Babbo Natale, di Raymond Briggs

Lo so, da qualche parte in questo blog ho affermato che bisogna rifuggire i libri che brillano, quelli coi lustrini. L’ho detto, sì, però… Però questo albo a fumetti del 1973, ristampato da Rizzoli nel 2013, brilla di luce propria, e i lustrini sono solo una bella cornice.

Brilla di ironia, di tenerezza, di anticonformismo, di sincerità.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’ironia è magistrale: in questo Babbo Natale dal naso paonazzo per il freddo, che preferirebbe di gran lunga starsene a dormire piuttosto che andarsene in giro a consegnare regali nel freddo e nel gelo della notte invernale. Mentre, striscia dopo striscia, si prende cura dei suoi polli e delle sue renne, è tutto un borbottare, un rabbrividire, un grrrrrrare.

La tenerezza è nei gesti  goffi, nella corpulenza impacciata, nelle carezze sul capo del cane e del gatto, nel partire, nonostante sogni l’estate tra i brividi, e nel mettersi al lavoro.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’anticonformismo e la sincerità vanno di pari passo. Questo Babbo Natale dalla divisa rossa come tutti gli altri, dalla barba folta e bianca, dal berretto rosso, esattamente come tutti gli altri, è piuttosto umano. Si lamenta se non riesce a passare dal camino, se deve consegnare i regali in mezzo al mare, ai bimbi del faro, e ha da ridire su tutto. Però gioisce genuinamente se qualche bimbo attento gli ha lasciato un bel bicchiere di vino, e lo tracanna.

Ho dimenticato di dire che questo albo di Raymond Briggs è brillante di poesia. Consiglio allora questo libro a tutte le bambine e i bambini, e anche ai loro grandi, desiderosi di un Natale che brilli di poesia.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

(Vi segnalo che Raymond Briggs è anche l’autore del celebre “The Snowman”, il cui corto animato potete vedere qui)

babbo natale cop.pngTitolo: Babbo Natale
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

L’isola schifosa

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli

Nell’affettuosa prefazione a questo albo, Quentin Blake sostiene che L’isola schifosa sia una sintesi dell’arte di William Steig.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

Pubblicato 50 anni fa, nel 1969, L’isola schifosa ha quella nota esplicita, sin dal titolo, di ironia e giocosità che è tratto distintivo delle opere di Steig. Lei, l’isola, è schifosa, ma i suoi abitanti non sono da meno, anzi, forse sono proprio loro, con le loro attitudini alla boria, alla prepotenza cieca, a renderla tale.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

Lucertoloni squamosi e zannuti, pelosi, con due, tre paia di occhi; creature disgustose, spinose, con artigli affilati; libellule giganti e feroci nemmeno fossero barracuda. Sono schifosi non tanto per il loro aspetto, che, come sempre, è piuttosto secondario, quanto per la loro attitudine all’iracondia, alla cattiveria. Sulle rive o tra le acque di un mare che ribolle, tra piante piene di spine, vulcani che eruttano (meglio, ruttano) fumo, si sfidano, combattono con ferocia, invidiosi l’uno dell’altro, vanitosi, senza ragione; nelle loro vene non scorre nemmeno l’ombra della felicità così come sull’Isola schifosa non nasce nemmeno un fiore.

L'isola schifosa, di William Steig - 2019 Rizzoli
L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

Fino a quando un giorno, non si sa come, ne spunta uno. Bello, davvero molto bello. Dritto, carnoso, bella corolla, bei colori. E la storia si ferma negli istanti attoniti dello stupore, e poi riparte, come nella più classica delle fiabe, con una rabbia incontrollata e priva di senso, per poi volgersi in altra direzione, a dipanare matasse mostruosamente belle.

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L’isola schifosa, di William Steig – 2019 Rizzoli

E tutto si rigenera nella bellezza, nel fine lieto. Solo una cosa resta uguale, non cambia, ed è la luminosità dei colori, che siano di un lucertolone orribilmente schifoso o di un fiore deliziosamente bello, riempie gli occhi di gioia e meraviglia.

