Camping

Camping è un silent book che si colloca a metà strada tra il realismo più icastico e il surrealismo più onirico. Ci sono, in apertura, due campeggiatori che si scambiano picchetti storti,  come avviene sempre di dover fare anche ai campeggiatori più accorti, ne manca sempre uno; un sub che mentre indossa la muta salva la sua intimità grazie al provvidenziale tronco di un albero; papà che leggono mentre badano ai bimbi più piccoli, mamme che fissano e tendono i pali della tenda.

E un nano di terracotta dallo sguardo guardingo, che pare tutto supervisionare dall’alto di un tavolino con vaso da fiori (ci si accontenta in mancanza di un giardino). E sin qui siamo nella realtà.

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Eilika Mühlenberg, Camping – 2020 Pulce edizioni

Poi a tenderci la mano del surrealismo è il nano stesso, forse non di terracotta ma certamente amico del nonno con bambino al camping al lago in roulotte, perché nelle pagine successive li accompagna in spiaggia, munito di paletta, mentre poche stuoie di lato è stesa al sole un’anatra dal collare, attrezzata di ciabatte e sportina.

Mentre la realtà si mescola con il sogno, si alza il vento. Ce lo dicono i capelli del figlio dei fiori un po’ nerd e un po’ pirata, ce lo dicono i giunchi che si piegano verso l’acqua, ce lo dice la manica a vento tesa verso est. Sotto alla superficie del lago ancora non se ne è accorto nessuno, sopra invece qualcuno sta già in allerta. Anche il protagonista di questa storia ariosa e vivace: il coccodrillo gonfiabile che sorride sornione con l’aria di chi sa già come andrà a finire.

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Eilika Mühlenberg, Camping – 2020 Pulce edizioni

Una folata e vola, vola talmente in alto che nessuno riesce a riacciuffarlo. E nel caos che si genera e morde la coda tra tutte le stravaganze che affollano le tavole a pagina piena e doppia a noi interessano le sorti degli occhiali da vista del signore che pescava sul molo, che interessano all’anatra ma luccicano e fanno gola alla gazza, ma possono essere utili al coccodrillo, per orientarsi meglio nel nuovo elemento in cui si muove. E al signore col cappello da pescatore tornano nei bagni in comune, laddove il realismo impera e la surrealtà diventa semplice stramberia a opera dei campeggiatori. Si fa chiarezza tra animali gonfiabili e in carne e ossa. Non fosse per il nano da giardino che si lava i denti.

Come nel più classico dei Wimmelbuch persino il quadro entro cui si svolge l’azione brulica, di curiose bizzarrie, di avventure, di piccoli accidenti quotidiani che colorano ogni angolo, anche il più nascosto, di fantasticheria. E il coccodrillo? Beh, lui continua a sfoggiare il sorriso sornione e si gode il finale, di cui conosceva già la colorata allegria.copertina

Eilika Mühlenberg, Camping – 2020 Pulce edizioni

 

 

Christian Voltz. “Ancora niente?” e “Non è colpa mia!”

Un punto esclamativo per un titolo e un punto interrogativo per un altro. Due libri di Christian Voltz, entrambi pubblicati da Kalandraka, dallo stesso formato, realizzati con la stessa tecnica ma con due andature e due soggetti del tutto diversi.

Il primo in ordine di pubblicazione qui in Italia si intitola Non è colpa mia! La storia, buffissima, nasce facendo perno su un classico: una signora etra nella stalla per mungere la mucca ma scorge un ragnetto e senza pensarci su due volte lo schiaccia. Una cosa da nulla, cose che capitano, ma siamo sicuri che sia proprio così? In realtà questo gesto stizzoso si rivela precipitoso e dà il via a un effetto farfalla che pare inarrestabile ma del quale non si intuisce subito la sostanza circolare. E qui sta il bello!

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

Perché la fattrice dai capelli di rafia, non appena schiacciato il ragno si becca un’incornata in pieno sedere. Brutta bestiaccia, si era rivolta al ragno mentre lo schiacciava, Razza di grossa vacca! insulta la mucca mentre si massaggia la chiappa dolorante.

