Papà. Cuore, memoria, distanza

Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili. In assenze imperdonabili, nella fragilità che si fa coraggio inarrestabile, nelle disillusioni amare e in dolcissime conferme.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum, 2018 Il Barbagianni
Il nostro albero, di Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard, 2019 Uovonero
Giorno di neve, di Komako Sakaï, 2007 Babalibri

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Come in un film, di Maite Carranza, 2019 Il Castoro
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen, 2019 Iperborea
Rompi il porcellino, di Etgar Keret, David Polonsky, 2017 Feltrinelli

IL BAMBINO CHE PARTÌ PER IL NORD ALLA RICERCA DI BABBO NATALE

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea

Lo scrittore danese Kim Leine è a Più libri più liberi (la fiera della piccola e media editoria indipendente di Roma), ho colto l’occasione per rivolgergli alcune domande su Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, il suo primo libro per bambini dopo diversi romanzi per adulti tradotti in tutto il mondo.

Speravo in una storia che fosse così, esattamente così come l’ho incontrata, in cui la neve, il bianco, il silenzio di una casa solitaria nell’inverno del Nord, aprissero la mia percezione al Natale. Si tratta di una storia di Natale, infatti, ma anche di una fiaba senza tempo in cui l’ambientazione (la lunga notte polare in un villaggio groenlandese) conta tanto quanto il timbro, limpido e diretto, quanto il tono, realista e sfrontato, quieto.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

Un bambino si confronta con il papà. Ama il Natale, tutti lo amano, ma il papà no, e questo suona stridente con quello che sente, in cui, fortemente, crede, e con tutto quello che sta loro attorno, che non fa altro che sottolinearlo. Crede soprattutto in Babbo Natale. Allora convince il papà a partire per un viaggio assieme, verso il Nord (ancora più a Nord!), per incontrarlo giacché è lì che, come noto, vive. Andreas ci crede e questo è quello che conta e che lo sostiene e incita tra la neve e il buio fitto di una notte lunghissima, attraverso una terra in cui non crescono alberi. La natura delle latitudini subpolari è semplice ed estrema, affascinante, bellissima. Apre allo stupore, alla meraviglia, anche dei papà più ostinati.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

La carta di tutto questo libro è porosa, calda; accoglie le illustrazioni di Peter Bay Alexandersen dai bellissimi blu, dai bianchi intensi e morbidi.

D: Il titolo è molto lungo, di per sé molto narrativo e anticipa il tema centrale della storia. Come mai questa scelta?
R: Ho scelto un titolo molto lungo perché volevo restituire quell’atmosfera da fiaba che è tipica dei racconti popolari della tradizione norvegese raccolti e pubblicati da Asbjørnsen e Moe. Sono cresciuto in Norvegia e queste favole sono state le favole della mia infanzia.

D: Sono numerosi i tratti realistici, tutto radica alla realtà, e per tanto tempo sembra che ogni elemento supporti la teoria del padre, eppure allo stesso tempo la percezione è che sia tutto magico, così come vorrebbe il bambino. Tu da che parte stai?
R: Bé, essendo una storia pensata per i più piccoli, ovviamente sto dalla parte del bambino. La testarda razionalità del padre finisce per sembrare stupidità e ci rendiamo conto che deve avere a che fare con la sua paura del Natale, forse col timore di dover affrontare il dolore di non aver mai celebrato il Natale quand’era bambino. Perciò l’orso polare rappresenta una sorta di catarsi che gli permette di schierarsi dalla stessa parte del figlio e di credere in Babbo Natale e accettare il Natale stesso: solo allora riceve le pantofole dell’orso, come ricompensa per la sua conversione.

