Creature selvatiche (e libere)

Mi sono chiesta, prima di leggere questo libro,  se davvero avessi bisogno di un’altra storia di bambine emarginate, sfortunate, abbandonate, sole. Mi sono chiesta, prima di leggere questo libro, se non mi sarei piuttosto trovata di fronte a righe che potessero far leva sulla mia empatia verso questo genere di protagoniste, che potessero muovermi alle lacrime. E sono un po’ stanca di romanzi che muovono alle lacrime.

Ho deciso che sì, che quelle braccia spalancate in copertina, quella silhouette nera, capelli al vento, piedi ben fermi  (ai piedi un gatto) non potevano che essere foriere di libertà. E ho letto. E ho fatto benissimo.

  • Perché è un libro scritto con un lessico accurato e fresco
  • Perché i personaggi sono delineati in maniera completa e mai esaustiva
  • Perché Zoe è una bambina non ingabbiabile in uno standard
  • Perché ci sono un gatto vecchio e premuroso, e saggio e scontroso come tutti i vecchi, e una cerbiatta veloce e delicata, sfuggente e albina
  • Perché non manca il mistero
  • Perché non manca la tensione narrativa
  • Perché c’è un equilibrio perfetto tra dramma e allegria
  • Perché Zoe è sicura che anche lo zio Henry la abbandonerà, e questo invece non accade
  • Perché nessuna creatura, animale o umana che sia, viene addomestica

E per altre cose che vi dirò a seguire.

Zoe è una bambina di 11 anni, ha vissuto, fino al momento in cui è morta, con la madre malata di mente, in una condizione di degrado e solitudine, soggetta ai colpi di luna della madre e dei suoi numerosi compagni. Nonostante ciò è riuscita a maturare una propria personalità piuttosto equilibrata e originale, sebbene diffidente e, comprensibilmente spigolosa.

Alla morte della madre Zoe viene affidata alle cure dello zio, famoso scultore e celebre cardiologo, Henry. Giunta a casa di Henry la ragazzina stenta ad ambientarsi, sebbene dai piccoli gesti che accompagnano la sua esitazione traspaia il desiderio profondo di farlo.  I pochi vestiti riposti nei cassetti, un vecchio coniglietto marrone senza un orecchio sul letto. Henry è il fratellastro del padre, morto in un incidente stradale.

A casa di Henry c’è un gatto, o meglio un gatto orbita attorno alla casa di Henry senza che lui se ne curi, ma il gatto tutto osserva e tutto considera; annusa il pericolo, distingue nettamente i buoni dai cattivi. E sia Henry, sia Zoe, sia Fred, sia Bessie, dal cuore fragile e dalle trapunte che sembrano quadri, sono buoni. Il rapporto tra i due, zio e nipote, si consolida e si rafforza anche delle persone amiche di cui Henry si circonda. Zoe, un po’ più sicura del suo futuro, si spinge oltre la soglia della casa, esce all’esplorazione dei dintorni. Il gatto la segue, il gatto ci racconta, ci mette in guardia, ci rassicura. Le parole di Zoe si alternano alle sue, stesso spirito acuto, stessa cauta diffidenza, stesso istinto ferino. Zoe si imbatte in persone da evitare, in persone che ne comprendono le qualità, in numerosi libri, in una cerbiatta albina che la rifugge e al contempo la attende, e in una capanna da rimettere a nuovo piena di tesori e in vecchie fotografie che faranno luce su un passato che farà bene a tutti ricordare.

Avevo anticipato altri “perché”, altri buoni motivi per leggere Creature selvatiche. Non posso dire molto altro, ho il timore di rovinare qualche sorpresa, ce ne sono molte…

  • Perché la traduzione di Anna Patrucco Becchi è equilibrata, calza a pennello
  • Perché questa è un’opera prima di un’autrice, Clay Carmichael, e sorprende e tocca

51RRdMRbdTL._SX330_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: Creature selvatiche
Autore: Clay Carmichael
Traduttore: Anna Patrucco Becchi
Editore: San Paolo
Dati: 2014, 288 pp., 18,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Biancaneve e i 77 nani

Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanègre - 2016, Edt Giralangolo

Perché 7 nani disordinati e chiassosi non bastavano, eh no! Perché non aumentare il loro numero a 77 e procurare alla povera Biancaneve, già con tanti problemi sulle spalle, un esaurimento nervoso?

