I treni della felicità e una nave di nome Mexique

Tre in tutto di Isabella Labate e Davide Calì - 2018, Orecchio acerbo

Tra il 1945 e il 1952 settantamila bambini del sud Italia vennero accolti da famiglie del nord per essere accuditi, sfamati, perché avessero le cure necessarie all’infanzia che il fascismo e la guerra avevano distrutto.

L’iniziativa si deve all’Unione Donne Italiane, che compì in pochissimo tempo, nell’arco di un paio di mesi, un’impresa che a stento si riuscirebbe a progettare con tutti gli strumenti di cui si è dotati nel nostro contemporaneo. Eppure, allora, da Roma, dalla Ciociaria, da Cassino e Napoli, e dalla Puglia partirono i treni della felicità, che portarono i bambini al nord, dove c’erano ad attenderli centinaia di famiglie di contadini, operai, impiegati, che li salvarono da un destino di fame, povertà, malattia.

Tre in tutto è Finalista Premio ORBIL 2019 sezione albi illustrati.


Il 27 maggio 1937, salpò da Bordeaux, in Francia, il Mexique, diretto in Messico. A bordo 456 bambini, tutti figli di repubblicani spagnoli. Per tre o quattro mesi, questo era il piano: allontanare i bambini dalla guerra per poi riabbracciarli al suo termine.

Sbarcarono a giugno a Veracrux, da lì in poi, diventarono “i bambini di Morelia”, luogo in cui furono accolti in un esilio che si rivelò definitivo. Nessuno dei bambini tornò mai in Spagna, se non qualcuno, da adulto. Il governo messicano se ne prese cura fino al 1948, da allora, furono abbandonati al proprio destino.


Tre in tutto, con le illustrazioni di Isabella Labate e il testo di Davide Calì, racconta una storia vera, dunque, e lo fa per mezzo della voce di un bambino, che assieme alla guerra, sentita più che vissuta, riporta un guazzabuglio di emozioni, di smarrimento, paura, gioia, mancanza, affetto, accoglienza; e fame.

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Le illustrazioni in grafite hanno il dono di raccontare una storia che è sempre in viaggio. Il tratto neorealista conduce per mano al cinema e di quel cinema ricorda la realtà, una realtà fatta di movimento: si spostano e viaggiano i bambini, si muovono impauriti e smarriti per sfuggire alla vasca da bagno; si muovono le mani operose delle mamme, delle zie, dei nonni che impastano, versano, infornano il pane, sul quale i bambini (il bambino che narra assieme a suo fratello) segnano con un ‘W’ per riconoscerlo.

Io e mio fratello facevamo la W che avevamo visto tante volte nelle scritte sui muri che dicevano W i partigiani.

Tre in tutto di Isabella Labate e Davide Calì - 2018, Orecchio acerbo
Tre in tutto di Isabella Labate e Davide Calì – 2018, Orecchio acerbo

E poi ritornano, alle loro case, dove ad aspettarli non trovano quattro pasti al giorno, o la cioccolata calda; li accoglie una miseria che avevano dimenticato, ma lo stesso affetto e la stessa forza che li aveva condotti, a costo della separazione e della lontananza, con coraggio e fiducia verso altre case, altre famiglie. Ecco, Tre in tutto, è, più di ogni altra cosa, una storia di coraggio e fiducia.  Che ci siano stati davvero da una parte e dall’altra, questa consapevolezza, sortisce lo stesso effetto, accogliente, di un abbraccio.


Una nave di nome Mexique, di Maria José Ferrada e Ana Penyas, scioglie invece quell’abbraccio, e lascia nella schiena un senso di amarezza.

una storia vera avvenuta molti anni fa che però ci parla della solitudine, della tristezza e della paura di chi affronta un viaggio, lasciando la propria terra e la propria famiglia con una speranza in tasca, quella di trovare un posto sicuro, e poi riabbracciare i propri cari, e invece non può far altro che sopravvivere.

Una nave di nome Mexique di Maria José Ferrada e Ana Penyas
Una nave di nome Mexique di Maria José Ferrada e Ana Penyas – 2019, Edizioni Clichy

A raccontarla la voce di una bambina, lei in tasca ha una canzone. Sbocciano come i fiori tra i bambini della nave, dice, le canzoni, portano consolazione e sostegno. Parla di Repubblica. Si chiede cosa sia, e la assimila a un essere che sopra ogni altra cosa è libero.

Che cos’è la Repubblica?
La Repubblica è un casa.
La Repubblica è un pugno che si alza. Un uccello.

