Else-Marie e i suoi sette piccoli papà

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni

Else-Marie ha sette piccoli papà, alti quanto un vaso da fiori, coi loro cappelli e le loro valigette da ufficio, le loro abitudini, e bravi lettori di storie prima di andare a letto. Fin qui nulla di strano, non fosse che la mamma di Else-Marie è alta almeno un metro e settanta.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Sembra che quello di Else-Marie sia un sogno, il frutto dolcissimo e affollato della sua immaginazione che supplisce all’assenza di un papà che non c’è più, o magari non c’è mai stato. Questo, immaginiamo a nostra volta quando la cogliamo seduta sul davanzale della finestra, presa dai suoi pensieri tanto da lasciare in sospeso giochi e disegni. Vagheggia del papà Gustav che ha una voce squillante, e di Rune, che ha un piccolo neo sull’orecchio, li pensa uomini d’affari, impegnatissimi, sempre in viaggio e si figura i regalini che le porteranno, ben incartati di un rosa infiocchettato di verde.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

I sette piccoli papà di Else-Marie sono proprio come qualsiasi altro papà, leggono volentieri le storie prima di andare a dormire ma la sgridano quando non va a letto all’ora stabilita, si svegliano borbottando ma recuperano il buonumore dopo aver bevuto il the e le mettono fretta quando sta in bagno a leggere le avventure di Fantomen.

Tutto sembra procedere seguendo la linea della nostalgia, del desiderio che si fa sogno. Fino a quando la mamma di Else-Marie, una mattina a colazione, non dichiara che non potendo andare a prendere la bambina al doposcuola se ne occuperanno i papà. Else-Marie è preoccupata, cerca di farle cambiare idea: cosa diranno i suoi amici di lei e soprattutto, cosa penseranno dei suoi sette piccoli papà?

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Una cosa è certa i papà sono lì! Coi loro impermeabili e i loro sette cappelli ma, nonostante i rischio sia molto alto, nessuno li schiaccia, nessuno li usa a mo’ di bambola, nessuno, soprattutto, li giudica. Ed Else-Marie può tornare a vivere serenamente la sua vita di tutti i giorni, deliziandosi con un bagno in una vasca affollata di sorrisi, affetto e papà.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Il testo si muove sui toni del realismo quotidiano e la sua bellezza sta nella semplicità con la quale questo realismo diviene magico, ineffabile. Assurdo porsi delle questioni pratiche, assurdo indugiare sui possibili risvolti, su quel tanto che c’è tra le pieghe. In questa casa disordinata, ordinaria, nel pigiama appeso ai piedi penzoloni sul water, nella cartaccia a terra sull’autobus, nei calzini lasciati in giro, nei capelli scomposti e in vasche da bagno piene sulle quali stanno appesi i panni ad asciugare, c’è la poesia, che rende questa storia spassosa e al contempo tenera, tenerissima, vera.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, è opera del 1990 di Pija Lindenbaum, brillante autrice svedese già premiata con l’Astrid Lindgren Award.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il BarbagianniTitolo: Else-Marie e i suoi sette piccoli papà
Autore: Pija Lindenbaum
Editore: Il Barbagianni
Dati: 2018, 32 pp., 16,50 €

Non sono tua madre!

Ciò che è subito evidenza, sin dalle prime pagine del libro, è che Otto, lo scoiattolo, sia un essere piccolo. Piccolo di per sé e piccolo rispetto a quanto lo circonda. L’albero in cui vive, per esempio, è enorme, il più grande della foresta: rami possenti e lunghi, fogliame fitto fitto…

Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc - 2017 Orecchio acerbo
Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc – 2017 Orecchio acerbo

Otto è piccolo, non è affatto curioso, in compenso è molto cauto. Quindi una mattina, quando uscendo di casa si ritrova sul vialetto d’ingresso una palla verde e spinosa, se ne cura il giusto per scavalcarla e proseguire dritto.

