Processo al lupo

Processo al lupo, di Stéphane Henrich - 2019 Biancoenero

Un lupo, Bernado di nome e Lupo di cognome, è accusato di aver mangiato un agnello. Che poi equivale ad averlo ucciso, perché pochi agnelli, qualche nonna e una Cappuccetto Rosso, sopravvivono all’apparato digerente di un lupo, quindi, il lupo Bernardo Lupo ha ucciso un agnello allo scopo di mangiarlo, peraltro crudo.
L’imputato Bernardo Lupo, mani mestamente abbandonate senza forza sul grembo e sguardo contrito e basso, ammette di aver commesso il delitto. Ma l’avvocato difensore Bulldog, carnivoro dal brillante curriculum e dal portamento ieratico, chiede le circostanze attenuanti.

Processo al lupo, di Stéphane Henrich - 2019 Biancoenero
Processo al lupo, di Stéphane Henrich – 2019 Biancoenero

Bene, le circostante attenuanti; vale a dire sì, l’ha mangiato ma non era nelle sue intenzioni farlo… esse possono far leva sulla madre dell’accusato, La signora Susanna Lupo, ma solleverebbero dall’angoscia gli astanti erbivori, atterriti dal solo immaginare il fattaccio? E cosa ne pensa l’avvocato dell’accusa, esimio De Capris?

Come in ogni processo che si rispetti l’aula del Tribunale incute timore reverenziale ed è arredata di tutto punto con protagonisti perfetti per l’occasione: il perito, un asino dalla giacchetta a quadri, ha l’aspetto dimesso e ordinario del perito come da immaginario da telefilm statunitense, e i due tutori dell’ordine, come nel migliore dei polizieschi, ben assortiti, attento e vigile uno, annoiato e indifferente l’altro.

Il giudice, un maiale dai toni perentori e martelletto in mano, si contrappone al suo simile selvatico, Sasha Cinghiale, che, probabilmente forte delle sue zanne suine, non si fa remore nel puntualizzare, mancando l’obiettivo di difendere il vicino di casa Lupo e irritando il Signor Giudice. Si susseguono i testimoni, sebbene alcuni rigettati dalla corte (come si potrebbe prendere sul serio la testimonianza oculare di una talpa?), e come in ogni processo che si rispetti, considerato quanto siano intasate le aule dei tribunali, il verdetto viene emesso senza troppo tergiversare.

Questo albo illustrato, passato un po’ in sordina tra gli scaffali delle librerie, merita più di una lettura e restituisce al lettore una generosità di contenuti divertenti, ironici, realistici e iperrealistici che, assieme alle illustrazioni ad inchiostro e acquerello affrontano senza molti fronzoli la questione spinosa del confine tra la legittimità delle azioni compiute per istinto (argomento che regge però se i responsabili sono lupi o volpi) e la capacità, tutta umana, di soppesare con coscienza le conseguenze delle proprie azioni e la ricaduta che quest’ultime potrebbero avere sull’esistenza altrui. Attutita dalle sembianze animali, la Giustizia e il suo corso appaiono molto più comprensibili di quanto esse effettivamente siano e i punti di vista, così ben espressi sia dal testo, puntuale e diretto, che dalle illustrazioni, sollevano più di un dubbio in diverse direzioni.

Cover_processoallupoTitolo: Processo al lupo
Autore: Stéphane Henrich
Editore: Biancoenero
Dati: 2019, 38 pp., € 13,90

Il lupo non verrà

81rIOwfVJwLLa copertina di questo albo illustrato racconta tutto, esasperando la quantità di informazioni che già fossero la metà sarebbe sufficiente. Puramente espressionista l’immagine ci racconta di un coniglietto solo e indifeso nel suo lettino, terrorizzato da un’ombra piuttosto netta che si staglia sul pavimento e ai piedi del letto: un lupo, minaccioso, ferino, incombente. È notte, le tende sono chiuse… Interviene il titolo a sviare le nostre certezze, Il lupo non verrà. A meno che non si legga prima il titolo e poi lo sguardo scenda sull’illustrazione di copertina, come forse è più naturale. Allora che Il lupo non verrà diviene una flebile e vana illusione, tutto considerato.

– Dormi, leprottina mia.
– Sei sicura che il lupo non verrà?
– Sicurissima.
– Come fai a essere così sicura?