515pV35pPBL._SX420_BO1,204,203,200_Titolo: L’isola schifosa
Autore: William Steig; traduzione di Daniela Magnoni (la prefazione di Quentin Blake da Mara Pace)
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 48 pp., 16,00 €

Buon Natale Mog!

È l’umorismo sottile e ironico, quello che fa di questo albo un diversivo tra i libri a tema, che si innestano, invece, su amicizia, tenerezza, calore. Cose che In Buon Natale Mog!, per carità, non mancano, ma che agiscono più da corollario che da perno.

Buon Natale Mog!, di Judith Kerr - 2017, Mondadori
Buon Natale Mog!, di Judith Kerr – 2017, Mondadori

Incomincia con la gatta Mog piuttosto infastidita dai preparativi impegnati della famiglia intera al Natale: tutti troppo presi dal fare qualcosa, troppe persone, e persino uno zio allegro sin dal pomeriggioMog decide quindi di uscire e si rifugia sul tetto. E qui, mentre ancora sorrido grazie allo zio allegro, la vedo che sogna tante cosine bianche cadere dal cielo, che sono bei topolini succulenti, non neve. E rido di questa onirica e felina (pur sempre ferina) visione della realtà, invece piuttosto nevosa. Dimentica quasi dello spavento subito dalla povera Mog, che ha assistito a uno spettacolo terrificante: Un albero che cammina, parla, entra in casa sui propri piedi…

<em>Buon Natale Mog!</em>, di Judith Kerr - 2017, Mondadori
Buon Natale Mog!, di Judith Kerr – 2017, Mondadori

E da qui in poi la narrazione diviene rocambolesca, proprio nel senso che Mog ruzzola giù per il camino, fino a una conclusione semplice, tenera e bella.

Buon Natale Mog!, di Judith Kerr - 2017, Mondadori
Buon Natale Mog!, di Judith Kerr – 2017, Mondadori

Buon Natale Mog è senza dubbio un libro che non può mancare nella libreria di bambini dai 4 anni in su.

9788804672760_0_0_520_75Titolo: Buon Natale MOG!
Autore: Judith Kerr
Traduttore: Augusto Macchetto
Editore: Mondadori
Dati: 2017, 30 pp., 10,00 €

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Babbo Natale

Lo so, da qualche parte in questo blog ho affermato che bisogna rifuggire i libri che brillano, quelli coi lustrini. L’ho detto, sì, però… Però questo albo a fumetti del 1973, ristampato da Rizzoli nel 2013, brilla di luce propria, e i lustrini sono solo una bella cornice.

Brilla di ironia, di tenerezza, di anticonformismo, di sincerità.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’ironia è magistrale: in questo Babbo Natale dal naso paonazzo per il freddo, che preferirebbe di gran lunga starsene a dormire piuttosto che andarsene in giro a consegnare regali nel freddo e nel gelo della notte invernale. Mentre, striscia dopo striscia, si prende cura dei suoi polli e delle sue renne, è tutto un borbottare, un rabbrividire, un grrrrrrare.

La tenerezza è nei gesti  goffi, nella corpulenza impacciata, nelle carezze sul capo del cane e del gatto, nel partire, nonostante sogni l’estate tra i brividi, e nel mettersi al lavoro.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

L’anticonformismo e la sincerità vanno di pari passo. Questo Babbo Natale dalla divisa rossa come tutti gli altri, dalla barba folta e bianca, dal berretto rosso, esattamente come tutti gli altri, è piuttosto umano. Si lamenta se non riesce a passare dal camino, se deve consegnare i regali in mezzo al mare, ai bimbi del faro, e ha da ridire su tutto. Però gioisce genuinamente se qualche bimbo attento gli ha lasciato un bel bicchiere di vino, e lo tracanna.

