Klaus e i ragazzacci

In questa storia ad alta leggibilità di David Almond si parla spesso di due muri: quello che separava Berlino Est da Berlino Ovest e quello tirato su da un gruppo di ragazzini, capeggiati da Joe Gillespie, pià grandicello ma soprattutto più prepotente, tra le proprie, differenti, personalità e gli altri: gli adulti, gli altri ragazzini.

Cosa spinge un ragazzino a diventare un ragazzaccio? Qual è il momento in cui ci si convince che si possa ottenere un riconoscimento a livello sociale solo se si combina qualche pasticcio (specie se il pasticcio è a spese di qualcun altro)?

I ragazzacci fanno squadra sul campo di calcio che, negli anni in cui è ambientata questa storia (fine degli anni Sessanta) era sport molto diverso da come si intende ora, e per strada, a scuola. I ragazzacci prendono di mira chi sembra loro più debole e se ne prendono gioco. O meglio, i ragazzacci ubbidiscono ciecamente al proprio capo Joe senza colpo ferire, senza farsi domande, senza opporre resistenza. E chi, timidamente, prova a farlo, corre il rischio di essere allontanato, di passare dall’altra parte del muro, di diventare bersaglio piuttosto che cacciatore.

klaus-e-i-ragazzacci
Klaus e i ragazzacci, di David Almond M. Coppo – 2015, Sinnos

Come nelle ricorrenze cicliche che diventano abitudini, basta poco a spezzare il cerchio e interrompere il flusso di prepotenze e pregiudizi: da Berlino Est arriva a Londra un ragazzino, Klaus Vogel, che a guardarlo giocare sembra Pelè, anzi, sembra Gerd Müller, che è capace di usare i “no” quando è il momento giusto e ama la musica classica. Senza timore, conscio delle conseguenze. E quando c’è qualcuno che il buon esempio lo da generosamente, allora ci sarà sempre qualcun altro che sarà capace di esprimersi liberamente, assecondando la propria indole piuttosto che lusingare quella di qualcun altro. E la musica che ne consegue pare Mozart.

Sebbene nello spazio di poche pagine, Almond riesce a caratterizzare i personaggi come di consueto. Klaus Vogel è ritratto nei minimi dettagli sebbene sembri che siano poche e cose dette su di lui. Persino il protagonista, voce narrante di questo racconto, di cui si fa fatica a scoprire il nome, si rivela in tutte le sue insicurezze, nelle sue abitudini, nel tono che usa nel raccontare, nel raccontarci di come fose un ragazzaccio e abbia smesso di esserlo.

Lettura consigliata per la quarta elementare

klaus-e-i-ragazzacci_web-199x300Titolo: Klaus e i ragazzacci
Autore: David Almond
Traduttore: L. Russo
Editore: Sinnos
Dati: 2015, 61 pp., 9,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

La gallinella che voleva vedere il mare

La gallinella che voleva vedere il mare, di Christian Jolibois e Christian Heinrich, edito da Nord Sud
La gallinella che voleva vedere il mare, di Christian Jolibois e Christian Heinrich, edito da Nord Sud
La gallinella che voleva vedere il mare, di Christian Jolibois e Christian Heinrich, edito da Nord Sud

Un libro illustrato che racconta una storia di coraggio, intraprendenza e libertà in cui non trovano alcuno spazio l’omologazione e la noia. La gallinella ha un nome molto classico, Carmela, ma per il resto non ci sta a seguire la tradizione che la vorrebbe a covare uova e a seguire il ritmo sempre uguale a se stesso del pollaio.

Carmela vuole vedere il mare! Lo dice ad alta voce, non è un desiderio inespresso, ma nessuno è d’accordo che lei abbia idee così velleitarie. Per cui decide da sé e, senza aspettare il permesso, parte alla volta del mare. Vive molte avventure e si districa in situazioni molto ingarbugliate e pericolose. Raggiunge il mare, conosce nuovi mondi, si innamora e poi, felice, fa ritorno al suo pollaio. [in stampatello maiuscolo, fa parte di una serie di 6 titoli che si chiama “polli ribelli”, si aggiunge agli altri il pro quello di poter proseguire nelle letture ribelli]

La gallinella che voleva vedere il mare, di Christian Jolibois e Christian Heinrich, edito da Nord SudTitolo: La gallinella che voleva vedere il mare
Autore: Christian Jolibois e Christian Heinrich
Editore: Nord Sud
Dati: 2015, 48 pp., 5,90 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Biancaneve e i 77 nani

Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanègre - 2016, Edt Giralangolo

Perché 7 nani disordinati e chiassosi non bastavano, eh no! Perché non aumentare il loro numero a 77 e procurare alla povera Biancaneve, già con tanti problemi sulle spalle, un esaurimento nervoso?

