Un anno nella giungla della guerra

Sembra lontana, la guerra. Il Vietnam, sembra lontano. Anche per Suzy (Suzanne Collins), che non ha nemmeno idea di dove sia.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Suzy è una bimbetta che ancora non sa leggere il corsivo, ha due sorelle e un fratello, tutti più grandi di lei; ha un gatto bianco e nero, Rascal, gli occhi blu e i capelli rossi. In famiglia tutti hanno gli occhi azzurri, tranne Joanie che ha gli occhi marroni come il papà. A Suzy il papà legge spesso una storia, che è una poesia, di Ogden Nash; la storia ha come protagonista il drago Custard, che “Anche se a volte ha paura, è il più coraggioso di tutti: per questo è speciale”.

Un giorno, di punto in bianco, il papà di Suzy deve partire; starà via un anno, andrà in Vietnam a fare una cosa che chiamano guerra. Ma Suzy, lo dicevamo, non sa cosa sia la guerra, non sa dove sia il Vietnam, non sa nemmeno quanto sia lungo un anno. La bimba è smarrita, si sente confusa, fino a quando non trova un appiglio: sente dire che il papà andrà nella giungla. Suzy sa benissimo che cosa sia una giungla! Le avventure del suo cartone animato preferito si svolgono tutte lì! Allora prende a immaginare il papà in posti esotici e popolati da animali selvaggi. Con Rascal, il gatto, vola in Vietnam e lo immagina come un posto bellissimo.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Però l’inquietudine resta e si traduce in un attaccamento alla mamma che va tenuta d’occhio costantemente… ché non voglia partire anche lei per la giungla!

Il papà di Suzy invia cartoline, e Suzy è felice, ma quando gli adulti le chiedono dove sia suo padre si incupiscono nel sapere che è in Vietnam. E l’inquietudine diventa preoccupazione. E le tavole illustrate di James Proimos, quando la bimba immagina il Vietnam, diventano sempre più cupe. Il tempo passa e arriva la neve e con la neve una cartolina d’auguri per il compleanno di Suzy, che però è nata in estate. Il papà si è confuso. La giungla è un posto molto complicato in cui sopravvivere, specie se è la giungla di una guerra: gli elefanti diventano carri armati, i serpenti lanciano a mo’ di fionda bombe animate con un orrendo ghigno al posto delle labbra, gli ippopotami si trasformano in elicotteri, attorno tutto è grigio. Infine la bimba vede il telegiornale e prende atto della morte, della violenza. E l’inquietudine che era divenuta preoccupazione si trasforma in paura. Non ci sono più animali, nemmeno a forma di carro armato, nella giungla della fantasia di Suzy, mentre piange chiusa nell’armadio: lei e il gatto Rascal scappano da fucili, esplosioni, gas venefici.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Infine il papà di Suzy torna. Ha gli occhi marroni, come sempre, ma velati; è magro, stanco. È a casa ma allo stesso tempo è ancora in Vietnam, ma per poco; per fortuna torna, dà una carezza a Rascal e riprende a raccontare storie di draghi coraggiosi che hanno un po’ paura, e per questo sono davvero, davvero speciali.

La storia di Suzy è autobiografica, l’autrice, Suzanne Collins (autrice della fortunata saga Hunger Games) ha vissuto l’esperienza sulla propria pelle di bambina e la racconta con intensità e semplicità, esattamente come farebbe una bambina alle sue più intime amiche. Probabilmente per questo la guerra sembra così vicina, il dolore e lo smarrimento così partecipi. Le illustrazioni di James Proimos sono eccellenti e rendono con delicata sapienza l’inquietudine della protagonista, rappresentando sentimenti universali della storia dell’umanità.

copertinaTitolo: Un anno nella giungla
Autore: Suzanne Collins
Illustratore: J. Proimos
Editore: Mondadori
Dati: 2014, 38 pp., 10,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

13 articoli per il 2013

Il 2013 di AtlantideKids riflette il mio personale anno che se ne va: denso e dolce. Ho avuto solo in pochi casi tra le mani libri mediocri, molto più spesso mi sono confrontata con libri splendidi, talvolta indimenticabili. Ho indagato tra le recensioni che avete più gradito e vi riporto la classifica delle prime dieci. Poi riporto le mie tre preferite. Naturalmente i libri ve li consiglio tutti e 13 e nel farlo vi auguro buon anno nuovo.