Ho dimenticato di dire che questo albo di Raymond Briggs è brillante di poesia. Consiglio allora questo libro a tutte le bambine e i bambini, e anche ai loro grandi, desiderosi di un Natale che brilli di poesia.

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Babbo Natale, Raymond Briggs – Rizzoli 2013

(Vi segnalo che Raymond Briggs è anche l’autore del celebre “The Snowman”, il cui corto animato potete vedere qui)

babbo natale cop.pngTitolo: Babbo Natale
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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Dalla parte dei lupi

Quando sarò grande, Jean Leroy, Matthieu Maudet - Babalibri 2015

Ascoltare le gare dialettiche tra bambini al parco è attività piuttosto divertente. Gli argomenti di solito sono: qualità proprie, qualità dei propri genitori, quel che si farà da grandi.

I bambini dei nostri parchi non hanno pensieri, per cui mirano in alto, a far gli astronauti, a fare il Papa, a far l’esploratore nel Giurassico. I piccoli protagonisti di Quando sarò grande, invece, hanno dei brutti retropensieri con cui fare i conti. Mentre giocano, armeggiando con rastrelli e sassolini, pianificano un futuro che è volto a rassicurare il presente: la piccolina col cappuccetto rosso, per esempio, da grande vuol fare il pompiere; uno dei tre rosei fratellini da grande vuol fare il poliziotto; un altro il mago. Per annaffiare il lupo una, per far sparire il lupo, l’altro. Uhm… non tutti i lupi sono cattivi però e pianificare o fantasticare sul proprio futuro in base a dei pregiudizi non va bene…

Quando sarò grande, Jean Leroy, Matthieu Maudet - Babalibri 2015
Quando sarò grande, Jean Leroy, Matthieu Maudet – Babalibri 2015

Povero lupacchiotto, seduto su una panchina a sbocconcellare un biscotto, singhiozza. E, come molti bimbi farebbero, reagisce con stizza: se proprio dobbiamo fare a chi da grande farà il lavoro migliore, allora lui da grande li mangerà tutti! Oh!

Quando sarò grande, Jean Leroy, Matthieu Maudet - Babalibri 2015
Quando sarò grande, Jean Leroy, Matthieu Maudet – Babalibri 2015

Non so voi, ma io sto con il lupo, Che con poche parole riesce a far rimanere di stucco il piccolo manipolo di bulletti. Selvaggio, deciso e fiero!

Ne consiglio la lettura a tutte le bambine e i bambini che abbiano letto Cappuccetto Rosso e I tre porcellini.

cop quando sarò grandeTitolo: Quando sarò grande
Autori: Jean Leroy, Matthieu Maudet
Traduttore: Federico Rocca
Editore: Babalibri
Dati: 2015, 26 pp., 11,00 €

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Il sogno americano si infrange assieme alla letteratura edificante grazie a una bambino buono e a uno cattivo

Storia del bambino buono - Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos - 2013 Logos edizioni
Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos – 2013 Logos edizioni

Due grandi autori si muovono sullo stesso livello di interpretazione e danno luogo a due storie (o meglio tre) che, come prima cosa, mettono in evidenza quanto sia importante far pace con l’idea che bene e male, bontà e cattiveria, convivano in ciascuno di noi e adoperarsi, quindi, affinché trovino un equilibrio cosciente e scevro di ipocrisia.

La storia del Visconte dimezzato del quale la parte buona se ne va per campi e colline del tutto separata da quella cattiva, errante anch’essa ma per vie tutte sue, di Calvino ci è probabilmente più familiare, quella del secondo, dimezzata anch’essa ma in due parti distinte con due protagonisti speculari ma diversissimi, di  Twain, certamente un po’ meno, ma ancora per poco, spero. Si tratta della storia di un bambino buono, tanto innocentemente buono, e di un bambino cattivo, tanto coscientemente cattivo (Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo).