Le illustrazioni si basano sulle foto dei “bambini di Morelia” e della nave che li portò in Messico. I volti dei bambini le ricordano e ne comunicano la tensione, la paura. Sembrano ritagliati, quegli sguardi, e incollati in un contesto, su una Storia, che non riconoscono e che li smarrisce. Ho desiderato per loro un finale diverso, senza fare i conti con la realtà.

tre_in_tutto_1.jpgTitolo: Tre in tutto
Autore: Isabella Labate e Davide Calì
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 36 pp. 15,00 €

 

9788867995998_0_0_531_75.jpgTitolo: Una nave di nome Mexique
Autore: di Maria José Ferrada e Ana Penyas
Editore: Edizioni Clichy
Dati: 2019, 32 pp. 17,00 €

È tempo di andare

Tra i rami di una quercia, che si intuisce secolare, sono sistemate delle cornici coi ritratti di una bambina e una civetta. Sembrano nidi. Con un mise en abyme perfetto, in una  di esse appare ritratta una civetta, ancora pulcino, appollaiata su di una quercia bonsai, dritta e fiera come se il momento immortalato fosse solenne. In effetti, alle sue spalle, una bambina srotola un nastro, che, nella cornice successiva, è ben annodato attorno al collo dell’uccello.

<em>È tempo di andare </em> di Kim Sena - 2019, Orecchio acerbo
È tempo di andare di Kim Sena – 2019, Orecchio acerbo

È tempo di andare sussurra la civetta a Mia, la bambina ormai cresciuta. Lei solleva lo sguardo dal libro che stava leggendo e lo ferma appena sotto a quello della civetta che tendendo il collo, vorrebbe incontrarlo, per dare conforto. O più fermezza alle sue parole. Si ferma lo sguardo di Mia, mentre la bambina appoggia il capo al tronco della quercia. Bambina e civetta sono circondate da anemoni, fiori primaverili e fragili dal cuore viola, blu, quasi nero, su cui soffiano e indugiano Zefiro e Borea rendendoli effimeri, concedendo loro vita breve. Tiepido Zefiro, e morbido, come potrebbe essere la carezza di una piuma, freddo Borea, come potrebbe essere il piglio di una pantera, in attesa, paziente.

È tempo di andare di Kim Sena - 2019, Orecchio acerbo
È tempo di andare di Kim Sena – 2019, Orecchio acerbo

È tempo di andare sì, ma perché?  Mia è incredula, perplessa. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto salutare la sua amica ma non riesce a capacitarsi dell’ora, dell’adesso, del tornare all’improvviso da dove si è arrivati. Tornano allora sul luogo del loro primo incontro, ripercorrono i ricordi della loro vita assieme. Poi il cielo si tinge di rosa e uccelli lo solcano ad ali spiegate. Forse Lucy, la civetta, andrà nella stessa direzione. Il tramonto tinge tutto di un arancio morbido che inonda anche i petali delle peonie che regali e tuttavia lievi sostengono Mia, curano il suo dolore rendendo il ricordo immortale, mentre bambina e civetta si fondono l’una nel volto dell’altra, l’una nei pensieri dell’altra.

<em>È tempo di andare </em> di Kim Sena - 2019, Orecchio acerbo
È tempo di andare di Kim Sena – 2019, Orecchio acerbo

La luna è ormai alta in cielo, Mia e Lucy socchiudono gli occhi e immaginano. In primo piano delle splendide foglie di hosta dal verde venato di bianco. Sono piante che non temono le intemperie, per prima la lontananza, che perdono con naturalezza anche tutte le foglie ma conservano vivi e fertili i rizomi per poi rinvigorirsi, tornare, ancora.

Per Lucy è tempo di andare. Un abbraccio in silenzio, il nastro rosso sciolto, e tenui fiori d’ortensia a far da corolla al distacco.

Kim Sena, ancora una volta, con le sue illustrazioni a matita raggiunge il contesto impalpabile del sogno. La poesia surreale dell’amicizia, della forza, del ricordo.

On line, sul blog di Kim Sena, ho trovato una tavola, I see you.  Non so se sia parte di un nuovo libro, se sia invece un’opera a sé stante ma non posso non chiedermi: che non sia Mia la ragazza, ormai adulta, con in mano il nastro che, pur essendo sciolto lega assieme chi resta e chi va via? Sotto la luna, non più piena, che non sia Lucy, di ritorno, come sperato?

I see you di Kim Sena
I see you di Kim Sena

E tempo di andare_coverTitolo: È tempo di andare
Autore: Kim Sena
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019,44 pp., € 15,00

Il viaggio della mamma

Capita piuttosto spesso che la mamma debba assentarsi qualche giorno per lavoro. La sua mancanza è forte e si percepisce anche con il naso (se poi si è degli elefanti a maggior ragione), si percepisce con le orecchie (e anche in questo con le orecchie belle grandi che si ritrovano, gli elefanti hanno una marcia in più), si percepisce con la vista. In casa non si sente più profumo di fiori, una volta che la mamma è partita; la voce del papà, mentre legge la storia della buonanotte, è più bassa rispetto a quella della mamma; la stanza sembra più grande, più vuota, fa un po’ paura.

il viaggio della mamma2
il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Al nostro rientro, la casa è silenziosa
e non profuma di fiori.
La sera, papà mi legge una storia prima di dormire.
La sua voce è più bassa di quella della mamma.

