Candido e gli altri

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka

Candido è un uomo elegante, col cappello. Veste d’azzurro e i suoi contorni sono pastosi, neri, a cera. Oltre a questo si sente strano, eccentrico, stravagante. Ma soprattutto incompreso. Talmente incompreso che sotto lo sguardo degli altri si fa più basso, si china, si piega, porta la testa all’ombelico pur di non incrociarne gli occhi.

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka
Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja – 2018 Kalandraka

Il disagio che prova all’idea di subire il giudizio altrui non lo esime dal non esprimerne lui stesso, braccio piegato sul fianco, mano a grattare il mento, punto interrogativo sul cappello. Se non ci si spiega il comportamento o i gusti degli altri vuol dire che si ha un’idea ben definita dei propri, ma no, Candido, nella maggior parte dei casi, si sente fuori posto e allora rinuncia al bell’azzurro dei suoi vestiti per indossare una cappa che lo mascheri, rendendolo uguale alle persone che lo circondano. A volte funziona, altre no.

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka
Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja – 2018 Kalandraka

Qualche pagina e Candido torna a mostrare sicurezza in sé nel sentirsi invisibile, ma è sensazione effimera, si contraddice. Il fatto è che Candido è combattuto tra il voler essere visto e il passare inosservato e ciò lo rende ancora più fragile e incapace di guardarsi attorno davvero, senza il filtro dell’insicurezza. Riuscirebbe a scorgere altre persone che molto hanno in comune con lui o nulla, e non curarsene. Per esempio, come tutti, ama l’estate. Come tutti, tranne me e, sicuramente, come qualcun altro.

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka
Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja – 2018 Kalandraka

Candido è un libro circolare del quale non vi svelo la fine ma da essa si può tornare all’inizio, decine di volte, cambiando protagonista e sostituendolo con un altro che allo stesso modo si senta fuori posto in una società multiforme ma tendente a uniformarsi. Le illustrazioni, di Christian Inaraja, dall’impianto astratto, con tutte le figure senza tridimensionalità, sono piane, sembrano scomponibili e adattabili a ciascuno di noi. Così come lo sfondo in cui si muovono meccanicamente i personaggi è sempre bianco, uniforme e piatto. Quel bianco può essere ovunque, qualsiasi posto.

Il tutto ha un sapore un po’ vintage, specie la palette di colori; mentre il timbro del testo di Fran Pintadera è più che moderno, essenziale, diretto e semplice.

Lui è Candido. È evidente che non è come gli altri.
A volte si sente strano. Incompreso.
Altre volte, invece, è lui a non capirci niente.

Nel suo insieme è un libro particolarmente complesso per quel che racconta, per come lo fa e per ciò che riesce a smuovere nel lettore. Complesso ma semplice, cosa che lo rende decisamente bello.

cuberta candido.inddTitolo: Candido e gli altri
Autore: Fran Pintadera, Christian Inaraja, Elena Rolla (traduzione)
Editore: Kalandraka
Dati: 2018, pp. 48, 15.00 €

Però… quando una semplice congiunzione diviene più che avversativa: ottimista!

La fata Però non ha le ali, non ha un sacchetto cui attingere per pizzicare e distribuire polvere magica; non può rendere bello ciò che è brutto con una formula bislacca, però riesce a vedere il bello nel brutto; non può ritrovare la strada persa disegnando un cerchio in aria con un legnetto però strada facendo riesce a gustarsi ogni nuovo ciglio, ogni nuovo sasso.

La fata Però nel bosco dei pini Perché - Simona Mulazzani

La fata Però è tonda e rubiconda; ha lo sguardo pieno e dolce, gli occhi neri, il sorriso lieve. È un po’ fiore, un po’ insetto un po’ bambina. Vola grazie ai suoi amici insetti, e quando loro hanno bisogno di lei se ne prende cura; vive ogni giorno avventure semplici; fino a quando non le capita di smarrirsi a causa di una pioggia improvvisa e di ritrovarsi in un luogo sconosciuto e oscuro. Non faticò a riconoscerlo però, quando gli abitanti di quella parte del bosco incominciarono a parlare con lei. Le tornarono in mente le descrizioni che di quel posto pericoloso le avevano fatto i suoi amici: il bosco dei Pini Perché. “C’era chi diceva che i pini Perché facessero così tante domande che poi era impossibile andarsene”.

In quel luogo buio ed estraneo la fata Però incominciò a nutrire i dubbi più insidiosi: quelli che mettono un però laddove non dovrebbe stare: tra l’amicizia e l’abbandono, tra la protezione e la dimenticanza. È questo il momento più intenso della storia, quello in cui il piccolo lettore può meglio identificarsi con la piccola protagonista: anche i bimbi più forti, anche quelli più sicuri possono sentirsi talvolta soli se anche a una fata sempre ottimista e sicura può capitare di sentirsi fragile e triste. Però, però l’ottimismo non è un dono, è una qualità, una di quelle da coltivare e nutrire, anche con la tristezza, anche con le lacrime.

La fata Però nel bosco dei pini Perché - Simona Mulazzani

La fata Però si sente sola e triste, abbandonata in un certo senso dagli amici che, impaurita com’è, pensa non si curino di lei. In realtà sono in ansia e in attesa del suo ritorno; ritorno che deve intraprendere da sé.

Come sempre avviene quando si incontrano le illustrazioni di Simona Mulazzani la fata Però è fatta di colori vivaci e intensi e contornata da un’atmosfera che contribuisce a raccontare o che, meglio, s’affianca con tocchi intensi a un testo già di per sé molto dolce.

Titolo: La fata Però nel bosco dei pini Perché
Autore: Federica Campi e Simona Mulazzani
Editore: Il gioco di Leggere
Dati: 2012, 24 pp., 13,00 €

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