Storia del bambino buono - Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos - 2013 Logos edizioni
Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos – 2013 Logos edizioni

Incomincerei dal bambino cattivo che, assolutamente in linea con la storia, mi ha coinvolto molto più del bambino buono. Si chiama Jim e non è uno di quei monelli a noi familiari i quali, lo sappiamo, ne combinano di cotte e di crude ma alla fine, vuoi per crescita, vuoi a suon di schiaffoni, vuoi per qualche sfortunato, sfortunatissimo accidente, si ritrovano più o meno consapevolmente a concludere le loro storie buoni come giuggiole; davanti a Jim anche il più incorreggibile dei Tom Sawyer,  il più maleducato dei Gianburrasca se la darebbe a gambe levate, promettendo di fare ammenda per i guai combinati, presenti e futuri.

Jim è un bambino capace di fare dispetti crudeli, di rubare, di mostrarsi prepotente e irriconoscente quale è senza pagarne mai le conseguenze. “Questo Jim aveva una fortuna sfacciata – doveva essere quello il suo segreto. Non gli accadeva mai niente di male”. Sull’altro versante, in un contesto capovolto e capovolgendo contestualmente il libro, ecco Jacob. Buono, pio, disponibile e gentile, sempre alla ricerca di un modo nuovo per aiutare il prossimo, per raggiungere la perfezione del bambino modello. Però, “qualunque cosa facesse, questo bambino si metteva nei guai. Le stesse cose per cui i bambini dei libri venivano ricompensati per lui si rivelavano il peggiore degli affari”. E Twain non si ferma qui, porta i due bambini iperbolici verso due finali altrettanto iperbolici: il primo cresce e diventa un malvagio farabutto ricco e stimato da tutti, il secondo non cresce perché, prima che ne abbia la possibilità, muore. Il tutto non lesinando scene macabre, eventi crudeli. Si tratta di uno scherzo letterario, di una burla autoriale; non a caso non c’è una vera e propria trama, e i due protagonisti sono personaggi senza evoluzione, identici a sé stessi.

Storia del bambino buono - Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos - 2013 Logos edizioni
Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos – 2013 Logos edizioni

Ma questo è un libro del 1865; è partendo da qui che si scioglie sul nascere il dibattito che certamente si solleverebbe (e in me con me stessa ha naturalmente suscitato) se questo sia o meno un libro per bambini. Lo è o meglio, appunto, lo era nel suo contesto storico e sociale, nel contesto letterario americano infarcito e contaminato da libricini domenicali dai contenuti melensi ed edificanti. Sono questi i cardini su cui Twain si muove, oliati da un’ironia tagliente e senza filtri. Oggi io consiglierei la lettura di questi due racconti ai bambini di almeno 10 anni, capaci di riderci su senza farsi confondere o turbare dagli eventi, sebbene nessun bambino sia esente da empatia, a nessuna età.

Roger Olmos, infine, riserva all’ironia di Twain illustrazioni iperboliche anch’esse, surreali, sognanti. Evanescenti a tratti quelle che ritraggono Jacob, livide quelle dedicate a Jim. Olmos forza le prospettive, crea alberi dall’unico frutto, indugia sui dettagli per poi dar loro spazi macroscopici, traslando nella realtà concreta dell’illustrazione quella irreale dell’incubo.

copertina bambino cattivocopertina bambino buono

Titolo: Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo
Autore: Mark Twain
Illustratore: Roger Olmos
Editore: Logos
Dati: 2012, 48 pp., 18,00 €

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Lo sguardo senza filtro dei bambini gonfia di rivalsa un palloncino rosso

Il palloncino, Isol

“Comunicare con i bambini è la cosa più semplice da fare giacché sono sempre pronti con le orecchie dritte, con gli occhi spalancati, le manine agili e curiose. Comunicare è semplice ma, secondo me, è necessario farlo con meno cautele rispetto a quanto certe paure contemporanee ci spingono e costringono a farlo. E il potere comunicativo delle fiabe ha un potenziale enorme, non computabile”. Così aprivo un articolo su La bella Griselda di Isol. E non posso fare a meno di riportare questo incipit, giacché, con diversi esiti, calza a pennello anche a Il Palloncino.