D: Pensi che una storia come questa sortisca più fascino in noi lettori del Mediterraneo? Basterebbero anche solo le cene natalizie a base di carne di foca per renderla straordinaria ai nostri occhi. La fascinazione secondo te è in egual misura per lettori abituati all’atmosfera e ai luoghi che racconti? Quanto conta l’ambientazione nella buona riuscita di una storia per bambini?
R: Quando devo scrivere un libro per bambini, oltre alle favole della tradizione norvegese ci sono altre due importantissime fonti di ispirazione, cioè i libri di Astrid Lindgren e di Laura Ingalls Wilder. Queste due scrittrici usano sempre il mondo fisico con tutti i suoi rimedi come parte fondamentale delle proprie storie. Quando scrivo racconti ambientati in un villaggio della Groenlandia cerco di sfruttare la collocazione spaziale in maniera naturalistica, per poi mescolarla con il realismo magico dell’azione. In ogni caso i danesi non hanno grande familiarità con la vita di tutti i giorni della Groenlandia come si potrebbe pensare. Alle loro orecchie suona strana ed esotica quanto a quelle di un lettore italiano.

D: Sia il lessico che il timbro da te usati sono diretti e senza fronzoli. Un poco appuntiti, come il ghiaccio ma non altrettanto freddi. Come trovi un equilibrio così efficace tra narrazione accudente e narrazione franca, esplicita?
R: Penso sia molto importante essere leali e solidali col punto di vista del bambino quando si scrive un libro per bambini, ed è fondamentale essere totalmente onesti. L’ironia non appartiene alla letteratura per l’infanzia, se mai ce n’è stata, perché è un maniera fredda e falsa di comunicare, motivo per cui appartiene al solo mondo degli adulti! Credo che sia questa solidarietà col bambino a dare l’impressione di calore nella scrittura.

D: Hai scritto libri destinati a un pubblico adulto. Cosa ti ha portato alla letteratura per l’infanzia?
R: L’illustratore, Peter Bay Alexandersen, mi contattò e mi chiese se fossi interessato a scrivere narrativa per l’infanzia. Io per primo ho quattro figli, due già grandi e due bimbi di sette e dieci anni, e ho sempre letto per loro una storia della buonanotte tutti i giorni sin da quando erano piccoli. Perciò è stato naturale, per me, accettare la proposta. Ad oggi abbiamo pubblicato tre libri insieme, due storie brevi, come «The boy» e una lunga. Il prossimo anno dovrebbero vedere la luce altri due nostri libri, uno sempre nella serie delle storie brevi e uno di più ampio respiro. Uno dei motivi per cui amo scrivere racconti per bambini è che mi ritrovo costretto a trovare una storia pura e bella, e mi è concesso di usare del vero pathos e intensità e grandi emozioni. La letteratura per l’infanzia è, in qualche modo, più pulita di quella per adulti, e mi piace questo concetto di purezza e onestà.

A1UulrtlIdL.jpgTitolo: Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale
Autore: Kim Leine, Peter Bay Alexandersen (traduzione I. Basso)
Editore: Iperborea
Dati: 2019, 60 pp., 13,00 €

 

Papà, a ciascuno il suo. Oggi il mio

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa

Oggi è il compleanno del mio papà, a lui voglio dedicare 3 libri con protagonisti papà verissimi, a volte imbronciati, a volte buffi, a volte tristi, a volte felici di una felicità piena. Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili.

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Il bambino dei baci

Ah, se fossi in grado di leggere a testa in giù, con il maglione che cade fino al petto lasciando scoperto l’ombelico e i piedi scalzi e scomposti a far da puntello!

Potrei leggere Il bambino dei baci per benino, col giusto approccio. A testa in giù, vagheggiando di baci al sapore di fragola o di pasta di uova di merluzzo, di corse sfrenate coi sacchi, di gambe penzoloni sul pontile.

Il bambino dei baci è Ulf; vorrebbe tanto baciare la bambina più bella, Katarina, ma mancando di pratica decide di esercitarsi prima, per non far brutta figura, e quindi chiede aiuto a Berit, meglio e splendidamente detta Armata Rossa per i suoi capelli rossi e per la tendenza a metter tutti al tappeto, che volentieri e di rimando sbaciucchia. Tra un bacio e l’altro, Ulf scopre che Berit è una bambina simpatica e intelligente, che è uno spasso stare assieme a lei e che una volta scoperto quanto sia straordinaria, Katarina perde di colpo tutto il suo fascino. Tzè.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

Che meraviglia la semplicità dei bambini che si incontrano tra queste pagine, che spiano i didietro delle signore nudiste in spiaggia, che masticano fili d’erba per mascherare l’imbarazzo, che nella stessa frase, nell astessa pagina, per ben due volte, sono capaci di essere sprezzanti e premurosi, mostrandosi esattamente per quello che sono.