Biancaneve non si smentisce: è bella, pelle candida, capelli corvini, labbra vermiglie. Ne ha già passate di ogni e si aggira ora nel bosco, in preda al terrore, con la strega cattiva alle calcagna.

biancaneve e i 77 nani1
Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanègre – 2016, Edt Giralangolo

Finalmente trova rifugio e accoglienza, perché i nani sono e rimangono gentili, nella casetta dei nani, dei 77 nani. Che ad elencarvi i nomi di tutti si esaurirebbe lo spazio della recensione, per cui vi anticipo che c’è chi per il nome trova ispirazione nel cibo (Viteltonnè credo sia insuperabile), chi attinge a toponimi celebri (e in questo contesto vince Titicaca), chi si rifà al mondo animale, chi sdrammatizza le malattie (Cimurro da un po’ non lo sentivo) e naturalmente c’è chi si tiene sul classico e quindi, ça va sans dire, Ugo.

I 77 nani offrono a Biancaneve ospitalità e protezione ma in cambio le chiedono di occuparsi della casa. Biancaneve accetta di buon grado, niente sarà peggio del sentirsi braccata. Ma l’impresa si rivela molto stressante e i nani più pasticcioni e disordinati di quanto immaginasse (e di quanto noi ricordassimo). in fila con berretti dal blu profondo fino al giallo pallido, passando per il viola e il rosso, pretendono la colazione, tutti assieme, il bucato profumato, la fiaba della buonanotte. È un turbinio di richieste!

biancaneve e i 77 nani3
Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanègre – 2016, Edt Giralangolo

La povera ragazza decide quindi di scappar via, e ripercorrere a ritroso il proprio destino, cercando la strega piuttosto che fuggirla e, una volta trovata, chiedendole non una ma ben due mele per essere sicura di sprofondare in un sonno tranquillo e beato, senza uomini, nani o principi che siano, a disturbarla!

Un inno all’indipendenza, al rispetto di sé  e alla libertà di ciascuno. Una lettura che consiglio a bambine e bambini col senso dell’umorismo dai 5 anni in su.

biancaneve e i 77 naniTitolo: Biancaneve e i 77 nani
Autore: Davide Calì, Raphaelle Barbanègre
Editore: Edt Giralangolo
Dati: 2016 (31 marzo), 36 pp., 13,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Chissà dove sta la libertà?

La prima cosa che ho pensato, leggendo Chissadove, è che fosse la storia di un genitore (nella fattispecie di un padre) e di un figlio. La storia di un papà che vede andar via verso chissà dove i suoi bambini. Tutti, tranne uno. Più fragile, forse, meno coraggioso, forse, più pigro, anche… forse. E verso quel bambino si sente nella posizione, ben radicata, di dover proteggere, di dover indirizzare, di dover guidare.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

Il padre in questione sarebbe stato, ovviamente, l’albero, il figlio un seme. Ebbene, continuerò a parlare di padri e di figli, di alberi e di semi, sebbene ritenga che la tenera, e un po’ prevaricante, dinamica instaurata tra i due si ramifichi e sbocci in tanti e diversi contesti: quello dell’amicizia, per esempio, quello della scuola.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

C’è dunque un albero, dalla chioma folta e dal tronco ben piantato chissà dove. In un posto che per quello specifico albero frondoso si chiama “casa”. Tra i suoi rami crescevano tanti semi impazienti soprattutto di crescere per poter parlare di parole bislacche e cortesi. Un giorno in cui il vento è un po’ più frizzante del solito i semi si staccano dall’albero e partono, alla ricerca di un posto in cui mettere radici. Chi con la sciarpa, chi col cappello, chi come madre natura l’ha fatto. Tutti sorridenti. Tutti, incluso uno che resta ben saldo sul suo ramo, guardando gli altri allontanarsi verso chissadove, perdendo il vento. Forse stava semplicemente pisolando in quel preciso momento del distacco, forse era un seme meditabondo,  forse era distratto, o forse non amava seguire il vento percorso da tutti gli altri. Il fatto è che il suo tergiversare induce l’albero a porsi tante domande e a darsi delle risposte non richieste, in una parola a intromettersi. Un po’ amando il fatto di non essere solo, un po’ egoisticamente, l’albero

che aveva il cuore di tenero ciliegio, e poca memoria, pensò che sarebbe stato bello avere compagnia, su quella collina deserta e gli disse: solo un giorno!