Però di palle spinose verdi, che non siano ricci di ippocastani (e il grande albero in cui vive Otto non è un ippocastano e più un albero rifugio, protettivo, immortale), uno scoiattolo non ne trova molte, o di frequente, sul proprio tragitto; quindi, suo malgrado e nonostante non sia curioso, come dicevamo, un orecchio a ciò che accade fuori dalla sua porta Otto lo tende. E lo tende talmente bene da sentire il rumore del suo schiudersi.

<em>Non sono tua madre!</em>, di Marianne Dubuc - 2017 Orecchio acerbo
Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc – 2017 Orecchio acerbo

“MAMMA” fa un essere minuscolo, tutto tondo e peloso con un piccolo naso buffo.
“Ah no! No, no! NON SONO tua madre!” risponde lo scoiattolo.

Siamo piuttosto increduli da questa parte delle pagine! Non vorrà lasciare lì quella deliziosa pallottola di pelo bianco?!?
Ma Otto non è curioso, è prudente e, nonostante la nostra perplessità, il peloso rimane fuori dalla porta.

Però, la notte è troppo buia anche per uno scoiattolo molto prudente.

Nel giro di poche ore, Otto cambia idea. “Va bene, ma solo per stanotte. Domani bisognerà ritrovare tua madre”.

“Ritrovare”, dice Otto, non “trovare”. Qui sta il nodo da sciogliere: il piccolo peloso una madre ce l’ha e l’ha persa o una madre la cerca e vorrebbe trovarla?

<em>Non sono tua madre!</em>, di Marianne Dubuc - 2017 Orecchio acerbo
Non sono tua madre!, di Marianne Dubuc – 2017 Orecchio acerbo

Otto non è entusiasta del nuovo inquilino, che come tutti i piccoli quando dorme cresce e cresce (“non svegliate i piccoli”, dice mia nonna,  “disturbate la loro crescita!”. Devo prestarle questo libro). Di giorno in giorno, mentre Otto si affanna nella ricerca della madre del peloso, il cucciolo cresce e si mostra pieno di iniziativa e qualità. E di coraggio. E di affetto.

A nulla valgono i volantini pazientemente realizzati a mano da Otto, a nulla le sue lunghe passeggiate a setacciare il bosco. A nulla il tentativo in picchiata dell’aquila. La mamma del peloso non si trova, ma va bene così. Nemmeno gli artigli dell’aquila riusciranno a separarli. Otto, il piccolo scoiattolo, e Piu, il grande e tenero peloso.

L’equilibrio pensato da Marianne Dubuc tra testo e illustrazioni è perfetto. Essenziale il testo, essenziali le immagini. Efficace il testo, efficaci le immagini. Tutto contribuisce a una fruizione intensa e partecipe di questo albo la cui lettura consiglio a bambine e bambini dai tre anni in su.

non-sono-tua-madreTitolo: Non sono tua madre!
Autore: Marianne Dubuc (traduzione di Paolo Cesari)
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2017, 72 pp., 18,00 €

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Piccolo elefante va in Cina, zài jiàn!

Bianco nero e color sabbia (o anche bianco nero e laccato in oro come certi dragoni da parata), testi che dicono con fare familiare, una traduzione attenta  e un tocco esotico di cinese bastano a raccontare lievemente e con una certa accuratezza il mondo dell’infanzia.

I testi sono di Sesyle Joslin, le illustrazioni di Leonard Weisgard, la traduzione di Carla Ghisalberti.

Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard - 2016 Orecchio Acerbo
Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard – 2016 Orecchio Acerbo

I due protagonisti, anzi i quattro protagonisti, sono invece piccolo elefante, mamma elefante, una buca sulla spiaggia che porta in Cina, e, lo dicevo prima, l’infanzia.

