I treni della felicità e una nave di nome Mexique

Tre in tutto di Isabella Labate e Davide Calì - 2018, Orecchio acerbo

Tra il 1945 e il 1952 settantamila bambini del sud Italia vennero accolti da famiglie del nord per essere accuditi, sfamati, perché avessero le cure necessarie all’infanzia che il fascismo e la guerra avevano distrutto.

L’iniziativa si deve all’Unione Donne Italiane, che compì in pochissimo tempo, nell’arco di un paio di mesi, un’impresa che a stento si riuscirebbe a progettare con tutti gli strumenti di cui si è dotati nel nostro contemporaneo. Eppure, allora, da Roma, dalla Ciociaria, da Cassino e Napoli, e dalla Puglia partirono i treni della felicità, che portarono i bambini al nord, dove c’erano ad attenderli centinaia di famiglie di contadini, operai, impiegati, che li salvarono da un destino di fame, povertà, malattia.

Tre in tutto è Finalista Premio ORBIL 2019 sezione albi illustrati.


Il 27 maggio 1937, salpò da Bordeaux, in Francia, il Mexique, diretto in Messico. A bordo 456 bambini, tutti figli di repubblicani spagnoli. Per tre o quattro mesi, questo era il piano: allontanare i bambini dalla guerra per poi riabbracciarli al suo termine.

Sbarcarono a giugno a Veracrux, da lì in poi, diventarono “i bambini di Morelia”, luogo in cui furono accolti in un esilio che si rivelò definitivo. Nessuno dei bambini tornò mai in Spagna, se non qualcuno, da adulto. Il governo messicano se ne prese cura fino al 1948, da allora, furono abbandonati al proprio destino.


Tre in tutto, con le illustrazioni di Isabella Labate e il testo di Davide Calì, racconta una storia vera, dunque, e lo fa per mezzo della voce di un bambino, che assieme alla guerra, sentita più che vissuta, riporta un guazzabuglio di emozioni, di smarrimento, paura, gioia, mancanza, affetto, accoglienza; e fame.

"<em

Le illustrazioni in grafite hanno il dono di raccontare una storia che è sempre in viaggio. Il tratto neorealista conduce per mano al cinema e di quel cinema ricorda la realtà, una realtà fatta di movimento: si spostano e viaggiano i bambini, si muovono impauriti e smarriti per sfuggire alla vasca da bagno; si muovono le mani operose delle mamme, delle zie, dei nonni che impastano, versano, infornano il pane, sul quale i bambini (il bambino che narra assieme a suo fratello) segnano con un ‘W’ per riconoscerlo.

Io e mio fratello facevamo la W che avevamo visto tante volte nelle scritte sui muri che dicevano W i partigiani.

Tre in tutto di Isabella Labate e Davide Calì - 2018, Orecchio acerbo
Tre in tutto di Isabella Labate e Davide Calì – 2018, Orecchio acerbo

E poi ritornano, alle loro case, dove ad aspettarli non trovano quattro pasti al giorno, o la cioccolata calda; li accoglie una miseria che avevano dimenticato, ma lo stesso affetto e la stessa forza che li aveva condotti, a costo della separazione e della lontananza, con coraggio e fiducia verso altre case, altre famiglie. Ecco, Tre in tutto, è, più di ogni altra cosa, una storia di coraggio e fiducia.  Che ci siano stati davvero da una parte e dall’altra, questa consapevolezza, sortisce lo stesso effetto, accogliente, di un abbraccio.


Una nave di nome Mexique, di Maria José Ferrada e Ana Penyas, scioglie invece quell’abbraccio, e lascia nella schiena un senso di amarezza.

una storia vera avvenuta molti anni fa che però ci parla della solitudine, della tristezza e della paura di chi affronta un viaggio, lasciando la propria terra e la propria famiglia con una speranza in tasca, quella di trovare un posto sicuro, e poi riabbracciare i propri cari, e invece non può far altro che sopravvivere.

