Attilio Cassinelli, Pinocchio

L’ultimo Pinocchio di Attilio*, edito da Lapis nella collana Minifiabe nata nel 2017, è destinato a un pubblico di lettori piccolissimi. La cifra di Attilio è certo nelle illustrazioni, come sempre stilizzate, caratterizzate da colori vivaci e pieni, contenuti in contorni demarcati e spessi, in nero; e anche nel testo, essenziale, asciutto e diretto adornato dell’essenziale, privo di aggettivi ridondanti, di indugi superflui. Ma la vera voce di Attilio l’ho ritrovata nella scelta delle avventure da raccontare. Una selezione era certamente necessaria, quella di Attilio ha come cardine Pinocchio che è sempre soggetto cui si rapporta il blocchetto di testo in cui si racconta.

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

Questo burattino nello spazio di tre pagine nasce, ci si presenta dinoccolato pur senza giunture, un po’ bambino, un po’ burattino, un poco galletto, con tanto di becco, cresta e zampette a quattro dita, sorriso beffardo e bottone sulla giacchetta, pronto a scappare e andare a sbattere contro un carabiniere. In una sola pagina lo conosciamo alla perfezione e già sorridiamo, sebbene in ciascuna delle sue monellerie si riesca, con autoriale disincanto, a conservare il timbro drammatico dell’opera collodiana.

Il volto tondo di Pinocchio si nutre di espressioni fatte di linee, capaci da sole di restituire le emozioni del burattino, talvolta sorridente, spesso pensoso o triste. Al centro perfetto del libro, una tavola doppia, cupa, buia, fatta dei colori della notte, delle sue luci spente, delle sue ombre grigie. È la notte in cui il Gatto e la Volpe lo impiccarono. La tensione drammatica non si risparmia, e Pinocchio sta dinanzi ai nostri occhi inerte, appeso a un ramo, privo di colore, luce, vita. Ma il colore brillante e denso torna nel tempo di girare pagina, Pinocchio sorride, è come al suo solito in movimento dinanzi a una Fata Turchina ritta e composta, serena e rasserenante. Una doppia pagina ricchissima di verdi che, ciascuno per la sua parte, costituiscono un bosco in cui Pinocchio è ai margini, sul punto di attraversarlo, così come ha fatto finora con la sua infanzia, e uscirne grande, riflessivo e saggio. Forse…

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

Ci sono tanti animali, tutti quelli che era possibile rappresentare, ponte e tramite tra Pinocchio e la parte selvatica dell’infanzia che non vorrebbe mai abbandonare e tra Pinocchio e i bambini che ne leggono le avventure.

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

La meraviglia, che voglio leggere come dichiarazione di poetica, sta compiuta e dolce nella tavola conclusiva: Pinocchio è finalmente assieme a Geppetto, sul dorso dell’amico Tonno, salvo. Non c’è tempo di considerare metamorfosi magiche, posto su uno sfondo di un bianco candido e perfetto, sorridente, appagato e felice resta il burattino generoso e monello che riconosciamo, amatissimo.

[*del 1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco; del 1991, C’era una volta… un pezzo di legno…, di Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco)

1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco
1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco
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C’era una volta… un pezzo di legno…, di Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco

51Sa7S4NWsLTitolo: Pinocchio. Le mini fiabe di Attilio
Autore: Attilio Cassinelli
Editore: Lapis Edizioni
Dati: 2020, 42 pp., 9,90 €

Canto di Natale e altri racconti

Canto di Natale e altri racconti, adattamento di Sara Marconi, illustrato da David Pintor - 2018 Lapis

I dolori che ricordi hanno dentro, in realtà, l’eco delle cose buone; e se perdi gli uni perdi anche gli altri.

Redlaw è uno stimato professore ma ha l’aspetto trasandato e consunto di chi abbia un dolore logorante nel cuore. In passato ha subito l’abbandono della persona amata ma soprattutto il tradimento del suo migliore amico. Vive tra il conforto dei suoi domestici (il custode e i suoi onestissimi genitori) e quello dei suoi libri.

Una sola cosa vorrebbe: dimenticare i torti subiti e recuperare la serenità ormai consumata dalle delusioni del passato.

