Clara e le ombre

Questa storia è connotata fortemente e altrettanto fortemente radicata negli anni Ottanta. Sono di quell’epoca i vestiti, gli accessori, il walkman, la polaroid, ma soprattutto è l’atmosfera che ha il sapore di quegli anni e ne restituisce molto vivamente l’immaginario.

Siamo nel 1988 a Brattleboro, negli Stati Uniti. Clara è una dodicenne con un problema di salute che le grava sulle spalle complicando l’insicurezza che la perseguita. Molte delle sue paure sono quelle tipiche dell’età, così come l’inquietudine di certi momenti, però Clara ha dei persecutori sfuggenti e sinistri: da quando ha memoria attorno a lei orbitano delle ombre delle quali non riesce a liberarsi.

A tutto ciò si aggiunge che, dopo che la madre ha lasciato la famiglia, Clara cambia città assieme al padre. A Brattleboro l’ambiente le è ostile, a scuola si ritrova in un contesto respingente ma, con una certa consolante, naturalezza, Clara viene accolta da un gruppo di ragazzi con i quali scoprirà di avere molte cose in comune e grazie ai quali, assieme, riuscirà a fronteggiare più di un mistero.

In Clara e le ombre, graphic novel per ragazzi, scritto da Andrea Fontana e disegnato da Claudia Petrazzi, c’è un filone forte e attrattivo per i ragazzi e le ragazze che è quello dell’inquietudine, del mistero, della paura sottile e insinuante. Sono storie molto amate e cercate in libreria come tra le serie tv (e il nesso con Stranger Things è naturale) e infatti, cosa altrettanto naturale per i comics, si struttura come un film, ne ha il respiro. Non solo per i temi ma anche per il ritmo, così come per la scelta della palette di colori.

Clara e le ombre, Andrea Fontana e Claudia Petrazzi, Il Castoro

A scuola, luogo classico di tensione e salvifico al contempo, Clara incontra Alex, Robert, John, Anthony e con essi anche una parte di se stessa, con la quale si confronta, come in uno specchio, e grazie alla quale, insieme, riusciranno a ricomporre certezze ed equilibri.

Ormai qualche mese fa ho intervistato gli autori di questo libro. L’intervista è visibile sulla pagina Facebook del Giardino Incartato.

Trovate questo libro tra gli scaffali del Giardino Incartato, libreria per ragazzi in via del Pigneto 303/c, Roma.



Come in un film

Come un film davvero, di quelli in cui ci si ritrova spesso alle prese con il dubbio che possa esserci un lieto fine, che tutto possa risolversi. Perché Maite Carranza struttura la narrazione con crescendo sapienti, i quali raggiungono climax che paiono risolutivi, nel bene e nel male, per poi ripiegarsi nella normalità ormai filmica del quotidiano e far abituare il lettore a un nuovo ritmo, che a sua volta prende di nuovo inaspettatamente a crescere. E così via, fino a un finale che sì, è dolce, ma porta con sé un carico pesante di sofferenza e amarezza che, pur risolte, richiedono fermamente di decantare, negli animi come nei pensieri di chi legge.

Olivia ha tredici anni, vive con la madre, un’attrice che ha conosciuto un momento di celebrità per il ruolo da protagonista in una telenovela molto seguita, e il fratello, Tim, bambino insicuro un po’ pauroso, che, con tutta la forza e l’ingenuità dei suoi sette anni, sarà la chiave di volta di tutte le loro vicende.

Manca il papà, quello che solo Olivia ha conosciuto, un uomo che Olivia ricorda sorridente e premuroso, italiano, di nome Filippo, partito in guerra quando la madre aspettava Tim e mai più tornato, e quello che lo è stato per entrambi, Sergi, giocherellone e cuoco provetto, fino a quando per ragioni a loro incomprensibili, li aveva lasciati. Mancano i papà, dunque, ma mancano anche i nonni, i parenti, mentre c’è, forte, l’amicizia, così come la generosità di alcuni adulti sconosciuti, che si contrappone, con sollievo, all’arida indifferenza di altri.