Mamma lepre rimbocca le coperte alla sua piccolina, alla quale non basta la risposta apparentemente non impugnabile della madre che vede tutti i lupi spacciati sotto al fuoco dei cacciatori. La leprottina parte essa stessa con un fuoco dal ritmo sostenuto di obiezioni, accompagnate da risposte ferme, che cercano di ricondurre anche le più pressanti alla realtà dei fatti: il lupo non verrà.

Il lupo non verrà, di Myriam Ouyessad, Ronan Badel - 2019, Lo editions
Il lupo non verrà, di Myriam Ouyessad, Ronan Badel – 2019, Lo editions

Nel momento in cui la leprottina da il via alla danza del botta e risposta parte anche l’alternarsi di un contesto sicuro, racchiuso tra le pareti di una stanza accogliente nella pagina di sinistra, a un ambiente selvaggio, una pagina piena, a destra, dalla quale parte il lupo, per avvicinarsi domanda dopo domanda, sempre di più, in maniera sempre più rocambolesca e minacciosa, alla casa della piccina.

La tensione della storia sale e sale, per poi sciogliersi in maniera inattesa nel suo concludersi. Finale a sorpresa del quale si percepisce sentore quando le domande si esauriscono e con esse l’alternarsi visivo al cui ritmo ci eravamo piacevolmente abituati.

Il lupo non verrà, di Myriam Ouyessad, Ronan Badel - 2019, Lo editions
Il lupo non verrà, di Myriam Ouyessad, Ronan Badel – 2019, Lo editions

Amo moltissimo le storie che sembrano andare in una direzione e invece ne prendono tutt’altra, sorprendendo, divertendo. E anche quelle che ingannano l’occhio e instradano nella direzione più naturale, usando espedienti semplici, come una sedia sulla quale appoggiare i vestiti prima di andare a dormire, aggiungendo elementi e stratificando i piani della narrazione, che non tradisce l’ineffabile logica dell’infanzia e la premia con dolci, dolcissimi abbracci.

Il lupo non verràTitolo: Il lupo non verrà
Autore: Myriam Ouyessad, Ronan Badel (trad. Paola Gallerani)
Editore: Lo editions
Dati: 2019, 32 pp., 14,00 €

La cena di Natale

Parto dalla conclusione, cioè da quella piccola punta di disgusto al pensiero di consumare una donnola farcita per la cena di Natale laddove, in quel ghigno sardonico della tacchina, per le cui sorti tanta trepidazione m’aveva accompagnata, si risolve e scioglie ogni dubbio: un tacchino sulla tavola di Natale (a meno che non si sia vegetariani) ci sta proprio bene!

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Ingannatrice, manipolatrice, sarcastica e giudicante, la tacchina, con la quale all’inizio la sorte non era stata molto magnanima, gestisce e guida ogni evento; L’unico sguardo sgomento lo si coglie in quell’attimo di stupore che in apertura della storia le fa pensare: accidenti! Proprio me? quando la volpe tra tutte sceglie di rapire lei, Cesarina, per la cena di Natale.

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Dal momento in cui Cesarina mette la testa fuori dal sacco è tutto un puntare il dito contro il disordine, contro le pessime abitudini alimentari e l’ignoranza culinaria del terzetto che vorrebbe mangiarsela. Un lupo, anche bello grosso, una volpe, a quanto pare non molto furba, e una donnola parecchio arrendevole. Assieme a una tacchina dispotica fanno un gruppo ben assortito alla cui testa non è difficile intuire chi si porrà.

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Per quel Natale e per i Natale a venire Cesarina riesce a propinare ai tre ingenuotti tronchi farciti con foglie e bacche.

Fino a quando la donnola non sia bella grassa…

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

51bS3dpOBYL._SY404_BO1,204,203,200_Titolo: La cena di Natale
Autore: Daniel Dargent, Magali Le Huche, (Trad. Tania Spagnoli)
editore: Edizioni Clichy
Dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

Racconti della giungla. Le nuove avventure di Mowgli

Lo scorso primo aprile, nella libreria Trame di Bologna, ho ascoltato Katherine Rundell raccontare dei suoi libri. C’erano tutti nella pila dinanzi a questa autrice così solare e sorridente: Capriole sotto al temporale, Sophie sui tetti di ParigiLa ragazza dei lupi, Il Natale di Teo. Ma io ero lì per uno in particolare: Racconti della giungla. Le nuove avventure di Mowgli.

Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams - 2019 Rizzoli
Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams – 2019 Rizzoli

Katherine Rundell ha trascorso la sua infanzia in Zimbabwe, la sua famiglia viaggiava molto per luoghi selvaggi e, racconta, Il libro della giungla era il collante che teneva assieme lei, i suoi fratelli e i bambini che i genitori prendevano in affido, ed era anche l’unico modo per far scendere in casa un po’ di silenzio… Da qui l’amore per questo classico e il bisogno di continuarlo, ricordando ciò che da bambina amava ascoltare, avrebbe voluto sentire, e raccontando esattamente quello.

“Raccontami una storia” disse Mowgli.
Era una giornata piovosa sulle colline di Seoni.
La pioggia tamburellava fuori dalla caverna, tramutando in fango la terra della foresta, ma dentro era caldo e asciutto.
Il tempo perfetto per raccontare storie.

Raccontare storie è sempre un momento intimo, di connessione profonda tra chi parla, legge, e chi ascolta. Il segreto di questo libro è che se ascolti ciò che gli altri dicono, se presti attenzione alle cose che ciascuno fa, quello che avrai ascoltato resterà in te e poi tornerà a sorprenderti al momento giusto.  Grazie a quanto ascoltato e raccolto nelle avventure che precedono quella di cui è protagonista, la conclusiva, Mowgli è un bambino con qualche possibilità in più, qualche nuovo strumento da poter usare nella propria.

Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams - 2019 Rizzoli
Racconti della giungla di Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams – 2019 Rizzoli

“Le storie formano ciascuno di noi. Sono un’arma che ognuno può usare per risolvere situazioni difficili”

Scrivendo per bambini si ha l’opportunità di dire qualcosa ed essere ascoltati, ma si deve farlo con onestà, senza pudori, senza edulcorazioni. Nelle cinque storie che compongono questo libro corposo e denso,  Con le illustrazioni dell’artista inglese Kristjana S. Williams, di straordinaria forza e impatto visivo, c’è molta verità ed anche alcune menzogne (scopro proprio dalla voce dell’autrice che anche gli animali sono capaci di mentire per il proprio tornaconto) che della verità sono il contraltare utile e necessario per rafforzare la propria capacità di smascherarle e batterle.

4374927-9788817108522-285x367Titolo: Racconti della giungla
Autore: Katherine Rundell, illustrato da Kristjana S. Williams (traduzione di Mara Pace)
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 237 pp., 23,50 €

Lupinella, la vita di una lupa nei boschi delle Alpi

La lupinella è una pianta molto resistente, che si adatta anche a terreni aridi, bella di una bellezza selvaggia, con fiori a spiga rosa, lucenti.

Indugio sul ricordo che ho di questo fiore perché l’ho sempre avuto in mente mentre leggevo Lupinella di Giuseppe Festa, trovando tra la pianta e la lupa che ne porta il nome tanti incroci e scambi. Primo tra tutti il nodo primordiale e selvaggio di un animale fiero e coraggioso, resistente e bellissimo.

<em> Lupinella</em>, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio - 2018 Editoriale scienza
Lupinella, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio – 2018 Editoriale scienza

Lupinella è una lupa che racconta di se stessa e della sua vita nei boschi delle Alpi, dal momento in cui viene al mondo a quando compie due anni. Dal tepore della tana, che condivide coi fratellini, alla vita di branco, con le sue regole ferree, dure, fino al confine con l’età adulta, la maturità, che attraversa esitante ma al contempo decisa, guidata dall’istinto che la conduce verso una nuova famiglia, una nuova avventura.

<em> Lupinella</em>, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio - 2018 Editoriale scienza
Lupinella, di Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio – 2018 Editoriale scienza

La narrazione è avvincente; arricchita dalle illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio e da riquadri informativi con gli approfondimenti di una lupologa esperta del Progetto Life Wolf Alps, Francesca Marucco, che racconta con molta semplicità e immediatezza la vita dei lupi ma anche il territorio in cui abitano, i pericoli che corrono.

In coda al libro alcuni giochi e attività per conoscere la natura esplorandola; schede di approfondimento sul ritorno del lupo sulle Alpi e sul progetto europeo Life Wolfalps e un bel poster con alcune illustrazioni del libro.

lupinella-cop---310-310Titolo: Lupinella
Autore: Giuseppe Festa, Mariachiara Di Giorgio
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2018, pp. 64, 11,90 €

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Un lupo nella neve

Un lupo e una bambina nella neve. Insieme, a sé stanti. Ciascuno smarrito nella tormenta, ciascuno impaurito e tremante, entrambi in sintonia l’uno con l’altro, diversissimi.