Di giorno in giorno, passa il tempo e il seme rimane, immobile, fermo. Fino a che uno sfortunato accidente pone fine agli indugi e, sciarpa o non sciarpa, calzini o scalzo (che poi i semi i piedi nemmeno li hanno), il piccolo seme parte da solo per crescere chissadove.

L’albero è fatto da linee e punti, e così i semi. Tratti leggeri che circoscrivono lo spazio bianco, lo contengono, dando luogo a immagini ariose e ricche di luce. Predominano il bianco e il nero, dunque, con venature rosse. Ma i nasi, no. Quelli, forse per lasciar intendere di futuri e intensi profumi, li conoscono tutti. Pronti ad annusarli ad uno ad uno, i colori di chissadove.

51zK9oxWlvL._SX406_BO1,204,203,200_Titolo: Chissadove
Autore: Cristiana Valentini, Philip Giordano
Editore: Zoolibri
dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Liberi tutti!

Nella schiera dei genitori iperprotettivi ci sono anch’io. Ma, per fortuna dei miei figli, vivo l’eterna lotta tra il “vai! La neve è meravigliosa! Rotoliamo! Mangiamola!” e il “uh! Non prenderanno freddo? E se scivolano?” in maniera piuttosto personale, volto la schiena alle mie incertezze: vincono gli sguardi divertiti, vince la loro, sanissima, tensione allo sperimentare, al vivere avventurosamente.

Liberi tutti!, Arianna Papini - 2015, Uovonero
Liberi tutti!, Arianna Papini – 2015, Uovonero

Ecco, leggendo “Liberi tutti!” di Arianna Papini, ho apprezzato quanto vi dirò, ma soprattutto è stato come ricevere un messaggio nella bottiglia, arrivato a me, proprio a me!, del tutto inconsapevolmente, e che io stessa mi sono ritrovata a stappare senza troppa consapevolezza. Non lo dico spesso ma questo albo per bambini è anche un albo per adulti.

Sarebbe probabilmente più logico partire dall’alternarsi di “no” e “sì” che guida tutta la lettura, ma io preferisco partire dagli sguardi, perché gli occhi di tutti i protagonisti contribuiscono a rafforzare la mia consapevolezza. La gallina, cresta ritta, petto all’infuori, sembra chiocciare sussurrando: Non vorrai per caso confermare i luoghi comuni sul mio conto?
Questo perlomeno l’ha sussurrato, in tono che non ammetteva replica, a me.

Ai bimbi questi occhi dicono, invece: “Lo facciamo? Eh?!”… Dice così lo sguardo dell’armadillo, quello del pettirosso. Quello del gatto no, perché i suoi occhi sono celati sotto alle falde di un cappello e dietro lenti scure, perché No. Il sole. Ma solo per il breve tempo di una pagina, poi si libera anche lui e raggiunge gli altri. Sono Liberi tutti!

Liberi tutti!, Arianna Papini - 2015, Uovonero
Liberi tutti!, Arianna Papini – 2015, Uovonero

Ritrovo in queste tavole di Arianna Papini lo spazio lasciato al vuoto, al bianco, che parla e si fa esso stesso libertà. Ritrovo textures e patterns raffinati che ammorbidiscono anche le gabbie, per fortuna aperte. Ritrovo una certa leggerezza da me perduta, ricordo caro e intenso della libertà della mia infanzia, vissuta senza patemi, senza controllo, per i prati, tra i rami, a scavalcare cancelli, a cadere negli stagni, per voler acchiappare le rane, e uscirne fradicia e felice. È intenso, il ricordo, perché così è libertà. E se l’abbiamo smarrita, è necessario ritrovarla. Sì. Liberi tutti!