Una nave di nome Mexique di Maria José Ferrada e Ana Penyas
Una nave di nome Mexique di Maria José Ferrada e Ana Penyas – 2019, Edizioni Clichy

A raccontarla la voce di una bambina, lei in tasca ha una canzone. Sbocciano come i fiori tra i bambini della nave, dice, le canzoni, portano consolazione e sostegno. Parla di Repubblica. Si chiede cosa sia, e la assimila a un essere che sopra ogni altra cosa è libero.

Che cos’è la Repubblica?
La Repubblica è un casa.
La Repubblica è un pugno che si alza. Un uccello.

Le illustrazioni si basano sulle foto dei “bambini di Morelia” e della nave che li portò in Messico. I volti dei bambini le ricordano e ne comunicano la tensione, la paura. Sembrano ritagliati, quegli sguardi, e incollati in un contesto, su una Storia, che non riconoscono e che li smarrisce. Ho desiderato per loro un finale diverso, senza fare i conti con la realtà.

tre_in_tutto_1.jpgTitolo: Tre in tutto
Autore: Isabella Labate e Davide Calì
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 36 pp. 15,00 €

 

9788867995998_0_0_531_75.jpgTitolo: Una nave di nome Mexique
Autore: di Maria José Ferrada e Ana Penyas
Editore: Edizioni Clichy
Dati: 2019, 32 pp. 17,00 €

Muschio

Se mai dovessi avere un cane, lo chiamerò Muschio.

Perché il protagonista di questo romanzo mi ha toccata, ha smosso in me una lettura partecipe e commossa e lo ha fatto con una semplicità che non trovavo da tempo tra le pagine di un romanzo per bambini.

Muschio è un cane nero dal pelo riccio, ha molta empatia per ciò che succede agli esseri, umani o animali che siano, coi quali interagisce: coglie la paura, fiuta l’affetto, lecca con trasporto l’amore. Ma una cosa proprio non comprende: la guerra. E non la comprende mai, nemmeno quando gli strappa con una bomba la famiglia in cui viveva felice, compagno di giochi di due bambini; non la comprende quando si ritrova in un campo di concentramento a impedire, suo malgrado, che i prigionieri scappino; non la capisce coi morsi della fame; con la solitudine.

<em>Muschio</em>, di David Cirici, Federico Appel - 2016, Il Castoro
Muschio, di David Cirici, Federico Appel – 2016, Il Castoro

Muschio è un cane ostinato e caparbio. Una volta annusata la felicità non ne dimentica mai l’odore e la cerca e la cerca, deciso a ritrovarla. Questa sua ricerca, che si nutre d’affetto, lo porta a incontrare e farsi nuovi amici: un gruppo di cani bizzarri e fedeli. Assieme a loro percorre accidenti più o meno avventurosi, spaventosi, che li annientano lasciandoli meno numerosi ma sempre più compatti.

Muschio, assieme ai suoi amici, viene fatto prigioniero da una coppia di balordi, gestori di un “circo” che sfrutta la miseria e la paura della guerra mandando a morte animali innocenti, resi feroci dalle privazioni. In quel circo ci sono altri animali, ritratti con umanità magistrale. Nei boschi incappano in un cinghiale minaccioso, che trasuda pericolo e morte.

Muschio incontra anche un uomo, prigioniero, intelligente, sfinito dalla guerra ma ancora capace di reagirle. Con lui diventa artefice e protagonista di una fuga che lascia presagire la speranza. Grazie a lui e una fortunata casualità riuscirà laddove nessuno, tantomeno chi legge, pensava potesse riuscire allargando cuori e sorrisi.

Un ottimo romanzo illustrato per bambine e bambini dagli 8 anni, dalla composizione onesta e coinvolgente. Lo consiglio con trasporto.