  1. Buon compleanno Wally! L’irresistibile e intramontabile Wally, sempre in cima alla classifica
  2. Niente è solo ciò che sembra, un secondo posto inatteso per Magritte e le sue mele che non sono mele
  3. A spasso col Gruffalò dalle zanne affilate e da bava di mostro bagnate
  4. L’albero alfabeto di Leo Lionni
  5. Una zuppa di sasso amatissimo da genitori e bimbi
  6. Il libro bianco della nuova Minibombo nata proprio in questo anno
  7. Alla ricerca della leggerezza perduta, ché, a quanto pare, di leggerezza ce n’è sempre bisogno
  8. A caccia dell’orso, splendido classico tra i classici moderni
  9. Il giardino segreto in punta di pennino per bambini amanti della china e dei dettagli
  10. E buonanotte ai sognatori, per uomini e animali, per grandi e piccini amanti dei pisolini

Questi i 10 articoli da voi preferiti; adesso i miei tre.

  1. Miss Charity, romanzo delizioso
  2. Questo cappello mi calza a pennello, seconda avventura a base di cappelli a firma Klassen
  3. Il fico più dolce ha il sapore del riscatto di Chris Van Allsburg

O come orto

Ogni libro è un giardino, diceva Federico Garcia Lorca. Ogni bimbo avrebbe bisogno di un libro e se avesse anche a disposizione un piccolo orto, un piccolo giardino (costituito anche solo da un vaso sul balcone o da un terrario tra le pareti domestiche), avrebbe dei compagni solidi e concreti nel costruire il proprio equilibrio.

Emanuela Bussolati, Ravanello cosa fai? - editoriale scienza 2013
Emanuela Bussolati, Ravanello cosa fai? – editoriale scienza 2013

Il rapporto dei bambini con la lettura ha molti elementi in comune con quello con la terra e la sua coltivazione: è necessario uno sforzo iniziale, una fase faticosa in cui si apprende, in cui si osserva, ascolta e impara, al quale segue il momento in cui ci si mette in gioco autonomamente, sfruttando le proprie capacità e la validità di ciò che si è appreso, per arrivare, con soddisfazione, al momento della piena godibilità del raccolto, di una lettura piena e indipendente, di un frutto succoso da gustare grazie ai propri sforzi.

Emanuela Bussolati, Ravanello cosa fai? - editoriale scienza 2013
Emanuela Bussolati, Ravanello cosa fai? – editoriale scienza 2013

Per curare le piante, così come per leggere, però, c’è bisogno soprattutto di pazienza. Emanuela Bussolati non lo nasconde, anzi, lo sottolinea in apertura del suo Ravanello cosa fai?: l’essenziale è la capacità di aspettare. Del resto, tutte le cose belle sono precedute da lunghe attese: si aspetta per nove mesi un fratellino, si aspetta per tre intere stagioni la fine della scuola e le vacanze, così come si mette nella terra un seme, magari di ravanello, e si aspetta che germogli e poi maturi, fino al momento della raccolta.

Emanuela Bussolati, Ravanello cosa fai? - editoriale scienza 2013
Emanuela Bussolati, Ravanello cosa fai? – editoriale scienza 2013

Il libro, adatto a bimbi da 4 anni in su, si apre dunque con il suggerire la pazienza, poi comincia, pagina dopo pagina, a fornire tutte le informazioni utili per coltivare i ravanelli; dopo aver seminato, intrattiene l’attesa con storie, protagonista il ravanello o i suoi semi, alle prese con piccoli roditori o organizzatissime formiche; scoiattoli, lucertole coraggiose e lombrichi. Non mancano indicazioni per la cura dell’orto, certamente, ma anche per la cura di sé stessi, ci sono anche le ricette e le pagine in cui appuntare la propria esperienza e i progressi delle proprie piantine. Tutto sempre con informazioni circostanziate assolutamente scientifiche. Fino alla meritata insalata di ravanelli!