Biancaneve non si smentisce: è bella, pelle candida, capelli corvini, labbra vermiglie. Ne ha già passate di ogni e si aggira ora nel bosco, in preda al terrore, con la strega cattiva alle calcagna.

biancaneve e i 77 nani1
Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanègre – 2016, Edt Giralangolo

Finalmente trova rifugio e accoglienza, perché i nani sono e rimangono gentili, nella casetta dei nani, dei 77 nani. Che ad elencarvi i nomi di tutti si esaurirebbe lo spazio della recensione, per cui vi anticipo che c’è chi per il nome trova ispirazione nel cibo (Viteltonnè credo sia insuperabile), chi attinge a toponimi celebri (e in questo contesto vince Titicaca), chi si rifà al mondo animale, chi sdrammatizza le malattie (Cimurro da un po’ non lo sentivo) e naturalmente c’è chi si tiene sul classico e quindi, ça va sans dire, Ugo.

I 77 nani offrono a Biancaneve ospitalità e protezione ma in cambio le chiedono di occuparsi della casa. Biancaneve accetta di buon grado, niente sarà peggio del sentirsi braccata. Ma l’impresa si rivela molto stressante e i nani più pasticcioni e disordinati di quanto immaginasse (e di quanto noi ricordassimo). in fila con berretti dal blu profondo fino al giallo pallido, passando per il viola e il rosso, pretendono la colazione, tutti assieme, il bucato profumato, la fiaba della buonanotte. È un turbinio di richieste!

biancaneve e i 77 nani3
Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanègre – 2016, Edt Giralangolo

La povera ragazza decide quindi di scappar via, e ripercorrere a ritroso il proprio destino, cercando la strega piuttosto che fuggirla e, una volta trovata, chiedendole non una ma ben due mele per essere sicura di sprofondare in un sonno tranquillo e beato, senza uomini, nani o principi che siano, a disturbarla!

Un inno all’indipendenza, al rispetto di sé  e alla libertà di ciascuno. Una lettura che consiglio a bambine e bambini col senso dell’umorismo dai 5 anni in su.

biancaneve e i 77 naniTitolo: Biancaneve e i 77 nani
Autore: Davide Calì, Raphaelle Barbanègre
Editore: Edt Giralangolo
Dati: 2016 (31 marzo), 36 pp., 13,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Alla ricerca dell’identità mai avuta

La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì - 2014, Zoolibri
La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì – 2014, Zoolibri

Forse Bruno, la scimmia, non sarebbe stato così ansioso di diventare una persona, di essere uguale a una persona, se avesse vissuto nella foresta piuttosto che nella gabbia di uno zoo. Probabilmente è questo punto di partenza, questa vista da dietro a un confine ben limitato e invalicabile, che ha tinto ai suoi occhi animali di colori tenui e affascinanti un mondo fatto di persone che di persone vere ne conosce ben poche.

La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì - 2014, Zoolibri
La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì – 2014, Zoolibri

Bruno è una scimmia dunque e vive con la sua famiglia allo zoo. Di giorno in giorno si infatua degli esseri umani e anela a diventare come loro. Impara a suonare con una foglia e, grazie a questa sua peculiare capacità, riesce a farsi notare e a lasciare lo zoo per essere introdotto (non si sa come, non si sa se autonomamente) nel mondo delle persone. Impara a suonare il sassofono e per qualche fuggevole istante si sente realmente cambiato; gli pare di aver raggiunto il proprio obiettivo. Però conserva un vago sentore di scimmia e questo lo allontana dalle altre persone che riconosco in lui qualcosa di estraneo, diverso.