Il palloncino, Isol - Logos 2011
Il palloncino, Isol – Logos 2011

Che Isol sia perfida e senza pietà è ben noto; che proprio la sua perfidia sia la linfa vitale delle brevi e pungenti  storie che scrive e illustra è altrettanto noto, così come vero.  Che sia artista apprezzata nel mondo e che la lista dei premi da lei vinti sia lunghissima (ultimo quello assegnatole a Bologna pochi giorni fa, il celebre e probabilmente il più prestigioso tra i premi destinati agli autori della letteratura per l’infanzia: il Premio letterario Astrid Lindgren 2013 – ALMA) è cosa buona e giusta per il suo essere un’artista completa, intelligente, divertente e raffinata e per il suo saper traslare nelle proprie storie le stesse qualità. Ma che tra i pochi titoli pubblicati in italiano di Isol (tutti editi da Logos) ce ne siano anche di controversi è altrettanto vero, perlomeno secondo il mio punto di vista. Per alcune ragioni che andrò via via a esplicitare.

Piacciono molto ai genitori che li leggono sornioni, ridacchiando e apprezzandone l’ironica crudeltà; i genitori in questione a volte non si fanno nemmeno molti scrupoli a spendere 14,00 euro per un libricino di dimensioni ridotte e poche pagine seppur di pregiata fattura editoriale. Ma mi chiedo: piacerebbe davvero ai bambini, (piace?), Il palloncino?

Il palloncino, Isol - Logos 2011
Il palloncino, Isol – Logos 2011

Camilla ha una mamma di quelle che strillano, si agitano e strillano tanto da diventar paonazze, rosse e gonfie come un palloncino. Un giorno Camilla, sorprendentemente ieratica dinanzi alle arrabbiature della madre, desidera che la mamma divenga un palloncino e il suo desiderio diviene realtà. Il palloncino ha in comune con la mamma il rosso e le forme tondeggianti. Per il resto è silenzioso e questo a Camilla basta. La bambina lo porta al parco e lì incontra un bimbo per mano alla propria mamma, longilinea e bella; “Che bel palloncino!” le dice il bambino. “Che bella mamma!”, risponde Camilla. “E tutte e due se ne tornano a casa, pensando: “Pazienza… Non si può mica avere tutto!”.

Ebbene, il libricino in questione è destinato a bimbi di due anni, e su questa scelta mi trovo d’accordo con l’editore, giacché ritengo che sia esattamente quella l’età piena dell’egocentrismo/egoismo dei bambini, che poco si preoccupano dei sentimenti di coloro che stanno attorno al loro (che forse sono lì per far loro da cornice, che altro senso avrebbero, altrimenti?).

Il palloncino, Isol - Logos 2011
Il palloncino, Isol – Logos 2011

Però, possibile che per sottolineare la crudele arguzia di Camilla si debba ridurre il ruolo della madre a mera urlatrice? Che i bimbi siano tanto intelligenti e pungenti si sa, ma siamo certi che oltre a saziare il proprio egocentrismo in queste pagine trovino anche altro? Non si tratta piuttosto di far leva sulla necessità di espiazione dei genitori urlanti, distratti, di fretta, inducendoli a ridere di quella che spesso (non sempre ma spesso) è una manifestazione altrettanto umana della propria condizione? Insomma mi chiedo: che lavoro faccia la mamma di Camilla, se sia amata, se Camilla sia esasperante o meno, se la mamma abbia la possibilità di far frequentare a Camilla un asilo nido, se sia sola, se sia felice.  Se la mamma alta e coi capelli fluenti incontrata al Parco abbia a casa una governante che mentre passeggia col proprio bambino (beata lei) stia preparando il pranzo al posto suo… insomma, mi sembra che si rida di un disagio e non lo condivido, giacché sono convinta che dietro all’urlo di molte madri urlanti ci sia sempre un disagio (ritengo infatti che a nessuno piaccia urlare o agitarsi) e che non tutte le madri abbiano la fortuna di poter sorridere sempre.  Peraltro quelle che lo fanno, spesso non hanno idea del loro essere privilegiate.isol

