe sconosciute, fiabe allegre e fiabe tristi, e forse persino fiabe crudeli: perché le fiabe sono lo specchio del mondo e della vita  e vi si impara ogni sorta di cose sugli animali, sulla gente, sulle gioie e sulle disgrazie degli uomini” (Gianni Rodari).

copertinaTitolo: Favole per bambini spiritosi
Autore: a cura di Gianni Rodari
Editore:  Editori Riuniti
Dati: 2012, 48 pp., 15,00 €

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Fiabe tutte diverse illustrate da tanti illustratori tutti diversi, per i bambini e le bambine tutti diversi

Fossimo negli anni Settanta e precisamente nel marzo del 1972 potremmo trovare in libreria freschi di stampa i primi quattro numeri di Tantibambini, collana edita da Einaudi, il cui direttore, Bruno Munari, scriveva presentandola: “fiabe e storie semplici, senza fate e senza streghe, senza castelli lussuosissimi e principi bellissimi, senza maghi misteriosi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze”.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Parlava di me, parlava di noi, bambini in quegli anni. A noi questi volumetti quasi perfettamente quadrati (23×24) si indirizzavano e infatti io stessa ne posseggo qualcuno e così alcuni dei miei amici; Le storie e le fiabe sono assolutamente rispondenti al controcorrente proposito di Munari, geniale nell’ideazione; amara la consapevolezza che quella nuova generazione cui anelava e cui si rivolgeva, oggi sia la più inibita, sottomessa, imprigionata nei gangli meccanici di una società soffocante, stremata e mortificata.

 

Il 3 gennaio 1976 arrivava in libreria I mostri di Vittorio Bini con le illustrazioni dell’autore. Così incomincia e, come tutti gli altri volumi, lo fa esponendosi in copertina, una copertina resa prima pagina e quindi parte integrante di tutto il volume e della storia; “Molto tempo fa, quando il nonno del nonno del nonno del nonno non era ancora nato, dove noi oggi viviamo c’erano i mostri. I mostri antidiluviani. Erano bestioni senza cervello, grandi come case, che mangiavano e distruggevano tutto quello che incontravano.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Non durarono molto, perché l’ambiente un giorno li rifiutò e tutti morirono, uno dopo l’altro. Ma erano fortissimi, giganteschi, potenti. Anche adesso ci sono i mostri, ma la loro grandezza è invisibile, la loro potenza nascosta, la loro forza travestita da dolcezza. Il loro pensiero invece è nero: sono bestioni senza cervello”. Si prospetta una storia fedele alla linea editoriale, e infatti lo è. Finisce dopo quattordici pagine investendo gli sguardi dei lettori di verità crudeli e colori foschi e tetri. Spaventa, è un po’ mostruosa e, come tutte le altre storie di Tantibambini, continua nella quarta di copertina, in cui c’è spazio, sempre, per i sorrisi, giacché gli autori di queste storie sono artisti veri, dotati di quella straordinaria e rara qualità che consiste nel non prendersi sul serio. Le biografie sono storie a sé stanti e meritano una lettura divertita.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Prendiamone una a caso, omaggiamo Munari stesso: “Bruno Munari, lo sapete già, è quello di Cappuccetto Verde e Cappuccetto Giallo. È anche quello dell’Alfabetiere e delle Rose nell’insalata. Tanti anni fa ha inventato le macchine inutili e adesso sta inventando degli impermeabili assorbenti e delle spugne impermeabili. Sta anche preparando degli strumenti musicali quasi muti. Ha scritto un libro di nebbia e un altro di sassi e ne ha perfino scritto uno con le parole”. L’esempio dei grandi, per esempio, uscito il 3 aprile del 1976, in cui è chiaro come sia ora che i grandi prendano esempio dai bambini. Con le illustrazioni di Florenzio Corona a tecnica mista (disegno e collage con foto a ritaglio) s’illumina la consapevolezza di quanto le creature semplici della natura siano generose e fragili e quindi comprensibili a quanti (o piuttosto solo a quanti) condividano queste caratteristiche.