Quando la produzione decide di eliminare Eva, il personaggio interpretato dalla mamma, la famiglia di Olivia piomba nella povertà più assoluta. Quella in cui non si ha nulla da mettere nel piatto, per intenderci, e la mamma orgogliosa e allegra svanisce sotto al peso delle preoccupazioni per far spazio a un’altra, che soffre e soffre fino ad ammalarsi di depressione.

Ci sono delle sere in cui mangiamo un pezzo di pane e basta. Lo tagliamo in tre pezzi e diamo quello più grosso a Tim. È il più piccolo e deve crescere.

So che siamo poveri, ma questa parola mi risulta molto strana e non so dirla ad alta voce.

Senza nemmeno averne piena coscienza, Olivia si fa carico di ogni cosa: di proteggere tutto soprattutto; e tutti. Una parvenza di vita normale che tenga lontani i brutti pensieri e gli assistenti sociali; il fratello, la madre. Con lo slancio e l’amore di un’adolescente, con la stessa ingenua caparbietà.

Tim ha paura, non si spiega il perché non abbiano il frigo pieno, il perché non abbiano nemmeno il frigo, l’elettricità, il riscaldamento. Fa molte domande. Le risposte avrebbero un tono e un impatto devastante, per cui Olivia s’inventa un copione, un copione scritto da ‘produttori segreti’ e la loro vita diventa un film. E loro attori in piena parte. E tutto sembra più semplice, sebbene ogni cosa si complichi.

Ciò che colpisce in questo romanzo è il realismo dell’approccio, del tono e dei fatti, che irrompono pagina dopo pagina con una naturalezza che non potrebbe essere tale se non fosse vera. Come vera è la sofferenza patita da certe famiglie nel silenzio e nell’ombra, come vera è la malattia della mamma, che soverchiata dalle difficoltà economiche e dal muro della burocrazia pare perduta, ma è solo smarrita; come vera è la dolcissima testardaggine, la cura, il coraggio di questa ragazzina come tante altre ragazzine.

Sebbene la copertina racconti tutto questo in parte, scegliete di leggere questo libro, intenso, doloroso e brillante. Come la realtà.

71uEcCPWk0LTitolo: Come in un film
Autore: Maite Carranza (Traduzione di Francesco Ferrucci)
Editore: Il Castoro
Dati: 2019, 186 pp., 13,50 €

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #16

Silvia Vecchini, Sualzo
21 giorni alla fine del mondo
Il Castoro, 2019

#ElisaAttraversoLoSpecchio #IlCastoro #SilviaVecchini #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #Sualzo
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*con un colpo di scena un poco triste
*è una storia di amicizia che si trasforma in storia d’amore
*certe volte con gli amici bisogna perdonare
*i disegni sono bellissimi
*se mi stufo del basket (mai!) faccio karate

Il gatto sulla collina

Un bel gatto nero e bianco, senza nome, vive da solo sulla collina che domina una cittadina sul mare. Prima di diventare il gatto solitario della collina era un marinaio, compagno di viaggio di un pescatore ormai in pensione. Dal mare alla collina il balzo è ampio ma durante l’estate la vita è serena e tranquilla, i turisti che salgono fin su gli portano buoni bocconi, il sole lo scalda, al porto il figlio del pescatore gli allunga sempre uno sgombro saporito.

Il gatto sulla collina, di Michael Foreman - 2009, Il Castore
Il gatto sulla collina, di Michael Foreman – 2009, Il Castoro

È l’inverno il periodo più difficile: Il gatto senza nome rimane da solo e racconta di come sia difficile trovare cibo, sfuggire alle prepotenze dei gatti che hanno costituito una feroce banda in città o resistere al freddo. C’è un cane un po’ agitato che scorrazza sia d’estate che d’inverno, la sua energia non viene intaccata dal freddo. Ma al gatto serve un cantuccio caldo, una lisca di pesce, l’entusiasmo del cane è quasi un fastidio.