Per tornare al rapporto dei bambini coi libri: il bimbo di due anni si sente attratto dal palloncino rosso (e chiunque abbia avuto a che vedere con un bimbo di due anni sa che cosa farebbe per averne uno);  e si diverte. Apprezza le illustrazioni, sebbene non colga l’ironico senso di fondo. I bimbi più grandi si commuovono e si pongono domande. Domande di diverso genere: tornerà la mamma di Camilla? Ma è morta la mamma di Camilla? Ma adesso chi c’è a casa di Camilla?

Altri, giacché lo sguardo dei bambini è consapevole sempre, in ogni circostanza, alla prima occasione minacceranno fieri: “guarda mamma (o all’occorrenza papà) che ti trasformo in un palloncino!”

copertina isolTitolo: Il palloncino
Autore: Isol
Editore: Logos
Dati: 2011, 32 pp., 14,00 €

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Che le storie siano scomode, che siano anche amare, che facciano crescere.

copertina Bella Griselda - Isol

Comunicare con i bambini è la cosa più semplice da fare giacché sono sempre pronti con le orecchie dritte, con gli occhi spalancati, le manine agili e curiose. Comunicare è semplice ma, secondo me, è necessario farlo con meno cautele rispetto a quanto certe paure contemporanee ci spingono e costringono a farlo. E il potere comunicativo delle fiabe ha un potenziale enorme, non computabile.

Riflettevo dunque sul fatto che molto spesso si tende a edulcorare fiabe classiche che funzionano perfettamente così come sono state strutturate e pensate da secoli. Mi sono allora sforzata di ricordare come fosse quando io ero bambina, bambina fortunata dal nonno cantastorie e con dei genitori e delle zie pazienti ed entusiasti lettori, e ricordo che il lupo de I tre porcellini finiva bollito nel calderone appositamente piazzato nel camino acceso dal furbo fratellino maggiore; ricordo senza dubbio che La bambina di neve si scioglieva e spariva, non esisteva più; che crudele era il destino dei bambini di Hamelin; ricordo chiaramente che Pollicino e i suoi fratelli venivano abbandonati nel bosco e che uccidevano le figlie dell’orco per salvarsi la pelle; così come Hansel e Gretel, anche loro, e più volte, abbandonati dai genitori, uccidevano la strega cuocendola nel forno. Serviva a esorcizzare, serviva a farmi comprendere che ci si può e deve liberare, che è necessario trovare la forza di reagire. I bambini comunicano e comprendono con una immediatezza ingenua che è estranea all’adulto, sebbene ogni adulto l’abbia sperimentata egli stesso da bambino. L’irrealtà, l’assurda ed estrema crudeltà di alcuni momenti fiabeschi giocano il ruolo essenziale della comprensione della propria realtà. Certo gioca molto il ruolo del genitore. Come quando si parla conta molto il tono, sono convinta che nel narrare il tono sia essenziale e serve a mettere distanza tra quello che è, il momento di cura parentale per eccellenza che è quello del raccontare al proprio bambino una storia, e quello che non è, che è semplice, pura, invenzione; le storie classiche così come quelle intelligenti sono veramente, veramente fantastiche. Starei alla larga, piuttosto, da certi maschilismi tutti zucchero e canditi di alcuni cartoni Disney i cui sceneggiatori nell’edulcorare le fiabe si rivelavano certamente eccezionali autori (trovo terribilmente diseducativo per i bambini la questione del vestito di Cenerentola, per esempio, sebbene le scene e le canzoncine che ruotano attorno a quel tema siano memorabili).