Quella che sogna, quella che pone mille domande e a ciascuna pretende una risposta che sia reale, certo, ma che abbia un sapore fantastico, esotico. Che possa essere di supporto quanto più possibile all’immagine che si figura dentro di sé, che le dia un contorno tangibile, un profumo, un sapore. Che non tenga conto del tempo e che di esso non risenta, che abbia il tocco fresco dell’avventura e quello morbido dei ritorni. Che come il mare sul bagnasciuga arriva, rinfresca e torna indietro lasciando terreno morbido per le impronte, cancellando le precedenti e preparando lo spazio per le nuove.

Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard - 2016 Orecchio Acerbo
Piccolo elefante va in Cina, Sesyle Joslin, Leonard Weisgard – 2016 Orecchio Acerbo

Piccolo elefante è in spiaggia, pantaloncino nero e maglietta a righe; un po’ fa il bagno, un po’ passeggia (a sentir lui in realtà sono anni che passeggia), un po’ si annoia. Chiede che la mamma risolva la questione e ottiene in cambio un’idea meravigliosa: scavare una buca che porti fino in Cina. Dov’è la Cina? Beh, dall’altra parte del mondo, ma scavando bene e a lungo ce la si fa ad arrivarci, a visitarla e anche ad assaggiare qualche prelibatezza.

Ovviamente in Cina tutto e tutti sono a testa in giù, ciò non toglie che si possa mangiare cibi buonissimi, noleggiare un risciò, navigare su una giunca e incominciare a masticare qualche ideogramma, in modo da poter essere cortesi, far merenda e, all’occorrenza,  chiacchierare di draghi.

E poi tornare, in spiaggia, laddove c’è un mondo che sta a testa in su e una mamma che lo aspetta sorridente e disponibile a viaggiare ancora assieme.

zài jiàn -> arrivederci

51MyJLGgbcL._SX424_BO1,204,203,200_Titolo: Piccolo elefante va in Cina
Autore: Sesyle Joslin, Leonard Weisgard
Traduttore: Carla Ghisalberti
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2016, 48 pp., 13,00 €

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Il viaggio della mamma

Capita piuttosto spesso che la mamma debba assentarsi qualche giorno per lavoro. La sua mancanza è forte e si percepisce anche con il naso (se poi si è degli elefanti a maggior ragione), si percepisce con le orecchie (e anche in questo con le orecchie belle grandi che si ritrovano, gli elefanti hanno una marcia in più), si percepisce con la vista. In casa non si sente più profumo di fiori, una volta che la mamma è partita; la voce del papà, mentre legge la storia della buonanotte, è più bassa rispetto a quella della mamma; la stanza sembra più grande, più vuota, fa un po’ paura.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Al nostro rientro, la casa è silenziosa
e non profuma di fiori.
La sera, papà mi legge una storia prima di dormire.
La sua voce è più bassa di quella della mamma.

Però, quando la mamma non c’è, nasini e proboscidi sentono altri odori, magari non di fiori ma di piedi scalzi, di cioccolata; quando la mamma non c’è la stanza si riempie di oggetti e di un disordine che è pigro e allegro, il cibo è più piccante, la musica suona ad alto volume.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Non è semplice rendere con penna e colori il distacco e la mancanza. Non è semplice rendere quella mistura di nostalgia e spensieratezza di cui sono fatti i giorni in cui la mamma è lontana, ma poi torna. Forse è proprio il “ma poi torna” la parte più delicata e profonda. Io ritengo che Mariana Ruiz Johnson sia riuscita a farlo con molta leggerezza, con dolcezza. Il testo recita la parte della spensieratezza, la interpreta con un lessico brioso, con sospensioni che fanno sorridere

La casa non profuma di fiori ma di piedi scalzi,
di cioccolata calda e di molte altre cose.