Non è colpa mia! è stato quell’asino a scalciare sul mio sedere.
Io allora ho fatto un salto per lo spavento!

Non è colpa sua, dunque è la volta dell’asino di beccarsi un insulto da parte della signora con gli occhi strabuzzanti d’ira. Mano a mano che si procede, gli animali ribattono a viva voce che non è colpa loro, fino a quando in un finale che riporta alla pagina iniziale e che mette al suo posto l’antipatica protagonista (la quale ha però un bel vestitino a quadretti con l’orlo di pizzo, c’è da ammetterlo) la responsabilità torna proprio a chi ce l’ha.

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

In un procedere molto ritmico, che si basa sulla reiterazione, le urla stridule della protagonista sembrano percepirsi grazie al segno tipografico e esasperano per parossismo le caratteristiche tipiche degli animali cui si rivolge. Un buono spunto per riflettere sui giudizi affrettati e sul modo in cui il tono e il timbro che diamo alle parole può divenire insultante.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

Anche per Ancora Niente! la tecnica di realizzazione è quella del collage tra materiali di riciclo, diversi tra loro per struttura e consistenza: fil di ferro, parti di utensili rotti, legno, carta, stoffa. Molto differente, invece, è il ritmo. Qui siamo all’aperto, il contesto è un fondo carta da zucchero di cielo. Il Signor Louis pianta un seme e si mette in attesa. Aspetta che spunti, di giorno in giorno torna a vedere a che punto sia, se sia nato. Il Signor Louis non lo sa, ma dal momento in cui ha piantato il seme, si è aperto per il lettore uno scenario di meraviglia. Le doppie tavole sono divise in due sezioni, una accoglie il Signor Louis e un uccellino che curioso gli svolazza attorno.

“Bisogna essere pazienti” disse all’uccellino.
Ma l’uccellino non rispose niente…

L’altra, in carta da pane, è visibile e parla solo al lettore. Noi abbiamo uno sguardo privilegiato su quanto accade al seme sotto terra. E ci sentiamo di incoraggiare il Signor Louis, di apprezzarne la pazienza, perché noi lo sappiamo, il seme sta facendo il suo lavoro, pian piano, ma con costanza. Il Signor Louis non lo sa, ma oltre all’uccellino anche il seme sta facendo del suo meglio per fargli compagnia.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

La natura però ha i suoi tempi, il processo di crescita è lento, germogliare non è cosa semplice. E la pazienza del Signor Louis non è sufficiente. Dopo qualche giorno d’attesa, non vedendo risultati, desiste, stizzito. Però qualcun altro no, qualcun altro ci sorprende.

Due albi divertenti e originali che penso non debbano mancare nella vostra libreria.

Titolo: NON È COLPA MIA!
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2018, pp. 40, 14.00 €

Titolo: ANCORA NIENTE?
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2019, pp. 40, 14.00 €

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Quel che sembra a prima vista potrebbe non essere, Carl Sandburg, autore e poeta americano, e Harriet Pincus, illustratrice, lasciano ai lettori il dubbio. Di certo, sappiamo sin dal titolo che si tratta di una storia d’amore, chiunque abbia agito il gioco, o l’azione, li ha fatti innamorare.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Di Bambola di pezza si sa che è molto ambita, tutti le vogliono bene, chiunque sarebbe ben felice di sposarla ma come noto, se non è azzurro, si sposerà chi per te farà un gesto di rara bellezza e bontà. E Manico di scopa le farà il regalo più bello al quale lei potesse ambire. Successe un giorno che un bambino distratto, diciamo così, la scaraventò contro la porta e fu lì, in quel tafferuglio che perse i suoi occhi, due bottoncini in vetro, rotondi, luminosi! Manico di scopa trovò un giorno due prugne secche e le pose laddove un giorno erano quei due bottoni. Bambola di pezza non ebbe alcun dubbio quando lui, là sull’altalena, una sera rosa di tramonto le offrì un fiore chiedendola in sposa. Fu organizzata una bellissima cerimonia e al corteo nuziale parteciparono tutti, ma proprio tutti, fu il più pazzo, divertente, sgangherato, esilarante corteo nuziale che storia possa mai vantare.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Fino a qui è un gioco quel che immaginiamo leggendo parole e figure, un gioco ricco di tutti quegli oggetti, piccoli e grandi, pertinenti o näif, aggiustati e in ordine ma taluni forse anche male in arnese, che non importa quel che sono purché funzionali al gioco. Così una casetta con un tavolo e seggiole, un cilindro nero farà per una volta la parte della torta al cioccolato, la pala per il carbone vestita di tutto punto per l’occasione di quel thè tra amici, spazzola liscia e ben pettinata indosserà un completo a pois e visto che è piccina potrà avvalersi del poggiapiedi colorato, mentre caffettiera al thè caldo preferirà una bibita rinfrescante. E per la cerimonia nuziale, nella camera rosa dalle belle tappezzerie e il lampadario imponente, tutti porteranno un fiore!