O a tutti gli entusiasti, a quanti s’innamorano di un’idea e la perseguono fino a realizzarla magari dimenticando qualcosa di essenziale per la sua riuscita e poi di colpo, come sempre accade con le idee amate sinceramente, trovando la soluzione perfetta. Vogliamo un tram, dicono i bambini di Casalvico e fanno di tutto per ottenerlo, riuscendoci, ce lo racconta Roberto Denti (“dice che la sua libreria per ragazzi è stata la prima, dice che prima non c’erano librerie per ragazzi, dice che i ragazzi non sapevano dove andare a comperare i loro libri, dice che adesso lo sanno tutti”) mettendo l’accento sull’amicizia, la testardaggine (quella buona, quella costruttiva), la libertà di pensiero e i valori civili. L’avventura dei bimbi di Casalvico e del loro tram è illustrata da Emilio Massaro con dipinti colorati, lineari e allegri.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

E il colore non manca nelle splendide illustrazioni di Franca Capalbi che pur essendo artista dei tessuti stampati decise di immergere la Pantera nera di E. Poi (pseudonimo di Munari stesso) in fiori e farfalle coloratissime di rosa, rosso, giallo; prima di conoscere i fiori la pantera nera aveva in sé un solo colore: il giallo dei suoi occhi, dopo avere scoperto i colori  invece essi “sono anche dentro di lei. Una pantera nera tutta nera molto nera di fuori, e tutta a colori, tanti colori dentro”.

Stili diversi, approcci diversi, toni scanzonati a volte cupi per un risultato anticonformista che proprio nel suo anticonformismo forse, e purtroppo, vide il suo fallimento.

Tantibambini, collana edita da Einaudi - diretta da Bruno Munari
Franca Capalbi; Tantibambini, collana edita da Einaudi – diretta da Bruno Munari

Durò pochi anni Tantibambini sebbene sia difficile riscontrare in essa il motivo di questa breve esistenza (l’ultimo numero uscì nel 1978); riprenderne in mano le storie è certamente atto nostalgico ma anche desiderio di ritrovare in fiabe semplici l’intelligenza genuina e schietta della fantasia.

Per fare dei calzoni ci vuole un fiore. Per fare tutto ci vuole un fiore!

Quando ho preso tra le mani questo albo illustrato (La piccola talpa coi calzoni blu di Zdenĕk Miler e Eduard Petiška) ho avuto subito l’impressione che si trattasse di un testo di valore e non per il senso nostalgico che mi induce spesso a mistificare i prodotti del passato, quanto piuttosto per l’esempio di raffinata semplicità con cui stavo per rapportarmi.

“Il Gioco di Leggere” inserisce questo titolo nella collana dei classici moderni per bambini, che raccoglie libri, nati nella seconda metà del ‘900, che per il valore delle storie e dei disegni, per la popolarità dei personaggi, rientrano a pieno titolo in quell’empireo dorato in cui albergano i Classici.

Classico in questo albo è il formato (un A4 cartonato con illustrazioni a colori), classica la traduzione (di Gianni Rodari), classica l’impostazione.

Purtroppo però al classico non corrisponde necessariamente il familiare (qui non si tratta di Winnie Pooh o di Pimpi, personaggi classici celebri e celebrati), e la piccola talpa dal nasino rosso dovrà far ricorso a tutte le sue qualità per attrarre l’attenzione dei bambini.

La piccola talpa ama raccogliere oggetti persi o buttati via (da riutilizzare), per questo necessita di un bel paio di tasche capienti in cui riporre le cose che trova. Decide quindi di fabbricarsi un paio di calzoni. Dopo qualche iniziale disavventura, la nostra semplice eroina riesce a trovare negli animali, nelle piante e negli insetti del bosco degli aiutanti generosi che realizzeranno con lei dei bellissimi calzoni blu.

La talpa reagisce con pazienza ai contrattempi, li affronta con serenità, apprezza i piccoli piaceri che il tempo trascorso all’aria aperta o in compagnia possa offrire, non è schiacciata dal desiderio di portare a compimento l’impresa, né, dietro alla sua semplice avventura si celano significati altri se non quello che lavorare di concerto è ricreativo quando non utile.

La piccola talpa è simpatica, tutto il bosco interviene in suo aiuto, ognuno svolge un compito: il ragno tesse il lino che il riccio ha cardato e che il tenero fiore stesso ha generosamente fornito, il gambero dello stagno taglia la stoffa, la cannaiola, esperta nel cucito, confeziona il capo tanto desiderato.