Crudele il mondo delle persone. Ma crudele anche Bruno che schifato, di ritorno allo zoo, si tappa il naso all’odore di scimmia che aleggia tra i suoi simili, tra i suoi familiari. Sceglie quindi di ritornare tra gli uomini, alla ricerca di un sé che non esiste, la cui ricerca però potrebbe infine risolversi in una coscienza del proprio essere unico in quanto Bruno.

La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì - 2014, Zoolibri
La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì – 2014, Zoolibri

Ho letto con interesse questo albo dal formato importante, dall’edizione curata e impeccabile, ma non l’ho amato. O meglio, non ho amato ciò che l’albo racconta e come lo racconta; quello che giunge agli occhi del lettore maturo (perché, ahimè, non ho ancora avuto modo di proporlo a un congruo numero di bambini per giocare su altri piani di giudizio e confrontarmi con altri punti di vista) è una sorta di incertezza di sé che si infonde e confonde nel cercare imperfezioni e perfezioni nell’altro, sia esso scimmia, sia esso uomo. Un’incertezza che diventa arroganza nel gesto di tapparsi il naso che rende torbido un guazzabuglio di sentimenti fino a quel momento incerti ma limpidi.

Per quanto riguarda le tavole illustrate vorrei partire proprio da lì, da quel naso tappato, relegato in un angolo in basso di una doppia pagina in cui aleggiano afrori che divengono mani che si tendono, che attraggono, che svaniscono, ricordi che sfumano; ambizioni che si concretizzano in altre due mani che si incrociano sul muso a mettere un ostacolo a costruire dita su dita, tra loro serrate, distanza. Una doppia pagina geniale. Intensa, raffinata, la narrazione per immagini che si muovono su piani di resa differenti con agilità di scimmia, libera, tra i rami della foresta.

copertinaTitolo: La scimmia
Autore: Davide Calì (testo), Gianluca Folì (illustrazioni)
Editore: Zoolibri
Dati: 2014, 20,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Thumb, come pollice, grande come Issun Boshi

Issun Boshi1
Issun Boshi, Icinori – 2014, Orecchio acerbo

A una prima considerazione la lettura parallela di Issun Boshi e Pollicino verrebbe naturale. In realtà oltre alla statura i due “alti come un pollice” nulla hanno in comune… Forse anche l’intelligenza, ma in Issun Boshi trovo sia più raffinata e generosa che in Pollicino, laddove evoca di più una furbizia mirata alla sopravvivenza anche a scapito degli altri (Pollicino che salva la vita a sé e ai suoi fratelli lasciando che l’orco sgozzi le sue sette bambine è una delle più crudeli svolte narrative di cui io abbia memoria, se non la più crudele). Pollicino ha numerosi fratelli, bocche su bocche da sfamare per i genitori poveri che non desiderano prole, al contrario cercano di liberarsene; Issun Boshi è figlio desiderato, atteso, frutto di preghiere. Molto più in linea con la leggenda di Tom Thumb (celebre protagonista della tradizione anglosassone di inizio XVII secolo), e le sue varianti (Thumbelina/Mignolina).

Issun Boshi, Icinori - 2014, Orecchio acerbo
Issun Boshi, Icinori – 2014, Orecchio acerbo

Issun Boshi è desiderato e atteso, dicevo, da due genitori che ogni giorno sperano nell’arrivo di un piccolo, anche molto piccolo; le loro speranze un giorno s’avverano e il piccolo tanto atteso arriva. Si tratta di un miracolo, anche se piccolo è piccolo davvero, per questo decidono di chiamarlo Issun Boshi “quello che non è più grande di un pollice di bambino”. I genitori sono riconoscenti, felici. Issun Boshi cresce e crescendo diventa astuto e capace, sebbene la sua statura rimanga sempre la medesima. Il mondo però, così grande com’è, gli sta stretto, e allora decide di andar via, all’avventura: “in città troverò un destino a mia misura”, così saluta i suoi genitori che, come si conviene all’inizio di un’avventura, gli donano degli strumenti che, lo si intuisce, potrebbero anche salvargli la vita; un ago e una ciotola per il riso (che saranno a volte katana, a volte vascello, a volte scudo, a volte cappello…).