 

Redlaw si muove in una Londra che è povera, fumosa; pur essendo un professore si sposta dal suo agio per svolgere il suo ruolo, pienamente, tra la gente semplice. Tra botteghe che sono anche case piene di bambini (o bocche da sfamare e stanzette in affitto per studenti squattrinati.

Il patto col fantasma è, secondo solo a Il canto di Natale, il racconto più lugubre tra i cinque natalizi scritti da Charles Dickens. Uscì la prima volta nel 1848 e racchiude nello spazio di poche pagine tutti i tratti fondamentali del romanzo sociale mescolati a un tormento interiore la cui resa è profonda e delicata.

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Il frontespizio della prima edizione de Il patto col fantasma, 1848

In questa edizione di Lapis le illustrazioni di David Pintor, coi tratti spigolosi e netti, contribuiscono ad acuire i tormenti dei protagonisti, così come le loro gioie. Capita che a guardarlo con superficialità Redlaw sembri un uomo diverso, così come è rappresentato, invece è proprio lo stesso, a renderlo diverso è la resa della sua anima, ormai consapevole che senza considerare il passato non si può ascoltare il presente. Cambia il timbro nel testo e cambia nelle illustrazioni. Nasi prominenti, braccia ossute, volti appuntiti; gote rubiconde, bustini pieni; ombre e luci sulle pareti di mattoni, sulle strade grigie. Tutto contribuisce ad alimentare la tensione e poi a scioglierla sulle note di un violino, la notte di Natale.

51vsXmfTxzL._SX342_BO1,204,203,200_Titolo: Canto di Natale e altri racconti
Autore: adattamento di Sara Marconi, illustrato da David Pintor
Editore: Lapis
Dati: 2018, 143 pp., 13,50 €

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

IL CALENDARIO DELL’AVVENTO DI ATLANTIDEKIDS – 2018

 

Un libro al giorno, ventiquattro libri da leggere e rileggere in attesa del Natale. Ho selezionato albi illustrati, narrativa, visioni laiche che prendono le mosse dal momento più atteso per chi invece crede. Ho scelto libri che invitassero alla lettura partecipata, così come altri da gustare da soli, avvolti in una coperta morbida, nel caldo molle e profumato delle festività natalizie. Vi invito a metterne qualcuno sotto l’albero o nella calza della Befana. Quali tra i tanti? Beh… questo decidetelo voi, io da parte mia ne considererò uno al giorno, quindi l’appuntamento è su questa pagina dal primo al 24 dicembre.

  1. Natale nel grande bosco, Ulf Stark e E. Eriksson, Il gioco di leggere
  2. Il piccolo abete, Delia Huddy e Emily Sutton, Emme edizioni
  3. Il mistero della magia del Natale, Segrè, Forza, Edizioni corsareo
  4. Peter e Petra, Astrid Lindgren, Iperborea
  5. La prima neve, Bomi Park, Lupoguido
  6. La piccola renna, Michael Foreman, Camelozampa
  7. Il gatto sulla collina, Michael Foreman, Il Castoro
  8. Natale bianco, Arianna Papini, Interlinea
  9. La volpe e il Tomte, Astrid Lindgren, Eva Eriksson, Il gioco di leggere
  10. Il piccolo Babbo Natale diventa grande, Anu Stohner, Henrike Wilson, Emme edizioni
  11. Buon Natale Mog, Judith Kerr, Mondadori
  12. Il Natale del topo che non c’era, Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea, Topipittori
  13. Il pacchetto rosso, Linda Wolfsgruber, Gino Alberti, Edizioni Arka
  14. La banda dei cinque, Enid Blyton, Mondadori
  15. Orme nella neve, Beatrice Masini, Einaudi
  16. Olivia e il Natale, Ian Falconer, Nord-Sud
  17. Canto di Natale e altri racconti, Sara Marconi, Pintor, Lapis edizioni
  18. Mamma Natale, Penny Ives, Edizioni el
  19. La preghiera di un passero, Gianni Rodari, Einaudi ragazzi
  20. Greta Grintosa, Astrid Lindgren, Iperborea
  21. Schiaccianoci e il re dei topi, Hoffmann, Lamarque, Rizzoli
  22. Racconti di natale, Louisa May Alcott, Garzanti
  23. Il Grinch, Dr. Seuss, Mondadori
  24. La cena di Natale, Clichy

Cosa saremo poi

La forza di questo libro si innesta nel titolo. Esso racchiude tutto quanto e racconta, racconta di qualcosa che è accaduto che si intende gravissima, di più persone coinvolte, di un confine superato e poi attraversato ancora per tornare indietro e, assieme, andare avanti.