Titolo: Muschio
Autore: David Cirici, Federico Appel, (trad. Francesco Ferrucci)
Editore: Il Castoro
Dati: 2016, 111 pp., 13,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Un anno nella giungla della guerra

Sembra lontana, la guerra. Il Vietnam, sembra lontano. Anche per Suzy (Suzanne Collins), che non ha nemmeno idea di dove sia.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Suzy è una bimbetta che ancora non sa leggere il corsivo, ha due sorelle e un fratello, tutti più grandi di lei; ha un gatto bianco e nero, Rascal, gli occhi blu e i capelli rossi. In famiglia tutti hanno gli occhi azzurri, tranne Joanie che ha gli occhi marroni come il papà. A Suzy il papà legge spesso una storia, che è una poesia, di Ogden Nash; la storia ha come protagonista il drago Custard, che “Anche se a volte ha paura, è il più coraggioso di tutti: per questo è speciale”.

Un giorno, di punto in bianco, il papà di Suzy deve partire; starà via un anno, andrà in Vietnam a fare una cosa che chiamano guerra. Ma Suzy, lo dicevamo, non sa cosa sia la guerra, non sa dove sia il Vietnam, non sa nemmeno quanto sia lungo un anno. La bimba è smarrita, si sente confusa, fino a quando non trova un appiglio: sente dire che il papà andrà nella giungla. Suzy sa benissimo che cosa sia una giungla! Le avventure del suo cartone animato preferito si svolgono tutte lì! Allora prende a immaginare il papà in posti esotici e popolati da animali selvaggi. Con Rascal, il gatto, vola in Vietnam e lo immagina come un posto bellissimo.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Però l’inquietudine resta e si traduce in un attaccamento alla mamma che va tenuta d’occhio costantemente… ché non voglia partire anche lei per la giungla!

Il papà di Suzy invia cartoline, e Suzy è felice, ma quando gli adulti le chiedono dove sia suo padre si incupiscono nel sapere che è in Vietnam. E l’inquietudine diventa preoccupazione. E le tavole illustrate di James Proimos, quando la bimba immagina il Vietnam, diventano sempre più cupe. Il tempo passa e arriva la neve e con la neve una cartolina d’auguri per il compleanno di Suzy, che però è nata in estate. Il papà si è confuso. La giungla è un posto molto complicato in cui sopravvivere, specie se è la giungla di una guerra: gli elefanti diventano carri armati, i serpenti lanciano a mo’ di fionda bombe animate con un orrendo ghigno al posto delle labbra, gli ippopotami si trasformano in elicotteri, attorno tutto è grigio. Infine la bimba vede il telegiornale e prende atto della morte, della violenza. E l’inquietudine che era divenuta preoccupazione si trasforma in paura. Non ci sono più animali, nemmeno a forma di carro armato, nella giungla della fantasia di Suzy, mentre piange chiusa nell’armadio: lei e il gatto Rascal scappano da fucili, esplosioni, gas venefici.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Infine il papà di Suzy torna. Ha gli occhi marroni, come sempre, ma velati; è magro, stanco. È a casa ma allo stesso tempo è ancora in Vietnam, ma per poco; per fortuna torna, dà una carezza a Rascal e riprende a raccontare storie di draghi coraggiosi che hanno un po’ paura, e per questo sono davvero, davvero speciali.

La storia di Suzy è autobiografica, l’autrice, Suzanne Collins (autrice della fortunata saga Hunger Games) ha vissuto l’esperienza sulla propria pelle di bambina e la racconta con intensità e semplicità, esattamente come farebbe una bambina alle sue più intime amiche. Probabilmente per questo la guerra sembra così vicina, il dolore e lo smarrimento così partecipi. Le illustrazioni di James Proimos sono eccellenti e rendono con delicata sapienza l’inquietudine della protagonista, rappresentando sentimenti universali della storia dell’umanità.

copertinaTitolo: Un anno nella giungla
Autore: Suzanne Collins
Illustratore: J. Proimos
Editore: Mondadori
Dati: 2014, 38 pp., 10,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Verso casa

di Michael Morpurgo, autore di War Horse, l’avventura di un bambino e del suo amico a quattro zampeverso casa, michael morpurgo Piemme