La traduzione di Rodari è divertita e divertente, in alcuni passi ritmici il concatenarsi degli eventi e delle azioni ricorda la dolce consequenzialità della sua celebre filastrocca Ci vuole un fiore. “Amici miei, ragnettini cari, ve ne prego con tutto il cuore, filatemi un bel filo con questo lino. Mi occorre per la tela, e la tela mi occorre per i pantaloni, e i pantaloni, si sa, mi occorrono con le tasche”.

Nel 1956 proprio questa storia divenne il primo episodio di una fortunata serie televisiva di cui la nostra piccola talpa è la protagonista (che, per quanto ne so, non è mai stata trasmessa in Italia). Ogni episodio era portatore di un messaggio;  e in effetti la storia di come la talpa trovò i suoi calzoni blu suggerisce che ogni piccola cosa ha un suo valore, anche quando esso non sia evidente, e che ciascuno di noi può contribuire con le proprie competenze alla realizzazione di qualcosa che, pur nella sua semplicità, può essere importante e necessario a qualcun altro.

97888610300221Titolo: La piccola talpa con i calzoni blu
Autore: Zdenĕk Miler e Eduard Petiška, tradotto da Gianni Rodari
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2006, 66 pp., ill., 12,90 €

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La vera storia del principe azzurro

Il verbo “leggere” non prevede l’imperativo; è una massima di Gianni Rodari che Roberto Denti ricorda a chiusura di un’intervista al Sole 24 Ore di un anno fa. In effetti, lo sostiene Denti stesso e noi siamo concordi, imporre a un bambino un particolare libro perché noi un tempo l’abbiamo amato, perché c’è tra le righe un intento didattico che riteniamo necessario, perché le illustrazioni sono splendide o per altre decine di motivi, è assolutamente controproducente: un libro deve essere scelto da chi lo leggerà, o, in caso contrario, selezionato in linea coi gusti del bambino e non degli adulti.

La vera storia del principe azzurro
La vera storia del principe azzurro

In ogni caso, leggere di fiabe arricchisce il linguaggio in maniera naturale, stimola il pensiero e le facoltà d’associazione, aiuta il bambino a orientarsi nella realtà partendo da presupposti che con quest’ultima non hanno nulla a che vedere. Potrebbe rivelarsi utile, al fine di stimolare l’interesse per i libri e la lettura, che questo processo sia inteso come un mezzo, familiare e inconsueto al tempo stesso, per comunicare, verbalmente e affettivamente, tra genitori e figli. Nutrirsi a vicenda di fantasia, dolcezza, umorismo, avventura, sempre rispettando i gusti del destinatario principale: il bambino.

Difficile fare i conti con le scarpe con le zeppe e gli atteggiamenti frivoli di qualche novella eroina contemporanea se il nostro termine di paragone è il Capitano Nemo ma tant’è. I gusti cambiano e, purtroppo, lo fanno in linea coi tempi.

Questa storia, però, potrebbe accontentare i gusti di grandi e piccini. Piacerebbe agli adulti alla ricerca di una fiaba strutturata in maniera classica, riletta e rinarrata con un linguaggio semplice ma ricco al contempo, e dotata di quello humour e di quell’estro narrativo tanto bistrattati nelle storie usa e getta cui sono abituati i nostri bambini. Allo stesso modo potrebbe incontrare i gusti dei bambini alla ricerca di un tocco di irriverenza nei confronti di certi mostri sacri dell’immaginario di mamma e papà.

Il principe azzurro, ad esempio. Diciamocela tutta, si può credere al “…e vissero felici e contenti” una volta, ci si vuole e deve credere, ma le altre? Con chi visse felice e contento il Principe Azzurro? Con Biancaneve? Con Cenerentola? Con la Bella Addormentata nel bosco? Ebbene, da quello che si legge ne La vera storia del Principe Azzurro pare con nessuna di queste tre e, in verità, con nessun’altra, perché un po’ per il suo essere un ragazzo dai sentimenti un po’ effimeri, un po’ perché sottoposto allo stress dell’etichetta reale, un po’ per, evidentemente, non essere fatto per il matrimonio, preferì dedicarsi, da solo, a fare il mestiere del re che, specie nei regni di fiaba, non è certo semplice.

Tra le colorate illustrazioni di AntonGionata Ferrari i bimbi potranno assistere divertiti ai continui cambiamenti di rotta (amorosa) del Principe Azzurro e dopo il suo balletto tra le varie principesse (da lui comunque salvate, questo glielo dobbiamo) assaporare il gusto agrodolce e buffo del finale.

