I cuscini magici

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa

Re Arraffone I ha emanato tantissime leggi che stabiliscono che i suoi sudditi debbano amarlo a più non posso, eppure non si sente amato da loro. Ce ne sono numerose che, a scapito della libertà dei suoi cittadini, lo portano ad essere elegantissimo, piacente; ciononostante, non si sente amato a sufficienza, anzi, deriso, detestato.

«A dire la verità… Sebbene siano tenuti a farlo, i vostri sudditi non vi amano, Vostra Eccellenza» disse facendo volteggiare nelle lunghe mani ossute un komboloi, il rosario greco fatto di perline. «E vi spiegherò il perché…»
«Parla!»
«Non vi amano perché la notte sognano…»

In queste poche righe sta tutto quanto rende I cuscini magici un libro che non può mancare nella libreria dei giovani lettori che approcciano le lettura autonoma e ricercano in essa una pienezza semplice, avvincente, diretta.

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa
I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs – 2019 Camelozampa

Si innesta sul principio classico del re tiranno, che pretende adulazione, che impone deferenza, e sulla verità delle cose che nonostante tutto si fa largo, trova la sua via di fuga. C’è quindi la prepotenza cui sfuggire, e c’è la magia del sogno, che è la strada principale verso una presa di coscienza che invece si radica nella realtà e che quindi, quando ne individua un’altra ben possibile, induce alla rivalsa eroica.

Il re impone leggi durissime: niente feste, niente sorrisi, niente domeniche, che diventano ‘prelunedì’. Ma questo non basta a levare la gioia dal panorama, per cui il malefico scienziato di corte avvierà la produzione di cuscini diabolici, che non permettono di sognare, che, imbottiti con manciate di rimorso, respiri di spie, sussurri di traditori e cinghie di frusta, altro non generano se non incubi.

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa
I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs – 2019 Camelozampa

Con illustrazioni a inserti o piena pagina (di Noemi Vola), un carattere ad alta leggibilità, la penna di Evghenios Trivizàs, autore greco dall’ironia vivace, I cuscini magici rivela di quanto potere siano intrisi i sogni e di quanto sia pericoloso quando si trasformano in incubi: assieme alla gioia dell’evasione scompare presto anche la forza per ribellarsi. E proprio come in un sogno, esattamente come in un incubo, il ritmo si fa serrato, la lettura avvincente, fino alla “terribile notte della riscossa” in cui si scioglie in una conclusione che afferma il potere dei sogni e della libertà.

I-cuscini-magici-cover-webTitolo: I Cuscini magici
Autore: Evghenios Trivizàs (ill. Noemi Vola)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 80 pp.

Il nido

È un’angoscia incalzante quella che accompagna la lettura de Il Nido; angoscia che va ad agire sulle paure, che smuove le insicurezze, che insinua dubbi pericolosi e stranianti.

Ricorda Skellig di Almond in tanti dettagli, quelli che sono i pilastri della storia: un fratello neonato malato gravemente e in pericolo di vita, la solitudine del figlio maggiore costretto a fronteggiare preoccupazioni adulte, l’incontro con un essere umano dalle sembianze sovrannaturali/mostruose… Nonostante giochi su questi splendidi rimandi, Il nido rimane storia unica, ben costruita, ben narrata, ben tradotta. Soprattutto dalla notevole intensità narrativa.

Steve ha un fratello e una sorella più piccoli, dodici anni,  e da molti fronteggia incubi e ipersensibilità agli eventi. Con la nascita del fratellino Theo, dalla fragilissima salute, e con la conseguente dedizione dei due genitori nei suo confronti, Steve, che sembrava aver recuperato un po’ di serenità, ripiomba nel disagio e negli incubi. Al suo capezzale si palesa spesso un uomo che lo terrorizza con la sua presenza minacciosa. Stevo lo teme, sebbene saranno altri, o meglio altre, gli incubi da cui dovrà proteggersi e contro cui dovrà combattere: vespe. Esse, con una leggerezza che blandisce perché fa leva sui punti deboli del ragazzo, lo manipolano; con un ronzio incessante che lo tormenta gli suggeriscono di liberarsi del fratellino malato che tanto condiziona la vita di tutta la famiglia, sostituendolo con un altro, identico, ma sano e bellissimo (ma soprattutto un altro), da loro espressamente creato in un grande nido. Basta che Steve dica “Sì”. E Steve, cede, lo dice.

Osservare Nicole col piccolo mi faceva sempre sentire cattivo. Perché quando io lo guardavo, vedevo tutte le cose che ci dicevano non andassero in lui; e poi vedevo la mamma, stanca e preoccupata; e vedevo il papà, che guardava fuori dalla finestra, a volte in lontananza, altre verso il nostro vialetto, dove c’era la sua macchina.

Steve cerca di resistere ai propri incubi ma le vespe sono reali e sono anche vespe mai viste prima d’ora.

La prima volta che le ho viste, ho creduto che fossero angeli. Cos’altro potevano essere, con quelle loro ali chiare, leggere e sottili come garze, e la luce che le ammantava?

Il loro nido, quello che tutti possono vedere, sta in soffitta e Steve è persino allergico alle loro punture. Nonostante ciò saprà fronteggiarle, saprà scegliere, salvare salvandosi. Anche grazie all’intervento di un amico che non sembrerebbe tale. Perché in questo romanzo gotico poco è quel che sembra, e a un certo punto, andando verso la chiusura anche la storia sembra essere senza speranza. Io stessa sono stata tentata di sospendere la lettura per paura di non poter percorrere quel sentiero di disperazione, per paura di quella che poteva essere la sua conclusione. Ma, per fortuna ho letto fino alla fine.il-nido-oppel-klassen-2

E ho scoperto un romanzo denso, intenso, senza fronzoli.