Per bimbi più piccoli (sin dai due anni) c’è, invece, L’orto di Pina. La topolina di Lucy Cousins in Primavera decide di occuparsi dell’orto. Ma cosa c’è nell’orto? Come si pianta un seme? Come si coltivano ortaggi e fiori?

L'orto di pina, Lucy Cousins - Mondadori 2013
L’orto di pina, Lucy Cousins – Mondadori 2013

Pina ha bisogno dell’aiuto dei bimbi che nella pagina di destra, grazie a delle robuste linguette, aiutano Pina passo dopo passo, mentre grazie alla pagina di sinistra scoprono nomi nuovi e li collocano in un quadro più ampio, scoprendo la differenza tra germogli e radici o gli attrezzi propri del contadino, per esempio, come anche i piccoli insetti che tra piante e fiori vivono. Quindi, mentre i piccoli apprendono le nozioni di base e si fanno un’idea di come si piantino e crescano ortaggi e fiori, si divertono a giocare coi pop up (devo dire che all’inizio c’è bisogno dell’aiuto dei genitori perché, vista la complessità del pop up, le linguette sono un po’ rigide da manovrare). Il concetto di fondo, che oltre alle immagini colorate e sempre accattivanti della Cousins, mi ha fatto apprezzare il libro e per il quale lo consiglio e che per ottenere qualsiasi risultato è necessaria una cura entusiasta che sempre porta a risultati fioriti.

ravanello copTitolo: Ravanello cosa fai?
Autore: Emanuela Bussolati
Editore: Editoriale scienza
Dati: 2013, 64 pp., 9,90 €

Acquistalo su Amazon.it

 

 

create_thumbTitolo: L’orto di Pina
Autore: Lucy Cousins
Editore: Mondadori
Dati: 2013, 14 pp., 14,00 €

Acquistalo su Amazon.it

C’è un albero custode di segreti. Il tuo, qual è?

L’albero dei segreti, Natalie Standiford

9788804626480-l-albero-dei-segreti

“Avevo imparato una cosa, sui segreti: anche se non riguardano te, una volta che li conosci sembra  possano  parlare di te. Ogni segreto si collega a qualcosa dentro di te, che tu sulle prime te ne accorga o meno”.

Ci si dovrebbe preparare per la tradizionale parata del 4 luglio; organizzare nuove figure sui pattini a rotelle, esercitarsi come ogni anno per mantenere fede ai propri trascorsi e ai bellissimi nomi da battaglia Menta Fresh e Pazz A. Fury; ma qualcosa in questa estate a mezza strada tra l’infanzia e l’adolescenza non torna e Minty, deliziosa e determinata protagonista di questa storia, dovrà fare i conti non solo con le stramberie e le originali personalità del suo quartiere, ma anche con una crescita che, sebbene sia così riluttante ad accettare, si pone con prepotenza di fronte ai suoi desideri e alle sue esigenze bambine. Una crescita portatrice di difficoltà, disagio, malinconia, certamente incertezza, e talvolta sofferenza.

Nel quartiere di Minty abita Paz, la sua migliore amica, una signora strega temuta da tutti i ragazzini, un matto, Ike, dal profilo un po’ magico, l’UomoStrello… Minty si ritrova a confrontarsi con ciascuno di essi in maniera differente, ma sono confronti dalla consapevolezza univoca: Minty ha paura, soffre, indaga, si preoccupa senza che i destinatari delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti lo sappiano o se ne interessino (nel caso di Paz, perlomeno non manifestamente). Ed è molto interessante seguirne i pensieri, partecipare alle sue azioni ragionate e naif al contempo, perché esse rendono irresistibile la lettura, divertente e consapevole come anche avvincente e misteriosa. Immagino che sia proprio questa naturalezza della narrazione di sentimenti complessi  a rendere la lettura ideale per i bambini/ragazzi a cavallo tra i 10 e i 12 anni, sempre alla ricerca di storie in cui ritrovarsi ma col giusto distacco. Equilibrio raro e complesso raggiunto da Natalie Standiford, celebre autrice statunitense. Assieme all’universalità dell’amicizia e alle sue parabole, alla sua profondità, alla schiettezza dei legami, validi sempre, a qualsiasi età.