Ombra è una cagnetta addestrata a scovare le bombe e ad aiutare gli uomini a evitarle. È un cane salvavita, eroico e coraggioso. Matt è un bambino inglese dalla sensibilità profonda e, anch’egli, dal coraggio privo di paradigmi. Aman è un ragazzo afgano, giunto in Inghilterra con la madre e radicato in Inghilterra da diversi anni. Per lui, come per Matt, come per Ombra, la caratteristica fondamentale è il coraggio, declinato nella capacità di resistere ad avversità e accidenti di dimensioni non commisurabili e di diverso genere: la guerra, l’emarginazione, la reclusione coatta, il viaggio, la povertà, la solitudine, che mano a mano, in un racconto che scorre come se piuttosto che a un personaggio (nella fattispecie il nonno di Matt) Aman stesse parlando proprio a noi lettori, trovano la loro nemesi nella ricerca coraggiosa, appunto, di pace, amicizia, accoglienza, libertà, arrivo, dignità, speranza.

Aman e sua madre intraprendono la fuga assieme da circostanze che non possono più fronteggiare: l’Afghanistan in cui vivono è brutale, corrotto, povero. Spogliati dai soldi che avrebbero dovuto condurli verso una nuova casa, l’Inghilterra, da uomini senza scrupoli e violenti, trovano in una cagnetta guida e salvezza. Aman se ne occupa, per come può, curandola e nutrendola, soprattutto amandola, e la cagnetta, Ombra, ricambia alla maniera esclusiva dei cani: con generosità e amicizia. Grazie a lei trovano la libertà in Inghilterra, prima, e poi dal centro di raccolta e detenzione per immigrati in cui Aman è recluso assieme alla madre in attesa di essere rimpatriato.

Morpurgo affronta con il consueto stile lieve e diretto, che trova spazio e respiro in un numero di pagine non eccessivo che invoglia alla lettura e non spaventa i giovani lettori cui è destinato (10-12 anni), temi delicati e dolorosi (si parla senza usare i toni accesi del patetismo e senza furberie anche della morte di un bambino) con diversi punti di vista: quello del nonno deputato all’ascolto e poi giocoforza indotto all’azione fattiva vista la disperazione cui si trova messo di fronte dal nipote, Matt; quello di Matt, appunto, che non vuole rinunciare all’amicizia sincera e vera che lo lega ad Aman; quello di Aman, che ha sofferto pene indicibili e di sua madre che ha vissuto anche la tortura e non riesce a trovare riparo dai ricordi che la imbrigliano e imprigionano in una cella che è anche psicologica. Tutto questo detto, sembra quasi una contraddizione affermare che il volume si legge con levità. Invece, come per fortuna sempre più spesso in gran parte della letteratura per ragazzi, profondità e serietà sono proprio le caratteristiche che con la levità di lettura procedono perfettamente in armonia.

E infine c’è il cane, Ombra, che apre una lettura altra, ulteriore e intima, che parla, sussurra, talvolta abbaia, di coraggio, forza e determinazione. Qualità essenziali a sopravvivere in contesti ostili e spietati, e a nutrire i rapporti umani di amicizia, rispetto e amore.

“Sarà anche un cane, ma per me è più di un’amica, una specie di ombra affettuosa che non vuole abbandonarci. Perché la propria ombra non si perde mai”.

verso casa, michael morpurgo PiemmeTitolo: Verso casa
Autore: Michael Morpurgo
Editore: Piemme
Dati: 2013, 187 pp., 16,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

La guerra degli scoiattoli

In generale mi pongo nei confronti dei libri che affrontano temi quali i razzismo, l’intolleranza o la diversità con una certa diffidenza. Scivolare nella retorica è molto semplice, quasi naturale, e tenersene alla larga è piuttosto complicato. Carla Ciccioli ci prova con La guerra degli scoiattoli e lo fa rivolgendosi a un pubblico tra i più complessi ed esigenti: quello dei bimbi di otto, nove anni.
Leggo, quindi, questo libro curato in ogni dettaglio, dalla grafica calda e dalle illustrazioni accattivanti di Desideria Guicciardini, e come la storia si sviluppa ed evolve mi piace e mi piace molto.

