10, 100, 1000 Pinocchio!

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Una premessa: non sono affatto un estimatore del cinema di Enzo D’Alò. Se da un lato dei suoi film ho spesso apprezzato la scelta del soggetto e la qualità delle illustrazioni, dall’altro ho sempre giudicato mediocri o non di mio gusto (per non dire disastrose) tutte le altre componenti dei suoi film. Sceneggiature e adattamenti, dialoghi, animazione, regia, musiche, doppiaggio: da La freccia azzurra Momo passando anche per La gabbianella e il gatto, i film di D’Alò per me sono sempre stati deludenti o addirittura fastidiosi e non sono neanche riusciti a catturare l’interesse di mia figlia (quattro anni). Non è stato così per questo Pinocchio che invece ha completamente convinto e conquistato entrambi, entrando di diritto tra i migliori adattamenti del capolavoro di Collodi che io abbia potuto vedere.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Se prima di entrare in sala non mi sarei mai sognato di poter mettere a confronto un film di D’Alò con uno dei più grandi classici di Walt Disney  (forse il mio preferito) adesso sono io il primo a meravigliarmi ad affermare che questo Pinocchio non impallidisce troppo di fronte al mostro sacro disneiano. Naturalmente si tratta di due adattamenti molto diversi, per certi versi imparagonabili: D’Alò infatti fa una riduzione molto più fedele dell’originale di Collodi rispetto al classico Disney che lo riscriveva totalmente. Subito dopo la visione è scattato con mia figlia il gioco delle differenze: se in una delle versioni che conosce è la fata turchina a dare la vita al burattino, in un’altra il ceppo di legno era già vivo dall’inizio, se in una  Mangiafuoco è cattivo, in un’altra regala a Pinocchio le monete d’oro, se in una versione recentemente vista a teatro non c’era la balena in quella vista al cinema il Grillo Parlante fa solo una fugace comparsa. Un ottimo spunto per poterle spiegare cosa sia una storia e cosa significhi raccontarla.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Torniamo al film. Per D’Alò questo Pinocchio è un progetto che viene da molto lontano, sogno del cassetto da oltre 10 anni durante i quali evidentemente ha avuto modo di trovare spunti e idee davvero originali e convincenti il cui comune denominatore è la leggerezza, cifra stilistica dell’autore napoletano. In una sceneggiatura davvero molto ben costruita (di D’Alò e Umberto Marino) svetta a parer mio lo sviluppo dei personaggi, da un lato rispettoso dall’altro innovativo: penso in particolare a Geppetto, papà anziano con lo sguardo ancora bambino, e alla Fata turchina al contempo dolce e inquietante, forse la migliore trasposizione dell’originale collodiano che abbia avuto modo di vedere. L’altro punto di forza del film è rappresentato da illustrazioni e animazione, questa volta davvero di livello assoluto grazie a un lavoro eccelso di Lorenzo Mattotti, il quale più volte in passato si era confrontato con il burattino/bambino che interpreta pienamente (e sullo schermo è evidente) la qualità del cambiamento e della metamorfosi sempre presente nelle tavole dell’illustratore. Indimenticabile l’euforia caotica e pittorica del Paese dei Balocchi, traboccante di colori e ipnotica: andrei a rivedere il film anche solo per godere di quei minuti.
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Anche le musiche, curate dal compianto Lucio Dalla, sono questa volta un bel valore aggiunto per il film (non ci erano assolutamente piaciute quelle dei precedenti film di D’Alò). Davvero un bel film, chapeau Enzo D’Alò!
PS: del regista napoletano vi segnaliamo anche la serie animata Pipì pupù e Rosmarina (o “Alla ricerca del Mapà”, sceneggiata da Vincenzo Cerami) che di tanto in tanto va in onda sul canale Rai YoYo. [Massimo Basile]
.
locandinaPinocchio, un film di Enzo D’Alò.
Animazione, durata 84 min. – Italia 2013

Buia la fiaba, nero il colore

Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti - 2009, Orecchio acerbo
Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti – 2009, Orecchio acerbo

Si apre con un’inquietante illustrazione a doppia pagina, in cui il bianco del bianco e nero non serve ad altro se non a sottolineare la densa inquietudine che innerva tutta la storia di nsel e Gretel, questo splendido albo (che è anche una galleria di dipinti) edito da Orecchio Acerbo.

Pennellate ampie e sconnesse, certamente in linea con un disegno mentale e allegorico ben congegnato, si fluidificano in un fiume di nero che lascia al bianco solo il tempo di disvelare un sentiero che diventa (a ben guardare o grazie alla suggestione) un volto deforme e sorridente di un sorriso che si allarga fino a varcarne i confini e tornare a diventare ancora una stradina nel sottobosco fitto che, materno, pare ben disposto ad accogliere i bambini abbandonati dai genitori.

Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti - 2009, Orecchio acerbo
Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti – 2009, Orecchio acerbo

Lorenzo Mattotti, maestro del colore, sceglie il nero per rendere tutti i momenti di questa fiaba crudele e magnifica i cui orrori sono talmente tali e tanti da passare per consuetudini ammesse e obbligate.

La casina di zucchero e marzapane che, ripescando nella memoria, ricordo glassata di lusinghe rosa, candita di soffici sbuffi color panna, mi sorprende ora e m’attrae irresistibilmente nella sua veste nera, specchio buio della sua orrorifica sostanza.

I due poveri bambini, come me, ne sentono il profumo e non gli resistono, s’avvicinano e “rodi, rodi, mordicchia, la casina chi rosicchia?”

Lusinghiera e ingannevole come certa televisione, ingabbia, indora e indottrina: è troppo difficile allontanarsi da tanta lucente dolcezza, ma la strega, così abilmente mascherata da vecchina accogliente e premurosa, non tarderà a rivelarsi il mostro orrido e malvagio che in realtà è.

E allora il nero aiuta e soccorre: se da un lato tocca nervi scoperti e rende manifesti e palpabili i momenti di terrore vissuti dai due bambini, dall’altro mette al sicuro e ripara dallo sguardo miope della vecchia il piano di fuga e rivalsa della bimba; così come aveva protetto i due fratellini nel buio della loro stanza quando cercavano di congegnare un piano per difendersi dall’egoismo e dalla pavida trascuratezza dei genitori.

Buio è il momento del dramma, buio è l’abbandono, buia la mente offuscata della matrigna, buia la paura: una paura in bianco e nero che richiama l’inferno di Dante inciso da Doré in un nero catrame di marcescenza che qui diviene dolce liquirizia.

Un albo elegante, prezioso e raffinato, in un formato importante e snello. Un pezzo d’arte che ben ripaga il valore di una delle più riuscite (e attuali) fiabe di sempre.

Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti - 2009, Orecchio acerbo
Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti – 2009, Orecchio acerbo

88-hansel-e-gretelTitolo: Hänsel e Gretel
Autore: Jacob e Wilhelm Grimm con le
illustrazioni di Lorenzo Mattotti
Dati: 2009, pp. 48, ill.,€ 20,00

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Hansel e Gretel illustrato da Lorenzo Mattotti si è aggiudicato il Premio Andersen 2010 quale miglior albo illustrato “per essere un albo illustrato veramente “per tutti”, di splendida, originalissima e vigorosa fattura. Per la capacità di ritornare al fondo antico e tragico delle fiabe, alle loro remote origini di “catalogo dei destini”. Per le continue emozioni e sorprese che ci colgono nell’inesauribile gioco del guardare le figure”.