Poi un giorno, mentre tutta la cittadina è addobbata a festa per il Natale, i gatti di città si rivelano più feroci del solito. Il gatto si rifugia tra i ruderi di una casetta, sulla collina e cerca di resistere al freddo, quando intravede delle sagome avvicinarsi nella neve. Possono essere solo malintenzionati, pensa tra sé e invece… E invece sembrano i pastori del presepe, arrivati con doni e affetto. Un bambino (il figlio del pescatore), un asino e il cane lo raggiungono con paglia. compagnia e salsicce.

Il gatto sulla collina, di Michael Foreman - 2009, Il Castore
Il gatto sulla collina, di Michael Foreman – 2009, Il Castoro

Il gatto sulla collina, assieme ai suoi amici compone una immagine tenera, una natività laica e sui generis, e tra il profumo fresco della neve e quello goloso delle salsicce arrosto scopre quanto sia dolce l’amicizia. Una storia dal testo corposo e dalle illustrazioni ampie a piena pagina o a pagina doppia, ideale per la buonanotte.

7Titolo: Il gatto sulla collina
Autore: Michael Foreman
Editore: Il Castoro
Dati: 2009, 32 pp., 6.90 €

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.itLo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

I libri del 2017 che hanno reso più bello AtlantideKids

  1. Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

    “Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli”

    Questo, l’incipit dell’albo di Ruth Krauss e Helen Oxenbury, che racconta in poche parole già di per sé una storia. Una storia che ha diversi protagonisti, che hanno a loro volta dei tratti comuni, una situazione di partenza identica: sono tutti molto piccoli. Il bambino scende gli scalini con cautela, il cucciolo in braccio al proprio padroncino guarda davanti a sé con le zampette e gli occhi spalancati per la tensione dell’uscio varcato, dal tepore casalingo verso l’esterno del cortile innevato; i pulcini che becchettano per fare poche pause fatte di alette sbattute, testoline inclinate, curiose. E nell’angolo un alberello, piccolo anch’esso. In attesa. []

  2. La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo

    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius - 2017, Orecchio Acerbo
    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo

    È una notte senza luna e senza stelle quella in cui nasce Sally Jones. È cupo l’avvertimento: la neonata sarà colpita da molte disgrazie nel corso della vita. È indomito lo spirito selvaggio di questa gorilla in cattività. Uno spirito ingenuo e coraggioso che ama e si spende senza risparmiarsi, che corre rischi, che è colmo, e poi stracolmo, di sofferenza, delusione, tristezza e sempre capace di sollevarsi con uno strumento intelligente e forte: la speranza.

    Il primo a tradire Sally Jones è il destino, che, invece di essere roseo per una gorilla deliziosa come Sally è, si prospetta tetro e senza scrupoli. Poi colei che l’accoglie dopo una traversata sotto falso nome e tempo di stenti. Quindi l’amore, che se affidato ad anime molli spesso è effimero. E di nuovo la sorte, e ancora. []

  3. Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

    Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
    Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

    Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

    Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino. []

  4. Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    “C’era una volta un bimbo… e quel bimbo amava MOLTISSIMO le stelle.”

    Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    È piccino ma la sua ombra si sdraia sull’erba con la stessa imponenza di quelle degli alberi. A braccia incrociate dietro alla maglietta bianca a righe rosse o rossa a righe bianche. Essenziale nelle linee, acuto e rapito nello sguardo tutto volto al cielo della notte, a rimirar le stelle. []

  5. Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

    Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

    C’era una volta un uccello che non aveva un nome ma aveva un peso.

    Quanto pesa esattamente un uccello tutto nero, ad eccezione degli occhi, bianchi, non saprei dirlo; certo è che la sua rappresentazione in mezzo alla natura è tutta volta a sottolineare che esso esiste, c’è, a dispetto dell’essere senza nome.