Peccato però per la ciliegina sulla torta. Non a tutti piace e questo è un bene, spesso, però, è solo decorativa, altre volte, con la sua zuccherosa portata invade e macchia una farcitura che altrimenti sarebbe deliziosa.
Insomma, peccato per l’epilogo. Se non ci fosse stato l’epilogo La guerra degli scoiattoli sarebbe rientrato, per quanto mi riguarda, a pieno diritto tra i libri più belli dell’anno della sua categoria (e non mi stupisce affatto, infatti, che si sia aggiudicato il premio per il miglior autore “Il battello a vapore 2011”).

Ma andiamo per ordine. Nella bella e verdeggiante Inghilterra da anni si trascina una guerra senza senso: non una guerra di rivalsa, non una guerra di liberazione. Una guerra sciocca, di quelle quindi, tra le più terribili: una guerra tra scoiattoli grigi e scoiattoli rossi. Verso il limitare del 1800 ad Hyde Park (Londra) arrivarono due scoiattoli grigi, clandestini provenienti dall’America. Da quel momento nulla fu più lo stesso.

I rossi nativi non tolleravano l’invadenza dei grigi (e soprattutto il loro appetito). Non riuscirono a convivere e incominciarono a darsi battaglia. Il piccolo scoiattolo Lenny, scoiattolo rosso dalla coda grigia (coda che i genitori adottivi, per proteggerlo, per tanto tempo riusciranno a mascherare tingendola di rosso ogni notte) si ritroverà, eroe suo malgrado, a ristabilire l’armonia: non capisce perché i suoi genitori l’abbiano abbandonato a una coppia di piccioni, non capisce il senso della guerra tra scoiattoli e cerca di trovare risposte all’una e all’altra questione fino a quando non arriverà alla soluzione dell’una e dell’altra. La prima mostrando una decisa presa di coscienza e sicurezza di sé, la seconda comprendendo come proprio quella accettazione e coscienza possano fare la differenza e rivelarsi salvifici.

E torniamo all’epilogo: le storie sono tali perché raccontano e le orecchie dei bambini sono acerbe, e per il loro essere tali tutto da sole comprendono.

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?”.
Rispose gentilmente: “Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica – Viterbo.
(Un uomo maturo con un orecchio acerbo. Gianni Rodari)

Titolo: La guerra degli scoiattoli
Autore: Carla Ciccoli
Editore: Piemme
Dati: 2012, 134 pp., 11,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

La festa dell’inizio di qualcos’altro

L'inizio - Sonja DanowskiQuando penso alla bellezza della decadenza, allo splendore dell’autunno, all’intensità della sostanza rappresentativa di ciò che è stato e più non è, immagino sempre (e mi figuro) un ramo di rosa ormai spoglio di foglie, ornato solo delle bacche (che ad annusarle ancora profumano, a toccarle non c’è nulla di più liscio). Quei frutti di rosa rappresentano il ricordo della rosa e il suo futuro. Non c’è più il fiore, ma c’è stato e tornerà ad esserci. La bacca è viva.

Per questa ragione mi ha investita un’ondata di intensità ed empatia quando aprendo L’inizio, albo narrato da Paula Carballeira e illustrato da Sonja Danowski, mi sono trovata dinanzi rami e rami di rosa d’autunno: le spine ancor più irte e pungenti, qualche foglia accartocciata, altre distese ma secche, e decine e decine di bacche che sono vive di un rosso bruno che trasuda profumo di rosa.L'inizio - Sonja Danowski