Questa la cornice. Il quadro, quello ancora più profondo e a tinte vive e cangiati, è ancora un altro, misterioso ed emozionante: dipinge un albero, un albero dei segreti, in cui tutti gli abitanti del quartiere lasciano i propri, un po’ all’albero un po’ al vento. Minty si imbatte nell’albero guidata dal caso e, sempre come per caso, vi infila una mano per trarne un pezzetto di carta: Nessuno mi ama a parte il mio pesce rosso.  I foglietti dell’albero parlano, l’olmo li custodisce e interpreta, poi li affida a qualcun altro, e in questo processo di confidenza e scambio, gli animi si alleggeriscono, la condivisione, seppur anonima, li rende meno grevi.

Ognuno ha un segreto, che include una difficoltà, un disagio. Persino Minty. Qualcuno, oltre Minty, però, è determinato a conoscerli, a dare un volto a ciascun foglietto, ad attribuire un nome ad ogni grafia. È il caso di Raymond, novello Huckleberry Finn, libero e solo, autonomo e desideroso di appoggio e compagnia, dolce e intenso. Un protagonista notevole e coerente a se stesso e alla storia. Quello che, anche prima di Minty, ho amato di più. Assieme, Minty e Raymond vivranno un’avventura che è solo la loro ma è fatta di tante piccole avventure altre, sconosciute, da ricomporre e, se possibile, districare, risolvere. (E “non tutti i segreti erano stati riposti dentro l’albero. Ce n’erano alcuni che ancora ci tenevamo stretti, perché era troppo difficile lasciarli andare”).

Un romanzo dalla copertina surreale e bellissima (di Nathan Durfee), che rientra a pieno titolo tra quelli che non potranno mancare nella libreria dei vostri ragazzi.

l'albero dei segretiTitolo: L’albero dei segreti
Autore: Natalie Standiford
Traduttore: Giuseppe Iacobaci
Editore: Mondadori
Dati: 2013, 248 pp., 16,00 €

A caccia dell’orso

Scrivere di A caccia dell’orso è certamente difficile, giacché per il suo essere un classico moderno della letteratura per l’infanzia, tutto, o molto, è stato detto in merito. Ritengo però che, vista la nuova edizione di Mondadori, in libreria dal 3 marzo, sia giusto approfittarne per consigliarne la lettura o l’ascolto a tutti i bambini, per molti perché.

Il primo è la qualità della struttura narrativa sia per parole che per immagini. Michael Rosen (autore prolifico di cui però mi risulta che solo A caccia dell’orso sia tradotto in italiano) e Helen Oxenbury (della quale in italiano si possono trovare È in arrivo un bambino per Motta junior e 10 dita alle mani e 10 dita ai piedini per Il Castoro) costruiscono un albo che come prima qualità ha quella di essere vivo e dinamico. A caccia dell’orso comincia sin dalla copertina che è essa stessa narrativa, anticipa la storia e si svolge anche sulla quarta.

A caccia dell'orso - Michael Rosen, Helen Oxenbury, 1989 - Mondadori / Walker Books Ltd 2013
A caccia dell’orso – Michael Rosen, Helen Oxenbury, 1989 – Mondadori / Walker Books Ltd 2013

Una famiglia numerosa costituita dal papà, da quattro bambini di diverse età e un cane s’avvia decisa e allegra verso un’avventura fantastica e pericolosa: armati solo di un bastoncino vanno a caccia di un orso, anzi “dell’orso”. Il primo capitolo (la divisione in capitoli o quadri scenici viene naturale) si svolge su doppia pagina, è un acquerello in bianco e nero dinamico e fortemente impressionista: un campo fitto e alto si frappone tra gli avventurieri e l’orso; in prima fila, temerario, a braccia alzate e col suo bastoncino biforcuto in mano, uno dei fratelli avanza senza timore, segue il papà, con il neonato sulle spalle sorridente e sereno, nelle retrovie, ma proprio di fronte al lettore, la sorellina minore, tra il divertito e l’incoraggiante, trascina la maggiore, che, un po’ timorosa cerca di fare resistenza, mentre il cane, allegro e sfrenato, procede a grossi balzi. Si dipinge così un quadretto di attitudini ed emozioni vario e vasto nel quale ogni bambino potrà trovare il protagonista in cui immedesimarsi, l’emozione in cui rispecchiarsi. In alto a sinistra una filastrocca/canzoncina “A caccia dell’orso andiamo. Di un orso grande e grosso. Ma che bella giornata! Paura non abbiamo.” Filastrocca che si ripeterà ogni volta che gli avventurieri si imbatteranno in un ostacolo; e l’ostacolo lo si incontra in alto a destra: un campo! “Oh oh! Un campo! Un campo di erba frusciante! Non si può passare sopra. Non si può passare sotto.” Adattato alle diverse situazioni anche questo testo si ripeterà all’occasione. Ma allora qual è la soluzione? “Oh no! Ci dobbiam passare in mezzo!” La soluzione è semplice: andare, affrontare, superare, valicare, immergersi. Insomma, la soluzione è provare.