    Sin dalla copertina, che replica esattamente colori e consistenze originali del 1964, anno in cui questo che è il primo libro di David McKee è stato edito per la prima volta, il nostro protagonista sta appollaiato sullo stelo di un fiore e quest’ultimo si piega quasi ad angolo retto, segnando i confini di uno spazio separato quasi esattamente a metà: una occupata dai fiori, l’altra dal fiore trespolo e dal nostro protagonista dal becco imponente. Ma soprattutto si piega, segnando una condizione che è quella di un essere con un peso e una grande, consistente, solitudine. []

Una storia che cresce

Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli.

Questo, l’incipit dell’albo di Ruth Krauss e Helen Oxenbury, che racconta in poche parole già di per sé una storia. Una storia che ha diversi protagonisti, che hanno a loro volta dei tratti comuni, una situazione di partenza identica: sono tutti molto piccoli. Il bambino scende gli scalini con cautela, il cucciolo in braccio al proprio padroncino guarda davanti a sé con le zampette e gli occhi spalancati per la tensione dell’uscio varcato, dal tepore casalingo verso l’esterno del cortie innevato; i pulcini che becchettano per fare poche pause fatte di alette sbattute, testoline inclinate, curiose. E nell’angolo un alberello, piccolo anch’esso. In attesa.

<em>Una storia che cresce</em>, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

È una cornice questa pagina di apertura che apre alle seguenti in cui domina la parola “crescere” in tutte le sue coniugazioni. Cresce il cucciolo, crescono i pulcini, crescono i fiori, crescono gli alberi; crescono i giorni dell’avvicinarsi dell’estate a scapito delle notti, e crescerà il bambino, in un susseguirsi di tavole dal tocco gentile, come di cura, lieve; descrittive nell’ordine del dare un sostegno coerente a un testo che è del 1947 e che di quell’epoca conserva i toni.

<em>Una storia che cresce</em>, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

Che si sia in una storia del 1947 sarà utile tenerlo a mente, nel considerare la cura del riporre il capo (l’unico) invernale, nella scatola, ben ripiegato, sullo scaffale in quella che è una parentesi nell’andamento “in crescita” della storia: arriva l’estate, le giornate diventano calde, sarà bene cambiare vestiti, indossarne di più leggeri. Il bambino e la mamma piegano i vestiti invernali, poi il bambino, in un’immagine che traduce lo sforzo del tendersi verso un punto più in alto, sulle punte dei piedini, sulla sedia, sistema la scatola su uno scaffale come a voler dire: non ci arrivo oggi ma crescerò e sarò capace di prendere la scatola tra qualche mese. Anticipa, questa immagine, e chiude la parentesi, tendendosi verso il prosieguo della storia tra le cui pagine si ricomincia a crescere e crescere.

<em>Una storia che cresce</em>, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

Crescono piccole pannocchie sulle piante di granturco, cresce il cucciolo a vista d’occhio, crescono i pulcini, ormai quasi polli. La mamma non cresce, unica adulta presente, per lei è naturale non farlo, ma comunque si specchia, la mamma, come a volerla tenere a mente questa sua condizione di stasi. “E io crescerò?” chiede il bambino. “Certo che crescerai!” risponde la mamma.

Il cucciolo è cresciuto. È diventato un cane. E arriva quasi alle spalle del bambino. Il bambino guarda i polli e guarda il cane. Siete cresciuti tutti. Io invece non sono cresciuto. Sono ancora piccolo», dice.

Da qui in poi, arrivando l’autunno, la conclusione della storia che cresce si fa rutilante, fa le capriole. Il bambino indossa i suoi abiti pesanti ed è tutto un rimirarsi: i pantaloni sono corti, le maniche corte, la giacca stretta. Sta crescendo anche lui!

<em>Una storia che cresce</em>, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

Piccola nota: ho cercato le immagini della prima edizione, illustrata da Phyllis Rowand. Le ho trovate altrettanto calzanti e poetiche, con elementi rarefatti a sottolineare il momento effimero della rappresentazione: il cagnolino è tale ora ma sarà cresciuto nel giro di pochi giorni. Il volto pensoso del bimbo e i suoi vestiti, semplici ma testimoni fedele di un momento che passa.