Questo albo racconta di ciò che è stato e adesso non c’è più; me ne convinco ancor prima di leggerlo; mi rassicurano però il titolo e le bacche di rosa: racconta anche della speranza di un nuovo inizio. E infatti a sfogliarlo mi ritrovo in strada, dopo una terribile guerra, e mi sento sperduta perchè mi trovo proprio lì, tra pali della luce divelti, muri crollati, a camminare tra pezzi di legno che una volta erano porte, finestre. Respiro la polvere grigia come l’aria e mi soffermo a guardare una carrozzina quasi schiacciata tra delle assi e una bicicletta dalle ruote contorte. Poi incontro una famiglia: i volti giovani e luminosi dei genitori mi rassicurano, quelli dei due piccoli celano un inconsapevole desiderio di rivalsa. Sono ombrosi, corrucciati: non hanno più casa; però hanno una macchina per dormire e in qualche modo ce la faranno. Questo lo so, perché ricordo le bacche e perché alcune di loro, a un certo punto, diventano strumento di gioco e s’aggiungono a qualche biglia colorata su di un marciapiede.L'inizio - Sonja Danowski

Le parole di Apula Carballeira sono portatrici di speranza e dicono con levità di pace e speranza. La voce narrante, non a caso, è quella di un bambino. La si percepisce impaurita e stanca ma capace di entusiasmarsi ascoltando i racconti di ricette di un vecchio cuoco o nel prendere coscienza del suo essere sopravvissuto, del non essere solo, della possibilità di giocare, di ricominciare.

Ho trovato le illustrazioni iperrealiste di Sonja Danowski di una vitalità struggente: curate in ogni dettaglio si dischiudono in un istante, come certi sorrisi; pochi colori, peraltro tenui, e molto grigio danno luogo e tempo a distruzione, smarrimento, rinascita e coinvolgono, raccontando meravigliosamente.

Titolo: L’inizio
Autore: Paula Carballeira, Sonja Danowski
Editore: Kalandraka
Dati: 2012, 36 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Il realismo magico dello zoo di mezzanotte

C’è una qualità che su tutte impera in questo romanzo di Sonya Hartnett: la misura calibrata tra lirismo e fermezza del tono. Lo zoo di Mezzanotte risuona di ululati, lamenti sussurrati, parole, vagiti di neonati e sogni. Lo zoo di Mezzanotte risuona, fortemente, di latrati affamati, di guerra, di libertà. Una libertà paradossale e ferma, una libertà che nemmeno le sbarre reali delle gabbie, così come quelle razziali, possono limitare.

Lo zoo di mezzanotte - Andrea Offerman

Ci sono tre bambini nello zoo; sono arrivati in questo piccolo posto che sopravvive integro all’interno di un paese distrutto dopo una lunga fuga dai soldati che hanno sterminato la loro famiglia e tutte le famiglie cui si accompagnavano. Sono rom, sono fratelli, sono due bimbi e una neonata. Sono tutti e tre portatori di una saggezza e una forza che solo il dolore può conferire oppure lo stile senza sbavature, senza indugi zuccherosi, di una scrittrice.

Leggendo, sono stata portata a pensare che la guerra che bimbi e animali subiscono fosse la Seconda Guerra Mondiale. In realtà quella è la guerra che nella mia memoria è più radicata, la guerra cui penso quando di guerra si parla, ma quella de Lo zoo di mezzanotte potrebbe essere anche la guerra serbo-croata. O qualsiasi altra guerra abbia lacerato infanzie e vite.

Lo zoo di mezzanotte - Andrea Offerman

L’avventura si coniuga con la Storia, con la ricerca della libertà con la speranza, alternando riflessioni filosofiche profonde a ingenue paure infantili; grazie a ciò i piccoli, pur essendo investiti da un ruolo adulto, restano tali agli occhi del lettore che ne fa un esempio di coraggio, fratellanza e generosa determinazione. I personaggi sono tutti, animali e bambini, assolutamente genuini e unici. Nessuno si rifà all’altro, ciascuno ha le proprie paure, i propri ricordi; tutti lo stesso sogno: riconquistare la libertà; libertà che non è solo il poter oltrepassare le sbarre, quanto piuttosto potersi affrancare dal controllo altrui, dall’essere dipendenti da mani altre, dallo sfuggire alla crudeltà e al razzismo umano che nemmeno sotto le bombe s’affievolisce, dall’evadere dalla guerra che tutto schiaccia senza cognizione o dubbio.