liberi tutti copertinaTitolo: Liberi tutti!
Autore: Arianna Papini
Editore: Uovonero
Dati: 2015, 36 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

Di libri banditi, recenti polemiche e felicità

Piccolo blu e Piccolo giallo di Leo Lionni - Babalibri
Piccolo blu e Piccolo giallo di Leo Lionni – Babalibri

Mercoledì pomeriggio, mentre con Elisa, la mia bimba seienne, andavamo al nido di Roberto, il mio figlio duenne, lei mi raccontava, come sempre, le mille avventure vissute al centro estivo: abbiamo cercato topazi in una miniera e costruito un altro po’ la casa. Poi io e Sasha abbiamo inventato una canzone… E questa canzone cantava di un macellaio, un fruttivendolo, un panettiere, su una base molto celebre. Io le ho spiegato che giocare a inventare va benissimo ma che alcune canzoni non dovrebbero essere tradite, perché alcune canzoni sono fondamentali, sono importanti, con alcune canzoni non si scherza, si cantano per come sono, non diventano uno zimbello. La canzone era Bella ciao, e dopo averla cantata durante il restante tragitto e il ritorno a casa, ora è il ritornello di questi ultimi giorni.

Questa è una premessa piuttosto strambra, potrebbe sembrarlo.

Ma ieri sera passeggiando per strada Elisa ha raccontato al padre di Bella ciao, di quanto le piacesse e ha aggiunto: perché sai, papà, l’importante non è morire o vivere ma essere liberi.

Ora mi chiedo, e lo chiedo anche a voi: se una canzone così adulta e complessa come Bella ciao, lascia a una bambina di sei anni così tanto non perdendo nulla di sè, non snaturandosi, rimanendo intatta per il prossimo ascoltatore, cosa potrebbe rimanere, e quanto rimane, della lettura di un albo come Piccolo blu e piccolo giallo, o A caccia dell’orso, o Guizzino. Quanta amicizia, quanto vivace coraggio, quanta ironia, quanta solidarietà potranno ricevere i bimbi dalla lettura di libri che parlano a loro, che a loro raccontano, che con loro dialogano? E a quanto invece li costringeremmo a rinunciare se non puntassimo i piedi?

Guizzino di Leo Lionni- Babalibri
Guizzino di Leo Lionni- Babalibri

Non ho risposte, né intendo ribadire un punto di vista che è comune ai post indignati dei giorni scorsi, pongo solo domande e mi piacerebbe che qualcuno di noi fosse capace di rispondere con voce bambina, che qualcuno di noi mettesse in campo una voce limpida, una consapevolezza priva di orpelli, volta al recupero di una coscienza che sia forte, che non conosca mezze misure. Mai.

A caccia dell’orso di Michael Rosen, Helen Oxenbury - Mondadori 2013
A caccia dell’orso di Michael Rosen, Helen Oxenbury – Mondadori 2013
La lista dei libri banditi da scuole dell'infanzia e nidi da Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia
La lista dei libri banditi da scuole dell’infanzia e nidi da Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia

Ernest e Célestine. Un libro, un film, gli albi e la rivoluzione dell’amore

ernest-e-celestine-12L’amore è rivoluzionario; l’amore, quello vero non conosce paura, non si arresta dinanzi agli ostacoli, non concepisce colori o dimensioni. L’amore, quello vero, nasce con la cura, e la cura, in questo caso, è quella delle mani enormi di un orso, goffe nell’ingozzarsi di dolciumi, imbranate quando si tratta di far piano, lievi quando è il caso di suonare o di accorrere in aiuto; è delle mani minuscole di una topolina che dipinge e dipingendo dà voce ai suoi disagi (non vuol fare quello che gli altri le impongono) ai suoi sogni (liberare se stessa dalle convenzioni) e alla realtà, che non è quella che gli altri raccontano e temono.ernest-e-celestine15