In mezzo alla narrazione Steve, confidandosi con la baby sitter del fratello e della sorellina definisce Theo “Mal messo” e se stesso “guasto”. Pensa che talvolta essere quel che si è non va bene, alle persone non piace e allora si rende necessaria la danza della finzione, che costa sforzo, che indebolisce e che è inutile, perché

anche quelle altre persone, tutte quante, erano guaste a modo loro. Forse passiamo tutti quanti troppo tempo a fingere che non lo siamo.

Quando la finzione si interrompe allora avvengono delle svolte dolorose e bellissime, capaci di renderci eroici, di infonderci del coraggio di cui non eravamo nemmeno a conoscenza, di liberarci.

Le illustrazioni giocano con l’angoscia, con il realismo magico, lo fanno in bianco e nero e sono di Jon Klassen, che con la resa delle fragilità umane è maestro.

517b3waph2l-_sx344_bo1204203200_Titolo: Il nido
Autore: Kenneth Oppel, Jon Klassen
Traduzione: Giordano Aterini
Editore: Rizzoli
Dati: 2016, 252 pp. 16,00 €

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Non c’è motivo di temere gli incubi se ne stai vivendo uno

Tutto prende le mosse con la morte, scevra (e in questo sta il pregio di Everlost di Neal Shusterman) di tutti gli elementi esacerbati di dolore, strazio e paura che nella realtà ne fanno un dramma, ma che tra le pagine di un romanzo è bene rimanga un accidente (doloroso, certo) sfortunato, un caso che si risolve in un cambiamento di stato: da bambini e ragazzi a ultraluce, spiriti.

Due ragazzini muoiono a causa di un incidente stradale, ed entrambi si risvegliano, qualche tempo dopo, in una realtà/irrealtà parallela popolata da altre migliaia di ultraluce, quali essi stessi sono diventati, e materialmente fatta di tutto ciò che non fa più parte della realtà, tutto quello che per incidenti, per l’usura del tempo, per ragioni pratiche e stato abbattuto, è crollato, si è rotto: grattacieli (i due per eccellenza, i più grandi), moli, boschi, treni, dirigibili, oltre a una svariata serie di oggetti che una determinata classe di ultraluce, i trovatori, si incaricano di trovare e riportare all’Isola che Non C’è. Ho detto Isola che Non C’è? Mi sono confusa, intendevo dire a Everlost!

Il problema con i lapsus è che a volte sono suggeriti, ispirati, per cui è molto difficile sfuggir loro e ci si ritrova, nostro malgrado, a commetterli e, di conseguenza, a insospettirci. Everlost è un mondo parallelo a quello dei vivi (degli adulti) nel quale si arriva e dal quale non è più possibile tornare (almeno è ciò che sembra…); a Everlost c’è Mary Torralta che si occupa di proteggere in un’ovattata routine tutti i bimbi sperduti che riesce ad attirare alle due torri; c’è il McGill, novello Capitano Uncino, che con la sua nave, la sua mostruosità e la sua crudeltà semina il terrore in mare e in terra; e infine a Everlost ci sono Wendy e Peter Pan, rispettivamente Ellie e Nick.

Ellie e Nick arrivano assieme a Everlost e di conseguenza assieme scopriranno la realtà che li circonda. Amaramente si renderanno conto di non poter comunicare coi vivi, anche se sono in grado di vederli; di non poter indugiare in posti non toccati dalla morte perché corrono il rischio di affondare nella materia viva e rimanere prigionieri in eterno nel centro della terra; di non provare il freddo, la fame, la stanchezza (anche di certe sensazioni scomode alla lunga si sente la mancanza!). Mano a mano che familiarizzano con Everlost il ricordo della realtà da cui provengono si fa più sfocato e l’urgenza di riabbracciare i propri cari si affievolisce. Però crescono; i loro caratteri si rafforzano sebbene a Everlost non si invecchi mai, si resti per sempre bambini.

Alcuni elementi della narrazione, linguistici per esempio, volti a contestualizzare e creare una tradizione e una storia per Everlost, sono freschi e fantasiosi; simpatica anche la fatale e fatalistica presenza dei biscotti della fortuna che, aperti con attesa ed entusiasmo, arrivano integri a Everlost, e segnano il destino della storia.

Dispiace che i personaggi (alcuni dei quali originali e interessanti, specie per il loro essere sorprendentemente ambigui) non siano molto sviluppati e che ci si ritrovi con eroi ed eroine con cui non si è capaci di familiarizzare e di cui si riesce a ricordare solo qualche tratto fisico che, per rimanere fedeli all’impianto stesso del romanzo, non dovrebbe contare più nulla. Anche gli eventi si risolvono o si complicano precipitosamente. Ma questo è il nostro pensiero ipercritico e, soprattutto, adulto. Non ci sono che bambini e ragazzi sia ad Everlost, sia nell’Isola che Non C’è e ci sarà pur una ragione!

51w8bbxpaql-_sx301_bo1204203200_Titolo: Everlost
Autore: Shusterman Neal
Editore: Piemme (collana Freeway)
Dati: 2009, 330 pp., 17,50 €

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