Issun Boshi, Icinori - 2014, Orecchio acerbo
Issun Boshi, Icinori – 2014, Orecchio acerbo

Issun Boshi s’avvia per il vasto mondo e vive diversi accidenti, alcuni dei quali sarebbero stati troppo grandi anche per un eroe non così piccolo; con un’intelligenza che non si perde d’animo, però, il piccolo eroe riesce a scampare i guai e a trovare una propria dimensione in un lieto fine che rimane fedele alla tradizione fiabistica giapponese cui questa storia si ispira.

Issun Boshi, Icinori - 2014, Orecchio acerbo
Issun Boshi, Icinori – 2014, Orecchio acerbo

Le illustrazioni sono baciate dalla luce del Sol Levante che tutto investe e tinge di un sapore che è quello del mattino. Trionfa la luce che ristà nell’aria e illumina il rosso e  il turchese che a mescolarli e separarli divengono quasi verde o giallo, quasi rosso, nero. Tonalità raffinate e originali che ho raramente avuto modo di gustare se non in Jabberwocky, non a caso illustrato da Raphael Urwiller (che in coppia con Mayumi Otero diventa Icinori) e in poche altre occasioni.

Questo è senza dubbio un albo che non può mancare nella libreria dei vostri bambini per numerose ragioni, tra le quali quella che l’impressione è di leggere una storia che è in movimento, quasi che le pagine fossero quelle di un Kamishibai, e muovendosi muove un’attenzione che è profonda e nutre di essa gusto e immaginazione.

Issun Boshi, Icinori - 2014, Orecchio acerbo
Issun Boshi, Icinori – 2014, Orecchio acerbo

Issun Boshi – il bambino che non era più alto di un pollice di Icinori è il 150° titolo di Orecchio acerbo che festeggia l’occasione il 9 maggio alla Casina di Raffaello a Roma (Villa Borghese).

Issun_Boshi_coverTitolo: Issun Boshi – il bambino che non era più alto di un pollice
Autore: Icinori
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2014, 32 pp., 18,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Violetta, streghetta suppergiù

Violetta, è un nome delizioso, forse poco adatto a una strega. E infatti Violetta non è affatto una strega come le altre, anche se ambisce ad esserlo. Insegue sogni sghignazzanti di nasi bitorzoluti, cappelli neri dalla punta un po’ sbilenca e floscia, scope volanti e corvi neri da compagnia… certo, è una strega! E quale strega non vorrebbe essere perfetta alla maniera “streghica”?

Violetta la streghetta e l'incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson - Beisler 2013
Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson – Beisler 2013

E qui, proprio sulla ricerca della perfezione, si innesca lo zig zag tra potenza magica e candore di Violetta che per diventare una strega in tutto e per tutto usa potentissimi incantesimi e formule arcane. Peccato che i suoi, però, siano incantesimi suppergiù, e allora nel momento in cui evoca una brutta casa stregata l’incantesimo riesce, come dire, suppergiù, e le parenti vengon fuori storte. Così come la scopa che dovrebbe essere dritta e solida, per una formula detta bene suppergiù compare, certo, ma piena di spigoli e piegature e garantisce un volo a zig zag. Le streghe esperte se la ridono mentre assistono alle peripezie di Violetta, ma alla streghetta non importa affatto: a lei sta bene così; è felice persino del suo coniglio azzurro sebbene nelle intenzioni dovesse essere un corvo.

Violetta la streghetta e l'incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson - Beisler 2013
Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson – Beisler 2013

Per quanto bizzarra, Violetta dimostra in un crescendo di coraggio, ingenuità e valore, che la rendono unica e straordinaria, quanto sia necessario che ciascuno abbia le proprie di capacità e quanto possano essere utili sebbene siano suppergiù rispetto al metro consolidato e consueto.

Le illustrazioni di Henrike Wilson si sposano benissimo con il testo in rima di Anu Stohner che la traduzione di Chiara Belliti rende in maniera simpatica e ariosa. La reiterata formula suppergiù induce i bimbi ad anticipare il pasticcio, l’errore, che Violetta sta per compiere e si innesca un gioco, parallelo alla storia, che mi piace immaginare faccia parte della storia stessa, in cui si verificano  pasticci colorati e puzzolenti, esplosivi e bislacchi.