L’orso è Ernest, la topolina Célestine. Entrambi nascono dagli acquerelli (e dal segno che diviene senso) di Gabrielle Vincent. La premessa necessaria è che le storie della Vincent, così come i numerosi albi della serie che dedica ad Ernest e Célestine, sono deliziose, tenera, avventurose e anticonformiste; un percorso di decostruzione allegro e sfrontato, fatto di elegantissimi acquerelli, che consiglio a tutti. Ma cosa hanno a disposizione i bimbi italiani per fraternizzare e innamorarsi di questo orso burbero e di questa topolina decisa e intraprendente? Molto, si direbbe, molto poco, direi io che per gli originali sono sempre di parte.ernest-et-celestine10

Gallucci offre un albo ispirato alla serie omonima dell’autrice belga, sostanzialmente l’albo del film, e il film stesso (uscito nel 2012 di Benjamin Renner, Vincent Patar e Stéphane Aubier); Feltrinelli ha pubblicato invece un romanzo che altro non è che la sceneggiatura del film ad opera di Pennac.

Incomincerei dal film, assolutamente da vedere tutti assieme, in famiglia. Delizioso, raffinato molto intenso, l’humus in cui si sviluppa è quello fecondo delle storie originali, la sceneggiatura è calzante e vibrante, senza forzature. Il romanzo, invece per quanto ben scritto e per quanto di Pennac, altro non è che la sceneggiatura del film. Chiamarlo romanzo mi pare eccessivo ma rimane un buon mezzo per conoscere Ernest e Célestine, appassionarsi e andare alla ricerca degli albi illustrati originali. Sebbene non vedo perché non lasciare questo compito al medium per cui era stato pensato, ovvero il film.ernest-e-celestine-07

Tutto incomincia grazie a un incidente, anzi, all’incrociarsi di due sfortune: la prima, quella di Célestine che, per imposizione della società dei topi cui appartiene, deve andare in giro la notte a rubare quanti più denti possibile (i denti servono per sostituire gli incisivi, nel momento in cui si consumano, grazie ai quali i roditori sono quello che sono). Sembrerebbe semplice, e d’altra parte quello di raccogliere i dentini è da sempre compito dei topolini; il fatto è che la raccolta avviene nel mondo “di sopra” quello degli orsi. Ebbene, Célestine di questa vita e di questo lavoro non vuol saperne, vuol fare la pittrice, e inoltre non teme gli orsi come gli altri topi e questo è uno scandalo, quindi affronta il compito con una certa leggerezza che le costa una disavventura a causa della quale finisce in un bidone della spazzatura. L’altra sfortuna è quella di Ernest che mendica e fa il clown e nel farlo fa la fame, per cui è costretto a frugare nei rifiuti. Frugando scova Célestine e assieme interrompono la catena della tradizione: Ernest dovrebbe mangiarla ma non lo fa. Purtroppo il film dura solo il tempo di un film.

Per fortuna sempre Gallucci ha pubblicato due degli albi originali (Ernest e Celestine hanno perduto Simeone Ernest e Celestine musicisti di strada) e un terzo è in arrivo, non c’è che da aspettarli tutti.

Doglands. Storia di un cane che corre nel vento

«Per la prima volta nella vita, Furgul corse sul serio. Ebbe l’impressione di poter correre per sempre. E da qualche parte, in quella folata di vento, come se un fantasma avesse bisbigliato alle orecchie della sua anima, sentì il richiamo delle Doglands. Tu sei il cane che corre nell’oscurità, disse il vento».Doglands

Furgul è un incrocio tra una campionessa e un fuorilegge, è un greyhound solo per poche pagine, si scopre invece un cane destinato a sfidare una sorte che crudelmente ha voluto nascesse in uno di peggiori posti che a un cane possa capitare: Dedbone’s Hole, un capo d’addestramento/prigionia per cani da corsa. La madre di Furgul, cosciente della sorte che attende i suoi cuccioli, gli spiega come fuggire prima che sia troppo tardi; ai cani privi di tutti i requisiti della razza, infatti, il padrone riserva una crudelissima morte. Qualcosa però va storto e Furgul si ritrova ad affrontare gli abissi di una caverna assieme alle sue sorelline. Incomincia con questi concitati fatti la storia di Furgul; una storia complessa, articolata e appassionante che è molto difficile riassumere; non le si renderebbe il giusto merito.