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Poi inizia la festa e lo è sul serio. Arrivano tantissimi invitati, buffi e strampalati: i lecca cucchiai, i suona pentola, le bocche al cioccolato, i bavaglini sporchi, gli orecchioni puliti, i sempre allegri, i succhia zuppa, i bambini paciocconi e i pigiamati. E mentre si è coinvolti dalle immagini che scorrono come al cinema e da un testo che si più musicale meno racconto, quasi filastrocca con un ritornello, scostandoci un po’, ci accorgiamo che in quel bailamme di suoni, giravolte, risate, dispetti è un rituale che si sta mettendo in atto. Se le prime pagine sono bambine, il corteo nuziale sa di adulto che preleva, si sostituisce al gioco e scherzando lo continua cominciando un rito che porterà alla nanna.

Cucchiai e cucchiaini entrano in gioco, lingue golose che leccano e schioccano, mestoli da battere, più difficili da succhiare. Si ride si fa una giravolta e si torna a leccare e succhiare. Ma si può anche battere il cucchiaio sul pentolino di rame: si può grattare, farlo scivolare, batterlo con gran frastuono. A fine pasto un dolce rende le bocche di cioccolato e intanto si ride, si scherza, si gioca, si lecca, si batte si fa una giravolta e si morde ancora un po’ di cioccolato che si scioglie tra le mani e imbratta i volti e sporca nasi e orecchie come solo il cioccolato sa fare con l’infanzia. Sui bavaglini dei luridi fringuelli ora impronte di dita e mani, erano colorati prima e odorosi di bucato: bianchi, a quadretti o rigati, blu o con un volo di farfalle. E poi orecchie pulite, nelle quali nessuno sa cosa si bisbiglia ma di sicuro qualcosa di divertente sempre, forse qualcosa di così lieve da fare solletico. Pulite dal cioccolato, nessuna briciola dentro o fuori, ribelli e piccole, tirate per farle muovere è una giravolta per muoverle ancora. E dopo questa tortura un po’ di solletico, guance paffute e lucide di sapone da pizzicare. Qualcosa da bere e i bambini ora sono tranquilli, hanno gote rosa e paffute, sorridono, si calmano piano, gli occhi lucidi per la festa e il gran divertimento, lo sguardo già un po’ più lontano è ora dei pigiamini. Che arrivano felici di partecipare al gioco sono freschi ma le loro teste ciondolano, ondeggiano come se i loro piedi non sapessero bene dove condurli. Nessuna giravolta ora, nessuna risata Argentina, non si scrolla la testa, non si muovono le orecchie. Il rito è compiuto la festa riuscita.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Albo del 1967 e primo illustrato da Harriet Pincus, newyorkese del Bronx, contemporanea di Maurice Sendak della cui influenza risentono le sue illustrazioni, dalla grafica particolare, ha molto fascino ancora oggi. I risguardi colorati a piccoli tratti di colore come l’album da disegno di un bambino, i personaggi bizzarri dalle grandi orecchie e lingue tirate fuori come per leccarsi le briciole o le macchie di cioccolato agli angoli della bocca e anche per sbeffeggiare all’occorrenza; le somatiche caricature dell’immaginario, l’ambientazione come in un sogno colorato e la particolare cura nel porre scarpe ai piedi, disegnare capello per capello, o magliette e pantaloni, bizzarri calzari per altrettanti fantastici animali, calzette colorate e patterns, gambe sgambettanti e ancora una giravolta e una risata!

