I tre porcellini

C’erano una volta tre porcellini che per sfuggire al lupo si costruirono una casa di paglia, una di legno e una di mattoni, a seconda di quanto fossero volenterosi e beneducati. Hanno dei bei calzoncini con le bretelle, dei cappellini colorati e si chiamano Timmy, Tommy e Jimmy. Sono porcellini ma così conciati potrebbero essere anche agnelli, vitelli, oche. Insomma, basta che rientrino nella dieta del lupo poi li si acconcia alla maniera più consueta e familiare (quella di Disney) e la fiaba è servita.

i tre porcellini - Chiara Carrer Giusi Quarenghi - Topipittori
i tre porcellini – Chiara Carrer Giusi Quarenghi – Topipittori

A tornare indietro, alla fiaba classica, almeno i tre non sono stati battezzati e si chiamano Porcellino grasso, Porcellino grosso e Porcellino saggio. Ad andare avanti invece, e finalmente, la dignità di porcello viene riconosciuta e apprezzata e i tre porcellini sono genuinamente tre porcelli. Per quanto mi riguarda la rivoluzione è già in questa scelta, ma Giusi Quarenghi e Chiara Carrer si spingono oltre e i tre porcellini divengono due porcelli travolti dallo spirito rivoluzionario di una porcella che, grazie allo spirito di iniziativa e a un’attitudine controcorrente non subisce gli attacchi cercando di difendersi con la civilizzazione tutta umana, piuttosto con un ritorno alla natura selvaggia, alla parte più genuina di sé. Il che è delizioso. L’intelligenza che lascia il campo libero all’istinto, infine, è l’elemento che chiude il cerchio (di fuoco) e gli conferisce un’aura di affascinante magia che rende questa fiaba illustrata classica e al contempo moderna.

La storia de I tre porcellini  ci è piaciuta per le illustrazioni di Chiara Carrer che col vuoto dà luogo al tratto e riempie togliendo in una prosa pittorica asciutta e raffinata.

A voler proprio cercare la setola di maiale ci è piaciuto meno un “Mmnnnn” del lupo in grassetto. È l’unico grassetto di tutto l’albo e a mio parere non era necessario. In generale non amo i suggerimenti interpretativi e di tono, in particolare questa narrazione non ne ha assolutamente bisogno.

i tre porcellini - Chiara Carrer Giusi Quarenghi - Topipittori
i tre porcellini – Chiara Carrer Giusi Quarenghi – Topipittori

raccomandato: agli appassionati di fiabe classiche e delle loro riletture e riscritture; ai bambini che potrebbero fare la rivoluzione (a tutti i bambini, quindi!)
prezzo: ottimo considerata la qualità della stampa

Titolo: I tre porcellini
Autore: Giusi Quarenghi, Chiara Carrer
Editore: Topipittori
Dati: 2012, 32 pp., 14,00 €

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Giochi di parole, humour, poesia vivono assieme ne L’isola di Bestierare

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Prima di qualsiasi altra osservazione in merito a L’isola di Bestierare devo necessariamente considerare la traduzione di Giusi Quarenghi, che, giustamente, viene definita “versione italiana”, giacché il lavoro fatto dalla traduttrice è effettivamente di riscrittura; una riscrittura che immagino faticosa e impegnativa il cui risultato, però, è raffinato e brillante.

Le poesie di Jack Prelutsky sono, infatti, complesse, per la realizzazione non per la fruizione, giacché nascono da giochi di parole, o meglio, dall’incrocio di due parole a crearne una nuova. Questa nuova parola, che nasce dall’incrocio di un animale con un vegetale, dà vita a una nuova specie vivente, a una bestia rara, per l’appunto, sulla quale si innesta di volta in volta una poesia che è una storia.

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Alla volta dell’isola di Bestierare salpano due bambini, ma sul loro skateboard c’è posto per un altro passeggero. E qui, esattamente in questo invito palese, che ristà la profonda bellezza di questo albo illustrato: quell’incoraggiare a fantasticare e creare che è, o dovrebbe essere, fulcro e motore di qualsiasi libro destinato all’infanzia.

Ci sono le Pescammelle, eleganti nel passo pur sulla sabbia bruciante; ci sono gli Ippofunghi, piuttosto ingombranti che preferiscono stare sempre nello stesso posto, beati e in tranquillità; c’è la Rinocerosa, affascinante, profumata, meravigliosa. Alla regola animale/ortaggio o frutto sfuggono solo il Ghepastruzzo, le Pappalontre e il Cardinaltonno, maniaco della velocità il primo, chiacchierone le seconde e con seri problemi con l’umidità l’ultimo.