Però, quando la mamma non c’è, nasini e proboscidi sentono altri odori, magari non di fiori ma di piedi scalzi, di cioccolata; quando la mamma non c’è la stanza si riempie di oggetti e di un disordine che è pigro e allegro, il cibo è più piccante, la musica suona ad alto volume.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Non è semplice rendere con penna e colori il distacco e la mancanza. Non è semplice rendere quella mistura di nostalgia e spensieratezza di cui sono fatti i giorni in cui la mamma è lontana, ma poi torna. Forse è proprio il “ma poi torna” la parte più delicata e profonda. Io ritengo che Mariana Ruiz Johnson sia riuscita a farlo con molta leggerezza, con dolcezza. Il testo recita la parte della spensieratezza, la interpreta con un lessico brioso, con sospensioni che fanno sorridere

La casa non profuma di fiori ma di piedi scalzi,
di cioccolata calda e di molte altre cose.

Le illustrazioni, quella nostalgia nutrita di attesa, la interpretano con soggetti dalle espressioni distese, su quadri scenici dai colori tenui e densi al contempo.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

L’insieme fa la forza di questo albo delicato che illustra efficacemente il rapporto tra genitori e figli senza scivolare negli stereotipi, senza essere stucchevole, che consiglio per bimbe e bimbi dai 3 ai 5 anni.

il viaggio della mammaTitolo: Il viaggio della mamma
Autore: Mariana Ruiz Johnson
Traduttore: Elena Rolla
Editore: Kalandraka
Dati: 2016, 28 pp., 14,00 €

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Un anno nella giungla della guerra

Sembra lontana, la guerra. Il Vietnam, sembra lontano. Anche per Suzy (Suzanne Collins), che non ha nemmeno idea di dove sia.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Suzy è una bimbetta che ancora non sa leggere il corsivo, ha due sorelle e un fratello, tutti più grandi di lei; ha un gatto bianco e nero, Rascal, gli occhi blu e i capelli rossi. In famiglia tutti hanno gli occhi azzurri, tranne Joanie che ha gli occhi marroni come il papà. A Suzy il papà legge spesso una storia, che è una poesia, di Ogden Nash; la storia ha come protagonista il drago Custard, che “Anche se a volte ha paura, è il più coraggioso di tutti: per questo è speciale”.

Un giorno, di punto in bianco, il papà di Suzy deve partire; starà via un anno, andrà in Vietnam a fare una cosa che chiamano guerra. Ma Suzy, lo dicevamo, non sa cosa sia la guerra, non sa dove sia il Vietnam, non sa nemmeno quanto sia lungo un anno. La bimba è smarrita, si sente confusa, fino a quando non trova un appiglio: sente dire che il papà andrà nella giungla. Suzy sa benissimo che cosa sia una giungla! Le avventure del suo cartone animato preferito si svolgono tutte lì! Allora prende a immaginare il papà in posti esotici e popolati da animali selvaggi. Con Rascal, il gatto, vola in Vietnam e lo immagina come un posto bellissimo.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Però l’inquietudine resta e si traduce in un attaccamento alla mamma che va tenuta d’occhio costantemente… ché non voglia partire anche lei per la giungla!

Il papà di Suzy invia cartoline, e Suzy è felice, ma quando gli adulti le chiedono dove sia suo padre si incupiscono nel sapere che è in Vietnam. E l’inquietudine diventa preoccupazione. E le tavole illustrate di James Proimos, quando la bimba immagina il Vietnam, diventano sempre più cupe. Il tempo passa e arriva la neve e con la neve una cartolina d’auguri per il compleanno di Suzy, che però è nata in estate. Il papà si è confuso. La giungla è un posto molto complicato in cui sopravvivere, specie se è la giungla di una guerra: gli elefanti diventano carri armati, i serpenti lanciano a mo’ di fionda bombe animate con un orrendo ghigno al posto delle labbra, gli ippopotami si trasformano in elicotteri, attorno tutto è grigio. Infine la bimba vede il telegiornale e prende atto della morte, della violenza. E l’inquietudine che era divenuta preoccupazione si trasforma in paura. Non ci sono più animali, nemmeno a forma di carro armato, nella giungla della fantasia di Suzy, mentre piange chiusa nell’armadio: lei e il gatto Rascal scappano da fucili, esplosioni, gas venefici.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Infine il papà di Suzy torna. Ha gli occhi marroni, come sempre, ma velati; è magro, stanco. È a casa ma allo stesso tempo è ancora in Vietnam, ma per poco; per fortuna torna, dà una carezza a Rascal e riprende a raccontare storie di draghi coraggiosi che hanno un po’ paura, e per questo sono davvero, davvero speciali.

La storia di Suzy è autobiografica, l’autrice, Suzanne Collins (autrice della fortunata saga Hunger Games) ha vissuto l’esperienza sulla propria pelle di bambina e la racconta con intensità e semplicità, esattamente come farebbe una bambina alle sue più intime amiche. Probabilmente per questo la guerra sembra così vicina, il dolore e lo smarrimento così partecipi. Le illustrazioni di James Proimos sono eccellenti e rendono con delicata sapienza l’inquietudine della protagonista, rappresentando sentimenti universali della storia dell’umanità.

copertinaTitolo: Un anno nella giungla
Autore: Suzanne Collins
Illustratore: J. Proimos
Editore: Mondadori
Dati: 2014, 38 pp., 10,00 €

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