È la storia del tempo sospeso. Di quegli istanti in cui ci si osserva, ci si annusa, cercando di comprendere l’uno le intenzioni dell’altro. Vorrà accarezzarmi? Vorrà afferrarmi?, si chiede il lupo mentre sta nella parentesi bianca e soffice del tempo sospeso in cui tutto, davvero tutto, può avvenire, in cui nessuno sa, in cui solo ci si chiede.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Un lupo nella neve, vincitore del prestigioso Caldecott Medal 2018 (il più prestigioso riconoscimento statunitense per la letteratura dell’infanzia), è un libro senza parole che si apre con un prologo che anticipa tutto, anche il titolo, e che ci pone in un dove e quando molto circostanziato; ci fornisce tutte le informazioni utili per muovere i nostri passi nella storia che verrà. C’è una casetta ai margini del bosco, calda, accogliente, in cui vive una piccola famigliola: papà, mamma, bambina e cane. Il tempo fuori è sereno, i campi ancora croccanti dell’erba giallognola dell’autunno, lo sguardo sullo spazio aperto e sul cane, che, in lontananza, dinanzi all’uscio di casa, saluta abbaiando. Le immagini si velano di fiocchi di neve che cadono ancora radi e ci accompagnano fino a due cammei, in uno la bambina (il cui cappotto rosso richiama la celebre Cappuccetto) spicca, solitaria, su una collina, nell’altro un branco di lupi su un’altra, si direbbe dirimpetto, annusa l’aria, ulula al cielo. Ancora separati, ancora mondi a sé stanti soggetti alle stesse intemperie.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Capita che la neve cominci a cadere con maggiore intensità e che un cucciolo di lupo perda le tracce del proprio branco, raccontato con tratti realistici in inchiostro e acquerello, e che la bambina lo veda, senta i suoi guaiti di paura e si chini, pronta ad accoglierlo. In questo momento è il cucciolo di lupo ad annusare il tempo sospeso, a valutare se potersi fidare o meno. Una macchia rossa nella neve potrebbe rivelarsi tiepida o bollente. Bisogna ben considerare e poi decidere se lasciar spazio alla paura o all’istinto e fidarsi.

Nelle illustrazioni seguenti il lupacchiotto è avvoltolato nella mantellina rossa, tiepida. La bambina, coraggiosa e intraprendente, segue gli ululati per restituirlo al branco. Nel momento in cui bambina infagottata e lupi dal manto ispido e selvatico si incontrano, i tempi sospesi sono due: quello della lupa che non sa se l’umana voglia far del male o meno al proprio cucciolo e quello della bambina che non sa se l’animale reagirà in maniera aggressiva, spaventato.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

E invece a prevalere è la riconoscenza che non si ferma al semplice agire in maniera temperata, ma che lascia una scia di consapevolezza e intelligenza che è una traccia ben chiara nella neve in tempesta e che permetterà alla famiglia della bambina in rosso, presente sulla scena grazie alla luce delle torce che fende l’aria, di trarla in salvo dal bosco in cui si era smarrita.

Ululare e abbaiare, talvolta, hanno lo stesso timbro, quello della generosità, dell’amicizia, pur essendo lingue diverse.

imageItem.jpgTitolo: Un lupo nella neve
Autore: Matthew Cordell
Editore: Clichy
Dati: 2018, 32 pp., € 19,00

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

Il lupo che non amava il Natale

23 dicembre 2016. #AkAdvent

Che poi un lupo con quella folta pelliccia un evento che arriva carico di neve, alberi che profumano di bosco e grandi abbuffate dovrebbe attenderlo con il massimo dell’entusiasmo.

E invece questo Lupo il Natale non lo digerisce proprio per niente, e sin dalla copertina si comprende quanto gli stia scomodo, visto che la sua bella sciarpa pare addobbata con degli spilli e la pallina di Natale, che porta appesa al naso, ricorda una testa d’aglio.82827f15-6c20-4241-9a72-b94c534d1230-198-000000208a1f514a_tmpInsomma pare strano, ma in realtà questo lupo, che è il piuttosto noto essendo l’amico lupo così caro ai bimbi e alle bimbe, una ragione piuttosto tenera e intima per non amare il Natale ce l’ha. La si scopre come se fossimo uno dei suoi tanti amici, e per mezzo di essi, e poi si può finalmente festeggiare assieme.