Si volta la pagina e “Svish svush! Svish svush! Svish svush!” un blocchetto di testo, sulla pagina di sinistra si staglia nero su bianco e in cornice su un acquerello a colori, sempre su doppia pagina, che cita teneramente e vivamente I papaveri di Monet, riportandoci all’impressionismo di cui è espressione vivace e allegra. Così comincia il ritmo, l’alternanza tra quello che precede la micro avventura incastonata nella macro avventura, bianco e nero che si avvicenda al colore pieno (colore che dall’essere luminoso e vivace tende gradatamente a scurirsi verso il finale della storia), filastrocca che s’avvicenda con l’onomatopea e induce ìl bambino a imitare, a ripetere, a cantare (a battere le mani, l’ho visto in numerosi filmati ripresi durante gli altrettanto numerosi laboratori). E tra pennellate e rime la famigliola guaderà un fiume freddo e profondo (e splish e splash), un pantano, affronterà una tormenta di neve, fino all’apice della storia: una grotta. Di fronte a quest’ultima il neonato e il cane, portatori di un timore che è ferino, che è istintivo, cercano di dissuadere gli altri che, al contrario, spiano curiosi cercando di vedere attraverso il buio fitto; il cane si mostra immobile, impaurito, a orecchie basse, il piccolo agisce, invece, tirando per la gonnellina la sorella.

Quella che fino a quel momento non era stata che una fantasticheria si concretizza in una splendida pagina sui toni dell’ocra che vede improvvisamente contrapposti il cane e un orso. Un orso vero, in pelo, carne e ossa (e unghioni).

Qui si interrompe la ritmicità lenta, che fino a questo momento si era adattata all’avanzare del gruppetto, cercando di rispecchiare quasi il tempo dell’azione, e incomincia un rocambolesco e veloce percorso a ritroso: le due pagine questa volta sono divise ciascuna in tre settori stretti, che si svolgono in orizzontale e quindi, nonostante siano sottili, risultano ariosi, quasi un susseguirsi di fotogrammi montati in sei scene. Indietro nella grotta (brrrrrrr! brrrrrrr! brrrrrrr!), indietro nella tempesta (Fiuuuuuu huuuuu! Fiuuuuuu huuuuu! Fiuuuuuu huuuuu!), indietro fino a casa ma con una differenza: l’orso li insegue ed è anche parecchio arrabbiato. La doppia pagina seguente riduce i quadri a quattro, l’avventura è al culmine e l’emozione anche. Le immagini trasmettono frenesia e timore. Poi però si volta pagina ed è un trionfo morbido e soffice di rosa: un piumone sotto cui trovare riparo tutti assieme, tranne l’orso, naturalmente che, a spalle basse, mogio mogio, torna alla sua grotta.

Rimane invece nei lettori una sensazione di brio difficile a dileguarsi, la quale non sarebbe stata possibile senza l’ottima traduzione di Chiara Carminati grazie alla quale non si rimpiange l’originale.

9788804626381-a-caccia-dell-orsoTitolo: A caccia dell’orso
Autore: Michael Rosen, Helen Oxenbury
Traduttore: C. Carminati
Editore: Mondadori
Dati: 2013, 36 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Se avete voglia di approfondire in inglese ispirate la vostra ricerca a questi rimandi:

  • ‘Beautifully produced, written and illustrated, this is a classic work for any age at any period.’ The Independent on Sunday
  • ‘With such a partnership, how can this gorgeous great picture-book rhyme fail?’ The Guardian
  • ‘Lovely to read aloud and beautiful to look at.’ The Sunday Times
  • e, infine, leggete qui un saggio critico con il quale sono molto in linea.