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Le illustrazioni di Peter Sís sono ricche in dettagli: i cieli sono composti da centinaia di piccole linee e così i mari; la terra è un trionfo di punti; le piume e i manti delle bestierare un intreccio fitto di righe e quadretti in cui si direbbe che il nero la faccia da padrone. In realtà le tracce scure non fanno che sottolineare i colori tenui ma brillanti che rimangono tali anche quando le espressioni sono cupe o pensose. 

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

La quarta di copertina riassume per mezzo di icone tutte le bestierare dell’isola: un avocado più un dodo crea un avocadodo; un rinoceronte più una rosa crea una rinocerosa… e qui la parola passa ai piccoli lettori che potranno creare decine e decine di nuove bestierare (per non dire infinite) e con esse nuove storie, sempre diverse, stavolta non rare, bensì uniche. L’invito è chiaro ed è accolto con entusiasmo dai piccoli lettori ben felici di abbandonare la via prescritta dell’ordine razionale delle cose per perdersi in un’avventura (con tanto di mappa alla mano) che è fantastica ma paradossalmente arricchita da una logica profonda e scientifica che presume una conoscenza concreta degli esseri che si incrociano oltre a una capacità di astrazione profonda della quale i bambini sono abbondantemente provvisti.

Cover_BestierareTitolo: L’isola di bestierare
Autore: Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi
Editore: Edt Giralangolo
Dati: 2012, 32 pp., 13,50 €

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Pane, amore e fantasia

Fame di pane è un libro commovente, dalla prima riga all’ultima, è un libro curato in ogni dettaglio, è un libro denso di rimandi, aneddoti, arte, parole e significati, è un libro sul pane e, in qualche maniera, è come il pane: attorno ad esso ruota tutto, anche l’amore.

Perché è certamente amore la dedizione del fornaio, perché è amore quello che chiaramente trasuda dai ricordi degli anziani che il pane lo facevano con le  proprie mani; perché “io ti amo come il pane e il sale!” dice la piccola principessa nordica al proprio padre subendone la delusione e patendo il dolore dell’esilio fino a quando le sue parole non si riveleranno l’espressione più preziosa della cura e dell’affetto filiale.fame-di-pane-21-e1477640818345-960x811

Questo di Giusi Quarenghi e Alessandra Mastrangelo è un albo destinato ai piccoli lettori e rientra nella collana per mangiarti meglio di Slow Food Editore ma qui non si tratta di lupi famelici, né di cappuccetti rossi sperduti nei boschi. Per mangiarti meglio s’intende avere la coscienza, conoscere, di ciò che si mangia: perché non è per niente salutare buttar giù il primo boccone che passa e peraltro il cibo acquisisce un sapore assolutamente migliore quando si può parlare di esso, raccontarne le mirabolanti imprese, la storia, i viaggi. La lingua, la religione.tavola11

 

E il pane si presta benissimo a questo compito, direi che lo affronta con consapevole spavalderia, visti i risultati: la lettura di questo libro è infatti oltremodo piacevole e appassionante, c’è un’attenzione ai dettagli che ne rivela un’altra ben più preziosa: l’attenzione al lettore, che si palesa nel non cadere mai in banali sfilze di aneddoti accattivanti, o nel riproporre storie trite. Tra le pagine c’è il pane leggenda, c’è il pane storia; ci sono le storie di chi il pane lo fa per mestiere, ci sono quelle di chi lo faceva assieme ad altre donne per nutrire la propria famiglia. C’è la storia, ed è quella che ho riletto più volte, della lingua parlata dal pane, della radice comune indoeuropea pa- che vuol dire nutrire, della compagnia che nasce dal latino cum panis.

Le illustrazioni sono vivaci e suggeriscono il movimento e la vitalità di ciò che illustrano. Alla fine, i lettori più curiosi potranno anche cimentarsi nei diversi giochi proposti in appendice. Si tratta di leggere e assaporare perché di sapere, così come di pane, si ha sempre fame.

Da una finestra d’estate di una cucina nel mondo, tempo fa: Ho fame/Mangia il pane/Pane e cosa?/Pane e fame/Buonissimo!

copertina_pane1Titolo: Fame di pane
Autore: Giusi Quarenghi, Alessandra Mastrangelo
Editore: Slow Food Editore
Dati: 2009, 72 pp., 14,00 €

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