Cosa siamo stai? Cosa siamo e cosa saremo poi, quando tutto, anche l’irrimediabile, sarà accaduto?

È un titolo drammatico ma che lascia presagire una crescita. È l’inizio di una storia.9788878745292_0_0_0_75

E la storia è questa: una ragazza adolescente ha tentato il suicidio, un gruppo di bulli, capeggiati da un ragazzino carismatico e opportunista, l’ha messa alla berlina, umiliandola online, prendendosi gioco delle sue debolezze, dileggiandola pubblicamente diffondendo in rete delle sue foto private. Lasciandola sola, in una solitudine completa e complessa fatta da un miscuglio venefico di indifferenza, superficialità, angoscia e vergogna.

Quando una ragazzina compie un atto così drammatico ed estremo, o tenta di compierlo, da adulti ci si sente ingabbiati in una sensazione che è soprattutto fatta di colpa. E di domande. Cosa avrebbero potuto fare i “grandi” per evitare che i “piccoli” fossero preda di una spirale così orribilmente adulta? Intervenire sugli strumenti, ponendo un divieto o delle condizioni d’uso, andando a ingerire dunque anche sulla libertà personale? Puntare all’educazione digitale? (ma quanto siano i media il problema è da definire) Porsi in ascolto?

C’è un divario, ben raccontato in questo romanzo, tra adulti e ragazzi. Un divario che non è solo generazionale ma anche di attitudine e consuetudine. Le famiglie non vedono, non colgono segnali più o meno evidenti, non ascoltano. E le distanze diventano difficili da percorrere, i piani del tutto inconciliabili.

Per fortuna c’è il poi. Il poi che ritrova il tempo del confronto e del conforto. Che ricuce la fiducia in se stessi. Che rinnova e rinsalda i rapporti d’amicizia.

Il romanzo è diviso in tre parti, nessuna delle quali ha un titolo. Tutte, invece, un’illustrazione, un’illlustrazione che dice di come la scuola non abbia saputo né prevenire, né gestire, il poi, un’illustrazione che parla di solitudine, un’illustrazione che ricompone e prende una penna e scrive, si esprime, racconta.

9788878745292_0_0_0_75Titolo: Cosa saremo poi
Autore: Luisa Mattia, Luigi Ballerini
Editore: Lapis
Dati: 2017, 229 pp., 12,50 €

I libri del 2017 che hanno reso più bello AtlantideKids

  1. Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017
    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

    “Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli”

    Questo, l’incipit dell’albo di Ruth Krauss e Helen Oxenbury, che racconta in poche parole già di per sé una storia. Una storia che ha diversi protagonisti, che hanno a loro volta dei tratti comuni, una situazione di partenza identica: sono tutti molto piccoli. Il bambino scende gli scalini con cautela, il cucciolo in braccio al proprio padroncino guarda davanti a sé con le zampette e gli occhi spalancati per la tensione dell’uscio varcato, dal tepore casalingo verso l’esterno del cortile innevato; i pulcini che becchettano per fare poche pause fatte di alette sbattute, testoline inclinate, curiose. E nell’angolo un alberello, piccolo anch’esso. In attesa. []

  2. La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo
    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius - 2017, Orecchio Acerbo
    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo

    È una notte senza luna e senza stelle quella in cui nasce Sally Jones. È cupo l’avvertimento: la neonata sarà colpita da molte disgrazie nel corso della vita. È indomito lo spirito selvaggio di questa gorilla in cattività. Uno spirito ingenuo e coraggioso che ama e si spende senza risparmiarsi, che corre rischi, che è colmo, e poi stracolmo, di sofferenza, delusione, tristezza e sempre capace di sollevarsi con uno strumento intelligente e forte: la speranza.