“È che mi chiedevo una cosa. Com’è baciarsi?”
“Fa un pochino di solletico”, rispose lui dopo un po’. “Adesso però chiudi il becco.”
“Solo un’altra domanda”, dissi. “Di cosa sa?”
“Di gelato alla fragola”, rispose. “Ma ti avverto: ancora una parola e ti do un morso dell’asino che vedi!”

Uno stile immediato che va a braccetto col lessico e si muove con brio, danza di un ballo che immagino salterino, con ballerini dagli occhi ridenti che sono puntini, fessure, limpidi. Che schiacciano mosche e tafani prima di andare a nanna.

<em>Il bambino dei baci</em>, di Ulf Stark, Markus Majaluoma - 2018, Iperborea
Il bambino dei baci, di Ulf Stark, Markus Majaluoma – 2018, Iperborea

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Oppure danzano sulle note di uno dei consigli musicali in coda al libro. Chissà se rispondono al gusto di Ulf Stark o del suo alterego Ulf. Io per un bacio alla fragola sceglierei “Love me tender”.

20180302112732_ULF_stark_ilbambinodeibaci2-2Titolo: Il bambino dei baci
Autore: Ulf Stark, Markus Majaluoma
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 64 pp., 9 €

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Peter e Petra

Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow - 2018 Iperborea
Buonanotte, Signor Vagabondo

Di Peter e Petra ho già parlato in passato, quello che cercavo in questa raccolta di racconti di Astrid Lindgren era invece una storia di Natale. Sapevo che avrei incontrato un Natale scevro di orpelli, quelli che colpevolmente usiamo per mascherare la banalizzazione  di un momento e un significato profondi. Probabilmente lo attendevo e infatti, con l’attenzione un po’ discosta, ho letto prima della Bambola Mirabelle, poi della sorellona alle prese con il fratellino e quindi eccolo.

Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow - 2018 Iperborea
Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow – 2018 Iperborea

Inviso, consunto, il vagabondo che tanto aspettavo. Il mendicante che nessuno dovrebbe accogliere, perché quelle persone lì per essere tali talvolta sono sorridenti e gentili, altre irascibili e iraconde, altre sobrie, altre ubriache; talvolta portano i pidocchi, coloro che vivono per strada, meglio non accoglierli, dice saggiamente la mamma, uscendo di casa la mattina di Natale. Ma tanto i bambini non avevano alcuna intenzione di pensare ai vagabondi; erano troppo presi dal ritagliare cestini per l’albero di Natale e fantasticare su di esso e convenire sul fatto che i pacchetti morbidi fossero la sciagura nella categoria dei regali: significano guanti, calzini. Quando va bene berretti.

Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow - 2018 Iperborea
Peter & Petra di Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow – 2018 Iperborea

Eppure sento che in questi intrecci di ghirlande di carta, tra questi ritagli, la luce dell’accoglienza, così caratteristica nelle mattine natalizie, sta per insinuarsi. Come si insinua, solo dopo aver bussato, il vagabondo capace di ritagliare cestini minuscoli e stelle meravigliose.

“So fare anche altro”. Disse il vagabondo.
“So fare le magie.”
“Oooooh!” Fecero i bambini.
“Guardate qui adesso”.
Continuò l’uomo, e tirò fuori un toffee dall’orecchio di Inga -Stina.
“E nell’altro orecchio non ne ho?”

Il vagabondo non ha nome, i bambini si chiamano invece Inga-Stina, Sven e Anna, ma non ne ha bisogno. Per estensione si chiama “Colui che sa ritagliare”, “colui che sa fare le magie”, “che sa prontamente salvare una vita”, “che sa congedarsi senza nemmeno salutare”.

Il vagabondo sa riprendere il suo cammino, anche nella notte buia e solitaria della vigilia di Natale, senza soffrirne. Perché credo che il vagabondo sappia far tesoro di ricordi e gratitudine.