Le illustrazioni, quella nostalgia nutrita di attesa, la interpretano con soggetti dalle espressioni distese, su quadri scenici dai colori tenui e densi al contempo.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

L’insieme fa la forza di questo albo delicato che illustra efficacemente il rapporto tra genitori e figli senza scivolare negli stereotipi, senza essere stucchevole, che consiglio per bimbe e bimbi dai 3 ai 5 anni.

il viaggio della mammaTitolo: Il viaggio della mamma
Autore: Mariana Ruiz Johnson
Traduttore: Elena Rolla
Editore: Kalandraka
Dati: 2016, 28 pp., 14,00 €

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Naso naso

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Naso naso, Jorge Luján, Mandana Sadat – 2015 Lapis

Quando penso a uno dei momenti più complici trascorsi con i miei figli mi viene sempre in mente il “naso naso”, quando gli occhi sorridono e si incontrano. Bello è stato ritrovarlo, il “naso naso” in apertura e in chiusura di questo albo tenero e intenso; trovarlo in copertina, con gli elefanti a farsene protagonisti (e chi meglio di loro!) in nero su base panna, con momenti azzurri e rossi. Naso naso si fa racconto in italiano, nell’attenta traduzione di Teresa Porcella, e nell’originale in spagnolo di Jorge Luján, che spesso danza assieme alle illustrazioni in tecnica mista di Mandana Sadat.

Naso naso: così mamma foca
sta vicina alla fochina
e insieme fanno la scoperta
che un bacio scalda più d’una coperta.

Da un mare ondulato si sporge mamma foca a far naso naso con il suo cucciolo che su uno scoglio agita le pinne emozionato, mentre in lontananza un papà pinguino, nei toni del rosso, si prende cura del suo piccolo e nel fondo del mare una mamma balena nuota con la sua, anch’esse rosse. Persino le nuvole, genitore e figlia, si scambiano un abbraccio che tra il rosso della mamma e l’arancio del piccolo diventa un rosso intenso e ci ricorda e cita un altro affetto incondizionato, quello tra due piccoli amici.

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Naso naso, Jorge Luján, Mandana Sadat – 2015 Lapis

Ci sono mamme che sonnecchiano, mamme spericolate, mamme burlone. Ciascuna ha il suo diverso approccio, ciascuna suggerisce con un unico gesto la propria attitudine. Tutte nella loro texture nera e panna hanno una cosa in comune: la premura. Nel loro sguardo, sveglio, assopito, divertito che sia si legge sempre l’amore.

naso naso copTitolo: Naso naso
Autore: Jorge Luján, Mandana Sadat
Editore: Lapis
Dati: 2015, 28 pp., 13,50 €

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Piccola orsa, Grande Orsa è con te.

Piccola Orsa, Jo Weaver - 2016, Orecchio acerbo
Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

Il muso di Grande Orsa è illuminato dal sole e del sole di Primavera gode, occhi chiusi e naso teso verso il cielo, ad assaporarne il tepore. Grande Orsa e Piccola Orsa guardano il cielo e del cielo sembrano conservare la lucentezza di quando erano costellazioni. Grande Orsa e Piccola Orsa, che le zampetta di fianco, si muovono brillanti in terra, tra le fronde, sui prati, tra i tronchi, come se avessero, per una stagione, scelto di abbandonare il firmamento e godersi il tepore e la luce del cielo piuttosto che illuminarlo esse stesse.

Piccola Orsa, Jo Weaver - 2016, Orecchio acerbo
Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

Ogni volta che Grande Orsa deve orientarsi nel tempo guarda in su. Cerca la stella Polare mi dico, cerca conferme e conforto, un segno chiaro e familiare. Gli orsi annusano l’aria, tutti gli animali selvaggi lo fanno, ma Grande Orsa lo fa con un piglio che è unico: deciso e morbido, sapiente.

Oppure, Grande Orsa lo sguardo lo porta a terra e, sì, insegna alla sua Piccola Orsa, ma pare imparare anch’essa. Indica con gli occhi stupefatti delle api ronzanti sui fiori, con gli occhi una famiglia di ricci. Con le zampe dialoga con gli uccelli, tra i rami d’autunno carichi di frutti maturi, con una sospesa a mezz’aria ristà, in attesa che Piccola Orsa si decida a rinunciare al proprio gioco, per raggiungerla e sfuggire all’inverno.