Violetta la streghetta e l'incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson - Beisler 2013
Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù, di Anu Stohner e Henrike Wilson – Beisler 2013

La coppia Henrike Wilson – Anu Stohner è molto rodata, e si vede; assieme hanno scritto e raccontato di pecore, streghe e babbi natale. Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù è realizzato in maniera classica con tavole che si svolgono su doppia pagina e si coordinano con i blocchetti di testo che occupano una striscia bianca alla base delle stesse, quasi a far loro da didascalia. Sia le tavole che le parole sono perfette per la lettura autonoma dei bimbi in età scolare, così come all’ascolto di quelli che ancora non sanno leggere.

copertina violettaTitolo: Violetta la streghetta e l’incantesimo suppergiù
Autore: Anu Stohner
Illustratore: Henrike Wilson
Editore: Beisler editore
Dati: 2013, 28 pp., 13,90 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

La bellezza della discrezione

Che strano uccellino! - Jennifer Yerkes - Gallucci editore
Che strano uccellino! – Jennifer Yerkes – Gallucci editore

Che strano uccellino!, questo non disegnato da Jennifer Yerkes… Compare e scompare tra le linee fluide e chiare di ciò che gli sta attorno. Prende forma grazie allo sfondo, la perde in sua assenza. È un uccellino diverso dagli altri e meraviglioso in quanto tale. Ma soffre di questa sua diversità, di questo suo passare inosservato; risente della propria bellissima trasparenza. E prova ad ovviare ad essa con qualche buffo espediente tutto volto a essere fiero di sé, finalmente visibile e addirittura ammirato. Però non sempre il passare inosservati è controproducente e soprattutto mai il cercare di scappare da sé stessi risulta fruttuoso. Via gli orpelli tanto inutili quanto belli, via soprattutto l’insicurezza data dal desiderio di apparire e soprattutto di apparire così come gli altri ci vorrebbero.

Che strano uccellino! - Jennifer Yerkes - Gallucci editore
Che strano uccellino! – Jennifer Yerkes – Gallucci editore

L’uccellino risolve in maniera molto intelligente la propria condizione; molto intelligentemente la accetta e la sfrutta a proprio vantaggio e a vantaggio dei suoi amici.

Non mi sorprende che questo albo sia stato definito al Bologna Ragazzi Award 2012 come trionfante “letteralmente, per l’innovata capacità di sorprendere – sempre – ogni tipo di fruitore”. E al servizio della sorpresa sono certamente le illustrazioni, delicate, sorprendenti appunto, decisamente al servizio della storia e del piccolo lettore, che, grazie alla loro capacità narrativa, può leggerle autonomamente anche facendo a meno del testo, sebbene anche quest’ultimo sia raffinato, lineare e snello.

copertinaTitolo: Che strano uccellino!
Autore: Jennifer Yerkes
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 44 pp., 12,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Adelaide, la strana creatura del Signor Urgerer

Non appena ho incominciato a leggere la storia di Adelaide, cangurina alata, ho subito pensato a The Artist di Michel Hazanavicius. Qual è il legame tra un albo illustrato (uno strampalato albo come sempre, magnificamente, è per Tomi Ungerer) per bambini del 1959 e un film fresco fresco di Oscar del 2012? Beh, la storia di Adelaide procede proprio come se la cangurina in questione fosse una star di Hollywood e la pellicola delle sue avventure virato seppia scorre proprio di pagina in pagina come se si trattasse dei fotogrammi della pellicola biografica e spettacolare della vita di una star del cinema o di un eroico aviatore dall’aura magica alla Saint-Exupéry.

Adelaide, Tomi Ungerer - Donzelli
Adelaide, Tomi Ungerer – Donzelli
adelaide-11
Adelaide, Tomi Ungerer – Donzelli

Adelaide non è solo alata, è anche intraprendente e affascinata dal volo, quindi non esita a salutare mamma e papà e spiccare il volo alla ricerca di avventura. Si aggrega a un aviatore e assieme visitano paesi esotici; poi approda a Parigi e decide di stabilirsi lì. Per un caso fortuito incontra un gentile signore che le mostra la città. Monsieur Murius ricorda il Signor Racine di matrice sempre ungereriana, rimane intenerito e subito s’affeziona ad Adelaide e alle sue belle ali. Insieme visitano Parigi e Adelaide scopre come siano tante le creature alate che, esattamente come lei, hanno le ali sebbene non siano uccelli. La Nike di Samotracia, i Tori alati di Khorsabad al Louvre, i gargoyle e gli angeli di Notre Dame, inquietanti i primi, paciosi gli altri.