4Titolo: Peter & Petra
Autore: Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Eva Billow
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 124 pp., 12,00 €

IL CALENDARIO DELL’AVVENTO DI ATLANTIDEKIDS – 2018

 

Un libro al giorno, ventiquattro libri da leggere e rileggere in attesa del Natale. Ho selezionato albi illustrati, narrativa, visioni laiche che prendono le mosse dal momento più atteso per chi invece crede. Ho scelto libri che invitassero alla lettura partecipata, così come altri da gustare da soli, avvolti in una coperta morbida, nel caldo molle e profumato delle festività natalizie. Vi invito a metterne qualcuno sotto l’albero o nella calza della Befana. Quali tra i tanti? Beh… questo decidetelo voi, io da parte mia ne considererò uno al giorno, quindi l’appuntamento è su questa pagina dal primo al 24 dicembre.

  1. Natale nel grande bosco, Ulf Stark e E. Eriksson, Il gioco di leggere
  2. Il piccolo abete, Delia Huddy e Emily Sutton, Emme edizioni
  3. Il mistero della magia del Natale, Segrè, Forza, Edizioni corsareo
  4. Peter e Petra, Astrid Lindgren, Iperborea
  5. La prima neve, Bomi Park, Lupoguido
  6. La piccola renna, Michael Foreman, Camelozampa
  7. Il gatto sulla collina, Michael Foreman, Il Castoro
  8. Natale bianco, Arianna Papini, Interlinea
  9. La volpe e il Tomte, Astrid Lindgren, Eva Eriksson, Il gioco di leggere
  10. Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson, Emme edizioni
  11. Buon Natale Mog, Judith Kerr, Mondadori
  12. Il Natale del topo che non c’era, Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea, Topipittori
  13. Il pacchetto rosso, Linda Wolfsgruber, Gino Alberti, Edizioni Arka
  14. La banda dei cinque, Enid Blyton, Mondadori
  15. Orme nella neve, Beatrice Masini, Einaudi
  16. Olivia e il Natale, Ian Falconer, Nord-Sud
  17. Canto di Natale e altri racconti, Sara Marconi, Pintor, Lapis edizioni
  18. Mamma Natale, Penny Ives, Edizioni el
  19. La preghiera di un passero, Gianni Rodari, Einaudi ragazzi
  20. Greta Grintosa, Astrid Lindgren, Iperborea
  21. Schiaccianoci e il re dei topi, Hoffmann, Lamarque, Rizzoli
  22. Racconti di natale, Louisa May Alcott, Garzanti
  23. Il Grinch, Dr. Seuss, Mondadori
  24. La cena di Natale, Clichy

I figli del mastro vetraio

Il proprio destino nessuno sappia prima; sua è la mente più sgombera d’affanni. (Havamal)

Ciononostante, la mente di Sofia, donna semplice ma consapevole delle proprie gioie così come dei propri affanni, nonostante cioè Svolazza Bel Tempo le abbia negato la lettura del futuro intrecciato nel tappeto a lei destinato, non è sgombra, è carica di brutti presagi, sensazioni angoscianti.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Sofia vive una vita dal quotidiano ripetitivo e sereno, fatto di cibi frugali, assenze, fatiche, parole misurate e abitini consunti. Un quotidiano che è tipico delle fiabe, povero ma felice e completo. Grazie soprattutto all’amorevole presenza di un marito mastro vetraio e dei due bimbi, fratellino e sorellina, generosi e allegri.

Si apre con la citazione che ho scelto di riproporre incominciando a scriverne, questo che è il quinto libro della collana I Miniborei di Iperborea; e già racconta in quelle poche parole tutto quanto una fiaba possa contenere: ci sarà un destino che complicherà la vita dei protagonisti rendendola triste, affannosa. Un destino talmente brutto che sarebbe meglio evitarlo. Quindi ci sarà un accidenti che si affronterà con avventatezza, e almeno una circostanza in cui un aiutante, magico o no che sia, offrirà il proprio aiuto per dissipare il buio dell’orizzonte.

“Tu porti al dito un anello. Sofia”, disse Svolazza Beltempo. “Se un giorno la sventura ti cogliesse, mandami quell’anello e io ti aiuterò, dovunque sarai. Non dimenticare le mie parole! Mandami l’anello!”