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Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

Piccola Orsa segue, osserva, pare sorridere. Lungo una strada costellata di meraviglia. Luminescente come solo il bianco sul nero può essere, chiara come solo il nero sul bianco.

Bianco che si pone in primo piano sui fianchi delle pagine: è un soffione, sono spighe lunghe e strette, fronde sparute di cespugli, uccellini notturni. Nero che fa lo stesso e sottolinea il legame tra la madre e il suo cucciolo evidenziando le ombre, sempre distinte ma vicine, e le impronte, della madre, della figlia, assieme. In attesa che il cielo si lasci annusare e sappia di Primavera.

Piccola Orsa, Jo Weaver - 2016, Orecchio acerbo
Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

È da molto tempo che non lo affermavo con tanta certezza: questo è un albo che non può mancare nella libreria dei vostri bambini. È un libro urgente, che muove con intensa calma, che svela intimità profonde, che le rende universali e fortissime. Di rara raffinatezza e cura editoriale. Splendido.

Su Lettura Candita di Carla Ghisalberti, che peraltro è autrice della traduzione, scopro un po’ della storia di Grande Orsa e Piccola Orsa quando ancora erano Big Bear e Little One. Andate ad annusare, l’aria da quelle parti è deliziosa.

51cdc1RVo+L._SX492_BO1,204,203,200_Titolo: Piccola Orsa
Autore: Jo Weaver
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2016, 32 pp., 16,00 €
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Spostare le montagne? Per amore si può.

Che quelle tre pietre, appoggiate sul fondo della pagina, appena discoste dalle tre cime rocciose della montagna, avessero molto da raccontare è stato subito evidente. E che la storia fosse potente, che fosse di coraggio e sfida anche.

Lo si intuisce dalle tracce della shuimohua, l’antica arte cinese del rappresentare in monocromia la vita quotidiana conferendole un aspetto mitico, un senso di astrazione che è proprio del realismo magico, quello tradizionale d’Oriente, che racconta storie semplici di ogni giorno nelle quali, d’un tratto, interviene la magia, il mistico, il sovrannaturale a dare una svolta agli eventi, a soccorrere i protagonisti degni dell’aiuto.

Sann di Chen Jiang Hong - 2015, Babalibri
Sann di Chen Jiang Hong – 2015, Babalibri

In un villaggio tra le montagne si respira aria di tempesta. Tutte le famiglie scappano via per paura di non superarla. Tutte tranne una: la mamma è in attesa di un figlio e non potrebbe affrontare il viaggio. Il bimbo nasce infatti dopo tre giorni, lo chiamano Sann, ride piuttosto che piangere e questo pare essere un brutto, terribile segno.

Sann cresce, lo vediamo sempre più grande sulle spalle della madre, che ogni giorno deve superare una montagna per raggiungere i campi coltivabili. “Se solo questa maledetta montagna sparisse…”; Sann ascolta la madre e decide che lo farà per lei: sposterà la montagna.

Sann di Chen Jiang Hong - 2015, Babalibri
Sann di Chen Jiang Hong – 2015, Babalibri

E non lo dice per dire, lo dice e pietra dopo pietra, masso dopo masso, caparbio, con la neve e col sole, cerca di portare a termine la sua opera.

La storia è di coraggio e determinazione, lo dicevo, e dicevo anche che proprio in base a queste due qualità gli elementi magici e sovrannaturali si muovono a favore degli uomini. E dei bambini.