È stata una parata meravigliosa non credi?

SenzanomeDie Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war
testi: Carl Sandburg
illustrazioni: Harriet Pincus
editore: Diogenes Verlag, Zürich
prima edizione: Harcourt, Brace & World, Inc., San Diego, California, 1922
dati: 2013, pp. 40, lingua originale inglese 1922, tedesco

Christmas come to MoominValley

E se il Natale fosse qualcosa di ignoto, qualcosa da temere, un’entità che al solo pensiero del suo arrivo tutti attorno cominciano ad agitarsi, a scappare confusamente di corsa o a passo veloce, seguendo un percorso non ben lineare come se veramente scappassero da qualcuno? Se ci si svegliasse – meglio dire in questo caso, se si fosse rumorosamente svegliati – nel cuore del più caldo, sicuro, tranquillo e coccoloso letargo e si fosse piccoli troll Moomin della Valle dei Moomin, personcine magnifiche con una forma vagamente ippopotamesca, che dormono d’inverno con la pancia piena di fragranti aghi di pino in attesa del tepore del primo raggio di sole primaverile e qualcuno seccato per aver percorso così tanti passi da essere in ritardo per l’arrivo del Natale per colpa di questi dormiglioni li trascinasse giù dal letto? Ecco, cosa penserebbero queste adorabili creature di neve, freddo, bagnato e Natale?

 

Il clima natalizio arriva a casa Moomin come una doccia fredda, con quello stordimento dato dallo svegliarsi di soprassalto in una realtà imprevista quando il proprio sogno ancora sta scorrendo negli occhi assonnati. Poggiare poi le zampe morbide e calde in tutto quel bianco, freddo e bagnato, e vedere da lassù, dal tetto della loro bella casetta, tutta la Valle coperta da quel bianco tanto da non riconoscerla più e tantomeno riconoscerne i suoi abitanti: qualche amico ma anche persone mai viste, esseri sconosciuti alla primavera, come impazziti fuggire a zig zag tra gli alberi del bosco. E poi sentirli parlare di fretta, di ritardo, di ancora tante cose da fare mentre ormai Natale sta arrivando, certo non aiuta a crearsi una bella immagine di questo Natale. Così i Moomin
cominciano a temere che il Natale sia un nemico dal quale difendersi e, impreparati a questo imprevisto, cominciano a prepararsi per il suo arrivo senza capire bene a cosa serve tutto quel brulicare, tutto quel lavorio. Innanzitutto serve un abete assolutamente prima che arrivi la notte, un albero, un rifugio si chiede papà Moomin? Grande allora per poter starci dentro tutti? La faccenda si complica ma non c’è tempo da perdere Natale è alle porte.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Tagliato l’albero si torna verso casa dove da una minuscola creatura si apprende che l’albero va piantato nella neve fuori casa e vestito! Ma perbacco i loro vestiti non sono abbastanza per vestirlo tutto e sicuramente non grandi abbastanza. L’esserino ride. Non di vestiti no, ma di cosine carine, le più belle che si hanno. Allora l’arguto papà Moomin considera che sì, se l’albero va vestito certo non può essere un nascondiglio ma un qualcosa per sconfiggere il Natale. Ecco allora che tintinnanti conchiglie, perline e cristalli vengono a coprire i rami dell’abete e una rosa in seta rossa lo incorona: eccolo pronto a placare i misteriosi poteri dell’inverno e del Natale. Ma poteva poi essere così terribile il Natale innanzi a un albero così bello?