Una storia per i più piccoli, colorata e natalizia.

eeb99efc-d83b-4a74-9e98-b6ae0a427058-198-0000001c7dd14c22_tmpTitolo: il lupo che non amava il Natale
Autore: Orianne Lallemand, Éléonore Thuillier, (D . Gamba trad.)
Editore: Gribaudo
Dati: 2016, 32 pp., 9,90

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L’estate è dei lupi

L’estate sempre arriva e sempre mi coglie assetata di letture lunghe, seriali, che mi avvincano, che liberino i pomeriggi assolati dalle pennichelle che, sempre, mi lasciano frastornata. Per questa ho messo da parte diversi libri dei quali in parte vi ho raccontato e di cui nei giorni a venire vi racconterò, tra cui la trilogia di Maggie Stiefvater (Shiver, Deeper, Forever).

Sono letture, e scritture, che seguono determinate correnti; ci sono i momenti dei futuri distopici che sempre affascinano e coinvolgono, ci sono quelli dei vampiri, ci sono quelli dei fantasy (sempre meno, ahimè) e poi ci sono anche i lupi. I licantropi.

Preferisco i licantropi ai vampiri, da sempre, sebbene da ragazzina, quando i romanzi per giovani adulti ancora si cercavano nello scaffale dedicato al gotico, il nickname dei miei diari fosse Carmilla. Li preferisco perché adoro il momento in cui si svestono dai panni umani per divenire lupi, mi piace essere immersa in un altro punto di vista e giocare a capire se lo scrittore che me ne da la possibilità sia capace o meno di coinvolgermi.

3458902-9788817084772Ebbene, ho appena concluso il terzo e già mi pento di non avere tra le mani l’ultimo, il quarto, Sinner.

Perché c’è tutto quello cui siamo abituati: la tensione, la storia d’amore (le storie d’amore), i protagonisti eroici così come i coprotagonisti dannati. C’è davvero tutto, e inizialmente è questo, la consuetudine, la familiarità dell’appassionato del genere, che avvince, ma la visione lupesca è unica e la prospettiva pure. Poi ci si muove nei boschi di Mercy Falls.

C’è l’odore ammuffito del sottobosco, il sapore dei conigli selvatici, i cespugli che feriscono nella corsa, il fango sul quale anche gli artigli più affilati perdono la presa. Ci sono occhi gialli, verdi, marroni che non cambiano mai, che mai si spogliano della ferinità che li contraddistingue.

Il lessico è peculiare sebbene da un volume all’altro si familiarizzi molto con esso. L’unico neo, non so se sia dovuto alla traduzione o se fossero così banali già in origine, sono le canzoni. Perché il protagonista ha un talento per la chitarra. Intervengono come nei film da programmazione estiva a sospendere la narrazione, non le ho gradite.

Sam e Grace sono protagonisti assoluti della vicenda, Stiefvater ci offre la prospettiva di entrambi sui medesimi eventi, e applica la stessa tecnica anche agli altri con la stessa efficacia. Difficile non affezionarsi almeno ad uno di loro. Io non vedevo l’ora che arrivassero i momenti di Cole.

Non posso dire molto perché ogni mio accenno darebbe indizi al lettore attento e non ho intenzione di rovinare la sorpresa a nessuno, quello che consiglio è la lettura. Le vacanze sono davvero alle porte ma il tempo per aggiungere al bagaglio una bella avventura senz’altro c’è!

Shiver, Deeper, Forever e Sinner

L’uomo lupo in città

Spassosa come poche, la lettura di questa storia rocambolesca tiene col fiato sospeso fino all’ultima, divertentissima pagina, quando si liberano le risate.

Un uomo lupo ha rotto le sbarre della sua gabbia e corre a zampa libera per la città, agendo furiosamente, sradicando lampioni, seminando il panico. Come potrebbe essere altrimenti? È un uomo lupo in perfetta regola! Zanne, peli irsuti  e sguardo predatore. Sembra avere una meta precisa, poveretto chi l’aspetta!

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L’uomo lupo in città di M. Rosen, C. Mould – 2015, Sinnos

I blocchetti di testo aumentano, se possibile, la tensione, che è palpabile nelle illustrazioni in un’alternanza perfettamente equilibrata. Michale Rosen e Chris Mould giocano di suspence entusiasmando.

La lettura è perfetta da fare autonomamente ma anche ad alta voce accompagnata con naturalezza da punti esclamativi e interrogativi. Fino alle pagine conclusive, ironiche e divertenti. [corpo del testo in maiuscolo, con una font speciale, “leggimiPrima”, appositamente studiata per i primi lettori].

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Titolo: L’uomo lupo in città
Autore: M. Rosen, C. Mould
Editore: Sinnos
Dati: 2015, 31 pp., 7,00 €

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