La bella Griselda - Isol

Per questa ragione ho letto con vivo divertimento la storia de La bella Griselda di Isol alla mia bambina. La storia di una principessa straordinariamente bella, circondata da lusso e servi, come solo le principesse straordinariamente belle e potenti sanno essere. Col suo castello e i suoi splendidi vestiti ampi. Assolutamente in linea con le sue cugine principesse; Cenerentola inclusa. Piccolo, divertente, sostanziale dettaglio pop è che la bella Griselda era tanto bella da far perdere, letteralmente, la testa ai suoi pretendenti. I malcapitati alla sua sola vista perdevano la testa, ripeto, alla lettera e la bella Griselda deve far sempre incrementare ai suoi maniscalchi le scaffalature del castello per conservarle tutte in bella vista a futura memoria della sua, pur sempre caduca, bellezza.

La bella Griselda - IsolGriselda era fiera della propria bellezza, il problema, da non prendere sottogamba, era che piuttosto che amarla tutti la temevano. Incominciarono a non invitarla ai balli e, saggiamente, a evitarla, così che Griselda cominciò a sentirsi sola; le teste mozzate non sono molto di compagnia.

Ebbe allora un’idea: cercarsi un compagno che non vedesse bene, il più miope del reame. Questo uomo sì, avrebbe potuto liberamente amarla. Almeno fino a quando non fosse riuscito a metterla a fuoco. Fu così che quel fugace amore diede a Griselda una bellissima bambina. Bella quanto lei: “che bella!” disse Griselda vedendola “ e quello fu il giorno in cui Griselda perse la testa”.

La bella Griselda - IsolLa bella Griselda - Isol

Arancione, azzurro, giallo e nero sono i quattro colori che vivificano le avventure della Bella Griselda; le sue gonne fiorite d’azzurro sfiorano le pagine con leggerezza nei contorni netti in nero trovano posto il giallo, l’arancione conferendo all’insieme l’eleganza dell’arazzo e la luminosità del mosaico.

copertina Bella Griselda - IsolTitolo: La bella Griselda
Autore: Isol
Traduttore: Fabio Regattin
Editore: Logos
Dati: 2011, 36 pp., 14,00 €

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Ridde selvagge, solitudine e amicizia: protagonista lo strano animale del Signor Racine

Nato e poi cresciuto in Germania  sotto il regime nazista, Tomi Ungerer si spostò in America, a New York, dove raggiunse un eccezionale successo come autore di libri per bambini nel decennio tra gli anni Sessanta e i Settanta per poi trasferirsi in Nuova Scozia nel 1971 e infine tornare in Europa nel 1979.

Il 1971 fu l’anno in cui vide la stampa The Beast of Monsieur Racine (Farrar, Straus and Giroux) edito in Italia da Nord-Sud Edizioni  nella traduzione di Luigina Battistutta nel 2009 (Lo strano animale del Signor Racine).

Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer - Nord-Sud
Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-Sud

Dunque, tralasciando il contesto e i riferimenti didascalici, quello che ci si ritrova tra le mani sfogliando questo albo è una storia molto tenera, a tratti disarmante, spesso grottesca e assolutamente nonsense. Il Signor Racine, impiegato dell’ufficio delle imposte in pensione, possiede un giardino in cui cresce un pero che dà frutti deliziosi e profumati di cui il Signor Racine è particolarmente fiero. Un mattino però, scopre che tutte le pere sono sparite dall’albero. Indignato decide di venire a capo del furto e cogliere il ladruncolo sul fatto. Quando Il Signor Racine sorprende il ladro la storia prende quella svolta verso tenerezza di cui sopra. Si tratta di uno strano animale, chiaramente goloso di pere dolci, decisamente informe, difficilmente catalogabile un po’ elefante ma molto più piccolo, un po’ formichiere, ma più grosso, gli occhi nascosti dalla criniera arruffata, lunghe orecchie penzolanti.