Adelaide si sente creatura meno sola all’idea che le ali rendano così originali da meritare splendide statue; paga dell’essere se stessa le mancava solo l’amore di un canguro come lei, giacché d’amore verso gli altri e di generosità il suo cuore da cangurina era ricolmo: non esita a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella di due bimbi da un incendio e proprio quest’atto eroico le varrà l’incontro tanto atteso con il canguro della sua vita, Leon, con il quale darà vita alla famiglia di canguri più straordinaria mai vista al mondo.

Adelaide, Tomi Ungerer - Donzelli
Adelaide, Tomi Ungerer – Donzelli

Essere differenti può rivelarsi un dono e Adelaide, che la sua differenza, l’abbraccia e adora, ce lo mostra con dolcezza. Il tratto di Ungerer semplice ed elegante è terso proprio come se attingesse all’aria nitida e alla brezza fresca in cui si libra Adelaide: l’acquerello si stende con morbidezza e si compiace di tinte mai urlate, piuttosto tenui: seppia, ocra, azzurro carta da zucchero, grigio e tortora conferiscono alle tavole una tale densità da non far sentire mai la mancanza dei colori più accesi, nemmeno il giallo di quel sole che, tra il perplesso e lo stupefatto, assiste dalla prima fila al primo volo di Adelaide.

thumbs1Titolo: Adelaide
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Donzelli
Dati: 2012, 38 pp., 17,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Per ogni lettera una bambina, per ogni bambina una visione

Quando il titolo di una storia o di un libro termina con un punto di domanda la risposta può essere cercata solo e soltanto nelle sue pagine. E infatti pagina dopo pagina, esattamente due per ogni lettera dell’alfabeto, Nikolaus Heidelbach risponde all’apparentemente semplice questione: “Cosa fanno le bambine?”

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Un abecedario dunque, che apre delle vere e proprie finestre sul mondo affatto candito delle bimbe dalla A di Amelia alla Z di Zoe.  Heidelbach (uno degli illustratori più brillanti della scena contemporanea europea) ha dichiarato di aver imparato da Sendak, del famoso Paese dei mostri selvaggi, da Ungerer e Gorey, che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta: indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili. Partendo quindi da questo presupposto (per non volergli dare il tono della “lezione”, sebbene sia plausibile) struttura un alfabeto molto originale: ogni lettera corrisponde al nome di una bambina; sulla pagina a sinistra testi laconici e in apparenza piatti si limitano a dirci che cosa quella bimba stia facendo: Brigida esce, Miriam riceve visite, Flora dorme bene. Sulla pagina a destra alla linearità del testo corrisponde un’arte composita ma al contempo esplicita che non assume il tono della morale, anzi se ne discosta con decisione, e lascia libero sfogo alla fantasia, alla trasgressione, senza rischiare di essere ingabbiati in prospettive di edulcorazione che sono tipiche solo del nostro fasullo mondo di adulti e che nulla hanno a che spartire con quello dei bambini.

Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach - Donzelli
Cosa fanno le bambine di Nikolaus Heidelbach – Donzelli

Le illustrazioni sono colorate e intense. Deliziose e originali tratteggiano sogni, angosce, incubi, dolci realtà, simpatiche infrazioni, buffe trovate.

La lettura di questo albo necessita di un approccio che tenga in stretta connessione il testo e le immagini: esplorare le immagini è necessario perché sono dense di piccoli elementi a volte descrittivi e altre simbolici; la lettura esplorativa di queste ultime certamente darà pieno spazio ai voli pindarici dell’interpretazione, per questo leggere le poche parole di corredo riporta alla semplice domanda iniziale, chiave di lettura e volta: Cosa fanno le bambine?

62bb6d57d62f0fd4ea2eb536747e8677_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: Cosa fanno le bambine?
Autore: Nikolaus Heidelbach
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 60 pp., 19,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it