    Il primo a tradire Sally Jones è il destino, che, invece di essere roseo per una gorilla deliziosa come Sally è, si prospetta tetro e senza scrupoli. Poi colei che l’accoglie dopo una traversata sotto falso nome e tempo di stenti. Quindi l’amore, che se affidato ad anime molli spesso è effimero. E di nuovo la sorte, e ancora. []

  3. Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
    Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
    Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

    Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

    Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino. []

  4. Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    “C’era una volta un bimbo… e quel bimbo amava MOLTISSIMO le stelle.”

    Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    È piccino ma la sua ombra si sdraia sull’erba con la stessa imponenza di quelle degli alberi. A braccia incrociate dietro alla maglietta bianca a righe rosse o rossa a righe bianche. Essenziale nelle linee, acuto e rapito nello sguardo tutto volto al cielo della notte, a rimirar le stelle. []

  5. Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni
    Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

    C’era una volta un uccello che non aveva un nome ma aveva un peso.

    Quanto pesa esattamente un uccello tutto nero, ad eccezione degli occhi, bianchi, non saprei dirlo; certo è che la sua rappresentazione in mezzo alla natura è tutta volta a sottolineare che esso esiste, c’è, a dispetto dell’essere senza nome.

    Sin dalla copertina, che replica esattamente colori e consistenze originali del 1964, anno in cui questo che è il primo libro di David McKee è stato edito per la prima volta, il nostro protagonista sta appollaiato sullo stelo di un fiore e quest’ultimo si piega quasi ad angolo retto, segnando i confini di uno spazio separato quasi esattamente a metà: una occupata dai fiori, l’altra dal fiore trespolo e dal nostro protagonista dal becco imponente. Ma soprattutto si piega, segnando una condizione che è quella di un essere con un peso e una grande, consistente, solitudine. []

Tucano il tucano

C’era una volta un uccello che non aveva un nome ma aveva un peso.

Quanto pesa esattamente un uccello tutto nero, ad eccezione degli occhi, bianchi, non saprei dirlo; certo è che la sua rappresentazione in mezzo alla natura è tutta volta a sottolineare che esso esiste, c’è, a dispetto dell’essere senza nome.

Sin dalla copertina, che replica esattamente colori e consistenze originali del 1964, anno in cui questo che è il primo libro di David McKee è stato edito per la prima volta, il nostro protagonista sta appollaiato sullo stelo di un fiore e quest’ultimo si piega quasi ad angolo retto, segnando i confini di uno spazio separato quasi esattamente a metà: una occupata dai fiori, l’altra dal fiore trespolo e dal nostro protagonista dal becco imponente. Ma soprattutto si piega, segnando una condizione che è quella di un essere con un peso e una grande, consistente, solitudine.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni
Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

L’uccello, dalla copertina percorre le risguardie a passo deciso ma meccanico, attraversa un frontespizio fatto di un sole rosso che è tagliato a listarelle dalla consistenza di tronchi dalla corteccia a motivi geometrici, per poi appollaiarsi su quello che sembra il ramo di un banano, piegandolo a semicerchio e posizionandosi nel mezzo della pagina, artigli ben ancorati al ramo, sguardo piuttosto fisso, becco che si staglia imponente, nessun nome.

Gli altri animali, che invece un nome ce l’avevano, ridevano di lui. E questo lo faceva soffrire molto.

Lasciandosi le risate di scherno alle spalle, parte. Perché del proprio fato prima o poi ciascuno deve prendere le briglie. Perché ha bisogno di una storia. Di scrivere la propria.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni
Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

Con l’aiuto delle parole che tipograficamente l’aiutano a scalare una montagna, con il becco di nuovo ben puntato in avanti (nelle pagine prima s’era decisamente abbassato per la mortificazione), che si avvicina, temerario, al confine della pagina, al suo taglio, impavido. Arrivato in città, prova con ostinazione e scarta con consapevolezza tutto quanto per competenza e attitudine non gli si confà, e trova infine un lavoro che svolge con entusiasmo, che gli si addice.

L’entusiasmo sarà la carta vincente che segnerà il passaggio tra il passato e il presente, tra la cattiva e la buona sorte, tra la rigidità dei movimenti e la libertà di questi ultimi. Tra l’avere e il non avere un nome.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni
Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

Portava le lattine di vernice da un posto all’altro con il becco, questo il suo lavoro. Two can, due lattine, impresa non da poco, possibile solo grazie al suo lungo becco.