Improbabile anche procedere per sensazioni, perché questa è una di quelle storie in cui è molto difficile trovare due lettori che reagiscano allo stesso modo.  Mi muoverò quindi nel rassicurante campo della critica, forte del fatto che ogni opinione resta tale, anche se circostanziata.

Il volume è diviso in tre parti. Le prime due ruotano attorno a una storia che è perlopiù personale. Nella terza parte il racconto diviene corale per voci, struttura ed evoluzione. Nella prima parte ogni capitolo ha un titolo che è un luogo; a leggerne di seguito i titoli è come intuire il percorso che segue la storia: Il campo è il luogo della sofferenza e della prigionia; lo scatolone quello della paura e della claustrofobica certezza del pericolo; La caverna è un luogo di terrore ma anche mistico; dentro di essa si svolgono morte e salvezza, coraggio e rivelazione; Il fiume è la turbolenta strada che trascina verso un futuro altro e sconosciuto, forse libero.

La consistente parte centrale apre lo sguardo su numerosi protagonisti, animali e non, per, infine, concludersi in una fase che è concitata molto più di quanto ci si aspetti per una finale.

Ogni personaggio ha una propria personalità sebbene alcuni di essi risentano dell’eccessiva caratterizzazione che, da una parte iniziale in cui sono certamente interessanti, passano a un’esasperata dovizia di accadimenti da ridurli a macchiette non originali (penso soprattutto a Skyver, cagnetto spelacchiato, pulcioso, vile ma fedele ai propri amici al contempo, che mal cela la propria paura dietro escamotage e battute). Molto più riuscito e combattuto il quadro che Willocks fa di Dervla, pastore tedesco femmina che accorda alla forza e al coraggio della propria razza l’insicurezza e l’instabilità causata dalla crudeltà degli uomini. E qui tocchiamo il punto assai dolente di questo bel romanzo d’avventura, di questa epopea canina che tanto, e positivamente, ricorda La collina dei conigli o La fattoria degli animali. Non mi sono mai piaciute, infatti, le qualità ottenute per contrapposizione: non credo fosse necessario attribuire a tutti i protagonisti umani (tranne la Jodi, troppo perfetta per essere vera, e infatti capace di comunicare con i cani, quindi con un animo canino più che umano) vizi, affinché quelli animali godano delle virtù. Mi sembra troppo semplice e ritengo che sia una soluzione che svilisce una complessità strutturale invece molto solida ed entusiasmante. Ho avuto solo un tentennamento durante la lettura che ho superato però agevolmente: alcuni luoghi comuni (che i centri commerciali siano covi in cui si rintanano i mali della società, per esempio) stonano sulle labbra, o musi che dir si voglia, di questi cani che sminuiscono il loro fascino ferino per perdersi in banali considerazioni tutte umane.

Molto coinvolgenti, e anche solo per queste ragioni non rinuncerei alla lettura di questo romanzo, sono invece le pagine in cui il racconto del mito insinua interrogativi e infonde speranza e tutti i momenti (e sono numerosi) in cui Furgul si trova suo malgrado a essere lacerato da domande, paure, incertezze; esse giustificano la costruzione di un carattere e di una storia sfaccettata, mai scontata, con lati bui che illuminano la chiarezza della generosità, dell’amicizia, dell’amore.

doglandsTitolo: Doglands. Storia di un cane che corre nel vento
Autore: Tim Willocks
Editore: Sonda
Dati: 2012, 224 pp., 14,00 €

 

L’uomo d’acqua e la sua fontana

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Accadde un giorno che qualcuno dimenticò il rubinetto aperto non tornando più a casa e goccia dopo goccia, l’acqua, invece di trovare una via di fuga e gocciolare negli appartamenti altrui suscitando varie liti condominiali, a forza di rimbalzare e scivolare, prese forma di uomo. Anzi, divenne proprio un uomo in idrogeno e ossigeno, trasparente, cristallino e luminescente, che infila la porta ed esce, incontrando persone, più o meno ostili, scivolando nei tombini per poi ricomporsi goccia a goccia, dissetando gli assetati, annaffiando i fiori con delicatezza e gentilezza, fino a quando il richiamo della sua vera natura lo indurrà a tornare ad essa.