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Titolo: Una storia che cresce
Autore: Ruth Krauss, Helen Oxenbury, A. Pascutti (Trad.)
Editore: Il Castoro
Dati: 2017, 40 pp., 13,50 €

Muschio

Se mai dovessi avere un cane, lo chiamerò Muschio.

Perché il protagonista di questo romanzo mi ha toccata, ha smosso in me una lettura partecipe e commossa e lo ha fatto con una semplicità che non trovavo da tempo tra le pagine di un romanzo per bambini.

Muschio è un cane nero dal pelo riccio, ha molta empatia per ciò che succede agli esseri, umani o animali che siano, coi quali interagisce: coglie la paura, fiuta l’affetto, lecca con trasporto l’amore. Ma una cosa proprio non comprende: la guerra. E non la comprende mai, nemmeno quando gli strappa con una bomba la famiglia in cui viveva felice, compagno di giochi di due bambini; non la comprende quando si ritrova in un campo di concentramento a impedire, suo malgrado, che i prigionieri scappino; non la capisce coi morsi della fame; con la solitudine.

<em>Muschio</em>, di David Cirici, Federico Appel - 2016, Il Castoro
Muschio, di David Cirici, Federico Appel – 2016, Il Castoro

Muschio è un cane ostinato e caparbio. Una volta annusata la felicità non ne dimentica mai l’odore e la cerca e la cerca, deciso a ritrovarla. Questa sua ricerca, che si nutre d’affetto, lo porta a incontrare e farsi nuovi amici: un gruppo di cani bizzarri e fedeli. Assieme a loro percorre accidenti più o meno avventurosi, spaventosi, che li annientano lasciandoli meno numerosi ma sempre più compatti.

Muschio, assieme ai suoi amici, viene fatto prigioniero da una coppia di balordi, gestori di un “circo” che sfrutta la miseria e la paura della guerra mandando a morte animali innocenti, resi feroci dalle privazioni. In quel circo ci sono altri animali, ritratti con umanità magistrale. Nei boschi incappano in un cinghiale minaccioso, che trasuda pericolo e morte.

Muschio incontra anche un uomo, prigioniero, intelligente, sfinito dalla guerra ma ancora capace di reagirle. Con lui diventa artefice e protagonista di una fuga che lascia presagire la speranza. Grazie a lui e una fortunata casualità riuscirà laddove nessuno, tantomeno chi legge, pensava potesse riuscire allargando cuori e sorrisi.

Un ottimo romanzo illustrato per bambine e bambini dagli 8 anni, dalla composizione onesta e coinvolgente. Lo consiglio con trasporto.

Titolo: Muschio
Autore: David Cirici, Federico Appel, (trad. Francesco Ferrucci)
Editore: Il Castoro
Dati: 2016, 111 pp., 13,50 €

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Smart

È un coraggio impavido, quello di Kieran; ingenuo, caparbio. Un coraggio che sa nutrirsi dell’ostinazione di un animo che in teoria dovrebbe avere difficoltà a essere empatico con le persone con cui ha a che fare e invece si rivela scevro di qualsiasi condizionamento. È un coraggio libero, che conosce e riconosce l’altrui coraggio, e ad esso si affida, esso sceglie come compagno d’avventura. Quei coraggiosi difende e protegge.

Kieran ha una maestra dedicata, partecipe e affabile; ha una mamma dalla vita complicata che il patrigno picchia ad ogni occasione, che lavora tutto il giorno; non ha il papà, morto mentre lui era molto piccolo; ha un amico ancora più emarginato di quanto Kieran stesso possa essere; un’amica barbona di nome Jane, che una volta era un’ostetrica e ora vive in strada piegata dal dolore per la morte del figlio. Kieran ha una nonna che lo ama e con la quale, per ordine del patrigno, né lui né la madre possono più interagire.