In italiano, invece, ne aveva scritto Federica Pizzi su Mammeonline. Eccovi il link

Carlotta e le prime parole del web

Se fossimo nel 1952, anno di pubblicazione di questo capolavoro della letteratura per l’infanzia e se fossimo a scrivere sulle pagine del New York Times (!), avremmo a dire che E. B. White ha scritto un libro per bambini in cui albergano voglia di vivere e felicità, tenerezza e sorpresa, grazia e humor e il dono della sintesi che soltanto le storie caratterizzate dalla genuina immaginazione riescono a possedere.

Ma non siamo sul New York Times e, nonostante ci si trovi in completo accordo con quanto detto sopra, diamo inizio a queste nostre considerazioni con un’osservazione frivola: ho avuto la fortuna di acquistare La tela di Carlotta in un negozio di libri usati; una copia della prima edizione in italiano (del 1976) per gli Oscar Mondadori, passata tra le mani di Andrea prima e Simona poi. Ho avuto questa fortuna perché la copertina riporta una delicata illustrazione di Giancarlo Zucconelli ben lungi dalle copertine delle diverse edizioni che di questa storia hanno visto la luce dopo il film con Dakota Fanning che ne è stato tratto nel 2006. Il marketing preferisce sui libri, anche sulle storie belle (memorabile la copertina della nuova edizione, anche questa frutto di un post-film, de Il mulino dei dodici corvi, che fa rimpiangere la prima di Longanesi) copertine scarsamente raffinate ma di richiamo, dovrò farmene una ragione, del resto in teoria non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina…

Per tornare a La tela di Carlotta, sorella del più celebre Stuart Little (almeno in Italia, anche qui a causa o grazie al maggior successo del film), è una storia raffinata e tenera come poche altre mi sia capitato di leggere. Il senso lieve della vita intesa come occasione di gioia e generosità, il senso greve della morte raccontata come sacrificio generoso ed espressione di amicizia. «Perché hai fatto tutto questo per me? – chiese Filiberto. – Non lo meritavo: non ho mai fatto nulla per te io. – Mi sei stato amico – rispose Carlotta – e questa è già per se stessa una cosa eccezionalmente importante. E io ho tessuto le mie tele per te perché ti volevo bene. Che cos’è un’esistenza, in fondo? Si nasce, si vive per un periodo brevissimo, si muore. L’esistenza di un ragno, poi, non può non ridursi a una miseria, con tutto questo intrappolare e mangiare mosche. Essendoti di aiuto, ho forse cercato di elevare la mia vita di un poco».

La tela di Carlotta è la storia di un legame d’affetto profondo che unisce Filiberto a Carlotta, appunto, e nasce in un porcile, luogo in cui Filiberto scopre con amarezza di essere destinato a diventare salsiccia. Il porcellino non sa rassegnarsi a questo destino e si dispera. Le sue lacrime verranno asciugate dalla dolcezza e dal conforto di Carlotta, ragno che, nonostante conservi tutte le attitudini poco piacevoli dei ragni, si rivelerà molto intelligente e devoto al senso alto dell’amicizia che subito si instaurerà tra i due. Grazie a questo legame, forse si devierà il corso di un destino così crudele.

Il libro, che ha fatto commuovere generazioni da quando ha visto la luce, noi compresi, è complesso ma solo al livello del tema proposto che rimane il più delicato da maneggiare, specie se ci si rivolge ai bambini: il legame ineluttabile tra la vita e la morte.

È complesso e delicato, proprio come le tele tessute da Carlotta, e come queste ultime riluce quando incrocia i raggi brillanti del sole così come quelli tenui della luna.

Riporto i dati di un’edizione del 2011, sempre Mondadori, illustrata da Anton Gionata Ferrari e tradotta da Donatella Ziliotto

51gurloee2l-_sy346_Titolo: La tela di Carlotta
Autore: E. B. White (Autore), A. Ferrari (Illustratore), D. Ziliotto (Traduttore)
Editore: Mondadori
Dati: 2011, 198 pp., 9 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it