Fu così che diventò Two Can

E con un nome – finalmente! – si sente capace di tutto, anche di portarne tre, di lattine.

Finalmente si scioglie in ruzzoloni che innescano un fortunato accidente: la vernice gli si versa addosso tingendo indelebilmente le sue piume. Non realizza, sulle prime, la fortuna che gli è capitata, teme di aver fallito è ancora rigido. E torna indietro, ripercorre i suoi passi, e stavolta le parole ,che all’andata l’avevano spinto per dargli forza, lo abbracciano, lui nel mezzo, loro ai lati, a sostenerlo mentre scala, di nuovo, la montagna.

Tucano il tucano, di David McKee - 2017 Lapis edizioni
Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

Al ritorno, però, ha un carico d’esperienza su di sè, e un nome. Two can.

Non svelo nulla di come nel concludersi si apra questo albo. Vi racconto solo di un uccello con un nome, e un peso che piega gli steli e i rami, che ride con gli altri animali a becco aperto e alto.

Titolo: Tucano il tucano
Autore: David McKee
Traduzione: Alessandra Valtieri
Editore: Lapis edizioni
Dati: 2017, 28 pp., 13,50 €

Alla libreria Il Giardino Incartato in via del Pigneto a Roma o

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La bambina dei libri

È mia consuetudine indugiare sulle risguardie. Mentre diffido sempre delle quarte di copertina, che considero un suggerimento di approccio alla lettura non richiesto. Considero le quarte di copertina un consiglio interessato. Le risguardie, invece, sono un regalo. È passione cominciata da bambina: ogni risguardia della vecchia libreria di mio nonno una sorpresa. Le mie preferite erano quelle verdi o blu col bianco e il rosso sgocciolati sopra. Risguardie variegate alla panna e amarena.

La bambina dei libri, di Sam Winston, Oliver Jeffers - 2017, Lapis edizioni
La bambina dei libri, di Sam Winston, Oliver Jeffers – 2017, Lapis edizioni

Che dono magnifico sono, allora, queste che mi regala Sam Winston, fatte di titoli e autori, di libri che hanno segnato la vita dei due autori, Sam Winston, appunto, e Oliver Jeffers. Non un elenco ma una bibliografia per soggetti. Il mare, le montagne, le grotte, i mostri… C’è Rip Van Winkle di Washington Irving, c’è Il racconto di Peter Rabbit di Beatrix Potter, c’è Bellezza nera di Anna Sewell.

E poi c’è la bambina dei libri e un libro, adagiato sul frontespizio di un libro, che in copertina ha una serratura (e chissà cosa nelle risguardie), cui segue un calamaio, una penna e un foglio di pergamena che si fa vela di zattera (forse di Huck, forse di Robinson) sulla quale si mette in viaggio mentre legge un libro, è la bambina dei libri!, che è quello che ci si era presentato poco prima. Legge e intanto affonda mollemente i piedi nell’acqua, la cui schiuma, le cui increspature, sono lettere, sono parole. C’era una volta…

La bambina dei libri, di Sam Winston, Oliver Jeffers - 2017, Lapis edizioni
La bambina dei libri, di Sam Winston, Oliver Jeffers – 2017, Lapis edizioni

E c’è questa volta un libro che racconta come le parole possano comporre la realtà in cui viviamo e crearne altre a noi sconosciute. C’è questa volta un libro illustrato da Oliver Jeffers, ad acquerello, matita e collage digitale, con decine di rimandi alle fiabe, alle storie, ai romanzi, ai classici della letteratura per ragazzi; illustrazioni che si accompagnano a montagne, grotte, mari, fatti di parole, paesaggi tipografici.

La bambina dei libri nel suo viaggio accoglie un bambino dei libri, e insieme vanno per foreste e percorrono lunghe strade, salgono persino sulla luna. E coinvolge anche noi che leggiamo. Che leggiamo tutto. Dalla più chiara foglia al più tenue sbuffo di nuvola.