Straordinario dunque, e a rendere ancor più straordinario lo strano animale non è tanto l’unicorno che si sporge curioso dallo steccato sullo sfondo quanto piuttosto l’ordinarietà degli altri elementi che compongono e ritraggono questo magnifico momento di scoperta: un merlo dal becco arancione che osserva la scena non tralasciando di mangiucchiare il lombrico appena catturato, un leprotto che salta nella tavola scostando un rospo preso alla sprovvista, una lumachina che approfitta delle gocce d’acqua sulla fontana e un gufo, che nel crepuscolo, è pressoché perplesso della scena che si trova dinanzi al suo risveglio.

Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer - Nord-Sud
Lo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-SudLo strano animale del Signor Racine, Tomi Ungerer – Nord-Sud

Dimentico dei propositi di vendetta il signor Racine è preda anch’egli della meraviglia. Piuttosto che sgridare e scacciare la bestia, le offre un pasticcino. Offerta molto gradita allo strano animale. Decisone repentina: con qualche leccornia l’animale potrebbe essere addomesticato. Il Signor Racine preferisce senza dubbio una piacevole compagnia alle sue pere. Ma ha mai la curiosità tolto spazio all’affetto? Certamente no, per cui il Signor Racine si adopererà moltissimo per scoprire la specie di appartenenza dello strano animale. Fino a quando la ricerca si concluderà in una sessione d’esame tenuta da illustri scienziati nientemeno che a Parigi. Seduta nella quale si scoprirà che lo strano animale altri non è se non due bambini che, per raggiungere le pere, avevano optato per il travestimento.

Il senso dello humour del Signor Racine è soddisfatto, la curiosità pure, resta, con uno strascico di parapiglia e scandalo per aver scomodato il mondo accademico, l’amicizia coi due bambini.

Ma resta senza dubbio dell’altro. Perché questa è la storia buffa e tenera che consiglio di leggere ai vostri bambini indugiando sulla bontà dell’idea di non lasciarsi smarrire dall’aspetto altrui, e sulle placide scorpacciate dello strano animale. Soprassiederei, invece, sui dettagli che fanno di Ungerer un genio à la Sendak (amico peraltro di Ungerer, cui questo libro è, non a caso, dedicato). Irriverenti, ironici, cruenti: ecco, l’ironia di certi dettagli la lascerei al gusto degli adulti, anche se non escludo che molti ragazzi possano trovare divertenti i particolari cruenti. Tavole dense di elementi eccessivi che minano l’equilibrio così come ugualmente accade quando si osserva nei dettagli un dipinto di Hieronymus Bosch. Un uomo con la testa squarciata che rompe una sedia su quella di una donna, un orologio da taschino che nel parapiglia della sessione d’esame si conficca nella pelata di un irriverente occhialuto rassomigliante moltissimo a Maurice Sendak, un inquietante barbone dagli occhi rossi che si porta appresso un sanguinolento fagotto da cui spunta un alluce e tanti bicchieri colmi di vino nei più disparati e inopportuni contesti: il capotreno brinda, l’autista della piccola gru che sposta la gabbia dello strano animale, che non a caso si rompe e casca addosso a due facchini, beve e tiene la sua bottiglia a portata di mano, i dottoroni si schiariscono la voce non con l’acqua ma col vino. Allusioni licenziose, strade brulicanti di elementi grotteschi. E una rabbia come infetta che si spande e invade ogni angolo delle tavole conclusive del libro e gli occhi di tutti i protagonisti, per lasciare spazio, invece, a una serena armonia in quella conclusiva su cui troneggia soddisfatto il sorriso del Signor Racine e dei due monelli suoi amici.

 

[La mostra Tomi Ungerer and the Masters. Inspiration and Dialogue apre il 18 novembre e chiude a febbraio 2012]

ungerer_lo-strano-animale-del-signor-racine1Titolo: Lo strano animale del Signor Racine
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Nord-Sud
Dati: 2009, 32 pp., 13,00 €

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