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Le sorprese per i piccoli Moomin non sono ancora finite ché l’inverno è complesso da affrontare. Dopo la neve di cotone idrofilo, che si spera non abbia fatto male a nessuno a cadere così compatta, lo spauracchio di Natale alle porte, l’albero da abbattere e addobbare prima di sera, ecco che ora mancava proprio solo il cibo: bisognava preparare
cibo, per Natale sembra che tutti debbano avere del buon e abbondante cibo, così ha sentenziato la signora Fillyjonk scappando indaffarata dopo aver considerato l’albero dei
Moomin il più disordinato della Valle.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

E dopo il cibo le luci sotto l’albero – per vedere forse il Natale avvicinarsi e avere il tempo per nascondersi? – e dopo le luci i regali e poi l’attesa, l’attesa snervante di Natale. Non passerà molto tempo in quell’attesa silenziosa prima che gli scintillii delle luci dell’albero, il tepore della stufa in casa, il buon profumo del cibo e tutti quei graziosi pacchetti sciolgano la tensione, distendano i nervi, rallegrando gli spiriti. Che sia questo il Natale? Se così fosse allora Emulo e la signora Fillyjonk e tutti gli altri devono aver frainteso…

Christmas Comes to MoominvalleyTitolo: Christmas Comes to Moominvalley
Autore: Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Illustrato da Filippa Widlund, Tove Jansson
Editore: Macmillan Children’s Books; Main Market edition (2018)

La cena di Natale

Parto dalla conclusione, cioè da quella piccola punta di disgusto al pensiero di consumare una donnola farcita per la cena di Natale laddove, in quel ghigno sardonico della tacchina, per le cui sorti tanta trepidazione m’aveva accompagnata, si risolve e scioglie ogni dubbio: un tacchino sulla tavola di Natale (a meno che non si sia vegetariani) ci sta proprio bene!

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Ingannatrice, manipolatrice, sarcastica e giudicante, la tacchina, con la quale all’inizio la sorte non era stata molto magnanima, gestisce e guida ogni evento; L’unico sguardo sgomento lo si coglie in quell’attimo di stupore che in apertura della storia le fa pensare: accidenti! Proprio me? quando la volpe tra tutte sceglie di rapire lei, Cesarina, per la cena di Natale.

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Dal momento in cui Cesarina mette la testa fuori dal sacco è tutto un puntare il dito contro il disordine, contro le pessime abitudini alimentari e l’ignoranza culinaria del terzetto che vorrebbe mangiarsela. Un lupo, anche bello grosso, una volpe, a quanto pare non molto furba, e una donnola parecchio arrendevole. Assieme a una tacchina dispotica fanno un gruppo ben assortito alla cui testa non è difficile intuire chi si porrà.

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Per quel Natale e per i Natale a venire Cesarina riesce a propinare ai tre ingenuotti tronchi farciti con foglie e bacche.

Fino a quando la donnola non sia bella grassa…

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

51bS3dpOBYL._SY404_BO1,204,203,200_Titolo: La cena di Natale
Autore: Daniel Dargent, Magali Le Huche, (Trad. Tania Spagnoli)
editore: Edizioni Clichy
Dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

Miss Comedy Queen

Talvolta mettersi a tavolino e redigere una lista aiuta. Mette ordine nei pensieri, stabilisce degli obiettivi da raggiungere passo passo, da la sensazione rasserenante di essere perlomeno a un buon punto dell’opera.
Talvolta però, e mi pare che sia il caso di Sasha e della sua lista per svicolare dal dolore, mettere nero su bianco i propri obiettivi può costringerci a fronteggiarli con più sofferenza di quanta ne proveremmo lasciando che gli eventi percorrano il proprio corso.

Sasha è una ragazza di 12 anni. Un anno prima, la madre, gravemente depressa, si è suicidata. Dal momento in cui il padre le ha telefonato per dirle quanto avvenuto, Sasha, che ha le funny bones, si impone di reagire mettendo a frutto il proprio talento naturale e dedicare tutta se stessa, trascurando anche la scuola per riuscirci, a diventare Miss Comedy Queen. Ridere è la risposta alle lacrime, ridere potrà cambiare il suo mondo. Forse.