La bambina dei libri, di Sam Winston, Oliver Jeffers - 2017, Lapis edizioni
La bambina dei libri, di Sam Winston, Oliver Jeffers – 2017, Lapis edizioni

Il libro si chiude con un invito e, poi, con una quarta di copertina che è una chiave, non di lettura, ma per aprire luoghi fantastici.

00000547Titolo: La bambina dei libri
Autori: Sam Winston, Oliver Jeffers (traduzione di Alessandro Riccioni)
Editore: Lapis
Dati: 2017, 40 pp., 14,50 €

La bambina dei Libri è il libro vincitore della sezione Fiction 2017 del BOLOGNA RAGAZZI AWARD

Il pinguino che aveva freddo

Sul sito di Philip Giordano, autore de Il pinguino che aveva freddo, ho trovato un’immagine. È una semplicissima foto di un’altrettanto semplice busta di carta, illustrata con una frase che recita: “esiste un libro per ciascuno”.

È una frase tanto semplice quanto vera e si può applicare a qualsiasi cosa, in qualsiasi contesto.

E mi riporta all’albo di grande formato che citavo all’inizio. Perché in esso si racconta la storia di Milo, giovane pinguino dalle piume bianche e nere, dal becco e dalle zampe arancioni. Milo vive tra i ghiacci del Polo Sud, come è sempre stato per i pinguini, e conduce la vita che ci si aspetterebbe da un pinguino (io, per dire, la immagino tutta tesa a inseguire pescetti, a covare amorevolmente uova, a ballonzolare incerti sulla neve ferma e a guizzare con agilità impressionante nelle più fredde acque del mare) fino a quando un giorno, precisamente alle 8,29 di una mattina, Milo si sveglia e trema.

Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano - 2016, Lapis
Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano – 2016, Lapis
Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano - 2016, Lapis
Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano – 2016, Lapis

Trema al pensiero forse, e trema proprio per il freddo. Milo è un pinguino che sente freddo. Un pinguino che sente freddo tra pinguini che non ne sentono affatto, anzi, in diligente fila, si dirigono verso il bordo della banchisa per tuffarsi nell’oceano gelato. Milo, no, infreddolito, si ferma sul bordo, decide di non tuffarsi. Mi chiedo: cosa mangerà a pranzo? Ma sono distratta da questo mio pensiero dalla comparsa di una balena che, occhio tondo tondo e muso altrettanto, propone a Milo di accompagnarla nel suo viaggio verso luoghi più caldi. Milo non se lo fa ripetere e parte. Parte alla ricerca del tepore ma anche di se stesso, pur non essendone cosciente

Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano - 2016, Lapis
Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano – 2016, Lapis

E approda su un’isola popolata da uccelli colorati che gli regalano piume altrettanto colorate e soffici e calde, con le quali intrecciare una sciarpa, grazie alla quale Milo non soffrirà più il freddo e intreccerà nuove amicizie.

Un albo che definisco con l’unica parola che considero adatta e che è stata la prima che ho associato ad esso: lieve.

Lieve per la delicatezza con cui tocca un tema così delicato come può essere la ricerca della propria identità, della paura di sentirsi soli, della scoperta che talvolta le nostre paure sono anche quelle di altri e, in questa comunanza della scoperta, della forza di affrontare assieme la stessa paura.

Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano - 2016, Lapis
Il pinguino che aveva freddo, di Philip Giordano – 2016, Lapis

Lieve per la straordinaria qualità delle immagini che mai sembrano bidimensionali pur essendolo sempre. Spigolose, talvolta, come gli angoli dei cristalli di neve e, allo stesso modo, affascinanti, brillanti di una palette di colori scelta come si operasse alla realizzazione di un mosaico e che proprio dell’idea di mosaico conserva le trasparenze, la resa della luce. Si legge in esse il movimento, la profondità, la consistenza. Tondo è l’igloo che Milo definisce casa, tonda è l’isola sulla quale trova amici e risposte. Tonda la balena che lo incoraggia al viaggio alla scoperta. Poche le curve, molte le linee rette che non ingabbiano nella staticità, tutt’altro, nell’alternarsi con la morbidezza delle curve raccontano e lo fanno deliziosamente.

Esiste un libro per ciascuno, esiste per ciascuno una percezione, esistono le parole per ciascuno, esiste per ciascuno l’amore, il luogo giusto; esiste sempre, ed è difficile perderla così come conquistarla, la libertà, per ciascuno. Milo la cerca, la trova e la tiene al caldo, protetta da una lunga sciarpa colorata.