Sann di Chen Jiang Hong - 2015, Babalibri
Sann di Chen Jiang Hong – 2015, Babalibri

Tre grandi draghi, gli stessi che avevamo già visto in copertina, giungono in suo aiuto, squarciando il cielo con fasci di fuoco e luce abbaglianti. La madre di Sann lo sapeva, lei credeva in quel suo bambino innamorato e testardo; sapeva che le forze celesti l’avrebbero aiutato e che lui avrebbe spostato la montagna. Lo ricompensa con un abbraccio in un contesto che è fatto di orizzonti liberi e tersi. Una tenda rossa s’adagia come una lingua di fuoco sulla finestra aperta, memento del fuoco magico che aveva tinto la notte; di fianco, a occupare la pagina, il verde, il giallo, l’azzurro auspici di un ottimo raccolto.

sann copertinaTitolo: Sann
Autore: Chen Jiang Hong
Editore: Babalibri
Dati: 2015, 48 pp., 18,oo €

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Di porci, maiali e maialibri

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Poveri maiali! Vituperati mai come di questi tempi. Portati ad esempio di egoismo e cattivi comportamenti. Non nego che il pensiero che il “trionfale” ritorno tra le pagine degli albi illustrati del maiale sia dovuto all’impazzare di Peppa Pig sugli schermi e tra gli scaffali delle librerie mi abbia sfiorata. Piccola parentesi che nulla ha a che fare con l’albo che vado a recensire: Peppa Pig a mio parere è un prodotto di tutto rispetto con contenuti semplici, affini alla sensibilità dei bambini, privo di orpelli e affatto inneggiante a stereotipi consumistici. Che poi la RAI e, a ruota, le case editrici da libreria o edicola, la somministrino per ore ed ore e in tutte le salse (adesso anche in lingua originale) ai bambini è un altro problema che si affianca all’incapacità di taluni di arginarlo (non è obbligatorio che i bambini vedano due ore di Peppa o abbiano i suoi libricini). Detto questo torniamo ai maiali, quelli veri.

I maiali veri, dicevo, quelli che, del tutto permeati dagli stereotipi di genere, lasciano che una donna si faccia carico di tutto il fardello che la gestione di una casa e di una famiglia possa comportare.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

La Signora Maialozzi in casa svolge qualsiasi compito: cucina, lava, stira, rassetta, per poi uscire per andare a lavorare e, al ritorno, cucinare, lavare, rassettare. Giorno dopo giorno. Il volto della donna, che è anche la mamma di due bambini, si sforma, diviene un anonimo ovale, perde i propri tratti e la propria personalità, va via via disfacendosi, rischia di annullarsi.

Il marito e i figli dal canto loro danno tutto per scontato e nemmeno si accorgono del proprio egoismo, del loro assomigliare a dei maiali. Fino a quando la Signora Maialozzi si stanca e va via lasciando un biglietto: “Siete dei maiali.” Senza patemi, senza punti esclamativi. È un dato di fatto, e punto.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

D’altra parte avvisaglie ce n’erano state sia della desolazione che avvolgeva la mamma, sia dell’attitudine porcina: sul pomello della porta spuntano narici e grugno. Il vaso da fiori ha un musone grigio/rosa stupito. Le maioliche ritraggono dei deliziosi maiali simmetrici. Persino le prese della corrente, le spille, li ricordano. E questo quando la mamma è ancora in casa a sfaccendare o appena andata via. Quando decide di non tornare la metamorfosi è completa e investe anche gli esseri animati (cane incluso). I tre porcelli, rimasti soli, si rivelano incapaci di badare a loro stessi e di avere cura della casa che diviene, giro pochi giorni, un porcile.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Non so se per fame, non so per arrendevolezza o per effettiva consapevolezza alla fine i tre si piegano alle condizioni materne: se vogliono che la mamma torni a casa devono collaborare. Tornata l’armonia anche la mamma può ritrovare la propria, riconquistando anche un volto ben definito e sorridente.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Le tavole illustrate dello stesso autore del testo, Anthony Browne, hanno un ritmo proprio che investe la narrazione testuale: giallo ocra quando la protagonista narrante è la madre, a sottolinearne solitudine e compostezza, colori brillanti e a tratti chiassosi, quando narrano del padre e dei figli. Sempre sorridenti le tre controparti mutano umore e tono quando la madre va via (allegorica anche la scomparsa della donna dal quadro con scena bucolica sul camino) per piombare in un buio triste e foriero di pessimi presagi (deliziosa l’ombra del lupo che si fa contorno netto sulla finestra). Quando la madre ritorna in scena agisce da luce, alba di un tempo nuovo, e da luce illumina tutto, inclusi i tre porcelli, restituendo loro un incarnato roseo affatto spento.