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Surreale, vero? Sì, surreale ma anche piuttosto poetica la storia, di Ivo Rosati, così come le illustrazioni di Gabriel Pacheco che tradiscono le origini da sceneggiatore dell’autore che traduce in quadri scenici ogni azione di questo uomo d’acqua blu e ben si prestano alla resa in video (in coda a questo articolo quello realizzato da Zoolibri), così come alla lettura narrata. Grigio, ocra, piuttosto scuro e in ombra è il mondo che circonda l’uomo d’acqua sempre in un azzurro brillante illuminato da tocchi di bianco. Plastici i protagonisti, in movimento, scorrono sempre tra le pagine lievemente anche quando brandiscono bastoni da passeggio, spazzoloni o ombrelli.

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Oltre che surreale Pachenco si muove liquidamente ed è naturalmente a proprio agio, sguazza direi, nello stile lirico, laddove alle leggi fisiche delle cose si intreccia qualche eccezione che da reali le rende sognanti, poetiche, appunto.

L'uomo d'acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco - Zoolibri, 2013
L’uomo d’acqua e la sua fontana, Gabriel Pacheco – Zoolibri, 2013

Consiglio L’uomo d’acqua e la sua fontana (perché ognuno ha bisogno del proprio luogo, che sia una casa, che sia un cantuccio, che sia una fontana di pietra) per l’intensità e la leggerezza della storia, dissetante e impalpabile, fresca e sfuggente; e ne consiglio, vivamente, la lettura anche ai bimbi molto piccoli, che dell’uomo d’acqua apprezzeranno appieno i semplici accidenti.

copTitolo: L’uomo d’acqua e la sua fontana
Autore: Ivo Rosati, Gabriel Pacheco
Editore: Zoolibri
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

The Memory of Fountain (L’uomo d’acqua e la sua Fontana) from earth design works on Vimeo.

Il ballerino del silenzio

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Nel leggere Il Ballerino del silenzio sembra di essere a teatro, in piedi, a omaggiare di stima ed entusiasmo un ballerino lieve; sembra di essere tra le poltroncine di velluto rosso a lanciare fiori assieme agli spettatori dal volto plastico, sculture levigate col dono del movimento che appare filmico. Tutto in questo albo sembra in movimento, ad incominciare dal protagonista danzante. Ma anche le case, le ombre, le luci, il cielo.

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Il testo di Ivo Rosati, così come le illustrazioni di Irma Gruenholz, il testo assieme alle illustrazioni, direi meglio, costruisce una storia che danza e suona nonostante il ballerino danzi il silenzio e solo il silenzio. Tra le pagine si scorgono indizi leggeri di un’identità misteriosa capace di creare un’aura di mistero e fascino che ha un sentore ferino. La storia è intensa e ricca di risvolti, molto coinvolgente e lirica, come fosse tutta tesa a costruire la strada e il percorso verso un climax che si frammenta in più parti fino a un finale sperato, forse atteso, però illuminante che regala, assieme, commozione e sorrisi.

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Non esiste una notte che sia uguale all’altra. Ci sono notti in cui le stelle si nascondono dietro alle nuvole, o in cui la luna è luminosa e piena; ci sono notti in cui le strade si popolano di passanti, altre deserte. Notti luminose di stelle o di lampioni. Ci sono le notti silenziose il cui silenzio si popola di piccoli rumori, suoni ovattati e lievi, pianti di bambini, canti di donne. Qualcuno il silenzio lo rompe, altri lo sciupano, altri ancora lo ricercano e in esso danzano.

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Consiglio questo albo ai bimbi amati delle storie poetiche e alla ricerca di sé stessi o già fedeli alla propria identità.

book880il-ballerino-del-silenzio-coverTitolo: Il Ballerino del silenzio
Autore: Ivo Rosati, Irma Gruenholz
Editore: Zoolibri
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Il ballerino del Silenzio from delicatessen on Vimeo.