Dunque, nell’antico paese di Penuria i fratellini Pietro (perché fa rima con ‘vetro’) e Chiara (perché fa pensare alla trasparenza del vetro) vivono insieme alla mamma Sofia e al papà Alberto, mastro artigiano del vetro che realizza vasi e bicchieri. Ne vende pochi di vasi, Alberto, ma li crea con passione e la sua passione li rende i più belli, anche in mezzo a tutte le mercanzie della grande fiera di primavera, e non sfuggono all’occhio allenato a realizzare tutti i più raffinati desideri del Sovrano della Città dei Desideri. Che, dopo quella fiera, stampa a fuoco l’immagine di Pietro e Sofia nella propria memoria: potrebbero essere la personificazione di uno dei pochi, se non l’unico desiderio, che non è riuscito a realizzare per la moglie.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

E dunque li rapisce. Senza pensare nemmeno per un momento alla sofferenza che imporrà loro, senza curarsi del solco di dolore profondo che segnerà nella vita dei due genitori, porta i due bambini nel suo palazzo incantato, circondato da un fiume che annega i ricordi, zeppo di preziose meraviglie, incantato e privo di ogni incanto, soffocante per qualsiasi anima libera, soprattutto per i bambini che smarriscono i ricordi, perdono se stessi.  Fino a quando la magica raccomandazione che ci aveva messo in allerta al principio si espleta per mano di Svolazza Beltempo e de suo corvo da un occhi solo, Savio…

È una lunga fiaba complessa e ricca, ricca di dettagli, di magia, di meraviglia. Un racconto fiabesco che segue le tracce dei miti nordici (ho riconosciuto quello di Odino, per citare il più esplicito) e si tiene in equilibrio nella lotta esacerbata e necessaria all’avventura tra bene e male.

Vincitore del premio Andersen nel 1974, I figli del mastro vetraio è un classico moderno di una delle più grandi autrici di libri per bambini e per ragazzi dei nostri tempi, Maria Gripe.

20180312172600_figli.jpgTitolo: I figli del mastro vetraio
Autore: Maria Gripe, ill. di Harald Gripe
traduttore: Laura Cangemi
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 256 pp., 13,50 €

Il libro di Natale

Questo che vi racconto oggi è un Natale nordico, freddo, tradizionale. È un Natale che mescola atmosfere religiose con elementi magici, radicati nella tradizione delle fiabe popolari. E come tutte le fiabe popolari sono tinte sì dai colori caldi del Natale, che parlano di pomeriggi trascorsi davanti al focolare, di cene di famiglia, di regali, ma anche da quelli freddi della solitudine, della crudeltà, di tutti quegli accidenti di cui si nutrono le fiabe.

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Carl Larsson ”Now It’s Christmas Time Again” 1907

Il Libro di Natale di Selma Lagerlöf, amatissima autrice di uno dei protagonisti assoluti della letteratura per l’infanzia, Nils Holgersson, raccoglie 8 racconti, che sono fiabe, che sono leggende, che sono novelle, già editi in altri contesti ma qui accomunati da un filo rosso e tintinnante: il Natale.

Il primo racconto, che dà il titolo alla raccolta, per come è posto e per ciò che narra, mi ha fatto pensare a una sorta di cornice, è come se il libro tanto atteso dalla bimba che lo riceve come regalo di Natale, contenesse tutte le altre storie. Per tutto il tempo della lettura ho immaginato quella bambina seduta a sfogliare e leggere e leggere, di venditori ambulanti di trappole per topi grotteschi e cenciosi e al contempo portatori di una visione metafisica della realtà che si traduce in redenzione (La trappola per topi); di zie/matrigne crudeli sopra ogni immaginazione e di candori inattaccabili, testardi e vittoriosi (La leggenda della festa di Santa Lucia); di macabri ospiti a cena in un susseguirsi folle di eventi (Il teschio).

Sono racconti complessi e raffinati, ciascuno con il proprio, unico, carattere, che consiglio a bimbe e bimbi dai 12 anni (ma che nessuno dica loro che li ho affettuosamente definiti così!).

91AmU6wJYNL._SL1500_Titolo: Il libro di Natale
Autore: Selma Lagerlöf (con découpages di Galina Atamanchuk)
Editore: Iperborea
Dati: 2012, 120 pp., 12,50 €

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