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka
Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Un albo che consiglio vivamente del quale solo la tavola finale mi ha poco convinta: la mamma che finalmente può dedicarsi a faccende maschili (aggiustare la macchina) mi sembra un passo indietro, un vanificare il lavoro e i sacrifici fatti per annullare la distanza tra ruoli e generi sottolineando che ci sono cose prettamente maschili e prettamente femminili. Sebbene possa invece attestare esattamente il contrario e la mia possa essere un’impressione derivata dal felice effetto narrativo senza sbavature e inciampi cui tutto il resto del libro mi aveva abituata.

Portada.inddTitolo: Il maialibro
Autore: Anthony Browne
Editore: Kalandraka
Dati: 2013, 40 pp., 16,00 €

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La mia mamma / Il mio papà

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma - Donzelli, 2013
Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma – Donzelli, 2013

Forte come un orso è la mamma che ci racconta Anthony Browne in un albo che è doppio, giacché capovolgendolo scopriamo che forte come un gorilla e capace di scacciare senza timore il lupo cattivo è anche il papà. Forte come un orso ma anche “tenera come un micio”, “tosta come un rinoceronte” è questa mamma, novella Venere botticelliana, che è la mamma di un bambino in particolare ma è portatrice di sentimenti e capacità universali tipiche di ciascuna mamma, sebbene alcune mamme non indosserebbero mai le pantofole rosa con pon-pon portate con tanta disinvoltura e in qualsiasi contesto da questa mamma nello specifico. Perché questa mamma ha scelto di fare la mamma sebbene potesse fare qualsiasi altra cosa: il capo in abito scuro ed elegante, molto mascolino, la diva, così come l’astronauta… questa mancata possibilità sottolineata con una sorta di noncuranza dall’autore, questa rinuncia, tra tutte le meravigliose illustrazioni che giocano col testo metaforico e cantilenante, stride con la ricezione adulta (perché invece i bambini si divertono moltissimo a leggerne e molto naturalmente ne sorridono) di un tono che rischia di essere percepito come maschilista. Ma la sensazione, ripeto, adulta, si supera facilmente quando ci si imbatte in un uso sapiente della relazione fondamentale  fra testo/immagine: la mamma di Anthony Browne fa benissimo la giocoliera con i colori e le parole associandole con una libertà ragionata che dà i suoi frutti in una lettura giocosa e piacevole.

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma - Donzelli, 2013
Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma – Donzelli, 2013

Lo stesso vale per il papà che, in un trionfo di tweed marrone, in babbucce felpate danza “felice come un ippopotamo”, coniugando l’aria, perlomeno apparentemente, paciosa degli acquatici mastodonti, con un sorriso talmente lieve da incantare e rendere spontanea la naturale conseguenza: “è in gamba il mio papà”. La lettura si conclude con una certezza che rasserena i bambini, sempre alla ricerca di conferme: il bene della mamma, o del papà, non finisce mai.

Bestie, Fabian Negrin – 2013 Gallucci

Sempre su questo semplice e prolifico rapporto tra testo e immagine ho scritto anche recensendo Bestie di Fabian Negrin; se siete arrivati fin quaggiù e ne aveste ancora voglia potete leggerne qui.

 

thumbsTitolo: La mia mamma / Il mio papà
Autore: Anthony Browne
Editore: Donzelli
Dati: 2013, 60 pp., 16,00 €

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