Attraverso i racconti struggenti degli animali in gabbia si intersecano tasselli di storia nella macrostoria della guerra che colpiscono l’immaginario emotivo per il loro essere così pregnanti nonostante siano raccontati da dietro alle sbarre e con voce animale. I bambini apportano ad ogni scena un’umanità densa di tradizione e saggezza che smarriscono. Questo romanzo lo rileggerò. Lo regalerò. Ne suggerisco senza dubbio la lettura.

“Andrej non trovava un senso per quel mondo: era l’involucro duro e gelido di una realtà priva di compassione. Ma nonostante tutto aveva ancora fiducia. E si stupì di scoprirlo e di capire che al di là del dolore e della disillusione, credeva ancora in un mondo buono. E quanto più diventava difficile trovare la bontà. Tanto più si rafforzava la sua convinzione che esitesse”.

Le illustrazioni che ho messo a corredo dell’articolo arricchiscono l’edizione originale e sono di Andrea Offerman.

copertina zoo di mezzanotteTitolo: Lo zoo di mezzanotte
Autore: Sonya Hartnett
Editore: Cairo Publishing
Dati: 2012, 220 pp., 13,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Un asinello d’argento e la forza dell’innocenza

Due bambine, una infagottata nei vestiti dismessi del fratello maggiore, l’altra riccioluta e piccina, “sgualcita come un monello di strada”, fissano curiose un giovane uomo che, ai piedi di un albero ristà immobile; sembra morto ma non lo è. Si tira sulle braccia e tra le mani stringe un asinello d’argento, le guarda senza vederle, è cieco.

Siamo in Francia, in un piccolo paesino nel Nord della Francia, e l’uomo cieco è un soldato inglese in fuga dalla guerra. Le bambine, con l’aiuto del fratello Pascal, lo proteggeranno e se ne prenderanno cura come solo uno sparuto gruppo di bimbi potrebbe fare e lui li ricambierà raccontando loro delle storie il cui protagonista è sempre il più umile tra gli animali: l’asinello. Storie universali che rivelano il potere dell’innocenza e della semplicità capaci di racchiudere in sé coraggio, generosità, dolcezza.

Il soldato aprì la mano. L’oggetto che teneva nascosto nel palmo catturò la luce del mattino. Le bambine trasalirono e i loro cuori fecero una capriola. Lì, nel palmo del soldato, brillava un asinello d’argento. Era grande come un topolino, e semplicemente perfetto.

Da un incontro fortuito nascerà un legame intenso e profondo d’amicizia che regalerà alle bambine delle storie antiche e bellissime (oltre che la sensazione di essere coraggiose ed estremamente fortunate nell’aver ritrovato nel bosco un soldato ferito e nel prendersene cura) e al soldato l’occasione di sgombrare la propria mente dai rumori martellanti della guerra che incessanti lo ossessionano giorno e notte.asinello-argento1

Non a caso questo romanzo illustrato, che è anche una raccolta di racconti, si è aggiudicato il Premio Andersen (miglior libro 9/12 anni) “per l’alta, forte e calibratissima misura narrativa. Per aver dato con netta efficacia una rappresentazione intensa e dolente degli orrori della guerra. Per l’umanissimo ritratto che offre dei protagonisti e delle loro infanzie”.

Ogni singola pagina, se non ogni singolo periodo, è un momento lirico. I disegni di Laura Cardin accompagnano con eleganza la traduzione efficace, dolce e potente al contempo, di Claudia Manzolelli che rende con realismo una storia che è di vita, d’amicizia, lealtà e coraggio.

3193hs823slTitolo: L’asinello d’argento
Autore: Sonya Hartnett
Editore: Rizzoli
Dati: 2009, 216 pp., 16,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it