Roberto Denti è autore di molti libri per ragazzi e adulti e dal 1972 gestisce, insieme alla moglie Gianna, la Libreria dei Ragazzi a Milano.

419qhuwwwbl-_bo1204203200_Titolo: La vera storia del Principe Azzurro
Autore: Roberto Denti
Editore: Piemme Junior
Dati: 2010, 48 pp., ill., 7,50 €

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Un sms da favola!

Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

Questo diceva Rodari in occasione della consegna del Premio Andersen, e ben si adatta a ciò che afferma Fabian Negrin quando dice che

Con la loro estrema malleabilità e capacità di trasformazione, le fiabe trasportano da una generazione all’altra, dall’adulto al bambino, un nucleo narrativo immortale la cui origine si perde nella notte dei tempi, fino a confondersi con l’origine dell’uomo.

Non è un caso che due narratori di fiabe, l’uno, Rodari – ormai faro, leggenda – l’altro, Negrin, giovane alle prese con la sperimentazione, alla scoperta di strade nuove ma con un bagaglio di radici classiche ben calibrato, si incontrino nel comune rispetto per la fiaba intesa come veicolo per comunicare in maniera semplice e diretta sentimenti universali.

Favole al telefonino, Fabian Negrin - 2010, Orecchio Acerbo
Favole al telefonino, Fabian Negrin – 2010, Orecchio Acerbo

Le Favole al telefonino di Fabian Negrin certo richiamano le Favole al telefono di Gianni Rodari. Mentre il papà viaggiatore di commercio aveva lo spazio, seppur breve, di una telefonata alla sua bambina per raccontarle una fiaba, qui lo spazio narrativo si riduce ai 160 caratteri che un sms concede alla comunicazione testuale e al vecchio telefono a rotella si sostituisce la tastiera del telefonino.

Un esercizio narrativo, a tratti surrealista, ben riuscito e assolutamente fedele al proposito di giocare con le fiabe e aiutare i bambini nel loro percorso tutto proiettato verso il futuro.

Favole al telefonino, Fabian Negrin - 2010, Orecchio Acerbo
Favole al telefonino, Fabian Negrin – 2010, Orecchio Acerbo

Ogni favola sembra nascere per una casualità: lo scontro di due parole simili, lo scambio di qualche lettera, il capovolgimento ardito di prospettiva di fiabe antiche (impensabile avrei detto, nello spazio di un sms, e invece realizzato con naturalezza) magari per dare ai buoni una chance in più o per sorprendere i cattivi con qualche nonsense, qualche evento strampalato.

E il concetto che sembra tornare a ogni pagina (stigmatizzato nell’ultima) è ancora quello suggerito da Rodari: si possono creare fiabe da piccole invenzioni, da giochi verbali, dagli errori di ortografia. Chiunque potrebbe farlo, tutti dovremmo cimentarci. Basta sentirne il desiderio e tra queste pagine ce n’è di profondo.

Le illustrazioni ricordano quelle in negativo di Arthur Rackham per Cenerentola o La Bella addormentata nel bosco: il nero delle figure centrali si stacca con linee dolci e nette su sfondi arricchiti di colori densi; il giallo ocra, il bruno, gli azzurri e i verdi conferiscono profondità e incorniciano di magia.

Favole al telefonino, Fabian Negrin - 2010, Orecchio Acerbo
Favole al telefonino, Fabian Negrin – 2010, Orecchio Acerbo

Proviamo a seguire l’esortazione e ad assecondare la richiesta che, in chiusura del libro, Fabian Negrin e Orecchio Acerbo ci fanno: inventare una fiaba di 160 caratteri. Noi ci proviamo qui, voi tutti potrete farlo inviando il vostro sms fiabesco al numero della redazione; in cambio avrete la quattordicesima favola di “Favole al telefonino”.

“Della fiaba non trovo l’attacco, volevo narrare del gatto nel sacco. Ci penso e ripenso, l’inizio mi manca. Il gatto si stanca d’aspettare e torna a ronfare”.

51ki5hfq9sl-_sx376_bo1204203200_Titolo: Favole al telefonino
Autore: Fabian Negrin
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: giugno 2010, pp. 28, ill., 13,50 €

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