Occhi che si riempiono di lacrime. Facendo grande attenzione, mi distendo sul pavimento, per impedire loro di uscire. Guardo il soffitto, dove l’intonaco sta cominciando a staccarsi. Non voglio sbattere le palpebre perché altrimenti le lacrime potrebbero scendere, e io mi rifiuto di piangere. E se le lacrime rimangono negli occhi senza scendere sulle guance, non è pianto. Per distrarmi penso alla lista.

Ma per farlo ha bisogno di un metodo e il suo metodo parte proprio dalla lista, una lista che ha come fondamento il capovolgere tutto quanto la leghi alla madre o al ricordo della madre, a partire dai capelli (lunghi e castani per entrambe) da tagliare, per finire con prese di posizione capaci di irrigidire la mordidezza dei ricordi, cristallizzare ancor più la sofferenza: “La mamma cercava di prendersi cura di una bambina (me). Ed è andata malissimo. 2. Evitare di prendersi cura di esseri viventi”. Che per una ragazza empatica come Sasha, nonostante il suo desiderio di nasconderlo, è diventa una imposizione crudele e limitante.

Sasha vive con il padre, attento e premuroso, sebbene egli stesso provato e sofferente, e ha dei forti rapporti d’affetto con un’amica, anch’essa attenta e piena di cure, e uno zio, buffo, chiassoso, che si fa complice, la coccola e protegge.

Nel testo, che scorre molto agilmente, si scorgono le radici della letteratura nordica contemporanea per ragazzi, permeata da un realismo che riesce a rendere avvincente il quotidiano, il contingente, un semplice pomeriggio trascorso a mangiare un dolce casalingo, una mattinata in classe, un viaggio in auto.
Apprezzo questo da sempre e sempre di più: la capacità straordinaria degli autori contemporanei di matrice nordica di rendere meraviglioso il quotidiano senza valicare mai il confine del realismo, senza che esso diventi prettamente magico, il quotidiano diviene straordinario e capace di creare un legame forte con il lettore che legge, e legge, volendo leggere ancora, e, senza sospendere la credulità, fruire di momenti incantati.

Con le proprie ossa, comunque, bisogna fare i conti: esse ci sostengono, fuor di dubbio. Se  poi sono funny, è meglio. Se sono proprio come quelle di un genitore che ci ha lasciati, che non riusciamo a perdonare, che amiamo, bisogna imparare ad amarle anch’esse, oltre che usarle per sopravvivere, come se fossero la nostra armatura.

380586a7-cbf0-407c-b163-ddbcf4a04df3.jpgTitolo: Miss Comedy Queen
Autore: Jenny Jägerfeld
Editore: De Agostini
Dati: 2019, 255 pp.,  14,90 €

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Buonanotte, Gorilla!

Le risguardie blu notte del nuovo albo edito da LupoGuido di Peggy Rathmann sono puntellate di baloon grandi, più piccoli, piccoli. Corrispondono a vocione, vocine, vocette o si tratta invece di toni urlati, parlati, sussurrati?

Buonanotte, Gorilla!, si intitola, in corsivo sul bianco; nell’angolo in basso a sinistra un topolino fa la verticale su una zampa sola, reggendo il capo di un filo mentre, una banana, all’altro, pende dall’alto sulla pagina di destra.

Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann - 2019, Lupoguido
Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann – 2019, Lupoguido

“Buonanotte, Gorilla!”, dice il custode dopo aver verificato che la gabbia sia ben chiusa. Le spalle un poco curve per la stanchezza della giornata che volge al termine, il fascio di luce della torcia che illumina l’angolo in basso di una tavola doppia che è ricchissima dei colori vivaci e pieni che caratterizzano tutto il libro. La luce nell’angolo indica una strada, quella verso casa, verso la buonanotte. Ma il gorilla non è per nulla stanco, anzi, con un bel sorriso soddisfatto sfila di tasca le chiavi delle gabbie al custode.

Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann - 2019, Lupoguido
Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann – 2019, Lupoguido

E apre la sua, seguendo passo passo quelli del custode, mentre il topolino, che, previdente ha portato con sé una banana per un eventuale languorino notturno, lo segue a sua volta.

Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann - 2019, Lupoguido
Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann – 2019, Lupoguido

Ogni gabbia è un buonanotte, ogni gabbia il gorilla libera il proprio occupante che si accoda agli altri sereno, verso una meta che non conosce ma che ritiene a tal punto sicura da lasciare nella gabbia il proprio giocattolo del cuore (l’elefante possiede un peluche di Babar…).

Eccezion fatta per due tavole che sono sequenziali ma distinte, tutte le altre si svolgono su doppia pagina. Espediente narrativo utile a dare al bambino una visione completa della fila di animali selvaggi che si dipana alle spalle del custode.

Il custode e sua moglie si mettono a letto e, nel buio, al “Buonanotte” della signora rispondono sette voci che la sorprendono e che pazientemente riporta allo zoo. Tutte tranne una, anzi due, che la fanno anche a lei.

Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann - 2019, Lupoguido
Buonanotte, Gorilla!, di Peggy Rathmann – 2019, Lupoguido

Buonanotte Gorilla! Parla ai bambini su più livelli, il più esplicito è quello in cui ci si fa coraggio a vicenda, o abbracciando il proprio pupazzo, restando nel proprio letto, o si sfida il buio con intraprendenza, raggiungendo quello dei genitori. Gli altri si sviluppano mentre si legge coi bambini e sono diversi, giacché stimolati dalla presenza minima di testo i bambini indugiano sulle tavole e aggiungono parti alla storia a seconda del proprio punto d’osservazione. Con una sola regola da seguire: commettere assieme una monelleria, mantenere il segreto. Shhh! fa segno sin dalla copertina il gorilla, e noi lettori siamo ben felici di assecondarlo, con il sorriso sulle labbra, complici.

buonanottegorilla-web_1Titolo: Buonanotte, Gorilla!
Autore: Peggy Rathmann
Editore: Lupoguido
Dati: 2019, 40 pp., 14.00 €

La canzone di Orfeo

La canzone di Orfeo sin dal titolo cita in maniera esplicita il mito di Orfeo ed Euridice ma non si ferma nell’intessere una narrazione che ne riprende i temi: la morte, l’amore, la disperazione, il cedere alla passione, la fragilità dell’essere vivi. Prosegue sulla strada del mito ripercorrendone i modi: chiamando in causa per poi svicolare, dando sempre l’impressione di arrivare a una soluzione, portando la tensione fino al punto di spezzarla, far intendere che si possa allentare e invece tendere sino alla rottura. E lasciare smarriti, con un monito non detto incombente, incerti sul da farsi, incerti sul destino dei protagonisti, sulla vera verità.

È un romanzo complesso che parla d’amore. Dell’amore tra Claire, che racconta la vicenda per essere l’unica sopravvissuta, ed Ella, amiche sin dall’infanzia, innamorate sin da allora l’una dell’altra di un amore che resta senza parole e si nutre di sguardi e di baci, capace di lasciar andare, capace di dirsi addio. Dell’amore tra Ella e Orpheus ammaliato dalla musica della lira, dalle parole cantate, sussurrate, che incomincia con una conversazione telefonica durante la quale Orpheus induce Ella, restata a casa per volere dei genitori mentre gli altri amici “hipster” sono in vacanza in spiaggia, a dire ad alta voce il proprio nome, mettendo in atto un vero e proprio incantesimo, costringendola a scoprirsi nella sua nuda essenza, e legandola per sempre a lui facendole recitare una formula che è fatta di musica e due parole: Ella Grey.

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È un romanzo composito che cambia spesso ritmo, assieme al tono, che alterna momenti di furia intensa, di narrazione esasperata, cruda, diretta, a momenti di quiete, in cui il contingente si ricompone a momenti quotidiani semplici, familiari, scolastici.