Infine Kieran ha due passioni: quella per il giornalismo, per le indagini, per la cronaca nera. Non perde una puntata di CSI, o meglio, non ne perderebbe nemmeno una se il figlio del patrigno non occupasse la tv tutto il giorno con videogiochi sanguinolenti. E quella per il disegno: realizza disegni straordinari, ricchissimi di dettagli, assolutamente originali.

Quando una mattina come tante si imbatte in Jane, disperata perché il suo amico Colin è stato ucciso, Kieran avrà le competenze e gli strumenti per risolvere il mistero che avvolge questa morte. E per cogliere le opportunità che l’intraprendenza e la pazienza che lo caratterizzano gli offriranno.

Molto mi hanno colpito le voci dei protagonisti, molto naturali, molto vere: quella della madre, così fragile e impotente, quella di Kieran decisa e sincera, quella di Jane, impastata di lacrime. Credo che proprio le voci, i timbri, siano le qualità migliori di Smart che è un romanzo d’esordio e dell’esordio conserva e sfrutta l’immediatezza e l’entusiasmo.

Finalista al PREMIO STREGA RAGAZZE E RAGAZZI 2016 – Categoria +11

Titolo: Smart
Autore: Kim Slater (trad. Anna Carbone)
Editore: Il Castoro
Dati: 2016, 240 pp., 15,50 €

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Le avventure di Boscoscuro

Le avventure di Boscoscuro è un romanzo, lo dice anche il nome, d’avventura. Del genere avventuroso ha tutto: la tragedia, l’eroismo, il viaggio, l’amore, l’amicizia, la morte, il sacrificio, il coraggio. E protagonisti animali che comunicano tra loro ma non sono affatto umanizzati, anzi, ciascuno di loro conserva la propria, ferina, identità.

<em>Le avventure di Boscoscuro</em>, di Avi - 2017, Il Castoro
Le avventure di Boscoscuro, di Avi – 2017, Il Castoro

La protagonista del romanzo è Pimpinella, che del nome che porta conserva il carattere piccante e fresco. È una delle figlie del capo di una grande famiglia di topolini cervini ed è innamorata di un topolino che va sempre controcorrente, Trifoglio. Con lui si reca, nonostante il divieto che glielo impedirebbe e senza nemmeno provare a chiedere permesso al gufo Ocax che tutto vede, tutto sa e su tutti, specialmente sui topi, governa esercitando un potere che è fatto di minacce e violenza.

Le avventure di Boscoscuro, di Avi - 2017, Il Castoro
Le avventure di Boscoscuro, di Avi – 2017, Il Castoro

Come nelle più classiche avventure, nello scambio di battute tra Trifoglio e Pimpinella si scorge già il dramma che di lì a poco darà il via alla storia, ma quando il gufo Ocax arriva a ghermire Trifoglio, mettendo la parola fine alla storia d’amore tra i due topolini, non c’è traccia di come si andrà avanti attraverso stradine di campagna e sottobosco. Quello che è subito chiaro è che Pimpinella è una topolina coraggiosa, e lo si vede soprattutto nei momenti in cui si dimostra più fragile, più incerta. Quando non hai conosciuto altro che lo scarpone che fa da studio a tuo padre, o la scatola di latta che hai scelto come stanza, mettersi in viaggio può essere ancora più difficile di quanto normalmente già non sia, ma Pimpinella, sorprendendo tutti, sceglie la prospettiva di una vita migliore per sé e per gli altri topi, sfidando le regole, svelando la verità.

Le illustrazioni in bianco e nero di Brian Floca accompagnano passo dopo passo il viaggio della topolina alla scoperta di un posto migliore in cui vivere, alla riscossa contro un nemico che tiranneggia oltre ogni limite, alla scoperta di nuovi amici e degli affetti familiari.

avventure-di-boscoscuro-coverTitolo: Le avventure di Boscoscuro
Autore: Avi, ill. di Brian Floca (trad. Maria Bastanzetti)
Editore: Il Castoro
Dati: 2017, 186 pp., 13,50 €

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