Il pinguino che aveva freddo è una lettura che consiglio dai tre anni in su.

00000531Titolo: Il pinguino che aveva freddo
Autore: Philip Giordano
Editore: Lapis
Dati: 2016, 48 pp., 14,50 €

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I libri del 2016 che hanno reso più bello AtlantideKids

  • Il nido, di Kenneth Oppel, Jon Klassen, Rizzoli

    È un’angoscia incalzante quella che accompagna la lettura de Il Nido; angoscia che va ad agire sulle paure, che smuove le insicurezze, che insinua dubbi pericolosi e stranianti. []

  • Facciamo che, di  André Marois, Gérard Dubois – Orecchio acerbo

    “Facciamo che siamo negli anni Sessanta e nelle illustrazioni leggiamo di monellerie quotidiane messe in opera da bimbetti coi calzoncini corti, la riga a lato e le gote rosse?” []

  • Povero Winston! Pamela Duncan Edwards, Benji Davies – Edt Giralangolo
    Pamela Duncan Edwards, Benji Davies 2016, Edt Giralangolo
    Povero Winston! Pamela Duncan Edwards, Benji Davies 2016, Edt Giralangolo

    Winston è un cane, vive nei piani alti di una bella città, quelli bassi sono popolosissimi di un’operosa comunità di topi,  e ha tutti, ma tutti, i motivi per essere disperato. Su tutti ha una spina nella zampa, e averne una nella zampa, specie se piuttosto grossa, è una rogna consistente, che include: bruciore, zoppichio e visita dal veterinario. []

  • Giuseppe Pitrè, Fabian Negrin, Bianca Lazzaro Cola Pesce e altre fiabe e leggende popolari siciliane. Donzelli

    Una volta c’era in Sicilia un uomo così capace di nuotare e di stare in apnea sott’acqua a lungo che divenne fiaba e si fece leggenda. Delle sue imprese scrive un cantastorie trai più prestigiosi, Giuseppe Pitrè, delle leggende in merito tramandano le tracce vecchine, marinai, pescatori. []

  • La balenottera azzurra, Jenni Desmond – Lapis

Questo libro mi ha sorpresa. Mi aspettavo una storia e invece ho trovato una storia e un accurato saggio scientifico. L’ho letto e l’ho riletto godendomi il piacere della scoperta, toccata nelle corde più intime della mastodontica grandezza di questo mammifero grigio che il mare rende azzurro. []

  • L’estate delle cicale, Janna Carioli, Sonia Maria Luce Possentini –  Bacchilega Junior

C’è un ciliegio. Frutti profumati e rossi. Ci sono due bambini e il canto, assai dolce, delle cicale. Ci sono colori vividi senza esser netti. Prospettive che si sovrappongono; ci sono dettagli in primo piano che rubano la scena agli accidenti centrali. Ci sono gli occhi dei bambini che raccontano, quasi più delle parole, di avventure, di amicizia, del tempo. C’è una storia che finisce così: []

  • Nove braccia spalancate, Benny Lindelauf – San Paolo

Le sorelle Fing, Muulke e Jes si sono trasferite da poco in una casa piuttosto malmessa, che sorge di fianco a un cimitero e in disuso da anni. Non è il primo trasferimento che le ragazzine affrontano. Le case e i quartieri che hanno cambiato a causa di una gestione paterna superficiale degli affari sono molti, ma questa forse è la più bizzarra. []

  • Sulle tracce degli antenati. L’avventurosa storia dell’umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc –  Editoriale Scienza

C’è un bambino, Luca, che si muove con tanto di taccuino attraverso la storia dell’evoluzione e lo fa ponendo delle domande; alcune di esse molto puntuali, altre che tradiscono qualche pregiudizio o l’imprinting di una storia dell’evoluzione umana che si nutre di piccoli errori che cambiano di molto la prospettiva. Luca le proprie domande le rivolge ai diretti protagonisti: all’uomo di Neandertal, ad Ardi (l’antenato della celebre Lucy), a Lucy stessa (wow!) e a tanti altri lontani cugini. []