È un romanzo lirico, visionario, che ricorda il timbro di William Blake. «L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa.» (W. Blake)

È un continuo sognare, immaginare, vivere pienamente il sogno e l’immaginazione con naturalezza, senza tracciare un confine con la realtà o attraversandolo di continuo, senza porsi domande, anche quello tragico e drammatico tra la vita e la morte.

Mi raccontò la sua storia quel mattino, quando lo trovai che giaceva fuori dal cancello, mentre l’Ouseburn scorreva e le sbarre tintinnavano e vibravano e la luce s’intensificava su tutto il Tyneside. Non mi domandò neanche una volta se gli credessi.

Al risveglio, con la testa ancora impastata della materia dei sogni, Orpheus racconta e racconta un sogno che è vero, visionario e credibile, realtà oggettiva.

È una storia di morte, tragica e intensa; che lascia soli e accompagna, che si nutre di disperazione, assenza e ricordo. Che credo indurrà i lettori a rileggere il mito, Milton e il suo Paradiso Perduto, William Blake. Che li indurrà a chiedersi, forse a non rispondersi mai.

“Sono felice” disse. “È una cosa accettabile? È questa la cosa più assurda di tutte adesso. Sono maledettamente felice, Claire. Com’è mai possibile?”

51FXHJ0JixL._SX331_BO1,204,203,200_Titolo: La canzone di Orfeo
Autore: David Almond
Traduzione: Giuseppe Iacobaci e Wendell Ricketts
Editore: Salani
Dati: 2018, 248 pp., 14,90 €

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Il bambino dei baci

Ah, se fossi in grado di leggere a testa in giù, con il maglione che cade fino al petto lasciando scoperto l’ombelico e i piedi scalzi e scomposti a far da puntello!

Potrei leggere Il bambino dei baci per benino, col giusto approccio. A testa in giù, vagheggiando di baci al sapore di fragola o di pasta di uova di merluzzo, di corse sfrenate coi sacchi, di gambe penzoloni sul pontile.

Il bambino dei baci è Ulf; vorrebbe tanto baciare la bambina più bella, Katarina, ma mancando di pratica decide di esercitarsi prima, per non far brutta figura, e quindi chiede aiuto a Berit, meglio e splendidamente detta Armata Rossa per i suoi capelli rossi e per la tendenza a metter tutti al tappeto, che volentieri e di rimando sbaciucchia. Tra un bacio e l’altro, Ulf scopre che Berit è una bambina simpatica e intelligente, che è uno spasso stare assieme a lei e che una volta scoperto quanto sia straordinaria, Katarina perde di colpo tutto il suo fascino. Tzè.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

Che meraviglia la semplicità dei bambini che si incontrano tra queste pagine, che spiano i didietro delle signore nudiste in spiaggia, che masticano fili d’erba per mascherare l’imbarazzo, che nella stessa frase, nell astessa pagina, per ben due volte, sono capaci di essere sprezzanti e premurosi, mostrandosi esattamente per quello che sono.

“È che mi chiedevo una cosa. Com’è baciarsi?”
“Fa un pochino di solletico”, rispose lui dopo un po’. “Adesso però chiudi il becco.”
“Solo un’altra domanda”, dissi. “Di cosa sa?”
“Di gelato alla fragola”, rispose. “Ma ti avverto: ancora una parola e ti do un morso dell’asino che vedi!”

Uno stile immediato che va a braccetto col lessico e si muove con brio, danza di un ballo che immagino salterino, con ballerini dagli occhi ridenti che sono puntini, fessure, limpidi. Che schiacciano mosche e tafani prima di andare a nanna.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

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Oppure danzano sulle note di uno dei consigli musicali in coda al libro. Chissà se rispondono al gusto di Ulf Stark o del suo alterego Ulf. Io per un bacio alla fragola sceglierei “Love me tender”.

20180302112732_ULF_stark_ilbambinodeibaci2-2Titolo: Il bambino dei baci
Autore: Ulf Stark, Markus Majaluoma
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 64 pp., 9 €

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